Il grande cinema di Lino Banfi in 6 film: comicità, talento e popolarità.

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Ad inizio anni settanta Lino Banfi veniva considerato poco più che un caratterista, seppur di alto livello e di molta fama. Più avanti però si è ritenuto di avvicinare Banfi alla caratura di attore o, meglio, artista della commedia, poiché, a tutti gli effetti, egli ha inventato di sana pianta un genere, un personaggio, dei modi e una intera situazione socio-culturale tipica di una grossa fetta d’Italia, in maniera molto simile a quello che fece Alberto Sordi negli anni cinquanta e sessanta. La simpatia, la comicità, il talento sono stati gli ingredienti della sua enorme popolarità, che perdura anche oggi, che ha raggiunto gli 80 anni di età.

Interprete di oltre 100 film per il grande schermo, a cui sono da aggiungere i film tv e le fiction, Lino Banfi è da considerarsi uno dei più grandi e longevi attori del nostro spettacolo. La sua carriera è densa, ricchissima di pellicole comiche di grande successo popolare. Egli infatti, è considerato a tutti gli effetti un artista della commedia, poichè ha inventato di sana pianta un genere, un personaggio, dei modi e una intera situazione socio-culturale tipica di una grossa fetta d’Italia, in maniera molto simile a quello che fece Alberto Sordi negli anni cinquanta e sessanta. Ancora oggi in attività, Lino Banfi ha da poco compiuto 80 anni, ma è ancora un punto di riferimento per il cinema e per lo spettacolo italiano. La sua è una comicità inusuale, del tutto personale, che si avvale di detti, modi di dire e giochi verbali, contaminati qua e là dal dialetto pugliese. Una comicità irruente e arricchita da una parlata buffa e originale. Ha lavorato con tanti registi definiti “alti”, come Luciano Salce, Fernando Di Leo, Nanny Loy, Steno e Dino Risi. Eppure per capire meglio l’essenza della sua comicità, veracemente meridionale, pugliese, ha sempre portato la sua regione nel cuore, val la pena selezionare 6 film, quelli che più compiutamente realizzano il suo stile comico, popolare, stravagante e a tratti scatenato. I film selezionati, tutti della prima metà degli anni ’80, rappresentano le vette cinematografiche dell’attore pugliese, che difatti in questi anni è all’apice della sua carriera. Lino Banfi aveva esordito sotto l’ala protettrice di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, e fu una delle spalle comiche più assidue della celebre coppia. Ma fu Totò a consigliarli di cambiare nome d’arte, quando Lino Banfi, all’anagrafe Pasquale Zagaria, scelse lo pseudonimo di Lino Zaga, abbreviativo del suo cognome. La sua simpatia e la sua debordante comicità colpirono anche i produttori cinematografici, che ne fecero, nel giro di pochi anni, uno dei comici più amati del cinema italiano. Negli anni ’70 è uno dei re della commedia sexy all’italiana, che gli dà la massima popolarità, e spesso riesce ad elevare il livello di queste commedie con la sua sola presenza. Negli anni ’80 si smarca da tale genere boccaccesco, diminuendo le scurrilità tipiche della commedia sexy e virando decisamente verso la “nuova” commedia all’italiana degli anni ’80. E’ in questo decennio che, cinematograficamente parlando, Lino Banfi interpreta i suoi massimi capolavori comici, quelli maggiormente ricordati e amati ancora oggi. Una mera carrellata dei sei titoli aiuterà ad inquadrarli, prima di passare all’analisi critica di questi.

• Cornetti alla crema(1981), regia di Sergio Martino

Vieni avanti cretino(1982), regia di Luciano Salce

Al bar dello sport(1983), regia di Francesco Massaro

Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio(1983), regia di Sergio Martino

• L’allenatore nel pallone(1984), regia di Sergio Martino

• Il commissario Lo Gatto(1986), regia di Dino Risi

Nominato Grand’Ufficiale della Repubblica Italiana nel 1994, e Cavaliere di Gran Croce nel 1998, la cifra stilistica dell’uomo Lino Banfi è sempre stata l’estrema umiltà e la grande umanità, in ossequio alle sue origini e alla sua infanzia vissuta nella povera e assolata provincia pugliese. Ambasciatore dell’Unicef nel mondo, Lino Banfi in età matura, ha trovato nuova popolarità e nuova linfa con il personaggio di Nonno Libero nella fiction Rai, “Un medico in famiglia”, arrivata oggi alla sua decima edizione. La prima edizione è datata addirittura 1998. Proseguiamo ora all’analisi delle sei migliori pellicole della carriera di Lino Banfi, ricordando come queste siano unanimemente ritenute degli autentici “cult-movie” del cinema italiano.

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Lino Banfi, con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, che sono stati fondamentali per la carriera di Banfi. Con loro, l’attore pugliese, ha imparato i tempi comici perfetti, partecipando a svariate pellicole con la celebre coppia.

♦ Cornetti alla crema (1981)

Arrivano gli anni ’80 e Lino Banfi inizia a smarcarsi, a defilarsi dalla commedia sexy all’italiana a vantaggio di elementi da commedia all’italiana pura. Entra così nella schiera dei “nuovi” mostri della commedia all’italiana degli anni ’80, con Paolo Villaggio, Jerry Calà, Christian De Sica, Massimo Boldi, Diego Abatantuono. E il passaggio avviene, con una gustosa commedia da pochade francese, che diverte con leggerezza. Il titolo è Cornetti alla crema, e il regista è Sergio Martino, uno dei registi che più ha sfruttato il talento interpretativo di Lino Banfi. Cornetti alla crema è figlio della commedia sexy anni 70, ma rispetto alle Dottoresse e Soldatesse e Liceali varie è costruito meglio, con gag più divertenti, minori volgarità e una migliore gestione dei tempi comici. Insomma, a differenza di quelli, non è classificabile come una commedia sexy, si tratta di una commedia all’italiana degli anni ’80, costruita sull’istrionismo di Lino Banfi e sulle grazie incontestabili di Edwige Fenech. Banfi a tutta forza si districa in una sceneggiatura ad incastro di equivoci, degna del miglior Blake Edwards, e qui, come in Vieni avanti cretino, non sembra affatto fuori luogo il paragone con il Peter Sellers pasticcione di Hollywood Party o della Pantera rosa. Scatenato comunque il Lino nazionale, circondato da una serie di caratteristi di grande livello: Milena Vukotic, Gianni Cavina, Marisa Merlini. Grande successo di pubblico.

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Lino Banfi, insieme ad Edwige Fenech, come sempre la donna “cinematografica” più bella degli anni ’70 e ’80, e partner fissa di Lino Banfi, in tante tantissime commedie del genere sexy, ma anche di quelle più “alte”, rientranti di diritto nella commedia all’italiana classica. Qui in una scena del divertente film di Sergio Martino, “Cornetti alla crema”(1981), proprio una di quelle pellicole che segnano il passaggio dal genere trash alla commedia all’italiana degli anni ’80.

• Vieni avanti cretino (1982)

Nel 1982 Lino Banfi interpreta quello che è il suo miglior film e una delle pellicole più divertenti della storia del cinema italiano. Vieni avanti cretino è infatti, una macchina comica di incredibile riuscita. Considerato uno dei “cult movie” degli anni ’80 e accolto da uno straordinario successo di pubblico, è il miglior film di Lino Banfi, quello dove la vis-comica dell’attore pugliese, qui davvero scatenato, si esprime in maniera più compiuta. Eppure la genesi del film è piuttosto controversa. Nasce tutto dal produttore Giovanni Bertolucci, che necessità di liquidità per rilanciare la sua casa di produzione, dopo alcuni flop. Si pensa subito di puntare sull’attore comico più popolare del momento, ovvero Lino Banfi: una sicurezza. Il comico pugliese con un passato nell’avanspettacolo poi generico e infine caratterista stakanovista delle commedie sexy degli anni ’70, ha iniziato gli anni ’80 come mattatore assoluto del genere comico. Bertolucci decide quindi di produrre un film lontano dalla scurrilità boccaccesca del periodo, una commedia degli equivoci sì ma senza scadere troppo nello scatologico e nel volgare. Registi dell’operazione sono da un lato Luciano Salce, vulcanico e discontinuo artista di cinema e di televisione (suoi sono i primi due FANTOZZI, i migliori della serie), dall’altro lato gli sceneggiatori R.Leoni e F.Bucceri incaricati di scrivere una storia con dichiarati riferimenti alla commedia dell’arte plautina e all’avanspettacolo degli anni ’50. VIENI AVANTI CRETINO, fin dal titolo un omaggio a una famosa battuta dei f.lli De Rege, si apre e si chiude con delle presentazioni metacinematografiche, poi cominciano le avventure di Pasquale Baudaffi, un ex carcerato che va alla disperata ricerca di un lavoro con l’aiuto di un cugino impiegato in un ufficio di collocamento, ma colleziona solo licenziamenti a catena combinando disastri ad ogni nuovo impiego, alla fine se non un lavoro almeno riesce a trovare l’amore. Banfi è strepitoso, scatenato, sublime nel ruolo di un combinaguai degno del Peter Sellers pasticcione di Hollywood Party. Probabilmente regala la sua migliore performance comica, anche più di CORNETTI ALLA CREMA , AL BAR DELLO SPORT e L’ALLENATORE NEL PALLONE. Il regista Salce conferisce alla pellicola una certa eleganza di stile affrancandosi dai più volgari Laurenti, Cicero e Girolami. Se le gag e le trovate comiche sono quasi tutte divertenti, altrettanto strepitosi come il protagonista sono i comprimari, nucleo centrale e imprescindibile del cinema comico: il cugino Gaetano interpretato dal compianto pianista Franco Bracardi, il mitico Filini/Gigi Reder in vacanza da Fantozzi, la burrosa Michela Miti, la extralarge Luciana Turina, il fantozziano Paolo Paoloni, la teatrale Anita Bartolucci e infine nei panni del folle dottor Tomas, il guitto Alfonso Tomas dalla faccia pazzesca e dai tic inconfondibili, una carriera sorretta praticamente sempre dallo stesso tormentone. Uno dei migliori film comici della storia del cinema italiano e uno degli autentici capolavori del genere “cult”, con una comicità vecchio stampo, tutta puntata su gag fisiche, ma di sicuro effetto comico. Da vedere assolutamente!!!

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La locandina del capolavoro comico di Lino Banfi, quel “Vieni avanti cretino”(1982), che rimane una delle perle comiche del nostro cinema. Chiaro e lampante omaggio alla commedia dell’arte e all’avanspettacolo degli anni ’50.

Al Bar dello sport (1983)

Rinvigorito dall’incredibile successo che aveva avuto Vieni avanti cretino, Lino Banfi è nel periodo in cui tutto quel che tocca diventa oro. I produttori allora pensano bene di unire gli attori comici più in voga del momento: Lino Banfi, reduce dai successi comici degli anni precedenti; e Jerry Calà, che dopo Sapore di mareVacanze di Natale vide crescere le sue quotazioni alle stelle. Però con una vistosa novità, Jerry Calà reciterà al fianco di Lino Banfi, in una curiosa parte muta, che mette in risalto la sua vena moderna e surreale, in perfetta sintonia con quella dialettica e paradossale di Banfi. La storia di un film è spesso legata alla congiunzione di due carriere attoriali nel loro momento migliore, è proprio il caso di “Al bar dello sport” ambientato in una ridente Torino nel fiore degli anni ’80 in cui un Lino Banfi ormai maturo per essere inserito nella lista dei migliori comici di sempre e un Jerry Calà in crescita professionale diventano gioco forza complici di una vincita miliardaria al totocalcio: Lino ha partorito dodici risultati mentre Parola, così soprannominato per il suo mutismo da trauma, gli ha fornito il risultato che alza la quota, un 2-1 esterno del Catania in casa della Juventus che si sarebbe verificato nella realtà circa venticinque anni dopo. La storia è tutta incentrata sulla convivenza di questi due personaggi circondati da amici e parenti avvoltoi che vogliono scroccare oltremodo i soldi della vincita per cui la strana coppia fa di tutto per mascherare l’evidenza fino al giorno dell’incasso ed è bello vedere una perfetta alchimia svilupparsi fra due attori provenienti da epoche diverse: veterano Banfi, attuale per il tempo Calà in più quest’ultimo non proferisce verbo per tutto il film e gioca la carta della sua comicità attraverso la mimica facciale e corporale incastrandola con quella più vulcanica e classica di Banfi. Almeno due scene da antologia: la consegna della schedina al notaio che assomiglia all’ispettore Kojak, quando Banfi lo centra con un portacenere in piena fronte la risata nasce spontanea e la sequenza del siero della verità in cui Banfi è incontenibile, alle domande a raffica degli amici affamati di denaro risponde “Segno zodiacale?” – “Vergine, ascendente discendente” – “Attrice preferita?” – “Edwige Fenech” – “Attore preferito?” – “Max von Sidow”, finchè Calà interviene quasi impazzito per salvarlo in zona Cesarini. Il film scorre leggero e piacevole verso un finale “d’azzardo”. Come preventivato, grande successo di pubblico. Tra le curiosità la presenza di Mara Venier, nel film fidanzata di Lino Banfi, ma nella vita reale moglie di Jerry Calà. Sequenza cult: quella in cui Banfi ascolta la radio e osserva la televisione per sapere gli esiti delle partite sottolineando il tutto con le esultanze dei giocatori storici di quegli anni come Juary che girava freneticamente intorno alla bandierina del corner, la trance da vincita al totocalcio lo porta a mangiare una saponetta e bere l’acqua nella vasca delle tartarughe.

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Che coppia! Lino Banfi ed un grande Jerry Calà, qui nei panni del muto Parola. Vincono più di 1 miliardo alla schedina e lo devono difendere da amici, fidanzate e familiari avvoltoi. Il film è “Al bar dello sport”(1983), una delle più belle commedie degli anni ’80.

Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio (1983), ep. “Il pelo della disgrazia”

Che anno il 1983 per Lino Banfi. E’ al cinema con ben 4 pellicole, ed è ormai tra le leggende del nostro cinema comico. Diretto ancora una volta da Sergio Martino, che sa costruire perfettamente sceneggiature e storie intorno alle qualità comiche di Lino Banfi, esce a fine anno nelle sale “Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio, pellicola oggi ritenuta “cult”, interamente incentrata sul tema dell’occulto e della superstizione. Divisa in due episodi, Banfi prende parte al primo, quello intitolato “Il pelo della disgrazia”, il secondo capitolo invece è affidato a Johnny Dorelli. L’episodio con Lino Banfi è quello più scatenato, in cui l’attore pugliese si destreggia a meraviglia nei panni di un padre di famiglia, ossessionato dalla superstizione, che si convince che la sfortuna che lo perseguita sia causata dal suo nuovo vicino e l’unico modo per eliminarla e strappargli un particolare pelo irsuto. Ben girato, svelto,brioso,con gag esilaranti e Banfi che la fa da padrone assoluto dall’
inizio alla fine. Da antologia Banfi, al meglio delle sue invenzioni linguistico-pugliesi, costretto a resistere agli attacchi erotici di Dagmar Lassander ( in guépiérre) e di Janet Agren, due gnocche da sballo. Molto apprezzato anche oggi, il film si distingue per una comicità di metacinema, che val la pena citare qui. Entrambi i protagonisti degli episodi nominano l’altro durante il film: Banfi mentre è conteso da più donne si rivolge ironicamente alla telecamera dicendo “non è che queste hanno sbagliato episodio e vogliono scopare con Dorelli?”; mentre Dorelli ad inizio episodio mentre sta facendo il suo numero di magia pronuncia la frase: “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace… come disse la moglie di Lino Banfi”, che per inteso è interpretata ancora una volta da Milena Vukotic.

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In “Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio”(1983), un Lino Banfi scatenato ha a che fare con tutta una serie di disavventure ed equivoci. Crede che un suo vicino di casa gli porti scarogna e cerca di strappargli un pelo irto e lungo dal suo corpo. Ma così facendo perde due avventure erotiche, con due vere gnocche come Janet Agren e Dagmar Lassander. Episodio davvero scatenato, da vedere!!! Cult movie.

L’allenatore nel pallone (1984)

Il 1984 è l’anno del “cult movie” per eccellenza. E’ l’anno del film “L’allenatore del pallone”, rimasto nella memoria collettiva. Lino Banfi è straordinario nel ruolo di Oronzo Canà, verace e sanguigno allenatore di calcio, appena promosso in serie A, con la sua Longobarda. Ottima la parodia del mondo del calcio realizzata da Sergio Martino con tutto il furbo repertorio del caso facendo la gioia dei tifosi, ma anche dello spettatore meno avvezzo al lato sportivo della pellicola. Una delle commedie più scatenate del decennio degli ’80, con un enorme successo di pubblico. “L’allenatore nel pallone”, si diceva sopra, è la pellicola “cult” per eccellenza. Ma cosa significa di preciso la parola “cult”? Con il termine “cult”, ci si riferisce alle pellicole considerate minori, degli anni ’70 e ’80, che per il grande successo di pubblico e per il gusto un pò naif, tra gustosi doppi sensi, battute esilaranti e classici luoghi comuni, sono rimaste nel cuore di tutti coloro che le hanno ammirate, cinefili e non. Spesso le pellicole considerate “cult”, hanno oggi un proprio fan club, che racchiude gli appassionati di quel film da tutta Italia: Sapore di mare, L’esorciccio, L’Allenatore nel pallone… La pellicola in questione è senz’altro uno dei prodotti migliori della suddetta stagione, avendo dalla sua non solo una trama lineare e ben sviluppata, ma anche il fascino della partecipazione di miti del calcio, cronisti e allenatori leggendari, che hanno prestato la loro amichevole partecipazione al film. A tenere le redini tutto, c’è sempre un ottimo Lino Banfi , come al solito coinvolgente e trascinante, grazie al suo inconfondibile accento dalla battuta facile e dal volto più che espressivo.

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Il mitico Oronzo Canà, allenatore della Longobarda, che sventa all’ultima giornata un pericoloso complotto stile “calciopoli”. “L’allenatore nel pallone”(1984) è ormai diventato il “cult movie” per eccellenza del nostro cinema. Ritmo, verve, divertimento…è un film completo, rimasto nell’immaginario comune.

• Il commissario Lo Gatto (1986)

L’esperienza de Il commissario Lo Gatto, rappresenta per Banfi, il definitivo passaggio alla commedia all’italiana, e lo fa, con un regista, Dino Risi, che nel campo della commedia è stato uno dei pilastri e dei padri fondatori. Risi, con l’esperienza e la classe registica ormai acquisite, cuce addosso a Lino Banfi una gustosa commedia di investigazione poliziesca, con obiettivi di satira sociale, anche politica, davvero molto coraggiosi, visto chi cerca di colpire. Non mancano alcuni nudi femminili integrali, ma è lo specchio dei tempi, ed è anche giusto che ci siano. Il commissario Lo Gatto, è un investigatore sullo stile dell’ispettore Clouseau, e qui risalta agli occhi, ancora una volta, il paragone con Peter Sellers, già verificato in alcuni film precedenti. Un commissario solerte, dal grande acume, ma che combina, suo malgrado, svariate gaffes, e siccome ha chiesto l’alibi al Papa, per un delitto avvenuto in Vaticano, viene trasferito alla Favignana, un’isoletta sperduta nell’ovest della Sicilia. Ma il coraggio e la satira politica dove stanno? Il coraggio di osare, in pieno stile da commedia all’italiana, sta tutta nell’indagine alla Favignana, che domina da metà film in poi, svolta dal commissario con l’aiuto del fido agente Gino Gridelli (Maurizio Ferrini, molto simpatico; e il suo accento romagnolo è splendido) e purtroppo per lui anche con la “collaborazione” del giornalista dell’Eco di Trapani Vito Ragusa (un impagabile Maurizio Micheli dal piede equino “di famiglia”) che con un trucco verrà a conoscenza della verità: la presunta vittima era tornata viva e vegeta da una settimana di vacanza con Bettino Craxi su una nave della Marina Militare Italiana. Scandalo, caduta del governo e Giulio Andreotti al suo posto. Tutto questo, nel film, con nomi e cognomi, nel 1986, e con Craxi primo ministro in carica!!! E una sua scappatella non era certo inverosimile…In fondo la capacità della commedia all’italiana, fin dalle sue origini negli anni ’50, è sempre stata quella di rappresentare la società italiana, descrivendola anche nei meandri più scomodi, e anzi alcune volte è stata anche premonitrice anticipando fatti e situazioni poi verificatisi. Un esempio? L’anno successivo, nel 1987, sarà Amintore Fanfani e non Giulio Andreotti a sostituire il socialista Bettino Craxi, ma come premonizzato nel film, sarà sempre un leader della DC a tornare Primo Ministro. Lino Banfi, dal canto suo, ha una delle migliori occasioni della sua carriera, essere diretti da un tale Maestro come Dino Risi, non è cosa da poco e impone un’attenzione diversa nello stile interpretativo. E Banfi non fallisce, è sempre presente, divertente e nelle parti che impongono una misura d’attore più elevata, convince e non poco, dimostrando quel che dimostrerà in età avanzata, ovvero che dietro la maschera del grande comico, c’è un attore che sa destreggiarsi perfettamente nella commedia più evoluta, e perché no, anche nel drammatico. In fondo come diceva Totò, “un comico può essere definito grande, soprattutto quando è utilizzato nel drammatico, perché un grande comico deve essere in grado di far tutto, altrimenti non può essere considerato come tale”.

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Sull’isola della Favignana, un solerte commissario di Polizia, scopre uno scandalo internazionale, che investe anche il Presidente del Consiglio dei Ministri, Bettino Craxi. E’ la storia del “Commissario Lo Gatto”(1986), deliziosamente interpretato da Lino Banfi e diretto da un Maestro del cinema come Dino Risi. Satira sociale e politica di grande livello, con il commissario interpretato da Lino Banfi, che entra di diritto tra gli investigatori del nostro cinema.

Domenico Palattella

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