Marisa Allasio: una piccola grande Diva

marisa-allasio-foto-1
Marisa Allasio a fine anni ’50 venne definita come una delle massime dive nazionali. Giunonica, sempre con il sorriso sulle labbra, le sue morbide curve fecero impazzire l’Italia intera. Il suo personaggio piaceva agli italiani di quegli anni, che uscivano dalla guerra ed avevano bisogno di modelli positivi, ma non sfacciati, divertenti ma non volgari. E Marisa espresse quel tipo di modello sociale, bella, «tutta curve», che attira gli sguardi maschili, ma che possiede saldi principi morali ed una incredibile dose di ingenuità nei rapporti con gli uomini. Insomma, come scrisse qualche critico allora, “una specie di Brigitte Bardot italiana”.

Era la spensierata Italia degli anni ’50, con il boom economico, con l’ottimismo dilagante che avvolge tutti gli strati della società italiana. Comincia a decollare il turismo e cresce la voglia di ricostruire un Paese, ormai Repubblicano, uscito da poco dalle rovine della Seconda Guerra Mondiale. Eppure la crescita economica e sociale degli anni ’50 è talmente evidente, da far sembrare anni luce lontana, la recente guerra. Se i turisti stranieri rimangono incantati dai nostri monumenti, retaggio di un’antica e nobile storia, le nuove generazioni guardano con ammirazione alle novità sociali, che provengono in massima parte dall’America. Sono questi gli anni in cui, i giovani vestono i primi jeans, scoprono le sigarette americane, mentre le ragazze indossano i primi bikini, da molti considerati un vero affronto alla morale dell’epoca, tanto che in alcune spiagge vengono multate le più ardite.Intanto cresce il Mito dell’Italia cinematografica, Cinecittà infatti viene invasa dalla manodopera americana, Roma diventa il centro del Mondo, mondano, cinematografico, artistico. Questo è il clima sociale e culturale, ricco di fermento in cui crebbe la splendida e breve carriera di Marisa Allasio, figlia del calciatore del Genoa e del Torino, Federico Allasio. Lei, classe 1936, a soli 16 anni venne convinta dall’amico di famiglia, nonché giornalista Enrico Mattia, a partecipare al concorso di Miss Italia, per l’annata 1952. Era appunto il 1952 quando il suo viso, ma soprattutto il suo corpo perfetto fecero capolino al Lido di Venezia, ribalta straordinaria in quegli anni, di bellezze storiche del paese italico: in quella palazzina Liberty affacciata sul mare che si chiamava «Lido» condotta dall’indimenticabile cavalier Rinaldo Rizzo, venivano celebrate le più belle «miss» italiane. Da Eleonora Rossi Drago e prima ancora da una certa Sofia Scicolone, prima di diventare quella Loren incantevole che ricordiamo. E fu proprio nel 1952 che Marisa Allasio vinse l’ambita fascia di «Miss Italia», cominciando proprio dalla passeggiata del Lido il suo felice percorso di attrice. Dopo la elezione di «Miss Italia», la bella Marisa venne scoperta da Dino Risi che la fece protagonista sia di Poveri ma belli che di Belle ma povere, l’immediato seguito. Il suo personaggio piaceva agli italiani di quegli anni, che uscivano dalla guerra ed avevano bisogno di modelli positivi, ma non sfacciati, divertenti ma non volgari. E Marisa espresse quel tipo di modello sociale, bella, «tutta curve», che attira gli sguardi maschili, ma che possiede saldi principi morali ed una incredibile dose di ingenuità nei rapporti con gli uomini. Insomma, come scrisse qualche critico allora, “una specie di Brigitte Bardot italiana”, ma priva della malizia che caratterizzava la diva francese e riducibile negli schemi del perbenismo piccolo-borghese dell’epoca. E’ proprio il 1956 l’anno che lancia Marisa Allasio, tra le grandi dive del nostro cinema. Ventenne, giovanissima, è lei la vera attrattiva del film: una spiritosa venere tascabile dalle forme dilatate, con occhi vispi, sorriso allegro e soprattutto un lunghissimo collo che in qualche modo conferiva eleganza al suo fisico altrimenti quasi assurdo. Crescono le copertine a lei dedicate, nell’Italia spensierata e mondana di quegli anni: Oggi, Le Ore, Cinemonde…tutti i giornali mondani dell’epoca, celebrano la nuova, fresca diva del cinema italiano. E la Allasio è proprio la diversa bellezza che piace. Lei incarna le giovani ragazze del popolo, che vivono il benessere e le novità tecnologiche di quegli anni, e sono piene di buoni sentimenti. Tutte curve, una vera e propria bomba sexy, burrosa e allo stesso tempo tonica, ma con quel sorriso sbarazzino, una vera e propria civetta provocante, ma che alla fine per averla te la devi sposare, in piena linea con la morale democristiana dell’epoca, e questo non è poco nell’opinione popolare.

marisa-allasio-foto-2
Marisa Allasio sulle sponde del Tevere, a Roma nel 1956 sul set del film “Poveri ma belli”, che la lancia nell’Olimpo delle grandi dive del nostro cinema.
marisa-allasio-foto-3-bis
Le riviste nazionali e internazionali celebrano la nuova diva del cinema italiano. Quì in copertina su “Cinémonde”, rivista cinematografica francese, molto apprezzata in tutto il mondo.

Civetta per civetta, questo è il personaggio che le si appiccica addosso, tanto che nel 1957, Mauro Bolognini, la dirige nel film “Marisa la civetta”, tutta impostata sul personaggio della ragazza per bene, bella, bellissima, desiderata da tutti, ma senza troppi grilli per la testa. Una commedia lieve, ma non stupida, capace di gettare uno sguardo niente affatto banale sull’Italia moralizzatrice di quegli anni. Marisa Allasio si è ormai affermata come la “Brigitte Bardot italiana”, nel biennio 1956-58 è forse la massima diva italiana, presenta il festival di Sanremo del 1957, vinto per la cronaca da Claudio Villa, e prende parte a ben nove film incentrati sulle sue curve e sulla sua simpatia, peraltro insieme ad attori del calibro di Alberto Sordi, Renato Rascel e Nino Manfredi. Tra i suoi migliori film, si ricordano “Arrivederci Roma”(1957) al fianco di due stelle come Renato Rascel e il tenore italo-americano Mario Lanza; “Camping”(1957) di Franco Zeffirelli, con Nino Manfredi; con il quale tornerà a recitare insieme nel film “Carmela è una bambola”(1958), una delle più belle commedie leggere e spensierate degli anni ’50, ambientata nella costiera amalfitana. Poi venne il suo ultimo film , il celeberrimo “Venezia, la luna e tu”(1958) al fianco di Alberto Sordi e ancora Nino Manfredi. E’ questo, uno dei film più famosi dell’intera cinematografia italiana, uno dei capolavori di freschezza e di furbizia recitativa, un terzetto di attori di eccelso livello. Soprattutto, Sordi e la Allasio, che sono i protagonisti, di questa tenera e divertente storia d’amore ambientata tra i ponti e le lagune di Venezia, quella del guidatore di gondole Bepi e della sua gelosissima fidanzata Nina.

marisa-allasio-foto-4
La locandina originale del film “Marisa la civetta”(1957), altra pellicola incentrata unicamente sulle grazie e sulla simpatia di Marisa Allasio.
marisa-allasio-foto-5
In scena con Alberto Sordi nel film “Venezia, la luna e tu”(1958), il suo ultimo film, prima del matrimonio.

Da questo elenco è rimasto fuori “Susanna tutta panna”(1957), diretto da Steno, che ebbe uno straordinario successo di pubblico, sia per la freschezza del film, sia per la bravura della “nuova” diva tascabile, sia per il titolo che riprende l’omonima hit del Quartetto Cetra. Il personaggio che incarna la Allasio è sempre quello della brava ragazza, per bene, di sani principi. Una venere tascabile, come si è detto sopra, che sapeva prendere in giro il proprio fisico pneumatico e volgere in riso la torva sensualità che retrospettivamente sembra aver dominato quei tempi frustrati dalla morale vigente; in questo risultando più moderna e simpatica della sua contemporanea Brigitte Bardot. Anche perché poi, sposò un titolato e diede l’addio alle scene. Si diceva comunque di Susanna tutta panna, che incarna perfettamente la personalità e il talento del tutto particolare della giovane attrice genovese. E’ la storia di una pasticciera di professione, che come prova d’amore, mette il segreto della panna di famiglia in una torta, ne susseguono poi, gag a catena perché il fattorino confonde le consegne. Sullo sfondo di una commedia spigliata e divertente, anche merito della regia di Steno, si staglia almeno una scena destinata a valere come un trattato di sociologia sulla moralità nazionale: ovvero quando il fidanzato cerca di cucire la scollatura troppo generosa della Allasio, vittima degli sguardi dei passanti. Nove film in un triennio, festival di Sanremo, copertine a iosa,e poi, nel 1959 la Allasio conosce il conte Pier Francesco Calvi di Bergolo, con il quale si sposa e decide di lasciare il cinema. Non fu la sua, una lunga carriera cinematografica, perché (appunto da intelligente piccolo-borghese) capì che un bel matrimonio (certamente d’amore) poteva essere il miglior percorso: e infatti convolò a nozze con il conte Pier Francesco Calvi di Bergolo, figlio della principessa Jolanda Margherita di Savoia, primogenita di Vittorio Emanuele III e di Elena di Montenegro, con il quale andrà ad abitare, nientemeno, che nel castello di Pomano, in Piemonte. Due figli: Carlo Giorgio Dimitri e Federica Angelica Maria. Nel ’96 si separerà e tornerà spesso a rivedere la «sua» Genova, una città che le è sempre rimasta nel cuore. Marisa Allasio oggi è arrivata ad 80 anni, il suo Mito è ricordato con nostalgia dagli appassionati di cinema, che la ricordano con affetto e malinconia. Anche lei ha ammesso di aver avuto, nel corso di 60 anni di assenza dalle scene cinematografiche, mille momenti di nostalgia per la grande avventura del cinema che ha vissuto, con un solo piccolo rimpianto ( che forse, con il senno di poi, è anche grande )non aver accettato il ruolo propostole da Luchino Visconti nel film Il Gattopardo, andato poi a Claudia Cardinale. Sarebbe stata la ciliegina sulla torta ad una piccola grande carriera cinematografica, proprio come è stata definita lei “la piccola grande diva del cinema italiano”. Marisa Allasio conserva dunque il suo spazio indelebile nella storia del cinema italiano, una decina di film che sono rimasti nei cuori della gente forse perché rimangono legate all’epoca più bella della storia del nostro Paese: quella del boom economico, quella di Cinecittà che era soprannominata la “Hollywood sul Tevere”. Tempi d’oro, malinconici, inarrivabili, di cui la Allasio era una delle stelle indiscusse.

marisa-allasio-foto-6
In gondola per Venezia. Un dietro le quinte sul set del film “Venezia, la luna e tu”(1958).
marisa-allasio-foto-7
Ecco come le riviste scandalistiche e mondane, tipo “Gente” celebravano il matrimonio della Allasio con il conte Pier Francesco Calvi di Bergolo. Un inserto di sei pagine, si legge nel trafiletto in basso con il titolo a grandi caratteri, “Una Miss entra in casa Savoia”.

Domenico Palattella

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...