Sorrentino-Servillo: un sodalizio da Oscar

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Toni Servillo e Paolo Sorrentino sul palco di Hollywood, mentre ricevono il massimo riconoscimento cinematografico a livello mondiale, ovvero il Premio Oscar per “La Grande Bellezza”(2013).

Quella tra il regista premio Oscar Paolo Sorrentino e il pluripremiato Toni Servillo, è la storia di un sodalizio artistico tra i più importanti dell’intera storia del cinema italiano. Sono loro infatti, ad aver riportato in Italia, dopo 15 anni di assenza, il premio Oscar nel 2013 per La Grande Bellezza, e sono loro il tandem artistico più talentuoso del cinema italiano moderno. Vengono paragonati a Fellini e a Mastroianni, per la capacità “sognatrice” di descrivere la società italiana del periodo, e per lo stretto e morboso rapporto artistico, infatti Servillo è l’alter-ego cinematografico di Sorrentino, così come Mastroianni lo era di Fellini. Ma il loro rapporto si basa anche su una grande amicizia e su una incondizionata stima reciproca. Sorrentino non ha mai nascosto la sua profonda ammirazione per le doti recitative di Toni Servillo, con la consapevolezza che l’attore napoletano sia forse il migliore interprete del cinema italiano moderno, nella capacità di rendere alla perfezione personaggi difficili e a tutto tondo. D’altronde il suo palmarès d’attore parla chiaro: 4 Nastri d’argento, 4 David di Donatello e 2 Oscar europei. Numeri da record. Ma a questo punto, appare anche chiaro che dietro questa collaborazione così fortunata c’è sicuramente qualcosa in più, compresa la capacità di Sorrentino di tessere personaggi memorabili adatti alle corde interpretative e gestuali dell’amico Servillo. Per lui è una garanzia, ed appare chiaro come i migliori risultati artistici del regista, siano arrivati in tandem con Servillo. Con le dovute eccezioni, certo. Per l’uno e per l’altro. Però, che il loro sodalizio tocchi corde, in grado di rendere memorabile tutto ciò cui lavorano insieme, è un dato di fatto oggettivo. In 15 anni di attività, il loro sodalizio è fatto di quattro film, ai quali ci sarà da aggiungere un quinto, attualmente in progettazione. Paolo Sorrentino e Toni Servillo, infatti dopo La Grande Bellezza, torneranno a lavorare insieme in Loro, il nuovo film del regista premio Oscar, addirittura incentrato sulla figura di Silvio Berlusconi, che sarà impersonato proprio dall’attore napoletano. Un ruolo difficile, senza dubbio, ma che forse solo Servillo è davvero in grado di rendere senza sbavature e senza cadute di stile. Da uno statista all’altro, da Giulio Andreotti a Silvio Berlusconi. Toni Servillo è ‘l’uomo in più’ di Paolo Sorrentino, l’attore feticcio destinato a solleticanti sfide. L’ultima in ordine cronologico vuole il protagonista de La Grande Bellezza nel ruolo dell’ex premier italiano. Le riprese inizieranno a breve e la distribuzione nelle sale è prevista per il 2018. Per intanto, soffermiamoci sui quattro film già usciti del loro sodalizio artistico, analizzandoli anche dal punto di vista del successo di critica e di pubblico che hanno ottenuto.

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Un altro primo piano di Sorrentino e Servillo, sorridenti ad uno dei tanti Festival del cinema ai quali hanno partecipato.

•L’uomo in più (2001)
È il film che segna l’inizio del sodalizio tra Sorrentino e il suo attore-feticcio Toni Servillo, nonché l’esordio alla regia del regista. Il film racconta la storia di Antonio Pisapia: ma attenzione, gli Antonio Pisapia sono due. L’uno un calciatore, l’altro un cantante di musica leggera, diventano due facce dello stesso personaggio: entrambi devono infatti fare i conti con il passaggio dall’avere tutto al ritrovarsi senza niente. Particolarmente elogiata dalla critica è stata la performance di Servillo, il quale è riuscito perfettamente a donare credibilità al personaggio di Tony, esuberante e a tratti macchiettistico. Le due storie sono legate da parallelismi semi-fantastici e da sottolineature simboliche alla Kieslowski, a volte rindondanti. E’ un film, opera prima di Sorrentino, che tesse l’elogio dei perdenti e racconta una realtà sfaccettata e sordida, con un notevole sfoggio stilistico, che promette bene. Nastro d’argento a Sorrentino come miglior regista esordiente.

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La locandina originale del film “L’uomo in più”(2001), il primo del sodalizio Sorrentino-Servillo.

Ma il loro sodalizio artistico diventa più compiuto tre anni dopo, con Le conseguenze dell’amore, presentato in concorso alla 57esima edizione del Festival di Cannes e pluripremiato ai Nastri, ai David e ai Globi.

•Le conseguenze dell’amore (2004)
Entriamo nella vita di Titta di Girolamo. Un uomo dall’esistenza apparentemente piatta e monotona che si rivela essere riciclatore di denaro sporco per conto della mafia. In tutto questo, l’incombere dell’amore e lo sconvolgimento di un equilibrio faticosamente raggiunto. Spicca ancora una volta l’interpretazione di Toni Servillo, perfetto nell’incarnare un personaggio complesso come quello di Titta di Girolamo, che viene costruito per sottrazione: il suo carattere emerge in virtù di ciò che non è, dipinto attraverso pochi tratti essenziali che Servillo fa propri con grande maestria. Alla sua opera seconda, Sorrentino non solo conferma ma spinge oltre quel che aveva dimostrato con il suo esordio: una posizione tangenziale e al tempo stesso trasversale al cinema italiano, capace di lavorare con le convenzioni nostrane – in questo caso il film di mafia – sabotandole, quasi facendole implodere, trasformandole in qualcosa di nuovo e mai visto. Sorrentino gira un noir interiore e imprevedibile, capace di rapire lo spettatore, ambientato esclusivamente in luoghi anonimi: l’albergo, la banca, i garage, l’aeroporto dove il protagonista, uno ieratico e dolente Servillo, si muove come in un acquario, libero di vedere ciò che sta all’esterno ma impossibilitato a raggiungerlo se non a costo di un sacrificio estremo. Stile e tragedia dell’assurdo, con un finale impossibile da dimenticare. Il contrasto teso e silente tra dovere e desiderio è reso splendidamente dalla fluidità della macchina da presa di Sorrentino, rotta solo dal montaggio chirurgico e pulsante, oltre che da una ipnotica colonna sonora. Un sincretismo estetico che è marchio di fabbrica del regista napoletano, soprattutto quando questa sua prerogativa si serve dell’apporto di Servillo davanti alla macchina da presa. Collezione di premi nazionali: 4 Nastri d’argento ( miglior attore protagonista Toni Servillo; miglior attore non protagonista Raffaele Pisu; miglior soggetto a Paolo Sorrentino; miglior fotografia a Luca Bigazzi ), 5 David di Donatello ( miglior film; miglior regista; miglior sceneggiatura; miglior attore protagonista; migliore direttore della fotografia a Luca Bigazzi ), 2 Globi d’oro ( miglior sceneggiatura; miglior attrice rivelazione ad Olimpia Magnani ).

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Paolo Sorrentino sul set del film “Le conseguenze dell’amore”(2004)

Quattro anni dopo il sodalizio artistico tra Sorrentino e Servillo si arricchisce di un nuovo capolavoro, con un ritratto grottesco e riuscito della vita di Giulio Andreotti e delle vicende politiche che lo circondano. Il titolo è Il Divo, che ottiene numerosi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale, nonché il parere favorevole della critica.

•Il divo (2008)
Il film si distingue per la sua complessità e per l’interpretazione magistrale di Toni Servillo, che regge l’intero asse della narrazione. L’attore si cala perfettamente nel personaggio, rendendone atteggiamenti e tic all’interno di una cornice di immobilismo che diventa il suo tratto caratterizzante. Il divo è un film interessante e innovativo nel panorama italiano contemporaneo. Lo stile barocco e sontuoso che caratterizza Il Divo, che ha come sottotitolo La spettacolare vita di Giulio Andreotti può rivelarsi a tratti crudo, ma non ha mancato di ottenere un grande successo di pubblico. Il Divo è un affresco epocale, un pò biografia, un pò film inchiesta, un pò opera rock, il cui indiscusso protagonista è lo strepitoso Toni Servillo nel ruolo del divino Giulio Andreotti, l’uomo che ha partecipato in prima persona a tutti gli eventi più importanti della storia della Repubblica Italiana. Il film si apre con la voce narrante di Andreotti che ricorda un evento della sua giovinezza, quando l’ufficiale sanitario alla visita di leva gli predisse una morte imminente. Sopravvissuto, anni dopo, cercò il medico per fargli sapere che stava bene: “Ma era morto lui. E’ andata sempre così: mi pronosticavano la fine, io sopravvivevo; sono morti loro”. Subito dopo, una carrellata di cadaveri eccellenti, dal banchiere Sindona al giornalista Pecorelli, al giudice Falcone. Su tutti i fatti aleggia la figura di Andreotti, che vediamo per la prima volta nel film con il volto trafitto da aghi, una cura cinese per il mal di testa ricorrente di cui soffre, ma che lo fanno apparire come un demone della saga horror Hellraiser o un novello Cristo con la corona di spine. E proprio la dialettica bene/male si trova alla base di un film in cui il protagonista vive, per sua stessa ammissione, la penosa contraddizione di perpetrare il male per garantire il bene. Film iperrealista, non privo di una certa freddezza, Il Divo ci conduce nel backstage di un potere durato oltre 50 anni e tratteggia il ritratto di un Andreotti più vero del vero, memore della lezione impartita a suo tempo da Orson Welles con Quarto potere (1941). Sorrentino sa bene qual’è il limite invalicabile, e non ci permette mai di penetrare appieno nel mistero dell’uomo Andreotti. L’anziano senatore, che aveva dapprima concesso informazioni e interviste a Sorrentino, si è poi detto scontento del film, pur rinunciando a percorrere vie legali. Nonostante qualche iniziale rimostranza, il film  in generale è stato accolto molto bene dalla critica italiana. Paolo Mereghetti afferma che “certifica l’esistenza di un cinema italiano finalmente adulto, autorevole, coraggioso”. Pino Farinotti invece ha scritto: “Il divo è un ottimo film. Sorrentino ha scovato soluzioni, contenuti e caratteri che si staccano, verso l’alto, dalla massa grigia, omologata, triste e sorpassata, del cinema italiano”. Recensioni positive provengono anche da Il Sole 24 Ore, Liberazione, Il Giornale e il manifesto. In generale vengono elogiate la grande prova d’attore di Servillo e il complesso lavoro stilistico di Sorrentino, che rielabora la realtà per creare una potente allegoria del potere assoluto. E come al solito, quando si tratta dell’accoppiata Sorrentino-Servillo, incetta di premi nazionali e internazionali: Premio della giuria a Paolo Sorrentino al Festival di Cannes; nomination all’Oscar come miglior trucco per Aldo Signoretti e Vittorio Soldano; Oscar europeo a Toni Servillo come miglior attore protagonista; 7 David di Donatello, tra cui miglior attore protagonista a Toni Servillo e miglior fotografia a Luca Bigazzi; 4 Nastri d’argento, tra cui regista del miglior film e sceneggiatura a Paolo Sorrentino e miglior attore protagonista ancora a Toni Servillo; 1 Globo d’oro nella categoria miglior sceneggiatura.

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Lo strepitoso Giulio Andreotti, di Toni Servillo, nel film “Il divo”(2008).

E poi venne il quarto film dell’accoppiata Sorrentino-Servillo, ed è il loro capolavoro, con la decadente descrizione della Roma dei tempi moderni arricchito dallo sguardo stralunato e cinico di Jep Gambardella alias Toni Servillo. Parliamo de La Grande Bellezza, il film che riporta l’Oscar in Italia a distanza di 15 anni.

•La grande bellezza (2013)
È innegabile la maestria di Sorrentino nel rappresentare efficacemente un universo popolato di personaggi decadenti e grotteschi, cullati nei palazzi lussuosi della Città Eterna; ma è innegabile anche l’apporto decisivo di Toni Servillo nei panni del giornalista Jep Gambardella, un navigato giornalista di costume e critico teatrale, dal fascino innegabile, impegnato a districarsi tra gli eventi mondani di una Roma così immersa nella bellezza del passato, che tanto più risalta rispetto allo squallore del presente. La Roma in cui si muove Jep/Servillo, è una città che non smette di essere un santuario di meraviglia e grandezza. Intorno a lui tutta una serie di personaggi che si muovono nella Roma bene dei decadenti anni 2000. La grande bellezza di Roma, riesce comunque a fuoriuscire, come un bagliore accecante in mezzo ai problemi dei tempi nostri. La grande bellezza è un film che vive delle stesse contraddizioni che racconta, di eccessi barocchi e intimità commoventi, momenti di un surrealismo concretissimo come di puro e cristallino godimento estetico essenziale, di una crepuscolarità costante e ininterrotta perfino dalla luce del giorno e momenti di straordinaria lucidità su sé stessi e sul mondo. Un film opulento per ragionata necessità, ma nel quale il regista trova perfino, niente affatto paradossalmente, lo spazio per calmierare la scalmatezza della sua vorticosa macchina da presa. Strepitoso Toni Servillo e ottimi i co-protagonisti a partire da Sabrina Ferilli e Carlo Verdone. Pletora di premi nazionali e internazionali: miglior film straniero agli Oscar, ma anche ai Golden Globe e agli European Film Award; 9 David di Donatello, 6 Nastri d’argento e 1 Globo d’oro.

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Il personaggio della vita di Toni Servillo, ovvero Jep Gambardella, dal film “La Grande bellezza”, Premio Oscar 2013.

Domenico Palattella

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