Il cinema italiano e il Mare

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Il cinema italiano e il Mare: un legame che ha fatto scintille. Nella foto, uno dei più suggestivi fotogrammi della storia del cinema italiano. Massimo Troisi ammira il mare d’incanto delle Eolie, nel film “Il postino”(1994), il ruolo della vita. Letteralmente, ahimé.

Fin dalle sue origini, il cinema italiano è sempre stato a contatto con quelli che sono gli aspetti tipici dell’italiano medio, fenomeno che si è acuito e si è sviluppato dal Neorealismo in poi, dopo gli abulici e “controllati” anni ’30. Il Mare, ad esempio è stato ed è, uno degli elementi naturali più sviluppati dal nostro cinema, proprio perché fa parte di noi stessi, della nostra tradizione e della nostra cultura.

Mare come vacanze. Il cinema turistico-balneare degli anni ’50 e ’60 è una delle branche più popolari e riuscite della commedia all’italiana e del film a episodi. La freschezza di queste pellicole, unite alla classe interpretativa dei suoi protagonisti e all’ambientazione vacanziera, ne fa una delle parentesi cinematografiche più apprezzate e prolifiche della storia del nostro cinema. L’elemento Mare quì è visto come svago, vacanze, divertimento, spensieratezza, in sintonia con il particolare periodo storico di benessere economico, verificatosi in Italia, tra la metà degli anni ’50 e per tutti gli anni ’60. Fenomeno interrottosi bruscamente nei “bui” anni ’70, che ha poi ripreso rinnovato vigore con il secondo boom economico del decennio successivo. Il benessere fa si che i luoghi turistici, balneari per eccellenza vengano presi d’assalto. Perché? Perché ora l’italiano può spendere, perché può godersi i frutti del suo lavoro. Può andare in vacanza senza più sotterfugi, o senza più dover andare per forza ad Ostia, nella spiaggia più popolare e a basso costo. Capri, Ischia, Taormina, Amalfi, la Riviera ligure, la Costa Azzurra, Venezia aspettano gli italiani, e aspettano anche il cinema. Una mera carrellata di film aiuterà a comprendere quali sono le più importanti pellicole ascrivibili a tale genere: Vacanze a Ischia(1957), con Vittorio De Sica, Nadia Gray, Antonio Cifariello, Peppino De Filippo; “Avventura a Capri(1958), con Nino Taranto, Alessandra Panaro, Maurizio Arena; Racconti d’estate (1958), con Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Sylva Koscina; Carmela è una bambola (1958), con Nino Manfredi, Marisa Allasio, Ugo D’Alessio; Tipi da spiaggia (1959), con Ugo Tognazzi, Lauretta Masiero, Johnny Dorelli; Brevi amori a Palma de Majorca (1959), con Alberto Sordi, Belinda Lee, Antonio Cifariello;  Intrigo a Taormina (1960), con Ugo Tognazzi, Sylva Koscina, Walter Chiari; o ancora Caccia al marito (1961), “Bellezze sulla spiaggia”(1961), “Le tardone”(1964)“Ischia, operazione amore”(1966), tutte con Walter Chiari protagonista. Il genere si interrompe negli anni ’70 per riprendere poi, vigore negli anni ’80 con Sapore di mare (1983), epocale film con Jerry Calà e Christian De Sica divenuto ormai un cult, uno dei piccoli classici del cinema italiano anni ’80. L’effetto revival si accompagna bene alla storia che in realtà viene girata nei pieni anni ’80 ma con ambientazione e ‘cuore’ rivolti agli anni ’60, una sorta di omaggio autobiografico dei Vanzina al proprio passato. Rispetto a tante altre commedie ‘pseudo-trash’, questo film si stacca decisamente dalla media, sia per soggetto e sceneggiatura autobiografici, sia per la trattazione di temi universali per ogni adolescente ed ogni adulto che non abbia dimenticato la propria gioventù. Il vero e proprio prototipo dei cosiddetti “Cinepanettoni”, che non sono altro che la naturale prosecuzione del filone turistico-vacanziero. Con meno classe di una volta certo, ma è il sintomo dell’involgarirsi dei tempi attuali, dei quali il cinema non fa altro che descriverli, essendo lo specchio più autentico della nostra società.

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Antonio Cifariello e Isabelle Corey in una scena del film “Vacanze a Ischia”(1957).
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Il grande Walter Chiari è il vero e proprio stakanovista di tale genere turistico-balneare. Negli anni ’60 Chiari è il divo italiano per eccellenza: gossip amorosi, vita mondana, successi in teatro, 8/10 film l’anno. Walter Walter amava molto il mare e accettava molti copioni balneari solo perché erano girati in spiaggia, durante le vacanze: “…a un film d’autore bellissimo, girato a Berlino, con un grande regista, io preferivo un filmetto di quelli popolari girato sul lungomare di Ostia in agosto, anche se inutile o poco più, ma premiato da grandi incassi.”

Mare come Poesia. Non sono tanti i film che nella storia del cinema italiano, hanno trattato il Mare come elemento poetico, quasi filosofico del termine. Il Mare visto come un luogo per sognare, per ritrovare se stessi e per riflettere sui valori veri della vita. Spesso l’accezione del Mare come viatico poetico, ha visto la fusione con colonne sonore da urlo, pluripremiate nei vari festival internazionali. E’ il caso di Mediterraneo(1991), splendida commedia malinconica di Gabriele Salvatores di grande efficacia, sull’amicizia virile, sull’inutilità delle guerre e sul valore del mare come elemento naturale intriso di poesia e portatore di comunanze di popoli. La storia di un piccolo contingente italiano di otto soldati, sbarcati a presidiare un’isola deserta dell’Egeo nel giugno del 1941, che lì vi rimangono isolati per alcuni anni, senza essere al corrente dei risvolti della Storia, tra Caduta del Fascismo, Armistizio con le Forze Alleate, la Liberazione e la fine della guerra. Tutti straordinari, dal gruppo di protagonisti, Diego Abatantuono, Claudio Bigagli, Claudio Bisio, Giuseppe Cederna; alla colonna sonora fantastica di Giancarlo Bigazzi e Marco Falagiani; all’ambientazione, che ne fa uno dei film più suggestivi e di presa della storia del cinema. D’altronde il film ha vinto nel 1992 il Premio Oscar come miglior film straniero ed è stato un grandissimo successo internazionale. Due anni più tardi, la poesia del Mare, raggiunge la sua apoteosi con “Il Postino”, che è l’ultimo film di Massimo Troisi ( la cui morte subito dopo la fine delle riprese avvolge la visione del film di una commozione da cui è difficile non farsi ricattare) ed è ispirato al romanzo del cileno Antonio Skàrmeta “Il postino di Neruda”. Girato tra Procida e Salina “Il postino” è un film che parla al cuore, che parla di ricerca della cultura, del senso della poesia, di amore, del mare e della natura spesso incerta e volatile dell’amicizia. La poesia è presente con Neruda, impersonato da Philippe Noiret, ma è presente anche con il mare, metafora della vita e dell’amore, con una colonna sonora di Luis Bacalov da urlo, e soprattutto con l’interpretazione struggente di Troisi, che sorregge e domina tutto il film, nonostante fosse già ampiamente provato dalla malattia cardiaca. 5 nominations all’Oscar, uno vinto, per le musiche di Luis Bacalov, davvero celestiali. Anni dopo, nel 2013, Rocco Papaleo, dopo il successo del suo primo film da regista, “Basilicata coast to coast”(2010), che lo ha issato come cantore cinematografico del meridione italiano, ci riprova con una commedia delicata, filosofica, veracemente meridionale, dal titolo Una piccola impresa meridionale. Infatti al suo secondo lungometraggio da regista, Rocco Papaleo, raggiunge la perfezione stilistica del suo pensiero, disegnando un film profondamente meridionale nell’animo e profondamente psicologico nel suo valore intrinseco. La ristrutturazione di un faro dismesso, sul mare di una Puglia d’incanto, diventa il mezzo per analizzare e ritrovare se stessi. La “piccola impresa meridionale” è infatti, nel miracolo che si compie: ristrutturando quel vecchio faro, i suoi abitanti finiscono per ristrutturare se stessi. Sono i pezzi difettosi dei loro caratteri quelli che vanno sostituendo, limando spigolosità e accostando differenze, ognuno di loro compie un percorso di emancipazione, scavalcando la soglia del pregiudizio e delle proprie paure personali. Un film semplice, ma complesso nel suo significato.

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“Mediterraneo”. Storia di un’amicizia virile, ma anche storia di otto italiani simbolo dell’identità nazionale. Un film epocale, per ambientazione, per musiche, per il cast, affiatato come pochi. Premio Oscar meritato nel 1992.
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Rocco Papaleo, Barbora Bobulova e Riccardo Scamarcio nel film “Una piccola impresa meridionale”(2013): poesia del mare e poesia della vita. Un film davvero da ricordare.

• Mare come storia. Molto spesso nei cosiddetti film in costume il Mare ha rivestito un ruolo di primissima importanza. Uno dei più sviluppati è quello che trae spunto dal mondo piratesco di Emilio Salgari, contaminato da elementi da commedia all’italiana o comunque spiccatamente comici. Il pirata sono io!(1940) ad esempio, risponde esattamente a tale punto: è un film in costume, ma è anche una girandola di invenzioni comiche, sorretto dalla comicità surreale del grande Macario, che con magiche trovate, gag fulminanti e un pizzico di follia, incanta la platea. E per una volta il suo personaggio, non è solo ingenuo e sognatore, ma anche un eroe. Il mondo dei pirati, insomma, visto in piena libertà, e con grande irriverenza. La libertà di espressione in tal senso, è la cifra stilistica del mondo dei pirati visti attraverso il cinema. Altri chiari esempi sono sia I pirati della Malesia, del 1941, sia Franco, Ciccio e il pirata Barbanera, del 1968. Ognuno a modo suo dunque, racconta il fantastico mondo dei pirati. Ma il Mare è il protagonista anche di film in costume ambientati in altre epoche storiche, magari più vicine a noi. Tralasciando l’americano Titanic, con Leonardo Di Caprio, un film, per alcuni tratti similare che ha per protagonista il Mare, ha il titolo di E la nave va (1983), di Federico Fellini. Un film dove si respira aria di Storia e di kolossal, dal primo all’ultimo minuto. E’ infatti la storia di un transatlantico, che nel luglio del 1914 salpa da Napoli, verso l’Egeo per trasportarvi le ceneri di una celebre soprano. Il tutto viene descritto come un diario di bordo, ma ad un certo punto irrompe la Storia: è cominciata la Prima guerra mondiale. Un malinconico e funereo viaggio di Fellini in un mondo di fantasmi che sanno di essere tali, il ritratto della fine della civiltà ottocentesca e l’inizio di una nuova, con il mare a fare da cornice al tramonto di un’era.

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Macario nel film “Il pirata sono io!”(1940), una delle più riuscite parodie dell’epoca dei pirati.
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“E la nave va…”(1983), il capolavoro di Federico Fellini

• Mare come Marina. In tempo di pace o in tempo di guerra, il cinema italiano non ha disdegnato di parlare della Marina Militare in tutte le sue accezioni. I film sulla Marina letteralmente si sprecano e non mancano assolutamente quelli in grado di elevarsi. Si va dai film più spensierati e goliardici tipo Marinai, donne e guai (1958), con Ugo Tognazzi, Maurizio Arena e Raimondo Vianello; a quelli che descrivono il valore militare della nostra Marina colta in momenti di grande eroismo patrio, celebre l’episodio della battaglia di El Alamein, che ha avuto la sua trasposizione cinematografica nel 1968. Ragazzi della Marina (1957), Marinai, donne e guai (1958), Promesse di marinaio (1958), Pugni, pupe e marinai (1961), sono tutte goliardiche e divertenti commedie all’italiana costruite sul mito del marinaio sciupa femmine che finisce irrimediabilmente col cacciarsi nei guai. In questa serie di film spiccano le interpretazioni di Maurizio Arena, Renato Salvatori, Antonio Cifariello, e soprattutto quella di Ugo Tognazzi, ironico sottotenente della Marina italiana, che ironizza sul suo ruolo di cane da guardia, durante le classiche ronde di vigilanza. Di maggiore spessore, sia pure soltanto riguardo all’importanza dell’argomento trattato, risultano essere La battaglia di El Alamein (1968), con Enrico Maria Salerno; Pezzo, capopezzo e Capitano (1958), pellicola di guerra, girata sul litorale ligure di Camogli, che ha come protagonista il grande Vittorio De Sica, nei panni di un comandante di un piccolo mercantile; Vino, whisky e acqua salata (1962), film di guerra ambientato in un sommergibile italiano, che racconta la storia del difficile salvataggio dei militari rimasti intrappolati all’interno. Ci sono Tino Buazzelli, Raimondo Vianello, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, un pullulare di attori brillanti, eppure il film è costruito, curiosamente, su toni drammatici, però con un bel happy end. Film simile, ma condotto su maggiori tinte drammatiche, Uomini sul fondo (1941), di Francesco De Robertis, racconta la storia delle manovre di salvataggio di un sommergibile da guerra italiano, incagliato sul fondale marino. C’è da dire che il regista era un vero esperto in tema di storie marinare, e il film risulta uno dei primi esempi di Neorealismo quasi allo stato embrionale. La battaglia di El Alamein, invece, è la ricostruzione, storicamente ineccepibile, di un momento decisivo della seconda guerra Mondiale, in cui viene celebrato l’eroismo e il senso d’onore della Marina italiana. E’la battaglia che gli italiani, con il senno di poi, sono fieri di aver perso. Quella vittoria delle truppe del Generale Rommel sulle nostre divisioni italiane, aprì le porte del mediterraneo, via Africa, alle truppe alleate. L’anno dopo, poi, ci sarebbe stato l’armistizio. Ottimo, come sempre Enrico Maria Salerno, sorprendente Robert Hossein. C’è però ancora un film che merita un’attenta analisi, ovvero Rascel Marine (1958), con il grande Renato Rascel mattatore assoluto della pellicola. Il film è una interessante e curiosa parodia del genere bellico, ambientata nel 1944 verso la fase terminale della seconda Guerra Mondiale. Nello specifico si racconta dei momenti in cui era più aspro lo scontro tra le forze armate americane e quelle giapponesi per la conquista del Pacifico, attraverso la storia di sette Marine( Rascel, Ferrari, Calindri, Garinei, Giuffre’, Hintermann e Petricca) e sei soldati giapponesi che vengono mandati a conquistare un isoletta del Pacifico che ognuno crede occupata dal nemico e dove invece, vivono solo un padre( Carotenuto) e le sue due figlie. Grazie anche ad un provvidenziale bombardamento che distrugge loro tutte le munizioni, americani e nipponici finiscono con il fraternizzare e con l’arrivo di altre belle donne dalle isolette vicine, rapidamente si sposano formando un villaggio con tanti bambini. Finita la guerra, ufficiali dell’uno e dell’altra parte vengono a deporre corone in memoria degli “eroici caduti per un mondo migliore”: i supposti martiri, invece, quel mondo migliore se lo sono ormai costruito stabilmente sull’isola. Pochi ci hanno fatto caso, ma a pensarci bene, sembra quasi il prototipo da cui ha preso spunto Gabriele Salvatores per il suo Mediterraneo, premio Oscar nel 1992.

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Lauretta Masiero e Ugo Tognazzi in una scena del film “Marinai, donne e guai”(1958), con uno splendido Tognazzi nei panni di capo Campana, un esilarante sottotenente della Marina, impegnato nella consueta ronda di controllo.
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Enrico Maria Salerno in una scena del film “La battaglia di El Alamein”(1968).

Mare come speranza. Il Mare è anche luogo di speranza, luogo di transito verso un futuro migliore. Luogo di passaggio verso l’ignoto, ma anche luogo per sfuggire dalle guerre, dalla fame, dalle carestie. Il film che descrive tutto questo, e che sta letteralmente commuovendo il mondo è il docu-film di Gianfranco Rosi, dal titolo Fuocoammare (2016), già Leone d’oro a Berlino e fresco di nomination all’Oscar come miglior film straniero. Gianfranco Rosi racconta Lampedusa attraverso la storia di Samuele, un ragazzino che va a scuola, ama tirare sassi con la fionda che si è costruito, e andare a caccia di uccelli. Preferisce giocare sulla terraferma anche se tutto, attorno a lui, parla di mare e di quelle migliaia di donne, uomini e bambini che quel mare, negli ultimi vent’anni, hanno cercato di attraversarlo alla ricerca di una vita degna di questo nome trovandovi spesso, troppo spesso, la morte. Un film di speranza, ma anche di denuncia verso una classe politica, soprattutto europea, ancora insensibile di fronte alle numerose vittime innocenti, che hanno come unica colpa, quella di desiderare un futuro migliore.

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Gianfranco Rosi mentre è intento a girare il capolavoro che ha commosso il mondo, “Fuocoammare”.

Mare come Napoli. Quella partenopea è una città unica al mondo, è risaputo. Nessuno come Napoli però, ha assunto un legame così profondo con il Mare. Quando si parla di Napoli, non si può fare a meno di parlare del Mare; e quando si parla di Mare, molto spesso si sta parlando di Napoli. Un legame imprescindibile che si perde nella notte dei tempi. Orfeo, simbolo leggendario di tutti gli artisti, dopo aver incantato con la sua musica chiunque lo ascoltasse, sedusse anche la più bella sirena del Mediterraneo, Partenope. Dal loro amore, una leggenda narra che nacque la città di Napoli. Quindi un’unione tra l’arte e la bellezza. Quali migliori origini immaginare per Napoli? Una città in cui sono stati ambientati almeno 500 film nel corso del XX secolo. E ognuno di questi, parlando di Napoli, delle sue bellezze, dei suoi mille problemi, entrando nei tanti scorci, strade, vicoli e palazzi, ci ha raccontato la storia di una città e del legame morboso con il suo Mare, sorvegliato da secoli dall’austero signor Vesuvio. L’oro di Napoli, Matrimonio all’italiana, Pane, amore e…, Carosello napoletano, Miseria e nobiltà, potremmo continuare questo elenco fino ad arrivare a 500 anche 600 film, e parleremo di capolavori, ma anche di Mare, parleremo di una città che ha un legame fortissimo con il Mare, e che ha un legame fortissimo anche con il cinematografo, set naturale perfetto, più di ogni altro al mondo.

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Sorrento, il mare, il golfo di Napoli, lo scintillante colore dell’Eastmancolor, Vittorio De Sica, Sophia Loren e Antonio Cifariello, ovvero “Pane, amore e…”(1955), uno dei film più famosi della storia del cinema italiano. Un film che parla di mare, perché parla di Napoli, della sua gente, delle sue miserie, ma anche dei suoi tanti pregi.

Domenico Palattella

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