Virna Lisi: la “donna più bella del mondo”

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Virna Lisi in una scena del film “Le bambole”(1965).

“Era così bella che il suo volto sembrava un dipinto, con le misure auree, con quello spazio giusto tra gli occhi. Non aveva da temere che vista di profilo non fosse bella”.

1. La “diva bionda” che fa impazzire il mondo.

Una bellezza perfetta, algida, aristocratica, nonostante fosse un antidiva nei modi riservati e mai altezzosi, aveva vinto tanto: sei Nastri d’argento, quattro David di Donatello e un Prix d’interprétation féminine a Cannes. Fin da piccolissima ha dovuto quasi lottare con quella bellezza fuori dall’ordinario, si racconta a tal proposito, che a scuola la piccola Virna fosse un disastro, ma la maestra diceva alla madre: “Che le importa signora, sua figlia è talmente bella”. Ma è altrettanto vero che il cinema, in principio, la penalizzò e ci mise parecchio a capire che non era la “solita bellina” adatta solo a ruoli di “fidanzata elegante” o “mogliettina cretina”. Era perfino troppo bella, e per lei, per un certo periodo di tempo, la bellezza rischiò addirittura di essere d’ostacolo alla visibilità delle sue doti di attrice. “Quando hanno capito che non ero solo una bambola è iniziato il periodo più bello della mia carriera, e ci ho preso gusto. Sognavo ruoli di donne adulte, vere. Sono scappata da Hollywood, figuriamoci, volevano trasformarmi nell’erede di Marilyn. Tutta cotonata, un incubo”. Il gran rifiuto alla carriera hollywoodiana, fu una delle pagine più autentiche e famose degli anni ’60. In quel periodo, in seguito agli enormi successi di pubblico e critica ottenuti in patria, Virna venne chiamata a Hollywood, dove le major cinematografiche americane stavano cercando di lanciare una possibile erede di Marilyn Monroe; la Lisi firmò un prestigioso contratto in esclusiva di sette anni con la Paramount e si trasferì con il marito e il figlio a Los Angeles. Il suo primo film hollywoodiano fu la commedia Come uccidere vostra moglie del 1965, interpretato assieme a Jack Lemmon e Terry-Thomas per la regia di Richard Quine, che ottenne un grande successo (fu il maggiore incasso americano della stagione 1965-66) e rimase negli annali la scena in cui la Lisi usciva dalla torta di compleanno di Lemmon con indosso solo un bikini.

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Virna Lisi: la sorpresa di compleanno per Jack Lemmon nel kolossal hollywoodiano “Come uccidere vostra moglie”(1965).

Sembrava l’inizio di una sfolgorante carriera negli Stati Uniti per l’attrice marchigiana, ma lo star system hollywoodiano le impose regole troppo restrittive, relegandola, nei suoi successivi film americani (in cui ebbe modo di lavorare al fianco di grandi attori come Frank Sinatra, George C. Scott e Tony Curtis) al ruolo della bambola sexy, bionda e svampita, in cui la Lisi non si sentiva affatto realizzata e valorizzata. Nel 1968 le fu assegnato il ruolo di protagonista per il film Barbarella diretto da Roger Vadim, ma Virna rifiutò d’interpretarlo e se ne tornò in Italia, rescindendo il contratto con la Paramount (per cui dovette pagare una cospicua penale) dopo appena tre anni e quattro film realizzati: il ruolo di protagonista di Barbarella dopo il rifiuto della Lisi fu assegnato a Jane Fonda. Nello stesso periodo rifiutò pure di apparire nuda sulla copertina di “Playboy”. Questo fu inoltre il periodo in cui Frank Sinatra s’innamorò dell’attrice, ma lei – sposata – rifiutò nettamente le sue avances. E’ stata la stessa Virna Lisi, donna indipendente e coraggiosa, nel corso di un’intervista, a svelare che oltre l’apparenza, quello dello spettacolo è un mondo tutt’altro che roseo, soprattutto dall’altra parte dell’Oceano.

“Quello dell’attrice è un mestiere difficile, mi creda, al di là di ciò che appare, o che volutamente si lascia apparire. E’ vero, effettivamente Come uccidere vostra moglie, che ho interpretato insieme a Jack Lemmon e che fu il maggiore successo del 1964, non è affatto un brutto lavoro. Mi fecero ponti d’oro: girai altri due film, con Tony Curtis (Due assi nella Manica) e Frank Sinatra (U 112 – assalto al Queen Mary), ma poi decisi di ricomprare il mio contratto, che durava altri sette anni, e tornare a casa. Fu difficilissimo: ci vollero tre mesi di trattative e avvocati bravissimi, ma alla fine ce l’ho fatta. Volevano farmi fare Barbarella – racconta – ma io non avevo voglia di mettermi le ali d’argento, la tutina e la parrucca”. E il carattere indipendente, unito alla nostalgia di casa, la portarono al gran rifiuto. A Hollywood – ricorda – c’erano contratti terribili che venivano venduti e ricomprati da una major all’altra come al mercato degli schiavi. La preparazione di un film durava mesi, mi impedivano di prendere l’aereo e venire a trovare mio marito, in più avevo un bambino piccolo. Insomma, non era la vita per me”. Il gran rifiuto non aveva comunque precluso nulla a Virna, che continuerà a girare film d’autore, tanto in Italia quanto in Francia dove era amatissima; e lavorò persino in alcune importanti produzioni hollywoodiane girate in Europa. Qualche esempio: Il segreto di Santa Vittoria(1969) interpretato accanto ad Anthony Quinn, Anna Magnani e Valentina Cortese e diretto da Stanley Kramer; L’albero di Natale(1969) di Terence Young in cui ebbe come partner maschile William Holden; La statua(1971) di Rodney Amateau recitato assieme a Terry Gilliam e David Niven; Il serpente(1973) diretto da Henri Verneuil in cui affiancò Yul Brynner.

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Virna Lisi alla cerimonia di premiazione del Festival di Cannes 1966, mentre ritira la Palma d’Oro assegnata al film “Signore e signori”, capolavoro di Pietro Germi, del quale lei era protagonista.

Ritenuta negli anni ’60, come una delle massime dive internazionali, non rapportabili ad un unico preciso cliché interpretativo, Virna Lisi lavorerà con tutti i maggiori registi italiani: Dino Risi, Mario Monicelli, Franco Brusati, Mauro Bolognini, Alberto Lattuada e Pietro Germi, che lei ha sempre considerato il più grande di tutti. Indipendente come lei, interpretò per lui Signore e signori(1966), che rimane una delle più importanti commedie all’italiana di sempre. Premiato come miglior film al Festival di Cannes del 1966, quella di Signore e signori è una splendida e amara satira sull’ipocrisia borghese in pieno boom economico, che vede Virna Lisi nei panni della giovane cassiera Milena Zulian di cui si invaghisce il ragionier Bisigato (interpretato da Gastone Moschin), coniuge insoddisfatto. Ma se il tradimento è tacitamente lecito, la separazione assolutamente no. Il ’68 però è alle porte, e con esso il divorzio, legalizzato nel 1970. Ritornando a quel Festival di Cannes, datato 1966, Virna Lisi brilla come una delle massime dive accorse alla prestigiosa kroisette francese. Si lascia immortalare insieme a Brigitte Bardot e sale lei sul palco a ritirare la Palma d’oro vinta da Pietro Germi per il film Signore e signori. Il suo abito lungo da sera, con i lunghi capelli biondi raccolti in un fiocco, attirarono i fotografi accorsi alla kroisette, e dall’incanto di quella sera, le testate giornalistiche di tutto il mondo coniarono per Virna, quel termine divenuto leggenda: “Virna, la donna più bella del mondo”.

Virna Lisi, la donna più bella degli anni ’60.

•Nonostante una certa riluttanza a mostrarsi in copertina, in seguito all’eco del successo ottenuto al festival di Cannes, anche Virna Lisi si mostra in copertina su una delle più importanti testate giornalistiche nazionali. Qui è in copertina sul numero 47 di “Tempo”, apparso in edicola il 23 novembre 1966.

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2.Virna Lisi e il suo “Sapore di mare”: non v’è donna più bella.

Quando nel 1982, Virna Lisi venne ingaggiata per il film Sapore di mare di Carlo Vanzina, lei aveva appena compiuto 46 anni, ma era bella più che mai. Pochi avrebbero scommesso che quel filmetto, sarebbe diventato in pochissimo tempo uno dei film più famosi della storia del cinema italiano. Un vero e proprio cult-movie che non perde mai freschezza e che si può rivedere cento, mille volte. Sapore di mare, ormai è uno dei piccoli classici del cinema italiano anni ’80. Una commedia nostalgica, attuale e mai volgare, con un cast giovane e di primissimo livello. Jerry Calà, Christian De Sica, Marina Suma, Karina Huff, Isabella Ferrari e Virna Lisi. Le varie interpretazioni risultano molto spontanee ed è facile riconoscersi in qualche personaggio, o magari ravvisare qualcuno che conosciamo nei ragazzi in vacanza descritti dal buon Carlo Vanzina. L’effetto revival si accompagna bene alla storia che in realtà viene girata nei pieni anni ’80 ma con ambientazione e ‘cuore’ rivolti agli anni ’60, una sorta di omaggio autobiografico dei Vanzina al proprio passato. Rispetto a tante altre commedie ‘pseudo-trash’, questo film si stacca decisamente dalla media, sia per soggetto e sceneggiatura autobiografici, sia per la trattazione di temi universali per ogni adolescente ed ogni adulto che non abbia dimenticato la propria gioventù. La malinconia autentica, che avvolge peraltro tutta la pellicola, scatta soprattutto nel primo piano finale di Jerry Calà, per i suoi tocchi goliardici e i suoi dialoghi parolacciari, ma divertenti. Ma dal gruppo emerge, non solo per bravura, ma anche per un’inarrivabile bellezza, sempre lei, Virna Lisi, che a 46 anni arriva ad offuscare giovani bellezze come Marina Suma e Karina Huff.

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Virna Lisi, splendida quarantenne nel cult-movie di Carlo Vanzina, “Sapore di mare”(1982).

E’ lei la vera stella del film, interpreta Adriana Balestra, un’affascinante donna matura che ammalia involontariamente uno dei giovani protagonisti. Questa interpretazione le fece vincere sia il David di Donatello che il Nastro d’argento, e nello stesso tempo la rilanciò tra le massime protagoniste della commedia all’italiana degli anni ’80. E non è finita qui. In seguito alla bellezza dimostrata nel film, un importante mensile italiano arrivò a titolare: “Virna Lisi in Sapore di Mare: non v’è donna più bella”. Ed effettivamente è difficile anche nella realtà diversa da quella cinematografica, rintracciare una quarantenne più bella di Virna Lisi nel cult di Carlo Vanzina. La stessa Virna Lisi si dimostrò sorpresa, stupita da tanto successo e asserì di non aver fatto nulla di straordinario. D’altronde l’umiltà e l’eleganza anche nei modi, è sempre stata una delle prerogative del suo ininterrotto successo.

3. Virna conquista Cannes.

Era il 1993 quando il regista francese Patrice Chéreau aveva in mente di girare un kolossal francese in costume dedicato alla principessa francese Margherita Di Valois, figlia di Caterina de’ Medici, vissuta negli anni a cavallo tra il 1500 e il 1600. La principessa francese venne soprannominata da Alexandre Dumas padre, “La regina Margot”, da cui l’omonimo romanzo e l’omonimo film di Chéreau. Per la parte, prestigiosa oltre ogni misura, di Caterina de’ Medici, venne scelta la nostra Virna Lisi, che venne selezionata battendo la concorrenza di Giulietta Masina e Monica Vitti. Il regista, tuttavia, secondo la stessa Virna Lisi, non la riteneva adeguata al ruolo, ma dovette arrendersi, sul set, di fronte alla sua straordinaria bravura.

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Virna Lisi mentre riceve al Festival di Cannes del 1994, la Palma d’oro come miglior interprete femminile per il film “La Regina Margot”, di Patrice Chèreau, in cui interpreta in maniera sublime il personaggio di Caterina de Medici.

L’eleganza di Virna Lisi, unita al suo stile inconfondibile, resero fin dal primo ciak, quella Caterina de Medici davvero immortale e assolutamente credibile. Il film ottenne scroscianti applausi, l’anno seguente, al Festival del Cinema di Cannes, dove vinse il Premio della Giuria. Alla stessa kermesse francese, fu un vero e proprio trionfo per Virna Lisi, che a 58 anni vinse il Prix d’interprétation féminine, proprio per la superba caratterizzazione di Caterina de’ Medici. Fu la ciliegina sulla torta ad una sfolgorante carriera per Virna Lisi, che con questo premio si issò a tutti gli effetti tra le più grandi attrici femminili del cinema mondiale. Il prestigioso riconoscimento internazionale fu un’enorme soddisfazione per l’attrice marchigiana, ottenuta in età matura, ma questo premio, anche un po’ tardivo se vogliamo, non fu ritenuto tale da ella stessa. Non ebbe la stessa sensazione, che ad esempio, ebbe Ugo Tognazzi dodici anni prima, quando vinse lo stesso premio, però al maschile, per “La tragedia di un uomo ridicolo”. All’epoca il grande attore cremonese, aveva 60 anni, e considerò il premio, piuttosto un riconoscimento alla carriera, quasi un risarcimento del Festival di Cannes, per avergli sempre, prima di allora, preferito qualcun altro.

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Domenico Palattella

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