Il rapporto tra comicità e commedia e i 40 grandi film comici italiani.

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La comicità, intesa come genere cinematografico nasce negli Usa, negli anni 10 del secolo scorso. Si sviluppa poi in Italia a partire dall’avvento del sonoro, con incredibile velocità e con attori destinati a rimanere nell’immaginario comune. Pellicole memorabili, risate di gusto e tanto talento attoriale, tutti elementi che hanno contraddistinto la comicità italiana in 80 anni di vita: dagli anni ’30 ai giorni nostri.

La commedia, intesa nella sua derivazione più comica, nasce in Usa verso la metà degli anni ’10, ad opera di artisti come Charlie Chaplin, o come il regista Ernst Lubitsch. Se il primo aveva inventato la maschera poetica e lunatica di Charlot; il secondo aveva imposto i suoi temi, ricostruendo negli studi di Hollywood tutto un mondo raffinato e prezioso su cui tessere le sue “sophisticated comedy”, movimentate da sceneggiature “serrate come partite di tennis”. Negli anni a seguire la comicità pura è appannaggio ancora una volta del cinema americano, in Italia nell’epoca del muto è avulsa qualsiasi rappresentazione comica della commedia, non tanto per imposizioni dettate “dall’alto”, ma piuttosto perché si punta sui classici melodrammi o su prodotti tratti da cotanta letteratura ottocentesca. Intanto negli Usa si sviluppano nuovi tipi di commedia: la “screwball comedy” e la “slapstick comedy”, alla base del futuro successo della comicità, intesa come genere cinematografico. Con l’avvento del sonoro si procede spediti verso la dissoluzione delle regole classiche imposte dal muti a favore di svariati filone come il comico-demenziale o il comico-realista, quest’ultimo particolarmente florido qui da noi. Elementi caratterizzanti della futura commedia comica sonora divengono allora il recupero delle gag del muto e la rappresentazione di personaggi che si muovono compiendo azioni distruttive continuamente reiterate, come nei cartoons, ovvero la “slapstick comedy” (quella ad “inseguimenti frenetici e torte in faccia”), con gag fondate sul “non sense” e sullo scardinamento di ogni ordine precostituito, rifacendosi di volta in volta alle complesse costruzioni comico-patetiche di Charlie Chaplin, alle catastrofi che si abbattono sull’imperturbabile Buster Keaton, alle comiche di Harry Langdon e di Harold Lloyd, alle bislacche avventure di Stan Laurel e Oliver Hardy. In Italia precursori dei tempi e veri trascinatori dell’arte comica che sbarca finalmente nel cinema sono i comici derivanti dalla rivista o dall’avanspettacolo, che ognuno con la sua storia e i suoi tempi, arrivano al successo cinematografico. In ordine sparso: Macario, Totò, i fratelli Eduardo e Peppino De Filippo, Vittorio De Sica, Aldo Fabrizi e altri ancora inventano di sana pianta un genere, quello “comico”, che non ha passato in Italia, ma si rifà, con le dovute distanze, ai grandi comici d’oltreoceano. Da quì in poi si sviluppa anche in Italia una comicità, che in breve tempo assume il termine di “comicità all’italiana”, che sia pur ispirandosi alla comicità dei primordi d’oltreoceano, acquista fin da subito una propria identità avulsa da qualsiasi paragone e destinata a segnare il successo, anzi il trionfo del cinema italiano nei decenni futuri.

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Charlie Chaplin è stato il primo grande comico della storia del cinema, con l’invenzione della maschera candida e poetica di Charlot. Da lui discende la comicità intesa come genere cinematografico: a lui si deve tutto il resto.

Arrivati a questo punto, bisogna segnalare quello che è ritenuto il primo film “comico puro” della storia del cinema italiano, ovvero “Imputato, alzatevi!”(1939), diretto da Mario Mattoli e interpretato dal grande Erminio Macario. La pellicola che ne uscì fuori, fu davvero sorprendente, frutto del lavoro di équipe da parte dei migliori umoristi dell’epoca, vale a dire Simili, Manzoni, Metz, Marchesi, Steno, Maccari, Guareschi ed un giovanissimo Fellini. Il risultato che ne scaturì fu sorprendente: per una sorta di reazione anticonformista ad anni dominati dalla censura, ne scaturì un film folle, un piccolo capolavoro di quel nuovo modo di ridere che faceva argine alla retorica dilagante sotto il fascismo. La simpatica stolidità della maschera di Macario arrivava persino a lambire la critica al costume e alle istituzioni dell’epoca e, proprio per non incorrere in problemi con la commissione censoria preposta al controllo sugli spettacoli, l’azione del film venne trasferita in Francia. Mattoli si vantò spesso di aver creato qualcosa di nuovo: in Italia non esisteva la figura del gag-man ed il gruppo del Marc’Aurelio inventò realmente un nuovo modo di lavorare e di scrivere sceneggiature per film comici. Inoltre lo stesso regista affermò poi: “anche i film seguenti di Macario, che io ho diretto, ebbero molto successo. E parecchie battute che Erminio diceva sullo schermo cominciarono a circolare nelle conversazioni della gente”. Il film risultò un vero e proprio capolavoro di comicità surreale, e il primo film dichiaratamente comico della storia del cinema sonoro italiano. Questa volta il personaggio di Macario splende in tutte le sue caratteristiche, compreso il ciuffetto impomatato. E’ la storia di un infermiere di un ospedale psichiatrico, ingiustamente accusato di un crimine che non ha commesso. Il suo avvocato invece di farlo assolvere lo invita a dichiararsi colpevole rendendolo ricco e famoso e allestendo persino una rivista di cui è protagonista. La trama si snoda tra una cascata di situazioni surreali e comiche in cui Macario si muove con grande efficacia e naturalezza. Alcune scene restano inevitabilmente scolpite nella mente dello spettatore, come quando per fare addormentare i pesci rossi versa nella vasca dell’inchiostro nero. La scena in tribunale poi è assolutamente strepitosa, con l’udienza che si trasforma in uno spettacolo e la sentenza che viene accolta con un’ovazione del pubblico a cui giuria, imputato e avvocati rispondono con inchini e doppie uscite, con tanto di sipario: geniale!

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Il grande Macario, con il suo “Imputato, alzatevi!”(1939), si issa come il primo grande comico del cinema italiano. E ancor di più “Imputato, alzatevi!” si afferma come il primo film umoristico puro della storia del nostro cinema, registrando uno straordinario successo di pubblico all’epoca: il capostipite di tutto il resto, infatti “Imputato, alzatevi!” è il primo film dotato di quella “comicità all’italiana” che si svilupperà negli anni successivi.

Proviamo ora a fare una selezione dei migliori film comici della storia del cinema italiano, tenendo presente come questo elenco sia assolutamente opinabile e frutto di gusti e pareri personali. Quello che c’è da sapere prima di passare alle schede tecniche delle pellicole selezionate, è che negli anni ’50, dopo la fine del Neorealismo, ha inizio la commedia comica moderna, intrisa di elementi slapstick derivanti dalle comiche del muto; e da elementi realisti figli della capacità tutta italica di raccontare la realtà attraverso la commedia, anche e soprattutto quando quest’ultima tocca corde comiche o comunque brillanti. Dall’elenco che segue, sono rimaste fuori alcune pellicole che contengono molte scene comiche, ma che in definitiva non sono film comici, perché avvolti da un velo di malinconia o comunque di tragedia. Facciamo alcuni esempi: “Il sorpasso”, “La Grande guerra”, “Tutti a casa” o anche “Amici miei”, quest’ultimo inserito, in tutti e tre i capitoli in cui si compone, nonostante il tema della morte sia presente lungo tutta la serie. Le pellicole a seguire, a parte la già citata saga di “Amici miei”, sono i cosiddetti film “comici puri”, basati interamente sulle doti comiche degli attori e della storia loro affidata. Ripercorrendo la storia di questi 40 grandi film comici italiani, si ripercorre la storia dei più grandi comici del nostro cinema, dagli anni ’30 ai giorni nostri. Ritroverete tanti volti familiari, tante facce conosciute, tante maschere, rimaste per sempre nell’immaginario collettivo. Buon divertimento!

– Don Camillo(1951), regia di Julien Duvivier. Con Fernandel, Gino Cervi, Leda Gloria, Saro Urzì, Franco Interlenghi.

Tratto dalla serie di racconti di Giovanni Guareschi, apparsi sul settimanale Candido e poi riunificati in un libro pubblicato nel 1948, Mondo piccolo “Don Camillo”, il film deve la sua fortuna, oltre che alla netta definizione dei due antagonisti (il parroco di campagna anticomunista nell’Italia del dopoguerra e il sindaco nemico dichiarato della Chiesa), alla scelta azzeccata dei due attori, risultato della coproduzione italo-francese: il sanguigno Fernandel al meglio della sua carriera e il burbero Gino Cervi, che seppero conciliare il prete e l’ateo, la democrazia cristiana e il comunismo, pur non senza debiti “fuochi d’artificio”. Il primo episodio di una serie di successo: altri 4 seguiti.

-La famiglia Passaguai(1952), regia di Aldo Fabrizi. Con Aldo Fabrizi, Ave Ninchi, Peppino De Filippo, Carlo Delle Piane, Tino Scotti.

Scatenata commedia di costume e degli equivoci dove Aldo Fabrizi nel triplo ruolo di regista, attore e sceneggiatore ironizza sui comportamenti di una piccola borghesia che si confronta a fatica con i primi segni del benessere. Utilizzando l’esilissima trama come un vero e proprio canovaccio su cui innestare invenzioni e trovate, Fabrizi fonde meravigliosamente gli elementi caratteristici della sua comicità ( il tipo romano pacioso e un pò tonto, bistrattato da tutti, a cominciare dall’ingombrantissima moglie) in una struttura che alterna elementi addirittura slapstick- le ripetute gag con l’anguria, l’esilarante trovata del volto deformato dal peso della moglie- a situazioni più tradizionali derivate dall’avanspettacolo o dal teatro boulevardier, ottenendo effetti comici spesso irresistibili. “La famiglia Passaguai” dunque, non è solo uno spaccato della piccola borghesia degli anni ’50, ma soprattutto un capolavoro di comicità verbale e fisica che ancor oggi mantiene inalterato il suo fascino irresistibile.

La famiglia Passaguai (1951)
La locandina originale del capolavoro comico di e con Aldo Fabrizi: “La famiglia Passaguai”(1952).

-Totò a colori(1952), regia di Steno. Con Totò, Isa Barzizza, Mario Castellani, Luigi Pavese, Virgilio Riento.

Il primo film italiano a colori è antologia dei più bei brani del Totò teatrale e dei suoi sketch migliori. Accanto alla famosa scena dell’aggressione all’onorevole nel wagon lit ( “Chi non conosce quel trombone di suo padre” che si conclude con il celeberrimo “ma mi faccia il piacere!” e dove ci sono battute entrate nel mito come “Io sono un uomo di mondo, ho fatto tre anni di militare a Cuneo” oppure ” Ogni limite ha una pazienza”), alla scena degli esistenzialisti a Capri ( con la gag dello sputo nell’occhio) ci sono due delle sue prestazioni marionettistiche più alte: “il Pinocchio disarticolato che si affloscia infine, lasciate le corde, in mucchio angosciante di legni senz’anima, capolavoro di un Totò robot folle e metafisico, e il “gran finale” del direttore d’orchestra fuoco d’artificio, furia pluriorgiastica di esplosioni a girandola, a schizzo e a von-braun, e di continue interne metamorfosi”. Assolutamente geniale, il miglior film di Totò.

-Non è vero ma…ci credo(1952), regia di Sergio Grieco [e Peppino De Filippo]. Con Peppino De Filippo, Carlo Croccolo, Titina De Filippo, Liliana Bonfatti, Lidia Martora.

“Non è vero…ma ci credo!” debutta nelle sale italiane nel 1952, e registra ottimi incassi. Artefice del progetto è Peppino, che sta conquistando credito presso il pubblico teatrale anche senza il fratello maggiore e al cinema è tra i massimi protagonisti. Preso il testo di “Gobba a ponente”, una sua commedia che con Eduardo e Titina aveva portato in scena con successo nel 1942, la riadatta in maniera molto fedele per il grande schermo. Tema della commedia e del film è la superstizione: un’altra incursione, dopo quella eduardiana di “Non ti pago!”, nei rapporti di quotidiana convivenza e connivenza fra napoletani e soprannaturale. Peppino per sè riserva la parte del protagonista don Gervasio, e gli esilaranti dibattiti mattutini sulle possibili catastrofi sono tra le scene meglio riuscite del film. Al suo fianco abbiamo il duttile Carlo Croccolo, che, come si è detto, è il gobbo intorno al quale ruota tutta la surreale vicenda. Fu diretto dall’inesperto Sergio Grieco, ma in realtà la messinscena e la direzione degli attori furono curate dallo stesso Peppino. La pellicola è da considerarsi soprattutto un documento cinematografico di valore dell’arte di Peppino De Filippo e della sua trascinante vis-comica adattata ai vizi e alle virtù dell’italiano medio, credulone e superstizioso.

Non è vero,,,ma ci credo (1952)
La locandina originale di “Non è vero…ma ci credo”(1952), con Peppino De Filippo. Grande film tutto basato sulle manie e sulle superstizioni dello strepitoso protagonista.

-Un americano a Roma(1953), regia di Steno. Con Alberto Sordi, Maria Pia Casilio, Carlo Delle Piane, Carlo Mazzarella, Anita Durante.

Inventato per l’episodio della “marrana” di “Un giorno in pretura”(1953), il personaggio di Nando Moriconi con i suoi jeans col risvolto e la sua maglietta bianca sotto cui traspare la canottiera, diventa film, anzi farsa degli americanismi che negli anni ’50 imperversavano in tutta Italia. Nonostante la struttura narrativa piuttosto slegata, Steno crea una commedia in cui l’esasperazione del quotidiano di Nando diventa “grottesca radiografia dell’esistente” permettendo così al grande Alberto Sordi di completare quel quadro cinico dell’italiana “medio” che consoliderà sempre di più nei film a venire.

-Pane, amore e fantasia(1953), regia di Luigi Comencini. Con Vittorio De Sica, Gina Lollobrigida, Marisa Merlini, Roberto Risso, Tina Pica.

Commedia di caratteri comico sentimentale campione di incassi negli anni 1953/54. “Pane, amore e fantasia” rappresenta il progenitore della commedia “rosa” all’italiana con tipi ereditati direttamente dalla commedia dell’arte innestati su piccoli episodi in sè completi e intrecciati, capaci di restituire il “colore” di un’epoca, quella piena di speranze e di vitalità degli anni ’50. Strepitoso Vittorio De Sica nei panni del maresciallo di mezz’età ancora piacente, ma comico nel suo gallismo; epocale anche Gina Lollobrigida, che con la sua prormpente interpretazione anche nell’immediato seguito “Pane, amore e gelosia”(1954), si assicurò una fama mondiale, divenendo con il popolaresco personaggio di Pizzicarella la Bersagliera “il manifesto della bellezza italiana, prototipo della maggiorata che il cinema italiano cercava di esportare nel mondo”. La serie, oltre al già citato “Pane, amore e gelosia”, proseguirà con “Pane, amore e…”(1955)“Pane, amore e Andalusia”(1958).

pane amore e fantasia(1953)
La locandina originale di “Pane, amore e fantasia”(1953), con Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida.

-Mi permette babbo?(1955), regia di Mario Bonnard. Con Aldo Fabrizi, Alberto Sordi, Marisa de Leza, Achille Majeroni, Paola Borboni.

Gioiello e grande classico della commedia all’italiana degli anni ’50, quando il nostro cinema sapeva essere leggero , spigliato e divertente, senza scadere nel becero, “Mi permette babbo” vive degli irresistibili duetti tra Aldo Fabrizi e Alberto Sordi. Gli scontri tra i due protagonisti comici sono da antologia della risata: Fabrizi(macellaio attaccato alle cose semplici della vita), campione di un’umanità concreta e prosaica, attenta al soldo e al piatto pieno; Sordi(nei panni del genero scroccone), abilissimo a evitare qualsiasi fatica lavorativa per vivere alle spalle degli altri. E’ il periodo d’oro della carriera di entrambi gli attori, romani e romanacci, che già avevano lavorato insieme in altre pellicole coeve, come “Accadde al penitenziario” e “Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo”.

-Totò, Peppino e la malafemmina(1956), regia di Camillo Mastrocinque. Con Totò, Peppino De Filippo, Teddy Reno, Dorian Gray, Vittoria Crispo.

Ispirato alla canzone “Malafemmina” scritta da Totò dopo l’infelice amore per Silvana Pampanini e qui cantata da Teddy Reno, è il primo film dove i nomi di Totò e Peppino De Filippo sono associati nel titolo ed è il loro capolavoro, un gioiello di comicità surreale con l’esilarante scena della dettatura della lettera entrata di diritto nel patrimonio culturale del nostro paese. Indimenticabile anche il loro arrivo a milano, intabarrati come cosacchi, con le provviste per la sopravvivenza e una lanterna a olio per orientarsi nella nebbia, perchè “a Milano quando c’è la nebbia non si vede”.

-I prepotenti(1958), regia di Mario Amendola. Con Aldo Fabrizi, Nino Taranto, Ave Ninchi, Alice Sandro, Mario Riva.

Dominato dai grandi Aldo Fabrizi e Nino Taranto, il film è uno strepitoso “assolo a due”, ed ebbe talmente tanto successo, che ne venne subito progettato un sequel, uscito nelle sale l’anno successivo, dal titolo “Prepotenti più di prima”(1959), il quale bissò il successo del precedente film. Il merito è di due assi da 90 come Aldo Fabrizi e Nino Taranto, grandi amici nella vita, e protagonisti sul set di alcune scene strepitose e memorabili. Su tutti lo sketch in cui i due, durante un banchetto per festeggiare il matrimonio dei loro figli, si sfidano con grande campanilismo in una divertente gara musicale sull’asse Roma-Napoli (Fabrizi-Roma, N.Taranto-Napoli). Primo premio al prestigioso Festival del cinema umoristico di Bordighera.

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La locandina originale del film “I prepotenti”(1958), con Aldo Fabrizi e Nino Taranto.

-I soliti ignoti(1958), regia di Mario Monicelli. Con Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Renato Salvatori, Carlo Pisacane, Tiberio Murgia, Claudia Cardinale e Totò.

“I Soliti Ignoti”, è il miglior film di Monicelli e la migliore commedia all’italiana di sempre. Ritmo straordinario, piccole annotazioni gustose ed una serie di personaggi sbozzati alla perfezione, e che sono entrati a far parte della memoria collettiva. Gassman, Mastroianni, Murgia, Carlo Pisacane, Salvatori, la Cardinale all’esordio, Totò in partecipazione straordinaria, tutti perfetti e al massimo della forma. Un momento irripetibile. Campione di incassi in Italia e negli Stati Uniti, fu candidato all’Oscar come miglior film straniero. Ha avuto due seguiti.

-Le Olimpiadi dei mariti(1960), regia di Giorgio Bianchi. Con Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello, Sandra Mondaini, Delia Scala, Gino Cervi.

Girato in contemporanea con le Olimpiadi di Roma ’60, che danno lo spunto al titolo, il film è una delle commedie più divertenti dell’accoppiata Vianello-Tognazzi, che dopo i successi televisivi di “Un, due, tre”, approdano sul grande schermo. Ottava pellicola insieme, delle diciassette interpretata dalla celebre coppia, è la più divertente, un piccolo capolavoro comico ravvivato da un cast molto ben assortito. Tognazzi e Vianello sono due mariti infedeli che spediscono le mogli in villeggiatura ( Sandra Mondaini e Delia Scala) per potersela spassare con due turiste giunte a Roma appunto per le Olimpiadi. Lo spunto delle Olimpiadi è un pretesto per sviluppare la storia da pochade francese, però la commedia fila via senza momenti morti, grazie alla comicità più popolaresca e sanguigna di Ugo e quella più raffinata e “inglese” di Raimondo, che si compenetravano a vicenda con ottimi risultati comici. Commedia garbata, colorita, pulita: da vedere!

Le Olimpiadi dei mariti (1960)
La locandina originale de “Le olimpiadi dei mariti”(1960), con Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello.

-Walter e i suoi cugini(1961), regia di Marino Girolami. Con Walter Chiari, Valeria Fabrizi, Riccardo Billi, Ave Ninchi, Alberto Bonucci.

Ricco di situazioni e personaggi originali, nonché di raffinate notazioni satiriche, “Walter e i suoi cugini” è uno straordinario one man show di un ora e mezza, parodia di “Rocco e i suoi fratelli”, un piccolo grande capolavoro comico di Walter Chiari, qui scatenato mattatore della scena, in un triplo ruolo, che per una volta, conquista anche la critica dell’epoca, solitamente fredda verso il cinema farsesco di Chiari & company. Presente in ogni inquadratura, l’attore è infatti scatenato, e per l’occasione, anche autore della sceneggiatura, che ironizza simpaticamente sulla sua ( reale ) abilità pugilistica nei panni di un boxeur della domenica fifone e svagato, con deliziose gag mimiche in stile Jacques Tatì. La fotografia di Milano è più genuina di quella di Luchino Visconti, egli stesso oggetto di parodia in una divertente scena su un gruppo di smidollati intellettuali borghesi. La pellicola è il capolavoro comico misconosciuto di Walter Chiari impegnato in un triplo ruolo e aiutato solamente da un paio di occhiali, nel passare da un personaggio all’altro: grande esercizio comico, come solo pochi grandi hanno saputo fare.

Walter e i suoi cugini (1961)
Il capolavoro comico misconosciuto di Walter Chiari, dal titolo “Walter e i suoi cugini”(1961).

-I quattro monaci(1962), regia di Carlo Ludovico Bragaglia. Con Aldo Fabrizi, Peppino De Filippo, Nino Taranto, Erminio Macario.

Divertentissima commedia vispa e naif, che incassa tantissimo, come prevedibile, superando i 600 milioni di lire di incasso, anche visto il cast che annovera le presenze di Aldo Fabrizi, Peppino De Filippo, Nino Taranto e Macario nei panni rispettivamente di quattro truffatori. “I quattro monaci” è un film fresco e pimpante, per famiglie e per cultori di una comicità popolare ma non volgare, che il tempo non ha inficiato. Il regista è Carlo Ludovico Bragaglia, che dirige il film con la consueta competenza e gestisce al meglio i tempi comici e la compresenza dei quattro leoni del palcoscenico, che invece di alternarsi davanti alla macchina da presa vivono le loro avventure perennemente e pericolosamente insieme. Una bella lezione di misura e di collaborazione comica, tra 4 assi della risata, che erano anche colleghi e grandi amici nella vita privata.

-I mostri(1963), regia di Dino Risi. Con Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Lando Buzzanca, Marisa Merlini, Michélè Mercier.

Nel 1963 per la regia di Dino Risi, esce il film “I mostri”, quello che viene ritenuto da molti il miglior film ad episodi della storia del cinema italiano ed anche uno dei massimi capolavori comici italiani di sempre: una serie di gag strepitose che sbeffeggiano l’Italia del boom nello stile della commedia all’italiana, con il duo Tognazzi-Gassman che fa scintille. La coppia Gassman-Tognazzi, in maniera magistrale e dissacrante prende in giro con ironia le follie e crudeltà spicciole dell’italiano medio dei nostri giorni. Il film diviso in 20 piccoli episodi è divertentissimo, tanto che molti dei personaggi interpretati dalla coppia ,sono entrati nella memoria collettiva. Gli incassi superarono i tre miliardi di lire, una cifra mostruosa per l’epoca. In gara di trasformismo, i due fanno ridere e riflettere presentando, insieme o separatamente, una fitta serie di anomalie di quelle che di solito passano inosservate: il padre furbastro che esibendosi davanti al figlio lo alleva inconsapevole alla delinquenza; il demente tifoso del calcio; i poliziotti ignoranti e ingenuamente crudeli; i due latin lovers scambiati per gay in spiaggia; il vigile urbano in agguato; il maniaco della tv; il pugile suonato e il cameriere tonto.

-00-2 Agenti segretissimi(1964), regia di Lucio Fulci. Con Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Ingrid Schoeller, Aroldi Tieri, Carla Calò.

Esilarante parodia dei film di James Bond, dei film di spionaggio, con tanto di agenti segreti ( russi, americani e cinesi ), microfilm, formule segrete, la pellicola è probabilmente la più divertente interpretata dalla coppia d’oro del cinema italiano, ovvero Franco Franchi & Ciccio Ingrassia. Il film ebbe un successo strepitoso, più di un miliardo di lire di incasso, merito della coppia comica, nel 1964 all’apice della propria popolarità e della propria carriera, e merito anche del regista Lucio Fulci, l’autore che meglio aveva compreso, e sfruttato per il cinema, le capacità non usuali della coppia Franchi & Ingrassia. Un film tutto sommato da vedere, per passare una spensierata ora e mezza di divertimento.

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La locandina originale del film “00-2 Agenti segretissimi”(1964), esilarante parodia dei gangster-movie, interpretata da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia al loro ennesimo film in coppia.

-Due mafiosi contro Goldginger(1965), regia di Giorgio Simonelli. Con Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Fernando Rey, Gloria Paul, Andrea Bosic.

Parodia molto divertente dell’avventura di James Bond contro lo spietato Goldfinger. Franco e Ciccio vengono coinvolti, loro malgrado, in vicende di spionaggio internazionale e, dopo la morte dell’agente 007, persino assunti dai servizi segreti britannici. E’ indubbiamente uno dei migliori film interpretati dai due comici siciliani, che come di consueto, giocano la carta dell’inadeguatezza alla modernità, risultando paradossalmente vincenti. Il divertimento è travolgente per tutto il film, anche perché la parodia di 007 è precisa e riuscita. Da antologia la scena in cui Franco e Ciccio di fronte ad uno schermo, truccati di nero e vestiti con abiti colorati, riescono a salvare il mondo da un’imminente scontro bellico, dichiarando guerra “alle mosche, alle zanzare, alle cimici, a tutti gli insetti del mondo”.

-La ragazza con la pistola(1968), regia di Mario Monicelli. Con Monica Vitti, Carlo Giuffré, Stanley Baker, Tiberio Murgia, Stefano Satta Flores.

“La ragazza con la pistola” è una commedia tipicamente sessantottina, che deve il suo maggiore successo alla figura di Monica Vitti, che interpreta con gustosissima auto-ironia, il personaggio stereotipato della ragazza meridionale, passionale e tipicamente mediterranea, catapultata in una metropoli come Londra, perché deve andare a vendicare il suo seduttore, che l’ha abbandonata. Pellicola davvero importante nel panorama culturale e cinematografico italiano, perché inserisce l’importante tema dell’emancipazione femminile. Il pubblico gradì e a sorpresa il film si issò come il campione di incassi della stagione.

-Straziami, ma di baci saziami(1969), regia di Dino Risi. Con Nino Manfredi, Pamela Tiffin, Ugo Tognazzi, Moira Orfei.

Gioiellino di comicità paradossale, “Straziami, ma di baci saziami” è una commedia popolare di ambiente ciociaro tutta giocata sul gusto per il calco filologico e deformante della subcultura popolare, del patetico da fotoromanzo e del romanticismo da festival di Sanremo. Nino Manfredi e Pamela Tiffin, i due simpatici eroi della “melodrammatica” storia d’amore, si corteggiano citando seriamente Don Backy, si identificano negli amanti infelici del Dottor Zivago, e si illudono infine di essere il prototipo degli amanti diabolici quando decidono di sopprimere il marito. Baciati dalla fortuna, riusciranno comunque a coronare col lieto fine la loro stereotipata storia d’amore. Delizioso Ugo Tognazzi nel ruolo del marito sordomuto con tanto di parrucca rossa e con una mimica che ricorda Harpo dei fratelli Marx.

-Il terrore con gli occhi storti(1972), regia di Steno. Con Alighiero Noschese, Enrico Montesano, Francis Blanche, Lino Banfi.

“Il terrore con gli occhi storti” è una macchina comica di incredibile efficacia. Una pellicola che scava nella tradizione del film comico italiano, innestando sulla classica commedia degli equivoci, la suspence del giallo e del poliziesco all’italiana. Davvero esilarante la coppia di protagonisti, Alighiero Noschese ed Enrico Montesano, per l’ennesima volta insieme. Diretto da un maestro come Steno, il film narra della surreale vicenda di due poveracci che per farsi pubblicità e sbarcare il lunario organizzano un finto delitto, il quale però risulterà essere esattamente coincidente con uno vero. Inseguiti, da un commissario ( F.Blanche) e un ispettore (L.Banfi) imbranati quanto loro, ogni qual volta stanno per dimostrare la propria innocenza, per una ragione o per l’altra, si trovano implicati in un nuovo delitto. Non molto conosciuto, “Il terrore con gli occhi storti”, è forse uno dei 20 film comici puri più belli del cinema italiano; sicuramente è il miglior film della coppia,con una divertente e, sociologicamente impeccabile, presa in giro finale dell’Italia corrotta che vive nelle carceri. Davvero notevole, per la carica comica e dissacrante, e per una certa spontaneità di fondo, caratteristica fondamentale di tutti i grandi film comici.

il terrore con gli occhi storti(1972)
La locandina originale de “Il terrore con gli occhi storti”(1972), con Enrico Montesano ed Alighiero Noschese.

-Altrimenti ci arrabbiamo(1973), regia di Marcello Fondato. Con Bud Spencer e Terence Hill.

La storia di due piloti di rally che sconfiggono i cattivi a suon di sberle e sganassoni, un classico dei film insieme della celebre coppia, tanto che “…altrimenti ci arrabbiamo” è un pò il film simbolo dell’immensa carriera cinematografica del duo. Tra i registi che hanno diretto la coppia, Fondato è quello che più ne esalta l’essenza dei personaggi da cartoon, caratterizzati da una smania infantile del possesso e da una contagiosa gioia devastatrice. Incassi da non credere, confermati i 6 miliardi di lire dell’anno precedente, terzo film italiano più visto di tutti i tempi, 14 milioni e 700 mila biglietti venduti.

-Amici miei(1975), regia di Mario Monicelli e [Pietro Germi]. Con Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Gastone Moschin, Adolfo Celi, Duilio Del Prete.

-Amici miei atto II(1982), regia di Mario Monicelli. Con Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Gastone Moschin, Renzo Montagnani, Adolfo Celi.

-Amici miei atto III(1985), regia di Nanni Loy. Con Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Renzo Montagnani, Adolfo Celi.

Ideato da Pietro Germi e concluso da Mario Monicelli, il film è una specie di conclusione testamentaria della commedia all’italiana, della quale mantiene l’amara aggressività e la forza cinica. Capolavoro acclamato del nostro cinema, è un film che resta nella storia del cinema. Ci sono momenti memorabili. Straordinari tutti: Moschin, Celi, Tognazzi, Noiret e anche Del Prete, successivamente sostituito da Renzo Montagnani nel resto della trilogia. Numerose scene rimaste nella storia, tra cui quella della stazione. Amaro, divertente, struggente, ironico, gli aggettivi si sprecano. Il tutto vale anche per il secondo capitolo della serie, godibilissimo ma inferiore invece il terzo, diretto da Nanni Loy.

Amici miei (1975)
La locandina originale del primo capitolo della saga di “Amici miei”(1975), il capolavoro ideato da Pietro Germi e diretto poi da Mario Monicelli nei primi due capitoli, da Nanni Loy nel terzo e ultimo.

-Febbre da cavallo(1976), regia di Steno. Con Enrico Montesano, Gigi Proietti, Catherine Spaak, Mario Carotenuto, Gigi Ballista.

Cult incontrastato del cinema italiano, interpretato da Enrico Montesano e Gigi Proietti, una delle ultime commedie all’italiana vecchia maniera, scevra da volgarità gratuite stile “Pierino”, con una coppia di interpreti rimasta nella memoria collettiva. Splendida la celebrazione dei perdenti e dell’arte di arrangiarsi, servita con un sense of humor irresistibile, che è la quintessenza della romanità cialtrona e bonaria di una volta. Con un seguito, trent’anni dopo.

-Il secondo tragico Fantozzi(1976), regia di Luciano Salce. Con Paolo Villaggio, Anna Mazzamauro, Gigi Reder, Liù Bosisio, Giuseppe Anatrelli.

Molti tenderebbero a indicare il primo film dedicato al personaggio di Fantozzi come il migliore fra quelli interpretati da Paolo Villaggio. La realtà però è un’altra: “Il Secondo Tragico Fantozzi” racchiude tutta la comicità irresistibile, tutta la critica sociale presente nel suo prequel, portata però all’ennesima potenza. E’ infatti il capitolo più scatenato della decalogia delle avventure del personaggio creato da Paolo Villaggio. E’ di questo film la scena della corazzata Kotiomkin, che è una cagata pazzesca, a seguire i 92 minuti di applausi: probabilmente la scena comica più famosa e citata del cinema italiano.

Il secondo tragico Fantozzi (1976)
Il secondo capitolo delle avventure del ragionier Ugo Fantozzi.

-L’appuntamento: dove, come, quando?(1977), regia di Giuliano Biagetti. Con Renzo Montagnani, Barbara Bouchet, Mario Carotenuto.

Divertente film diretto da Giuliano Biagetti, con Barbara Bouchet, che merita senz’altro una riscoperta. Reclamizzata nell’estate 1977 come “il film più fiorentino del Ponte Vecchio”, perché girato a Firenze, questa pellicola è ben diretta, con un ritmo abbastanza spigliato e che in parte si rifà al classico “Un provinciale a New York”. Qui infatti, ad uno straordinario Montagnani in uno dei suoi ruoli migliori, ne capiteranno di tutti i colori, impegnato in una bella storia sui contrattempi della vita quotidiana.

-Il vizietto(1978), regia di Edouard Molinaro. Con Ugo Tognazzi, Michél Serrault, Michél Galabru, Carmen Scarpitta, Benny Luke.

Capolavoro e grandissimo successo internazionale, il film riesce a mantenersi in abile equilibrio, rispettando con intelligenza ed ironia le situazioni più imbarazzanti e scivolose. Si ride senza vergognarsi e ci si diverte senza complessi di colpa per il tema, tale è la leggerezza di mano e l’affettuosità di sguardo con cui è trattato. Ma “Il vizietto” è soprattutto l’apoteosi di due interpreti, il finissimo Michél Serrault (doppiato benissimo da Oreste Lionello), scatenato in un gioco di isteria-malinconia che dà spessore umano ad un personaggio tradizionalmente votato al macchiettismo; e il sornione Ugo Tognazzi, qui al massimo della sua bravura. Con due seguiti, altrettanto di successo.

-Bianco, rosso e Verdone(1981), regia di Carlo Verdone. Con Carlo Verdone, Elena Fabrizi, Angelo Infanti, Mario Brega, Milena Vukotic.

Un incredibile “road movie” che mette in risalto stereotipi e nevrosi degli italiani, il tutto condito da situazioni paradossali e di sicuro effetto comico. Commedia di caratteri che mette a nudo in modo grottesco il ritratto di alcuni “tipi italici” e macchiette della Roma popolare. Al suo secondo film, Carlo Verdone ricalca lo stesso schema di “Un sacco bello” e registra lo stesso, immutato, apprezzamento di pubblico, confermando sorprendenti capacità camaleontiche. Grottesco, illuminato, caricaturale, malinconico, Verdone si conferma alla stregua dei migliori comici e mostra al grande pubblico un tipo di comicità diversa, destinata a durare nel tempo.

-E’ forte un casino(1982), regia di Alessandro Metz. Con Bombolo, Enzo Cannavale, Licinia Lentini, Gianni Ciardo, Sandro Ghiani.

“E’ forte un casino”(1982) di Alessandro Metz, è un vero e proprio monumento alla coppia composta dal romano Bombolo e dal napoletano Enzo Cannavale. Se il primo deve il successo alla sua bravura di attore istintivo dalla sorprendente vis comica; il secondo poggia le sue radici brillanti nella commedia dell’arte napoletana. Negli anni ’80, quella composta da Bombolo e Cannavale, era una coppia piuttosto popolare e il film rappresenta un divertissement di grande effetto comico, tutto incentrato sulla coppia Bombolo-Cannavale, truffatori pasticcioni. Il film, oggi, è uno di quegli stracult, che hanno avuto una considerevole riscoperta, e rappresenta sia pur in un contesto non avulso da volgarità e parolacce, una perla della comicità all’italiana. Quello di “E’ forte un casino” rimane un riuscito tentativo di unire la comicità pecoreccia delle commedie sexy, ad un linguaggio più giovanile, e ad una trama che dà maggiore spazio agli attori piuttosto che alla “bona” di turno. Una farsa giocata sul canovaccio classico della truffa e dello scambio di persona, in cui primeggiano Bombolo e Cannavale, indubbiamente nel loro miglior film di coppia. A far da contorno una lunga serie di caratteristi: Sandro Ghiani, Gianni Ciardo, Jimmy il fenomeno.

è forte un casino(1982)
La locandina originale del film “E’ forte un casino”(1982), divertissement di grande effetto comico.

-Eccezzziunale…veramente(1982), regia di Carlo Vanzina. Con Diego Abatantuono, Stefania Sadrelli, Massimo Boldi, Teo Teocoli, Anna Melato.

Dividendosi tra due terruncielli e un milanese bauscia doc, Abatantuono mette a segno uno dei suoi maggiori successi comici di sempre; ma riesce anche a creare lo spaccato di un Paese che è già lontano anni luce da quello reale: un’Italietta sottoproletaria e piccolo-borghese, cialtronesca e naif, dotata di una vitalità incosciente e genuina. Strepitosamente comica la prova di Abatantuono: l’attore ha saputo creare icone, modi di dire e tormentoni, alla stregua di un grande comico, quale lui è. Con un seguito.

-Vieni avanti cretino(1982), regia di Luciano Salce. Con Lino Banfi, Franco Bracardi, Gigi Reder, Michela Miti, Luciana Turina.

“Vieni avanti cretino” è una macchina comica di incredibile riuscita, probabilmente il più grande film “comico puro” della storia del cinema italiano. Considerato uno dei “cult movie” degli anni ’80 e accolto da uno straordinario successo di pubblico, è il miglior film di Lino Banfi, quello dove la vis-comica dell’attore pugliese, qui davvero scatenato, si esprime in maniera più compiuta. VIENI AVANTI CRETINO, fin dal titolo un omaggio a una famosa battuta dei f.lli De Rege, si apre e si chiude con delle presentazioni metacinematografiche, poi cominciano le avventure di Pasquale Baudaffi, un ex carcerato che va alla disperata ricerca di un lavoro con l’aiuto di un cugino impiegato in un ufficio di collocamento, ma colleziona solo licenziamenti a catena combinando disastri ad ogni nuovo impiego, alla fine se non un lavoro almeno riesce a trovare l’amore. Banfi è strepitoso, scatenato, sublime nel ruolo di un combinaguai degno del Peter Sellers pasticcione di “Hollywood Party”, e probabilmente regala una delle migliori performance comiche di sempre.

vieni avanti cretino(1982)
Lino Banfi nel film “Vieni avanti cretino”(1982), incredibile macchina comica di straordinario livello artistico.

-Fracchia contro Dracula(1984), regia di Neri Parenti. Con Paolo Villaggio, Gigi Reder, Edmund Purdom, Anna Pieroni, Isabella Ferrari.

Deliziosa parodia del genere horror a metà strada tra i “Dracula” e i “Frankestein”, tutta giocata sulla collaudata accoppiata composta da Paolo Villaggio e Gigi Reder. Proprio quest’ultimo interpreta il “suo” ragionier Filini, mentre Villaggio stavolta è Fracchia, nella seconda e ultima avventura cinematografica con l’altro suo personaggio, dopo il successo di “Fracchia, la belva umana”. Ritmo, humor nero, tensione, non manca proprio niente ad un film, che seppur misconosciuto, rimane una delle perle comiche degli anni ’80, sia solo per il fatto che evita le volgarità dilaganti del periodo.

-Non ci resta che piangere(1984), regia di Massimo Troisi e Roberto Benigni. Con Massimo Troisi, Roberto Benigni, Paolo Bonacelli, Amanda Sandrelli.

Scritto, diretto e interpretato da Troisi e Benigni, il film è l’unico realizzato in coppia dai due attori, ed ebbe un enorme successo al botteghino, realizzando il maggior incasso del 1984, con 15 miliardi di lire. Una coppia di amici e di artisti esemplari catapultati in bizzarre avventure, all’epoca della scoperta dell’America, nel 1492.

– Pensavo fosse amore invece era un calesse(1991), regia di Massimo Troisi. Con Massimo Troisi, Francesca Neri, Angelo Orlando, Natalia Bizzarri, Marco Messeri.

Il concetto principale di questo film, su cui è incentrata tutta la vicenda, è l’amore, l’amore che può finire, che non ha e, forse, non ha mai avuto storia. “Pensavo fosse amore, invece era un calesse” è forse tra i lavori più maturi dell’attore e regista napoletano che utilizza il suo solito linguaggio, smozzicato è ancora più divertente ed incomprensibile. Facendo questo, Troisi  sembra quasi rispolverare le vecchie maschere comiche care al teatro esibendosi in piccoli sketch all’interno del film, ma nello stesso tempo concede parecchio spazio alla galleria di comprimari, e alla solita splendida partner femminile di turno: Francesca Neri. Diciamo subito che non si tratta del solito film incentrato su una storia d’amore, ma che “è” un film sull’amore, dove si disquisisce sul sentimento facendone un’ analisi ed approfondendo il discorso sull’ incomunicabilità della coppia e la difficoltà di costruire un rapporto stabile e duraturo tra un uomo e una donna. E’ un film molto intimista ed autobiografico, che dimostra la capacità più unica che rara di Troisi, di essere semplice, ma non semplicista, nel ricercare e raccontare la realtà a modo suo. Grande successo di pubblico. Si ride amaro.

Pensavo fosse amore...invece era un calesse (1991)
La locandina del film “Pensavo fosse amore, invece era un calesse”(1991), di e con Massimo Troisi.

-Il ciclone(1996), regia di Leonardo Pieraccioni. Con Leonardo Pieraccioni, Lorena Forteza, Massimo Ceccherini, Natalia Estrada, Alessandro Haber.

Il film che lancia Pieraccioni tra i grandi del nostro cinema. Il primo film italiano che ha incassato più di 70 miliardi al botteghino, quarto film italiano più visto di sempre (14 milioni e 300 mila presenze al botteghino ) diventato un fenomeno di costume. In realtà il suo successo si spiega con una comicità mai volgare, con il fascino accattivante del protagonista e la bellezza non aggressiva della Forteza, oltre che con il più scontato e gratificante dei lieto fine: il vero trionfo del “carino. Ovviamente campione di incasso della stagione.

-Tre uomini e una gamba(1998), regia di Aldo, Giovanni e Giacomo, Massimo Venier. Con Aldo, Giovanni e Giacomo, Marina Massironi, Carlo Croccolo.

L’esordio cinematografico del trio ha il coraggio di battere strade diverse da quelle televisive: la trama è un canovaccio per una serie di gag in stile slapstick che sfruttano più le risorse fisiche che quelle verbali. Un road movie esilarante, a cui i tre “intermezzi” comici aggiungono un pò di demenziale nonsense, in una costruzione bizzarra ma efficace della pellicola. Apprezzato dal pubblico oltre ogni più rosea previsione: 40 miliardi di incassi al botteghino.

tre uomini e una gamba(1998=
La locandina originale del film “Tre uomini e una gamba”(1998).

-Qualunquemente(2011), regia di Giulio Manfredonia. Con Antonio Albanese, Sergio Rubini, Lorenza Indovina, Luigi Maria Burruano, Antonio Gerardi.

Geniale pellicola di graffiante e realistica satira politica dei giorni nostri, “Qualunquemente” è il capolavoro comico di Antonio Albanese. L’attore brianzolo rispolvera la sua dilagante e paradossale verve comica, portando sullo schermo la maschera del politico corrotto Cetto La Qualunque, non tanto poi, distante ( purtroppo ) dai politici che bazzicano il panorama politico italiano. Un film più commedia all’italiana, che paradossale ( come nelle intenzioni ), ma che diverte e fa riflettere. Campione di incassi della stagione 2011.

-Sole a catinelle(2013), regia di Gennaro Nunziante. Con Checco Zalone, Miriam Dalmazio, Orsetta De Rossi, Daniela Piperno, Aurore Erguy.

Luca Pasquale Medici, in arte Checco Zalone, si dimostra genio della comicità contemporanea con “Sole a catinelle”. Checco è un trentenne che di lavoro aspira la polvere in lussuosi alberghi, ma il passo fra l’essere un semplice “servo dello sfarzo” al viverlo sulla propria pelle è breve. Il film si presenta come un’inarrestabile cascata di risate che vi travolgerà, oltre ad issarsi come campione d’incassi della stagione.

-L’ora legale(2017), regia di Ficarra e Picone. Con Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Tony Sperandeo, Sergio Friscia, Antonio Catania.

“L’ora legale”, settima fatica del duo composto da Ficarra & Picone, è uno dei film comici più intelligenti degli ultimi vent’anni. Resterà questo film, resterà fra venti/trenta/quarant’anni, come documento storico-politico dell’Italia di inizio XXI secolo. Resterà come è rimasta la migliore commedia all’italiana del secolo scorso. Resterà perché finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di parlare della nostra realtà, ovviamente deformata attraverso una sguardo esilarante. Resterà perché il duo osa un finale amaro, profeticamente realista, come fossimo in una delle commedie all’italiana, di Sordi, di Gassman e perché no, anche di Franco Franchi & Ciccio Ingrassia. La grazie e la finezza comica sono state sempre loro prerogative, ma ne “L’ora legale”, a tutto ciò si aggiunge la capacità di raccontare abitudini e modi di essere collettivi del popolo italiano. Così facendo allargano lo sguardo sulla descrizione di un’intera comunità, dei suoi vizi e dei suoi tanti difetti. E la maniera in cui Ficarra & Picone si utilizzano è straordinaria e dimostra che dietro alla coppia, c’è una solida cultura comica, intelligente, raffinata, popolare.

ficarra e picone- l'ora legale 1
Ficarra e Picone nel loro capolavoro comico, “L’ora legale”(2017).

Domenico Palattella

 

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