Sketch tratto da “Il delitto di Giovanni Episcopo”(1947), con Aldo Fabrizi e Yvonne Sanson

Tratto dall’omonimo romanzo di Gabriele D’Annunzio, “Il delitto di Giovanni Episcopo” è uno stupendo film noir, del tutto avulso dai dettami neorealisti dell’epoca. Siamo nel 1947, e incuriosisce come il protagonista di questo film cosi lontano dal neorealismo dilagante dell’epoca, sia proprio uno dei suoi fautori, ovvero Aldo Fabrizi. Quì l’attore romano, come quasi sempre gli capita, è superbo nel disegnare una sofferta e sommessa interpretazione degna di un romanzo di Dostoevskij. E’ lui infatti la vera forza emotiva di un film barocco e sognante, ma anche teso e secco. Il noir creato dal Maestro Alberto Lattuada poi, rende alla perfezione l’epoca della Roma umbertina di inizio secolo, diventando così anche un ritratto riuscito dell’Italia pre-prima guerra mondiale. Oltre all’attore principale spiccano la bella e brava Yvonne Sanson pre-melodramma all’italiana; e un Alberto Sordi in piena gavetta. Da vedere!

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Sketch tratto da “Tutti a casa”(1960), con Alberto Sordi

Aiutato da un Alberto Sordi a dir poco sublime, conciliando felicemente il tono umoristico con quello drammatico, Comencini contribuisce a spezzare il muro di silenzio calato negli anni ’50 sulla Resistenza, affrontando con efficacia, e ottima precisione storica, un momento cruciale della nostra storia, accuratamente ignorato dal cinema italiano fino a quel momento. Si tratta dei giorni a cavallo dell’8 settembre 1943 e il susseguente armistizio con le forze alleate. Lo smarrimento di un esercito senza più capi, con la voglia di rivalsa e di cacciare l’oppressore nazi-fascista, il tutto è ricostruito mirabilmente, utilizzando un Alberto Sordi che oscilla magistralmente tra il comico e il drammatico, in quella che è una delle migliori prove della sua strabiliante carriera. Nel finale, sublime ricostruzione delle quattro giornate di Napoli, quelle dal 24 settembre al 28 settembre 1943, con la ribellione del popolo napoletano che portò alla liberazione della città partenopea. Uno dei massimi capolavori del nostro cinema, che non dovrebbe mai mancare nella bacheca personale di ognuno di noi.

Sketch tratto da “Parigi è sempre Parigi”(1951), con Aldo Fabrizi e Ave Ninchi

La storia di una comitiva di italiani a Parigi per una partita di calcio della nazionale, che si abbandona alle bellezze della capitale francese, con provinciale ardore. Un cast di grande classe, capitanati da Aldo Fabrizi, che nel 1951 è uno dei massimi artisti nazionali e sinonimo di sicuro incasso al botteghino. Il film non è altro che un candido racconto di piccole avventure di gente modesta, con alcune osservazioni sull’insorgente turismo di massa (la fulminea visita al Louvre, il tour in autobus) e il provincialismo degli italiani all’estero davvero ben centrate. Ottimo anche la parte documentaristica riservata alla vita dei locali notturni e ai loro numeri, d’altronde il regista Emmer, era anche un documentarista. In forma tutti gli interpreti, oltre al già citato Aldo Fabrizi, che spera in qualche avventura galante, spicca la bellezza strepitosa di Lucia Bosè, quì all’apice della popolarità. Grande film, da vedere.

Sketch tratto da “L’uomo delle stelle”(1996), con Sergio Castellitto

Giuseppe Tornatore, dopo il trionfo di “Nuovo cinema Paradiso”, torna a girare un altro commosso omaggio al Cinema come motore dei sogni e delle illusioni. E stavolta lo fa riflettendo sulla cattiveria del cinema e sulle illusioni che da essa si generano. Splendido il protagonista, Sergio Castellitto, nei panni di un imbroglione, che gira la Sicilia, organizzando falsi provini a pagamento, ma che alla fine si redime pensando agli imbrogli compiuti. Il suo è un personaggio complesso, che vende sogni e illusioni, ma che in fondo dà agli aspiranti attori cinque minuti di felicità. Premio speciale della giuria a Venezia e candidato all’Oscar come migliore film straniero. Riuscita la ricostruzione storica della Sicilia negli anni del secondo dopoguerra, nonostante sia stato girato in larga parte a Matera, in Basilicata.

Sketch tratto da “Il mattatore”(1959), con Vittorio Gassman e Anna Maria Ferrero

La pellicola che tolse ogni dubbio, se mai ce ne fossero stati, circa la star quality comica dell’attore, consacra il talento comico e camaleontico di Gassman, il quale esibisce in maniera perfetta una serie infinita di travestimenti sciorinando atleticamente tutto il suo vasto repertorio. Continua a leggere

Sketch tratto da “Sesso in testa”(1974), con Lino Banfi e Tino Scotti

Uno spaccato variopinto su gusti e perversioni sessuali degli italiani, arricchito dalle grazie di Pilàr Velazquez e dalla verve comica di alcuni dei più bravi caratteristi dell’epoca. La pellicola si sviluppa come un film a episodi intrecciati, la cui cornice si svolge in un’aula universitaria durante la discussione di una bizzarra tesi di laurea sul sesso. Questa cornice è dominata dalla vis comica travolgente di Lino Banfi, in uno dei suo primi ruoli da protagonista, mentre gli episodi vedono all’opera, in ordine sparso, Aldo Giuffrè, Mario Carotenuto, Oreste Lionello e Tino Scotti, quest’ultimo in una divertente segmento da pochade francese, che in altri tempi sarebbe stato realizzato senza gli eccessi sessuali, figli del periodo storico del film. Nel complesso un film divertente, pruriginoso, un prototipo delle commedie sexy degli anni ’70.

Sketch tratto da “Mi permette babbo”(1956), con A.Fabrizi e A.Sordi

Gioiello e grande classico della commedia all’italiana degli anni ’50, quando il nostro cinema sapeva essere leggero , spigliato e divertente, senza scadere nel becero, “Mi permette babbo” vive degli irresistibili duetti tra Aldo Fabrizi e Alberto Sordi. Gli scontri tra i due protagonisti comici sono da antologia della risata: Fabrizi(macellaio attaccato alle cose semplici della vita), campione di un’umanità concreta e prosaica, attenta al soldo e al piatto pieno; Sordi(nei panni del genero scroccone), abilissimo a evitare qualsiasi fatica lavorativa per vivere alle spalle degli altri. E’ il periodo d’oro della carriera di entrambi gli attori, romani e romanacci, che già avevano lavorato insieme in altre pellicole coeve, come “Accadde al penitenziario” e “Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo”.