Percorso iconografico sulla vita e sull’arte della grande Franca Valeri

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Franca Valeri, nome d’arte di Franca Maria Norsa, è stata una delle attrici più importanti della nostra cinematografia. Attivissima nel cinema italiano degli anni d’oro, quello degli anni ’50 e ’60, ha contribuito in maniera corposa alla creazione della commedia all’italiana. Dagli anni ’70 poi, si dedica alla televisione, diventando una delle colonne portanti del varietà televisivo.

“Franca Valeri fu l’unica attrice, che con la sua bravura, riuscì a relegare Sordi al ruolo di spalla, raggiungendo la sua apoteosi con il ruolo della ricca moglie del film “Il vedovo”(1959)”.

Questa definizione, contenuta nel dizionario dei film “Il Morandini”, basta a definire quello che è stato il talento interpretativo della grande Franca Valeri. Non bella, almeno non quanto le varie Sophia Loren, Gina Lollobrigida, ma dotata di una presenza scenica insuperabile, nonché di una grande duttilità interpretativa. Lei è stata una delle protagoniste indiscusse della commedia all’italiana e ha al suo attivo numerosi film in cui descrive i vizi e le virtù degli italiani, visti però attraverso il pungente occhio delle donne, una specie di alter-ego al femminile di Alberto Sordi, con il quale ha recitato in ben sette film. Sposata con l’attore e regista Vittorio Caprioli, Franca Valeri arriva al grande successo cinematografico a metà degli anni ’50. Quello di Franca Valeri è infatti, il primo caso in cui un’attrice comica non agisce più da comprimaria, ma intorno ad essa si imbastisce tutto un film. Dopo di lei verranno Sophia Loren, Tina Pica, Marisa Allasio, Virna Lisi e tutto il resto delle grandi attrici italiane. Insomma, Franca Valeri dimostrò che con la bravura e la padronanza del palcoscenico si potesse arrivare al livello degli interpreti maschili, sempre più affermati delle donne, in un mondo quale quello del cinema, altamente maschilista. E dire che non faceva neanche dell’aspetto fisico il suo cavallo di battaglia, quindi doppiamente brava. Puntava viceversa tutto sulla sua pungente e amara comicità e sulla capacità di improvvisazione degna dei più grandi attori. Ad un certo punto, il cinema si arrese davanti alla sua straordinaria bravura, soprattutto quando l’attrice si dimostrò perfettamente in grado di tener testa sul suo terreno a fenomeni come Alberto Sordi, Peppino De Filippo e Vittorio De Sica, proprio accanto ai quali ella diede alcuni dei suoi risultati più brillanti. Fioccano i film importanti, su tutti Il segno di Venere(1955), dove posta al fianco di attori come Alberto Sordi, Peppino De Filippo, Vittorio De Sica e Sophia Loren, è lei il centro del film, la vera ragion d’essere della pellicola.  E’ lei che attraversa tutto il film e si accompagna a tutti i personaggi facendo esplodere la sua intelligente e pungente comicità, pervasa di un’amabile malinconia ben dosata. Una specie di charlot al femminile, a cui in amore non ne va mai bene una, ma che non perde la fiducia che un giorno vi possa essere un “segno di Venere” anche per lei. E poi venne Piccola posta(1955), deliziosa commedia all’italiana dove la satira di costume si unisce ai primi realistici ritratti di preoccupanti italiani tipo. La commedia prende spunto dal successo delle rubriche di lettere sui rotocalchi femminili, in voga in quegli anni. La Valeri è però eccezionale, soprattutto nella sequenza in cui si trasforma nella Sabrina di Audrey Hepburn, in una mirabolante parodia da applausi. E poi che dire, vennero tanti altri film “Il bigamo”(1956), al fianco di Marcello Mastroianni e Vittorio De Sica; Mariti in città(1957) , con Nino Taranto e Renato Salvatori; Il vedovo(1959), con Alberto Sordi; Crimen(1960), al fianco di Nino Manfredi, Vittorio Gassman e ancora Alberto Sordi; Leoni al sole(1961) Parigi, o cara(1962), diretti dal marito Vittorio Caprioli; Gli Onorevoli(1963), con Totò e Peppino De Filippo. In tutto le pellicole interpretate da Franca Valeri saranno 40 e tutte di ottimo livello, grazie soprattutto alla sua presenza. Ho qui citato, solo alcuni dei capolavori che hanno visto Franca Valeri, sempre perfetta protagonista, senza però scordarci dell’importanza che ella ha rivestito anche nello sviluppo della nostra televisione verso il varietà. Da metà degli anni ’60 infatti, il volto della Valeri, diventa uno dei più utilizzati dalla Rai, non solo in varietà storici come Studio Uno Sabato sera; ma anche partecipando alla fertile stagione degli sceneggiati televisivi degli anni ’70. Nel 1974 scrive e interpreta la miniserie in quattro puntate Sì, vendetta…, diretta da Marco Ferrero. La vicenda è una riflessione sul mondo degli anni settanta, sui cambiamenti avvenuti in seno alla società italiana in conseguenza alla rivoluzione sessuale, vissuta attraverso gli occhi di una signora borghese e della di lei figlia hippy. Ogni episodio infatti affronta un argomento diverso (l’emancipazione dei ragazzi italiani, il femminismo, il rapporto della borghesia con le mode dei giovani, ecc.), attraverso personaggi femminili, in parte già affrontati precedentemente da Franca Valeri nei suoi sketch recitati in teatro. Franca Valeri insomma piaceva, perché rappresentava la normalità delle donne italiane, in fondo le varie Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Marisa Allasio, erano bellone da copertina, perciò lontane anni luce da quella che era la normalità delle donne italiche. Franca era specializzata nelle parti di zitella irrecuperabile o moglie opprimente, strepitosa ad esempio come moglie petulante di Manfredi in Crimen. Proveniva dalla scuola del gruppo teatrale detto dei Gobbi, con Vittorio Caprioli, Alberto Bonucci e Luciano Salce, e lì aveva imparato l’arte dell’improvvisazione, nonché la capacità di scrivere testi e sceneggiature di grande interesse. Quello che segue è un percorso iconografico in 20 foto sulla carriera della grande Franca Valeri e sulla rilevanza che la sua figura ha rivestito nello spettacolo italiano, sia esso il cinema, la televisione o il teatro, che rimane ancora oggi il suo “vero” grande amore.

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I.Franca Valeri con Luciano Salce e Vittorio Caprioli in una foto del 1957. Insieme a loro aveva fondato la celebre compagnia teatrale dei Gobbi nel 1942. Con Vittorio Caprioli è stata sposata dal 1960 al 1974, dopo un legame iniziato appunto nel 1942.
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II. Una giovanissima Franca Valeri, negli anni ’30 fa il suo debutto in radio e si appassiona al teatro di prosa. Ma, forse pochi lo sanno, lei era di origine ebraica, per parte di padre, e con le leggi razziali del 1938, rimasta a Milano con la madre, sopravvive alle deportazioni grazie ad un impiegato dell’anagrafe che le rilascia una carta d’identità falsa, che la trasforma nella figlia illegittima di Cecilia Pernetta di Pavia.
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III- Classe 1920, a trent’anni Franca assume il nome d’arte di Franca Valeri, su suggerimento dell’amica Silvana Ottieri, che in quel periodo stava leggendo un libro del poeta Paul Valéry, e su spinta del padre ingegnere che non era convinto della carriera d’attrice della figlia. Da quel momento in poi, dopo essersi fatta un nome nel teatro di prosa e in rivista, la Valeri arriva al grande successo anche nel cinematografo.
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IV. L’innovazione stilistica che portò al grande successo la Compagnia dei Gobbi, formata da Luciano Salce, Franca Valeri e Vittorio Caprioli, fu la scelta di una formula teatrale che non prevedeva alcun travestimento: gli attori non indossano costumi per caratterizzare uno o l’altro personaggio, ma si presentano così come sono al naturale, in modo che il personaggio fosse una invenzione del momento e che scaturisse “come dal cappello di un prestigiatore”.

Anni ’50. In questi anni Franca Valeri è una delle più stimate e richieste attrici brillanti del periodo, capace di tener testa a mostri sacri della comicità come Totò, Alberto Sordi, Vittorio De Sica, Peppino De Filippo. Non solo. È donna, fa ridere ed è arguta. Sembra cioè un alieno nel panorama non solo culturale del paese di quel tempo, ma nella stessa società italiana. Un unicum, una rarità, preziosa e inconsueta. Sono gli anni fatati dell’esistenzialismo, della inconfondibile aria intellettuale e nostalgica dei boulevard, dei café, della Rive Gauche. Franca è moderna, modernissima, adatta a quell’ambiente e lontana anni luce dall’arretrata italietta democristiana di quel periodo. Da donna intelligente qual è, riesce tuttavia a ridere e a riproporre quei personaggi à la page che spesso erano soliti farsi vedere anche in Italia, soprattutto nei salotti chic e nelle rinomatissime ed esclusive località balneari. Come non ricordare la viziatissima Giulia Sofia che ospita una serie di debosciati nella sua villona di Capri e che resta affascinata dalle stranezze di Pupetto Montmartre dagli Champs-Elysées in Totò a colori (Steno, 1952), primo film italiano girato in Ferraniacolor.

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V. Uno dei primi grandi film di Franca Valeri, “Le signorine dello 04″(1955) è una delle più belle commedie degli anni ’50, deliziosamente sorretta dalla verve degli interpreti. Su tutti proprio Franca Valeri in coppia con Peppino De Filippo, uno dei suoi partner cinematografici per eccellenza. Scatenata la Valeri, quando vuole conquistare il vedovo Peppino a base di baccalà mantecato e lo costringe ad una gita domenicale in cui gli sloga una caviglia. Sono comunque due scuole di recitazione, di meraviglioso effetto comico. Che piacere per gli occhi vederli recitare insieme.
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VI. E’ con “Il segno di Venere”(1955) interpretato in coppia con Sophia Loren, e al fianco di un cast monstre costituito da Vittorio De Sica, Peppino De Filippo e Alberto Sordi, che avviene la definitiva consacrazione di Franca Valeri. Scritto principalmente per lei, alla quale viene affiancata Sophia Loren, per imposizione del produttore Carlo Ponti, marito della stessa Loren, la recitazione di Franca Valeri rasenta quì il magistrale. Infatti, nonostante il cast di fuoriclasse, è lei che attraversa tutto il film e si accompagna a tutti i personaggi facendo esplodere la sua intelligente e pungente comicità, pervasa di un’amabile malinconia ben dosata. Una specie di charlot al femminile, a cui in amore non ne va mai bene una, ma che non perde la fiducia che un giorno vi possa essere un “segno di Venere” anche per lei. La raffinatezza della sua interpretazione rende il film uno dei capolavori degli anni ’50, e una delle prime “vere” commedie all’italiana in embrione.

Quel magico 1955. Il 1955 è decisamente il suo anno magico, quello di due personaggi straordinari. Il primo è un capolavoro di virtuosismo : la curatrice della seguitissima rubrica di una rivista femminile, la contessa polacca Eva Bolasky, alias la romana Filomena Cangiullo in Piccola posta (Steno, 1955). Due personaggi in uno, uno dentro l’altro, due opposti che ben rappresentano la bravura della loro interprete, nonché la sua intelligenza nel ritrarre sapientemente le aspirazioni e le fascinazioni delle donnette piccolo borghesi degli anni Cinquanta. Il secondo ruolo di quel fortunato 1955 è certamente quello della tenera Cesira, dattilografa alla perenne ricerca dell’amore e della realizzazione di una vita romantica e romanzesca ne Il segno di Venere (Dino Risi, 1955). Sempre presente e ammirevole dalla prima all’ultima inquadratura, quando la sua espressione tradisce una malinconia e una triste rassegnazione ad una vita poco felice, ma con la speranza che un giorno possa arrivare anche per lei un “segno di Venere”.

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VII. In qualche modo abbastanza simile al precedente “Il segno di Venere”, “Piccola posta”(1955) rappresenta il terzo incontro con Peppino De Filippo e il secondo con Alberto Sordi. Costruito anche questo intorno alla verve interpretativa della Valeri, il film prende spunto dalla grande diffusione nei rotocalchi femminili di quegli anni, di rubriche epistolari a cura di sedicenti nobildonne da salotto. La commedia non solo divertì molto il pubblico, ma venne lodata anche dalla critica, e può essere tranquillamente considerata in qualche modo anticipatrice della commedia all’italiana dei Risi e Monicelli, del decennio successivo. La Valeri che fa la parodia della Hepburn di “Sabrina” è assolutamente da applausi.
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VIII. Franca Valeri e Alberto Sordi in una simpatica foto del 1955, sul set del film “Un eroe dei nostri tempi”. Legati da una profonda amicizia, molti furono i film interpretati insieme da Sordi e dalla Valeri. Il loro capolavoro sarà però, senza dubbio “Il vedovo”(1959). Una delle commedie nere più belle del cinema italiano, con punte di cinismo davvero inusitate e tanti duetti irresistibili dei due protagonisti. Strepitoso successo di pubblico, il film, rimasto nella memoria collettiva, ha avuto anche un remake negli ultimi anni.
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IX. Una foto del 1961 che ritrae Franca Valeri al teatro Quirino di Roma, insieme a Carla Fracci. La Valeri è, ancora attualmente, una grande appassionata di opere liriche, tanto che nella sua carriera si è dedicata anche alla regia operistica.

Le gustose caratterizzazioni di fine anni ’50. I ruoli successivi sono gustose caratterizzazioni di personaggi ironici, spesso graffianti. Come i tre diversi e memorabili del 1959. Il primo è quello dell’irreprensibile figlia di Vittorio De Sica, ipocrita presidente di un ente di censura, Virginia, in Il moralista (Giorgio Bianchi, 1959). Il secondo è quello celeberrimo dell’acutissima imprenditrice meneghina Elvira Almiraghi sposata al mediocre «cretinetti» di Alberto Sordi in Il vedovo (Dino Risi, 1959). Il terzo è quello dell’esilarante prostituta romana Siberia che cerca di rifilare al bigotto Peppino De Filippo in cerca di alloggio una celebre ex casa di tolleranza in Arrangiatevi! (Mauro Bolognini, 1959). O ancora è da citare almeno, quello nel film “Mariti in città”(1957), diretta da Luigi Comencini.

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X. Deliziosa commedia noir, diretta da Mario Camerini, “Crimen”(1960), vive sull’interpretazione di una tripla coppia di attori, Sordi-Gray, Gassman-Mangano e Manfredi-Valeri, che risulterà anche essere la migliore e la meglio amalgamata. Manfredi e la Valeri sono una coppia romana, che si reca a Montecarlo perché hanno ritrovato il cagnolino di una vecchia riccona. Ma recatisi alla villa, ne scoprono il cadavere, e da qui tutta una serie di equivoci, che coinvolgono anche le altre due coppie italiane.
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XI. Quella di “Mariti in pericolo”(1960) è una delle più divertenti caratterizzazioni di Franca Valeri negli anni ’60. Un film da pochade francese, ravvivato dalla verve dei fratelli Mario e Memmo Carotenuto.

Gli anni ’60. All’inizio degli anni Sessanta si situano, poi, due deliziose partecipazioni in due film graffianti : la prima è in Parigi o cara (Vittorio Caprioli, 1962), toccante ritratto di una prostituta snob in trasferta sulla Senna ; la seconda è ne Gli onorevoli (Sergio Corbucci, 1963), in cui incarna una deputata democristiana. Ma i Sessanta sono sostanzialmente dominati dalla televisione e dai suoi irresistibili siparietti nei panni della sora Cecioni che chiacchiera a telefono con mammà o in quelli della signorina snob. Le sue presenze al cinema, negli anni a seguire, si fanno sempre più rade, mentre si affermano quelle negli sceneggiati televisivi.

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XII. Il 1962 è l’anno in cui, il marito Vittorio Caprioli, disegna un piccolo capolavoro intorno alla figura di Franca Valeri. “Parigi o cara”, considerato un autentico cult movie e uno dei film maggiormente kitsch della commedia all’italiana è il film preferito di Franca Valeri. La stessa Franca è strepitosa nel disegnare un personaggio indimenticabile, vero figlio del boom economico, con le sue manie di rispettabilità e di ordine piccolo-borghese. E’ la storia di una prostituta romana che si trasferisce da Roma a Parigi, descritta da Vittorio Caprioli con un tono di affetto e acuta ironia, evitando sia il grottesco spinto, sia il patetismo moralista. Ma se dà spazio alle capacità di mattatrice di quella che all’epoca era sua moglie, possiede un occhio straordinario nel descrivere due città, viste sempre dalla prospettiva di chi è condannato alla periferia. Un piccolo ritratto di donna, davvero memorabile.
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XIII. Quello di “Leoni al sole”(1962) è un altro grande ritratto di donna, che Vittorio Caprioli ha cucito addosso alla moglie Franca Valeri. Un film molto riuscito, una specie di Vitelloni ambientato nel Golfo di Napoli, con un’ironica e quasi nostalgica descrizione della fauna vacanziera a Positano. Senza attori di grande richiamo, tranne la Valeri che inebria la pellicola, il film è stato inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare.
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XIV. Un altro riuscitissimo ritratto di donna, è quello del film “Gli onorevoli”(1963), in cui Franca Valeri interpreta con gustosa ironia, la candidata democristiana Bianca Sereni. Insieme a Totò, la vera ragion d’essere della pellicola, che è una satira al quanto pungente sulla politica italiana degli anni ’60.

L’essenza del talento di Franca Valeri. È divenuta, appena trentenne, un mostro sacro e ciò grazie soltanto al suo talento, alla sua arguzia, alla sua feroce ironia, e non per le curve o per la procacità del corpo. Ha ironizzato sulla condizione della donna nei diversi decenni e sui suoi ruoli – nobile annoiata, borghesuccia casalinga, prostituta svampita, impiegata in cerca d’amore, e, per esteso, anche su quella maschile. Anzi, è proprio la figura dell’uomo a risultare sempre mediocre, debole, deludente, sciocca. E tutto questo ben prima del femminismo e del “Tremate tremate, le streghe son tornate”. Ancora da rileggere e da capire a fondo il lavoro di Franca Valeri e la sua figura nella cultura e nella società italiane del secondo Novecento. Un personaggio altissimo e unico, a cui tutto il paese dovrebbe essere eternamente grato. I tanti cretinetti, in primis.

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XV. Dalla “signorina snob”, personaggio che ironizzava sui comportamenti ipocriti della borghesia milanese, alla “signora Cecioni”, la romana popolana sempre al telefono con mammà, Franca Valeri è stata creatrice di personaggi televisivi che hanno avuto un grande consenso popolare.
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XVI. Nel 1995 Franca Valeri prende parte alla sit-com “Norma e Felice”, al fianco del collega e grande amico d’epoca Gino Bramieri.

Alcuni ritratti di Franca Valeri nell’arco dei decenni. Oggi Franca Valeri è ormai l’attrice italiana più importante ancora in vita. Ha attraversato tutta la storia dello spettacolo italiano del ‘900, con ritratti di donna esemplari e al fianco dei più importanti registi e attori del nostro cinema.

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XVII.“Porto i capelli così dal 1964, sempre dello stesso colore, un taglio a caschetto creato dai Vergottini. Diffido delle donne che cambiano spesso pettinatura: è indizio di scarsa personalità”.
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XVIII. “Considero Vittorio De Sica un maestro, un grandissimo del cinema, un uomo affascinante, un grande amico e maestro di recitazione. Gli sono stata vicino e ho visto che riusciva a far recitare, come si dice, anche i sassi: aveva una grande capacità di comunicare. Alberto Sordi è stato il mio grande compagno di lavoro, abbiamo fatto sette film insieme ed eravamo una coppia particolarmente ben assortita perché eravamo agli opposti come genere, come natura. Era molto rispettoso nei miei confronti, non era un prevaricatore, né un improvvisatore di quelli che ti pestano i piedi: mi sono sempre trovata molto bene con lui.”
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XIX. Franca Valeri nel salotto della sua casa, in una foto del 1972. E’ madre di una figlia adottiva, Stefania Bondarelli, soprano italiano di grandissimo livello.
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XX. “Ho sempre sfruttato il mio senso dell’umorismo, la mia ironia, la mia passione per osservare e scrivere del mondo che mi circonda”.

Quello che caratterizza in modo inequivocabile lo stile di Franca Valeri sono l’uso intelligente e raffinato dell’ironia, e la capacità dei suoi personaggi di riuscire a far riflettere su quelli che sono i vizi e le virtù della società, peculiarità di cui pochissimi altri – Alberto Sordi su tutti – sono stati capaci.

Domenico Palattella

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