Il cinema italiano e le vacanze: la moda del film turistico-balneare anni ‘50 e ‘60 ( saggio apparso sul mensile “Smart Marketing”, il 28 luglio 2016 )

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Il cinema turistico-balneare degli anni ’50 e ’60 è una delle branche più popolari e riuscite della commedia all’italiana e del film a episodi. La freschezza di queste pellicole, unite alla classe interpretativa dei suoi protagonisti e all’ambientazione vacanziera, ne fa una delle parentesi cinematografiche più apprezzate della storia del nostro cinema.

Alla fine della seconda guerra mondiale l’Italia e gli italiani erano alle prese con la ricostruzione, dopo gli scempi che il conflitto mondiale aveva lasciato. Terminato il Neorealismo, fin da subito il pubblico aveva bisogno di ridere, o perlomeno di sorridere con il cinema, perciò le maggiori vedette italiane di lunga durata, i grossi nomi del box office, sarebbero stati attori comici o al più brillanti. Insomma, il cinema italiano della rinascita, alle prese con formidabili ostacoli, quali l’assenza di strutture e di capitali, conquistò una sua identità anche, e forse soprattutto, grazie all’aver giocato fin da subito la carta dell’umorismo, immerso in un pregnante realismo. Ed è proprio questo realismo, tutto italiano, che fa del nostro cinema lo specchio della nostra società, dei nostri vizi, delle nostre virtù, del nostro modo di essere. Così, ad una fine degli anni ’40, in cui al cinema non si parla assolutamente di vacanze; fa da contraltare un inizio degli anni ’50 in cui timidamente gli italiani iniziano a pensare alle vacanze, a concedersi qualche giorno di relax. Certo sono i primi scampoli di benessere economico, quasi in embrione oserei direi, per cui Aldo Fabrizi, Ave Ninchi e Peppino De Filippo, nella scalcinata banda della “Famiglia Passaguai”(1951), non possono concedersi più di una giornata di mare nella vicina Ostia. Oppure Totò cameriere, scambiato per un importante dandy del medio-oriente si reca a Capri, nel film “L’imperatore di Capri”(1950), solo grazie ai soldi dell’amico ricco. O ancora in “Ragazze da marito”(1952), Eduardo De Filippo impiegato ministeriale, falsifica dei documenti, per poter permettere a moglie (Titina De Filippo) e figlie di trascorrere una settimana a Capri.

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Cinque anni dopo, cambia tutto. L’Italia vive un boom economico inarrestabile, il Pil è in vertiginoso aumento, arriva la televisione, nel 1956 Roma si aggiudica per il 1960 l’organizzazione dei XVII Giochi Olimpici, la Dolce Vita romana sta raggiungendo i massimi storici…e il rinnovato benessere fa si che i luoghi turistici, balneari per eccellenza vengano presi d’assalto. Perché? Perché ora l’italiano può spendere, perché può godersi i frutti del suo lavoro. Può andare in vacanza senza più sotterfugi, o senza più dover andare per forza ad Ostia, nella spiaggia più popolare e a basso costo. Capri, Ischia, Taormina, Amalfi, la Riviera ligure, la Costa Azzurra, Venezia aspettano gli italiani, e aspettano anche il cinema. Nel decennio compreso tra la metà degli anni ’50 e la metà degli anni ’60 l’Italia visse una stagione di crescita economica e di cambiamenti sociali veloci e intensi, e divenne una delle maggiori potenze industriali. Lo sviluppo economico superò addirittura quello demografico (pure evidente) e ciò ebbe come conseguenza un miglioramento diffuso del tenore di vita (i primi apparecchi televisivi, la storica 500). Molti dei film girati in quegli anni testimoniano sia questi cambiamenti, sia le tante contraddizioni ad essi collegate. Il cinema dunque è la maniera migliore per rivivere una fetta importante della storia del nostro paese, meglio di qualsiasi trattato sociologico. Inserita nel contesto del genere dei film a episodi intrecciati, ha così inizio a partire dal 1956 la voga del film turistico-balneare, branca della commedia all’italiana. Il primo film ascrivibile a tale genere, e che testimonia dell’evoluzione economica del nostro paese è “Tempo di villeggiatura”(1956), commedia ad episodi intrecciati ambientata in un piccolo paesino dell’appennino tosco-emiliano. Amori estivi e piccole storielle divertenti fanno da cornice ad un cast di grande livello: Vittorio De Sica, Marisa Merlini, Nino Manfredi.

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Totò e Yvonne Sanson ne L’imperatore di Capri (1950)

Gli italiani si possono quindi,permettere di villeggiare in montagna e anche al mare e così nascono “Vacanze a Ischia”, “Avventura a Capri”, “Tipi da spiaggia”, “Racconti d’estate” e altre pellicole del genere “vacanziero all’italiana”. Quella del film turistico-balneare diventa una vera e propria moda che nel giro di pochi anni arriva a produrre una moltitudine di pellicole del genere. Si trattava di ambientare il film a episodi intrecciati, nelle più importanti località turistiche italiane, e spesso località balneari, con il luogo di consueto già pre-annunciato dal titolo. Un piccolo escamotage di produttori e sceneggiatori destinato a fare epoca, e come ovvia conseguenza il film veniva girato in piena estate, facendo aumentare ancora di più il mito dell’Italia della “Dolce Vita”. Solo negli anni ’50 si contano: “Souvenir d’Italie”(1957) di Pietrangeli, che ne apre il genere, sulle avventure di tre giovani escursioniste straniere (June Laverick, Inge Schoener, Isabelle Corey; tra gli uomini Alberto Sordi, Gabriele Ferzetti e Antonio Cifariello, quest’ultimo presenza fissa di quasi tutti i film del genere); “Vacanze a Ischia”(1957) di Mario Camerini, tra i migliori del genere e finanziato dal commendator Angelo Rizzoli anche per fare un pò di propaganda ai suoi investimenti sull’isola di Ischia. Il film ebbe un grande successo di pubblico, anche grazie alla presenza di stelle del cinema, come Vittorio De Sica, Peppino De Filippo, Nadia Gray, Paolo Stoppa e i giovani Maurizio Arena, Antonio Cifariello e Enio Girolami. La voga del film balneare venne subito confermata l’anno seguente da “Avventura a Capri”, in qualche modo simile al precedente film ambientato sulla vicina isola, e interpretato ancora una volta dal fior fiore del cinema italiano, troviamo qui Leopoldo Trieste, Alessandra Panaro, Maurizio Arena e a tener le redini di tutto anche il grande Nino Taranto nei panni del barone Vannutelli, (ancora una volta convincente nel dipingere l’Italiano medio di mezz’età, umano e comprensivo). Ottimi ancora una volta gli incassi. Dello stesso 1958 è anche “Carmela è una bambola” una delle migliori commedie dell’epoca, non è propriamente un film a episodi, ma l’ambientazione nella splendida Amalfi, lo inserisce di diritto nel filone turistico. E’ una divertente commedia turistico-balneare in cui la coppia composta da Nino Manfredi e Marisa Allasio diverte romanticamente nell’incanto della costiera amalfitana. Nello stesso anno vi è anche il film “Racconti d’estate” scritto da Amidei, Flaiano, Sonego, Sordi e Anton e diretto da Franciolini, ormai specialista del genere (come lo sarà negli anni ’60 Marino Girolami), con Ferzetti industriale che potrebbe far fare carriera al marito della Koscina, con Dorian Gray cortigiana indipendente e sfortunata, e soprattutto con la splendida abiezione di Sordi accompagnatore-mantenuto di una cantante grassissima. Molto riuscito anche l’episodio con Mastroianni, questurino incaricato di accompagnare alla frontiera una bella prigioniera francese (Michèlè Morgan).

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Alberto Sordi nel film “Brevi amori a Palma de Majorca”(1959)

Il filone vacanziero continua, con successo, nel 1959: “Brevi amori a Palma de Majorca”, “Costa Azzurra”, “Tipi da spiaggia”, “Tempi duri per i vampiri”. Nel primo, diretto da Giorgio Bianchi, Sordi è memorabile nel ritrattino di un inguaribile ottimista che a forze di insistenze, benché vistosamente sciancato in un mondo di giovani allegri ed abbronzati, riesce a portarsi a letto la bellissima Belinda Lee (Sordi racconta che Rizzoli non aveva voluto lo sketch nel film girato a Ischia due anni prima: niente storpi nelle terme miracolose, e allora l’episodio venne inserito in questo film). Sordi continua ad essere il migliore anche in “Costa Azzurra” di Vittorio Sala. Nel cast, come nel primo film, figura anche uno dei massimi specialisti del genere vacanziero, Antonio Cifariello, come sempre bravo e spiritoso. Infine, vanno menzionati altri due film, ovvero “Tipi da spiaggia” e “Tempi duri per i vampiri”.“Tipi da spiaggia” è un ottima commedia turistica che reclamizza, stavolta le bellezze di Taormina, in Sicilia, e interpretata da Ugo Tognazzi, Johhny Dorelli e Lauretta Masiero. In particolare Tognazzi diverte con la sua verve comica e con una serie di esilaranti travestimenti. “Tempi duri per i vampiri” è invece una divertente commedia ambientata nella Liguria di Levante, con la bizzarra coppia formata da Renato Rascel e Christopher Lee, talmente squinternata da funzionare.

Agli inizi degli anni ’60 si affaccia al genere dei film a episodi vacanziero, un pezzo da novanta del cinema italiano come Walter Chiari, una delle presenze fisse di questo genere. Il grande Walter amava molto il mare e accettava molti copioni balneari solo perché erano girati in spiaggia, durante le vacanze:

“…a un film d’autore bellissimo, girato a Berlino, con un grande regista, io preferivo un filmetto di quelli popolari girato sul lungomare di Ostia in agosto, anche se inutile o poco più, ma premiato da grandi incassi.”

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Walter Chiari e Mina a Fregene negli anni ’60

Sulle spiagge italiane Chiari ha quindi vissuto molto intensamente e costruito parte del suo mito, tra nuotate, set fotografici, cene con gli amici (che pagava sempre lui) e conquiste femminili. Tutto ciò in piena “Italia della Dolce Vita”. In quegli anni vennero film come “Intrigo a Taormina” (1960) di Giorgio Bianchi, con Walter Chiari, Ugo Tognazzi e Gino Cervi; “Bellezze sulla spiaggia” (1961), con Walter Chiari, Raimondo Vianello, Tino Scotti e Mario Carotenuto; “Ferragosto in bikini”(1961), sempre con Walter Chiari, Raimondo Vianello e Mario Carotenuto; e “Caccia al marito” (1960), ancora con Walter Chiari, Raimondo Vianello e Mario Carotenuto. Il successo arride a tutti questi film, merito dei nomi di richiamo presenti nelle pellicole di certo, ma anche di una sostanziale freschezza del genere ad episodi, che permetteva di evitare eventuali momenti di stanca del film. A tal proposito il regista Dino Risi disse di tale genere:

“…gli attori erano contenti perché lavoravano poco e guadagnavano bene, gli sceneggiatori mettevano in circolazione le idee che non erano riusciti a far diventare film autonomo, anche il pubblico era contento, e quindi c’erano produttori che ci marciavano volentieri, e poi la ‘misura breve’ è un genere molto tecnico, che un attore di talento deve saper affrontare con la giusta dose e sapienza interpretativa, un genere che affonda le sue radici nella storia della letteratura e del primo cinema degli anni ’20…e poi se in un film c’erano sketches noiosi, subito dopo ne arrivava uno buono, era un fatto statistico, quindi non si rischiava niente”.

Vanno ancora, almeno citati, “Pesci d’oro e bikini d’argento” (1962), con Nino Taranto e Marisa Merlini; “Le tardone” (1964),con Walter Chiari, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia e Raimondo Vianello; e “Frenesia dell’estate” (1964), che segna il debutto di Vittorio Gassman in tale genere, in voga in quegli anni. Ambientato sulle spiagge di Viareggio, dove Gassman amava rifugiarsi nei momenti di relax, la pellicola si regge tutta sull’interpretazione dello stesso Gassman, che delinea spassosamente il personaggio di un capitano dell’esercito terrorizzato dall’idea di essersi innamorato di Gigi (Michèle Mercier), un travestito da cabaret che si rivela invece una deliziosa fanciulla. Che questo genere cinematografico anni ’50 e ’60 sia rimasto nella storia è testimoniato anche dal film del 1982, peraltro epocale, ovvero “Sapore di mare”, dove i fratelli Vanzina, nel descrivere le vacanze degli italiani, ambientano il film proprio nella Versilia degli anni ’60. Il film è infarcito di una malinconia autentica, che imperversa per tutto il film, nostalgico e divertente al punto giusto, grazie alle hit anni ’60 e alla caratterizzazione di Jerry Calà, che nel primo piano finale riesce a far raggiungere l’apoteosi malinconica di un’epoca ormai andata. Un’epoca che ha fatto storia, che oggi è nostalgia, che oggi è malinconia, perché non tornerà più. Non tornerà più quella spensieratezza, quella voglia di fare, quell’impeto e quella classe cinematografica che avevano fatto diventare Roma la “Hollywood sul Tevere” e il nostro cinema, il più invidiato del mondo.

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“Sapore di mare”(1982)- Jerry Calà nella leggenda.

Domenico Palattella

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