Riccardo Billi e Mario Riva: la prima grande coppia del cinema italiano

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Mario Riva e Riccardo Billi sono stati la prima grande coppia del cinema italiano. Negli anni ’50 hanno interpretato 27 pellicole insieme che hanno avuto un grande successo di pubblico e di critica. Il loro sodalizio artistico iniziò nel 1945, e al cinema debuttarono in coppia cinque anni dopo. Billi e Riva costituirono dal dopoguerra in poi, per una decina d’ anni, il binomio più popolare e familiare per le platee del cinema leggero, con alcune sortite, davvero riuscite, nel cinema d’autore.

La coppia composta da Mario Riva e Riccardo Billi è stata la prima grande coppia fissa del cinema italiano. Ancora prima di quella composta da Totò e Peppino De Filippo, o da Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, o ancora da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, o ancora da quella composta da Terence Hill e Bud Spencer. La loro coppia fu una delle più longeve e acclamate del cinema nostrano. I due romani ( Billi veramente era senese, ma romano d’adozione) provenivano, come di consueto all’epoca, dalla Rivista, alla quale continuarono a dedicarsi molto attivamente nel corso di tutti gli anni ’50, alternandola al cinema. L’incontro tra i due avvenne nel Natale del 1945 a Monza, quando l’impresario teatrale Luigi Valdi ebbe l’intuizione di farli incontrare, per tirare su un vecchia rivista, che ormai non tirava più, “Il bilione”. I due si misero insieme di buona lena e crearono quei fantastici duetti comici, che in brevissimo tempo fecero diventare loro la coppia comica più richiesta dello spettacolo italiano. Fu un successo travolgente, che gli diede l’agognata fama. Decisero di proseguire insieme, in Rivista, in attesa, perché no, di sfondare anche nel cinema, che intanto stava virando dalle tragedie del Neorealismo, verso il genere comico-brillante. Le loro compagnie più che sul lusso e la ricchezza dei numeri, si reggevano sugli sketch dei due comici, improntati a una efficace satira degli avvenimenti contemporanei, alla base anche del loro successo nel cinema. Fisicamente abbastanza simili e appartenenti alla stessa generazione ( Billi era del 1906, Riva del 1913), i due costruirono il loro successo cinematografico impiegati nei panni di personaggi plebei, imbianchini, tassinari, autisti di mezzi pubblici ( magari crumiri, come in Accadde al commissariato). Riva più giovane di qualche anno, più aggressivo, più autoritario; Billi più passivo e sornione, ma anche più disponibile a una certa follia ( eccelleva nei travestimenti, e in particolare nelle imitazioni di personaggi femminili come Carmen Miranda, Anna Magnani): era questa la chiave della coppia, ovvero Riva che trascina Billi verso le innumerevoli avventure cinematografiche. Eppure non c’è primo comico e non c’è spalla, i due sono assolutamente intercambiabili e funzionali l’uno all’altro, come in tutte le grandi coppie che si rispettino. Billi e Riva sono stati la prima grande coppia in ordine cronologico del cinema italiano, e la seconda, dietro soltanto a quella composta da Franco & Ciccio in termini di produzioni cinematografiche. Tra una rivista e l’altra ( Alta tensione-1952; I fanatici-1953; Caccia al tesoro-1954; Siamo tutti dottori-1955), la coppia interpretò 27 film nell’arco di otto anni, dal 1950 al 1958, risultando essere non solo l’unica “vera” coppia del cinema italiano dell’epoca, ma anche tra gli attori più acclamati del decennio. Basti considerare anche che riuscirono a mettere daccordo pubblico e critica, spesso, anzi quasi sempre in disaccordo. Le loro interpretazioni cinematografiche furono lodate anche dalla critica specializzata, sempre negativa quando si trattava di dare giudizi sui film comici o comunque sulle commedie brillanti.

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Riccardo Billi e Mario Riva in una rara foto d’epoca. Siamo nel 1946, poco dopo essersi conosciuti e aver deciso di continuare la loro carriera artistica insieme.

◊ Il debutto cinematografico di Billi & Riva (1950)

Il debutto cinematografico della coppia, nasce sotto i migliori auspici, perché è firmato da Mario Mattoli, con il film I cadetti di Guascogna, proprio quel Mario Mattoli che era un autentico Talent scout di giovani talenti: aveva lanciato infatti, le stelle di Macario ( nel 1939) a partire da Imputato…alzatevi!, e poi quella di Totò ( nel 1946) a partire dai Due orfanelli. Così, utilizzò lo stesso metodo con Billi & Riva, che aveva applaudito in teatro, ai quali aveva offerto subito di partecipare da co-protagonisti in un film corale che segnò il loro successo cinematografico. Quello dei Cadetti di Guascogna è un film che inaugura un filone di successo, i protagonisti sono Walter Chiari, Ugo Tognazzi, Carlo Campanini e Billi & Riva, che interpretano appunto i “Cadetti di Guascogna”, dall’omonima canzone del Maestro Armando Fragna. La pellicola fu uno dei grandi successi della stagione, considerato che, a parte Chiari e Campanini, era formata da autentici esordienti nel mondo del cinema, quì c’è infatti il debutto di Tognazzi e il battesimo del “soldato Pinozzo”, celebre macchietta di Carlo Croccolo, oltre al già citato debutto della coppia composta da Billi & Riva. La pellicola ha successo anche perchè è fresca, veloce, spontanea e semplice, modellata sui musical americani di ambiente militare, con tante scene godibili.Si ha comunque l’impressione, che il film, si regga tutto sui numeri di Billi & Riva, sulla loro pungente vis-comica e sulla loro dissacrante comicità che trae spunti dalla realtà ( il numero in cui Billi si traveste da Anna Magnani è eccezionale). Da allora parte il loro successo cinematografico, che fu continuo, sia come numero collaterale, sia come protagonisti assoluti. La loro presenza bastava a far fare incassi importanti al botteghino, e allora iniziò lo sfruttamento intensivo della premiata ditta Billi & Riva, perché il pubblico li acclamava e anche perché i produttori incassavano.

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Una simpatica foto che ritrae Billi & Riva alle prese con una delle loro riviste di maggior successo, “Alta tensione”, scritta da Metz e Marchesi, ebbe un grandioso successo nella stagione 1952.

1951

Arriva il 1951 e Billi & Riva sono nelle sale addirittura con 6 titoli, 4 dei quali con Mario Mattoli, che annusato il successo continua ad impiegarli per le sue commedie. Il 6 marzo del 1951 esce nelle sale il film Arrivano i nostri, che ha lo stesso cast e gli stessi sceneggiatori del precedente film, manca solo Tognazzi per la verità. E’ un film funambolico, un altro affettuoso tributo di Mattoli al teatro di rivista e alla sua gente. Una pellicola ricca di trovate, dove i migliori sembrano ancora essere Billi & Riva, per una riuscita commedia popolare di carattere collettivo, costruita con brio e ritmo, su un cast di esperti caratteristi. Gli incassi accertati superano i 400 milioni di lire, sul livello di un film di Totò di successo, per darvi un paragone. A questo punto è chiaro a tutti come Billi & Riva non abbiano più bisogno di un attore già acclamato come Walter Chiari alle loro spalle, ma che possono anche fare da soli. Così nella primavera di quell’anno, sempre Mario Mattoli, costruisce un film soltanto sulla coppia Billi & Riva, dal titolo Accidenti alle tasse, farsa molto spensierata, ma spassosissima. E’ la storia di un agente delle tasse e del suo amico Mario ( Billi e Riva), che devono tassare un conte che si finge spiantato. Il conte si scoprirà essere spiantato per davvero, ma il matrimonio con una ricca indiana lo farà diventare ricco sul serio e l’agente potrà finalmente tassarlo come si conviene e salvare il posto. Commedia degli equivoci di gran classe, con Billi & Riva ai massimi storici come affiatamento e con alcuni bizzarri ruoli, talmente strampalati da risultare azzeccati: Aroldo Tieri maragià indiano, Gisella Sofio educanda in un collegio. Il film è prodotto dalla Ponti-De Laurentiis, ovvero i massimi produttori dell’epoca, è anche questo il segno del successo di Billi & Riva, che ormai sono tra gli attori più richiesti. Il film non delude le attese e incassa una cifra intorno ai 300 milioni di lire.

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Una scena tratta dal film “Il padrone del vapore”(1951). In scena Riccardo Billi e Mario Riva con l’attore Carlo Rizzo.

Quello del 1951 è un anno frenetico, cinematograficamente parlando per la coppia, tra il 7 settembre e il primo dicembre escono nelle sale ben 4 pellicole con Billi & Riva protagonisti, con il gioiello di Anema e core, che rimane, insieme a Scuola elementare, il loro miglior film. In Porca miseria, per la regia di Giorgio Bianchi, il loro è un intervento in partecipazione straordinaria, i protagonisti sono Carlo Croccolo e Francesco Golisano. Il film è tratto da un atto unico di Eduardo De Filippo ed è il remake del film Quei due, con lo stesso Eduardo e con il fratello Peppino, datato 1935. In quei mesi Billi & Riva sono in sala anche con Il padrone del vaporeHa fatto 13, per la regia rispettivamente di Mario Mattoli e Carlo Manzoni. E poi a dicembre esce in sala Anema e core, forse il miglior film della coppia, di certo il miglior film realizzato in tandem con Mario Mattoli. Il film è cesellato per Billi & Riva, letteralmente cucito addosso alle loro qualità comiche, più l’apporto del tenore Ferruccio Tagliavini, che qua e là incanta il pubblico con le sue doti canore. I personaggi di Billi & Riva sono particolarmente riusciti, quelli dei due ladri per forza, che mentre tentano un colpo in casa di un impresario, rimangono folgorati dalla voce dell’elettricista ( Tagliavini), e decidono di investire tutti i loro risparmi per farlo esordire come tenore. La rapida metamorfosi ‘morale’ dei personaggi di Billi e Riva, da ladri a impresari musicali, è la cosa più bella del film e rende positivamente i loro personaggi, considerato anche l’Italia moralizzante e moralizzatrice di quegli anni, per cui neppure le commedie potevano permettersi di presentare stereotipi negativi, di malfattori, se non per punirli esemplarmente. Ci sarà il lieto fine per tutti, anche per i nostri eroi, che diventeranno ricchi facendo i manager del nuovo tenore. Ottimo successo di pubblico, gli incassi toccano i 400 milioni di lire e le stelle di Billi & Riva brillano luminose.

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Billi e Riva nel loro miglior film, “Anema e core”, del 1951. I loro personaggi, quelli dei due ladri per forza, che si ravvedono e diventano impresari di un tenore in erba, sono azzeccatissimi. La coppia è ai massimi storici, acclamata da pubblico e critica.

◊ 1952

Arriva poi il 1952, e subito a febbraio la coppia torna nelle sale con Abracadabra, di Max Neufeld. Riva interpreta un nobile spiantato, che sbarca il lunario facendo imbrogli con due compari ( Billi e Alberto Sorrentino), sperando di convincere una ricca vedova a sposarlo. E così la trama dà modo a Billi di esibirsi in strepitosi ed esilaranti travestimenti: da principessa, da veggente indù e anche da fantasma di un precedente marito della vedova. Davvero si ride di gusto. Contemporaneamente esce nelle sale Vendetta sarda, nato ancora dalla mente fervida di Mario Mattoli, che per sfruttare il successo enorme che stavano ottenendo sia Walter Chiari, che Billi & Riva, decide di formare un trio e di far vivere loro esilaranti avventure in una fantomatica Sardegna western, arcaica, genuina e saporita. La Sardegna del film è un luogo di funerei costumi e arcaiche tradizioni, a cui Mattoli ci ha unito una spruzzata di macabro umorismo. E’ la storia di tre amici, che partono per la Sardegna, perché uno di loro ( Chiari) deve intascare un’eredità, e gli altri due ( Billi & Riva) lo seguono perché avanzano dei soldi da lui. L’avventurosa farsa popolare, prosegue a ritmo frenetico tra una gag e l’altra fino a scoprire che l’eredità è in verità la richiesta di vendetta per la morte violenta di uno zio. Faide, amori violenti, gelosie e un lieto fine sudato per i tre. La scena in cui Chiari, Billi e Riva sono ossessionati dalla fame, perché praticamente murati vivi nella casa del loro nemico, è da antologia della risata. Grande successo di pubblico. L’anno si conclude per Billi & Riva con un film poco convincente, che avrebbe dovuto rappresentare la parodia, o meglio la continuazione di Bellezze in bicicletta, che era stato un pò a sorpresa il grande successo dell’anno. I produttori dunque, vollero assolutamente ritentare il successo e misero su a tempo di record, sempre diretto dal regista Carlo Campogalliani, il trascurabile film Bellezze in motoscooter, che però non bissò assolutamente il successo del precedente film.

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Il trio di lusso del film “Vendetta sarda”(1952): Riccardo Billi, Walter Chiari e Mario Riva. Inutile dire che il film ebbe un incasso altissimo, e che l’idea diabolica del Maestro Mario Mattoli fu assolutamente azzeccata. Ovvero quella di unire la coppia del momento, con l’attore giovane del momento. Divertimento assicurato.

1953/54

Nel 1953 non esce ufficialmente nessun film della coppia, però almeno due dei sei usciti nel 1954, sono stati girati l’anno precedente. Questo del 1954 è l’anno in cui Billi & Riva fanno il loro ingresso nel cinema d’autore, dapprima con Tripoli, bel suol d’amore, dedicato alla rovinosa guerra in Libia del 1911, e poi con Scuola elementare, di Alberto Lattuada. In Tripoli, bel suol d’amore Riva è uno dei bersaglieri protagonisti del film, Billi è invece il maresciallo burbero ma dal cuore d’oro. La pellicola è ben centrata e offre una gustosa satira farsesca ricreando realisticamente il clima da Belle Epoque dell’Italietta giolittiana in procinto di imbarcarsi nella sciagurata impresa coloniale. C’è anche Alberto Sordi, che interpreta uno dei quattro bersaglieri protagonisti del film. Gli altri sono Mirko Ellis, Maurizio Arena e i già nominati Mario Riva e Riccardo Billi, che interpreta il maresciallo Carocci detto “Ranocchia”. Una commedia dunque, goliardico-patriottica che è però anche drammatica e rappresenta un film d’autore del quale Billi & Riva andranno fieri in futuro di essere stati tra gli interpreti. Vengono dunque notati dal Maestro Alberto Lattuada, che così come aveva fatto per Renato Rascel col Cappotto, decide di confezionare un film serio, crepuscolare per le corde più poetiche di Billi & Riva. Il film in questione è Scuola elementare, che non è un film comico, anzi piuttosto triste, in puro stile Lattuada. E’ la storia tenera, delicata, a volte commovente di un bidello ( Riva) e di un professore ( Billi) amici dall’infanzia, che hanno in comune la casa e il lavoro nello stesso istituto scolastico della iper-industriale Milano. Sognano di mettersi in affari abbandonando ognuno la propria occupazione, cercando di approfittare del raggiunto benessere economico e dello sviluppo industriale frenetico della città meneghina. Delusi e disillusi torneranno alle loro mansioni, ognuno contento di aver ripreso il proprio posto di lavoro, sacrificando le proprie aspirazioni borghesi. Uno splendido elogio dell’umiltà e del sacrificio professionale, il film tocca le corde della poesia e rasenta il capolavoro, soprattutto quando i due protagonisti, qui monumentali, sono messi a confronto con il mito della Milano produttiva ( “Gomma, magneti, panettoni, acciaio, macchine, miliardi” la descrive Riva dal tetto del Duomo), un mito però che per i due protagonisti è solo un miraggio e un ostacolo alla vita professionale. Un film che ha una chiara visione anticipatrice, come descritto dal Morandini: “Col senno di poi, è qualcosa di più: c’è anche Milano: “macchine, industrie, affari”. E pubblicità, concorsi di bellezza, vetrine. Attraverso le dinamiche spaziali il film riflette la trasformazione di una società, percorrendo il consumismo e l’arrivismo dell’imminente boom economico”. Dignitosa e delicata come un dipinto ad acquerello, la pellicola è piena di riguardo per chi “rimane fuori” ( l’episodio del piccolo scolaro ripetente che grazie all’amore del Maestro Trilli, interpretato da Riccardo Billi, riesce ad essere promosso). Un film che rientra nella ristretta schiera dei capolavori italiani di tutti i tempi, una pellicola che merita di essere vista per capire cosa è il cinema, e cosa di meraviglioso si possa creare con questo mezzo. E’ un film utile a riscoprire anche l’arte di due interpreti straordinari come Billi & Riva, che qui si superano, anche perché diretti, finalmente, da un vero Maestro del grande schermo, ovvero Alberto Lattuada. Dopo la parentesi d’autore, Billi & Riva si rituffano nel genere più prettamente comico. Quest’anno sono in sala ancora con Siamo tutti milanesi, Rosso e nero, Ridere!Ridere!Ridere! e soprattutto Accadde al commissariato, dove sono protagonisti dell’episodio dei due crumiri, che è rimasto nella memoria collettiva. Nella pellicola, di fronte ad un solerte commissario, interpretato da Nino Taranto, scorrono in flash-back le disavventure dei più disparati personaggi. Ritratto efficace della società italiana della metà degli anni ’50, Accadde al commissariato vive dell’estro dei suoi protagonisti, da Sordi a Nino Taranto, da Walter Chiari a Billi & Riva. Nell’episodio di Billi & Riva, quello dei due tranvieri favorevoli allo sciopero generale solo perché vogliono fare i crumiri, si intravede la capacità del cinema italiano, di cogliere alcune caratteristiche del Paese e di restituirle sul grande schermo in maniera molto realistica, filtrate attraverso l’estro degli sceneggiatori e le limitazioni della censura. Billi & Riva sono comunque divertentissimi, e questo episodio rimane uno dei massimi risultati della loro carriera cinematografica. Loro due erano infatti specializzati nell’interpretare personaggi plebei presi dalla borghesia, siano essi imbianchini, tassinari, autisti. Billi & Riva dunque, si specializzarono con risultati più che ottimali nella descrizione dell’italiano medio degli anni ’50, prima di Sordi, prima di Manfredi, prima che arrivasse ufficialmente la commedia all’italiana. Era questa la loro grande forza e il motore del loro spumeggiante estro comico.E’ anche per questo che entrambi hanno il loro posto indelebile nella storia del cinema italiano, perché hanno rappresentato perfettamente quel “come eravamo”, che vale più di un tratto di sociologia.

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Mario Riva e Riccardo Billi, i due tramvieri crumiri del film “Accadde al commissariato”(1954), uno dei migliori episodi della loro carriera.

1955

Nel 1955 per Billi & Riva prosegue il viaggio nel ritratto della società italiana degli anni ’50 dei quali si sono fatti promotori sul grande schermo. Due film su tutti, La moglie è uguale per tutti Accadde al penitenziario, trascurabili sono invece Il campanile d’oroIl motivo in maschera. Nei primi due il quadretto dell’Italietta del boom economico, ancora incerta tra perbenismo, cinismo misogino e sogni di trasgressione, è descritto in maniera molto efficace dalle interpretazioni di Billi & Riva. Se l’episodio del quale sono protagonisti, in La moglie è uguale per tutti, ironizza sul rapporto tra dieta e matrimonio, Riva è infatti costretto dalla moglie ad una tremenda cura dimagrante, mentre il cognato Billi mangia ingordamente sotto i suoi occhi; in Accadde al penitenziario si pone l’attenzione sulla situazione delle carceri. Davvero geniali nei panni dei due detenuti, Billi & Riva hanno briglia sciolta in parecchie scene da antologia della risata, ad esempio nella scena in cui si contendono il pollo in una partita a scopa, oppure quando mettono nella minestra un intero tubetto di dentifricio, per far passare in cattiva luce la Guardia interpretata da Aldo Fabrizi.

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I due detenuti del film “Accadde al penitenziario”(1955). Ancora una volta la loro presenza è un bagliore di luce nel deserto. La foto è tratta dalla scena in cui si contendono un pollo arrosto giocando a scopa…e ovviamente Riva cerca di barare e turlupinare l’ingenuo Billi…che grandi!

1956/57

E’ il periodo in cui la coppia è utilizzata come numero collaterale, in grado di alzare il livello di pellicole, altrimenti insipide senza la loro presenza. Nel 1956 sono in sala con due film, A sud niente di nuovoI giorni più belli, l’ultimo in cui sono diretti da Mario Mattoli, che in tutto ha collezionato 7 film con loro. Nel 1957, l’anno in cui Riva inizia a lavorare in tv con il Musichiere, collezionano ben 4 pellicole. La migliore delle quali sembra essere Gente felice, che, rientrante nel genere bucolico, descrive la vita di un piccolo paesino di montagna dove la vita scorre tranquilla lontana dal caos delle grandi città. Riva e Billi sono due muratori scansafatiche che si godono il dolce far niente e che non hanno voglia di lavorare, ma piuttosto di stare in osteria a bere vino. Il film però è tutto fuorché semplice. E’ infatti una pellicola forse sottovalutata, forse poco conosciuta oggi, ma dai contenuti tosti e dal cast molto variegato e ben amalgamato. E’ una commedia pregna di un umorismo lieve e al contempo macabro, all’inglese: lontanissima dalla commedia italiana e non solo di quel periodo. Se si vuole, e senza esagerare affatto, si può perfino rilevare qualche lontana parentela con un formidabile testo satirico del calibro de Le anime morte di Gogol; anche in questa storia tutto gira attorno a una insana volontà di morte (altrui) e tutto si fonda su un cavillo del sistema legislativo e sulla volontà di sfruttarlo a proprio favore da parte dei protagonisti che vorrebbero far costruire un cimitero per il loro piccolo paesello, ma per ottenere i permessi manca un morto, da trovare entro l’anno. Mino Loy esordisce qui dietro la macchina da presa con il graffiante umorismo di Gente felice (titolo alternativo: Benvenuto onorevole) e lascia il segno. Così come lasciano il segno la bella ragazza del paese dai sani principi, Lorella De Luca, che sarà partner di Mario Riva nel Musichiere; Memmo Carotenuto, immancabile, nei panni del parroco; e le deliziose caratterizzazioni di Billi & Riva, le vere attrattive del film, in grado di inebriarlo con un comicità schietta e graffiante. La pellicola è poi uno degli ultimi esempi di Ferraniacolor, sostituita già in quell’annata dall’ Eastmancolor, per via della colorazione meno sbiadita e più stabile. Scorrendo, durante l’anno Billi & Riva prendono parte anche a Serenata per 16 bionde, dove interpretano due autisti di pullman col debole per il vino; ad Arrivano i dollari, dove interpretano due dei cinque fratelli, che erediteranno una congrua somma ( gli altri fratelli del film sono Nino Taranto, Alberto Sordi e Sergio Raimondi); e a Primo applauso, ispirato alla omonima trasmissione televisiva di successo nella realtà condotta da Enzo Tortora, ma nel film presentata invece da Mario Riva. Billi interpreta un concorrente e canta Balocchi e profumi in coppia con Riva.

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“Gente felice”, del 1957 è una pellicola che rientra in quel genere bucolico e stra-paesano che ha avuto enorme successo nel cinema italiano degli anni ’50. Tra i protagonisti della pellicola ci sono anche Billi & Riva, imbianchini scansafatiche che non hanno voglia di lavorare, ma che piuttosto amano stare nell’osteria del paese a bere vino…e infatti la foto lo testimonia.

1958: l’ultimo film in coppia e il successo del Musichiere

Come si diceva prima, questi sono gli anni in cui Mario Riva sta spopolando con il Musichiere, e dunque dedica meno tempo al cinema. Il sodalizio artistico dunque, nel 1958, si interrompe per la riluttanza di Billi nei confronti del medium televisivo, preferendo continuare la carriera cinematografica, facendone la sua prima attività professionale. Fanno comunque in tempo a partecipare, in qualità di co-protagonisti al film Mia nonna poliziotto, tutto basato sulle qualità di Tina Pica, che dopo il successo de La nonna Sabella, sarà costretta a ripetere in parecchie pellicole il ruolo della vecchietta invadente e testarda. Riva interpreta il ladro Mario Secchioni, che cerca di derubare il viaggiatore di commercio Belletti, interpretato da Billi con uno spiccato e divertente accento senese, proprio lui che era originario di quelle zone.

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“Il Musichiere”, di Mario Riva, dal 1957 al 1960 terrà incollati agli schermi televisivi ogni sabato sera, milioni e milioni di italiani. Il primo varietà della storia della televisione italiana, che deve tanto ad un grande, grandissimo artista come Mario Riva. In quegli anni, con il successo del Musichiere, diventò l’artista più amato dai bambini e una presenza familiare nelle case di tutti gli italiani. La sua tragica morte, nel settembre del 1960, fu un vero lutto nazionale.

Quella maledetta sera del 21 agosto 1960

La loro separazione artistica, non sarebbe stata definitiva, ovvero non c’era stato alcun litigio, ma la promessa che in futuro si sarebbero ritrovati, anche perché Billi & Riva erano più che fratelli e si sentivano ogni giorno. Senonché avvenne quel tragico e assurdo incidente all’Arena di Verona che strappò per sempre alla vita e all’affetto del pubblico il grande Mario Riva. Quella maledetta sera del 21 agosto 1960, mentre era in preparazione la diretta di una puntata speciale del Musichiere, Riva cadde in una botola mal segnalata, riportando varie fratture, che dopo dieci giorni di agonia gli costarono la vita, nel momento di massimo splendore artistico e umano. Lasciò tanta gente che lo amava, la moglie Diana Dei, un bambino piccolo, ovvero il figlio Antonello…e il compagno di sempre Riccardo Billi, che ai funerali era disperato per aver perso un amico, anzi più che un amico un fratello. Tra loro mai un litigio, sempre daccordo su tutto, sempre uniti. Billi continuerà la carriera cinematografica negli anni ’60, sempre con l’amico Mario nel cuore…chissà quali altre pellicole insieme avrebbero interpretato in quel decennio, considerato che quello fu un periodo in cui il cinema popolare episodico andava di moda, e nel quale anche Billi primeggiò in coppia con Vianello o con Chiari. Dunque è facilmente ipotizzabile che anche Riva avrebbe trovato spazio in questo tipo di cinema spensierato ma di grande successo, magari, o quasi sicuramente in coppia con Billi. Ma ahimè quella tragica serata all’Arena spezzò tutto, sogni di reunion fortemente auspicati a furor di popolo, e sogni di gloria di un presentatore-attore che aveva fatto tanta gavetta e che si stava godendo il meritato successo. Riva nel periodo d’oro del Musichiere venne soprannominato “il più amato dagli italiani e dai bambini“, una presenza familiare, che gettò in lutto l’Italia intera alla notizia della sua prematura e tragica morte.

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Billi & Riva si divertono con un giovanissimo Mike Bongiorno, mentre Billi è intento a fare una frizione al divertito Mike. La foto è datata 1958 e rappresenta quel che erano i due più grandi presentatori televisivi dell’epoca: Mike Bongiorno con il suo “Lascia o raddoppia?” e Mario Riva con il “Musichiere”. Billi, invece, non aveva intenzione di dedicarsi al mezzo televisivo e continuò la sua carriera, tra le commedie musicali di Garinei & Giovannini e il cinema brillante degli anni ’60.

Ma bando alle tristezze, quel che voglio ricordare, in un saggio come questo è l’affiatamento, la classe interpretativa e le meravigliose pellicole della coppia, che sono 27 e non sono neanche un numero esiguo, considerato che sono tutte reperibili e ben conservate. Una coppia straordinaria del cinema italiano, fra le più grandi in assoluto, che meriterebbe di essere ricordata e studiata ancora di più, perché Billi & Riva sono stati davvero una ditta, anzi una premiata ditta, che ha fatto sognare l’Italia intera. Grandi, grandi, grandi!!!

I 27 film di Billi & Riva: talento, classe e affiatamento

E’ pubblicato qui l’elenco completo dei film girati in coppia da Billi & Riva dal 1950 al 1958. In otto anni di attività cinematografica in comune, i due presero parte, come protagonisti assoluti o co-protagonisti, a ben 27 film, che hanno richiamato milioni e milioni di spettatori in sala e dato una media di incassi a film non lontana da quella di Totò, che per intenderci era l’attore più ricercato dell’epoca. Una cifra molto elevata dunque, che dimostra quanto la coppia formata da Billi & Riva sia stata seguita e amata in vita. Come si può notare dalle locandine pubblicate sotto, Billi & Riva erano la principale attrattiva dei film che hanno interpretato, infatti i loro nomi sono sempre in bella evidenza.

– I Cadetti di Guascogna (19/09/1950), di Mario Mattoli

– Arrivano i nostri (06/03/1951), di Mario Mattoli

– Accidenti alle tasse (06/09/1951), di Mario Mattoli

accidenti alle tasse (1951)

– Porca miseria! (07/09/1951), di Giorgio Bianchi

Ha fatto 13 (20/10/1951), di Carlo Manzoni

Il padrone del vapore (15/11/1951), di Mario Mattoli

Anema e core (01/12/1951), di Mario Mattoli

anema e core

– Abracadabra (22/02/1952), di Max Neufeld

Vendetta sarda (26/02/1952), di Mario Mattoli

vendetta sarda(1952)

– Bellezze in moto-scooter (10/10/1952), di Carlo Campogalliani

Tripoli, bel suol d’amore (30/01/1954), di Ferruccio Cerio

tripoli, bel suol d'amore (1954)

– Siamo tutti milanesi (12/02/1954), di Mario Landi

Rosso e nero (14/09/1954), di Domenico Paolella

Accadde al commissariato (15/09/1954), di Giorgio Simonelli

Ridere!Ridere!Ridere! (17/12/1954), di Edoardo Anton

Scuola elementare (18/12/1954), di Alberto Lattuada

scuola elementare (1954)

– La moglie è uguale per tutti! (11/08/1955), di Giorgio Simonelli

Accadde al penitenziario (05/10/1955), di Giorgio Bianchi

Il campanile d’oro (05/11/1955), di Giorgio Simonelli

Il motivo in maschera (16/11/1955), di Stefano Canzio

I giorni più belli (11/09/1956), di Mario Mattoli

A sud niente di nuovo (15/11/1956), di Giorgio Simonelli

– Gente felice (07/01/1957), di Mino Loy

gente felice (1957)

Serenata per 16 bionde (10/01/1957), di Marino Girolami

– Arrivano i dollari! (04/03/1957), di Mario Costa e Marino Girolami

– Primo applauso (09/09/1957), di Pino Mercanti

– Mia nonna poliziotto (05/09/1958), di Steno

 

Domenico Palattella

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