Sketch tratto da “Il segno di Venere”(1955), con F.Valeri, A.Sordi, P.De Filippo, V.De Sica, S.Loren

“Il segno di Venere”, con il suo all star cast e con il suo raffinato stile, risulterà essere una delle commedie più importanti e riuscite degli anni ’50. Pensato intorno alla sola Franca Valeri e poi stravolto dalla politica “hollywoodiana” della Titanus, che allora inseguiva il successo riunendo nel cast il maggior numero possibile di volti noti, il film mette in capo una professionalità solidissima e collaudata, dove l’ambientazione neorealista di una Roma che cerca di inseguire il benessere si mescola alle concessioni “rosa” della nascente commedia all’italiana, offrendo ad ogni attore il suo momento di gloria. Tre assi del nostro cinema del calibro di Sordi, P.De Filippo e De Sica coadiuvano nelle loro uscite le due cugine, interpretate da Sophia Loren e Franca Valeri. Ciò che rimane è uno splendido assolo d’attori: Alberto Sordi imbroglione e scocciatore mezzo mammone e mezzo teddy boy; Peppino De Filippo meraviglioso nelle sue “meschinità gogoliane”; e Vittorio De Sica fantastico nella sua “raffinata gigioneria”. Il centro del film, il suo cuore pulsante resta però Franca Valeri, forse nel più bel ruolo della sua carriera. E’ lei che attraversa tutto il film e si accompagna a tutti i personaggi facendo esplodere la sua intelligente e pungente comicità, pervasa di un’amabile malinconia ben dosata. Una specie di charlot al femminile, a cui in amore non ne va mai bene una, ma che non perde la fiducia che un giorno vi possa essere un “segno di Venere” anche per lei. In regia Dino Risi, con la supervisione del Maestro De Sica. Si racconta che una mattina di riprese, Dino Risi stesse facendo ritardo perché si era invaghito di una bionda svedesina, e allora De Sica cominciò le riprese senza di lui. Quando arrivò, De Sica disse: “Dino, non ti preoccupare ho già girato io alcune scene”. Da qui il termine diventato leggenda: “la regia era di Risi, ma c’era proprio un occhio di De Sica”. Alcune scene sono rimaste nella memoria collettiva, su tutte quella della cena in trattoria dei sei protagonisti, che finiscono col litigare con l’oste. Film memorabile, da vedere!

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