Sketch tratto dal film “Non ci resta che piangere”(1984) con Troisi e Benigni. La lettera a Savonarola.

Unico film in coppia di due grandi amici, nonché straordinari interpreti, “Non ci resta che piangere”(1984) è ricco di citazioni storiche ed è rimasto nell’immaginario collettivo per le invenzioni e le gag di Troisi e Benigni. Mario (Troisi) e Saverio (Benigni), trovato chiuso un passaggio a livello, passano la notte in una locanda, ma la mattina scoprono di essersi risvegliati a “Frittole”, nel 1492. Devono adeguarsi alla vita dell’epoca pur sperando di rientrare nel loro mondo. Fra le tante gag è da menzionare la scena della scrittura di una lettera a Girolamo Savonarola ( qui proposta ), chiara citazione dell’analoga scena interpretata da Totò e Peppino De Filippo in “Totò, Peppino e… la malafemmina”. Troisi e Benigni passarono insieme tutta l’estate del 1983, alla ricerca di ispirazione e idee per il film che tanto vorrebbero girare. Prima giocano a ricordare e interpretare personaggi famosi del passato, e trascorrono le serate fingendo di essere, a turno, uno Freud e l’altro Marx, impegnati in interviste impossibili e dialoghi esilaranti e surreali. Poi cominciano a pensare che sarebbe buffo tornare indietro nel tempo e cercare di sorprendere gli antenati inventando una lampadina o uno sciacquone, senza in realtà sapere come queste cose funzionino. Una sera, mentre Troisi è alle prese coi fornelli, provano a immaginare cosa potrebbe accadere se in cucina con loro ci fosse anche Leonardo Da Vinci…e da questo spunto cominciarono a lavorare a quello che poi diventerà il ben noto capolavoro della loro comicità. Le invenzioni hanno grazia e spirito: l’idillio di Troisi che si spaccia da artista intonando Yesterday, Volare e Fratelli d’Italia e la fanciulla che esprime entusiasmo ripetendo all’infinito i verbi; quel daziere automatico che reclama anche lui all’infinito lo stesso balzello; e quella madre che avendo perduto tutti in famiglia per colpa del Savonarola, accoglie gli ospiti come figli, ma ha un occhio di riguardo soltanto per Troisi e continua a ringraziarlo anche quando è Benigni a prendersi cura di lei.

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