Le saghe del cinema italiano

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Foto tratta dal primo film della saga di “Amici miei”(1975). Da destra a sinistra vi si riconoscono i leggendari protagonisti: Duilio De Prete, Gastone Moschin, Philippe Noiret, Adolfo Celi e Ugo Tognazzi.

Costruire una saga, significa costruire una serie di film di successo, in cui la storia cronologicamente si sviluppa a partire dal termine del precedente film. Se vogliamo, le serie cinematografiche non sono altro che i prodromi o comunque gli antenati delle attuali serie televisive, che possono essere sviluppati sia con un minutaggio maggiore che per infinite stagioni; ma il principio resta quello ereditato dal cinema. Un ulteriore analisi delle serie come concetto cinematografico ci aiuta a dividerle in due categorie distinte: le serie effettive e le serie criptiche. La prima è quella che segue fedelmente lo svolgimento della trama, così effettivamente gli altri film della serie sono le continuazioni della precedente opera; quelle criptiche si basano invece su un concetto differente, sulla continuità del cast, del regista, insomma del ripetersi corale di una squadra di lavoro che non interpreta volta per volta gli stessi personaggi di finzione. Quasi sempre, per ottenere una saga di sicuro successo, non manca l’elemento corale, ovvero il gioco di squadra, tra gli attori e più in generale la troupe al completo. Però per ottenere una serie a questo punto, manca l’elemento fondamentale, ovvero il successo di pubblico. Una serie non diventa tale, se il primo film non ottiene un considerevole successo di pubblico, tale da convincere i produttori a girare l’immediato seguito. Una serie cinematografica quindi non nasce come progetto, ma si crea in seguito a determinate circostanze che la giustifichino. Il minimo, per ottenere il termine di “serie” o “saga” sono le due pellicole, ovvero il film originario e il suo immediato seguito. Ora andiamo ad analizzare alcune delle serie di successo del nostro cinema, partendo da quelle effettive, per arrivare poi all’analisi di quelle criptiche, che rappresentano una parte significativa e rilevante del modo “italico” di intendere l’arte cinematografica.

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Il cast dei “Soliti ignoti”(1958) al completo. Film monumentale, che dà vita a due seguiti: “L’audace colpo dei soliti ignoti”(1959) e “I soliti ignoti vent’anni dopo” (1987).

• Le serie effettive o esplicite

Pane, amore e fantasia(1953), una delle prime grandi commedie all’italiana, dà vita ad altri tre seguiti, Pane, amore e gelosia(1954), Pane, amore e…(1955), Pane, amore e Andalusia(1958), il tutto dato anche il grande successo di pubblico. La storia, è chiaro, si basa sull’interpretazione memorabile di Vittorio De Sica, ma è anche tutta la squadra che gli gira intorno a costruire il successo della serie: dalla Bersagliera interpretata da Gina Lollobrigida ( primo e secondo film), alla levatrice Marisa Merlini (primo e secondo film); dalla governante Caramella interpretata da Tina Pica (primo, secondo e terzo film); alla pescivendola Sophia Loren (terzo film).

I Don Camillo e Peppone, nati dalla penna di Giovannino Guareschi, acquistano successo e vita cinematografica, grazie alle facce del francese Fernandel e del bolognese Gino Cervi, insieme interpretano cinque film della serie, tra il 1952 e il 1965: “Don Camillo”(1951), “Il ritorno di Don Camillo”(1952), “Don Camillo e l’onorevole Peppone”(1955), “Don Camillo monsignore ma…non troppo”(1961), “Il compagno Don Camillo”(1965).

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Peppone e Don Camillo, ovvero Gino Cervi e Fernandel, protagonisti di 5 film della serie tratta dalle opere letterarie di Giovannino Guareschi.

La famiglia Passaguai(1951), capolavoro umoristico ideato, interpretato e diretto da Aldo Fabrizi, è una commedia corale, che dà vita ad altri due seguiti: La famiglia Passaguai fa fortuna(1952) e Papà diventa mamma(1953). Accanto a lui, c’è sempre Ave Ninchi, moglie cinematografica di Fabrizi per eccellenza, e poi Luigi Pavese, Peppino De Filippo e Tino Scotti nel primo film, Macario nel secondo, Paolo Stoppa nel terzo.

Nel 1957 esce Un film che, curiosamente, precedette la pubblicazione del romanzo di Pasquale Festa Campanile da cui era tratto ( il romanzo esisteva sotto forma di manoscritto, e venne pubblicato dopo l’uscita e il susseguente enorme successo di pubblico del film). Il titolo è La nonna Sabella, che, insieme al suo immediato seguito, ovvero La nipote Sabella rappresenta l’ultimo acuto di quel neorealismo rosa-paesano che aveva riempito di sè gli anni ’50. La commedia rasenta il capolavoro, è si semplice nei contenuti, ma molto divertente, molto aggraziata nella forma, molto svelta e fresca nei dialoghi. Mattatrice del film è Tina Pica, con il suo cipiglio sinistro e la sua voce baritonale. Ma il vero protagonista, giustamente davanti agli altri anche nei titoli di testa, è Peppino De Filippo: l’impiegato postale in pensione Emilio Mescogliano ( o “Garofaniello”, come lo chiama l’eterna fidanzata Dolores Palumbo), costretto all’alba dei 60 anni a fare ancora l’amante abusivo.

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Tina Pica, Dolores Palumbo e Peppino De Filippo in una scena tratta dal film “La nonna Sabella”(1957), capolavoro firmato Dino Risi. “La nipote Sabella”(1958) è l’immediato seguito.

La serie dei “Soliti ignoti” dà vita a tre film, nell’arco di quasi trent’anni: “I soliti ignoti”(1958), “L’audace colpo dei soliti ignoti”(1959) “I soliti ignoti vent’anni dopo”(1987). Il primo film racconta la storia di cinque poveracci, il fotografo Tiberio (Marcello Mastroianni), il pugile Peppe (Vittorio Gassman), il ladro Mario (Renato Salvatori), il siciliano Ferribotte (Tiberio Murgia) e lo stalliere Capannelle (Carlo Pisacane).  “I Soliti Ignoti”, è il miglior film di Monicelli e la migliore commedia all’italiana di sempre. L’immediato seguito, registra la sostituzione di Marcello Mastroianni con Nino Manfredi, ma poi il primo tornerà protagonista nel terzo film della serie.

“Poveri ma belli”, del 1956 è uno dei film epocali dell’Italia della Dolce Vita. Una commedia spensierata, ambientata nell’Arcadia romanesca, ravvivata dai volti freschi di Renato Salvatori e Maurizio Arena, allora attori emergenti, ma ancora praticamente sconosciuti. Insieme a loro tre attrici giovani, avvenenti e brave: Lorella De Luca, Alessandra Panaro e Marisa Allasio. Il cast ritorna al completo l’anno dopo con “Belle ma povere” e nel 1959 con “Poveri milionari”, dove per la verità manca Marisa Allasio.

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Renato Salvatori, Marisa Allasio e Maurizio Arena: i “poveri ma belli” di Dino Risi e della spensierata Italia del boom economico.

Ma la saga italiana più longeva è quella del personaggio di Fantozzi, che esordisce nel 1975, con il film omonimo, diretto da Luciano Salce e sceneggiato, oltre che dal regista, dagli sceneggiatori Leo Benvenuti, Piero De Bernardi e dallo stesso Paolo Villaggio: impacciato fino al catastrofico, fisicamente tozzo e sgraziato, con la “pelle color topo e i capelli giallo sabbia”, vestito in modo improbabile ( con pantaloni ascellari e un orribile basco in testa) Fantozzi piomba nelle situazioni e negli ambienti come “una contraddizione commovente ed esplosiva”, il cui effetto comico nasce dall’immediato contrasto tra una serie di regole e comportamenti perfettamente codificati e l’incapacità congenita del personaggio di adeguarvisi o di rispettarli. Accanto a Paolo Villaggio, perfetto come non lo sarebbe stato nessun altro, nel ruolo che lo ha issato per sempre tra le leggende del cinema italiano, una serie di attori che ritorneranno anche nelle successive avventure e che hanno contribuito non poco al successo del film, co-protagonisti della saga, di eccelsa bravura: Gigi Reder straordinario, nei panni dell’occhialuto ragionier Filini; Anna Mazzamauro come riccioluta signorina Silvani e sogno erotico di Fantozzi; Giuseppe Anatrelli nelle vesti del subdolo geometra Calboni; Plinio Fernando in quelli della mostruosa figlia Mariangela ( non a caso, con grandissima intuizione del maestro Salce, fatta interpretare da un uomo). Solo la moglie Pina non sarà interpretata sempre dalla stessa attrice, alternandosi nel ruolo prima Liù Bosisio e poi Milena Vukotic, ma sarà la seconda ad entrare nell’immaginario popolare. In 25 anni di attività la saga si comporrà di ben 10 pellicole, tra il 1975 del primo film e il 2000 dell’ultimo capitolo delle avventure del ragionier Ugo Fantozzi alias Paolo Villaggio.

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La maschera più originale del cinema italiano, ovvero Fantozzi, nato dalla sagacia di Paolo Villaggio, che con questo personaggio conquista la ribalta nazionale.

Amici miei(1975) è un film epocale, diretto da Mario Monicelli, ma ideato da Pietro Germi, che non poté dirigerlo a causa della sua prematura scomparsa. La storia dei cinque amici di mezz’età e delle loro “zingarate”, spesso, molto spesso divertenti, sono avvolte da un pizzico di amarezza. Cinque maschere burlone indossate per dimenticare il vero volto di esistenze ordinarie, in cui sono la mediocrità e la quotidiana normalità a farla da padrone. Perfetti i cinque protagonisti: l’architetto Melandri di Gastone Moschin; il giornalista Perozzi di Philippe Noiret; il barista Necchi di Duilio Del Prete; il Sassaroli, chirurgo annoiato interpretato da Adolfo Celi; e il Conte Lello Mascetti di un formidabile Ugo Tognazzi. Se le scene memorabili si susseguono nella sfilze delle burle clamorose che organizzano i cinque amici, ce n’è una che si eleva sopra le altre, una che è entrata nella memoria collettiva: la “zingarata” degli schiaffi ai viaggiatori affacciati da un treno in partenza dalla stazione di Firenze, assolutamente memorabile! Uno dei punti più alti del nostro cinema per uno degli episodi più celebri dell’arte cinematografica italiana. I due seguiti, Amici miei atto II(1982) e Amici miei atto III(1985)in cui ritornano tutti i protagonisti, con Renzo Montagnani che sostituisce Duilio Del Prete, nei panni del barista Necchi, non fanno altro che confermare il clamoroso successo di pubblico e di critica, che questa serie si porta con sè.

“Smetto quando voglio”, diretto e ideato da Sydney Sibilia. E’ la storia di sette brillanti cervelli, laureati nelle discipline più complesse ma ormai senza lavoro, che hanno un’idea geniale per sconfiggere la (loro) crisi. Il primo film della trilogia è del 2013, e oltre ad essere un film che intercetta una condizione sociale diffusa, il precariato d’eccellenza, è anche un tuffo vertiginoso nel cinema contemporaneo di genere, soprattutto americano. Questa strana combinazione, ovvero una storia tipica della commedia italiana, certo rivista ai tempi della crisi, messa in scena come fosse un film hollywoodiano è il suo elemento di originalità. C’è inoltre un lavoro piuttosto riuscito sui personaggi, ben caratterizzati,  in cui spiccano Paolo Calabresi, Stefano Fresi ed Edoardo Leo.  Il gruppo ritorna al completo nel 2017 con “Smetto quando voglio-Masterclass”, seguito del primo film della serie, che bissa lo stesso immutato successo di pubblico e critica. Il terzo film della saga, uscirà tra il tardo autunno del 2017 e l’inverno del 2018, ma è stato girato in contemporanea con il secondo film.

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Il cast al completo della saga di “Smetto quando voglio”, creata da Sidney Sibilia.

• Le serie criptiche

Nel novero delle serie criptiche del cinema italiano vanno ricompresi tutti quei film, che non hanno uno svolgimento cronologico della trama, ma si sviluppano seguendo cliché ben delineati. Così, sotto la dicitura di serie criptica può essere ricompresa tutta la sterminata saga di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, che in 12 anni di attività interpretano in coppia, tra il 1960 e il 1972, ben 120 film da protagonisti. Così la premiata ditta Franchi & Ingrassia diventa un vero e proprio marchio della comicità all’italiana. Lo stesso si può dire di Bud Spencer e Terence Hill, oppure di Totò e Peppino De Filippo. Altre serie criptiche sono i cosiddetti cinepanettoni, che hanno inizio con Sapore di mare , dei fratelli Vanzina; i film balneari anni ’60 diretti da Marino Girolami, che creano una vera e propria serie cinematografica, Ferragosto in bikini, Caccia al marito, Bellezze sulla spiaggia e altri titoli similari. Walter Chiari, Raimondo Vianello, Mario Carotenuto, Sandra Mondaini, Valeria Fabrizi: il cast è lo stesso, i film sono girati sulla spiaggia di Fregene, e spesso uno dietro l’altro. Nella definizione di criptico può essere ricompreso anche il trittico di film che Totò interpreta, ispirandosi alle commedie di Eduardo Scarpetta, ovvero Un turco napoletano, Miseria e nobiltà Il medico dei pazzi. Il personaggio interpretato da Totò, è lo stesso in tutti e tre i film, ovvero Felice Sciosciamocca. Criptica è anche la serie dei cosiddetti “quattro assi del cinema italiano”, ovvero Aldo Fabrizi, Erminio Macario, Peppino De Filippo e Nino Taranto. Per il primo film della serie, ovvero I quattro monaci(1962), i produttori pensarono di unire quattro “poker d’assi della risata”, così vennero definiti Peppino De Filippo, Aldo Fabrizi, Nino Taranto ed Erminio Macario, quando il film uscì in sala. Al film gli arrise un grande successo di pubblico, e allora a tempo di record venne tirato su l’immediato seguito, I quattro moschettieri, stavolta in un film in costume. Tra le serie criptiche non restano che nominare La grande abbuffata Non toccare la donna bianca, diretti entrambi da Marco Ferreri e interpretati da Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Philippe Noiret e Michél Piccoli. Il primo film è quel meraviglioso capolavoro di sesso, cibo e thanatos che sconvolse il mondo, il secondo è un bizzarro western cittadino girato nella cava del quartiere di Le Halles nel cuore di Parigi.

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La coppia composta da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, per la mole di film interpretati, ha dato vita ad una vera e propria interminabile saga cinematografica. 120 film di coppia in 12 anni di attività continuativa. I due splendidi attori comici arrivarono ad interpretare più film contemporaneamente.

Domenico Palattella

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