Le origini del cinema documentario e il suo sviluppo in Italia. ( saggio pubblicato sul mensile “Smart Marketing” del 30 aprile 2017)

cinema e documentario 1
Foto di scena del docu-film di Federico Fellini, “I clowns”(1970)

“UN DOCUMENTARIO NON PARTE DA UN TEMA, MA DALLE PERSONE. PER RICONOSCERE CHI È CAPACE DI TRASFERIRE UN’EMOZIONE NARRATIVA E COSTRUIRCI UNA RELAZIONE OCCORRONO MESI. È LA PREMESSA DI TANTO CINEMA DOCUMENTARIO, E PARTE DI QUESTO LAVORO ESPLORATIVO VA A VUOTO”          (Andrea Segrè, regista e documentarista)

Il termine “documentario” fu impiegato per la prima volta nel febbraio del 1926, in un articolo sul quotidiano New York Sun, firmato dall’inglese John Grierson, a proposito del film Moana realizzato dal regista americano Robert Flaherty. Il documentario è un film che documenta o tenta di documentare la realtà. Il documentario non è un film di finzione. I soggetti ripresi non sono attori. Qualche volta il film documentario viene narrato da una voce fuori campo (voice-over), in altri casi puo’ non esserci commento (le immagini “parlano” da sole) e in altri ancora il narratore è il soggetto che accompagna il fruitore del film, svolgendo il ruolo di “commentatore” delle immagini. In passato venne definito “cinema verità” o film del reale. Spesso il film documentario moderno include testimonianze o interviste. Nella rappresentazione verosimile del reale il documentario è un prodotto audiovisivo che si propone di svolgere un’operazione di documentazione filmica. Ma diventa documentario non solo il film sulla realtà ripresa così come si presenta ai nostri occhi (ovviamente reinterpretata dal nostro talento e dai nostri punti di vista) ma anche un personaggio dei nostri giorni o un evento storico puo’ essere il soggetto del nostro film. Sempre piu’ spesso negli ultimi anni si assiste ad una forma “ibrida” tra documentario e film di finzione, definito docu-film che include sia immagini reali che ricostruite o “sceneggiate” da attori.

moana- primo documentario ufficiale (1926)

John Grierson nell’approfondire il suo discorso intorno ai principi fondamentali del cinema documentario e, in modo particolare intorno all’opera di Flaherty, non intendeva certamente proporre una definizione valida per tutta la produzione non-fiction nel suo complesso, ma al contrario gli premeva individuare un nuovo approccio nei confronti di questa forma di espressione filmica. Ed infatti egli ravvisa nella forma documentaria la possibilità di “rielaborare criticamente e drammatizzare il materiale naturale”. Perciò ad una concezione del film come “puro sguardo” si sostituisce l’idea del film come “discorso”, nel quale le immagini acquisiscono la funzione di “documento” e si inseriscono in un contesto più ampio, più strutturato e di carattere drammatico. Il documentario si gira sul posto che si vuol riprodurre, con gli individui del posto. Questa è la riflessione di Robert Flaherty, il grande documentarista, il grande poeta del cinema. Scevro da soverchie imposizioni commerciali, non pressato dal divismo, il documentario è stato spesso il cinema “puro” per eccellenza. La maggior parte dei film precedenti al 1900 erano notiziari d’attualità, tuttavia il primo film sufficientemente lungo e articolato da poter essere legittimamente considerato un documentario fu L’Accademia di cavalleria di Saumur (Francia, 1897), con una durata di 20 minuti.

carlo lizzani- documentarista e regista
Il regista Carlo Lizzani.

Parlando più specificatamente del nostro Paese, il documentarismo non ha mai avuto una vera e propria tradizione, e non ha neanche mai avuto una progettualità evidente, ha però avuto esempi eccellenti, nonché individualità di rilievo, basti pensare a Pier Paolo Pasolini, Carlo Lizzani e Mario Soldati, poi divenuti Maestri del Cinema. Sostanzialmente i momenti salienti nella storia del documentario italiano, si possono dividere in cinque distinte fasi: i pionieri quali Luca Comeiro e Roberto Omega, maestri del documentario muto; il momento della rinascita con il sonoro e la CINES di Emilio Cecchi; gli anni del dopoguerra caratterizzati dalla produzione INCOM e dall’Istituto LUCE; quelli dei primi anni ’60 con i documentari a sfondo pseudo-erotico inventati da Alessandro Blasetti; e il documentario contemporaneo. Come è chiaro da questa suddivisione, il documentario in Italia, non ha mai avuto una sua continuità, ma ha vissuto brevi ed intense stagioni, ovvero “illuminazioni” temporanee. I registi italiani che hanno lavorato alla produzione di documentari, lo hanno fatto isolatamente o da inesperti, formulando esperienze di ricerca del tutto personali. E’ pur vero che il Neorealismo dei Maestri, Visconti, Rossellini e De Sica, è nato come documentario, però è anche vero che ad un certo punto il genere si allontana dal documentario puro, perché allora come oggi, in sala, il documentario non tira affatto.

Fuocoammare-poster-locandina-2016

Si può dire dunque, che il documentario piaccia di più ai critici che al pubblico delle sale. E dato che il “dio denaro” è sempre quello che regola il mondo, anche quello cinematografico, si può capire perché il documentario non ha mai sfondato, soprattutto qui da noi. D’altronde il pluripremiato Fuocoammare, di Gianfranco Rosi, è stato un colossale flop nelle sale, ed era stato ampiamente previsto. Però la qualità nella storia del documentario all’italiana c’è, ed è anche evidente. Infatti, guardando ai nomi degli autori che hanno regalato alla storia del documentarismo italiano le opere più prestigiose, si scopre come pochissimi tra essi sono stati documentaristi in senso stretto, e che molti siano stati i nostri maggiori cineasti. Ettore Scola, Federico Fellini (I clowns), Mario Soldati, Pier Paolo Pasolini, Luchino Visconti, Paolo e Vittorio Taviani e potremmo ancora continuare. Il documentario, insomma, qui da noi, è stato inteso da tali autori sia come territorio di sperimentazioni linguistiche, sia come mezzo educativo. Oggi forse, a differenza del passato per il documentarismo italiano, esiste una certa progettualità, ed una generazione di autori che si muove in tal senso: Rosi, Segre, D’Anolfi, Parenti, Ciprì e Maresco(Come inguaiammo il cinema italiano-la vera storia di Franco e Ciccio). Insomma, abbiamo uno stuolo di autori e professionisti capaci di porre sfide di linguaggio e idee anche rivoluzionarie, che, è sotto gli occhi di tutti, stanno rilanciando il documentario italiano.

ciprì e maresco dedicano il loro documentario a Franchi e Ingrassia
Il documentario di Ciprì e Maresco dedicato alla celebre coppia composta da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.

Domenico Palattella

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