Buy, Mezzogiorno, Cortellesi, Morante: le donne della moderna commedia all’italiana

le donne della moderna commedia all'italiana
Margherita Buy, Paola Cortellesi, Laura Morante e Stefania Mezzogiorno, le donne della moderna commedia all’italiana, quella degli anni 2000.

La storia del cinema italiano, quella gloriosa, rimasta nella memoria popolare è quella d’annata dei Mastroianni, dei Gassman, dei Sordi, insomma quella dell’Italia della “Dolce Vita”. In mezzo a questo patrimonio gigantesco, c’è anche un cinema italiano contemporaneo, denso di autori e attori di grande talento. Certo, probabilmente più discontinuo, meno lineare, ma comunque al passo con i tempi e in grado di raccontare le moderne trasformazioni sociali in atto nel nostro Paese. Già perché se i titoli sono tanti e i protagonisti, registi, artigiani del nostro cinema sono ancora di più, è la capacità di raccontare la nazione ad aver fatto grande il nostro cinema. Per molti anni, e in qualche modo anche oggi, i film italiani hanno costituito la piazza sulla quale condividere, discutere, processare, condannare o assolvere le idee sociali e culturali che attraversavano il nostro Paese. Non si tratta solamente dell’ovvia funzione di specchio dei tempi, bensì di una più ampia e complessa attività di rielaborazione dei fatti storici, dei discorsi sociali, delle mode, dei riti e dei miti nazionali, dei comportamenti pubblici e privati, dei mutamenti del costume e del consumo. Non esiste elemento della cultura nazionale che il nostro cinema non abbia affrontato, in maniera diretta e indiretta. Un cinema spesso più avanti delle istituzioni che hanno condotto il nostro Paese. Tutto questo, che ha reso grande il cinema nazionale, è ampiamente applicabile anche oggi, in un contesto di cinema contemporaneo comunque di alto valore. Si può parlare oggi, di una nuova commedia all’italiana, aggiornata ai giorni nostri. E’ proprio dal nuovo millennio che riprende vigore la “commedia all’italiana” nella sua versione 2.0. La grandezza del cinema italiano sta proprio nella capacità di raccontare il Paese, di raccontare la nostra società, meglio di qualunque trattato sociologico. Per questo motivo, la maniera migliore per raccontare il nostro cinema contemporaneo è ancora quello di analizzarlo al femminile, attraverso le donne della moderna commedia all’italiana. Margherita Buy, Paola Cortellesi, Giovanna Mezzogiorno, Laura Morante raccolgono l’eredità delle divine del cinema italiano dell’epoca d’oro e lo portano, se non ai fasti di un tempo, perlomeno ad un livello importante. Una generazione “d’argento”, mettiamola così, se rapportata a quella “d’oro” di 50 anni fa. In questo senso, precedenza assoluta merita Margherita Buy, imbattibile nell’ambito della commedia all’italiana. Regina assoluta della “nuova” commedia, la Buy, interprete poliedrica di enorme talento, detiene il record assoluto di vittorie sia ai David di Donatello, che ai Nastri d’argento. 7 David e 7 Nastri, numeri irraggiungibili per chiunque. Effettivamente la Buy è annoverata tra le più grandi attrici italiane di tutti i tempi, e non a caso è stata Musa di tutti i registi più importanti del panorama italiano contemporaneo: Sergio Rubini, Cristina Comencini, Ferzan Ozpetek, Carlo Verdone, Paolo Virzì, Nanni Moretti, Giuseppe Tornatore, Silvio Soldini, Maria Sole Tognazzi. Molte le sue interpretazioni memorabili che qui proviamo a sintetizzare in breve. Le fate ignoranti di Ferzan Ozpetek del 2001, risulta essere una delle sue migliori interpretazioni drammatiche, dimostrando non comuni qualità di attrice sensibile e misurata.

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Margherita Buy, l’attrice italiana più premiata, a livello nazionale, della storia del nostro cinema. Antidiva dei tempi moderni, riservata ed elegante, fa dello stile delle sue interpretazioni l’arma principale del suo successo d’attrice.

Il ruolo della vedova che scopre l’omosessualità del marito defunto è reso con grande dignità, in un film che osa parecchio e offre uno spaccato inedito di una capitale abitata da immigrati, omosessuali, emarginati di ogni colore ed età, ancora oggetto di imbarazzo nell’Italia conformista dei primi anni del XXI secolo. Ma porta anche alla luce con delicatezza e con intelligente parsimonia nell’uso dei cliché, storie d’amore, di malattia, di morte. Si riflette sulle differenze culturali e sui valori della famiglia tradizionale, ormai in profonda crisi di fronte alle trasformazioni storiche e sociali e sulla ormai dilagante globalizzazione delle razze umane. La stessa Buy ha poi dichiarato che questo ruolo è stato uno dei più importanti della sua carriera. Tra le altre interpretazioni degne di nota, va ricordata Caterina va in città(2003) di Paolo Virzì, in cui l’attrice interpreta il ruolo di una madre “di provincia”; I giorni dell’abbandono(2005) di Roberto Faenza, tratto dall’omonimo libro di Elena Ferrante, tristissimo film sulla fine di un matrimonio e sulle difficoltà a ricostruirsi una “nuova” vita. Margherita Buy rasenta qui la perfezione, dimostrando la sua predilezione nelle parti più saldamente inserite nell’autenticità della vita di tutti i giorni. Esattamente come in Giorni e nuvole(2005) dove recita al fianco di Antonio Albanese e interpreta il ruolo di una madre di una famiglia borghese che affronta insieme al marito la crisi economica e la povertà. La sua interpretazione riscuote consensi unanimi dalla critica e le fa vincere l’accoppiata Nastro/David nello stesso anno. Un record riuscito soltanto a poche grandi attrici del passato. Poi c’è Paola Cortellesi, eclettica, brava, credibile, un’attrice piena di talento. Per parlare della commedia all’italiana di oggi, davvero non si può prescindere di parlare di lei. Diventata con il passare degli anni sempre più brava e sempre più attrice a tutto tondo, ha saputo disegnare alcune delle interpretazioni più divertenti e realisticamente ineccepibili degli ultimi anni. In questo senso una delle sue migliori caratterizzazioni risulta essere quella di una giovane vedova che si improvvisa escort per necessità, nel film Nessuno mi può giudicare(2011), di Massimiliano Bruno e interpretato al fianco di Raul Bova. Per questa interpretazione, lodata unanimemente dalla critica, la Cortellesi si aggiudicherà il David di Donatello come miglior attrice protagonista. Fondamentale nel suo cammino di crescita, anche il matrimonio con il regista Riccardo Milani, che la rende protagonista di alcuni dei suoi migliori lavori. Scusate se esisto”(2014), ad esempio, si erge come gioiellino comico, con attinenza alla realtà e battute gustose, e che ha in Paola Cortellesi il suo punto di forza. Lei diventa sempre più brava, con un regista che la conosce bene (e ci mancherebbe) e che ne sa affinare appieno il suo enorme talento. Scusate se esisto! mette (genialmente) in ridicolo un paese molto più avanti delle sue istituzioni, ed è una piacevolissima commedia, che rimane davvero, nel panorama spesso desolante del cinema italiano contemporaneo. Paola Cortellesi è come il vino: col tempo migliora. E’ sempre più bella ed anche più consapevole dei suoi mezzi interpretativi. E il Nastro d’argento vinto proprio per Scusate se esisto, non fa che confermare questa tesi. Appieno.

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Paola Cortellesi, diventata con il trascorrere del tempo un ‘attrice a tutto tondo, ed una delle donne più complete e raffinate della moderna commedia all’italiana.

Arrivati a questo punto, non si può non nominare Giovanna Mezzogiorno, figlia d’arte, colei che ha dato vita ai personaggi più complessi della nuova commedia all’italiana. Resta scolpito nell’immaginario comune, ad esempio, il ruolo della moglie incinta che viene tradita dal marito Stefano Accorsi, nell’Ultimo bacio(2001), di Gabriele Muccino, il quale segna la sua definitiva consacrazione e il suo ingresso nel firmamento delle star del nostro cinema.

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Giovanna Mezzogiorno in abito elegante incanta al Festival di Cannes. La foto risale al 2010, quando l’attrice era presente alla famosa kermesse francese per l’interpretazione del film di Marco Bellocchio, “Vincere”, che per la cronaca, ottenne scroscianti applausi.

Bella, conturbante, affascinante è però con il ruolo di Sabina, dal film La bestia nel cuore(2005), giovane doppiatrice che attraversa il lato oscuro della sua vita, legato ad un episodio di abuso, che la Mezzogiorno dimostra di essere un’artista insuperabile, quando le storie si fanno drammaticamente psicologiche e ricche di pathos interiore. Difatti grazie a questa interpretazione vince la Coppa Volpi, per la miglior interpretazione femminile alla 62ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, entrando nel novero delle poche grandi attrici della nostra storia, ad essersi aggiudicate un riconoscimento così prestigioso. Importante per capire davvero la grandezza e la complessità dei ruoli interpretati dalla Mezzogiorno, è Vincere(2009), di Marco Bellocchio. Qui l’attrice supera se stessa, nei panni di Ida Dalser, in una delle storie “segrete” che hanno avuto per protagonista Benito Mussolini. Vincere è la storia vera appunto di Ida Dalser, prima moglie ripudiata dalla quale il dittatore ebbe un figlio, anch’egli non riconosciuto. Il film indaga appunto questa storia, dimenticata da molti annali, e risulta altresì importante storicamente per comprendere l’ipocrita e crudele evoluzione del Duce, da socialista ateo e agitatore antiecclesiastico a leader di guerra, autore dei patti lateranensi e custode dell’orgoglio nazionale. Bellocchio sceglie una chiave psicologica per narrare il personaggio e l’Italia tutta, scartando da subito l’opzione storiografica, ma arricchendo il film di volontarie spezzature di ritmo e improvvisi mutamenti di registro. Così facendo mette in risalto la superba, sofferta, commovente interpretazione di Giovanna Mezzogiorno, in uno dei ruoli più difficili della sua carriera. E infatti la sua interpretazione ottiene consensi unanimi: Nastro d’argento, Globo d’oro, e soprattutto il premio come miglior attrice protagonista da parte del National Society of Film Critics Awards, ovvero l’associazione dei Critici cinematografici statunitensi. Un riconoscimento prestigioso, che per la cronaca, viene ritenuto inferiore soltanto al Premio Oscar. E infine va nominata Laura Morante, cresciuta alla scuola di Carmelo Bene, e specializzata soprattutto in quella commedia all’italiana che si tinge di venature drammatiche, amare, psicologiche. Due film su tutti: la madre che perde il figlio per un incidente subacqueo nel film di Nanni Moretti, La stanza del figlio(2001), ruolo grazie al quale si aggiudica il David di Donatello per la migliore attrice protagonista; e di Giulia, moglie tradita, madre frustrata e attrice senza grosso talento nel film di Gabriele Muccino, Ricordati di me(2003).

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Laura Morante nel film di Nanni Moretti, “La stanza del figlio”(2001). Per la sofferta e drammatica interpretazione vincerà un meritatissimo David di Donatello come miglior attrice protagonista dell’annata 2001.

Domenico Palattella

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