Taranto: una storia del cinema tra i due mari

cinema alhambra
Il Cinema Teatro Alhambra in una foto del 1929. La storia di questa storica sala tarantina è legata ad una ferita ancora aperta. Nel 1929, il salotto culturale della città venne abbattuto, nonostante le asperrime proteste della cittadinanza, per fare spazio a quello che è oggi, il Palazzo del Governo di Taranto.

Fin dagli albori del cinema, Taranto si è issata come una città dalla forte vocazione cinematografica. Già nel 1920 a Taranto si contano 12 sale cinematografiche e teatrali, a fronte delle 7 presenti a Napoli, delle 4 a Bari e delle 3 a Lecce.

teatro orfeo 1915
L’Orfeo di Taranto è l’unica sala cinematografica centenaria ancora in attività: un contenitore culturale ancora oggi di grande impatto.

                Il Cine-Teatro Orfeo: il salotto culturale ed artistico della città

—Soltanto 10 sale cinematografiche italiane hanno superato la fatidica soglia del secolo di vita. Un traguardo niente affatto semplice, considerando soprattutto la crisi delle presenze nelle sale cinematografiche, che dalla fine degli anni ‘70 ad oggi, rappresenta una costante in discesa. Colpa dell’avvento delle televisioni commerciali, delle nuove tecnologie, di un progressivo disinteresse dei giovani verso la cultura cinematografica e della superficialità della nostra classe dirigente nazionale, che avrebbe dovuto tutelare maggiormente, quello che è ancora oggi il secondo patrimonio culturale e cinematografico del mondo. Ciò considerato, risulta ancora più interessante il fatto che, in provincia di Taranto, a superare la fatidica soglia dei cento anni di vita, ininterrotta, vi siano almeno due sale: il Cineteatro “Spadaro” di Massafra e l’Orfeo di Taranto. L’Orfeo, rappresenta un’eccellenza della cittadina Jonica, e aprì i battenti nel lontano 1915 con la “Cavalleria Rusticana”, per issarsi come uno dei cinema più importanti a livello italiano, anche nell’epoca del muto.  A dimostrazione del fatto, che soprattutto fino agli anni ‘80, cinema e teatro andassero a braccetto, in modo tale che i divi dell’uno corrispondessero ai divi dell’altro, uno stralcio del programma cartellonistico del 1956 ci aiuterà a comprendere la valenza culturale che rivestì l’Orfeo negli anni della “Dolce Vita” italiana, ovvero del boom economico ed artistico.  Si noti come la rosa degli eventi previsti nel 1956, rappresenti la massima vetta possibile dei maggiori artisti nazionali del cinema, del teatro e della musica: Nino Taranto a febbraio, Ugo Tognazzi a marzo, Walter Chiari ad aprile, rappresentano già qualcosa di inimmaginabile al giorno d’oggi.

Cartellone artistico 1956:

Alida valli (gennaio), Nino Taranto con Isa Barzizza (febbraio), Ugo Tognazzi (marzo), Walter Chiari (aprile), Carla Boni con Gino Latilla e Nunzio Filogamo (maggio), Giorgio Consolini a giugno, Achille Tognani a Novembre e la compagnia di Macario durante le feste natalizie. Inoltre, con l’avvento della televisione, dall’8 novembre dello stesso anno si proiettò “Lascia o Raddoppia”.

I Cinema scomparsi

—La maggior parte dei cinema tarantini, purtroppo, non seguirono l’onda del virtuosismo che investì l’Orfeo e naufragarono, in seguito alla crisi cinematografica degli anni ‘80. In rapida carrellata l’elenco di alcune storiche sale cinematografiche tarantine, oggi scomparse irrimediabilmente.

cinema rex taranto
Nel 1989, in seguito ad un incendio, terminò mestamente la storia del Rex, che era situato nella centralissima Corso Umberto. Per molti anni, con un cartellone cinematografico di spessore, fu l’antagonista principale del primato dell’Orfeo, come salotto culturale della città dei due mari.
cinema paris
Il Cinema Paris era situato sul lungomare della cittadina e per i più anziani aveva rappresentato il naturale risarcimento per l’ignobile demolizione del l’Alhambra, avvenuto nel 1929, che per tutti i più anziani, ha da sempre rappresentato una ferita aperta.

La vecchia Taranto del cinematografo: operazione nostalgia 

Le sale cinematografiche  negli anni ‘50 a Taranto erano in numero oggi difficilmente concepibile: approssimando per difetto, intorno alla ventina. Dove oggi c’è il Bingo, in fondo a via De Cesare, c’era il moderno Paris, e prima ancora il Paisiello. In quest’ultimo le luci erano calde e ovattate: le lampadine racchiuse in campanelle di cristallo guardavano gli spettatori e formavano bouquets disposti a profumare di discreto chiarore palchi e platea. Il Paisiello viveva un’atmosfera liberty, aristocratica.

L’Alfieri, tra via Oberdan e Lungomare e Banca d’Italia, si specificava a primo sguardo per il lungo corridoio d’entrata e, al terminare di quest’ultimo, lo scalone curvante per accedere alla galleria; al piano terreno, poi, scostando il tendone della robusta porta della sala e immergendosi nel semibuio al quale gli occhi non si erano ancora assuefatti, si era in un percorso che conteneva larghi palchi geometricamente concepiti e che tramite medie scalinate consentiva la discesa ai posti dell’ampia platea. L’Alfieri, specie negli ultimi anni della sua esistenza, organizzò la convivenza, talora, di cinema e varietà, in un clima colorito e animato che, nel rispetto delle differenze, sarebbe piaciuto a Fellini. Una sera, nel ruolo insolito di ballerina, venne Silva Koscina, e i pesci uscirono dal vicino mare per vederla.

L’Odeon, in via Di Palma tra piazza M. Immacolata e via Pupino, godeva dell’ottima posizione centrale e di giorno, di sera, rammentava ai tanti passanti la sua programmazione. La balconata della galleria, sostenuta da pilastrini, abbracciava dall’alto la sala. La produzione filmica presentata era varia. Diedero, fra i tanti, Lawrence d’Arabia, e il deserto con la musica fascinosa, e gli occhi di Peter O’Toole, e le imprese umane, al di là di quelle belliche, aleggiarono prepotenti sui capi rivolti alla vicenda. Arrivò Pasolini, con i Racconti di Canterbury. dello scalpitare delle cavallerie e delle cannonate di battaglia, che coprivano i loro ludici rumorini.

Gli altri cinema scomparsi

Altre foto stile “Amarcord” testimoniano la grandezza della Taranto cinematografica. Il Paisiello, venne demolito per fare spazio al moderno Paris, anch’esso destinato alla chiusura nei primi anni 2000. Nella foto affianco il Cinema-Teatro “Impero”  in via Principe Amedeo, destinato a chiudere nei primi anni ‘80.

cinema impero taranto

cinema paisiello

L’epoca della “Dolce Vita” italiana: il teatro e il cinema a Taranto

—Nell’immediato dopoguerra, in concomitanza con il boom economico, il cinema conosce in Italia un rifiorire della cultura cinematografica, sia dal punto di vista autoriale che produttivo e distributivo. E’ infatti, il periodo della Dolce Vita, ovvero della “Hollywood sul Tevere”, in cui Roma diventa il centro della vita mondana e culturale. Il periodo che va dal 1951 al 1969 è quello in cui l’Italia è la prima industria cinematografica del mondo, superando Hollywood, che per almeno un ventennio è subordinata allo strapotere di Cinecittà.  In questi anni così frenetici per la cultura italiana, Taranto riveste un ruolo di primissimo piano, sia per quanto riguarda la presenza massiccia sul suo territorio di sale cinematografiche e teatrali, sia per le presenze costanti di dive e divi del cinema. Qui c’è però da fare un distinguo importante. Se Taranto dal punto di vista teatrale si distingue per una presenza costante, inquantificabile dei massimi artisti del nostro spettacolo, lo stesso non si può dire dal punto di vista cinematografico, dove i film girati a Taranto non si distinguono certo per la quantità. Negli anni d’oro di Cinecittà non si contano più di 6/7 film girati sul territorio tarantino, i quali comunque si distinguono per una certa eleganza e per una certa spensieratezza, tipica dell’Italia degli anni ‘50 e ‘60. Le ragioni, non sono da ricercare nella città di Taranto, ma piuttosto nella consapevolezza che le città del cinema, intese come produzione, erano altre. I film infatti venivano girati per la maggior parte nelle città di Roma, Torino e Napoli, e quando di estate queste ultime si svuotavano, ci si trasferiva nelle maggiori mete turistiche italiane: riviera Ligure, Capri, Ischia, Taormina. La Puglie era pressocché tagliata fuori dal circuito cine-turistico, almeno fino agli anni ‘80, in cui ad una riscoperta turistica della Puglia, ne conseguì anche una riscoperta cinematografica ampia e costante.

Il teatro a Taranto

A dimostrazione di quanto sia fiorente, oltre ogni previsione, la presenza massiccia e costante dei divi del cinema nei teatri di Taranto, pubblichiamo le date di alcuni spettacoli tenutisi nella città nel corso dell’epopea della «Dolce Vita».

nino-taranto2

Il primo spettacolo di Nino Taranto a Taranto è datato 1936, quando scritturato nella Compagnia teatrale della diva Anna Fougez, si esibisce dal 4 al 7 giugno al teatro Orfeo nelle riviste SOGNO DI NA SERA DI PRIMAVERA e QUESTE SONO COSE CHE NON SUCCEDONO MAI. Si documentano presenze stabili, annualmente o bi-annualmente di Nino Taranto a Taranto, almeno fino al 1978, data del suo ultimo spettacolo nella città dei due mari, con la commedia teatrale CAVIALE E LENTICCHIE, rappresentata l’ultima volta al teatro Paris il 7 febbraio 1978.

peppino de filippo- pensieri in libertà 1

Peppino De Filippo debutta a Taranto giovanissimo, nel ruolo di Peppiniello in MISERIA E NOBILTA’ nel luglio del 1917 durante la permanenza della Compagnia di Vincenzo Scarpetta al Politeama Alhambra. In seguito torna a Taranto sia con la Compagnia del «Teatro Umoristico dei fratelli De Filippo», sia da solo, dopo la rottura con il fratello Eduardo. Nel 1957, Peppino all’apice del suo successo cinematografico, è a Taranto con LA LETTERA DI MAMMA’, il 26 aprile al teatro Orfeo. Si narra di una città festante, pronta ad accogliere uno degli attori più amati di sempre. L’ultimo spettacolo di Peppino De Filippo a Taranto è datato 1976, al teatro Paris con QUARANTA MA NON LI DIMOSTRA. In questa occasione Peppino, intervistato da una rete locale, dirà che il lungomare di Taranto, non ha nulla da invidiare a quello della sua Napoli, con la quale Peppino individua tanti punti in comune.

walter chiari- foto 2

Walter Chiari nasce a Verona nel 1924, ma ben pochi sanno, che non solo ha genitori pugliesi, ma addirittura il padre era di Grottaglie. Perciò l’approdo di Walter a Taranto, ogni qual volta c’era uno spettacolo da interpretare, era accolto da egli stesso, come un ritorno alle origini. Nel corso della sua carriera, Walter è stato a Taranto circa 10 volte con i suoi spettacoli, e in tutte queste volte venne accolto con un calore senza precedenti. Il 25-26-27 aprile del 1947 Walter è per la prima volta a Taranto, al teatro Orfeo con la rivista SE VI BACIA LOLA!. Particolarmente importante sarà poi lo spettacolo del 20 aprile 1964, sempre all’Orfeo, con BUONANOTTE BETTINA, di Garinei e Giovannini e interpretato da Walter Chiari e Delia Scala, una commedia musicale che girò l’Italia per due anni interi senza interruzioni e ottenne un successo di pubblico, difficilmente quantificabile. L’ultima volta a Taranto per Walter, fu nel 1989 con IL GUFO E LA GATTINA, ancora una volta al teatro Orfeo.

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Renato Rascel calca il palcoscenici tarantini, già dal lontano 1941, quando al teatro Littorio si esibisce per un concerto-spettacolo con Zora Tallor. E’ poi a Taranto nel 1953, all’Orfeo, con le fortunate repliche della rivista teatrale ALVARO PIUTTOSTO CORSARO, che ebbe, dato il grande successo riscontrato in giro per l’Italia, anche la sua riduzione cinematografica. L’ultimo spettacolo di Rascel a Taranto, è datato 22 luglio 1983, al Castello Aragonese con CASINA.

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Una rara foto d’epoca ritrae Walter Chiari e Renato Rascel sul palco del teatro Paris, a Taranto il 9 e 10 marzo 1968, mentre sono impegnati nelle repliche dello spettacolo teatrale LA STRANA COPPIA. Si narra che nei tre giorni di permanenza a Taranto, Walter si divertì a fare da cicerone a Renato e lo portò in giro per la zona. Da testimonianze certificate si parla di Walter e Renato visti a Grottaglie, a Massafra e a Martina Franca, anche aiutato da un clima insolitamente già primaverile.

Insomma da Taranto sono transitati tutti i più grandi attori dell’epoca, potremmo ancora continuare l’elenco con Vittorio De Sica, Eduardo De Filippo, Sylva Koscina, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Macario, Carlo Dapporto, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, Tino Scotti…

Le pellicole girate a Taranto

Se, come già abbiamo detto, non risultano particolarmente numerose le pellicole girate a Taranto, nel corso della storia secolare del cinematografo, ciò cui contraddistingue il cinema girato nella città dei due mari, è la qualità delle pellicole, all’insegna del motto «pochi ma buoni». Certo nel corso degli anni però, sia a Taranto che nella Puglia, si è assistito, almeno fino agli anni ‘90, ad una situazione di convenienza, piuttosto che a una politica di sviluppo cinematografico vero e proprio. Si girava in Puglia poco e casomai per convenienza. «Anni ruggenti», del 1962 con Nino Manfredi, si gira ad Ostuni, perché la sceneggiatura era ambientata in Puglia. «Casanova ‘70», con Marcello Mastroianni e Virna Lisi, si gira tra Martina Franca e Crispiano, perché gran parte del film era ambientato tra masserie e imponenti trulli; Pier Paolo Pasolini per girare il suo «Vangelo secondo Matteo», non può certo intraprendere un viaggio verso la «vera» Terra Santa, e allora gira tra Matera, Ginosa e Massafra. Lina Wertmuller gira a Taranto «Io speriamo che me la cavo», spacciandola per Napoli, perché i costi erano infinitamente inferiori, e poi perché i quartieri spagnoli della città vecchia sono tali e quali a quelli di Napoli. O ancora, rimanendo su Taranto, fino agli anni ‘70, la maggior parte dei film girati nella città dei due mari, rappresentano storie di marinai, in tempi di guerra o in tempi di pace. Questo per la stabile presenza dell’Arsenale Militare e della Marina Militare, che rappresentavano un appoggio sicuro per le produzioni impegnate a Taranto, e poi anche perché si sappia, che tutti i film italiani, che riguardano in qualche modo storie di marinai, sono tutti girati a La Spezia o a Taranto, le due città italiane dove da sempre è più stabile e consolidata la presenza della Marina Militare.

L’elenco dei film girati a Taranto

—La nave bianca(1941), di Francesco De Robertis e Roberto Rossellini

—I fantasmi del mare(1948), di Francesco De Robertis

—I pirati di Capri(1949), di Edgar. G.Ulmer e Giuseppe Maria Scotese

—Imbarco a mezzanotte(1952), di Joseph Losey e Andrea Forzano

—Il prezzo della gloria(1956), di Antonio Musu

—Promesse di marinaio(1958), di Turi Vasile

—Marinai, donne e guai(1958), di Giorgio Simonelli

—Comizi d’amore(1965), di Pier Paolo Pasolini

—L’infermiera di notte(1979), di Mariano Laurenti

—White «Pop» Jesus(1979), di Luigi Petrini

—La domenica del diavolo(1979), di Raimondo Del Balzo

—Io speriamo che me la cavo(1992), di Lina Wertmuller

—Verso sud(1992), di Pasquale Pozzessere

—Le acrobate(1997), di Silvio Soldini

—I figli di Annibale(1998), di Davide Ferrario

—Sarò il tuo giudice(2001), di Gianluigi Calderone

—Pesci e puttane(2002), di Veronica Flora

—Il miracolo(2003), di Edoardo Winspeare

—Il sogno di Nando(2005), di Fabrizio Colucci

—Two Families(2007), di Romano Scavolini

—Il mondo di Sara(2007), di Francesca Nava

—Mar Piccolo(2009), di Alessandro Di Robilant

—Il paese delle spose infelici(2011), di Pippo Mezzapesa

—Ruggine(2011), di Daniele Gaglianone

—Third Person(2013), di Paul Haggis

—Belli di papà(2015), di Guido Chiesa

—Anche senza di te(2017), di Francesco Bonelli

—Il grande spirito(2017), di Sergio Rubini

—Le dodici sedie(2018), di Domenico Palattella

-LA NAVE BIANCA(1941)

«La nave bianca», diretto da Francesco De Robertis e da Roberto Rossellini, quest’ultimo al suo primo film da regista, rappresenta un record, nella storia di Taranto e della Puglia intera. E’ infatti il primo film sonoro della storia del cinema italiano, girato in Puglia. Considerato che il sonoro si era affermato nel cinema, già dal 1927, questo ci fa capire l’assoluta emarginazione cinematografica in cui era relegata la Puglia in quell’epoca. E non sorprende neanche, che il primo film girato a Taranto, sia di ambientazione marinaresca. Siamo in tempo di guerra, per cui la storia si svolge con toni epici e drammatici. Gli esterni sono realizzati a Taranto ed in particolare nell’area portuale, che di lì a poco sarebbe stata uno dei bersagli principali degli attacchi aerei britannici. Il film è “ritenuto anticipatore del neorealismo”: fu supervisionato da Roberto Rossellini, che – quattro anni dopo – avrebbe dato inizio al nuovo cinema postbellico in Italia, appunto il neorealismo.

la nave bianca(1941)

-PROMESSE DI MARINAIO(1958)

—Gli anni a cavallo tra il decennio dei ‘50 e quello dei ‘60, videro un enorme sviluppo delle commedie all’italiana brillanti e spensierate ambientate nelle località turistiche più belle d’Italia. Si torna a Taranto e stavolta non in clima bellico, ma in pieno clima da boom economico. Siamo in una luminosa Taranto pre-Ilva, splendente, accogliente, all’apparenza spensierata. Il film è «Promesse di marinaio», con due divi assoluti del cinema italiano: Renato Salvatori e Antonio Cifariello, e con l’aggiunta di caratteristi validissimi come Luigi Pavese e Alberto Bonucci. L’esile vicenda incentrata sulle peripezie amorose di un gruppo di marinai sbarcati a Taranto da un motosilurante ha molti motivi di interesse. Si racconta che le riprese nella città jonica durarono per oltre un mese, e i due «pezzi da 90» furono presi letteralmente d’assalto per le vie del centro di Taranto, da fan e ammiratori di tutte le età, chi chiedeva una foto, chi chiedeva un autografo o semplicemente un bacio sulla guancia.

z- promesse di marinaio

-COMIZI D’AMORE(1965)

Nel 1963 Pier Paolo Pasolini e il produttore Alfredo Bini devono girare l’Italia per trovare location e volti per il nuovo film del regista friulano: il Vangelo secondo Matteo. Ma Pasolini da un po’ di tempo ha un chiodo fisso: conoscere le opinioni degli italiani sulla sessualità, l’amore e il buon costume e vedere come sia cambiata negli ultimi anni la morale del suo paese. Si stabilisce quindi di unire le due cose e Pasolini entra in campo, microfono alla mano, per parlare con gli italiani di “invertiti”, di “prima volta”, di “prostitute” e di “divorzio”.Ne esce un ritratto del paese contraddittorio, uno spaccato di un’Italia a varie velocità, un quadro sconcertante che alterna aperture fintamente disinvolte al Nord e rigidità ancestrali nel meridione. All’interno del film ci sono anche le opinioni autorevoli di “amici” di Pasolini come Alberto Moravia, Cesare Musatti, Adele Cambria e Oriana Fallaci. L’impressione che si ricava da questo straordinario film-inchiesta è quella di una grande, diffusa ignoranza anche negli strati di popolazione più colta, di una profonda arretratezza e del timore dell’italiano medio di affrontare senza vergogna un confronto legato al tema della sessualità. Il film è suddiviso in varie parti a seconda degli argomenti trattati o delle varie zone d’Italia dove sono state girate le interviste, tra cui ampio spazio è dedicata alla città di Taranto, della quale Pasolini ne rimane ammaliato.

Pasolini-Comizi-damore

-L’INFERMIERA DI NOTTE(1979)

L’infermiera di notte è un film italiano del genere commedia erotica, uscito il 7 febbraio 1979. L’attrice di punta è Gloria Guida, mentre gli interpreti maschili di punta sono Lino Banfi e Mario Carotenuto. Lino Banfi in particolare, è il primo artista pugliese ad affermarsi ad alti livelli, non rinnegando la sua pugliesità. Il film è girato quasi completamente in Puglia: a Polignano a Mare (si vede l’hotel ristorante la Grotta Palazzese, il centro storico, la costa con panorama della cittadina), poi a Ceglie Messapica (molte scene nella discoteca “Io Valentino” con Gloria Guida che canta e balla e d.j. Lucio Montanaro), a Taranto (Lungomare, porto, Park hotel) e Martina Franca (piazza XX Settembre, via Verdi e Ospedale civile). Il film, leggero e spensierato si issa come una delle migliori commedie sexy all’italiana.

L'INFERMIERA DI NOTTE

-IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO(1992)

Tratto dall’omonimo libro di Marcello D’Otra, il film diretto dalla regista Lina Wertmuller, ebbe uno strepitoso successo di pubblico e rappresenta il film più famoso girato a Taranto. Il merito è anche dell’ottima interpretazione di Paolo Villaggio, che con una finezza interpretativa come pochi, disegna magistralmente il personaggio di un maestro elementare del nord, che per un errore viene assegnato a una scuola elementare del napoletano. Incontra non poche difficoltà, ma pian piano riesce a farsi amare dai ragazzini che ha strappato alla vita di strada e alla delinquenza. Una pellicola intensa, lineare, quasi una commedia all’italiana fuori tempo massimo, una critica sociale lieve, ma non per questo meno efficace, delle periferie, troppo spesso lasciate sole dalle istituzioni latitanti e spesso colluse con la malavita.

Io speriamo che me la cavo (1992)

-LE ACROBATE(1997)

—Diretto da un regista valido come Silvio Soldini, «Le acrobate» è dominato dalla presenza di due attrici di grande spessore come Valeria Golino e Licia Maglietta, già pluriaffermate nel cinema che conta. Il titolo del film è ispirato a tre statuine di terracotta della Magna Grecia esposte al Museo archeologico nazionale di Taranto. Girato quasi interamente nella città Jonica, vi si riconoscono il Mar Piccolo, il quartiere Bestat con la Concattedrale e la Salinella. Poi le vie del centro, con gioiellerie e boutique.

le acrobate film

PASOLINI E TARANTO

“Taranto brilla sui due mari come un gigantesco diamante in frantumi” e che nel 1959, pare al regista di Accattone una città perfetta: “Viverci è come vivere all’interno di una conchiglia, di un’ostrica aperta. Qui Taranto nuova, là, gremita, Taranto vecchia, intorno i due mari e i lungomari. Per i lungomari, nell’acqua ch’è tutto uno squillo, con in fondo delle navi da guerra, inglesi, italiane, americane, sono aggrappati agli splendidi scogli, gli stabilimenti.”

castello taranto

Domenico Palattella

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