Roma ’60: “La grande Olimpiade”, di Romolo Marcellini

la grande olimpiade
Il film-documentario ufficiale delle Olimpiadi di Roma del 1960. Prodotto dall’Istituto Luce e diretto da Romolo Marcellini, in due ore e mezza si ripercorre quella che fu l’Olimpiade di Roma: stupenda, storica, colorata…simbolo di un’Italia che era il centro del mondo artistico, economico e sportivo.

Al di là, eseguita da Betty Curtis e Luciano Tajoli vince l’XI edizione del Festival di Sanremo. Nascono le Frecce Tricolori mentre Jurij Gagarin è l’uomo del cosmo. “La baia dei porci” ed il suicidio di Hemingway. Il primo concerto dei Beatles, e la nascita del muro: di Berlino! La dolce vita, e L’avventura, e Cannes. La Juventus vince lo scudetto, la Coppa dei Campioni è del leggendario Real Madrid, e l’Urss di Lev Jašin trionfa alla prima edizione degli Europei. E’ il 1960. E Roma sta attraversano un momento di raro splendore, sia culturale che commerciale. Sono gli anni della Hollywood sul Tevere, sono gli anni del boom! E’ il 1960. E a Roma si respira una grande aria. Uscita oramai dalla ricostruzione post-bellica, la città eterna si tinge dei fasti dell’antico impero. Il risveglio del leone, Roma si fa bella e imponente agli occhi del mondo. I marmi di travertino, il Colosseo, i suoi monumenti barocchi sono solo una delle tante cornici che regalano una delle più affascinati edizioni dei Giochi Olimpici. E’ il 25 agosto del 1960: a Roma si inaugurano i Giochi della XVII Olimpiade. Un evento, come lo è del resto la manifestazione dei cinque cerchi. Erano anni che Roma non viveva in prima persona uno sforzo ed una esibizione di tale portata: erano gli anni della Roma capitale mondiale del cinema, erano gli ultimi anni di una grande Roma, di una Roma capace di dare al mondo un immagine di sé… di immensità, di straordinaria ed infinita bellezza. Roma, per il 25 agosto del 1960 si è rifatta bella, si è rimessa a nuovo. Roma, sempre per il 25 agosto del 1960, ed almeno per una manciata di secondi, è tornata ad essere la città più bella del mondo. Una manciata di secondi, ovvero molto di più. Una manciata di secondi, ovvero qualche metro… degli oltre trecentomila usati da Romolo Marcellini – e dalla sua folta squadra – per realizzare La grande Olimpiade, il film commissionato dal Comitato Olimpico Internazionale all’Istituto Luce. Un film, un documentario, una lunghissima panoramica sull’edizione dei giochi, sulle competizioni principali, sui suoi vincitori. Un film che oscilla tra il documentario e il cine-giornale assolutamente non pretenzioso, realizzato con onestà, con l’umiltà di chi si trova a realizzare uno spettacolo su di uno spettacolo. Perché le Olimpiadi sono uno spettacolo, dalla Basilica di Massenzio, a piazza di Siena, su via dell’Oceano Pacifico, dalle terme di Caracalla, allo Stadio Olimpico, al lago di Albano, al Pratone del Vivaro, allo Stadio dei Marmi, sono location naturali, sono la scenografia di un grandissimo spettacolo. E gli attori sono loro, decine di atleti provenienti da tutto il mondo, precisamente 5.393, tra cui: Giancarlo Peris, ovvero l’ultimo tedoforo, Nino Benvenuti & Cassius Clay, Donald Bragg che vinse il salto con l’asta, Andras Bodnar, Ivan Bogdanovic, Wilma Rudolph detta la gazzella nera, Livio Berruti vincitore dei 200 metri piani a tempo di record. Ed una delle più belle immagini dello sport e del cinema stesso: l’etiope Abebe Bikila che vince la maratona correndo scalzo e di notte, trionfando sotto l’Arco di Traiano, immagini stupende di una Roma che fu, e che sapeva regalare emozioni poetiche.

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Una Roma attraversata da un elicottero, una veduta dove la città si distende lenta e immortale. Colori di cinquant’anni fa, e che vengono ricordati e celebrati dai nostri governanti. Come il buon Giulio Andreotti, allora presidente del comitato organizzatore. Una Roma attraversata da un elicottero, è un incipit. O forse un omaggio, come nella Dolce Vita. Una differenza cromatica, una differenza religiosa. Se sport è religione, fede, costanza, il sudore di Bikila scalzo è il ritratto eccezionale dell’uomo, della lotta per la vita, della fame che lo accompagna in una Roma notturna e splendente. Vince Roma su Losanna, nella gara di assegnazione della città ospitante i giochi. Una Roma rinascente, un germoglio. E un fiore lo è il film di Marcellini, dimenticato eppure capace di emozionare ogni persona cui capiti l’onore di guardarlo. Un film che venne candidato nel 1962 agli Oscar, e che vinse un premio – invece – al Festival del Cinema di Mosca. Un film che si accoppia con Olympia: Fest der Völker & Olympia Fest der Schönheit, o semplicemente Olympia, sull’edizione di Berlino del 1936 stupendamente realizzato da Leni Riefenstahl. Un capolavoro – certamente – quest’ultimo, che nella magnificenza della follia nazista è un film-manifesto di livello ineguagliabile. Follia non consona all’artigiano Marcellini, che decide di non osare come la regista tedesca, che rimane su una linea più consona alle sue capacità ma che comunque riesce a intessere una serie di invettive degne di nota e a tessere un film elogiativo, commovente e storico, destinato a rimanere come documento di estremo valore sulla Roma e sull’Italia che fu. La struttura del racconto però, non segue il semplice schema di raccolta di risultati e prestazioni, ma è una vera e propria indagine umana della XVII edizione dei Giochi Olimpici, che hanno avuto in Roma la sede ideale. “La Grande Olimpiade” di Romolo Marcellini è come un viaggio in un paese meraviglioso, quasi sconosciuto, dove tutto prende vita nella straordinaria occasione: atleti, pubblico e Roma con le sue strade, i suoi monumenti, il suo fascino. Un film eccezionale, vero e umano, doppiamente riuscito perché è l’affresco vivo e moderno dell’Italia del boom economico, dell’Italia che era il centro del mondo. La grande Olimpiade di Marcellini è un film sulla vita e sul sudore. Un vortice, un vento caldo che ti gira intorno, che ti accompagna. Anni di preparazione, di allenamenti, per pochi secondi da giocarsi. Una vita, un destino può cambiare… anche per pochi centimetri. Pochi secondi e pochi centimetri fatali. Decisivi, lacrime di gioia, lacrime di disperazione. Di amarezza. Sono i Giochi Olimpici. Lo sport, la vita. Film-documentario di straordinario valore culturale, restaurato da poco dall’Istituto Luce e restituito alla visione pubblica in tutta la sua vibrante bellezza.

Abebe-Bikila
Ai Giochi della XVII Olimpiade, svoltisi a Roma nel 1960, Bikila corse e vinse l’intera distanza della maratona senza scarpe. L’etiope partì senza scarpe per una precisa scelta tecnica concordata con il suo allenatore, lo svedese (di origine finlandese) Onni Niskanen. Bikila divenne il simbolo dell’Africa che si liberava dal colonialismo europeo, conquistando la prima medaglia d’oro del continente africano ai Giochi olimpici.

• Bibliografia

Parte del testo è tratto da “La grande Olimpiade”, di Tonino Samueli

Domenico Palattella

 

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