Cinema: immagini, immaginazione, parole e filosofia. La teoria della fantasia di Italo Calvino applicata al Cinema.

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Marcello Mastroianni e Anita Ekberg nel film “La Dolce Vita”(1960), la foto più famosa della storia del Cinema. 

Il Cinema come Arte che racchiude tutte le altre Arti. Il Cinema come specchio della vita. Il suo termine “filosofico” è antecedente alla sua nascita anagrafica e risale all’epoca di Dante Alighieri, il primo, secondo Calvino, che ha applicato le teorie proprie del Cinema, con i mezzi del suo tempo. Con quella “Divina Commedia”, che, per la portata di immaginazione che ha avuto, può essere definita come il primo esempio di “Cinema in embrione”.

“Il Cinema è l’Arte che ingloba tutte le altre arti. Esso racchiude in sé molte altre arti; così come ha caratteristiche proprie della letteratura, ugualmente ha connotati propri del teatro, un aspetto filosofico e attributi improntati alla pittura, alla scultura, alla musica.” ( Akira Kurosawa)

Il Cinema è l’Arte del XX secolo, la naturale evoluzione e prosecuzione di tutte le altre Arti. E’ pittura, è fotografia, è letteratura, è musica, è un turbinio di emozioni, ed è la fusione di tutte queste arti messe insieme. E’ l’Arte che stuzzica tutti i 5 sensi dell’essere umano, è la più bella invenzione dello scorso millennio. Il Cinema è propriamente costituito da immagini in movimento, ovvero 4 fotogrammi al secondo, che ingannando l’occhio umano, provocano il movimento. Il Cinema è rappresentazione e descrizione di un’epoca, di un aspetto sociale, dei vizi e delle virtù di un’intera popolazione. Il Cinema è lo specchio della società, ed è anche il viatico per parlare di problemi importanti, spesso epocali. Tanti sono i film straordinari nella storia del Cinema e tante sono le immagini destinate a rimanere nella memoria collettiva. Se il Cinema è anche pittura e fotografia, molti dei fotogrammi cui è composta, hanno la grazia di un dipinto e l’Arte di una fotografia. Ad esempio, l’immagine di Marcello Mastroianni e Anita Ekberg immersi nella fontana di Trevi, dal film “La Dolce Vita”, è la foto più famosa della storia del cinema. Una foto che ha la grazia di un’opera di Renoir e la grandezza storica della descrizione sociale di un’epoca. Quando le immagini del cinema diventano epocali, vengono utilizzate come dei veri e propri quadri, destinati a decorare abitazioni, locali commerciali, associazioni, smartphone…proprio perché fanno parte del nostro vivere, della nostra tradizione e della nostra cultura. D’altronde già Italo Calvino nelle sue Lezioni americane aveva descritto al mondo l’importanza delle immagini del Cinema, che è strettamente collegata alla fantasia umana, tanto che il Cinema è definito dallo stesso scrittore come l’Arte delle “immagini della mente”. Nel tentativo di definire la fantasia e l’immaginazione Calvino si rifà alla Divina Commedia, di Dante Alighieri, vista come un “prototipo di Cinema in embrione”. Un’opera immaginifica per eccellenza, con descrizioni di luoghi mai visti da essere umano vivo e, in alcuni casi, anche intraducibili in parole. Questa opera meravigliosa solleva naturalmente delle questioni sulla fantasia, in quanto è esplicita in più punti la domanda da dove provengano quelle “immagini della mente”, che come dei dipinti sembrano muoversi e parlare come voci che dal di “fuori ( da Dio per Dante ), ci giungono all’orecchio. Si tratta, come afferma di Calvino, di visioni, quasi come proiezioni cinematografiche su uno schermo separato da quella che per lui è la realtà oggettiva del suo viaggio ultraterreno. Ma per il poeta Dante, tutto il viaggio del personaggio Dante è come queste visioni; il poeta deve immaginare visualmente tanto ciò che il suo personaggio vede, quanto ciò che crede di vedere, o che sta sognando, , o che ricorda, o che vede rappresentato, o che gli viene raccontato. Dunque, in Dante è presente il ruolo della fantasia, esattamente nella stessa misura in cui essa serve per la rappresentazione cinematografica. Lo stesso “Decameron” di Giovanni Boccaccio, è pensato in funzione della descrizione dei vizi e delle virtù italiche, sullo sfondo di una pericolosa peste che devasta Firenze. Quì, con il senno di poi, siamo in presenza di una “commedia all’italiana” a tutti gli effetti, dove non manca proprio nulla: la descrizione della società dell’epoca, la terribile epidemia che miete tante vittime e l’allegorica descrizione di storie di vita comune dell’epoca. E non è perché le due opere sopra descritte, siano di 700 anni fa, che non possano essere dei modelli per la costruzione psicologica dell’elemento Cinema. Per Calvino, infatti le immagini del Cinema, che vediamo sullo schermo, passano anch’esse attraverso un testo scritto, poi viene vista mentalmente dal regista, poi ricostruita nella sua fisicità sul set, per essere definitivamente fissata nei fotogrammi del film. Un film è dunque il risultato di una successione di fasi, immateriali e materiali, in cui le immagini prendono forma; in questo processo il “cinema mentale” dell’immaginazione ha una funzione non meno importante di quella delle fasi di realizzazione effettiva delle sequenze come verranno registrate dalla camera e poi montate. Questo cinema mentale è sempre in funzione in tutti noi- e lo è sempre stato, anche prima dell’invenzione del Cinema- e non cessa mai di proiettare immagini alla nostra vista interiore. Il Cinema, arte del movimento e delle emozioni, è però fatto di fotogrammi, alcuni di essi leggendari, perciò entrate di diritto nella memoria collettiva. Una piccola selezione operata in 26 foto, tratte da altrettanti capolavori del Cinema italiano, ci farà comprendere l’aspetto epocale di questi fotogrammi e con essa la loro estrema bellezza estetica, grafica, artistica.

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Fernandel e Gino Cervi- La saga di “Don Camillo e Peppone” (1952-1965).
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Anna Magnani- “Roma città aperta”(1945).
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Sophia Loren e Marcello Mastroianni- “Ieri, oggi, domani”(1963).
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Totò e Peppino De Filippo- “Totò, Peppino e la malafemmina”(1956).
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Alberto Sordi- “Un americano a Roma”(1953).
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Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Tiberio Murgia, Carlo Pisacane- “I soliti ignoti”(1958).
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Philippe Noiret, Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Duilio Del Prete, Adolfo Celi- “Amici miei”(1975).
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Massimo Troisi e Philippe Noiret- “Il postino”(1994).
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Luigi Alberti, Giuseppe Cederna, Diego Abatantuono, Ugo Conti, Claudio Bisio, Claudio Bigagli- “Mediterraneo”(1991).
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Roberto Benigni e Nicoletta Braschi- “La vita è bella”(1998).
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Totò- “Miseria e Nobiltà”(1954).
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Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida- “Pane, amore e fantasia”(1953).
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Roberto Benigni e Massimo Troisi- “Non ci resta che piangere”(1984).
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Paolo Villaggio- La saga di “Fantozzi”(1975-1999).
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Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant- “Il sorpasso”(1962).
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Nino Manfredi- “Pane e cioccolata”(1973).
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Monica Vitti e Alberto Sordi- “Polvere di stelle”(1973).
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Renato Rascel- “Policarpo, ufficiale di scrittura”(1958).
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Bud Spencer e Terence Hill- “Lo chiamavano Trinità”(1970).
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Il passaggio del transatlantico Rex- “Amarcord”(1974).
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Giulietta Masina- “La strada”(1954).
Il Gattopardo - Film 1963
Il leggendario ballo di Burt Lancaster e Claudia Cardinale- “Il Gattopardo”(1963).
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Stefano Satta Flores, Vittorio Gassman, Nino Manfredi- “C’eravamo tanto amati”(1974).
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Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, alias il “gatto e la volpe”- “Le avventure di Pinocchio”(1972).
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Toni Servillo- “La grande bellezza”(2014).

Bibliografia

– alcune parti del testo sono tratte dall’opera “Le immagini della mente”, di Luca Casadio

Domenico Palattella

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