Antonio Albanese in “L’intrepido”(2013), il capolavoro di Gianni Amelio

Non è un film sul lavoro l’ultima opera del Maestro Gianni Amelio, ma è proprio il lavoro che crea una diga, che divide due generazioni. Quella di Antonio, il protagonista, magistralmente interpretato dal grande Antonio Albanese; e quella di suo figlio e di una giovane ragazza sua amica ( Gabriele Rendina e Livia Rossi ). Il regista coglie appieno l’atteggiamento di due diverse generazioni rispetto al mondo del lavoro, modellando sul protagonista un personaggio irreale, stralunato, candido, quasi sospeso in un limbo. Albanese sembra infatti, uno “Charlot dei tempi moderni”, mentre i due giovani vivono l’incapacità di comunicare, come un nemico invincibile. La storia racconta la vita di Antonio, un 48enne che fa la professione di tappabuco, ovvero il “rimpiazzo”, sostituendo a lavoro quelli che, per qualche ora o qualche giorno, non possono andare a lavorare, ed allora il lavoro di Antonio diventa il lavoro di tutti: da operaio a guidatore di tram, da venditore di rose a muratore, in una Milano in cui viene esaltata l’impersonalità, grazie alla fotografia efficace di Luca Bigazzi. Questo film rende il tema del lavoro il suo personaggio principale a cui Antonio Albanese fa da spalla nella migliore interpretazione della sua carriera. Presentato alla 70esima edizione del festival di Venezia, il film non vince, ma viene profondamente e convintamente applaudito da pubblico e critica; come peraltro, ne viene lodata la perfetta interpretazione di Antonio Albanese definito “un personaggio chapliniano nell’Italia d’oggi”. Tutto ciò accentuato anche dal finale, in cui Albanese, camminando su una strada buia, va verso l’orizzonte, sempre con il suo immancabile sorriso sulle labbra, e la sua fiducia incondizionata verso il genere umano e verso il futuro. E in ciò è ravvisabile un altro illustre modello del passato cinematografico, quello di Miracolo a Milano, di De Sica e Zavattini. Dall’incontro tra un grande regista come Gianni Amelio, e un grande attore come Antonio Albanese, non poteva che nascerne un grande film, nonostante alcune incongruenze di sceneggiatura, che possono essere ampiamente perdonate. Antonio Albanese vince, meritatamente, il Globo d’oro ( prestigioso premio cinematografico assegnato dalla stampa estera accreditata in Italia) come miglior attore protagonista della stagione 2013/2014. Un film sublime, da vedere!

 

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