Leonardo Pieraccioni, l’uomo d’oro del cinema italiano

leonardo pieraccioni
Con la vena malinconica da clown triste e l’energia comica da giullare, Leonardo Pieraccioni è stato il “Golden Boy” del cinema italiano degli ultimi vent’anni. Uno stile e una comicità lontani dalle imperanti volgarità dei tempi moderni. Dai “Laureati” e “Il ciclone” il suo è stato un trionfale successo nel mondo del cinema, leggero ma non per questo “minore”.

• L’uomo d’oro del cinema italiano moderno

Con la vena malinconica da clown triste e l’energia comica da giullare, Leonardo Pieraccioni è stato il “Golden Boy” del cinema italiano degli ultimi vent’anni. Uno stile e una comicità lontani dalle imperanti volgarità dei tempi moderni. “I laureati” (1995) “Il ciclone”(1996) hanno consacrato Pieraccioni come uno dei più affermati attori italiani degli ultimi anni. E questo vale soprattutto per “Il ciclone” ,che al botteghino incassa la superba cifra di 70 miliardi di lire, rimanendo campione di incassi assoluto del cinema italiano per oltre 15 anni, e ad oggi è il quarto film più visto della storia del nostro cinema. E non solo, nella speciale classifica dei “film che hanno incassato di più”, Pieraccioni è il regista più citato in questa lista con 6 pellicole: “I laureati”(1995)“Il ciclone”(1996), “Fuochi d’artificio”(1998), “Il paradiso all’improvviso”(2003), “Ti amo, in tutte le lingue del mondo”(2005), “Una moglie bellissima”(2007). Pieraccioni è anche detentore di un altro curioso record, ha diretto infatti, quasi tutti i film da lui interpretati:  quelli in cui non si dirige, ad eccezione de “Il mio West”, sono film in cui  non è protagonista assoluto, ma ha un ruolo minore, o al più un cammeo.

pieraccioni-regista
Il Pieraccioni regista, qui sul set del film “Un fantastico via vai”, del 2013.

All’epoca de “Il ciclone” Leonardo Pieraccioni fu soprannominato il Golden Boy del cinema italiano. Quel film l’hanno visto tutti, ogni volta che passa in televisione fa il boom di ascolti e ha mantenuto il record di incassi fino all’arrivo di Checco Zalone. SI badi bene però, il film “Sole a catinelle”, con Checco Zalone, è si il film italiano che ha incassato di più nella storia del nostro cinema, ma non è il più visto, non ha venduto più biglietti del “Ciclone”, e non è neanche nella top ten dei film più visti. Dicevamo, i meccanismi comici de “Il ciclone” sono perfetti, nonostante la loro apparente semplicità. Così Tosca D’Aquino, che nel ciclone era la vulcanica napoletana famosa per il suo “piripì”, riassume il segreto del successo del primo Pieraccioni associandolo a meccanismi comici efficaci, anche se apparentemente semplici. È il segreto dell’appeal del regista-sceneggiatore-attore-comico toscano e del suo personaggio cinematografico di uomo comune, “anche bruttino”, ma con grandi sogni e altrettanto grandi aspirazioni. Pieraccioni si presenta come uno di noi, e i suoi successi sul grande schermo (con donne bellissime, prevalentemente) sono quelli che molti italiani medi desiderano per sé (per lo più segretamente) e non raggiungeranno mai, se non da spettatori.
Pieraccioni, sul grande schermo, gioca al posto nostro (tant’è che spesso nei suoi film c’è una partitella) e tira in porta del tutto casualmente. Il suo personaggio è inconsapevolmente nato con la camicia, e il regista è abbastanza intelligente da far passare il suo successo come un colpo di fortuna (che lui, toscanamente, chiamerebbe con la “c” aspirata).
La sua forza narrativa affonda le radici nella comicità naturale dei fiorentini, nella loro spontanea irriverenza, in quella voglia di scherzare scanzonata e feroce che Monicelli ha codificato così bene in Amici miei. Ma gli (anti)eroi dei film di Pieraccioni non sono altoborghesi o aristocratici “di qua d’Arno”: il loro ambiente sociale si avvicina a quello della maggior parte di noi, e nutre quelle ambizioni piccolo-borghesi nelle quali possiamo riconoscerci. Leonardo è di volta in volta universitario, maestro elementare, insegnante di educazione fisica, professore, ma anche ragioniere, falegname, fruttivendolo, impiegato di banca, alternandosi fra vaghe aspirazioni intellettuali e solido pragmatismo spicciolo. E dicevamo come le donne che sceglie come partner nei suoi film, siano tutte molto belle, e rappresentino l’essere “donna” nel suo aspetto più estetico, senza tralasciare che le sue “donnine” (quasi come le donnine del leggendario Macario ) hanno anche un cervello. L’elenco delle sue muse ispiratrici, sono un ottimo mix tra attrici italiane e bellezze esotiche, latineggianti, di sensuale eleganza:

• Maria Grazia Cucinotta ne “I laureati” (1995)

• Lorena Forteza e Tosca D’Aquino ne “Il ciclone” (1996)

• Claudia Gerini e Mandala Tayde in “Fuochi d’artificio”(1998)

• Yamila Diaz in “Il pesce innamorato”(1999)

• Luisa Ranieri ne “Il principe e il pirata”(2001)

• Angie Cepeda in “Il paradiso all’improvviso” (2003)

• Marjo Berasategui in “Ti amo, in tutte le lingue del mondo”(2005)

• Laura Torrisi ( che diventerà la sua compagna per alcuni anni ) in “Una moglie bellissima”(2007)

• Suzie Kennedy in “Io e Marilyn”(2009)

• Ariadna Romero in “Finalmente la felicità”(2011)

• Serena Autieri in “Un fantastico via vai”(2013)

• Laura Chiatti in “Il professor Cenerentolo”(2015)

Intorno a lui si radunano gli amici di sempre, dall’imprescindibile Massimo Ceccherini che rappresenta il lato dark di Pieraccioni, quella sfrontatezza al confine con l’invettiva che Leonardo è chiamato ad arginare (“Tappami Levante, tappami!”), a Rocco Papaleo, che rappresenta invece il lato comico più esigente e raffinato del regista, la variazione jazz sullo spartito regolare e prevedibile: una corda cui Pieraccioni dovrebbe più spesso attingere. E senza dimenticare Alessandro Haber, presenza quasi fissa dei film del regista e attore toscano. Pieraccioni ha saputo essere nazional popolare senza diventare greve e populista, inserendo una misura di ingenuità (forse vera o forse no, comunque verosimile) e quella vena malinconica da “clown triste” che è la sua vera cifra narrativa, e il contraltare alla sua energia comica da “giullare”. È al suo massimo quando attinge alla realtà quotidiana e aderisce a una tipologia umana riconoscibile e vicina al pubblico, tuttavia tende però a volta a disperdersi nel fantastico, nel grottesco o nel piacione.  La magia del suo cinema levita dalle scene più colloquiali e quotidiane, dalla chiacchierata al porto fra Leonardo e Letizia (Maria Grazia Cucinotta) ne I laureati, con quella voce fuori campo che registra i pensieri inespressi di lui e che diventerà un suo espediente narrativo ricorrente, al fuoco di fila di battute dei fruttivendoli intorno al falò di Una moglie bellissima. E raggiunge i livelli più alti quando dà spazio alla vena “monicelliana” che colora di iconoclastia il conformismo dei suoi personaggi, creando quella distonia che sta alla base di ogni vera comicità.

Stasera-in-tv-su-Canale-5-I-laureati-con-Leonardo-Pieraccioni-5
La lunga e romantica chiacchierata al porto tra Leonardo Pieraccioni e Maria Grazia Cucinotta nel film “I laureati”(1995). Pellicola all’insegna di una godibile leggerezza d’intenti che incorpora in sè tutti i pregi di un’opera prima.

I laureati, Il Ciclone, Fuochi d’artificio…vent’anni di successi

Pieraccioni fa il suo esordio sul grande schermo nel 1995, con “I laureati” a sorpresa campione di incassi della stagione. La pellicola costa 2 miliardi di lire e ne incassa 15. Oltre allo stesso Pieraccioni, gli altri tre protagonisti sono Rocco Papaleo, Gianmarco Tognazzi e Massimo Ceccherini, quest’ultimo presenza inamovibile di quasi tutti i film diretti da Pieraccioni. L’anno successivo è il trionfo, dirige, scrive e interpreta “Il ciclone”, il film della vita, quello rimasto nella storia del nostro cinema e nella memoria collettiva. Nel cast i suoi amici di sempre Massimo Ceccherini e Alessandro Haber, oltre ad una strepitosa Tosca D’Aquino, forse la migliore della compagnia. Il botteghino premia la pellicola con un incasso mostruoso di 75 miliardi di lire entrando nella top ten dei film di maggior incasso e al quarto posto assoluto come biglietti venduti. La storia è semplice e gustosa. Un gruppo di ballerine spagnole di flamenco, rimaste a piedi, trova ospitalità presso la famiglia Quarini, in una bella casa della campagna toscana. La normale vita di provincia naturalmente viene sconvolta dalla verve di queste ragazze vivaci e disponibili. Il film è diventato un vero fenomeno di incassi, record italiano assoluto, ma non solo. Ha confermato la prevalenza dell’idioma toscano nel nostro cinema (i Cecchi Gori c’entreranno pure qualcosa) e riconfermato il precedente Laureati di Pieraccioni. Questo successo abnorme ha comunque delle spiegazioni. Una è il naturale “volano” del film (che ha tenuto le sale per un anno), che a un certo punto “deve” essere visto da tutti perché fa moda. Poi naturalmente c’è la grana della regia e della storia. Si può parlare di film medio che manca al nostro cinema, di sapori di commedia all’italiana, che sono ben percepibili, ma in questo caso c’è una ragione “tattile”, immediata, che capiscono tutti subito: è un film pulito, fuori dai contesti grigi, tristi, omologati, spesso malamente sociali del cinema nostrano. Un film che non invecchia mai e che non ci si stanca mai di vederlo. Presenta poi, qualcosa che non si vedeva dai tempi di Poveri ma belli: la felicità di vivere. Una felicità, che non sarà aderente al nostro momento storico, ma è una bella fortuna che qualcuno ce la descriva almeno nella finzione. Per non essere troppo convenzionale e rassicurante e per una doverosa necessità di trasgressione, il regista ha pensato a qualche aggiustamento come quello della sorella felicemente (anche lei) lesbica. La forza de Il Ciclone è poi nell’affiatamento tra gli interpreti, prerogativa peraltro di tutti i film del regista toscano, all’insegna del motto “la squadra fa la forza”. Pieraccioni si dimostra sovrano in quel genere di comicità lieve e, anche se a volte cerca la risata facile con la battuta “scollacciata”, non risulta mai sgradevole o volgare. Un plauso speciale a Tosca D’Aquino, il cui ingresso nel ristorante fiorentino al grido di “Buonasera a tutti, spagnole e non”, unito al celebre “piripi” ha creato un cult sempreverde, e a Massimo Ceccherini, che in questo film riesce a essere simpatico persino bevendo un cappuccino coricato in una bara… Nel complesso un film divertente e originale che ha avuto il successo che meritava, rimanendo negli annali. Pieraccioni con “Il ciclone” fa incetta di premi nazionali, vincerà due David di Donatello e due Nastri d’argento, dominando in lungo e in largo l’annata cinematografica.

il ciclone
La locandina del “Ciclone”, il film che ha battuto ogni record di incasso, rimasto ininterrottamente nelle sale italiane per oltre un anno. Il suo stile, la sua allegria, la sua freschezza avulsa da qualsiasi volgarità spicciola, è rimasta nel cuore della gente.
pieraccioni 2
Pieraccioni con la deliziosa Tosca D’Aquino nella scena del ristorante, una delle più spassose del film “Il ciclone”.

L’anno successivo il successo viene replicato con Fuochi d’artificio, in cui la trama varia ma non il modus operandi, e il pubblico e la critica confermano il loro apprezzamento con un incasso di 70 miliardi, quasi al pari de Il ciclone. Pieraccioni viene considerato uno dei comici migliori del momento. Successivamente dirige due pellicole di discreto successo: Il pesce innamorato (1999) e Il principe e il pirata (2001), quest’ultimo vincitore del Nastro d’argento per la miglior colonna sonora. Nonostante buoni riscontri da parte della critica e al botteghino, i due film non riescono a ripetere gli eccezionali numeri dei precedenti Il ciclone e Fuochi d’artificio. Anche se Il pesce innamorato si issa nella top ten dei film più visti della storia del cinema italiano. Quel che mancherà a sprazzi nel Pieraccioni post “Fuochi d’artificio”, è la continuità della qualità del prodotto cinematografico. Spesso alternerà film riusciti ad altri poco fluidi nella loro composizione e nel loro sviluppo. Così dopo il flop de “Il principe e il pirata”, i successivi tre film di Pieraccioni, registrano un ritorno ai fasti delle origini, anche se è chiaro che un capolavoro come Il ciclone, sarà impossibile riuscire ad imitarlo. Nel 2003 l’attore toscano torna al cinema con  Il paradiso all’improvviso che, pur senza stravolgere completamente il suo stile, lo unisce alla spiritosaggine sgrammaticata di Anna Maria Barbera, in arte Sconsolata, oltre che al sempre presente Alessandro Haber e all’amico Rocco Papaleo, che Pieraccioni ritrova otto anni dopo “I laureati”. Il film si laurea campione di incassi della stagione, ennesimo trionfo della verve toscana di Pieraccioni. Stessa cosa succede nel 2005, quando torna nelle sale con  Ti amo in tutte le lingue del mondo, distribuito da Medusa Film, dove Giorgio Panariello interpreta suo fratello e Massimo Ceccherini un frate. La pellicola è nuovamente campione di incassi dell’annata. E manco a dirlo anche il 2007 è un’annata targata Pieraccioni, esce nelle sale “Una moglie bellissima”, con Rocco Papaleo, Massimo Ceccherini,  Laura Torrisi, ex concorrente del reality Grande Fratello alla sua prima prova d’attrice, e Gabriel Garko.

laura-torrisi-con-leonardo-pieraccioni-in-una-moglie-bellissima-49935
Il fruttarolo toscano de “Una moglie bellissima”(2007), con Laura Torrisi, che da quel film in poi diventerà, per almeno un lustro, la compagna di vita di Pieraccioni, culminato con la nascita della loro figlia Martina.

Pur ottenendo sempre ottimi riscontri al botteghino, i film di Pieraccioni dal 2009 in poi, non saranno più campioni di incassi, e lo stesso regista alternerà pellicole riuscite ad altre piuttosto insulse o ripetitive. In tal senso sotto tono risultano essere “Io e Marilyn”(2009)“Un fantastico via vai”(2013), forse i peggiori film dell’attore toscano. Viceversa scintillanti, curiosi e molto divertenti saranno “Finalmente la felicità”(2011) e soprattutto “Il professor Cenerentolo”(2015) in cui si vede un Pieraccioni diverso dal solito, avvolto da una comicità amara e al passo con i tempi. Andando con ordine, nel 2009 Pieraccioni è in sala con il non azzeccato  Io & Marilyn, prodotto da Medusa Film, come di consueto, nel periodo natalizio, nel quale è l’unico a poter parlare col fantasma della famosa attrice Marilyn Monroe. Il film ottiene un buon successo al botteghino, ma incassa molto meno delle precedenti pellicole. Dello stesso periodo d’uscita e stesso produttore è il film di Natale 2011: Finalmente la felicità vede Pieraccioni nei panni di un professore musicista di Lucca, che scopre di avere una sorella adottata a distanza dalla madre, interpretata da Ariadna Romero. Nel cast ancora una volta è presente Rocco Papaleo. E stavolta la verve sembra essere tornata quella dei tempi migliori. Un passo indietro si registra invece nel 2013 con “Un fantastico via vai”, che comunque confermerà buoni incassi al botteghino.

leonardo-pieraccioni-e-rocco-papaleo-in-una-scena-di-finalmente-la-felicita-224999
Leonardo Pieraccioni e Rocco Papaleo, qui co-protagonista, danno vita ad un film spumeggiante come “Finalmente la felicità”(2011), con alcuni duetti molto divertenti.

• Il Professor Cenerentolo: il film di recente uscita

Di ultima, e recente uscita, è invece “Il professor Cenerentolo”, con Laura Chiatti, Massimo Ceccherini, Flavio Insinna, Davide Marotta ( il nano di Fellini ) e Sergio Friscia. Leonardo Pieraccioni in corrispondenza di Natale ha fatto uscire questo suo ultimo lavoro cinematografico, appunto “Il Professor Cenerentolo”, che ha convinto, e non poco. La storia tratta di un ingegnere, in difficoltà economica, che deve scontare alcuni anni in prigione dopo un tentativo di rapina in una banca in cui è stato scoperto in flagrante e successivamente condannato. In carcere riesce ad instaurare ottimi rapporti con tutti, fra cui il direttore del carcere (Flavio Insinna) e la figlia. All’insaputa però del suddetto direttore, il professore riesce ad incontrarsi con una bella e giovane donna (Laura Chiatti), mentre è impegnato nel lavoro diurno esterno al penitenziario nella locale biblioteca. La storia, semplice, fila bene e non annoia, l’ex “ciribiribì Kodac” ( il nano Davide Marotta ), è una simpatica riscoperta. Bene Pieraccioni e bene fa al cinema italiano questo film, che, anche con budget limitati, riesce ancora a far divertire. Non totalmente d’accordo la critica, nel ritenerlo un film pienamente riuscito, è piaciuto comunque al pubblico, che non ha fatto mancare il suo apporto, e una cosa appare chiara e lampante, ed è un punto a favore di Pieraccioni e del film: per l’ennesima volta ( e questo è un pregio ), il regista e attore toscano naviga lontano dalle volgarità imperanti del cinema attuale, scegliendo sempre una comicità ed un linguaggio mai scurrili e volgari.

il-professor-cenerentolo-poster
La locandina dell’ultimo film di Pieraccioni, uscito nelle sale il 7 dicembre 2015, “Il professor Cenerentolo”, una favola di animo buonista, però strettamente ancorata ai tempi d’oggi. Musa di Pieraccioni stavolta, la biondissima Laura Chiatti.

Del Professor Cenerentolo, rimangono però parecchi punti a favore, non uno soltanto. Dopo il discutibile Un fantastico Via Vai delle Feste 2013 dove il comico toscano era un attempato fuorisede che autocitava I Laurati, Pieraccioni cerca la via dell’innovazione con una commedia sempre dolce ma con taglio sociale, toccando seppure molto di lato il tema della detenzione e dell’Italia in crisi. Tutti fattori che inducono Leonardo Pieraccioni a portare al cinema una commedia frizzantina, dalle sfumature vagamente sdolcinate e stempiate di realtà, impiantando la mappatura degli eventi nella caratteristica isola di Ventotene, chiaramente arricchita da lineamenti prettamente fiorentini che sanno dare uno smalto colloquiale, fresco e succulento alla pellicola. A vent’anni dal suo esordio cinematografico, il regista de I Laureati decide di rimodulare il suo personaggio, accantonando la verve pungente che lo ha contraddistinto in questi anni per approcciarsi a un uomo più maturo, forse più realista, che osa mettere da parte i sogni e la faciloneria per aggrapparsi disperatamente e smodatamente alla contemporaneità. E tutto sommato a modo suo ci riesce. Non è crepuscolare come “Un fantastico via vai”, ma lo spirito di quei personaggi sospesi in una dimensione quasi atemporale sembra caratterizzare anche le figure del nuovo film di Leonardo Pieraccioni. Insomma una storia all’italiana, in cui le cattive azioni vengono machiavellicamente oberate da nobili intenzioni e per essere liberi, si sa, nel Bel Paese basta solo la fantasia! E di riuscito, rimane come al solito nei film di Pieraccioni, il gioco di squadra e i personaggi di contorno: dal nano con inclinazioni da detective di Davide Marotta, al direttore del carcere interpretato da Flavio Insinna; e poi la bellissima Laura Chiatti, descritta con qualche rotella fuori posto; e soprattutto la follia delirante dell’immancabile Massimo Ceccherini, dai capelli lunghi e biondi, il migliore in assoluto della compagnia.

maxresdefault (2)
Una delle scene più divertenti del “Professor Cenerentolo”(2015), con la folle e pazza vis-comica del grande Ceccherini, dalla folta chioma bionda.

Domenico Palattella

Annunci

2 pensieri su “Leonardo Pieraccioni, l’uomo d’oro del cinema italiano

  1. Inferiore al primo Pieraccioni, dei “Laureati”, del “Ciclone” o di “Fuochi d’artificio”, ma comunque segna un netto distacco rispetto al flop qualitativo di “Un fantastico via vai”, di due anni fa. “Il professor Cenerentolo” è una bella favola al passo con i tempi. Pieraccioni è comunque sempre bravo, e riesce sempre ad avere un cast di caratteristi molto affiatati. Da vedere, nel suo complesso, per passare un’ora e mezza in spensieratezza, anche se si ride amaro.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...