“Mi rifaccio il trullo”- la Puglia semplice e genuina di Uccio De Santis.( saggio apparso sul mensile “Smart Marketing”, il 12 marzo 2016)

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Umberto Sardella e Uccio De Santis in una scena del film “Mi rifaccio il trullo”(2016), attesissimo in Puglia.

L’opera seconda di Uccio De Santis, una vera e propria istituzione qui in Puglia, per la regia del suo fedele autore Vito Cea, è intitolata “Mi rifaccio il trullo”. Un film semplice, spensierato e leggero, ma che non si ferma ad una comicità fine a se stessa. Nella denuncia sociale del furto dei trulli, sempre più frequente, o quello degli ulivi monumentali e dei muretti a secco, sottratti da ignoti, specie nel Salento, per essere utilizzati in alcune ville private del nord, si avvertono chiari e limpidi sentori da commedia all’italiana. Come anche nell’insieme delle caratterizzazioni del microcosmo favolistico di questo paese immaginario, Canneto, che potrebbe essere uno qualsiasi degli stupendi paesi della Valle d’Itria, con il suo maresciallo (Franco Paltera) alle prese con uno strano metodo per smettere di fumare; con il suo prete (Gianni Ciardo) in grado di carpire per primo gli umori dei compaesani; l’esilarante direttore della banda comunale (Giacinto Lucariello); il cognato imbranato (Umberto Sardella); o la dispotica sorella di Uccio (Antonella Genga).

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Tutte queste caratterizzazioni, cementate da anni di collaborazione in comune, sembrano quasi delle figurine tratte dalle commedie rurali, di Comencini o di Risi, che rappresentavano il microcosmo italiano di provincia degli anni ’50: il prete, il maresciallo, la levatrice, intorno cui ruotava la storia nel suo insieme. E questa non è altro che la storia di una provincia italiana, di una regione, la Puglia, salita negli ultimi anni alla ribalta, tanto nell’arte cinematografica, quanto nel settore turistico, soprattutto nella Valle d’Itria e nella più meridionale penisola salentina. La Puglia descritta da Uccio, è una Puglia sana, genuina, ancora rurale nella sua mentalità, ancora ancorata alle tradizioni e ai costumi del passato, perciò in grado di emozionare e di arrivare dritta al cuore.

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Uccio De Santis e Lorena Cacciatore, protagonista femminile del film.

Uccio De Santis si cala alla perfezione nel ruolo del caricaturale ragazzo di provincia dal dialetto fortemente marcato, instancabile nel sognare un futuro idilliaco in America, ma che in fondo l’America l’ha trovata qui in Puglia: va in giro, infatti, con uno strano cappello da cowboy, tanto da essere soprannominato il “John Wayne dei Trulli”. La trama è quella di un muratore pugliese, appunto Uccio, ma che nel film si chiama Michele, che vive in un grande trullo con la madre ( Giustina Bonomo ), la sorella Melania ( Antonella Genga ) e il cognato Sebastiano ( Umberto Sardella, sempre trascinante al punto giusto, mai una sbavatura ), anche lui muratore e suo socio. La famiglia in estate affitta sempre un piccolo trullo sul mare di loro proprietà, ma il giorno prima di ricevere una turista che viene dal Nord, ci si ritrova di fronte ad una spiacevole sorpresa, qualcuno ha rubato il trullo, la costruzione è stata depredata delle pietre e del cono.

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Uccio De Santis, con Franco Paltera, Brando Rossi e Antonella Genga, tre sue assidue spalle di alto valore interpretativo.

Michele sarà dunque costretto ad ospitare la bella turista milanese (Lorena Cacciatore, che splendore), in casa sua e ne nascerà un’improbabile, ma tenera, storia d’amore. Il coraggio maggiore di quest’opera è quella, finalmente, di voler rappresentare la Puglia, dal suo interno, vista con gli occhi di chi la vive ogni giorno, e non di chi da fuori la vede a modo suo. Una Puglia ricca di colori, di suoni, di eclettica vivacità, tanto che il “National Geographic” qualche mese fa, la definì la regione più bella del mondo, e il film di Uccio e della sua allegra banda di grandi caratteristi e attori, non ha fatto altro che confermare ciò. Un film che rimane, senza dubbio, da vedere e da apprezzare soprattutto per un dato, di grande valore e importanza, negli abulici tempi attuali: “Mi rifaccio il trullo” è un film scevro da qualsiasi volgarità o da qualsiasi parolaccia, e questo rafforza ancora di più il legame con tanto cinema italiano rurale della metà degli anni ’50. Un ritorno, davvero è il caso di dirlo, allo stile e alla leggiadria degli anni d’oro del nostro cinema. In ultimo, “Mi rifaccio il trullo”, uscito in 60 sale, disseminate soprattutto tra Puglia e Basilicata, ha fatto registrare nel primo week-end di programmazione, un’ottima affluenza nelle sale.

Domenico Palattella

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