Walter Chiari in 6 film: la sua essenza di attore, il suo talento fuori dal comune

zzz- walter chiari 4
Il grande Walter Chiari è stato tra i protagonisti indiscussi della cinematografia italiana. Dei 110 film interpretati, molte sono le pellicole interessanti, meritevoli di una più attenta analisi. E’ una filmografia assai varia e disomogenea la sua, chiaramente non frutto di un “disegno” o di un percorso, ma più che altro di occasioni e di entusiasmi.

Ricostruire la storia di un attore in 6 film è già di per sè molto difficile, se poi l’attore in questione è il grande Walter Chiari, uno dei più popolari e importanti interpreti del cinema italiano, l’impresa si fa ben più ardua, ma non impossibile. Impegnato ai massimi livelli, è stato splendido protagonista di 110 film, disseminati soprattutto nel ventennio d’oro del cinema italiano, quello degli anni ’50 e degli anni ’60. La cifra della sua poliedricità e del suo talento fuori dal comune fuoriescono in tutte le sue interpretazioni: è una filmografia assai varia e disomogenea la sua, chiaramente non frutto di un “disegno” o di un percorso, ma più che altro di occasioni e di entusiasmi. A volte si sono aperte delle piccole “stagioni”, come quella dei cinque western comici che girò in 4 anni, e che incassarono, grazie soprattutto alla sua presenza, cifre astronomiche. Ma più spesso si assiste ad un ondivago e onnivoro affastellarsi di titoli e registi e quasi sempre bastava la sua presenza per assicurare alla pellicola un sicuro successo di pubblico. E così il suo nome è sempre, o quasi sempre il più grande in locandina, sia quando è protagonista che quando è in partecipazione straordinaria.

zzz- walter chiari
Una foto che testimonia l’allegra vitalità e la carica atletica di Walter Chiari, davvero una forza della natura. Il divo per eccellenza del cinema italiano degli anni d’oro.

Nella selezione di sei film qui operata, che, si badi bene, non vuol dire necessariamente che siano i migliori film di Walter Chiari per quanto sono ritenuti se non dei capolavori degli ottimi film, ma di certo quelli che semplificano meglio la sua sfolgorante carriera, e il suo essere attore completo e poliedrico. Sono sei interpretazioni riuscitissime, d’autore, in cui l’essenza del Walter Chiari attore fuoriesce in maniera più prorompente, sia nell’ambito più leggero, più popolare, che in quello più “alto”, come ad esempio nella sfolgorante stagione della commedia all’italiana. Dal film “E’ l’amor che mi rovina”(1951), diretto da Mario Soldati e interpretato in coppia con la allora compagna Lucia Bosè; al film dell’anno successivo “Lo sai che i papaveri”, un piccolo capolavoro nel filone romantico-sentimentale dell’epoca; “L’amico del giaguaro”(1959), simpatica commedia che rientra nel filone della nascente commedia all’italiana; quel capolavoro comico di “Walter e i suoi cugini”(1961), strepitoso one-man show di un ora e mezza, con un grande Walter Chiari alle prese, addirittura con un triplo ruolo, aiutato solo da un paio di occhiali; e poi c’è la riduzione cinematografica del grande successo teatrale della stagione 1961, dal titolo “Un mandarino per Teo”, che diretto da Mario Mattoli, nella sua versione cinematografica, bissa lo strepitoso successo che aveva ottenuto la commedia nei teatri di tutta Italia; e per finire la memorabile partecipazione al “Falstaff”(1965), di Orson Welles, tratto dalle opere di William Shakespeare, nei panni del tartagliante signor Silence. Interpretazioni memorabili, dicevamo, ma anche film in qualche modo importanti nella filmografia italiana, e che, accaduto niente affatto poco rilevante, hanno avuto un grande successo di pubblico.

“Walter va oltre il cinema e ispira i due film principali della storia del cinema italiano di metà secolo: La Dolce Vita, che parte da un cazzotto che Chiari cercò di dare al paparazzo Tazio Secchiaroli, e Rocco e i suoi fratelli, storia di fratelli pugliesi emigrati a Milano che fanno la boxe. E dal quale lui tirò fuori, scrivendola con il regista e amico Marino Girolami, l’immediata e riuscita parodia dal titolo Walter e i suoi cugini…” (Tatti Sanguineti)

MILANO-VENT'ANNI FA MORIVA A MILANO, WALTER CHIARI OLYCOM
Una simpatica foto di Walter Chiari con i guantoni da boxe, sport praticato con successo da giovane. La foto risale al 1962, quando Walter è all’apice della sua carriera e della sua popolarità.

• E’ l’amor che mi rovina (Italia, 1951): l’esperienza con Mario Soldati.

In un solo anno Walter fu diretto dal grande regista torinese Mario Soldati in tre film, appartenenti ad una serie di titoli, che lanciarono la stella di Chiari nel firmamento del grande cinema italiano. Si tratta di farse e parodie, che ebbero un ottimo successo di pubblico, e che Soldati, da fine intellettuale quale era, confezionò con intelligenza e buon gusto. “E’ l’amor che mi rovina”, “O.K. Nerone”“Il sogno di Zorro”, rivisti oggi sono ancora delle spassose avventure comiche in cui un attore come Chiari poteva dare il meglio di sé, guidato da una mano sicura. Soldati era anche un uomo simpatico e molto vitale, che girava le scene ad una velocità incredibile con grande gioia dei produttori. Il vero contraltare al maniacale lavoro registico di Luchino Visconti, che se non era soddisfatto della scene appena girata, la faceva ripetere anche pure per centinaia di volte. Walter, in quell’anno lavorò con entrambi, ma si trovava più a suo agio con Soldati: li accomunava infatti, la fama di grandi “puttanieri” e le notti passati tra night club e belle donne. La pellicola migliore, dell’accoppiata Soldati-Chiari fu la prima, quel piccolo gioiello di “E’ l’amor che mi rovina”, una travolgente spy-love-story tra le vette in cui lo sci e la neve sono i protagonisti: la scena cult, in pieno stile slapstick, è proprio una gara di sci con la maestrina ( Lucia Bosè), dove Walter riesce a farsi credere vincitore grazie ad un equivoco e in realtà finisce in barella. Walter Chiari, diretto con misura, offre situazioni comiche originali, grazie anche all’intesa sul set tra lui e Lucia Bosè, che risente positivamente dell’amore che all’epoca li legava anche nella vita: ci guadagna dunque, la leggerezza svagata dei personaggi. Ma anche la trama, non è affatto banale, scritta dal regista con Steno e Monicelli, è infatti molto interessante come parodia della classica spy story, con evidenti riferimenti alla cronaca della guerra fredda di quegli anni. Il critico della rivista Hollywood, come il resto dei suoi colleghi sempre molto critici con il cinema umoristico, scrisse: “L’unico motivo di interesse di questo filmetto comico è la figura di Walter Chiari…le possibilità di questo attore dalla maschera singolare, superano i limiti del teatro di rivista e del filmetto comico nei quali si è fino ad ora mantenuto”. Gli incassi furono tanto buoni che Soldati, Steno e Monicelli confezionarono subito per Chiari altre due nuove sceneggiature comiche: “O.K. Nerone”“Il sogno di Zorro”, che bissarono il successo del precedente film. Curiosità: sul set del “Sogno di Zorro”, come spalla di Walter Chiari, c’è un giovane, ma ancora quasi sconosciuto Vittorio Gassman, che proviene dal teatro “alto” e dal cinema melodrammatico. E’ il primo incontro tra Mario Monicelli, allora ancora sceneggiatore, e Gassman, che 5/6 anni più tardi con “I soliti ignoti”, saranno gli artefici principali della nascita del fortunato filone della commedia all’italiana. Dunque ancora una volta, come descritto sopra nella dichiarazione di Tatti Sanguineti, c’è sempre lo zampino di Walter Chiari, ad ispirare il cinema italiano.

zzz- walter chiari 3
Un giovane Walter Chiari in una scena del film “E’ l’amore che mi rovina”, del 1951, insieme a Virgilio Riento. All’epoca 27enne e soltanto al suo decimo film, Walter Chiari era già una star del cinema italiano.

• Lo sai che i papaveri (Italia, 1952): la collaborazione con Metz & Marchesi.

Fondamentale per il successo di Walter Chiari, sia in teatro che al cinema, l’ottima intesa con un autore geniale come Marcello Marchesi. Attivo fin dagli anni ’30, Marchesi ha formato insieme a Vittorio Metz, una delle più brillanti e prolifiche coppie di umoristi del dopoguerra. Cresciuti ( come Fellini ) nelle redazioni delle riviste satiriche Il BertoldoMarc’Aurelio, sono diventati un marchio doc del varietà italiano, firmando decine di spettacoli teatrali, oltre a trasmissioni radiofoniche e televisive, celebri caroselli e sceneggiature cinematografiche per Steno, Monicelli e altri. Marchesi soprattutto ha spesso incrociato la strada di Walter tra palcoscenici e set, scrivendo per lui e con lui battute e monologhi di grande successo. “Lui non si limitava a scrivere– racconta Chiari– ispirava ai registi le inquadrature, ai costumisti il gusto di certi abiti, allo scenografo l’organizzazione dello spazio. E poi seguiva le prove, osservava le coreografie. Era un artista vero e un uomo molto generoso”. Oltre a scrivere molti film di Mario Mattoli e di altri con Chiari protagonista, per le loro rare incursioni nella regia, durante i primi anni ’50, Metz & Marchesi puntarono sempre su di lui. Dalla collaborazione di due maestri dell’arte umoristica come Metz & Marchesi, con la classe interpretativa di Walter Chiari, ne nacquero numerosi film, frizzanti, comici, pieni di brio e di ritmo, il migliore dei quali è “Lo sai che i papaveri…”, del 1952. Anzi, in questo film, addirittura Metz & Marchesi, firmano una delle loro rare regie, con la grazia un pò svagata che è nel loro stile. Il loro copione, di per sè assai leggero, offre a Walter l’occasione di una bellissima interpretazione piena di ritmo, di simpatia e di grandissimo talento. Il film, conosciuto anche col titolo “Papaveri e papere” e distribuito persino in Sudamerica, è un piccolo capolavoro nel filone romantico-sentimentale dell’epoca. Soprattutto è un esempio da manuale di interazione creativa tra un attore e una penna ( anzi una coppia di penne ) che si conoscono a memoria. Lo stesso Chiari contribuì infatti alla scrittura del film con i due fidatissimi collaboratori. Il titolo è ispirato, come molti film dell’epoca, da una canzone, Papaveri e papere di Nilla Pizzi, hit di Sanremo ’52, che spinse la pellicola con Walter Chiari, Anna Maria Ferrero e Carlo Campanini verso pingui incassi. Molto carini i titoli di testa cantati, sul motivetto della canzone omonima con le parole sostituite dai nomi della troupe.

zzz- walter chiari 5
La locandina originale del film “Lo sai che i papaveri”(1952), una delle più divertenti commedie umoristiche degli anni ’50. Ritmo, comicità, stile ed un grande cast: oltre a Walter Chiari ci sono anche Anna Maria Ferrero e Carlo Campanini.

L’amico del giaguaro (Italia, 1959): una delle prime grandi commedie all’italiana.

Nel 1958 “I soliti ignoti”, di Mario Monicelli, aveva inaugurato ufficialmente la fortunata stagione della commedia all’italiana. In questo contesto storico, tra i grandi protagonisti del genere, si inserisce anche la vis-comica di Walter Chiari. Il primo film di Chiari, ascrivibile a questo genere, che farà anche la sua fortuna a livello cinematografico, è “L’amico del giaguaro”, diretto da Giuseppe Bennati. Una simpatica commedia giocata sul contrasto romano-meneghino in cui Walter fa la parte dell’ingenuo che si finge un duro, attingendo al suo archivio di Rivista spunti come quello del Duro di Gallarate e addirittura del Sarchiapone. In quel periodo bastava il nome: negli anni ’50 Walter Chiari era sulla cresta dell’onda e la sua presenza nel cast era sufficiente per trascinare la gente in sala; ecco così che gli venivano costruite addosso commedie leggere e spensierate come questa, che però si eleva a vera e propria commedia all’italiana nella descrizione di questo giovane e sfortunato giovanotto che si arrangia come può nelle alterne vicissitudini della vita. La comicità stralunata di Chiari, dunque si amalgama perfettamente con la vicenda, che risulta diverte e molto credibile. Premiato da un grande successo di pubblico, il film è contornato anche da spalle d’oro, troviamo infatti, Carlo Delle Piane, Mario Carotenuto, Gabriella Pallotta, Francesco Mulè, Alberto Talegalli, Toni Ucci, Riccardo Garrone, Isabelle Corey, Carlo Romano, la tedesca Elke Sommer alla sua prima apparizione sul grande schermo e il cantante Tony Dallara nelle vesti di sè stesso, impegnato su un palco in qualche breve sequenza. Nel film, troviamo pizzichi di quel provincialismo bonario e dell’arte di arrangiarsi monicelliana, che faranno la fortuna della commedia all’italiana, anche se reso con minor cinismo e minor cattiveria rispetto al coevo “Soliti ignoti”. La pellicola, tuttavia si lascia comunque apprezzare: qualche gag surreale, spunti romantici, un pò di azione, una spruzzata di musica e un bel bianco/nero per un buon cocktail scacciapensieri. Il successo del film, ispiro un celebre varietà Rai, trasmesso dal primo canale nazionale dal 1961 al 1964, che era intitolato proprio “L’amico del giaguaro”, e condotto da Corrado e Gino Bramieri.

zzz- walter chiari 6
Con Gabriella Pallotta e Isabelle Corey sul set del film “L’amico del giaguaro”(1959), una delle primissime commedie all’italiana del nostro cinema.

• Walter e i suoi cugini ( Italia, 1961): il capolavoro misconosciuto di Walter Chiari.

“Vedendo Rocco e i suoi fratelli, avevo invidiato chi l’aveva interpretato– ricorda Walter- perchè quella era un pò la storia della mia vita, fino nei più piccoli dettagli, dai tre fratelli alla boxe”. Fu così che, parlando con il regista Marino Girolami nacque l’idea di “Walter e i suoi cugini”, in cui Chiari interpreta i ruoli di tutti e tre i protagonisti in una sorta di instant-movie parodistico, girato in tempi record: tre o quattro ore al giorno di riprese ( perché di sera c’era il teatro, della commedia “Un mandarino per Teo”) per un totale di 12 giorni. Insomma un film girato in 45 ore circa, apparentemente senza pretese, eppure ricco di situazioni e personaggi originali, nonché di raffinate notazioni satiriche. Uno straordinario one man show di un ora e mezza, parodia di “Rocco e i suoi fratelli”, un piccolo grande capolavoro comico di Walter Chiari, qui scatenato mattatore della scena, in un triplo ruolo, che per una volta, conquista anche la critica dell’epoca, solitamente fredda verso il cinema farsesco di Chiari & company. Presente in ogni inquadratura, l’attore è infatti lo scatenato mattatore di “Walter e i suoi cugini”, nonché, per l’occasione, autore della sceneggiatura, che ironizza simpaticamente sulla sua ( reale ) abilità pugilistica nei panni di un boxeur della domenica fifone e svagato, con deliziose gag mimiche in stile Jacques Tatì. La fotografia di Milano è più genuina di quella di Luchino Visconti, egli stesso oggetto di parodia in una divertente scena su un gruppo di smidollati intellettuali borghesi. Il capolavoro misconosciuto di Chiari, aiutato soltanto da un paio di occhiali nella divertente caratterizzazione dei tre cugini, ha una curiosa composizione del cast. E’ lo stesso, infatti, della commedia teatrale e dell’omonimo film “Un mandarino per Teo”, con la sola eccezione di Valeria Fabrizi al posto di Sandra Mondaini. Nel cast ci sono Ave Ninchi, Riccardo Billi, Carlo Delle Piane e Alberto Bonucci, impegnati anche in teatro al fianco di Walter. Questo perché al mattino e al pomeriggio si girava il film, e la sera si recitava in teatro, proprio mentre la compagnia, impegnata nella tournée, aveva toccato la tappa di Milano,e lì vi si sarebbe fermata per un mese intero. Al film non partecipò Sandra Mondaini, probabilmente per dedicare più tempo a suo marito, il grande Raimondo Vianello, sposato da pochi mesi. Una parodia dal gusto sopraffino e dai tempi comici perfetti, davvero da vedere!

zzz- walter chiari 7
Il capolavoro comico di Walter Chiari, dal titolo “Walter e i suoi cugini”(1961), splendida e divertentissima parodia di “Rocco e i suoi fratelli”, di Luchino Visconti. Grande esercizio di attore di Chiari, impegnato in un triplo ruolo e aiutato solamente da un paio di occhiali, nel passare da un personaggio all’altro. Geniale!

Un mandarino per Teo (Italia, 1961): la collaborazione con Garinei & Giovanni e con Mario Mattoli. La sua miglior interpretazione.

Lavorava moltissimo, non amava le sceneggiature “di ferro” e preferiva affidarsi all’improvvisazione dei grandi gag-man, era abbastanza cinico da realizzare contemporaneamente i film e la parodia dei film che stava girando. Era Mario Mattoli, uno dei più prolifici e brillanti professionisti del cinema comico italiano. Il Maestro ha lasciato un segno indelebile nello sviluppo produttivo e linguistico del nostro cinema, introducendo per esempio quella “struttura a quadri” che influenzerà anche autori come Fellini e una pratica di produzione mutuata dall’ambiente della Rivista, basata sul cast e sull’uso di star affermate nel teatro o in tv. C’era spesso anche Walter Chiari nelle ammucchiate comicarole dei film strapopolari di Mattoli. La sua recitazione raffinata e la sua prestanza fisica erano spesso al di sopra della media di quei cast, che puntavano molto sulle regionalità di accenti e tormentoni: ma lui non ha mai avuto difficoltà a mescolarsi, a cucire l’alto con il basso. La rapidità e la versatilità di Chiari si sposò perfettamente con la frenesia produttiva di Mattoli. In pochi anni realizzarono insieme un gran numero di pellicole: con 9 titoli Mattoli è il regista più presente nella filmografia di Walter. Il grande successo del tandem Chiari-Mattoli, è però datato 1961, ed è il loro ottavo film insieme, stiamo parlando di quel capolavoro di “Un mandarino per Teo”. Tratto dalla omonima commedia musicale di Garinei & Giovannini, il film non è altro che l’adattamento per lo schermo della Rivista resa celebre dal brano Soldi, soldi, soldi, di Gorni Kramer. Interpretata dalla stessa compagnia ( con Sandra Mondaini, Ave Ninchi, Riccardo Billi ) e con la stessa impostazione registica che si avvalse dell’esperienza del regista Mario Mattoli, la vicenda su pellicola, bissò lo strepitoso successo ottenuto sul palcoscenico. Il protagonista ( uno splendido Walter Chiari, quì all’apice della sua carriera e della sua popolarità) è un ingenuo che viene a contatto con una dimensione più grande di lui, sia essa realistica o del tutto fantasiosa, ma sempre in chiave di metafora dei tempi che corrono. Deliziosamente diretto da Garinei & Giovannini, e al cinema anche da Mattoli, “Un mandarino per Teo” sarà il più grande successo della stagione 1961: un dichiarato inno al benessere e al valore assoluto del denaro. Prendendo la trama da un romanzo portoghese di Eca De Queiroz, la commedia ruota attorno ad un dilemma morale all’acqua di rose. “Se agli estremi confini della Cina vivesse un mandarino così ricco che le sue ricchezze fossero inestimabili e se a te, uomo, dicessero che, premendo un campanello, puoi far cadere morto quel mandarino senza che nessuno ne sappia mai niente, ed ereditare così le sue sostanze, tu, uomo che faresti? Premeresti quel campanello?”. La trasposizione della geniale vicenda tra le comparse di Cinecittà e al tempo attuale, consente quelle improvvisazioni e divagazioni satiriche che offrono “ottimi spunti per le esibizioni di Walter Chiari” e di conseguenza applausi, risa e incassi stratosferici. Tanto che a tambur battente si mette su anche l’omonima versione cinematografica ( vero e proprio teatro filmato) per raggiungere anche la platea delle sale e poi della televisione, con l’ausilio del cast originale. Anche la critica più esigente plaudette l’operazione. Morandini: “Era molto tempo che non vedevamo Walter Chiari così divertente, così a suo agio”. E di certo insieme a quella del “Giovedì”(1964), questa di “Un mandarino per Teo” è la più bella interpretazione della sua carriera: carisma, talento, improvvisazione, divertimento…il momento più alto della sua carriera.

zzz- walter chiari 8
Ispirato all’omonima commedia musicale di enorme successo, “Un mandarino per Teo”(1961) è la miglior interpretazione di Walter Chiari, assieme a quella del “Giovedì”(1964) di Dino Risi. C’è tutto, carisma, talento, improvvisazione e un copione ben scritto, fresco e frizzante. E’ senza dubbio il momento più bello della carriera di Walter Chiari, sia dal punto di vista lavorativo, che da quello più strettamente privato.

Falstaff ( Spagna/Svizzera, 1965): le numerose partecipazioni internazionali e il ruolo di Mastro Silenzio nel geniale film di Orson Welles.

Walter Chiari è l’unico attore italiano della sua generazione a trovare posto con regolarità nei cast di grosse produzioni internazionali. Lo deve alla sua popolarità, al suo personaggio un pò guascone che riempie le pagine dei rotocalchi della “Dolce Vita” romana e lo deve soprattutto alla sua padronanza dell’inglese, che gli permette di recitare e dialogare senza problemi con il resto del cast. La partecipazione al geniale film del grande Orson Welles, è il punto più alto per quanto riguarda le sue partecipazioni internazionali. Rielaborando varie opere di Shakespeare ( Enrico IV, Enrico V, Le allegre comari di Windsor, Riccardo II ), Orson Welles cesella un magistrale apologo sulla logica del potere. Egli interpreta Falstaff, il consigliere e compagno di giochi di Enrico V, che viene rinnegato da quest’ultimo non appena giunto al potere. Una storia di sconfitta narrata con malinconia struggente e con un forte senso di morte. Il film è splendido anche a livello visivo, ma è anche un film di facce. Straordinaria quella di Walter Chiari, quì co-protagonista del film, nei panni di un dolente fool. Una parte, quella di Mastro SIlenzio, che sembra, sulla carta, inadatta alla comicità chiacchierona di Chiari. E invece è perfetto nel ruolo che gli ha offerto Welles, una caratterizzazione mimica molto ricca e difficile da rendere. Nell’espressione triste del poveraccio cui dà vita, Walter riversa abissi di amarezza che provengono da qualche interiore anfratto. Davvero una prova d’attore, che dimostra la grandezza dell’attore Walter Chiari, anche e soprattutto quando è utilizzato nel genere drammatico, o quando gli viene affidato un personaggio a tutto tondo. Poi insomma, lavorare per Orson Welles, cui era legato da una profonda e sincera amicizia, era già di per sè una gratifica notevole, una nota di lode alla sua notevole carriera cinematografica.

zzz- walter chiari 9
Straordinaria prova di Walter Chiari, quì co-protagonista del film “Falstaff”(1965), nei panni di un dolente fool. Una parte, quella di Mastro SIlenzio, che sembra, sulla carta, inadatta alla comicità chiacchierona di Chiari. E invece è perfetto nel ruolo che gli ha offerto Orson Welles, una caratterizzazione mimica molto ricca e difficile da rendere. Nell’espressione triste del poveraccio cui dà vita, Walter riversa abissi di amarezza, da grande, grandissimo attore.

Domenico Palattella

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...