Sketch tratto da “Venezia, la luna e tu”(1958), con Alberto Sordi e Marisa Allasio

Nel 1958, Dino Risi sta finendo di sfruttare il “format” messo a punto con “Poveri ma belli”. Le schermaglie amorose dell’Italia più o meno di provincia hanno conquistato il pubblico e non si vede perché non continuare su quella strada, magari cambiando qualche attore. Deve essere nata così l’idea di “Venezia, la luna e tu”: tenere le forme provocanti della Allasio ma spostarle dalla romana piazza Navona alla veneziana piazza San Marco, mettendole a fianco due facce diverse da Arena e Salvatori, con una rinnovata lettura sociologica di un proletariato con aspirazioni piccolo borghese, ovvero un esempio di nascente “commedia all’italiana”. Per la parte del tontolone la scelta cadde su Nino Manfredi, che stava cominciando ad affrancarsi dai ranghi della comparsa più o meno di lusso; per quello del protagonista Risi puntò sull’attore comico allora più lanciato, quell’Alberto Sordi, che il regista milanese aveva già diretto in “Il segno di Venere”. Un film di quelli turistici che andavano di moda in quegli anni, elegante, colorato, gioioso e brioso, con un’atmosfera vivacizzata da equivoci, scherzi, beffe, situazioni salaci, scherzi , caricature, lietamente fusi alla bella cornice veneziana, ai suoi canali, alle sue gondole, hanno ottenuto senza fatica l’allegro consenso del pubblico. L’idea è quella di giocare sulla gelosia della Allasio e la fedeltà piuttosto lasca di Sordi, che nella primissima scena è presentato come “Bepi Buleghin, il gondoliere più bello di Venezia”: con la maglietta a strisce bianche e rosse orizzontali d’ordinanza, Bepi incanta le turiste americane con le sue canzoncine romantiche e i giri in gondola al chiaro di luna. Così Sordi-Bepi cerca di restare fedele alla fidanzata con cui deve sposarsi e contemporaneamente non perdere il lavoro come romantico gondoliere specializzato in belle straniere. E in effetti, la vera carica comica del film sta tutta nella straordinaria prova di Sordi, spassoso quando parla in veneziano, ma ancor di più quando la furia gli fa scappare qualche imprecazione in romanesco. E’ irresistibile nel suo personaggio pasticcione e intrigante, che non vuole rinunciare né alla fidanzata né alle avventure galanti, e in qualche modo questo suo bizzarro gondoliere dal sorriso sbarazzino e dalle righe bianche e rosse, è entrato nella memoria collettiva del nostro Paese.

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