Il meglio e il peggio del cinema italiano nel 2016. ( saggio pubblicato sul mensile “Smart Marketing” il 1 marzo 2017 )

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“Perfetti sconosciuti” ha vinto il David di Donatello come miglior film della stagione 2015/2016, risultando la vera rivelazione dello scorso anno.

Il 2016, appena andato negli annali, è stato un anno importante per il cinema italiano. Tanti film di qualità, anche nel genere comico, in decisa ripresa. Non mancano, però anche “cagate pazzesche”, per citare e omaggiare Paolo Villaggio e i suoi ottant’anni di vita compiuti proprio nel 2016. L’anno era iniziato con l’exploit, annunciato, previsto, di Checco Zalone e del suo Quo vado, campione di incassi della scorsa stagione. Un film rispettabile, per carità, perché l’attore pugliese è senza ombra di dubbio, un esteso fenomeno di massa e rappresenta lo specchio dei tempi attuali, ma la qualità, anche comica, è un’altra cosa. La qualità è quella di “Perfetti sconosciuti”, film di Paolo Genovese, vera rivelazione dell’annata. Una stupenda e amara parabola sui falsi miti della società odierna, dipendente cronica degli smartphone, dei social e di tutte le aberranti diavolerie elettroniche, che ci hanno resi degli automi e sui quali celiamo tutta la nostra vita e i nostri segreti più intimi, anche quelli inconfessabili. E’ la grandezza di questo film, commedia all’italiana che di più non si può, sorretto da un cast funzionale e molto affiatato: Valerio Mastrandrea ( che è come il vino, più passa il tempo e più migliora ), Edoardo Leo, Marco Giallini, Kasia Smutniak, Anna Foglietta. David di Donatello a maggio scorso, come miglior film dell’annata 2015/2016, rimane una delle pellicole chiave degli ultimi 5 anni, dalla quale non si può prescindere per capire l’evoluzione del nostro cinema.

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Vincenzo Salemme e Stefania Rocca nel film “Non si ruba a casa dei ladri”.

Miglior film dell’anno, votato dai membri del Sindacato dei Critici cinematografici italiani, è risultato invece essere, “Fai bei sogni” di Marco Bellocchio, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico scritto dal giornalista Massimo Gramellini. Storia di un’assenza, di un sorriso negato, di una nostalgia bruciante, come la perdita di una mamma avvenuta in età infantile. Un peso, un lutto che ci si porta per tutta la vita, anche se si diventa grandi, professionisti e affermati. Strepitoso Valerio Mastrandrea. Sarà un caso che i due migliori film dell’anno siano interpretati entrambi da lui? E’ questa la qualità che deve inseguire il cinema italiano, ancora e sempre nell’ambito della commedia realista, che fa parte del nostro Dna. Stakanovista dell’annata è stato invece, Vincenzo Salemme, in sala con ben tre film: “Se mi lasci non vale”, “Prima di lunedì” e “Non si ruba a casa dei ladri”. Nel primo è anche regista, il secondo è francamente mediocre, il terzo rasenta la perfezione. Lui comunque è un Maestro della commedia, e come lui al giorno d’oggi, davvero ce ne sono pochi. Forse nessuno. Questo è stato anche l’anno del docu-film girato a Lampedusa di Gianfranco Rosi, Fuocoammare, pluriapprezzato a livello internazionale e vincitore dell’Orso d’oro al Festival di Berlino e dell’Oscar europeo come miglior film; e del ritorno al cinema di Carlo Verdone e Antonio Albanese, “strana” coppia, tanto bizzarra da funzionare, nel film “L’abbiamo fatta grossa”. Due autentici leoni del nostro cinema, che piacere vederli insieme. Esattamente come Margherita Buy e Claudia Gerini, buffa coppia nella commedia Nemiche per la pelle.

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La locandina originale del docu-film di Gianfranco Rosi,”Fuocoammare”, candidato all’Oscar come miglior documentario.

Sopra ogni più rosea previsione, nella scorsa annata spicca Lo chiamavano Jeeg Robot, di Gabriele Mainetti, superhero movie classico, con la struttura, le finalità e l’impianto dei più fulgidi esempi indipendenti statunitensi. Pensato come una “origin story” da fumetto americano degli anni ’60, girato come un film d’azione moderno e contaminato da moltissima ironia che non intacca mai la serietà con cui il genere è preso di petto, Lo chiamavano Jeeg Robot, si issa probabilmente come il miglior film fantasy della storia del cinema italiano. Un genere, dobbiamo dire la verità, mai troppo a proprio agio nel nostro cinema. In mezzo a tanti film riusciti, ce ne sono altri, che alla seconda, terza o quarta visione acquistano spessore: è il caso di Assolo, di Laura Morante; La corrispondenza di Giuseppe Tornatore; e Onda su onda, di Rocco Papaleo, con Alessandro Gassman e lo stesso Rocco Papaleo, amaro rifacimento del Gaucho con Gassman padre. Film non particolarmente apprezzati inizialmente, ma che si lasciano vedere e capire profondamente nel loro significato intrinseco, con il passare del tempo. Pellicole che hanno bisogno di essere elaborate, col tempo. E poi arriviamo alle noti dolenti: su tutti “Un Natale al Sud”, con Massimo Boldi, Enzo Salvi, Biagio Izzo e una improponibile Anna Tatangelo attrice, il film più brutto e insignificante della storia del cinema italiano. Boldi ormai è cotto, Enzo Salvi è fuori tempo massimo, Biagio Izzo arranca non sorretto da un copione valido e Anna Tatangelo è bona, ma è meglio che faccia solo la cantante. Di bassissimo livello anche i corali “Forever Young”, “Un paese quasi perfetto” e “I babysitter”.

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Claudio Santamaria in una scena del film “Lo chiamavano Jeeg robot”, una delle migliori pellicole della scorsa annata.

Notevoli invece i film di Natale, i cosiddetti cinepanettoni, finalmente gustosi e divertenti. Splendido “Poveri ma ricchi”, tratto dalla commedia francese “Les touche”, e interpretato da Christian De Sica, Enrico Brignano e Lucia Ocone. La dimostrazione lampante che quando Christian De Sica è utilizzato al meglio delle proprie potenzialità, è sempre il comico italiano più grande degli ultimi 20/30 anni, per ritmo, per tempi comici, per vis comica dilagante. Riuscito anche il classico cinepanettone della “Filmauro”, “Natale a Londra”, quello con Lillo & Greg. Forse un po’ confusionario, ma la coppia ( che grandi ) vale il prezzo del biglietto. Un piacere vedere anche il ritorno al cinema di Aldo, Giovanni & Giacomo, mai dimenticati e sempre molto apprezzati un po’ da tutti. Il loro Fuga da Reuma-Park è un apologo amaro sulla vecchiaia che merita ben più di una fugace occhiata.

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“Poveri ma ricchi”, il film con Christian De Sica ed Enrico Brignano, che ha vinto la classica sfida di Natale.

Concludiamo con un’affettuosa menzione speciale al nostro Uccio De Santis, che nell’annata 2016, ha finalmente ottenuto la definitiva consacrazione cinematografica, smentendo quelli che non credevano che lui potesse mai diventare una faccia da cinematografo. A 50 anni appena compiuti non solo è stato nelle sale con il suo secondo lungometraggio da protagonista, Mi rifaccio il trullo, delicata pellicola con il cast storico del Mudù; ma è stato co-protagonista anche ne La cena di Natale al fianco di Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti; e soprattutto nel cine-panettone natalizio “Natale a Londra”, con attori affermati come Lillo & Greg, Nino Frassica, Paolo Ruffini e il “pasoliniano” Ninetto Davoli. E al loro cospetto non ha affatto sfigurato. Insomma l’annata appena conclusa ha segnato più luci che ombre, con un incremento di presenze al cinematografo che ha segnato un 12% in più rispetto al 2015, che diventa del 19% se rapportato al 2014. Dati confortanti, interessanti, significativi, i quali fanno certamente bene al futuro del nostro cinema, che dopo anni problematici sta andando verso la direzione giusta. Con qualità, idee innovative e spirito di gruppo.

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Uccio De Santis e Lorena Cacciatore nel film “Mi rifaccio il trullo”, secondo lungometraggio dell’attore pugliese.

Domenico Palattella

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