Sketch tratto dal film “Il gaucho”(1964), con Vittorio Gassman, Silvana Pampanini e Amedeo Nazzari

Sottovalutato all’epoca, anche da coloro che lo realizzarono, “Il gaucho”(1964) è uno dei migliori film di Dino Risi, sorretto da un Vittorio Gassman a dir poco memorabile in uno dei ruoli più efficaci e riusciti della sua carriera. E’ la storia di un bizzarro e squattrinato gruppo di italiani, capitanati dal p.r. Marco Ravicchio ( Gassman), che si reca a Buenos Aires, in rappresentanza dell’Italia e di una piccola casa di produzione, per partecipare ad un festival del cinema locale. Una commedia agile, veloce e divertente ma che al tempo stesso sa essere anche amara, cattiva, intelligente e sa mordere come poche, in pieno stile da commedia all’italiana. Alla berlina c’è il mito del benessere economico che ha spinto tanti alla rovina, la volgarità e l’ignoranza della borghesia e del mondo del cinema, ed il falso mito del progresso e della ricchezza facile. Oltre a Gassman, nel film c’è anche Amedeo Nazzari, strepitoso in un ruolo piuttosto ironico e diverso dalla galleria classica dei personaggi da lui abitualmente interpretati. E poi c’è Silvana Pampanini, sottovalutata, ma davvero grandissima, che fa ironicamente l’autoparodia di sé stessa (una diva quarantenne ma già sul viale del tramonto, alla ricerca di una sistemazione familiare)e porta a casa la più bella prova della sua carriera da diva domestica. Film di viaggio, scalcinato e per certi versi anche disperato, nonostante il tono scanzonato: nella prima parte è dominato dall’inarrestabile parlantina di Gassman, che è davvero esilarante. La seconda, ha il suo momento veramente efficace, con l’entrata in scena di Nino Manfredi, che interpreta, in un modo che sarebbe persino riduttivo definire magistrale, un vinto consapevole, che si contrapporrà all’altro vinto del film (in quel caso inconsapevole) ovvero Gassman. Il ruolo affidato da Risi a Manfredi, è quello dell’amico da anni emigrato in Argentina, che Gassman crede erroneamente ricco. Un capolavoro della commedia all’italiana, che è stato rivalutato nel corso degli anni anche dallo stesso Gassman che dichiarò: “Soffrì molto di essere girato in un paese assai disorganizzato. Le cose non funzionavano, andavamo tutti un po’ di fretta… A rivederlo guadagna… Aveva una carica di volgarità e di cattiveria umoristica genuina… Avevamo un po’ perso la misura. Ma il film non era affatto stupido”.

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