Sketch tratto da “Totò a colori”(1952), il capolavoro del principe Antonio De Curtis

“Totò a colori” è il primo film italiano a colori, girato con sistema Ferraniacolor, è antologia dei più bei brani del Totò teatrale e dei suoi sketch migliori, nonchè il film di Totò più visto in assoluto. Accanto alla famosa scena dell’aggressione all’onorevole nel wagon lit ( “Chi non conosce quel trombone di suo padre” che si conclude con il celeberrimo “ma mi faccia il piacere” e dove ci sono battute entrate nel mito come “Io sono un uomo di mondo, ho fatto tre anni di militare a Cuneo” oppure “ogni limite ha una pazienza”), alla scena degli esistenzialisti a Capri ( con la gag dello sputo nell’occhio) ci sono due delle prestazioni marionettistiche più alte: il Pinocchio disarticolato che s’affloscia infine, lasciate le corde, in un mucchio angosciante di legni senz’anima, capolavoro di un Totò robot folle e metafisico, e il gran finale del direttore d’orchestra fuochi d’artificio, furia pluriorgiastica di esplosioni a girandola, a schizzo e a von-braun, e di continue interne metamorfosi. Assolutamente geniale. L’uso della pellicola a colori per quei tempi necessitava l’impiego di luci molto forti, a scapito della vista, e Totò soffriva già di problemi di vista all’occhio sinistro.

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