Il teatro di Nino Taranto: innovazione, stile e talento di una stella

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Il teatro di Nino Taranto è un teatro che spazia dal genere drammatico alla commedia brillante comprendendo sia autori classici che contemporanei. Seguendo le mode e i gusti degli italiani, Taranto si fa interprete e soprattutto rinnovatore del teatro di prosa napoletano e più in generale di quello nazionale, diventando in tal modo l’artista più richiesto del panorama teatrale dalla fine degli anni ’50 fino agli anni ’80. Coraggio di rinnovare, stile, ma anche talento più unico che raro, questo è il teatro di Nino Taranto, che con la registrazione televisiva, che ha immortalato le sue opere, è arrivato ai giorni nostri.

Legatissimo alla sua città, Nino Taranto, seguendo le mode e i gusti del teatro italiano, si fa interprete e soprattutto rinnovatore di parecchi generi legati a quello partenopeo, il che gli offre fama a livelli nazionali: grazie alla voce intonatissima e alla sua innata comicità. A partire dalla metà degli anni ’50 si cimenta nel teatro di prosa con un repertorio che spazia dal genere drammatico alla commedia brillante comprendendo sia autori classici che contemporanei, senza tuttavia trascurare l’attività cinematografica che gli consente altresì di recitare in trasposizioni televisive di opere teatrali con grande successo. Ma andiamo con ordine. Nel 1954 l’arrivo della televisione in Italia fa da spartiacque tra i difficili e tristi anni della ricostruzione e quelli ricchi di sogni e speranze che cominciano finalmente a diventare realtà grazie al boom economico: gli italiani si abituano lentamente agli elettrodomestici e al televisore, e acquistano la Fiat 600, che è un sogno per tutti e per molti si realizza. E’ in questo clima di forte rinnovamento, che a metà degli anni ’50, Nino Taranto matura l’idea di osare e provare a cambiare radicalmente genere, portando in palcoscenico il teatro di prosa, rispetto alla rivista del quale fino ad allora era stato uno dei Re. Forte dei suoi contemporanei successi cinematografici, che gli avevano conferito una vasta popolarità, mette in piedi la sua Compagnia e debutta nel 1955 al Teatro Alfieri di Torino con Lo strano caso di Salvatore Cecere, un testo scritto apposta per lui dal commediografo Armando Curcio. In quel 1955 seguiranno poi altre commedie brillanti, con i debutti che avverranno sempre, curiosamente, lontano da Napoli. Tutto ciò per una scelta ben precisa compiuta quasi per scaramanzia, tanto che lo stesso Nino Taranto scrisse in proposito: “La nostra città è disposta a riconoscere il merito dei suoi figli solo quando essi abbiano superato gli esami più difficili, quelli sostenuti fuori dalla cinta daziaria…A Napoli come si dice, si torna”. Accanto a lui c’è una Compagnia di attori di prim’ordine: Amedeo Girard, Nunzia Fumo, Rosalia Maggio, Rosita Pisano, Aldo Giuffré, Gigi Reder, Iole Fierro e Annamaria Ackermann.

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Nel 1955 Nino Taranto fa il grande salto dalla Rivista al teatro di prosa, confortato anche dai suoi enormi successi cinematografici.

Ma il successo destinato a rimanere negli annali è quello dell’anno successivo, con un testo brioso, fresco e scintillante scritto da Giulio Scarnicci e Renzo Tarabusi, dal titolo Caviale e lenticchieIl successo di Caviale e lenticchie è strepitoso perché il tema predominante della trama, in una nazione che ancora paga le conseguenze di una guerra difficile e lunga, è particolarmente attuale: la commedia infatti, ambientata nella Napoli del dopoguerra, racconta la storia della famiglia Lamanna, che vive di espedienti e dove il capofamiglia Liborio sbarca il lunario facendo l’invitato nei ricevimenti dell’alta società, approfittando della confusione per rubare cibarie che poi rivende ai ristoranti della zona, mentre anche gli altri componenti della famiglia si arrangiano come possono. Il protagonista un giorno, spacciandosi per commendatore, organizza un comitato di beneficenza con dei nobili conosciuti ad un ricevimento, destinando però l’attività benefica alla sua stessa famiglia tra sketch e disavventure davvero molto divertenti. Suddivisa in tre atti e due tempi, per la durata complessiva di poco più di due ore, la commedia di Scarnicci e Tarabusi è divenuta molto popolare grazie alla memorabile interpretazione del grande Nino Taranto. A cui va aggiunta, ad onor del vero, anche la freschezza e la duttilità della commedia stessa, che si presta meravigliosamente ad essere interpretata ancora oggi, vuoi per l’unico ambiente scenografico in cui si svolge la commedia, vuoi per la spigliatezza e l’audacia dei dialoghi. Può essere considerata quasi come un inno al meridione e alla grande e sapiente arte di arrangiarsi del popolo napoletano. Sempre con Nino Taranto ne venne realizzata una versione televisiva ripresa al Teatro Valle di Roma, e andata in onda nel 1960 e poi successivamente nel 1964 sui canali Rai. La versione interpretata da Nino Taranto, pervenuta ai giorni nostri grazie alla ripresa televisiva, è un documento eccezionale per poter godere di tale commedia e per poter ammirare l’interpretazione magistrale del grande attore napoletano. Anche la versione trasmessa in tv dunque, ebbe un grande riscontro in termini di ascolti, bissando il successo che la commedia ottenne in giro per l’Italia ed anche in Europa. Caviale e lenticchie venne infatti rappresentata per due anni di fila su tutto il territorio nazionale, mentre fu rappresentata per tre stagioni consecutive a Parigi e a Budapest, per i quali venne appositamente tradotta in francese e in ungherese.

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La locandina di una delle tante rappresentazioni della commedia “Caviale e lenticchie”, interpretata da Nino Taranto. La locandina in questione si riferisce alla rappresentazione della commedia al Teatro Quirino di Roma, nel 1957. Il nome di Nino Taranto è ovviamente scritto a lettere cubitali, sopra al titolo della commedia. Come tutti i capocomici, è lui l’elemento trascinante dell’opera teatrale, è lui a dare al testo, vitalità, talento, divertimento e freschezza.

Confortato da questo considerevole successo di pubblico, Nino Taranto riesce finalmente a portare in scena un suo vecchio pallino, ovvero le opere di Raffaele Viviani, grande autore napoletano del passato allora quasi, ingiustamente, dimenticato. Un autore di valore che probabilmente non era stato capito dai critici della sua epoca, ma che proprio con Nino Taranto troverà nuovo lustro. Taranto si cimenta subito con il teatro di Raffaele Viviani, a ritmo serrato interpreta un’opera dietro l’altra: L’ultimo scugnizzo ( prima edizione 1956), La morte di Carnevale ( prima edizione 1958), L’imbroglione onesto ( prima edizione 1958), Guappo di cartone ( prima edizione 1959). Caratterizzato da prosa, versi e musica, e popolato di ogni genere di personaggi ( guappi, derelitti, storpi e gente comune ), il teatro di Raffaele Viviani si adatta talmente bene alla versatilità artistica di Nino Taranto che egli sin dagli esordi sul palcoscenico si afferma anche come uno dei più noti interpreti delle sue canzoni, mentre i critici esprimendo giudizi lusinghieri, avvalorarono la voce che il grande commediografo e drammaturgo avesse scritto le sue commedie proprio ispirandosi alle sue corde interpretative. Essendo lui morto nel 1950, e avendo conosciuto dunque, ampiamente le gesta teatrali di Nino Taranto, potrebbe anche corrispondere al vero questa affermazione. Sinceramente innamorato di questo ricchissimo repertorio, ove tra l’altro poté sfruttare appieno le proprie capacità canore e trasformistiche, Taranto fu peraltro l’unico ad ottenere il permesso dagli eredi per portarne in scena le opere, vivendo di conseguenza questa sua attività come una vera e propria missione. Delle opere di Viviani, cui si è cimentato Nino Taranto, la più compiuta sembra essere La morte di Carnevale, un vero e proprio capolavoro di saggezza tutta partenopea, un microcosmo stra-paesano ambientato nella Napoli degli anni ’20. La commedia in tre atti è stata infatti scritta da Viviani nel 1928, e rappresentata numerose volte da Nino Taranto. Due versioni, sono state anche trasmesse dalla Rai e sono dunque giunte ai giorni nostri, entrambe hanno per protagonisti sia Nino Taranto che Luisa Conte, e sono quella del 1960 e quella del 1981 ripresa dal Teatro Sannazaro di Napoli.

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“La morte di Carnevale”, di Raffaele Viviani. Qui in scena la rappresentazione della commedia, interpretata nel 1981 da Nino Taranto e Luisa Conte al Teatro Sannazaro di Napoli e trasmessa quello stesso anno in tv.

Gratificato da consensi di critica notevoli e da telegrammi di congratulazioni inviatigli da Totò, Palmiro Togliatti e Giovanni Leone, Taranto nello stesso tempo continua alacremente l’attività di attore brillante di teatro e di cinema. Nel 1958 infatti, Bello di papà, commedia teatrale scritta da Marotta e Randone, gli valse il Lauro d’oro al Festival di Saint Vincent, affiancato, nello stesso anno, dalla prestigiosa onoreficenza di Commendatore della Repubblica, mentre il giornalista Enrico Bassano sul “Corriere mercantile” di Genova scrisse di lui: “…Nino Taranto con la sua piena maturità dei mezzi, impone una classe comica e drammatica che può serbarci ogni grata e bella e grande sorpresa”. Tra cinema e teatro, la sua popolarità è ormai alle stelle, tanto che -nel dare la notizia della prima di Virata di bordo(1960) all’Eliseo di Roma- il cinegiornale “La settimana Incom” gli affida anche il compito di rivolgere in uno sketch un appello agli italiani affinché vadano a votare alle elezioni del 6 novembre successivo. Interprete versatile e di forte personalità, Taranto offre altresì nel corso degli anni al suo pubblico anche memorabili rappresentazioni di importanti autori come Luigi Pirandello con Pensaci, Giacomino! nel 1961; oppure Giuseppe Marotta con Vado per vedove(1961).

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Nino Taranto insieme al fratello Carlo, suo partner in tante commedie teatrali e in tante pellicole cinematografiche.

Con la trasposizione televisiva dei grandi capolavori del teatro napoletano, Nino Taranto si erse fin da subito in veste di convinto divulgatore culturale, spaziando dal repertorio classico, a quello brillante, o a quello di autori contemporanei. Dal 1960 in poi, la Rai diede ampio sostegno nel dare spazio ai grandi autori del teatro italiano e quindi era altamente bendisposta a mandare in onda le trasposizioni televisive dei più noti testi del teatro nazionale, con ampio risalto per quello partenopeo, che rappresentava senza dubbio l’espressione più importante del panorama commediografo italiano. Tutte queste commedie sono custodite quasi gelosamente dalle Teche Rai, che periodicamente vengono messe a disposizione del pubblico, come gioielli inestimabili di un’epoca irripetibile. Ad esempio ultimamente, ha rivisto la luce un capolavoro come La fucilazione di Pulcinella, farsa musicale in due atti di Giacomo Marulli, trasmessa dalla Rai, il 7 agosto del 1973. Con questa commedia, Nino Taranto poté realizzare a 66 anni il sogno di ogni attore napoletano, ovvero quello di interpretare almeno una volta nella vita il ruolo di Pulcinella. E Nino Taranto lo fa, in maniera davvero esemplare, mal celando, per la verità, l’emozione di interpretare un personaggio così complesso che fa parte della cultura popolare della città partenopea, ma rendendolo nello stesso tempo malinconico al punto giusto e assolutamente autentico quando sbeffeggia il potere. Davvero un piccolo gioiellino che ha rivisto la luce da poco tempo.

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Il ruolo a cui ogni attore napoletano aspira nella vita, ovvero quello di interpretare il leggendario personaggio di Pulcinella, malinconico sbeffeggiatore del potere all’ombra del Vesuvio. E Nino Taranto nel 1973 interpreta proprio Pulcinella, per la commedia di Giacomo Marulli, intitolata “La fucilazione di Pulcinella”. Versione peraltro trasmessa sui Canali Rai il 7 agosto 1973, e riproposta di recente. Che meraviglia!!!

Negli ultimi anni della sua vita, Taranto si dedicò al rilancio del Teatro Sannazaro di Napoli, caduto in disgrazia, e al prezzo di grandi sacrifici economici personali, riuscì a riaprirlo anche grazie all’aiuto della collega Luisa Conte. Con lei, tra il 1976 e il 1982, Nino Taranto diede vita ad una nuova e inimitabile coppia del teatro partenopeo, richiamando in ogni stagione un pubblico sterminato, pronto ad ammirare autori come il solito Viviani, ma anche come Samy Fayad e Gaetano Di Maio, giovani e talentuosi autori contemporanei. Coadiuvati da attori del calibro del fratello Carlo Taranto, di Carlo Croccolo e di Dolores Palumbo, sua compagna negli anni passati della Rivista, N.Taranto e L.Conte ripropongono Il mestiere di padre(1976)La figliata(1977), di Raffaele Viviani; l’applauditissima riedizione di Caviale e lenticchie (1977-78 con Carlo Croccolo ); la commedia Arezzo 29 in tre minuti(1980), di Di Maio; la già citata Morte di Carnevale(1981), ancora di Viviani; e Nu bambeniello e tre San Giuseppe(1982), di Di Maio. Di queste ultime tre commedie esistono le registrazioni televisive, perché trasmesse per la televisione proprio nei primi anni ’80.

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Nino Taranto in una foto di fine anni ’70. Ormai settantenne continua però la sua carriera artistica, interpretando tante commedie prese dal repertorio classico, come Viviani o Pirandello; o dal repertorio contemporaneo.

Un teatro dunque, quello interpretato da Nino Taranto, vivo e fresco, che è rimasto anche grazie alle trasposizioni televisive, e questo è un gran bene, perché altrimenti gioielli come Caviale e lenticchie La fucilazione di Pulcinella, solo per citarne due, sarebbero andate irrimediabilmente perdute. Di Nino Taranto, per concludere, oltre alla grandezza come attore cinematografico, o come uomo, rimane anche una strepitosa carriera nel teatro di prosa, che dopo anni di successi in Rivista, rappresentò lo sbocco più naturale alle sue enormi potenzialità di attore a tutto tondo. Coraggio di rinnovare e di rinnovarsi, stile e talento da vendere, questo era Nino Taranto, artista poliedrico e di gran classe.

• Bibliografia di riferimento

“Nino Taranto, vita straordinaria di un grande protagonista dello spettacolo italiano del Novecento”, di Andrea Jelardi, Kairòs edizioni.

Domenico Palattella

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