Raimondo Vianello tra Cinema e Televisione: il re dello sketch all’italiana

++ TV: E' MORTO RAIMONDO VIANELLO ++
Raimondo Vianello è stato uno dei volti storici del cinema e della televisione italiana. Tra gli artisti più popolari e amati da tutte le generazioni, la sua è stata una carriera costellata di grandi successi cinematografici e televisivi. E’ stato interprete di quasi 100 film, oltre che presentatore di tanti programmi Tv. Vianello è stato il re dello sketch, dapprima in coppia con l’amico Tognazzi, e poi con l’amata Sandra Mondaini. Un artista unico, irripetibile!

«Iniziai per gioco, mi chiesero di far la parte di un ufficiale americano. Forse mi presero per il mio aspetto fisico, infatti non dovevo aprire bocca. Poi, vuoi la fortuna, la passione, la volontà, mi fecero pure cantare… parlare e recitare». ( Raimondo Vianello )

1. Introduzione: gli esordi da caratterista, spalla di Totò e di Rascel (1948-1954)

Di origine nobiliare, Raimondo Vianello era nato nel 1922, e pur dimostrando fin da subito, che tra le sue mille passioni, c’è anche quella del teatro, non ha ancora le idee chiare sul suo futuro. Si è laureato, intanto, in Giurisprudenza, ma non eserciterà mai. Siamo nelle fasi immediatamente successive la fine della seconda guerra mondiale. Poteva fare il calciatore ( Raimondo è sempre stato un fervente appassionato di calcio ): venne cercato infatti anche dal Palermo, che nel 1946 militava in Serie B e che gli avrebbe offerto 30.000 lire al mese, ma egli rifiutò l’offerta poiché aveva altre ambizioni. Raimondo intanto si è deciso: ha annusato l’odore del teatro ed esordisce con la rivista “Cantachiaro n° 2”, di Garinei e Giovannini, con la quale ottiene un grande successo. Capisce dunque, che quello è il suo mondo, e all’inizio degli anni ’50 compie il grande salto nel cinema. In questi anni ha ancora piccole parti di caratterista, nulla a che vedere con il successo da “primo attore” degli anni ’60. Ma sono comunque, piccoli passi importanti, egli interpreta con grande naturalezza personaggi diversi, è uno straordinario caratterista, qualcosa di più di una semplice spalla: improvvisa, a volte non ha neppure bisogno di parlare perché il suo sguardo dice tutto. In questi anni lavora, tra gli altri, con Totò, in “Fifa e arena”(1948) e in “Totò sceicco”(1949); e con Renato Rascel, nel film “Napoleone”(1952), dove interpreta uno splendido generale Cambronne. Chi l’avrebbe mai detto, che dopo queste interpretazioni, quell’attore così signorile, alto, slanciato, dai modi quasi aristocratici, ma fervidamente popolare e umano, sarebbe stato tra i padri fondatori della televisione italiana, e sarebbe stato il cosiddetto “re dello sketch all’italiana”?

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Raimondo Vianello giovanissimo, in una foto dei primi anni ’50.

2. “Un, due, tre”: l’incontro con Ugo Tognazzi, la nascita della televisione (1955-1962)

Il grande successo giunse in televisione nel programma “Un due tre” assieme a Ugo Tognazzi, che conobbe qualche anno prima (nel 1951) e con il quale cominciò un sodalizio artistico che durò per tutto il decennio. Insieme interpretarono oltre 15 pellicole cinematografiche, tra il 1955 e il 1962, quando Tognazzi compie il grande salto nella commedia all’italiana d’autore. I due sono rimasti sempre più che amici, e non mancarono mai di incontrarsi nei loro momenti di vacanza, tanto che, Tognazzi è stato il testimone di nozze di Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, che si sono sposati nel 1962. La trasmissione andò in onda per sei fortunate stagioni, fra il 19 gennaio 1954 e il 2 agosto 1959. Per entrambi fu il trampolino di lancio, verso una carriera cinematografica di primaria importanza, dapprima in coppia, con tanti film comico-brillanti, e poi da soli, ognuno dimostrando il proprio talento interpretativo. Arriva la televisione che si apre piano piano nelle case degli italiani, una finestra dalla quale entrano nei salotti e nei tinelli gli attori e i cantanti che finalmente possono arrivare davvero a tutti. Il Belpaese fiuta l’imminente boom economico, la gente, di sera, si riunisce nei bar a fissare gli schermi in bianco e nero. La trasmissione- basata su sketch e parodie di inchieste documentarie all’epoca assai in voga (come quella sulla condizione femminile in rapporto al lavoro o sul viaggio nella valle del Po alla ricerca di cibi genuini, condotta da Mario Soldati) – contribuì a far conoscere al grande pubblico la comicità di Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi. Quì, sia Vianello che Tognazzi affinano e imparano l’arte dello sketch, che nel cinema si chiama cortometraggio. Imparano quell’arte dello sketch che affonda le sue radici nel passato, e che dopo l’avvento del sonoro, dei primi anni ’30, era andata in disuso. Ci è voluta quella sagace intuizione del Maestro Alessandro Blasetti, che con il suo “Altri tempi”(1951), ha letteralmente resuscitato tale genere. Da quel momento in poi il film a episodi, intrecciato o puro che sia, diventò uno dei generi più sfruttati della storia del cinema italiano. E dato che siamo nel 1954, ed è appena nata la televisione, è ovvio che il nuovo mezzo di intrattenimento, lo utilizzi fin da subito. Quella di “Un, due, tre” è stata un’esperienza che ha forgiato due attori del calibro di Tognazzi e Vianello, protagonisti anche di un curioso episodio, che, il 2 agosto 1959, ha posto fine alla fortunata trasmissione. Il 23 giugno 1959 avvenne un piccolo incidente al Teatro alla Scala: il Capo dello Stato italiano Giovanni Gronchi, a causa della disattenzione di un collaboratore che non gli aveva avvicinato la sedia, cadde a terra nel sedersi a fianco del presidente della Repubblica Francese De Gaulle, allora in visita ufficiale in Italia. La scena era stata teletrasmessa in diretta, ma l’accaduto era stato rigorosamente taciuto dai principali organi di informazione. Il duo ripeté la scena in televisione: Vianello tolse la sedia da dietro a Tognazzi che stava per sedersi e gli disse: “Ma chi ti credi di essere?”. Tognazzi, seduto sul pavimento, allargò le braccia rispondendo: “Tutti possono cadere!”. La scena venne accolta dal pubblico in studio con una fragorosa risata, ma i vertici della RAI furono di opinione diversa. Al rientro nei loro camerini i due attori trovarono le buste che contenevano le lettere di licenziamento. La sera stessa Ettore Bernabei aveva decretato la cancellazione della trasmissione dalla programmazione televisiva, ed anche il direttore del centro di produzione televisiva di Milano venne cacciato. Ciò fu una vera e propria manna caduta dal cielo per il cinema italiano e per i produttori cinematografici. La coppia Tognazzi-Vianello, dunque, si trasferisce dalla televisione al cinema, dove a scrivere i testi per la celebre coppia, giungono anche gli stessi autori del programma televisivo, Scarnicci & Tarabusi. La coppia arriva a interpretare 15 pellicole, tra il 1958 e il 1962, che registreranno il tutto esaurito ai botteghini. Vale dunque la pena elencarli: “Marinai, donne e guai”(1958), “Guardatele, ma non toccatele”(1959), La cambiale”(1959), “A noi piace freddo…!”(1960), “Tu che ne dici?”(1960), “Le olimpiadi dei mariti”(1960), “Il mio amico Jekill”(1960), “Noi siamo due evasi”(1960), “Sua Eccellenza si fermò a mangiare”(1961– al fianco di Totò), “Psycosissimo”(1961), “I magnifici tre”(1961), “Pugni, pupe e marinai”(1961), “Una domenica d’estate”(1962), “Cinque marines per cento ragazze”(1962), “I tromboni di Fra Diavolo”(1962).  Sono tutti film in cui la coppia affina l’arte della parodia, e si ritaglia un ruolo importante nel cinema italiano: la comicità più popolaresca e sanguigna di Ugo e quella più raffinata e “inglese” di Raimondo si compenetravano a vicenda con ottimi risultati comici che piacciono tanto al pubblico quanto alla critica. Proprio grazie a questi film poi, Tognazzi viene scoperto dai cosiddetti registi “impegnati”; mentre Vianello diventa uno dei re della parodia all’italiana e dello sketch, quella antica arte in cui primeggia, e che porterà ai massimi livelli nel corso degli anni ’60, spesso in coppia con l’amata Sandra Mondaini.

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Raimondo Vianello con Sandra Mondaini nel giorno del matrimonio, il 28 maggio 1962; seduto di fronte, è riconoscibile Ugo Tognazzi, che fu il loro testimone di nozze.
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Raimondo Vianello insieme ad Ugo Tognazzi, nel programma televisivo “Un, due, tre”, andato in onda tra il 1954 e il 1959. I due rimasero sempre grandi amici, e tra il 1958 e il 1962, interpretarono ben 15 film in coppia.

 

3. L’incontro con Sandra Mondaini (1958-1962)

Il nome di Raimondo Vianello è indissolubilmente legato a quello di Sandra Mondaini, e viceversa, uniti come si diceva un tempo, nella vita e nella morte. Raimondo conobbe, Sandra nel 1958 sul set della commedia teatrale “Sayonara Butterfly”, parodia dell’opera di Puccini. L’amore sboccia subito, lei figlia del pittore Giacinto Mondaini e lui, proveniente da un’antica famiglia nobiliare marchigiana, fanno sognare l’Italia intera, ma il loro è un amore riservato, lontano dai riflettori della vita mondana. Iniziano anche a lavorare insieme, e, tre anni più tardi, sul set di “Scandali al mare”, avviene la fatidica proposta di matrimonio di Raimondo a Sandra, che ovviamente risponde di sì. Si sposano l’anno successivo, il 28 maggio 1962 a Roma. Nozze senza Vip, solo gli amici (Tognazzi è in prima fila e fa il testimone di nozze), un matrimonio di quelli destinati a durare. E che durerà cinquant’anni, una delle più belle storie d’amore del nostro spettacolo: quando Vianello morirà, nel 2010, straziata dal dolore anche Sandra lo raggiungerà cinque mesi più tardi. E, nel suo solito modo giocoso di vivere la vita, Raimondo, qualche tempo prima di morire ebbe a dire: «Se mi guardo indietro non ho pentimenti. Dovessi ricominciare, farei esattamente tutto quello che ho fatto. Tutto. Mi risposerei anche. Con un’altra, naturalmente». La coppia si consolida nel privato e nel mondo dello spettacolo, sia al cinema che in tv. Mettono a punto una insuperabile simmetria recitativa: inventano personaggi e sketch che resteranno nella storia. Dapprima nel cinema degli anni ’60 e poi in televisione. La loro, in coppia, fu una formula vincente, soprattutto nella misura breve, nella descrizione di sarcastici e divertenti episodi di vita coniugale: basti ricordare negli anni ’70 e negli anni ’80, i divertentissimi sketch televisivi, durante i loro programmi, che incollavano davanti allo schermo milioni e milioni di italiani. Ed in fondo anche la serie televisiva di successo “Casa Vianello” degli anni ’90, non erano altro che episodi di vita coniugale, diviso in puntate da 45 minuti l’una. Ma prima…ma prima c’è il cinema degli anni ’60, dove Vianello verrà soprannominato il “re dello sketch all’italiana”: tra il 1963 e il 1968, in pieno clima da commedia all’italiana, interpreta ben 14 film attribuibili a tale genere, per un totale di 23 cortometraggi, sempre divertenti, graffianti, pungenti.

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Due immagini di Sandra e Raimondo, nel periodo intorno al 1962, l’anno in cui, dopo quattro anni di fidanzamento, convolarono a giuste nozze.

4. Vianello, il re del cortometraggio all’italiana (1963-1968)

Gli anni ’60 sono quelli in cui la scoperta fatta da Blasetti, arriva al massimo splendore. Il genere dei film a episodi, inserito nella commedia all’italiana dà vita ad una serie di pellicole divertenti e spensierate, in grado di rappresentare i vizi e le virtù dell’italiano medio del boom economico. Tra i re del genere, si inserisce deliziosamente, la figura di Raimondo Vianello. Specialista di tale filone, Vianello arriva ad interpretare 14 pellicole ad episodi, per un totale di 23 cortometraggi, tra il 1963 e il 1968: numeri da record! Spesso in coppia con la moglie Sandra, e diretto da registi importanti come Marino Girolami, Steno o Mario Mattoli, Vianello dà il meglio di sè, nel genere ad episodi, con quel suo umorismo raffinato e un pizzico “all’inglese”. Di certo in Raimondo, avrà giovato e non poco, l’esperienza maturata con “Un, due, tre”, ma quella del cortometraggio, rimane un esercizio interpretativo anche più complesso rispetto al film lungo. Nella misura breve del cortometraggio, mancano infatti, i tempi morti, e perciò lo svolgimento del film, e la comicità, devono essere di effetto immediato. E il fatto che, Vianello, sia stato dichiarato da autorevoli critici cinematografici, come il “re del film a episodi”, testimonia la grande classe interpretativa di Raimondo, che era innanzitutto un comico di eccelso livello. La grandezza poi, di tanti cortometraggi del cinema italiano, inseriti nel contesto di un film lungo, è che ognuno di questi conserva una propria autonomia, nel senso che possono essere visti e analizzati singolarmente, avulsi dal film lungo di riferimento. Così, si possono scoprire cortometraggi eccelsi, per ritmo e per ricchezza delle trovate comiche: piccoli gioiellini, spesso poco conosciuti. Il quinquennio che va dal 1963 al 1968, è per Vianello un periodo frenetico: prende parte ad innumerevoli pellicole, ormai come “primo attore”, ma si specializza soprattutto nel genere ad episodi. Nel 1963, tra gli altri, è al cinema con ben 4 film a episodi, dei quali tre diretti da Marino Girolami (Siamo tutti pomicioni, La donna degli altri è sempre più bella Gli italiani e le donne), e uno diretto da Lucio Fulci (Gli imbroglioni). La costante dei cortometraggi interpretati da Vianello all’epoca è quella che scherza con i vizi dell’italiano medio ( spesso l’amore, le donne, il sesso in una accezione da oratorio), al quale ci sono da aggiungere divertenti annotazioni sarcastiche sugli episodi di vita coniugale, che Vianello e la Mondaini porteranno al massimo compimento nella serie televisiva “Casa Vianello”. Dunque, Vianello, si inserisce in quello che è il filone della commedia all’italiana, e lo arricchisce con il suo umorismo raffinato e graffiante. Val la pena qui, dedicare uno spazio autonomo a tutti i 23 cortometraggi interpretati da Raimondo Vianello negli anni ’60, e scoprire così, fior fiori di piccoli capolavori sconosciuti e interpretazioni memorabili condito il tutto da un sano umorismo dilagante.

-1963

• “Il piazzista”(21 min.1963), di Marino Girolami, tratto da “Siamo tutti pomicioni”Con Raimondo Vianello, Sandra Mondaini e Gino Bramieri. Nell’episodio viene preso di mira il gallismo del maschio italico, e Vianello è straordinario, nella parte del marito che viene sorpreso dalla moglie ( Sandra Mondaini) in compagnia della propria amante. In suo aiuto accorre un piazzista di elettrodomestici ( Gino Bramieri)  il quale, in cambio dell’aiuto, lo ricatta fino a costringerlo ad acquistargli tutto il campionario. Un trio di assi della risata davvero ben affiatato. Ritmo da pochade francese: ci si diverte con classe.

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Gino Bramieri, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello sul set del cortometraggio “Il piazzista”, episodio del film lungo “Siamo tutti pomicioni”(1963).

• “Il sogno ricorrente”(15 min.1963), di Lucio Fulci, tratto da “Gli imbroglioni”Con Raimondo Vianello, Dominique Boschero e Aroldo Tieri. Quasi un remake di “Un giorno in pretura”, l’episodio con Vianello è il secondo, quello in cui davanti al Pretore, si discute il caso di un procuratore di calcio ( Aroldo Tieri) geloso perché la moglie ( Dominique Boschero) anima i sogni erotici del Presidente del Bologna ( Raimondo Vianello), e lo aggredisce. Beffa del destino: dopo l’udienza l’adulterio si consumerà davvero. Un episodio divertente affidato all’istrionismo degli attori.

• “La natura vergine”(22 min.1963), di Marino Girolami, tratto da “La donna degli altri è sempre più bella”. Con Raimondo Vianello, Sandra Mondaini e Umberto D’Orsi. Questo de “La natura vergine”, è forse il miglior sketch interpretato in coppia da Sandra e Raimondo; e più in generale uno dei più divertenti di tutti gli anni ’60. Spassosissimo corto in cui Vianello si ingegna per allontanare la moglie perchè ha scoperto un campo di nudiste vicino la loro roulotte. SI ride davvero tanto! E’ questo forse il cortometraggio in cui Sandra e Raimondo, per la prima volta, mettono a punto quel che sarà il carattere identificativo dei loro sketch, ovvero la descrizione di sarcastici e divertenti episodi di vita coniugale.

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Raimondo Vianello e la moglie Sandra Mondaini, sono stati tra i grandi protagonisti del genere ad episodi nel decennio dei ’60. Il loro miglior sketch è quello tratto dal film “La donna degli altri è sempre più bella”(1963), dal titolo “La natura vergine”. Spassosisimo episodio in cui Vianello si ingegna per allontanare la moglie perchè ha scoperto un campo di nudiste vicino la loro roulotte.

• “L’auto-garconniere”(23 min.1963), di Marino Girolami, tratto da “Gli italiani e le donne”. Con Raimondo Vianello, Sandra Mondaini, Evi Marandi. La storia di un marito( Raimondo Vianello), che tradisce la propria moglie ( Sandra Mondaini) in automobile, ma viene derubato di tutto. Dopo esilaranti avventure, tra cui un ritorno a casa praticamente in mutande, verrà immancabilmente scoperto. Davvero esilaranti le vicissitudini quasi “pre-fantozziane” di Vianello, ormai totalmente a proprio agio nella misura breve.

– 1964

• “La garconniere”(23 min.1964), di Marino Girolami, tratto da “Queste pazze, pazze donne”. Con Raimondo Vianello, Jeanette Batty, Umberto D’Orsi e Magali Noél. Impiegato e direttore (rispettivamente Vianello e D’Orsi) si ritrovano per equivoco nella stessa garçonnière procurata ad entrambi per una scappatella con le amanti, ignorando il fatto che si tratta delle rispettive mogli. Satira del moralismo nazionale veramente ben riuscita, ben interpretata e ben diretta, con un Vianello in forma smagliante.

• “L’armadio”(20 min.1964), di Marino Girolami, tratto da “Le tardone”. Con Raimondo Vianello, Lina Vologhi, Luigi Pavese e Umberto D’Orsi. Il cortometraggio è la storia di un industriale( Luigi Pavese) che, per divorziare dalla moglie, convince un suo dipendente ( Raimondo Vianello) a farsi passare per l’amante della consorte ( Lina Vologhi), ma il piano riserverà a tutti più di una sorpresa. Risate a volontà per uno dei cortometraggi più spassosi della commedia all’italiana. Le scene dentro un bizzarro armadio abitabile, dove alla fine si ritroveranno in quattro, compreso Vianello, sono da antologia della risata. Il tutto condito dall’espressione quasi imperturbabile del grande Raimondo e dalla caratterizzazione di Umberto D’Orsi, che dichiara ad un allibito Vianello ”sono qui dentro l’armadio da 4 giorni, ma mi ci trovo bene”. Da vedere. Davvero strepitosa, comunque, la prova di Raimondo Vianello, che nel cortometraggio sapeva tirare fuori il meglio di sè.

• “Lo sport”(9 min.), “I consigli”(3 min.), “Le interviste”(2 min.), “Le cambiali”(8 min.), di Lucio Fulci, tratti da “I maniaci”(1964). Con Raimondo Vianello, Franco Fabrizi, Lisa Gastoni, Sandra Mondaini, Aroldo Tieri. Il film lungo di Lucio Fulci è una satira di costume graffiante, sulla falsariga de “I mostri”, dell’anno prima. Vianello è protagonista di quattro fulminei cortometraggi, il migliore dei quali sembra essere quello intitolato “Le interviste”, in cui un onorevole ricicla sempre la stessa dichiarazione, per i vari scandali che coinvolgono la politica italiana. Seppur evidentemente nell’ambito della farsa, questi due minuti dell’episodio, sono quasi profetici del degrado politico e degli scandali legati alla politica, che colpiranno l’Italia negli anni a venire.

• “Divorzio italo-americano”(30 min.1964), di Gianni Puccini, tratto da “Amore facile”. Con Raimondo Vianello, Barbara Steele e Mario Scaccia. Un professore spiantato ( Vianello) viene assunto da una turista americana ( Steele) perchè lo aiuti ad eliminare il marito ( Scaccia), ma i risultati non sono quelli aspettati: morirà lei, accidentalmente. Diretto dalla sapiente mano del regista Gianni Puccini, l’episodio è intriso di un humor nero, che dà pepe alla vicenda. Da vedere!

• “Un investimento sicuro”(25 min.1964), di Marino Girolami, tratto da “Le motorizzate”. Con Raimondo Vianello, Sandra Mondaini e Riccardo Billi. Raimondo cerca di inscenare con l’aiuto di Sandra e di Billi, un finto incidente automobilistico per intascare i soldi dell’assicurazione, ma finirà all’ospedale. Tentativo riuscito di sorridere dei difetti degli italiani, stavolta prendendo di mira il tema della donna al volante. L’affiatamento artistico di Raimondo e Sandra è ormai perfetto, come anche l’apporto di Riccardo Billi, che qui fa da spalla ai due mattatori.

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Raimondo Vianello con Sandra Mondaini e Riccardo Billi nella commedia “Le motorizzate”(1964), protagonisti dell’episodio intitolato “Un investimento sicuro”.

– 1965

• “Come conquistare le donne”(35 min.1965), di Marino Girolami, tratto da “Veneri al sole”Con Raimondo Vianello, Luigi Pavese, Pier Paola Bucchi. Quasi un mediometraggio, l’episodio vive dei duetti tra Raimondo Vianello, che interpreta il figlio timido, e Luigi Pavese, che ne è il padre. Due grandi attori, nati caratteristi e promossi “primi attori” sul campo. Due scuole di cinema: 35 minuti di raffinato divertimento.

• “Spiaggia libera”(35 min.1965), di Marino Girolami, tratto da “Spiaggia libera”. Con Raimondo Vianello, Aroldo Tieri e Riccardo Garrone. Classico film del genere “balneare”, ravvivato da alcune macchiette gustose: quelle di Riccardo Garrone e Aroldo Tieri alle prese con le proprie amanti; e soprattutto quella di Raimondo Vianello, esilarante capo dei boy-scout affetto da una forte miopia. Diviso in due parti, la prima parte, che è quella con gli attori citati, è la più divertente. Il ritmo cala nella seconda parte, quella con Aldo Giuffrè e Alberto Lupo.

“Troppo facile(5 min.), “Amore all’italiana”(19 min.), “Lo smoking”(16 min.), “Playboy”(17 min.), “Sangue blu”(10 min.), “Regalo di nozze”(5 min.), “Gold Fischer”(3 min.), di Steno, tratti da “Amore all’italiana”(1965). Con Raimondo Vianello, Walter Chiari, Paolo Panelli. “Amore all’italiana” è un graffiante film a episodi in perfetto stile Steno, tra i migliori prodotti della commedia all’italiana anni ’60. Diviso in tanti piccoli episodi, sulla falsariga de “I mostri”, l’episodio da tesaurizzare e da evidenziare è “Play boy”. Un gustoso duetto Chiari-Vianello, in una sfida ( apparentemente impari ) tra seduttori: un Vianello imbruttito, calvo e strabico al cospetto di un Chiari atletico e dinamico. Ma a questo punto si scopre chi è il più diabolico di tutti! A letto con una bella turista ci finirà Vianello. Da vedere, divertimento assicurato! Azzeccato e riuscito, è anche l’episodio che dà il titolo al film, quello in cui c’è un memorabile Vianello in versione marito siciliano, ossessionato dalla gelosia verso la sua avvenente mogliettina.

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Raimondo Vianello e Walter Chiari, grandi amici nella vita, nel film a episodi “Amore all’italiana”(1965) di Steno. Realizzato sulla falsariga de “I mostri” di qualche anno prima, e con Vianello e Chiari al posto di Tognazzi e Gassman, il film è uno dei più graffianti e riusciti film ad episodi dell’epoca.

“00-sexy, missione bionda platino”(20 min.1965), di Steno, tratto da “Letti sbagliati”. Con Raimondo Vianello, Margaret Lee, Fulvia Franco. Il regista Steno, fa sorridere con garbo ed ironia, girando quattro trame erotiche, sceneggiate sulla falsariga  di tutto il filone legato allo spionaggio stile 007. Commedia all’italiana pura, che anticipa la svolta sexy degli anni ’70, “Letti sbagliati” è un film importante perché spinge l’acceleratore sui momenti sexy, pur mantenendo la raffinatezza del produzioni italiane degli anni ’60. L’episodio migliore è quello con Vianello, che vorrebbe avere un’avventura con una sua coinquilina, ma per una serie di equivoci, finisce lui stesso cornificato.

“La vedova del nonno”(35 min.1968), di Marino Girolami, tratto da “Franco, Ciccio e le vedove allegre”Con Raimondo Vianello, Margaret Lee, Adriana Facchetti. Uno degli ultimi film di Raimondo Vianello, prima dell’abbandono definitivo al cinema italiano, l’episodio narra di una giovane vedova di un’anziano zio italo-americano, che giunge in Sicilia per conoscere il nipote ( Raimondo Vianello). Ovviamente i suoi corteggiamenti risulteranno vani. Episodio curioso, prototipo della commedia sexy all’italiana: si pensi che il soggetto è molto simile a quello del film “Grazie…nonna”, del 1975, una delle primissime commedie sexy all’italiana.

Dopo il film “Sette volte sette”, di Michele Lupo, nel 1968 Vianello matura l’idea di abbandonare il cinema, deluso dalla deriva culturale e morale in cui stanno cadendo le nostre produzioni. Quasi profetico, o certamente innovatore, Raimondo ci aveva visto giusto: quel tipo di cinema degli anni d’oro, del boom economico, della raffinatezza morale, sta ormai morendo. Si sono ritirati dalle scene i vari Peppino De Filippo, Aldo Fabrizi, Macario…è morto Totò l’anno precedente…E allora Vianello preferisce defilarsi da quel tipo di cinema, che non gli piace più. In televisione, viceversa si posso fare tante cose belle, curiose, innovative, divertenti, raffinate…sempre ovviamente in coppia con l’amata Sandra Mondaini…e per 40 anni la carriera televisiva sarà costellata di successi ininterrotti. Per la verità Vianello non abbandona totalmente il cinema italiano, ma negli anni ’70 si dedica alla sceneggiatura di diversi film, molti dei quali avevano come regista Steno.

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“Sette volte sette”, del 1968, è l’ultimo film interpretato da Raimondo Vianello. Dopo di che si dedicherà alla sceneggiatura cinematografica e alla televisione, riscuotendo un successo di pubblico sempre costante, per oltre 40 anni.

5. La televisione con Sandra: l’innovazione televisiva della coppia Vianello-Mondaini (1969-1981)

Nel 1969 a Raimondo venne affidata la conduzione del più importante programma televisivo di quegli anni, condusse infatti, con Johnny Dorelli il varietà musicale Rai del sabato sera Canzonissima. In realtà Raimondo doveva partecipare come ospite per qualche puntata, ma poi divenne co-conduttore di Dorelli, in seguito all’enorme successo che riscosse la sua presenza. A coadiuvare i due conduttori c’erano anche le gemelle Alice ed Ellen Kessler. Dagli anni ’70, invece Vianello fa presenza fissa con la moglie Sandra Mondaini. I due coniugi, nel decennio, hanno partecipato a diversi varietà trasmessi dalla RAI che ebbero grande successo. Il primo dei programmi insieme è Sai che ti dico?, del 1972. Il varietà venne trasmesso in sette puntate dall’8 gennaio al 19 febbraio 1972; andava in onda il sabato sul programma nazionale ed era condotto da Raimondo Vianello, Sandra Mondaini, Iva Zanicchi e Minnie Minoprio. Vianello era l’autore insieme a Scarnicci, già collaboratore ai tempi di Un, due, tre. Ogni puntata dello spettacolo era dedicata ad un tema specifico (per es. l’ecologia), che veniva trattato in modo scherzoso. Il programma era basato su sketch comici ( affidati a Raimondo e Sandra), musiche e canzoni (affidate a Iva Zanicchi, nonché balletti interpretati dalla Minoprio. La svolta avvenne però nel 1974, con Tante scuse, quando ancora una volta a Sandra e Raimondo era stata affidata la conduzione del sabato sera, e per la prima volta soltanto a loro due. Fu il trionfo. Il programma, che ebbe un successo inaspettato, era basato essenzialmente sui numeri comici del duo Vianello-Mondaini, spalleggiati da Enzo Liberti che interpretava la parte del capoclaque sempre in disaccordo col “sor Vianello”, così come lo chiamava lui. Si trattava di scenette divertenti e sempre intelligenti. Non era facile proporre uno spettacolo di varietà con ingredienti nuovi rispetto a quelli utilizzati nei vent’anni di televisione fino ad allora passati. Così, si pensò di richiamare l’attenzione del pubblico su quello che avveniva dietro le quinte, prima dopo e durante la registrazione di uno show. Le scuse del titolo venivano rivolte ai telespettatori proprio per i (finti) imprevisti nei quali rimanevano coinvolti i protagonisti. Lo spettacolo era completato da un ospite canoro; dalle canzoni dei Ricchi e Poveri – presenza fissa della trasmissione che, occasionalmente, partecipava agli sketch della coppia – e dal balletto di Sandra. Visto il successo ottenuto, l’anno dopo si ripeté l’esperienza con una seconda edizione dello show, dal titolo Di nuovo tante scuse, in cui venne riconfermato l’intero cast.

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Vianello e la Mondaini alla conduzione dello show del sabato sera, “Tante scuse”, del 1974.

Nel 1977 la coppia Mondaini-Vianello tornò in tv con lo spettacolo Noi…no! , il primo programma a colori della storia della televisione italiana, andato in onda il sabato sera sul primo canale della Rai. Caratteristica della trasmissione era la curiosa trovata registica, che consisteva nell’alternare alle riprese a colori del varietà vero e proprio, intermezzi in bianco e nero, nei quali Raimondo Vianello intendeva proporre momenti “impegnati”, nei quali coinvolgeva il capoclaque Enzo Liberti, il barista Massimo Giuliani e l’assistente Tonino Micheluzzi. Gli episodi di vita coniugale di Sandra e Raimondo, continuano ad essere l’elemento essenziale del successo della trasmissione. Ma c’è qualcosa che è rimasta nella storia della televisione e nella memoria collettiva del nostro paese. Strepitosa, davvero strepitosa è la sigla finale sceneggiata, della trasmissione, quando -accompagnati dalla canzone Ma quant’è forte Tarzan interpretata dalla Mondaini – Raimondo e Sandra proponevano una parodia di Tarzan: Sandra impersonava la ragazza in pericolo prigioniera dei malvagi esploratori bianchi, mentre Raimondo impersonava un biondissimo uomo della giungla. Le trovate comiche, come l’atterraggio sui cactus e delle terribili capocciate sugli alberi, che preludevano all’urlo di Tarzan che era in realtà un “Ahiaaaa!” di dolore, culminavano poi nel finale, diverso in ogni puntata.

Nel 1979, dato il successo della coppia, ai coniugi Vianello venne affidata la Lotteria di Capodanno, con la trasmissione Io e la befana, nel quale debuttano Gigi Sammarchi e Andrea Roncato. Invece al 1981 risale il loro ultimo show del sabato sera in Rai, dal titolo Stasera niente di nuovo, con la partecipazione di Heather Parisi, Gianni Agus ed Enzo Liberti.

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“Stasera niente di nuovo”(1981), l’ultimo programma di Sandra e Raimondo in Rai, prima del passaggio a Mediaset.

6. Il grande successo nella televisione commerciale (1982-2007)

Nel 1982, sempre insieme a Sandra, fu tra i primissimi artisti di grande popolarità a lasciare la RAI per approdare sul neonato network televisivo privato della Fininvest, con lo show Attenti a noi due, in onda su Canale 5 in cui i due coniugi erano protagonisti con la partecipazione di Al Bano, Romina Power, i Ricchi e Poveri e la soubrette italo-francese Trixie Revelli, cui faranno seguito diversi altri spettacoli di intrattenimento tra cui Attenti a noi due 2 nel 1983, e Sandra e Raimondo Show del 1987. Il programma si presentava come uno sfarzoso varietà del sabato sera che richiamava le atmosfere americane. La trasmissione era caratterizzata, come tutti i varietà degli anni ottanta, da grandi balletti, ospiti importanti, rubriche e quiz, uniti alla verve comica dei Vianello.

L’anno successivo, nel 1988, ha invece inizio la sit-com più famosa e longeva della televisione italiana, Casa Vianello. 16 stagioni per un totale di 343 episodi: un successo senza precedenti.

6.1. Casa Vianello (1988-2007)

Trasmessa sulle reti mediaset, ininterrottamente dal 1988 al 2007, per un totale di 343 episodi, la sit-com è ambientata nell’immaginario appartamento dei coniugi Vianello, che interpretano se stessi. La serie ha sempre riscosso un grande successo di pubblico, secondo i dati Auditel, raggiungeva in media anche i 6 milioni di spettatori, e viene riproposta ancora oggi. La serie, in pratica, perfeziona quei sarcastici e divertenti episodi di vita coniugale, utilizzati dalla coppia fin dai film a episodi degli anni ’60. La trama si incentra sulla vita quotidiana dei coniugi Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, i loro battibecchi e le loro iniziative, sempre portate avanti in maniera maldestra all’insegna di equivoci e doppi sensi. Ogni episodio narra una di tali bizzarre iniziative; essa fallisce sempre miseramente e termina sempre con una tragicomica conseguenza: una rissa condita di botte e insulti, una bruttissima figura con gli ospiti, essere arrestati dalla Polizia, scoprirsi truffati o tante altre. La conclusione di ogni episodio è celeberrima, ed è entrata nell’immaginario collettivo degli italiani: nel letto matrimoniale Sandra si lamenta con Raimondo della sua vita, a suo giudizio troppo grama, noiosa e piatta, lamenta che non succeda mai niente nonostante la spiacevole e concitata conclusione della giornata, ripete più volte la storica battuta «Che noia, che barba, che barba, che noia», poi dà la buonanotte al marito in modo sarcastico, si corica e scalcia nervosamente sotto le coperte, mentre Raimondo, senza dire una parola e impassibile, tranne che in alcuni sguardi, continua imperturbabile a leggere La Gazzetta dello Sport. Leit motiv della serie, è un pò quello che succedeva negli sketch degli anni ’60: i tentativi di adulterio di Raimondo, che sono sempre sventati dalla moglie Sandra.

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“Casa Vianello”, trasmessa dal 1988 al 2007, con più di 340 episodi girati, è la sit-com più longeva della televisione italiana.

Dunque, Raimondo, spesso insieme alla moglie Sandra, è stato uno degli artisti più importanti dello spettacolo italiano, venne infatti insignito dell’onoreficenza di Grand’Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, nel 1996 su iniziativa dell’allora Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Un artista esemplare, umano, disponibile con tutti, dotato di grande ironia e grande simpatia, mai una parola fuori posto. Un artista amato da tutte le generazioni, anche da quelle più giovani…e questo è uno dei più importanti riconoscimenti che un artista può ricevere.

Domenico Palattella

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