La Titanus: la più grande e celebrata casa cinematografica italiana

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La Titanus, fondata da Gustavo Lombardo nel 1904 è la casa cinematografica più antica d’Italia, e anche l’unica che, nata praticamente con il cinematografo, esiste ancora oggi. Ha firmato tutti i più grandi capolavori del cinema italiano, soprattutto negli anni ’50 e ’60 e ha lanciato tante stelle del cinema, tra cui Totò e Sophia Loren. La Titanus è dunque, la memoria storica del cinema italiano.

Intorno al 1905, giovanissimo, il napoletano Gustavo Lombardo decide di dedicarsi alla distribuzione cinematografica fondando a Napoli un’agenzia di noleggio e dando vita ad un’impresa che si sarebbe affermata nel tempo come la più grande, e forse la più celebrata, casa cinematografica italiana: la Titanus, appunto. Il cinema allora si chiamava ancora cinematografo (la prima proiezione pubblica dei fratelli Lumière era avvenuta a Parigi, al Salon Indien del Boulevard des Capucines, il 28 dicembre 1895), ma  l’intuizione circa le straordinarie potenzialità del nuovo mezzo espressivo, spinse Gustavo Lombardo a intensificare il suo impegno. Nel 1907 ottiene la rappresentanza per l’Italia del Centro-Sud, per Malta e per la Turchia della torinese Film Italiana, una delle prime società nazionali di distribuzione. Nel 1909 incrementa l’attività di distributore indipendente ottenendo la rappresentanza, oltre che di altre importanti case italiane, della francese Gaumont e della statunitense Vitagraph. Nel 1911 distribuisce sull’intero territorio nazionale “Inferno”, lungometraggio della durata eccezionale di 1.300 metri ispirato alla “Divina Commedia” di Dante Alighieri e prodotto dalla Milano-Films, determinandone lo strepitoso successo attraverso un lancio pubblicitario senza precedenti. Negli anni successivi Gustavo Lombardo, con la sigla “Monopolio Lombardo” incrementa l’attività di importazione, esportazione e distribuzione di numerosi film di successo, tra cui “Cabiria”, di Giovanni Pastrone (1914); “Assunta Spina”, di Gustavo Serena (1915), interpretato dalla diva dell’epoca Francesca Bertini; i primi undici cortometraggi con cui, nel 1915, Charlie Chaplin approda al mercato italiano. In quegli anni Gustavo conosce la giovanissima Leda Gys, l’altra grande diva italiana del muto, con lei girò tante pellicole negli anni ’20: un cinema di storie brevi, quasi sempre ispirate ai modelli dannunziani che dominavano sui gusti dell’epoca. Da lei ebbe anche un figlio, Goffredo che, nato a Napoli nel 1920, avrebbe ereditato la Titanus nei primi anni del secondo dopoguerra per farne il marchio di riferimento di centinaia di opere tra le quali spiccano alcuni indimenticabili capolavori della filmografia mondiale della seconda metà del Novecento. Con la costituzione della Società Anonima Titanus, nel 1928, Gustavo Lombardo si trasferisce definitivamente a Roma, in seguito alla crisi che travolge la cinematografia partenopea di quegli anni. Nel 1932 Gustavo sposa Leda Gys e firma il primo provino per Totò. Non se ne fece più nulla poi, però l’appuntamento fu soltanto rimandato. Cinque anni dopo ci riprovò e la Titanus produsse i primi due film che segnano l’esordio cinematografico di Totò: “Fermo con le mani”, di Gero Zambuto-1937; “Animali pazzi”, di Carlo Ludovico Bragaglia-1938.

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Goffredo Lombardo, figlio di Gustavo, erediterà la Titanus nei primi anni ’50 e sotto la sua gestione la porterà ai massimi livelli. E’ lui infatti a lanciare una stella del cinema del calibro di Sophia Loren, ed è lui, con la sua Titanus a firmare i più importanti capolavori italiani degli anni ’50.

Tra il 1939 e il 1943 gli stabilimenti Titanus alla Farnesina vengono ampliati e ammodernati: sorgono altri teatri di posa, attrezzati con una centrale elettrica indipendente, apparecchiature per il montaggio, la sincronizzazione e la registrazione del sonoro. Fino al 1949 la Titanus deve limitarsi a distribuire film di produzione propria, bloccati dallo scoppio della seconda guerra mondiale, e film di produzione straniera. Ma può contare sull’affitto dei teatri di posa alla Farnesina. E infatti, negli anni ’40, travolta dal più sanguinoso conflitto mondiale che la Storia abbia mai conosciuto, l’industria cinematografica italiana è alle corde. E forse vi resterebbe molto a lungo se non fosse intervenuta quella sfolgorante stagione del “Neorealismo” e se dagli studi Titanus, non fossero usciti alcuni film in grado di favorire il rapidissimo rilancio di una attività che ormai abbracciava l’intero ciclo produttivo del cinema: dalle riprese, al montaggio, alla distribuzione su scala nazionale, perfino all’esercizio. Gustavo Lombardo manda allora sul mercato tre pellicole che battono tutti i record d’incasso stagionali e proiettano la Titanus al vertice delle case di produzione nazionali. Sono storie molto popolari, si intitolano “Catene”(1949), “Tormento”(1950), “I figli di nessuno”(1951). Sono dirette dal regista Raffaello Matarazzo e interpretate da uno degli attori italiani più applauditi dalle platee di quegli anni, Amedeo Nazzari, cui si affianca una bruna e prosperosa bellezza mediterranea, Yvonne Sanson. Tre film che segnano l’avvento del genere melodrammatico, particolarmente caro al pubblico ma puntualmente stroncato dalla critica. Dal 1951, Goffredo Lombardo prende il posto del padre, che malato morirà quello stesso anno, ed è con lui che  prende il via la politica della Titanus di utilizzare i successi di cassetta per investire danaro nella ricerca e nella sperimentazione, per dare spazio a nuovi talenti, per portare all’attenzione del pubblico nuove tematiche di maggior spessore culturale o sociale (nello stesso anno de “I figli di nessuno” viene messo in cantiere anche “Roma, ore 11”, di Giuseppe De Santis, sceneggiato da Cesare Zavattini sulla storia vera del crollo di una scala dove un gruppo di aspiranti dattilografe attendeva il proprio turno). Quindi, in pratica, espandere gli orizzonti della casa cinematografica, comprendendo un pò tutti i generi, dal film comico-brillante alla commedia melodrammatica, dal film d’autore alla commedia all’italiana. L’intuizione senza dubbio è geniale, autofinanziarsi con le pellicole più dichiaratamente comiche, con l’impiego dei più grandi attori dell’epoca: Totò, Vittorio De Sica, i fratelli De Filippo, Renato Rascel, Aldo Fabrizi, Alberto Sordi…per poi riutilizzare quei corposi incassi per lanciare giovani stelle del cinema, nuove leve registiche e giovani sceneggiatori in erba. Si può dire, che la massima evoluzione del cinema italiano corrisponde con il momento d’oro della Titanus, che in questi anni accompagna a braccetto il nostro cinema, verso i suoi successi più celebrati.

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“Catene”(1949), uno dei primi grandi successi del dopoguerra targati “Titanus”. Con Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson, in primo piano nella locandina originale del film, si scorge anche, in basso a destra, l’inconfondibile scudo della Titanus.

Certo, con Goffredo, le attese delle platee popolari non resteranno deluse. Se suo padre aveva scoperto Totò e lo aveva avviato a diventare un’icona di speciale adorazione nel santuario dello spettacolo nazionale, Goffredo scopre una diciottenne di Portici che si chiama Sofia Scicolone, la ribattezza Sophia Loren, e la lancia in un sistema di stelle tra le quali la sua luce ancora splende. E poi lancia il successo cinematografico di Renato Rascel, firma il rilancio come attore di mezz’età di Vittorio De Sica, con la quadrilogia dei “Pane e amore”. Insomma per anni, anzi per decenni, la Titanus di Goffredo Lombardo impegna schiere di cartellonisti a tappezzare le mura delle città italiane con proposte di volti e di titoli che accompagneranno le serate degli italiani al cinema. Sono storie che hanno fatto sorridere, sognare, riflettere. E ci hanno aiutato anche a crescere, a riconoscerci, a diventare quel che siamo. La Titanus produce in questi anni tutte produzioni a basso costo, ma particolarmente remunerative al botteghino, si riallacciano sia film ispirati agli spettacoli musicali del teatro di varietà, tipo “Tarantella napoletana”(1953), “Attanasio cavallo vanesio”(1953- con Renato Rascel), “Alvaro piuttosto corsaro”(1954- ancora con Renato Rascel); sia film comici interpretati tra gli altri dagli attori più richiesti del decennio, da Totò a Nino Taranto, da Aldo Fabrizi ad Alberto Sordi, da Renato Rascel a Peppino De Filippo, da Vittorio De Sica a Walter Chiari. La grande stagione della commedia brillante firmata “Titanus”, fu praticamente inaugurata dal film “Pane, amore e fantasia”(1953), di Luigi Comencini, con Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida, che incassò cifre record. Così come la serie successiva dei “Poveri ma belli”(1956), di Dino Risi, che ebbe anche altri due seguiti. A metà degli anni ’50 Goffredo Lombardo stringe accordi produttivi con case straniere, al fine di potenziare le coproduzioni internazionali, fiutando l’incredibile situazione in cui Cinecittà era diventata la città del cinema, più di Hollywood, tanto che gli americani venivano quì in Italia a girare i loro film. Grazie a questi accordi di collaborazione Lombardo mette a punto le linee generali di una politica produttiva che lo porterà a realizzare film difficili e impegnati come “Rocco e i suoi fratelli”( di Luchino Visconti-1960), a distribuire “La ciociara”( di Vittorio De Sica-1961), a finanziare una serie di opere “prime” e “seconde” di un’intera generazione di nuovi autori. Il tutto oltre a continuare a produrre film popolari, ma di grande successo come “Il corazziere”(1961-Rascel), “La nonna Sabella”“La nipote Sabella”(1958-59- Peppino De Filippo, Tina Pica), il seguito dei “Soliti ignoti”, dal titolo “L’audace colpo dei soliti ignoti”( 1959- regia di Nanni Loy). Insomma le pellicole dal grande incasso al botteghino servivano per finanziare le opere di un certo valore artistico. L’intuizione di Goffredo Lombardo era quella di alternare a registi di mestiere, sempre più spesso registi giovani e semisconosciuti. Film come “Il posto” di Olmi, o “La ragazza con la valigia” di Zurlini, o “I giorni contati” di Petri venivano impostati e proposti da Goffredo facendo appello a una passione – la sua – non meno intensa né meno lucida di quella che animava produzioni più costose e spettacolari come “Le quattro giornate di Napoli” di Nanni Loy, o kolossal come “Sodoma e Gomorra”, o capolavori ineguagliabili come “Il Gattopardo” di Luchino Visconti.

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L’atmosfera, la freschezza, la limpidezza, la grandezza di un film come “Poveri ma belli”(1956), non ci sarebbero stati senza la “Titanus”, e senza Goffredo Lombardo, che per primo credette nel progetto. In quel progetto di Dino Risi, di lanciare nel grande cinema, un trio di attori giovani, prima di allora pressoché sconosciuti al pubblico del cinematografo, ovvero Renato Salvatori, Marisa Allasio e Maurizio Arena, che proprio grazie al successo della pellicola, diventarono star di caratura nazionale.

Proprio con “Sodoma e Gomorra” e “Il Gattopardo”, kolossal costosissimi, Lombardo ricavò gravissime perdite- oltre cinque miliardi di lire- che misero a serio rischio la sopravvivenza della casa di produzione più antica d’Italia. E quì intervennero in suo aiuto tutti gli attori, che grazie alla Titanus erano arrivati nei cuori e nelle case della gente. Con i pochi soldi a disposizione, si riuscì a mettere in sala dapprima “I mostri”, con Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi, che con gli incassi enormi che ebbe, riuscì a dimezzare il debito; e soprattutto a girare una pellicola semplice e ambientata nella Prima guerra mondiale, dal titolo “Il giorno più corto”. Non c’erano però soldi per pagare gli attori, per salvare la Titanus, 88 celebrità nazionali, accettarono di prendere parte al film sia pur per pochi minuti o per una manciata di secondi e soprattutto in forma gratuita. Il ruolo dei protagonisti fu affidato alla coppia d’oro del momento, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, che risollevarono la Titanus dal rischio fallimento, grazie alla loro popolarità. Lombardo rimessosi in saldo dalle perdite, fiutò l’affare Franchi & Ingrassia, doveva a loro la sopravvivenza della sua casa di produzione e cominciò a far fare i film di Franco e Ciccio a chiunque, compreso il Maestro Steno, che fece con loro “Un mostro e mezzo”, e Corbucci che fece con loro la parodia del Gattopardo, dal titolo “I figli del Leopardo”. Con quest’ultimo film, che risollevò definitivamente dal rischio fallimento la Titanus, venne coniata la famosa frase: “Dal disastro, Lombardo risorse con una parodia del disastro”. Rimessosi in sesto, Goffredo capisce di dover puntare prettamente sul cinema più popolare, ma senza rinunciare a produrre qualche film rischioso come “Il Vangelo secondo Matteo“, di Pier Paolo Pasolini, ma in questo caso investendo in piena sicurezza e magari con l’aiuto di qualche casa di produzione straniera. Dal 1964 in poi, infatti, Goffredo Lombardo si dedica ad un ampio ventaglio di generi di distribuzione e produzione riproponendo – come era consuetudine fare all’epoca di Gustavo – il cinema popolare dei Musicarelli con Nino Taranto, Gianni Morandi e Rita Pavone, i film di De Filippo, Steno, Vanzina, Parenti, Verdone, Tognazzi, Vitti, Celentano, Nuti, Bud Spencer ed alternandoli a titoli impegnati come il “Casanova” di Fellini, il “Vangelo secondo Matteo”, i film di Lattuada, Pietrangeli, Pasolini, Scola, Olmi, Fellini, Moretti, i film con Sophia Loren e Marcello Mastroianni, l’esordiente Tornatore approdando al genere “thriller” con i film dell’emergente regista Dario Argento, i film di Lamberto Bava, Gianluigi Rondi etc ; tutti questi film sono caratterizzati da colonne sonore indimenticabili, opera di musicisti celeberrimi quali Ennio Morricone, Nino Rota, Carlo Rustichelli e Armando Trovajoli. Anche nell’ambito della distribuzione di film stranieri la Titanus ha saputo offrire al proprio pubblico film diversissimi per genere come ad esempio “Apocalypse Now”, “C’era una volta in America”, e mettendo in risalto nomi come Henry Fonda, Francis Ford Coppola, Marlon Brando.

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La parodia del kolossal americano, “Il giorno più lungo”, ribattezzato in Italia, “Il giorno più corto”(1963), permise alla Titanus, di ripianare i debiti ed evitare il fallimento. 88 attori di caratura nazionale e internazionale, parteciparono al film, in forma gratuita. Un film dove nelle parti di protagonisti, vennero scelti Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, la coppia comica più in voga del momento, che avrebbe assicurato alla pellicola, un sicuro successo al botteghino.

Oggi la Titanus, a più di 110 anni dalla sua nascita ha cambiato habitat, ma è viva e vegeta. Il paesaggio è diverso. Lo schermo di approdo è diventato quello televisivo. Ma la più celebre fabbrica italiana di “immagini in movimento” continua a produrre emozioni che entrano ogni sera nelle nostre case con lo stesso rispetto per tutti noi. Ma la Titanus del cinema ci ha lasciato tanti, troppi ricordi, rimasti indelebilmente nella memoria collettiva del nostro Paese, dalle immagini della Roma di “Poveri ma belli”, agli affreschi paesani della quadrilogia dei “Pane e amore”, al “Corazziere” di Renato Rascel. Ma altri, molti altri spettatori, con i loro applausi avevano già consegnato alla storia del cinema opere firmate Titanus come “Il bidone” di Fellini, o “I magliari” di Francesco Rosi, o “Rocco e i suoi fratelli” di Visconti. Insomma la Titanus è la “vera” memoria storica del nostro cinema, già lo si intuì nel 1963, in quell’anno orribile, in cui tutti, dagli attori alle maestranze si impegnarono per salvare quella gloriosa e storica casa cinematografica, da un fallimento che ci avrebbe negato negli anni a venire, i numerosi capolavori che fu in grado di produrre. La sua marcetta all’inizio di ogni film e quello scudo così colorato, sono rimaste nell’immaginario popolare, e subito vengono collegati al cinema dell’epoca, quello d’oro, quello del boom economico e di Cinecittà che era soprannominata la “Hollywood d’Europa. Insomma la Titanus è il cinema italiano, e senza di essa, il nostro cinema non sarebbe stato così grande e celebrato del mondo. Evviva la Titanus, memoria storica del cinema italiano!!!

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La storica sede della Titanus, sulla via Tiburtina a Roma. Oggi dopo più di 110 anni, è la casa cinematografica più antica del mondo, un vero museo del cinema…la memoria storica del nostro cinema.

Le migliori produzioni cinematografiche della Titanus

Catene(1949), di Raffaello Matarazzo

Tormento(1950), di Raffaello Matarazzo

I figli di nessuno(1951), di Raffaello Matarazzo

-Il tallone di Achille(1952), di Mario Amendola e Ruggero Maccari

-Roma ore 11(1952), di Giuseppe De Santis

-Tarantella napoletana(1953), di Camillo Mastrocinque

-Pane, amore e fantasia(1953), di Luigi Comencini

-Cafe chantant(1953), di Camillo Mastrocinque

-Attanasio cavallo vanesio(1953), di Camillo Mastrocinque

-Totò cerca pace(1954), di Mario Mattoli

-Alvaro piuttosto corsaro(1954), di Camillo Mastrocinque

-Pane, amore e gelosia(1954), di Luigi Comencini

-Scuola elementare(1954), di Alberto Lattuada

-Il segno di Venere(1955), di Dino Risi

-Pane, amore e…(1955), di Dino Risi

-Il bidone(1955), di Federico Fellini

-Totò, lascia o raddoppia?(1956), di Camillo Mastrocinque

-Poveri ma belli(1956), di Dino Risi

-Mi permette babbo?(1956), di Mario Bonnard

-La nonna Sabella(1957), di Dino Risi

-Gente felice(1957), di Mino Loy

-Belle ma povere(1957), di Dino Risi

-Venezia, la luna e tu(1958), di Dino Risi

-Policarpo, ufficiale di scrittura(1959), di Mario Soldati

-La nipote Sabella(1958), di Giorgio Bianchi

-I magliari(1959), di Francesco Rosi

-L’audace colpo dei soliti ignoti(1959), di Nanni Loy

-Il corazziere(1960), di Camillo Mastrocinque

-Chi si ferma è perduto(1960), di Sergio Corbucci

-Rocco e i suoi fratelli(1960), di Luchino Visconti

-La ragazza con la valigia(1960), di Valerio Zurlini

-Un militare e mezzo(1960), di Steno

-La ciociara(1961), di Vittorio De Sica

-Totò diabolicus(1962), di Steno

-Totò contro i quattro(1962), di Steno

-Sodoma e Gomorra(1962), di Robert Aldrich

– I quattro monaci(1962), di Carlo Ludovico Bragaglia

-Le quattro giornate di Napoli(1962), di Nanni Loy

-I due colonnelli(1962), di Steno

-I quattro moschettieri(1963), di Carlo Ludovico Bragaglia

-Il Gattopardo(1963), di Luchino Visconti

-Il giorno più corto(1963), di Sergio Corbucci

-In ginocchio da te(1964), di Ettore M.Fizzarotti

-L’ombrellone(1965), di Dino Risi

-L’armata Brancaleone(1965), di Mario Monicelli

-I figli del Leopardo(1965), di Sergio Corbucci

-Operazione San Gennaro(1966), di Dino Risi

-Il padre di famiglia(1967), di Nanni Loy

-Nel sole(1967), di Aldo Grimaldi

-Stasera mi butto(1968), di Ettore M.Fizzarotti

-I due pompieri(1968), di Bruno Corbucci

-Il suo nome è Donna Rosa(1969), di Ettore M.Fizzarotti

-Due bianchi nell’Africa nera(1970), di Bruno Corbucci

-Dramma della gelosia(1970), di Ettore Scola

-Scipione detto anche l’Africano(1971), di Luigi Magni

-Piedone lo sbirro(1973), di Steno

-Soldato di ventura(1976), di Pasquale Festa Campanile

-Signore e signori…buonanotte(1976), di Comencini, Loy, Magni, Scola

-I nuovi mostri(1977), di Monicelli, Scola, Risi

-Giallo napoletano(1978), di Sergio Corbucci

-Eccezzziunale veramente(1982), di Carlo Vanzina

Domenico Palattella

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