Sketch tratto dal film “Policarpo, ufficiale di scrittura”(1959), il capolavoro di Mario Soldati e Renato Rascel

Mario Soldati è stato uno dei Maestri della “settima arte”, che meglio si è servito del cinema per raccontare la storia del nostro paese, e per illustrare un periodo storico come se fosse un dipinto dell’epoca. Questa sua visione trova pieno compimento nel film Policarpo, ufficiale di scrittura, uno dei film più importanti del cinema italiano anni ’50. Magistralmente interpretato da Renato Rascel, Policarpo, ufficiale di scrittura, con la sua comicità discreta, in punta di penna, con il suo umorismo intenerito e commosso, è un film splendido, malinconico, reazionario, come lo fu Il Gattopardo, ma in un diverso periodo storico. Di straordinario valore artistico e culturale, il film è una gustosa rievocazione della Roma umbertina, a cavallo tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, il ritratto divertito e malinconico di un’epoca di passaggio che infatti passa in un baleno, di tempi antichi ma non vecchi, gli ultimi anni di una visione aristocratica, ma al tempo stesso anche umanistica, romantica, pre-tecnologica della vita. Una splendida miniatura ispirata, una riuscitissima illustrazione brillante e nostalgica dell’Italia della Bella Epoque, così lontana, ma anche tanto vicina alla I guerra mondiale. Ne è eccellente protagonista Renato Rascel, che torna a fare il minuscolo travet come nel Cappotto di Lattuada, aggiudicandosi meritatamente il David di Donatello, come miglior attore protagonista della stagione 1959. Il film vinse anche a Cannes nella categoria “Miglior commedia”. La scena molto intima e toccante di Policarpo/Rascel, che mentre è a tavola con il futuro genero e famiglia, canticchia, accompagnato da una chitarra, uno di quei valzer eleganti e malinconici della Belle Epoque, vale come un dipinto dell’epoca. Il valzer, scritto dallo stesso Rascel, è intitolato “Il mondo cambia così”, ed è una delle sue migliori composizioni in assoluto, i primi versi infatti, valgono come un trattato sociologico di quel mondo antico così lontano, ma così affascinante: “Il mondo cambia così, un pò per volta un dì, e ogni cosa che scompare, che passa e muor, mi si porta via un pezzetto di cuor”. Morando Morandini, il decano dei critici cinematografici italiani arrivò a dire, riguardo al film:

“Film amabilmente delicato, malinconico e intransigente, ha la grazia di un’opera di Renoir”

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