Vincenzo Salemme, l’ultimo grande commediografo napoletano

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Vincenzo Salemme, è ad oggi l’ultimo grande esponente della commedia napoletana, nata con i fratelli De Filippo e sviluppatasi in tempi recenti con la maschera di Massimo Troisi. Salemme sa come si crea una commedia di successo, essendo cresciuto nella scuola di Eduardo e del figlio Luca, dal quale ha imparato l’arte della commedia. I suoi film sono dei piccoli gioielli di questa arte antichissima che rischia di scomparire.

Vincenzo Salemme, classe 1957, è l’ultimo grande esponente dell’arte della commedia, che vede nella lingua e nell’ambientazione napoletana la maniera migliore per esprimersi. Salemme, comico e attore sensibile e intelligente, viene da una tradizione precisa, quella di Eduardo e sa come si fanno le commedie, sa qual è il valore dei tempi, delle battute, dei passaggi di consegna. Il suo teatro, come il suo cinema, non è “vintage” ma è la ripetizione felice e creativa di un modello di commedia che ha illustri precedenti. A differenza di altri comici prestati al cinema, Salemme non si esaurisce perché la sua formula, pur sempre fondata su identici dispositivi, in qualche modo si rinnova. Anche se molto spesso le sue opere cinematografiche sono tratte dai suoi spettacoli teatrali, queste non risultano affatto datate, perché la comicità di Salemme e della sua compagnia ( Carlo Buccirosso, Nando Paone, Maurizio Casagrande ) tratta temi universali e fondamentali, ma anche importanti come l’eutanasia, l’autismo, i sentimenti. E tutto ciò viene creato a regola d’arte con una comicità di grande intensità, ma velata da una punta di malinconia, tipica del Salemme teatrale e cinematografico. Con Vincenzo Salemme e la sua compagnia di attori, si ride tanto, senza avere mai la sensazione di essere stupidi. Le battute dei suoi film sono sempre ben scritte, perché provengono dall’antica arte della commedia napoletana; gli attori gradevoli e credibili, i suoi numerosi duetti con Carlo Buccirosso sono degni di Totò e Peppino; le sue commedie, insomma, sono una spanna sopra lo standard italiano contemporaneo, e lasciano divertiti gli spettatori. Gli elementi del successo di Salemme e del suo cinema, sono proprio questi, unire la popolarità alla qualità, cosa assolutamente inusuale nell’abulico cinema dei giorni nostri. Salemme nelle sue opere teatrali e cinematografiche ha sempre raccontato una Napoli lontana dai soliti cliché a cui siamo abituati, ha raccontato e racconta la vita delle piccole famiglie borghesi campane e il loro vivere tra tradizione e il veloce cambiamento. Il suo è un cinema che gioca con i cliché che immobilizzano la città e la cultura napoletana, trasformarli, banalizzarli, per renderli più sopportabili a tutti quelli che li vivono. Ironia sottile, curata, un mix vincente, che al botteghino sicuramente porta sempre risultati e risate, ma anche possibilità di riflettere sulla situazione sociale della città partenopea. La Napoli descritta da Salemme, è quella di una città accogliente e normale, e in cui vengono evidenziate le sue meraviglie paesaggistiche, culturali e gastronomiche, sintomo di un amore viscerale per la sua gente, e dal quale ne è ricambiato. E’ questa non è altro che l’essenza del cinema e del teatro del sommo Eduardo De Filippo, con il quale Salemme ha mosso i primi passi nel mondo del teatro. A fine anni ’70, infatti Salemme ha interpretato con Eduardo ( anche per la televisione ), le commedie “Il cilindro”“Il sindaco del Rione Sanità”. Con la morte di Eduardo, la sua collaborazione con la famiglia De Filippo, è proseguita con Luca De Filippo, il degnissimo figlio di Eduardo, fino agli inizi degli anni ’90, e con il quale ha affinato la sua vervé comica e ha imparato a puntino l’arte della commedia.

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Maurizio Casagrande, Carlo Buccirosso, Vincenzo Salemme e Nando Paone a metà degli anni ’90, nel loro primo grande successo teatrale, “…E fuori nevica!”, riproposto vent’anni dopo in versione cinematografica.

Con questo enorme bagaglio culturale, Vincenzo Salemme negli anni ’90, è dunque pronto per il debutto nel cinema. Per la verità, già dal 1995, Salemme si era messo in proprio, portando al successo le sue commedie teatrali, insieme agli attori con il quale preparerà l’approdo sul grande schermo, e che provengono come lui dalla tradizione teatrale napoletana. Carlo Buccirosso, Nando Paone e Maurizio Casagrande, suo splendide spalle, hanno i tempi giusti per coadiuvarlo nelle sue commedie, e tutti e tre in maniera diversa dimostreranno il loro valore anche presi singolarmente nel mondo del cinema. Il quartetto arriva al primo vero successo di risonanza nazionale, nel 1995 con “…E fuori nevica!”, nato da un’idea di Enzo Iacchetti, e riproposto con grande successo vent’anni dopo in una riduzione cinematografica davvero molto riuscita e divertente. L’essenza del cinema di Vincenzo Salemme fuoriesce nei 10 film che ha diretto nel corso della sua carriera cinematografica, e che sono il frutto del suo percorso cinematografico. In più ci sono da aggiungere un’altra ventina di film, in cui nella commedia più spensierata Vincenzo Salemme ha comunque avuto modo di emergere dalla mediocrità di queste pellicole e dimostrare tutto il suo valore attoriale; anche se, ad onor del vero, non mancano quelle dignitose e particolarmente riuscite. Una mera elencazione aiuterà ad evidenziare le pellicole in cui Salemme è impegnato nel duplice ruolo di regista e attore; senza però tralasciare quelle in cui Salemme presta la sua maschera cinematografica, per altri autori di commedie brillanti e popolari,molto spesso ad esempio, lavorando con i fratelli Vanzina.

• L’amico del cuore (1998), di Vincenzo Salemme. Con Vincenzo Salemme, Carlo Buccirosso, Eva Herzigova, Maurizio Casagrande, Nando Paone.

• Amore a prima vista (1999), di Vincenzo Salemme. Con Vincenzo Salemme, Tosca D’Aquino, Carlo Buccirosso, Maurizio Casagrande, Mandala Tayde, Nando Paone, Biagio Izzo.

• A ruota libera (2000), di Vincenzo Salemme. Con Vincenzo Salemme, Sabrina Ferilli, Carlo Buccirosso, Massimo Ceccherini, Nando Paone, Maurizio Casagrande.

• Volesse il cielo!(2002), di Vincenzo Salemme. Con Vincenzo Salemme, Tosca D’Aquino, Maurizio Casagrande, Biagio Izzo, Rocco Papaleo.

Ho visto le stelle!(2003), di Vincenzo Salemme. Con Vincenzo Salemme, Maurizio Casagrande, Barbara Tabita, Enzo Cannavale, Claudio Amendola.

Cose da pazzi (2005), di Vincenzo Salemme. Con Vincenzo Salemme, Maurizio Casagrande, Biagio Izzo, Lidia Vitale, Carlo Croccolo.

Sms-sotto mentite spoglie (2007), di Vincenzo Salemme. Con Vincenzo Salemme, Giorgio Panariello, Luisa Ranieri, Lucrezia Lante Della Rovere, Enrico Brignano.

No problem (2008), di Vincenzo Salemme. Con Vincenzo Salemme, Giorgio Panariello, Sergio Rubini, Aylin Prandi, Iaia Forte.

…E fuori nevica! (2014), di Vincenzo Salemme. Con Vincenzo Salemme, Carlo Buccirosso, Nando Paone, Maurizio Casagrande.

Se mi lasci non vale (2016), di Vincenzo Salemme. Con Vincenzo Salemme, Paolo Calabresi, Carlo Buccirosso, Tosca D’Aquino, Serena Autieri, Carlo Giuffré.

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Vincenzo Salemme, mentre dà il ciak sul set del film “Sms-sotto mentite spoglie”. E’ stato regista di 10 film, del tutto personali e spesso ispirati al suo teatro, perfettamente ancorato alla tradizione partenopea.

Arrivato alla ribalta nazionale con il suo teatro ancorato alle tradizioni antiche, ma fervidamente attuale, nel 1998, la produttrice Rita Rusic ( la moglie di Vittorio Cecchi Gori ) dà l’occasione a Vincenzo Salemme di girare il suo primo film da regista, tratto da una sua omonima commedia, “L’amico del cuore”, nel cui cast, oltre agli abituali compagni di teatro spicca la top model Eva Herzigova. La pellicola denota un allegro umorismo e ottiene un ottimo successo al botteghino. Salemme, pesca dal repertorio della pochade all’italiana, che Lino Banfi aveva recitato vent’anni prima, ma la arricchisce con spunti comici che guardano a Totò e Peppino e alla tradizione comica napoletana. Battendo il ferro finché è caldo, Salemme l’anno dopo è già nelle sale con il suo secondo film, dal titolo, “Amore a prima vista”, in cui il regista e attore napoletano si diverte nel creare una pellicola piena di citazioni di altri film, comincia con un trapianto d’organi, alla maniera di almeno un paio di film di Pedro Almodóvar, per continuare con la fuga dalla cerimonia di nozze dal Laureato. E poi da A qualcuno piace caldo, con il mariuolo Salemme che dice al carabiniere Maurizio Casagrande che vuole sposarlo: “Ma sono un delinquente!”. Risposta: “Nessuno è perfetto”. Quindi da Thelma & Louise, col lanciarsi nel vuoto dei due innamorati. Un film paradossale, dagli esiti quasi involontariamente grotteschi, che però mantiene un pulizia scenica perfetta, grazie a ritmi e gag da teatro filmato, e alla promozione di Maurizio Casagrande a co-protagonista del film. Nel terzo film A ruota libera, dell’anno successivo, invece non manca davvero nessuno: c’è Salemme nei panni del povero Pericle ridotto su una sedia a rotelle da un celebre medico francese; c’è l’amico che dovrebbe testimoniare in suo favore ( Carlo Buccirosso ), l’avvocato pasticcione e smemorato ( Maurizio Casagrande ); una bella moglie ( Sabrina Ferilli ); e due zie orrende ( Massimo Ceccherini e Nando Paone, i migliori della compagnia ). Ci sono dunque, una serie infinita di intrighi comico-sessuali da commedia dell’arte, basata su un ritmo frenetico, per non dire indiavolato, inserita nella solita, ma sempre divertente, commedia degli equivoci. Il gioco di squadra, del folto cast è molto efficace, tutto o quasi tutto meridionale, che quindici anni fa voleva essere la risposta meridionale ai comici del centro ( De Sica e Pieraccioni ) e a quelli del nord ( Aldo, Giovanni & Giacomo ). Ciò che risalta all’occhio, ad una più attenta analisi di questi primi tre film da regista di Vincenzo Salemme, è quella davvero singolare della costante presenza della malattia nel suo cinema. Nel primo film, L’amico del cuore, c’era un cardiopatico che doveva andare negli Stati Uniti per sottoporsi a un’operazione dall’incertissimo esito. Nel secondo, Amore a prima vista, c’era un camorrista sottopostosi a trapianto di cornee. In questo terzo film il protagonista è bloccato sulla sedia a rotelle in seguito a un’operazione di ernia del disco mal fatta in Francia.

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Carlo Buccirosso, Vincenzo Salemme e Biagio Izzo sul set del film “Amore a prima vista”(1999), uno dei primissimi film di Salemme.

E nel quarto film, del 2002, Volesse il cielo, c’è ancora un handicap fisico, il protagonista è infatti un uomo affetto da amnesia, che viene ritrovato dentro un cassonetto. La storia curiosa di un uomo senza identità né provenienza, in perfetto stile Salemme: pulizia scenica, ritmo da teatro filmato, comicità mai banale e con un finale a sorpresa. Il successivo Ho visto le stelle, del 2003, è recitato in coppia con Maurizio Casagrande, e narra dei sogni di gloria di un quarantenne, ancora con il cuore e l’ingenuità di un bambino, che decide di partire alla volta di Milano per provare ad entrare nel cast di un reality show e cambiare così la sua vita. Lo accompagna il suo amico Eugenio che si accorge subito che qualcosa non quadra. Seppur Salemme e Casagrande non siano Totò e Peppino, i loro duetti sono comunque divertenti e hanno ritmo e classe, quel che manca invece al film, è la tenuta di sceneggiatura, piena di buchi. Anche se, bisogna dire, che l’idea di base del film è parecchio innovativa, sembra quasi un The Truman Show, al contrario e in salsa napoletana. Nel film di Peter Weir, Jim Carrey credeva di vivere nella realtà mentre viveva nella finzione d’uno spettacolo televisivo seguìto da milioni di persone; qui il protagonista Salemme crede di vivere in un reality show spiato da telecamere e circondato da attori mentre, vittima d’una truffa, vive nella realtà in mezzo a persone vere. Il successivo Cose da pazzi, del 2005, è invece ancorato alla tradizione napoletana a 360 gradi. E qui sceglie il suo abituale e consueto ( ma bravissimo ) co-protagonista Maurizio Casagrande come vero protagonista della sua ennesima fatica. Vincenzo Salemme pratica una forma di cineteatro abbastanza insolito nel cinema italiano contemporaneo. È l’artefice (autore, regista, interprete) di un microgenere che nasce e vive su un repertorio che viaggia nei teatri italiani con un successo notevole e che puntualmente trova la strada del set, della macchina da presa, delle sale di montaggio. Anche questo sesto film della sua carriera ha molti dei pregi di questa matrice extrafilmica. Un copione più cesellato e dialogato della produzione media, un’interpretazione così pastosa e carica di esperienze e di tecnica da sfiorare il manierismo, un gruppo d’attori bravissimi e affiatati. E’ dunque chiaramente visibile la sua matrice teatrale, e questo non guasta assolutamente al film, anzi lo rende più fluido, divertente, grazie ai due mattatori Salemme-Casagrande. Chi è il mittente che ogni mese, puntualmente, invia 50mila Euro alla famiglia Cocozza? Moglie e marito, alle prese con le difficoltà economiche tipiche degli impiegati, reagiscono diversamente: lui ha paura e vorrebbe capire; lei -più ambiziosa- vorrebbe spendere quella pioggia improvvisa di soldi. Il tutto è frutto della inusuale vendetta di Felice C. ( Salemme ), che anni prima aveva inutilmente richiesto la pensione di invalidità, e che ora arricchitosi con il crimine, pone il protagonista difronte ad un annoso dilemma, accettare o no il denaro? Sembra una variante di Questi fantasmi, di Eduardo De Filippo, del quale Salemme è stato discepolo, e che è la rielaborazione cinematografica del suo primo successo teatrale: “Lo strano caso di Felice C.”, del 1992. Nel successivo Sms-sotto mentite spoglie(2007), si registra in Salemme la svolta verso una commedia degli equivoci più aderente alla realtà italica dei giorni nostri. Lodato anche dalla critica, Salemme al settimo gong si distacca dallo schema per giocare, la carta di una pochade più lineare nello sviluppo e più variegata nei caratteri: Sms – Sotto mentite spoglie incrocia, così, le disavventure di due coppie, formate dallo stesso Salemme con la delicata ed elegante Lucrezia Lante della Rovere e dal toscano Giorgio Panariello con la solare e avvenente Luisa Ranieri. Una pochade alla francese, mista con la commedia degli equivoci tipica della commedia all’italiana, che fa ridere con gusto, e che ha registrato un corposo incasso al botteghino. Un film che esprime i sentimenti dell’italianita’ ed evidenzia il comportamento degli esseri umani nelle relazioni amorose. Ha il merito di centrare gli aspetti inutili della vita di coppia e mette a nudo la distanza tra i bisogni naturali e la morale dominante. Focalizza lo stato della famiglia italiana e denuncia l’obsolescenza delle convenzioni. Il film è in pratica una spassosa e avvincente commedia degli equivoci, scritta, girata e recitata con mestiere. Se Salemme e Panariello convincono come coppia cinematografica,  Lucrezia Lante Della Rovere (che vien da chiedersi come mai sia stata sfruttata così poco sul grande schermo, viste le sue egregie capacità attoriali) e Luisa Ranieri non sfigurano affatto nel triangolo comico, anzi, tirano fuori con naturalezza un lato buffo che le rende non solo credibili ma anche reali. Come realistiche sono anche tante piccole situazioni sparse nel film con le quali è facile immedesimarsi venendo così coinvolti ancora di più nella trama. Spassosissima è la citazione di Top Gun che vede Panariello e Salemme in un ralenti inequivocabile, e di estrazione teatrale è il viaggio allucinante e allucinogeno di Salemme e del suo maggiordomo cingalese durante la festa di anniversario di matrimonio. SMS – Sotto mentite spoglie assolve l’arduo compito di far ridere e intrattenere, regalando al pubblico 90 minuti di leggerezza. La critica riferendosi a Salemme e al suddetto film arrivò a dire: “crisi del settimo film? No, anzi. Lo spiritoso Vincenzo Salemme, dopo qualche operina zoppicante, raddrizza il tiro e fa centro.” E con No problem, dell’anno successivo, vengono confermati sia il successo di pubblico che quello presso la critica, oltre all’accoppiata con l’amico Giorgio Panariello. Dopo l’incontestabile  successo di SMS-Sotto mentite spoglie Salemme decide di conservare un elemento prezioso della squadra (Panariello a cui permette di svariare su più registri espressivi) e di farsi affiancare da due cavalli di razza dall’altrettanto indiscutibile e consolidata carriera come Sergio Rubini e Iaia Forte. Memore della lezione dei De Filippo (di Eduardo, certo, con cui ha a lungo lavorato, ma anche di Peppino) sa che uno dei mezzi per far pensare è quello di far sorridere. Lo fa con delicatezza e misura per gran parte di un film che mette alla berlina il mondo della serialità televisiva nostrana con i suoi miti effimeri destinati a un’altrettanto effimera ascesa agli altari con spesso conseguente caduta nella polvere dei dati dell’Auditel e affini. Il suo Arturo è un ex essere umano ormai solo attento a chi gli ruba i primi piani e (cor)roso da una sterile lotta per uno pseudo-successo. Il piccolo Mirko, che è sprofondato (come accade non solo al cinema ma anche nella patologia scientificamente studiata) nella commistione totale tra finzione e realtà nel tentativo di suturare una ferita troppo profonda, lo trascina con sé nel mondo di una realtà che è fatta di piccole meschinità (come quelle rappresentate con grottesca misura da Oreste Lionello e Gisella Sofio) che non sono poi troppo distanti da quelle che lui stesso si porta dentro.

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Un’immagine promo del film “Sms-sotto mentite spoglie”(2007), una delle migliori commedie degli anni 2000. Il quartetto d protagonisti è strepitoso: due grandi attori comici, Vincenzo Salemme e Giorgio Panariello; e due grandi attrici, anche piuttosto avvenenti, Luisa Ranieri e Lucrezia Lante Della Rovere.

Seguono anni di pausa dalla regia cinematografica, in cui comunque Salemme, anche per mole di pellicole interpretate, rimane uno dei maggiori interpreti della commedia all’italiana attuale. E’ spassoso interprete di svariate pellicole dirette dai fratelli Vanzina: Ex-amici come prima(2011), La vita è una cosa meravigliosa(2011), Buona giornata(2012), commedia corale che unisce il meglio della comicità italiana, Mai stati uniti(2013)Sapore di te(2014), sul quale è giusto dire alcune cose. E’ in pratica un remake, diretto e sceneggiato sempre dai fratelli Vanzina, dell’epocale Sapore di mare, di trent’anni prima. Una chiara operazione nostalgia, che ha come sfondo sempre la spiaggia di Forte dei Marmi. L’ambientazione anni Ottanta, con tanto di colonna sonora vintage, dagli Spandau Ballet a Loredana Bertè, è una vera e propria dichiarazioni di intenti. E per questi loro intenti, i fratelli Vanzina, comunque si circondano di attori, dal grosso impatto popolare, se trent’anni fa c’erano Jerry Calà, Christian De Sica, Virna Lisi, Isabella Ferrari; oggi ci sono Vincenzo Salemme, Maurizio Mattioli, Serena Autieri, Nancy Brilli, che non li fanno rimpiangere. Riguardo al perché di un remake del loro stesso successo, i Vanzina hanno dichiarato: “c’era una spensieratezza che non c’è più. Oggi le vacanze durano un weekend, all’epoca esisteva la villeggiatura. È un film sui destini”. In questo periodo Vincenzo Salemme, si distingue per la caratterizzazione dell’italiano medio dei tempi attuali, ne descrive i molti vizi ( superficiale, arrogante, voltagabbana) e i pochi pregi ( simpatia, altruismo ), un pò come anni addietro avevano fatto suoi illustri predecessori, come Alberto Sordi e soprattutto Nino Taranto, che con Salemme condivide una verace napoletanità sia in teatro che sul grande schermo. Salemme a cavallo del decennio è al cinema anche in coppia con Massimo Boldi, alla ricerca di un compagno all’altezza dopo la rottura con Christian De Sica: con Olè(2006)A Natale mi sposo(2010). Il miglior film di questa serie, è però quello diretto dal regista emergente Giovanni Albanese, dal titolo Senza arte ne parte, del 2011, e che merita ben più di un’occhiata. Il film racconta la storia di Enzo (Vincenzo Salemme),Carmine (Giuseppe Battiston) e Bandula (Hassani Shapi),tre operai che lavorano in un pastificio nel salento, improvvisamente licenziati per far spazio a nuovi macchinari pronti a sostituirli. Così i tre uomini non più tanto giovani,cercano inutilmente di trovare un nuovo lavoro per riuscire a mantenere le proprie famiglie. Alla fine l’occasione per ricominciare viene data loro proprio dal vecchio datore di lavoro (Paolo Sassanelli) che li assume per fare la guardia ad alcune opere di arte contemporanea,acquistate per esser rivendute al miglior offerente. Pur sapendo di essere sottopagati i tre accettano. Dopo aver scoperto che le opere potevano essere riprodotte con facilità, si ingegnano per rifarle così da poter rimpiazzare quelle originali che, avrebbero venduto per conto loro. Ovviamente l’impresa non sarà facile ed in loro aiuto, arriverà il fratello minore di Carmine(Giulio Beranek) che,darà un prezioso contributo ma non porrà fine ai guai e gli imprevisti sempre in aumento. Alla fine il lieto fine ci sarà grazie all’invenzione dello sciroppo di melograno, e alla successiva vendita su scala mondiale. La trama non è delle più originali ma è comunque gradevole e il ritmo del film procede svelto e senza intoppi. Interessante lo sguardo del regista verso il mondo dell’arte contemporanea che fa divertire lo spettatore ma anche riflettere citando poi, molti artisti ed opere esistenti. I personaggi di Salemme e Battiston sono entrambi riusciti,l’umorismo del primo, in particolare, ha libero sfogo, ed ha modo di emergere. Il film a sorpresa ha ricevuto la nomination come miglior commedia ai Nastri d’argento del 2011. Una commedia all’italiana in pieno stile, quasi una Banda degli onesti dei giorni nostri, comunque tra le commedie più gradevoli e originali, della pletora di film mediocri che abbondano nel nostro cinema contemporaneo.

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La storia di tre operai, licenziati dalla fabbrica cui lavoravano, che organizzano una bizzarra truffa, “Senza arte ne parte”(2011) è una delle commedie più interessanti degli ultimi anni. Quasi una “Banda degli onesti” dei tempi nostri, con Vincenzo Salemme, Giuseppe Battiston e Hassani Shapi.

Già sul set del precedente film, dopo anni di assenza dalla regia, Salemme covava l’idea di riproporre un film tutto suo, e quale miglior idea se non ri-affidarsi al suo teatro e alla sua affiatata compagnia di attori ( Buccirosso, Casagrande, Paone ), che intanto hanno avuto singolarmente modo di affermarsi nel mondo del cinema. Ed infatti nel 2014 Salemme, torna in grande stile al cinema con una commedia tutta sua, quel “…E fuori nevica!”, che a metà degli anni ’90 aveva fatto divertire e commuovere le platee di mezza Italia. Confermando appieno gli attori nei ruoli che erano stati loro in teatro, lui, Buccirosso e Paone, nei panni dei tre fratelli, e Casagrande in quelli dell’avvocato, Salemme costruisce una commedia che si nutre di una sceneggiatura (meglio dire una drammaturgia) oliatissima e di una messa in scena altrettanto precisa che si affida al lavoro che da anni Salemme fa con i suoi compagni di strada, spalle straordinarie dai ritmi perfetti. Qui c’è un grande, come sempre, Carlo Buccirosso (nei panni del fratello agente di cambio) e un altrettanto grande Nando Paone (il pazzarello, nella caratterizzazione forse migliore della sua carriera), a cui si aggiungono Maurizio Casagrande, antica spalle di Salemme che qui fa un avvocato strepitoso, e un inaspettato Giorgio Panariello che si spoglia dei panni del toscano e si trasforma magicamente in un quasi perfetto burino romano, scommettitore di cavalli, gestore di chiosco a Circo Massimo, usuraio e quant’altro, una cosa a metà tra un modello alla Verdone e un personaggio alla Vanzina de’ noantri. Salemme dirige l’orchestra in tutti i sensi; come un direttore è al centro ma, verrebbe da dire, anche “di spalle”. Fa suonare i suoi primi violini, il suo coro, la sua orchestra con intelligenza e armonia. E così i duetti, qui spesso dei terzetti, sono davvero delle sonate da camera molto ben riuscite (alcune situazioni come quella della finta pizzeria e dell’ascensore sono esilaranti). …E fuori nevica! risente in un certo senso della sua matrice teatrale, visto che tutta la sua forza espressiva risiede nei dialoghi e nella performance degli attori, ma questa dimensione “da camera”, da cortile non affatica il film, anzi lo definisce e circoscrive meglio. Si ride tanto, tantissimi senza avere mai la sensazione di essere stupidi. Gli incassi sono più che ottimi e il grande consenso ottenuto dalla critica spingono Salemme, già da subito a progettare il nuovo film, che uscirà nelle sale nel gennaio 2016. Il titolo è Se mi lasci non vale, che conferma Salemme ottimo autore, oltre che eccelso attore da commedia dell’arte. Salemme  porta al cinema un soggetto scritto da lui stesso insieme a Paolo Genovese e Martino Coli e lo sceneggia trasformandolo in una commedia degli equivoci dal sapore teatrale. Di più: nelle mani di Salemme, “Se mi lasci non vale” diventa (anche) una metafora sul teatro e una riflessione divertita sul mestiere dell’attore, dai tempi della recitazione come chiave di volta della buona riuscita di una pièce all’ego di certi interpreti che trasformano ogni dialogo in un monologo (un autentico gesto di autoironia, per l’autore napoletano). Ci scappano parecchie battute dissacranti contro gli attori che si prendono troppo sul serio, come: “Devi entrare nel personaggio? Apri la porta, ed entri”, e sulla smania di certi interpreti affamati di riconoscimenti di “ripulirsi” dal proprio accento regionale (salvo poi ricaderci appena perdono le staffe). Funzionano bene soprattutto i siparietti fra Salemme e Carlo Buccirosso, che ha il ruolo di Alberto, reminescenti della lezione di Eduardo, e il trittico finale, che vede protagonista anche Tosca D’Aquino (Federica), è una piccola lezione di teatralità partenopea. Ma funziona bene anche la coppia Calabresi-Autieri (Paolo e Sara), che viaggia sulle corde della tenerezza e incorpora senza sforzo la romanità di lui, avvolta nella napoletanità accogliente e luminosa di lei. Il cammeo di Carlo Giuffré nei panni del padre di Paolo chiude il cerchio, aggiungendo un tocco di classe all’intera messinscena. La storia fila via veloce grazie ad un Salemme in grande spolvero che sà come si crea e si sviluppa una commedia di successo, lui che proviene dalla grande scuola di Eduardo. Le battute sono ben scritte, gli attori gradevoli e credibili quel tanto che basta perché questa commedia salga al di sopra dello standard italiano contemporaneo, e faccia uscire il pubblico di sala avvolti da un sorriso soddisfatto e non effimero.

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Immagine di scena tratta dal film “…E fuori nevica!”, del 2014. I tre fratelli protagonisti della divertente commedia di Vincenzo Salemme. Ai lati Carlo Buccirosso e Vincenzo Salemme, in mezzo un grande Nando Paone, nel ruolo di Cico, il fratello autistico, vero motore trainante del film di Salemme.

• Aggiornamento al saggio del 12/10/2016

Uscito nelle sale giovedì 22 settembre 2016, “Prima di lunedì” vede la presenza di Vincenzo Salemme, nel ruolo di protagonista di una commedia brillante che si regge tutta sull’istrionismo di Salemme e sulla classe di Sandra Milo. Una Volvo e una 500 si scontrano in piena Torino. Contrariamente alle aspettative, alla guida della Volvo c’è un aspirante attore squattrinato, Marco, insieme al suo migliore amico Andrea, mentre a bordo della 500 c’è un miliardario malavitoso, Carlito Brigante (il nome del protagonista del Carlito’s Way di Brian De Palma), interpretato da Vincenzo Salemme. Carlito fa a Marco una proposta che non potrà rifiutare: invece di pagare i danni causati dalla Volvo alla 500, Marco dovrà portare un gigantesco uovo pasquale (con sorpresa) da Torino a Torre del Greco, facendosi accompagnare dall’amico e dalla sorella di Andrea, Penelope, ex fidanzata di Marco in procinto di sposarsi con un altro. Si unirà a loro Chanel, l’ottantenne francese che il trentenne Andrea ha conosciuto su Internet e di cui si è invaghito credendola un’avvenente coetanea. Massimo Cappelli dirige questa commedia cosceneggiata insieme a Fabio Troiano, che nel film ha il ruolo di Marco, e Beppe Lo Console cercando di imprimerle un tocco surreale che trova il suo punto di forza nel ribaltamento delle previsioni, e il suo tallone di Achille nell’improbabilità via via crescente della trama. Soprattutto Prima di lunedì sconta un divario schiacciante fra la recitazione di Vincenzo Salemme (Carlito) e Sandra Milo (Chanel), e quella degli interpreti più giovani: la consumata esperienza teatrale di Salemme e la naurale presenza cinematografica della Milo appartengono ad un altro film, molto più riuscito e divertente – prova ne è che, negli outtake finali, le scene fra i due attori sono esilaranti e fanno rimpiangere che l’intera commedia non sia stata affidata in toto a loro, lasciandoli liberi di improvvisare secondo quell’irresistibile intuito di animali da palcoscenico. Prima di lunedì si presenta come una commedia corale che ha nelle prove di Vincenzo Salemme e Sandra Milo il maggiore punto di forza.

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La locandina del film “Prima di lunedì”, con Vincenzo Salemme, uscito nelle sale italiane a settembre 2016.

• Aggiornamento al saggio del 20/11/2016

Annata da stakanovista quella del 2016 per il Vincenzo Salemme cinematografico. A distanza di poco più di un mese dal suo ultimo film, Salemme è di nuovo al cinema con l’ultima fatica dei fratelli Vanzina, dal titolo “Non si ruba a casa dei ladri”, uscito nelle sale giovedì 3 novembre e che ha avuto un considerevole successo di pubblico e di critica, cosa abbastanza inusuale. E’ la storia di Antonio Russo ( Vincenzo Salemme) piccolo imprenditore napoletano la cui azienda è fallita perché ha perso una gara d’appalto truccata. Per poter pagare il master alla figlia negli Stati Uniti, lui e la moglie Daniela ( una bella e brava Stefania Rocca, che batte in bravura e bellezza la sua antagonista, Manuela Arcuri )trovano lavoro come camerieri presso Simone Santoro ( Massimo Ghini ), un faccendiere romano che vive in un villone con la fidanzata Lori ( Manuela Arcuri) e alimenta un giro di corruzione che ha per interlocutore primario un onorevole pugliese ammanicato con la criminalità organizzata. Quando l’onorevole finisce in manette Simone si vede costretto a recuperare in fretta e furia i fondi che ha nascosto in Svizzera. Ma Antonio viene a sapere che è proprio il suo datore di lavoro ad aver pilotato la gara d’appalto che gli è costata l’azienda, e decide di vendicarsi, non già consegnando Simone a una giustizia dagli esiti incerti, ma colpendolo dove gli fa davvero male: nel portafogli. Questa volta i fratelli Vanzina fanno leva su tutta la loro conoscenza della commedia all’italiana, costruendo una sceneggiatura solida che rende omaggio a molti titoli del passato: da In nome del popolo italiano a Pane e cioccolata a La congiuntura, per citare solo qualche titolo. Per la verità la commedia cui Non si ruba a casa dei ladri somiglia di più, pur con i dovuti distinguo, è Crimen di Mario Camerini, e non solo per la trasferta di un gruppo disomogeneo in un paradiso fiscale: anche per l’agilità della scrittura, la scioltezza della regia, la galleria dei “caratteri”. Paradossalmente, Non si ruba a casa dei ladri rimanda persino a Gomorra per il ritratto consapevole dei suoi “vincenti” come straccioni che è impossibile invidiare. La coppia Simone-Lori è infatti composta da due cafoni che in fondo si detestano, e la loro ricchezza non contiene quel potenziale di emulazione che i cumenda (anche nei film dei Vanzina) suscitavano in molte commedie anni ’80 e ’90. Simone, cui Massimo Ghini regala in pari misura tracotanza e strazio esistenziale, soffre di ulcera, ha nostalgia di un passato in cui un certo pesce pipa è una sorta di Rosabella, e si rende perfettamente conto di avere accanto un’arraffona ignorante (molto ben interpretata da Manuela Arcuri). Per contro la coppia Antonio-Daniela è davvero invidiabile per complicità e condivisione egalitaria nella buona e nella cattiva sorte. Non ci sono le solite corna da cinepanettone, e lo smignottamento è solo per recita: per avere più concessioni dalla politica, per imbrogliare un banchiere tedesco (peccato veniale, di questi tempi). E al centro della storia c’è l’etica del lavoro che si contrappone a quella dell’imbroglio, della mazzetta e del parassitismo. Questo ritorno dei Vanzina alle loro radici non è una captatio benevolentiae verso chi ha sempre pensato che gli eredi di Steno potessero fare di meglio, ma funziona perché intrattiene e fa sorridere: le battute sono intelligenti, la trama è ben costruita, la regia asseconda gli attori e il cast regge bene l’architettura narrativa, ognuno prestando la propria “maschera” in una versione leggermente inaspettata: Vincenzo Salemme è il napoletano onesto, Stefania Rocca la torinese non ingessata, Teco Celio il banchiere pieno di umane debolezze, Ria Antoniou l’estetista con il fisico da pin up e l’animo da brava ragazza. Un passo al di sopra degli altri Maurizio Mattioli, pur considerando l’enorme bravura di Vincenzo Salemme, sempre il migliore quando si tratta di “fare” commedia, i cui monologhi sono da antologia, e che ricorda a tutti una delle lezioni fondamentali della commedia: che le battute possono essere impilate una sopra l’altra senza aspettare il tempo della risata televisiva, perché anche se “arrivano” in ritardo generano quell’effetto valanga che ogni attore comico (e ogni regista di commedia) sogna di ottenere.

vincenzo-salemme
Una scena tratta dal film “Non si ruba a casa dei ladri”(2016), con Vincenzo Salemme e Stefania Rocca.

Domenico Palattella

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