Il poker d’assi della risata: una piccola storia degli anni ’60

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Il cosiddetto “poker d’assi della risata”: Aldo Fabrizi, Nino Taranto, Erminio Macario e Peppino De Filippo, i quali diedero vita tra il 1962 e il 1963, ad una serie cinematografica di successo.

All’inizio degli anni ’60, ci fu un breve ma intenso gruppo di film, con il comune denominatore del “quattro” contenuto nel titolo. Fin da subito si coniò il termine di “poker d’assi della risata”, proprio perché i quattro protagonisti impiegati sono il meglio del cinema brillante italiano dell’epoca: Aldo Fabrizi, Peppino De Filippo, Nino Taranto e Macario. Il gruppo di pellicole prese in esame hanno inizio con “I quattro monaci”(1962) e continua con “I quattro moschettieri”(1963), “Totò contro i 4″(1963), stavolta con l’apporto anche del Principe De Curtis, e “I quattro tassisti”(1963). L’intuizione di unire 4 assi del cinema italiano, che erano peraltro tutti molto amici, nacque dall’intuizione del regista Carlo Ludovico Bragaglia, che aveva un soggetto corale, ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto in Sicilia e di chiaro stampo truffaldino, sulla falsariga dei “Soliti ignoti”. Ma l’inizio di questa breve e fortunata collaborazione o serie di film, affonda le sue radici nell’insuccesso del film “Totò e Peppino divisi a Berlino”(1962), in cui i produttori compresero che l’epoca d’oro della coppia stava volgendo al termine. E poiché i produttori italiani hanno l’abitudine, nei momenti di crisi, di puntare sulla quantità, pensarono di mettere insieme quattro comici invece di due per raddoppiare gli incassi. Così si tennero Peppino e sostituirono Totò con Aldo Fabrizi, Macario e Nino Taranto, il meglio del cinema italiano della cosiddetta “prima generazione”.

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Nino Taranto e Peppino De Filippo in una scena tratta dal film “I quattro monaci”(1962).

Nacque così “I quattro monaci”, divertentissima commedia vispa e naif, che incassa tantissimo, come prevedibile, superando i 600 milioni di lire di incasso. Aldo Fabrizi, Peppino De Filippo, Nino Taranto e Macario nei panni rispettivamente di Frà Crispino, Frà Giocondo, Frà Gaudenzio e Frà Martino, trainano una pellicola che diverte con spensieratezza dal primo all’ultimo minuto. Il regista è Carlo Ludovico Bragaglia, che dirige il film con la consueta competenza e gestisce al meglio i tempi comici e la compresenza dei quattro leoni del palcoscenico, che invece di alternarsi davanti alla macchina da presa vivono le loro avventure perennemente e pericolosamente insieme. Un bella lezione di misura e di collaborazione comica per tempi, come i nostri, in cui spesso i film comici di cassetta non sono che vetrine per commedianti vanitosi, magari di estrazione televisiva, che si concedono col bilancino e non rischiano più di una scenetta in tandem, diciamo quella finale. “I quattro monaci” è un film fresco e pimpante, per famiglie e per cultori di una comicità popolare ma non volgare, che il tempo non ha inficiato. La pellicola è vagamente ispirata ad un fatto vero, accaduto qualche mese prima nel paesello siciliano di Mazzarino, in provincia di Caltanissetta. L’ operazione riuscì splendidamente, tanto dal punto di vista commerciale, per via di tutti quei nomi di richiamo; che da quello prettamente artistico, che anche se registra la solita negativa presa di posizione della critica, si evidenzia per un ottimo affiatamento di squadra, tra i quattro grandi mattatori dello spettacolo. Infatti, è molto difficile non divertirsi quando sono in scena i quattro  protagonisti, e cioè quasi sempre. La pellicola fu girata in meno di un mese, da vero “instant movie”, per approfittare dell’eco suscitato in Italia dalla vicenda dei frati di Mazzarino. I quali, diversamente da quelli del film, erano frati veri, accusati di essere i capi mafia del paese e di avere compiuto una serie impressionante di estorsioni e delitti. La scena più divertente è quella della tentata fuga dal convento cui sono ospitati i quattro protagonisti, che poi decideranno di rimanerci, per mettere in atto i loro piccoli ricatti alla gente del luogo per estorcere loro vettovaglie e piccole somme di denaro.

I quattro monaci (1962)
La locandina originale del film “I quattro monaci”(1962).

Visto che il gruppo dei “quattro”, aveva funzionato in maniera soddisfacente, il produttore Gianni Buffardi (genero di Totò) diede carta bianca al regista Bragaglia e agli sceneggiatori Bruno Corbucci e Gianni Grimaldi, di mettere a disposizione del quartetto un altro divertissement. Stavolta gli sceneggiatori optano per parodiare un classico della letteratura, prendendo spunto dalle gesta degli eroi di Dumas padre. E dunque in tempo di record venne messo in piedi il film “I quattro moschettieri”, una pellicola che omaggia l’intero armamento narrativo dei “Tre moschettieri” di Dumas, aggiungendone un quarto. Ne esce fuori una farsa sopraffina e divertente, “un divertissement di ruvida intelaiatura”, si disse all’epoca, ma completamente sorretto dal quartetto di protagonisti. A dir la verità, benché il titolo facesse chiaramente riferimento al precedente successo, i “quattro” di cui si parla non sono più gli stessi: fermi restando Aldo Fabrizi, Macario e Nino Taranto, il posto di Peppino è stato preso da Carlo Croccolo. Mentre Peppino, appare in regime di partecipazione straordinaria, nei prestigiosi panni del cardinale Richelieu. In origine il posto di quarto moschettiere sarebbe dovuto appunto andare a Peppino, poi i suoi impegni teatrali costrinsero produttori e regista ad affidargli il ruolo del cardinale, meno impegnativo Il film, pur divertente e interessante nella sua ricostruzione storica, non conferma il successo della precedente pellicola fermandosi non oltre i 200 milioni di lire incassati.

I quattro moschettieri (1963)
La locandina originale del film “I quattro moschettieri”(1963).

Nonostante il calo, però, la serie non si conclude, anzi il produttore Gianni Buffardi, pensa di rincarare la dose aggiungendo ai quattro eroi un quinto, e altrettanto illustre compare: Totò. Era il periodo in cui Totò veniva “incrociato” con i generi più disparati: dall’horror (Totò diabolicus) al film di pirati (Totò contro il Pirata Nero), dal peplum (Totò contro Maciste, Totò e Cleopatra) al documentario sexy (Totò di notte n.1, Totò sexy). Affidato allo specialista Steno, l’incontro-scontro fra Totò e i “quattro” avrebbe dovuto intitolarsi “Totò-Steno 14”, per fare il verso al felliniano “Otto e mezzo”: era infatti  la quattordicesima volta che l’attore e il regista-sceneggiatore lavoravano insieme. Poi finì per intitolarsi molto più semplicemente e logicamente “Totò contro i quattro”. Ma in realtà non si trattava di una vera e propria fusione fra Totò e i quattro, bensì di un film a episodi intrecciati in cui l’attore fa coppia di volta in volta con ognuno di essi. Sebbene sappia fin da lontano di operazione commerciale e sebbene sia assai sconnesso, il film- una specie di aggiornamento del vecchio “Accadde al commissariato”, dove il commissario era Nino Taranto- risulta tutto sommato abbastanza divertente: i dialoghi sono brillanti e i duetti fra Totò e i suoi comprimari spassosi. Si sente insomma la mano di Steno, la sua artigianale maestria nel rispettare la libertà d’improvvisazione dei grandi comici. I “quattro” che allegramente si alternano al fianco di Totò, sono sempre loro, ovvero i protagonisti dei due precedenti film della serie: Aldo Fabrizi, che torna ad indossare l’abito talare, nel ruolo di un prete che all’occorrenza dispensa fior di sganassoni; Macario, che fa il matto come nello Smemorato di Collegno; Nino Taranto, in un episodio ispirato a un fatto di cronaca verificatosi qualche mese prima a Terni, è un impagabile doganiere pugliese, un meraviglioso concentrato dei difetti del funzionario meridionale, furbetto e ottuso; e per ultimo Peppino De Filippo, che interpreta un omettino insistente e moltesto, testardo e appiccicoso, il quale pensa di essere stato tradito ed avvelenato dalla moglie.

Totò contro i quattro (1963)
La locandina originale del film “Totò contro i 4″(1963).

La banda dei “quattro” torna in scena alla fine del 1963, con l’ultimo film della serie, ovvero “I quattro tassisti”, ma stavolta ognuno nel suo episodio. Altra vistosa differenza la si nota nel cast, il film è diviso in 4 episodi, ognuno di questi ambientato nelle maggiori città italiane: Milano, Napoli, Torino e Roma. Per le ultime due, la scelta era semplice, e gli episodi vennero rispettivamente affidati a Macario e Aldo Fabrizi. Per Napoli si scelse Peppino De Filippo, e così fuori dal progetto rimase Nino Taranto. Serviva un quarto, che rappresentasse Milano. La scelta cadde su Gino Bramieri, comico molto in voga all’epoca e particolarmente gradito al pubblico settentrionale. La regia del film fu affidata a Giorgio Bianchi, essendo venute meno le disponibilità sia di Bragaglia (ritiratosi a vita privata), che di Steno, impegnati su altri set. Il film si colloca nel filone dei film ad episodi, uno di seguito all’altro, uniti assieme dal “filo giallo” del taxi, uno dei luoghi più frequentati dell’immaginario cinematografico di sempre, perfetto per raccontare vite veloci, di passaggio, e confessioni facilitate dalla confidenza che si è soliti accordare agli estranei. L’episodio con Gino Bramieri è divertente e nulla più; quello con Peppino è ammiccante e alquanto piccante per l’epoca; quello con Macario(il migliore) è avvolto da una malinconia di fondo veramente azzeccata, e quasi tutto girato in nottruna; quello con Aldo Fabrizi è invece un raccontino graffiante e squisitamente parodistico.

I quattro tassisti (1963)
La locandina originale del film “I quattro tassisti”(1963).

La serie cinematografica dei “quattro” costituì in definitiva l’ultima occasione d’oro per Fabrizi e combriccola: la seconda metà degli anni ’60 non riserverà infatti grandi sorprese per il gruppo, che si “ricicleranno” con alterno successo in televisione e in teatro. Per la verità soltanto Nino Taranto, continuerà una costante e continua carriera cinematografica, impiegato come elemento comico all’interno dei cosiddetti “musicarelli”, che proprio dal 1964 inizieranno a spopolare nelle sale.

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Foto di scena tratta dal film “I quattro moschettieri”(1963). Da sinistra a destra, Macario, Aldo Fabrizi, Nino Taranto e Carlo Croccolo.

Domenico Palattella

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