“Enrico ’61″(1961), con Renato Rascel. La più grande commedia teatrale di tutti i tempi.

Nel 1961 Garinei & Giovannini rendono omaggio ai cento anni dell’Unità d’Italia raccontando la vita e i ricordi di un cappellaio romano nato proprio il 17 marzo del 1861: l’annessione di Roma al Regno d’Italia, il periodo della Belle Epoque, la Prima guerra mondiale, l’avvento del Fascismo, la Seconda guerra mondiale, l’occupazione dei tedeschi, le leggi razziali, le camice nere, la liberazione, la ricostruzione e il benessere economico degli anni ’50 e dei primi anni ’60. Ma anche i ritmi che hanno accompagnato gli anni passati e quelli più recenti, dal tango al boogie woogie, dal charleston alla rumba. Il multiforme protagonista di questo straordinario spettacolo commemorativo è lui, Renato Rascel, che interpreta magistralmente tre ore e mezza di spettacolo, attraversando cento anni di storia italiana. “Enrico ’61” è in fin dei conti un “one man show” dell’attore romano, che è ben assistito dalla pletora di personaggi che interagiscono con lui: da Alberto Bonucci a Clelia Matania; da Gino Latilla a Ombretta De Carlo. “Enrico 61” debutta a Milano il 26 novembre del 1961 e registra fin da subito un trionfo senza precedenti, mai raggiunto da nessun altro spettacolo teatrale: oltre tre mesi di rappresentazione a Milano, quattro mesi di fila al Sistina di Roma; e perfino sei mesi di fila al Piccadilly Theatre di Londra. “Enrico 61”, deve però gran parte del successo alla forma smagliante di Renato Rascel, quì all’apice della sua carriera, e definito in quegli anni “il miglior attore dello spettacolo italiano”. L’opera è costruita sulle sue solide spalle, a discapito della sua modesta corporatura, sulla sua vis-comica, sulla sua vis-drammatica, sulla sua capacità di attore completo, insomma sulla sua incredibile poliedricità. Tanto fu il successo, che nel 1964 ne venne realizzata una versione televisiva, fedelissima all’originale, e trasmessa sulla prima rete nazionale divisa in tre puntate, il 27 agosto, il 3 settembre e il 10 settembre di quello stesso anno. Un film-tv di straordinario valore culturale, poiché è questa la versione che è sopravvissuta ai giorni nostri e che ci fa gustare inalterato lo spirito e la bellezza di questa grande opera. Lo spettacolo ha anche un che di innovativo, in pieno stile da Garinei & Giovannini, che hanno in Renato Rascel il loro attore preferito, anche lui romano verace come loro. Per la prima volta si notano in tv e in teatro innovazioni tecniche quasi cinematografiche per ovviare ai numerosi cambi di scena richiesti dalla storia: le scenografie cambiano in continuazione, merito dei tappeti rotanti e dell’effetto luce che fa passare da una stanza all’altra, da un’epoca all’altra, nell’arco di qualche secondo. Gli episodi storici poi, sono ben riassunti, e a volte forniscono il pretesto per alcune scene indispensabili ai fini della comprensione della trama, altre volte sono ripercorsi velocemente in situazioni di canto e balletto, il tutto con una tenerezza e un affetto che rimane ancora oggi irraggiungibile, per classe interpretativa e finezza del racconto scenico. Su tutti, spicca l’episodio che dura quasi 50 minuti (qui proposto) e che va dall’avvento delle prime squadriglie fasciste del 1921, alla liberazione del 4 giugno 1944, passando per tutti gli scempi della dittatura fascista. In questi tre quarti d’ora, la comicità di Renato Rascel, si colora di sfumature drammatiche e malinconiche, che solo un grande attore può interpretarle in questo modo così efficace; come altrettanto efficace risulta la cronistoria della dittatura fascista, raccontata con un pathòs sempre crescente da Alberto Bonucci, Gino Latilla e Luciano Melani. 50 minuti più esaudienti di un libro di storia. Capolavoro, da vedere assolutamente!!!

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