Pillole di Enrico Montesano, cinema, tv e teatro: il re della commedia all’italiana.

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Re della commedia all’italiana anni ’70 e ’80, Enrico Montesano, erede dichiarato di Nino Manfredi, non solo perché è stato anche lui uno splendido “Rugantino”, porta al cinema la popolaresca comicità romana, fatta di giochi di parole e battute salaci. Ed è il suo trionfo. Interprete di oltre 60 film da protagonista, ha vinto 4 David di Donatello e 1 Nastro d’argento.

• Lo stile “Montesano”: l’erede dei “mostri” della commedia all’italiana. Nei primi anni ’70 si affacciano al cinema attori comici, brillanti, giovani, destinati a diventare delle star. Tra questi spicca il giovane Enrico Montesano, che si distinse fin da subito per la spiccata simpatia romanesca e per uno stile del tutto particolare, un pò modellato sulla maschera dell’innocenza, un pò sulla popolaresca comicità romana, fatta di giochi di parole e battute salaci. Vero e proprio erede di Nino Manfredi e soprannominato il “re” della commedia all’italiana degli anni ’70 e ’80, quello di Montesano è uno “stile” accattivante, con una comicità moderna e al passo con i tempi, ma sempre assolutamente avulsa dalle volgarità imperanti del periodo. Straordinaria la sua capacità di descrivere l’italiano medio degli anni ’70 e ’80, con assoluta precisione sociologica, nonché la capacità di narrare punti ed argomenti forti, mantenendo le prerogative tipiche della sua comicità surreale, malinconica, in puro stile da “commedia all’italiana”.

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Lo “stile” Montesano, ha fin da subito conquistato il pubblico italiano. La sua è stata un’ascesa inarrestabile, che è stata in grado di coniugare perfettamente la frenetica attività teatrale, con quella cinematografica.

• L’Arte nel sangue. Figlio d’arte, o meglio nipote d’arte, il bisnonno Michele Montesano con il fratello Achille Montesano crearono a Roma una compagnia di operette, mentre il nonno Enrico fu un noto direttore d’orchestra della capitale. Montesano debutta a teatro nel 1966 nello spettacolo Humor nero, al fianco di Vittorio Metz nel piccolo Teatro Goldoni, come imitatore. Nella stagione successiva (1967/1968), con la collaborazione di Leone Mancini e Maurizio Costanzo, inizia la sua attività di cabaret al Puff, teatrino in Trastevere, di Lando Fiorini. E’ da qui, con l’Arte nel sangue, che inizia la sua sfolgorante carriera.

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Un giovanissimo Enrico Montesano, ospite di Raffaella Carrà nello studio della trasmissione televisiva “Canzonissima ’70″(1970)

• Il debutto cinematografico. Enrico Montesano fa il suo debutto sul grande schermo nel 1967 in musicarelli come Stasera mi butto, Nel sole, Io non protesto…io amo, al fianco di attori come Nino Taranto, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia; e cantanti come Caterina Caselli e Albano. Sono anni in cui Montesano si fa le ossa e inizia a comprendere e capire il mezzo cinematografico. Nel 1967 ha soltanto 22 anni, ed una florida carriera davanti, ma ha già il nome in locandina, sia pure piccolo, ed è già un primo passo. Tutto ciò in attesa di diventare una colonna dello spettacolo e del cinema italiano.

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Una foto di scena tratta dal film “Nel sole”(1967), in cui fa il suo debutto cinematografico un giovanissimo Enrico Montesano. Quì ha soli 22 anni, ma è già un caratterista apprezzato, in attesa di diventare una colonna dello spettacolo italiano.

• Dal debutto televisivo all’incontro con Gabriella Ferri. Il debutto in televisione porta la firma di Castellano e Pipolo e si intitola Che domenica amici, varietà che va in onda nel 1968 per la regia di Vito Molinari condotto da Raffaele Pisu. L’attività teatrale prosegue invece con la stagione de Il Bagaglino, ospite fisso insieme a Gabriella Ferri nello spettacolo Tiette la cica, verso la fine degli anni ’60. È proprio qui che inizia un sodalizio artistico con Gabriella Ferri, che lo porterà nel 1970 ad essere uno dei conduttori del programma musicale Senza Rete e nello stesso anno in gara a Un disco per l’estate, mentre nel 1971 torna a teatro con Homo Cras, divertente commedia teatrale da lui scritta e interpretata. In quello stesso 1971 partecipa a due trasmissioni di successo, Teatro 10 e Canzonissima nelle quali dimostra le sue qualità di imitatore.

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Enrico Montesano insieme a Gabriella Ferri ha formato un felice sodalizio artistico, fondamentale per la sua crescita di artista a tutto tondo.

• Al cinema con Alighiero Noschese. A fine anni ’60 Noschese è forse il più popolare artista della televisione italiana. La televisione, che sia pur cautamente stava sempre di più comprendendo l’importanza di agganciarsi alla cronaca, lo sfruttò a tappeto nelle sue trasmissioni di varietà, e il cinema tentò di fare altrettanto. L’intuizione di Dino De Laurentiis fu quella di unire due personaggi così diversi tra loro, come il napoletano Alighiero Noschese e come il romano Enrico Montesano, che intanto si stava candidando ad erede della romanità di Manfredi e di Fabrizi, accentuato dal fatto che nel 1978 Garinei & Giovannini lo ingaggiano per interpretare Rugantino, la maschera romana per eccellenza. Nelle intenzioni del produttore, Montesano avrebbe dovuto aiutare Noschese a consacrarsi come personaggio cinematografico. L’intento fu realizzato grosso modo, ma più che lanciare un solo attore, consacrò una nuova coppia del cinema italiano, quella composta da Montesano e Noschese, per la gioia di pubblico e produttori. La loro fu una coppia molto ben affiatata e per entrambi significò tanto. Per Alighiero Noschese, di 13 anni più anziano di Montesano, quella serie di film significò la definitiva consacrazione cinematografica, per il secondo il trampolino di lancio verso una grande carriera nella “nuova” commedia all’italiana. Insieme interpretarono sette film, di grande successo, con almeno tre film di notevole spessore comico ed artistico: “Io non spezzo…rompo”(1971), di Bruno Corbucci, dove i due sono agenti pasticcioni che capitati per caso sulle tracce di un boss mafioso italo-americano decidono di arrestarlo, ma da ultimo finiscono in galera anche loro; “Il furto è l’anima del commercio!?!”(1971); “Il terrore con gli occhi storti”(1972), dove due poveracci per farsi pubblicità e sbarcare il lunario organizzano un finto delitto, che però risulterà essere coincidente con uno vero. Guai ed equivoci a catena per una gustosa commistione tra commedia e suspence, davvero efficace. E’ probabilmente il loro miglior film in coppia, con una divertente e dissacrante presa in giro finale dell’Italia corrotta che vive nelle carceri, davvero notevole. L’accoppiata con un grande artista ed imitatore come Noschese, per stessa ammissione di Montesano, fu importantissima per il prosieguo della sua carriera artistica. Da lui imparò a perfezionare i tempi comici e ad imporsi anche come imitatore. Fu il suo grande maestro.

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Alighiero Noschese ed Enrico Montesano nel film “Io non spezzo…rompo”(1971), uno dei loro film di coppia più esilaranti e dissacranti.
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La locandina originale del film “Il terrore con gli occhi storti”(1972), perla comica della coppia Montesano-Noschese.

• Il cinema da solista: “Amore vuol dir gelosia”. Esaurita l’esperienza in coppia con Alighiero Noschese, per Enrico Montesano si spalancano le porte per una solida carriera da solista. Il primo film importante, in tal senso, è del 1975 e porta il titolo di Amore vuol dir gelosia, recitato da Montesano al fianco di Milena Vukotic e della bella e brava Barbara Bouchet. E’ la storia di un dentista di Procida ossessionato dalle donne della sua famiglia, compreso la moglie avara e bigotta, e che scopre la libertà innamorandosi di una bella ed emancipata milanese sua dirimpettaia. Un incontro molto riuscito tra la commedia all’italiana e la satira di costume caratteristica degli anni ’60. E’ la consacrazione cinematografica di Enrico Montesano, considerato anche il grande successo di pubblico che ebbe il film. Quasi una storia da pochade francese, che però evita le volgarità, e per l’epoca è tantissimo. Un ruolo, quasi alla “Manfredi”, che Montesano possa essere il suo erede? Questa idea inizia già a frullare nella testa di qualche Critico cinematografico che ci vede un pò più lontano degli altri, e siamo solo nel 1975.

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Enrico Montesano e Barbara Bouchet in una scena del film “Amore vuol dir gelosia”(1975).

• L’ascesa inarrestabile di Montesano: il re della commedia all’italiana degli anni ’70 e il primo David di Donatello. Questi sono gli anni in cui Montesano scala le vette del cinema grazie a film cult come “Tutto suo padre”(1978), “Il marito in collegio”(1977), tentativo, molto riuscito di umorismo d’altri tempi in un’epoca di volgarità diffusa; “Pane, burro e marmellata”(1977) e soprattutto “Febbre da cavallo”(1976), al fianco di Gigi Proietti. Cult incontrastato del cinema italiano è una delle ultime commedie all’italiana vecchia maniera, scevra da volgarità gratuite stile “Pierino”, con una coppia di interpreti rimasta nella memoria collettiva. Splendida la celebrazione dei perdenti e dell’arte di arrangiarsi, servita con un sense of humor irresistibile, che è la quintessenza della romanità cialtrona e bonaria di una volta. “Tutto suo padre”, nasce invece da una singolare e stralunata sceneggiatura che porta Montesano a scoprire di essere addirittura figlio di Hitler. Il 1977 è poi, uno degli “anni memorabilis” di Montesano, sia “Il marito in collegio”, che “Pane, burro e marmellata”, ottengono straordinari successi al botteghino, e mentre il primo film si basa tutto sulle doti istrioniche di Montesano, ormai specializzato nei ruoli di popolano, che è costretto ad andare in collegio per imparare le buone maniere ed essere degno della nobile moglie che ha appena sposato; il secondo invece è un film singolare ed insolito nella carriera dell’attore romano, in cui Montesano è impiegato in una commedia sofisticata quasi alla francese, che lascia davvero il segno. Per l’insieme delle tre interpretazioni dei film del biennio 1976/77, Enrico Montesano vince il suo primo David di Donatello speciale, conferitogli con la seguente motivazione ufficiale: “per il suo passaggio dal piccolo al grande schermo”. 

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Enrico Montesano nel film “Tutto suo padre”(1978), al fianco della bionda Marilù Prati.
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La locandina originale del film cult “Febbre da cavallo”(1976). Sono rimasti nella memoria collettiva i personaggi di Enrico Montesano e Gigi Proietti, rispettivamente Er Pomata e Mandrake, scommettitori incalliti all’ippodromo di Tor di Valle.
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Quella di Enrico Montesano e di Silvia Dionisio nel film “Il marito in collegio”(1977) è un’accoppiata che funziona. Lui benzinaio, lei nobile si sposano, ma lui deve imparare a diventare una persona raffinata. Alla fine sarà lei a cedere e ad innamorarsi di lui così com’è.
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Splendida commedia sul mito del gallismo italiano, costruita come una commedia sofisticata alla francese, “Pane, burro e marmellata”(1977) è la storia di un presentatore televisivo, lasciato dalla moglie. Un giorno decide di telefonarle per convincerla a tornare ma il suo apparecchio è rotto. Per uno strano scherzo del destino capita in casa di tre donne, Vera, Simona e Betty, che stanche dei rispettivi mariti e fidanzati, vivono insieme e gestiscono una boutique. Da loro viene compatito, coccolato e anche ospitato nel loro appartamento. E così Bruno, piano piano, diventa il sultano del piccolo harem. Accanto a Montesano, Rossana Podestà, Claudine Auger e Rita Tushingam.

• L’esperienza del “Rugantino” e di “Bravo”: il Sistina ai suoi piedi. Cresciuto professionalmente di anno in anno, la definitiva consacrazione di Montesano ai vertici dello spettacolo italiano avviene nel 1978, quando Garinei & Giovannini lo chiamano al Sistina per interpretare Rugantino, ed è il suo trionfo. Il titolo più leggendario, la maschera romana per eccellenza, per intenderci quello che è Pulcinella per Napoli, il prototipo del simpatico cialtrone della Roma papalina che prima Manfredi e poi Montesano hanno reso immortale. Proprio come l’Arlecchino di Goldoni, i sonetti e le note del refrain di Trovajoli, quello strafamoso che consiglia Roma di “nun fà la stupida stasera”. Una commedia che è più di una commedia, è un inno alla città eterna, è una ricostruzione storica ineccepibile, anche coraggiosa, soprattutto nella scelta degli autori, che la terminano nella tragedia, con la testa del protagonista che viene tagliata dal boia Mastro Titta, dopo che fino a quel momento la platea si era divertita alle smargiassate in dialetto romanesco del simpatico e spensierato Rugantino. Garinei & Giovannini, all’epoca della realizzazione, nel 1962, furono consapevoli fin da subito di aver scritto il loro miglior testo, quello destinato a rimanere nella storia. E a renderlo immortale ci ha pensato Enrico Montesano, nel 1978, dopo Nino Manfredi, e quì scaturisce ancora una volta il legame stilistico ed artistico, tra i due, anime popolari di una Roma verace e autentica che forse non esiste più. Rugantino è il monello romano, di Trastevere, che “nun” lavora e gioca con la vita ogni giorno. Rugantino, non è un’opportunità, bensì un traguardo, la maschera della vita per un attore romano, così come interpretare Pulcinella per un napoletano equivale ad aver compreso la vera essenza dello spirito partenopeo. Dopo l’incredibile successo riscosso al Sistina di Roma e la susseguente trasposizione televisiva che ha portato l’eco del trionfo di Rugantino nelle case di tutti gli italiani, nella stagione seguente, ovvero quella del 1979, Montesano, bissa il successo di Rugantino, con “Bravo”, il ‘musical’ di cui è coautore che registra un’impressionante serie di ‘tutto esaurito’. Uno strepitoso one man show in cui Enrico Montesano ripercorre la storia dell’avanspettacolo e del musical da grande fuoriclasse, affascinando pubblico e critica. E inevitabilmente nel 1980, per entrambe le commedie teatrali, Montesano vince il premio più prestigioso per un attore di teatro, ovvero la ‘Maschera’ dell’Istituto del Dramma Italiano, come miglior attore italiano di palcoscenico del biennio 1978/79.

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Enrico Montesano nei panni di Rugantino, insieme ad Alida Chelli, Bice Valori e Aldo Fabrizi, strepitoso Mastro Titta, in una bellissima foto del cast del 1978. L’anno del trionfo di Rugantino.
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Il manifesto teatrale del musical “Bravo”, uno dei grandi trionfi di Montesano. Trasmesso anche per la tv.

• La sua Maschera conquista la Critica. La sua maschera innocente un pò modellata sull’eredità di Macario, un pò sulla popolaresca comicità romana, fatta di giochi di parole e battute salaci, conquista non solo il pubblico, ma anche la critica specializzata. E non solo italiana. Al di là dei tre David di Donatello, del Nastro d’argento e della Maschera dell’Istituto del Dramma italiano, che ha vinto durante la sua carriera, Montesano ha avuto riscontri molto lusinghieri anche dai lontani Stati Uniti d’America, dove ad esempio è piaciuto molto “Il ladrone”(1980). Anche in Europa le recensioni sono molto lusinghiere: “Il ladrone” è considerato da ‘Le Monde’ “un gran bel film, nel quale si scopre un giovane e straordinario attore comico italiano”, mentre ‘Le Figaro’ intravede nella comicità di Montesano “la fantasia ironica di Arlecchino”. Inoltre “Il Conte Tacchia”(1982) ottiene recensioni positive dalle critiche americane, che chiamano l’attore romano “Mr.Montesano”, e negli Usa, l’epiteto di “Mister” non è usato per tutti o a caso, equivale quasi ad un’onoreficenza ufficiale.

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La fama di interprete “per tutte le stagioni” di Enrico Montesano, supera i confini nazionali e arrivano fino in Europa e in America, dove giornali specializzati dedicano spazio al “nuovo”, “strepitoso” interprete della commedia all’italiana. Siamo agli inizi del 1980.

Il successo televisivo di “Quantunque io”. Con “Quantunque io”, nel 1977, coautore dei testi con Ferruccio Fantone, Montesano inaugura con successo una nuova formula di varietà televisivo che rinuncia ai classici apporti della grande orchestra e dei grande balletto per puntare su gag fulminanti, caricature, brevi sketch, personaggi, e satira politica e di costume. Con questo spettacolo la giovane Seconda Rete nazionale ottiene il premio TV Montreux. Questa nuova formula di varietà televisivo si impose poi negli anni ’80 per il lancio dei ‘nuovi comici’.

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Uno dei tanti travestimenti di Montesano, nel varietà “Quantunque io”, del 1977 che ottenne un grande successo di pubblico e critica.

• L’anno mirabilis di Montesano: il 1980. L’annata memorabile di Enrico Montesano è quella del 1980, quando interpreta “Aragosta a colazione”, “Il ladrone” e “Qua la mano”,che gli fruttano un David di Donatello speciale nel 1980, per l’insieme delle tre interpretazioni. Tre prove memorabili, con la prima che fonde, in un abile commistione, la comicità all’italiana, la commedia degli equivoci e la pochade francese, senza scadere mai nella volgarità di moda in quegli anni; la seconda è una riuscita rivisitazione dell’epoca di Cristo molto lodata dalla critica; e la terza, nell’episodio “Sto così col Papa”, è invece una memorabile caratterizzazione di Montesano vetturino romano, dunque erede ormai dichiarato di Fabrizi, che riesce a fare amicizia addirittura con il Papa, interpretato deliziosamente da Philippe Leroy. Particolarmente meritevole di attenzione risulta essere “Aragosta a colazione”, commedia  degli equivoci particolarmente esilarante che ricorda come andamento e ambientazione “Hollywood Party”di Blake Edwards in cui Peter Sellers si ritrovava per sbaglio ad una festa, cadeva in piscina, demoliva un cesso e perseguitato dalla sfiga ad ogni angolo della pellicola diventava il pezzo forte della serata; qui il “suo” ruolo è affidato ad Enrico Montesano rappresentante di gabinetti talmente scalognato che rischia l’infarto quando sta per gettarsi dal sesto piano e combina guai a catena. Al suo fianco tre attrici icone degli anni ’70 perfettamente calate nei loro ruoli: Claudine Auger, Janet Agren e Silvia Dionisio. Non va però scordato il cortometraggio “Sto così col Papa”, primo dei due episodi che compongono il film corale “Qua la mano”, il segmento che ha come protagonista Enrico Montesano si segnala per la capacità dell’attore romano di lasciare il segno con una comicità accattivante, venata da un tocco di surrealismo. Montesano, a fine anni ’70, è ormai un autentico mattatore della commedia all’italiana e costruisce la storia di un vetturino romano ( forse figlio di quello di Fabrizi di quasi 40 anni prima), che riesce a conoscere addirittura il Papa, tra una girandola di equivoci e disavventure davvero esilaranti. Lodevole l’interpretazione di Montesano, che continua a mostrare nuove capacità moderne per narrare punti forti, stavolta messo alla berlina è il concetto di Religione. Compatto e divertente, il cortometraggio si segnala per la mancanza delle volgarità imperanti nel cinema italiano a cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80. L’altro episodio, nettamente inferiore, ha come protagonista Adriano Celentano.Da vedere!!!

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“Aragosta a colazione” è una gustosa commedia degli equivoci con Enrico Montesano, marito pasticcione e combinaguai, sulla falsariga del Peter Sellers di “Hollywood Party”. Risate con classe, senza volgarità.
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Montesano con Edwige Fenech nel film “Il ladrone”(1980), di Pasquale Festa Campanile. Molto lodato dalla critica, soprattutto quella estera. Efficace trasposizione dell’epoca di Gesù Cristo.
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Montesano, vetturino romano, riesce a farsi ricevere dal Papa, impersonato da Philippe Leroy, nel film “Qua la mano”(1979). Grande divertimento e grande successo di pubblico.

• La commedia all’italiana degli anni ’80: “Il conte Tacchia”, “Grand hotel excelsior” e “Culo e camicia”. Nella rinnovata ventata di ottimismo degli anni ’80, con la conseguente ripresa economica, riprende il sopravvento la “nuova” commedia all’italiana, finalmente epurata da quegli elementi tristi che l’avevano caratterizzata nel decennio precedente. Arrivano anche le cosiddette “nuove leve”, tutti attori brillanti, in sintonia con il determinato periodo storico. Non fatica dunque a farsi spazio, anche negli anni ’80, Enrico Montesano, talento ormai affermato del nostro cinema. Mentre sorgono attori, ognuno a suo modo, destinati a rimanere nel panorama dello spettacolo italiano, da Troisi a Calà, da Abatantuono a Verdone, Enrico Montesano continua la sua ascesa nel cinema italiano. E con i personaggi che lo avevano reso celebre, ovvero quelli di estrazione piccolo-borghese, ingenui, però nobili d’animo. All’inizio del decennio, molto rilevante risulta la pellicola di Sergio Corbucci, dal titolo “Il conte Tacchia”(1982), ambientato nella Roma del 1910, che si prepara alla sciagurata campagna di Libia. E’ la storia del figlio di un falegname soprannominato, per la sua voglia di essere ammesso tra la nobiltà, “conte Tacchia”, che riesce grazie ad un’inattesa eredità a coronare il suo sogno, ma ne rimarrà deluso e disgustato dalla ipocrisia e viltà del ceto nobiliare italiano. Uno dei film più popolari degli anni ’80 che ottenne il beneplacet anche della critica dell’epoca: “Con i soliti ingredienti (turpiloquio, colore locale, macchiette e buffonerie), il regista Sergio Corbucci confeziona un prodotto che fa la sua figura nel panorama del cinema popolare”. In quello stesso anno Montesano prende parte anche al film corale e a episodi intrecciati “Grand hotel excelsior”, che racchiude il meglio del cinema brillante e popolare di quegli anni, da Carlo Verdone ad Adriano Celentano, da Enrico Montesano a Diego Abatantuono. Provenivano tutti da film campioni di incassi, e la furbata commerciale non mancò di sbancare al botteghino. Per lo straordinario cast rimane comunque un film da ricordare, in cui il migliore sembra essere proprio Montesano nei panni di un cameriere dell’albergo, che per fare bella figura con la figlioletta finge di esserne un ricco cliente. Montesano è ancora il migliore nel film a episodi “Culo e camicia”. Il primo capitolo ha per protagonista proprio l’attore romano in una commedia agile e divertente, piena di ritmo, con un pizzico di sentimentalismo che non guasta mai. Il secondo con Renato Pozzetto è alquanto grossolano e stiracchiato, una spanna al di sotto del primo.

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Quella del conte Tacchia, rimane una delle interpretazioni più apprezzate di Enrico Montesano, anche all’estero dove venne distribuito in mezza europa.
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“Grand Hotel Excelsior”(1982), rimane uno dei film corali più importanti degli ultimi 35 anni. Cast di livello sopraffino, anche considerato che tutti arrivavano da film campioni di incassi. Un poker d’assi della risata, si potrebbero soprannominare. Celentano, Montesano, Abatantuono e Verdone non delusero comunque le aspettative.

• Il 1985, altro anno mirabilis e il suo debutto da regista. Il 1985 è una data importante per Montesano: dopo essere stato diretto ancora una volta da Steno in “Mi faccia causa”, è di nuovo vincitore dei Premi: David di Donatello e del Nastro d’Argento per “A me mi piace”, che lo gratifica nell’inedita veste di regista esordiente. Nello stesso anno inizia la collaborazione e l’amicizia con Carlo Verdone che lo dirige ne “I due carabinieri”, campione d’incasso e vincitore del ‘Biglietto d’oro AGIS’, registrando la più alta presenza al botteghino dell’anno solare. L’accoppiata tra i due grandi interpreti della commedia all’italiana fa faville, ed evita qualunque minima volgarità. A fine 1985 esce poi nelle sale “Grandi magazzini”, uno dei film corali più famosi del decennio. Quì c’è finalmente l’incontro tra Manfredi e Montesano, in una sorta di passaggio di consegne, essendo Enrico unanimemente considerato l’erede più prossimo di Nino Manfredi, così come Carlo Verdone apparve fin da subito il più vicino allo stile di Alberto Sordi.

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Ottimo esordio da regista per Enrico Montesano con il film “A me mi piace”(1985), che si aggiudica sia il David di Donatello che il Nastro d’argento, nella categoria miglior regista esordiente.
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Carlo Verdone ed Enrico Montesano: “I due carabinieri”. Grandi amici anche nella vita, la pellicola ottenne un successo di pubblico davvero senza precedenti, campione di incasso assoluto della stagione 1985 e tra i primi venti film più visti della storia del cinema italiano.
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Montesano con Laura Antonelli sul set del film “Grandi magazzini”. Qui interpreta un addetto alle pulizie che viene scambiato per il figlio del padrone. Film a episodi intrecciati di grande popolarità.

• “Se il tempo fosse un gambero” e “Fantastico”: tra teatro e tv finiscono gli anni ’80. Il successo teatrale di “Se il tempo fosse un gambero”, rappresentato nelle stagioni ’86 ’87 e ’88 ’89 e terminato a teatro esaurito, è intervallato dal successo del varietà del sabato sera “Fantastico”, condotto accanto ad Anna Oxa, edizione che detiene il record di audience (12 milioni di spettatori) e di vendita di biglietti della Lotteria Italia. Dalle parti di Viale Mazzini è ancora vivo il ricordo di quell’edizione da record. Nel frattempo, per il terzo anno di fila, Montesano concludeva la rappresentazione della sua ultima grande fatica teatrale. Quella di “Se il tempo fosse un gambero”, è una divertente commedia surreale e paranormale in cui c’è anche una piccola lezione morale. La commedia musicale si avvale della facoltà di usare il flashback, che sembra ispirarsi in parte al vecchio cinema italiano della Magnani e di Fabrizi. Montesano interpreta qui un piccolo diavoletto, che deve riconquistarsi il regno degli inferi, ed esaudisce il desiderio di una vecchina, che rimpiange alcune scelte fatte in gioventù. Così lui la riporta indietro nel tempo, quando ventenne a Campo de Fiori, abitava insieme alla madre. Ne seguiranno equivoci e gag a non finire. Anche con le corna in fronte, Montesano è bravo e misurato, ed è la vera grande anima della commedia, gioca poco con l’improvvisazione, ma insegue l’ilarità del copione utilizzando al massimo voce, mimica, volto e simpatia. Una storia semplice e affettuosa che piacque tanto al pubblico, il quale affollò il Sistina di Roma per tre stagioni intere. Anche questa commedia ottenne la sua trasposizione televisiva, dato il considerevole successo di pubblico.

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Il manifesto originale della commedia di Pietro Garinei, “Se il tempo fosse un gambero”, rappresentata per tre stagioni ( dal 1987 al 1989) ininterrottamente al Sistina di Roma.

• Al cinema con Pozzetto. All’inizio degli anni ’90, Enrico Montesano intraprende un proficuo sodalizio artistico con Renato Pozzetto. Uno romano, l’altro milanese, entrambi a loro modo, padroni incontrastati della commedia all’italiana…e dunque il risultato non può che essere positivo. Per la verità “Piedipiatti”(1991), riuscita commistione tra poliziesco, commedia all’italiana e commedia sentimentale, è il loro secondo film in coppia, dopo il film “Noi uomini duri”, datato 1987. La pellicola poggia tutta sulle spalle della coppia di attori, che, bisogna darne atto, non deludono le attese, anche e soprattutto nelle scene “serie” del film. E’ la storia di due poliziotti, appunto, che riescono a sventare un pericoloso traffico di droga. Dato che l’affiatamento c’era, l’amicizia c’era, e il successo pure, la coppia torna insieme due anni dopo nel film “Anche i commercialisti hanno un’anima”. L’abbinamento Montesano-Pozzetto aveva dato, fino ad allora, ottimi risultati commerciali, sia in film a episodi, o nei due titoli che girarono fianco a fianco, e dunque non faticarono ad accettare una nuova commedia da interpretare insieme, anche questa volta diretti da Maurizio Ponzi, che mette a confronto due diversi tipi di italiano. Quello pignolo, onesto, un pò troppo attento ai conti, e quello fanfarone, facilone e ciarlatano, accomunati dal fatto che entrambi sono commercialisti nell’Italia dell’avvento di Berlusconi in politica e ne esce fuori una non deprecabile fotografia efficace sul momento storico nazionale. Non male.

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Renato Pozzetto ed Enrico Montesano mattatori della pellicola “Piedipiatti”, del 1991. Ottimo successo al botteghino.

• Il sequel di Febbre da cavallo (2002). Inizialmente escluso dal progetto, nel 2002 Enrico Montesano torna a interpretare ‘Er Pomata’ in “Febbre da cavallo – La mandrakata” sequel del celebre cult di Steno, diretto dal figlio Carlo Vanzina. Tornano, dopo un quarto di secolo, dunque, le avventure di Mandrake alias Gigi Proietti e del suo amico Er Pomata, cioè Montesano, scomparso alla fine del prototipo, e riapparso nel sequel verso metà film. Infatti l’attore romano recita nella pellicola in regime di partecipazione straordinaria. Accanto a loro validi caratteristi romani come Rodolfo Laganà e Nancy Brilli; e la maschera napoletana di Carlo Buccirosso, erede della tradizione comica partenopea. Carlo Vanzina e il fratello Enrico omaggiano il padre Steno con questo sequel del suo celebre film, sempre incline alla celebrazione di perdenti e cialtroni, ma francamente nettamente inferiore.

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La locandina originale del secondo capitolo di “Febbre da cavallo”, datato 2002. Accanto a Gigi Proietti ed Enrico Montesano, uno stuolo di ottimi caratteristi.

• Enrico e le donne. Nel corso della sua luminosa carriera, Montesano ha avuto modo di lavorare, tra teatro, cinema e televisione con uno stuolo di belle donne e grandi artiste, di fascinosa presenza e spesso alquanto svestite, dato il determinato periodo storico di riferimento. Janet Agren, Claudine Auger, Raffaella Carrà, Silvia Dionisio, Gabriella Ferri, Edwige Fenech, Milena Vukotic, Barbara Bouchet, Rossana Podestà, Laura Antonelli, Alida Chelli, Nancy Brilli, solo per nominarne alcune. Non siamo numericamente alle cosiddette “donnine” di Macario, ma poco ci manca. Per alcune di esse lavorare con Montesano, ha significato il trampolino di lancio della propria carriera, per altre, già affermate, è stata l’opportunità di confrontarsi con un attore di talento, molto popolare, brillante, dotato di una grande vis comica.

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Enrico Montesano con Barbara Bouchet.
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Enrico Montesano con Milena Vukotic.

• Due mogli e sei figli. Una vita privata movimentata quella di Enrico Montesano. Lui, che è uno dei più grandi attori comici del cinema italiano, ha ben sei figli, avuti da tre compagne diverse. Il primo, Mattia, l’ha avuto dalla stilista Marina, con la quale Enrico Montesano ha vissuto una lunga relazione senza però mai arrivare all’altare. Il primo matrimonio è arrivato con Tamara, dalla quale l’attore ha avuto altri tre figli: Tommaso, Oliver e Lavinia. La coppia però divorzia e per Montesano arriva il secondo matrimonio, quello con Teresa, che dà ad Enrico altri due figli, Michele Enrico e Marco Valerio. “È difficile essere un bravo genitore. Io sono stato un padre separato, con tutte le difficoltà del caso” ha confessato ad una nota rivista on-line Enrico Montesano, che nel corso degli anni ha dovuto destreggiarsi tra l’intensa carriera e una vita privata tutt’altro che facile. L’attore ha trasmesso ai figli l’amore per il teatro che, nonostante non siano attori, non mancano mai di andare ad ammirare il padre nei suoi numerosi spettacoli in giro per l’Italia.

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Un intenso ritratto di Enrico Montesano, oggi 70enne, ma ancora particolarmente attivo, soprattutto in teatro, dove sarà addirittura il “Marchese del Grillo”, dal 3 novembre 2016 nel “suo” Sistina. Un artista inimitabile.

Domenico Palattella

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