Sketch tratto da “Colpo gobbo all’italiana”(1962), con Mario Carotenuto e Aroldo Tieri

Sorta di “Soliti ignoti” al contrario, “Colpo gobbo all’italiana” è una delle più belle commedie all’italiana del nostro cinema e rientra tra quelle pellicole meritevoli di un’ampia rivalutazione, ma oggi poco conosciute. La pellicola nacque da una geniale idea di Mario Carotenuto, presenza fissa del cinema italiano, dagli anni ’50 agli anni ’80, che proprio in quegli anni viveva il suo momento di massimo splendore. Da caratterista era stato promosso a “primo attore” sul campo e fioccavano per lui le parti nella nascente commedia all’italiana. “Colpo gobbo all’italiana” mischia un pò di tutto: è un giallo, è una commedia all’italiana, è un action movie stile “Soliti ignoti”, è una commedia amarognola. C’è un pò di azione, di comicità, di romanticismo, di surrealismo. Insomma non manca proprio nulla, compresa l’estrema originalità della storia. Essa racconta del metronotte Orazio (A.Checchi ) che è un amico di tutti nel quartiere in cui svolge il proprio lavoro. Quando viene fatto un furto in una banca, il che accade proprio sotto la sua giurisdizione territoriale,Orazio per non cadere in disgrazie,si rivolge,per recuperare il maltolto, proprio ad alcuni lestofanti di bassa leva i quali,a loro volta,chiedono l’aiuto di un “professionista” di grande fama nel quartiere, ovvero Nando Paciocchi, un carismatico e frizzante Mario Carotenuto. E’ lui la vera forza della pellicola, qui anche autore del soggetto e co-sceneggiatore. La sua capacità, più unica che rara di rendere credibile qualsiasi personaggio, soprattutto quando si tratta di un borgataro romano, è la chiave del suo successo. Ma la pellicola, furba e schietta, funziona anche perché ruota tutta su un efficace gioco di squadra, da parte di un’affiatata schiera di caratteristi e attori di eccelso livello: da macchietta Aroldo Tieri nei panni di Titillo, scassinatore che tratta le casseforti come fossero belle donne da corteggiare, ma riuscita risulta essere anche la guardia notturna di Andrea Checchi. Un film che riesce a farci riassaporare un’Italia che non esiste più, in puro stile da commedia all’italiana, ed anche delle più pregiate. Il maestro Lucio Fulci, grazie alla bravura dei caratteristi di contorno e ad un ispirato Carotenuto (autore del soggetto) racconta di una Roma che non c’è più, di vizi e debolezze del “popolino” e di una solidarietà (non sempre spontaneamente sincera) tra reietti, che fa sempre il suo effetto (anche comico). Gradevole, gradevolissima commedia, allora sottovalutata dalla critica, ma molto apprezzata dal pubblico, con un importante messaggio di fondo, ovvero che la gente onesta in Italia esiste ancora. Sarà valido anche oggi? Forse. Quel che rimane comunque, è il film, davvero da rivalutare. E occhio a Mario Carotenuto: che attore!

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