Sketch tratto da “La cagna”(1972). Con Marcello Mastroianni e Catherine Deneuve

Nel 1971 inizia per Mastroianni l’avventura francese. L’Italia comincia a stargli stretta. Ha già fatto delle trasferte all’estero, ma solo per il breve periodo di un film. Il suo mestiere, ormai da tempo conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, ha bisogno di espandersi, di cercare aria nuova. Si trasferisce a Parigi, dove va ad abitare con la star francese Catherine Deneuve nel lussuoso appartamento parigino della donna, dove i due fanno la fortuna dei giornalisti glamour che li definiscono come una delle coppie del secolo. E’ lo stesso Mastroianni a voler alimentare la coppia artistica e di vita, proponendo a Marco Ferreri di girare con loro protagonisti un adattamento del racconto “Melampus” di Ennio Flaiano. Il film è “La cagna”, un apologo beffardo, malinconico e amarissimo sull’inconciliabilità dei sessi e sulla solitudine. Un film complesso, ma di alto livello stilistico, come gli abiti di Yves Saint-Laurent che non tramontano mai e che danno al film un’incredibile aria di attualità. E come anche, la classe interpretativa di Marcello e di Catherine, che fanno coppia anche nella vita e di lì a pochi mesi, nel 1972, avranno anche una figlia, Chiara. La trama è la storia di un disegnatore, Giorgio, che si è relegato su un’isola deserta con il suo cane, sfruttando come abitazione un vecchio bunker. Un giorno sbarca sull’isola, Liza, che ha abbandonato i compagni di crociera dopo un litigio. Senza aver frequentato nessuna scuola di sopravvivenza, Giorgio riesce a bastare a se stesso e alla donna. Ma c’è un cane in più. Lei uccide dunque il cane per gelosia e ne prende il posto. Nel bunker c’è l’essenziale, che diventa anche uno stile di vita. Perché qui la mancanza del superfluo ha una doppia faccia. Mentre vuol essere il rifiuto della società del benessere, diventa anche la scelta di un’élite intellettuale che si può permettere l’oggetto del designer, l’abito del grande sarto. Gli interni, che possono-devono essere vuoti, i muri bianchi, rievocano la dilatazione degli spazi, prima immagine della ricchezza. Un film ricco di simbolismi, grottesco e surreale, come tutte le opere del Maestro Ferreri, che aveva in Mastroianni il suo alter-ego ideale. Pellicola corposa, complessa, ma di alta scuola. Da vedere!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...