Il cinema secondo Franco Franchi e Ciccio Ingrassia

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Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, due geni incompresi? Due grandi comici trascurati dalla critica? Due onesti attori di avanspettacolo? Franco e Ciccio erano molto di più. Erano una coppia comica. Anzi la coppia comica italiana per eccellenza, che ha dominato il cinema italiano degli anni ’60 e ’70. Tempi comici perfetti, amatissimi dal pubblico di tutte le generazioni.

Dopo una introduzione, che descrive l’essenza del successo della coppia, la parte su cui vorrei che il lettore focalizzasse l’attenzione è quella dedicata al cinema di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Una storia cinematografica raccontata però da loro stessi, e dagli attori e autori che hanno lavorato con loro. Vedrete, sia pur nella soddisfazione e nella consapevolezza di essere rimasti nella storia del cinema italiano, anche la delusione per la scarsezza di idee, di mezzi e di risorse del cinema nazionale anni ’60 e ’70. Ma anche la scarsa considerazione che la critica aveva nei loro confronti, ma mitigata ( e quanto ) dal successo enorme che il pubblico del cinematografo conferiva loro; e in fondo anche dalla stima che entrambi ricevettero da attori e registi importanti, come Fellini, Pasolini o Comencini, per citarne alcuni.

1. Introduzione: l’essenza della comicità della coppia

Abituati alle gag visive di Jerry Lewis o ai complessi rituali di Stanlio e Ollio o alle battute e alla maschera di Totò, Franco e Ciccio sembravano provenire da un mondo totalmente diverso. L’arrivo dei due “siculi” sui grandi schermi italiani, a inizio anni ’60, stravolse il cinema comico e popolare italiano. Un mondo di provenienza certamente più adulto, più reale, più povero, forse anche più moderno. I due erano affamati di tutto: cibo, sesso, continente. E non facevano niente per mascherarlo. Franco e Ciccio erano unici. Li univa la fame, la sicilianità, la gavetta teatrale e il fisico, che li incastrava fra loro grazie a chissà quale Dio della comicità. Lo aveva capito Ciccio quando aveva scelto fra tanti comici possibili per esordire a Castelvetrano nel 1955 proprio Franco, che pure si era sempre esibito per la strada; per non parlare di Mario Mattoli, che li aveva introdotti al cinema con “Appuntamento a Ischia”; o Garinei e Giovannini, che li avevano visti a Roma nel 1961 e li avevano subito scritturati; o Domenico Modugno, che cercò di avere da loro un’esclusiva un pò capestro per cinque anni. Non spalla e comico, ma un corpo unico in azione, come Stanlio e Ollio, dove i ruoli possono invertirsi in ogni momento. Al di là della loro solo apparentemente rigida fisicità. Uno, Ciccio, che sembrava un palo, alto e magro, l’altro, Franco, che era un uomo di gomma, così mobile e snodato. Ma bastava un niente per irrigidire Franco come un pezzo di marmo, trasformandolo in bilancia umana di massima precisione, e Ciccio in virgola che si chinava su di lui, pronto a farlo oscillare o a tirarlo su come uno stoccafisso. Corpi e maschere in continua evoluzione e comunicazione. Pupi e pupari. Fatti ora di terra ora di marmo ora di aria. Ognuno aveva bisogno del corpo e della voce dell’altro. Non è affatto facile costruire una coppia comica. E basta un niente a distruggere tutto. Soprattutto psicologicamente, come dimostrerà la loro stessa storia, che li vedrà separarsi e riunirsi fin troppe volte, anche se a onor del vero, la prima separazione corrisponde con il dodicesimo anno di carriera cinematografica unitaria. Su questa altissima e fragilissima costruzione comica, la natura aveva voluto che Franco e Ciccio avessero le facce che avevano. Facce che raccontavano la loro storia personale e quella di un paese che usciva da anni di fame, di guerra, di miseria. Facce che rimandavano ad altri milioni di facce intagliate dalla miseria, l’onore, l’orgoglio. Un’Italia che allora esisteva e che il neorealismo aveva lanciato in tutto il mondo, ma che, nei democristianissimi anni ’60, nel pieno del boom economico, avrebbe forse preferito nascondere. Franco e Ciccio sembravano due appena presi dalla strada. La forza della loro comicità è quella della tragicità di un’Italia antichissima, nobile, affamata e sottoproletaria. Per questo piacevano tanto a Pier Paolo Pasolini, che vi leggeva un sottoproletariato impossibile da urbanizzare; o a Fellini, che vi leggeva l’Italia che non trovava nella commedia cinematografica; o a Carmelo Bene, che vi leggeva il grande teatro di strada. Per questo non piaceva ai critici cinematografici italiani del tempo. Del resto cosa si poteva pretendere da un sistema culturale che era stato appena scosso da film come La Dolce Vita di Fellini o Accattone di Pasolini e che si era trovata inadeguata già a commentare questi capolavori? Non avevano capito granché di un film come Il sorpasso di Dino Risi, figurarsi se avrebbero speso il loro tempo con Sedotti e bidonatiCome svaligiammo la Banca d’Italia.

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Ciccio Ingrassia e Franco Franchi in una scena del film “I due evasi di Sing-SIng”(1964), una delle loro migliori pellicole.

Però piacevano, ed anche tanto, a tutto un pubblico che si stava muovendo, o si era già mosso, dal Sud al Nord in cerca di lavoro, esattamente come i nostri due eroi, e stava imparando l’italiano con la tv. Del resto , anche Franco e Ciccio parlavano di film in film un siciliano sempre più italianizzato. E piacevano al punto da riempire le sale non solo al Sud, ma soprattutto al Nord, visto che ormai le città del Nord erano diventate città del Sud. Facendo la fortuna dei loro tanti produttori, che rispondevano obbligandoli a macinare film con ritmi da catena di montaggio. Nessuno si chiese se i film di Franco e Ciccio fossero belli o brutti, se alcuni fossero più interessanti di altri. Il loro successo era un fenomeno di massa, un fenomeno sociologico veramente rilevante. Ma se illustri maestri della settima arte, Pasolini, Fellini e Comencini, vedevano con occhi affettuosi e poetici i loro film, la stragrande maggioranza dei critici italiani seguitava a liquidarli rapidamente; nel contempo i due erano diventati sempre più un appuntamento fisso per le famiglie italiane, una volta al mese, puntuale come un orologio svizzero usciva un loro film nelle sale. Pasolini aveva proposto addirittura una retrospettiva dei loro film al festival di Venezia, ma era stato liquidato come il solito, grande provocatore dei tempi moderni. Eppure, tra qualche film “alto” girato dalla coppia e quelli cosiddetti “sporchi”, il pubblico continua a preferire questi ultimi, i loro film più ruspanti, i loro “schemi sporchi” girati in fretta e senza sosta: il pubblico continua a preferirli ad esempio ne “Due mafiosi contro Al Capone”, piuttosto che nell’elegante quadretto pirandelliano dei fratelli Taviani, “Kaos”, nell’episodio “La giara”, dove è sotto gli occhi di tutti, Franco e Ciccio superarono se stessi. Kaos(1984) era il premio finale, ma anche il contentino, il lavarsi la coscienza da parte del nostro cinema “alto” per aver attraversato vent’anni di gironi di cinema “basso”, ricavandone oro per una serie di produttori non proprio angelici. Adesso tutti i critici potevano tranquillamente elogiarli, e loro riceverlo la standing-ovation al festival di Venezia del 1984. I critici non avevano capito quel centinaio di film firmati da Simonelli, Fulci, Grimaldi, Girolami, Corbucci…? Pazienza, con i fratelli Taviani la sciagurata coppia Franco e Ciccio poteva finalmente andare in Paradiso e i critici salvarsi la coscienza. Sedotti e bidonati, Due samurai per cento geishe, Due bianchi nell’Africa Nera, Indovina chi viene a merenda?, Armiamoci e partite! Franco e Ciccio avevano girato almeno venti grandi film comici, o forse venti film dove erano grandi comici. E poi una sfilza di altri titoli, per un totale di 114 film interpretati insieme in 12 anni: cifre pazzesche, media di 10 film l’anno. Certo, i loro registi non erano paragonabili a Blake Edwards, ma il nostro cinema comico, dai tempi di Totò, era questo: velocità di esecuzione, grandi gag improvvisate degli attori, gioco liberissimo della parodia e battute pesanti. Mattoli, Steno, Mastrocinque insegnavano. E, comunque, i film di Lucio Fulci erano diversi da quelli di Giorgio Simonelli e quelli di Gianni Grimaldi non erano come quelli di Nando Cicero; Mario Bava aveva avuto la grazia di accostare Ciccio a Vincent Price e Luigi Scattini aveva osato inserirli dentro un mondo movie “stracult”, interpretato insieme a Jayne Mansfield, dal titolo L’amore primitivo. Franco aveva una superba forza di comico primordiale. Non era facile a pensare a qualche comico più “antico” di lui. Una vera forza della natura. Ciccio era più riflessivo, più “all’inglese” oserei dire. Lo stesso rapporto di coppia era eterno e inevitabile, sapevano perfettamente che dove vedi Ciccio pensi a Franco, e dove vedi Franco pensi a Ciccio: un rapporto indissolubile, al di la delle schermaglie rituali. Ciccio poteva lavorare da solo con chiunque nel cinema impegnato, quel che fece, Vancini, Petri, Fellini; e Franco continuare ad eccellere nel genere comico e della parodia; ma nel “giorno di Santa Rosalia a Palermo insieme dovevano stare”. Di questo doppio cordone ombelicale e specchiante, entrambi ne erano fieri e orgogliosi. Avevano ottenuto entrambi delle vittorie, e negli anni della separazione, soprattutto avevano dimostrato a se stessi di saper recitare anche al di fuori dalla comicità e dalla coppia. Rafforzati, avevano però capito, quanto fosse importante il loro rapporto, nonostante litigassero spesso, spessissimo, perché erano orgogliosi e permalosi, quando facevano la pace si abbracciavano, convinti fino in fondo di volersi bene sul serio. Sapevano comunque di non poter fare a meno l’uno dell’altro, e quando Franco venne ricoverato in ospedale d’urgenza, una mattina di  dicembre del 1992, l’ultimo a stringerli la mano e a rimanere affianco a Franco fino alla morte avvenuta la stessa mattina fu proprio Ciccio, gli morì in pratica tra le braccia, dopo 40 anni di vita comune. Uno dei loro leit-motiv recitava così: “Sempre insieme dobbiam per forza star, sempre insieme da qui all’eternità”, volenti o nolenti, sapevano bene entrambi, che sarebbe stato lo slogan della loro coppia, per sempre, per l’eternità.

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Ancora un’altra immagine di scena, della coppia d’oro del cinema italiano. Stavolta la foto è tratta dal film “I due sergenti del generale Custer”(1965), ambientata stavolta durante la guerra di secessione.

2. La coppia

• C’è più Italia in un film di Franchi e Ingrassia che in tutte le commedie all’italiana. ( Federico Fellini )

• Dove lo vado a trovare uno come Ciccio? Lui col suo carattere, io col mio, che poi siamo l’opposto…Nel momento in cui ci siamo conosciuti, nel momento in cui decidemmo di andare avanti insieme, sicuramente ognuno di noi aveva capito che l’altro faceva parte della sua vita. ( Franco Franchi )

• Noi siamo “la coppia”. Vedi, anche quando siamo stati separati, siamo sempre stati insieme. Dove ci sono io c’è anche Ciccio e dove c’è Ciccio cerchi sempre me. Come Stanlio e Ollio. Quando Ollio girò quel film con John Wayne non faceva ridere, perché pensavi sempre a Stanlio. Franco e Ciccio sono una di quelle fotografie che non si possono stracciare. Una volta gli dissi, a Ciccio: “Dio ci ha fatto così [ mostra indice e medio della mano]. Se fossimo stati così [ rovescia le dita], sarebbe stato diverso”. ( Franco Franchi )

• Anche De Sica, sul set del “Giudizio Universale”, mi raccomandò di restare sempre con un attore bravo come Ciccio: siamo tutti e due palermitani, abbiamo sofferto la fame, e io continuo a essere affascinato da quella sua aria da eterno aristocratico caduto in disgrazia. ( Franco Franchi )

La coppia ha modificato tutto, siamo passati dalla povertà alla ricchezza, non eravamo nessuno, siamo diventati qualcuno. E’ come se avessimo giocato insieme una schedina al Totocalcio e avessimo vinto 50 miliardi. Ha cambiato tutto, la mia vita, il mio carattere, perché con i soldi diventi un altro. ( Ciccio Ingrassia )

• L’amministratore della coppia sono io. Ho più esperienza e sono più portato per gli affari. “Ciccio, pensaci tu” mi diceva Franco, terrorizzato dai conti e dai numeri. E io, anche nel periodo in cui non stavamo più insieme, riempivo moduli, compilavo la sua dichiarazione dei redditi, pagavo le sue tasse, ritiravo i suoi documenti, li regolarizzavo e glieli spedivo. ( Ciccio Ingrassia )

• Anche il fatto della percentuale uguale serve a tenere unita una coppia, non crea invidie. Sa perché noi siamo sempre andati d’accordo? Per i soldi spartiti fraternamente e perché, fuori dal posto di lavoro, non ci vedevamo. Così non si creano pettegolezzi e incomprensioni, neppure nei rispettivi ambienti familiari: ognuno a casa propria, ognuno con i suoi. ( Franco Franchi )

• Nessuno di noi due è “capo”. Vero è che di solito quello che “abbozza” sono io, ma non perché mi senta un gregario. Quando vedo che lui ha ragione, quando mi accorgo che il motivo della discussione è insignificante, cedo alle sue pretese. Franco è più impulsivo e collerico, io sono di carattere più mite. Secondo me, Franco è un discolo, un ragazzone. Ha i suoi divertimenti: scrive versi, compone musica e cose del genere. Si vede che così scarica le sue tensioni, non litighiamo certo per queste cose. ( Ciccio Ingrassia )

• Con le nostre smorfie, con film che non sono entrati mai nelle sale di prima visione, ma che fanno la seconda, la terza, le sale parrocchiali e il telone-lenzuolo, noi rendiamo un miliardo e mezzo a film. Scoperto che i nostri personaggi suscitano da parte di un certo pubblico una simpatia enorme, ci obbligano a raccogliere solo quella. I nostri film vengono fatti con pochissimi soldi, pochissimo tempo e pochissimi attori: il nostro entourage, in pratica la nostra compagnia. Diamo al pubblico una realtà esasperata, la gente ci sente simili a loro. ( Franco Franchi )

• L’estate prossima [1966] Franco Franchi e Ciccio Ingrassia festeggeranno a Palermo il decennale del loro sodalizio artistico. Nei loro progetti è prevista una grande tavolata da organizzare all’aperto ai Quattro canti, il rione dove sono cresciuti. “Una tavolata di almeno mezzo chilometro” ha annunciato Franchi, “alla quale siederanno come ospiti d’onore i guitti, i capocomici, gli stornellatori, i cantastorie, i posteggiatori e tutti i poveri diavoli del vecchio avanspettacolo di Palermo e provincia, insieme ai quali io e Ciccio abbiamo iniziato la nostra carriera e senza dei quali, forse, oggi non saremmo quelli che siamo e non avremmo scoperto il cinematografo. ( Settimana Incom del marzo 1966 )

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Franco e Ciccio, con Domenico Modugno nel film “L’onorata società”(1961). Domenico Modugno, insieme al regista Mario Mattoli, fu il primo a credere nelle enormi capacità della coppia, e in qualche modo ad aprirli le porte del successo e del cinema italiano.

3. Franco, Ciccio e il cinema

• Modestamente, il cinema comico italiano degli anni ’60 si chiama Franchi e Ingrassia. ( Ciccio Ingrassia )

• Per colpa di Franco abbiamo ricevuto la metà di quanto avremmo potuto guadagnare. Quando un produttore ci proponeva un film, lui accettava la prima offerta, ovviamente la più bassa. “Ciccio, è meglio così”, mi diceva ” se non teniamo bassi i prezzi, finisce che non ci chiamano più”. La cosa mi faceva andare in bestia. Per serie intere non abbiamo guadagnato più di 400.000£ a film. Poi, con “I due mafiosi”, e tutta la serie che ne è seguita, è cominciato anche per noi un momento felice. Solo che, invece di quaranta milioni, ne accettavamo venti, sempre la metà. Buzzanca in tre film ha guadagnato quanto noi in non so quanti. ( Ciccio Ingrassia )

• L’unico caso di film con genesi anomala è stato “I due mafiosi” di Giorgio Simonelli del 1963, primo di una lunga serie prodotta dalla Fida Cinematografica. L’idea del produttore Edmondo Amati era di rendere più originale del materiale filmato di spogliarelli parigini con la nostra presenza, sulla scia del filone inaugurato nel 1959 da Alessandro Blasetti con “Europa di notte”. Si trattava, quindi, di un film di montaggio che si sarebbe dovuto chiamare “Due siciliani a Parigi”, in cui avremmo dovuto commentare da turisti le attrazioni erotiche dei locali d’ oltralpe con l’aiuto di qualche battuta salace. Ma Simonelli, con il quale abbiamo realizzato undici film, convinse Amati a rivedere il progetto, riducendo il materiale originale e concedendo a noi maggior spazio. E così nacque “I due mafiosi”, perché in quel periodo era uscito “Mafioso” di Lattuada con Alberto Sordi. L’intuizione di Simonelli, vecchia volpe registica italiana, si rivelò vincente, così come Amati era una vecchia volpe del cinema ed era soprattutto abile a parodiare i titoli di altri film di successo. Questo segnò il boom inaugurando un filone; in seguito, infatti, sarebbero venuti “Due mafiosi nel Far West”, “Due mafiosi contro Goldginger”, “Due mafiosi contro Al Capone”. ( Franco Franchi )

• La bomba Franchi-Ingrassia è scoppiata. Gli otto film interpretati dalla coppia nella stagione 64-65 hanno incassato sinora cinque miliardi e mezzo di lire. Media: quasi 700 milioni a film. Un exploit che non era mai riuscito a nessuno degli attori del nostro cinema. Neanche al Totò dei tempi d’oro. Neanche ad Alberto Sordi… ( “Il giorno”, 13 ottobre 1965 )

• Facevamo “L’onorata società, il nostro primo vero film, e lì avvenne uno scambio, cioé De Sica, chiamato da Modugno, di cui era molto amico, venne a fare una partecipazione in questo film, però a sua volta Modugno si impegnò a cedere Franchi e Ingrassia per “Il Giudizio universale”, dove avevamo un piccolo episodio- che poi è uno dei più belli- di due che fanno a gara per avere il posto di chi è più povero…De Sica come regista era davvero grande, e per noi l’idea di fare un film diretti da lui fu una cosa da sogno,, perché pensavamo di arrivare chissà dove con un De Sica regista e tutto quel cast di attori internazionali. Il film però andò maluccio e non ci giovò per niente. Fu comunque una stupenda esperienza umana e di cinema. ( Franco Franchi )

• I nostri registi migliori erano Fulci e Simonelli, avevano il mestiere per i film comici, ed erano veloci. Poi c’è stato anche Nando Cicero, uno dell’Asmara, bravo. Poi ha cominciato a fare sti filmetti tipo “L’insegnante”, ecc. ecc. e di è buttato via. Però non era male, era molto attento, aveva ritmo e gusto. ( Franco Franchi )

• Per il nostro primo film con Fulci, “I due della legione”, ci pagarono tre milioni in due. Uscì il giorno di Ferragosto a Torino, e alla sera ne aveva già incassati quattro. “I due evasi di Sing-Sing” guadagnò nel 1964 un miliardo! E allora il biglietto costava, mi pare, dalle tre alle seicento lire. ( Ciccio Ingrassia )

Franchi e Ingrassia…un lungo periodo della mia vita. Con loro feci diversi film, alcuni non erano male…Con Franchi e Ingrassia è rimasto sempre, fino a pochi anni fa, prima che Franchi morisse, un rapporto straordinario. Erano due ottimi comici atellani. Due comici che riproponevano il tema del “comico di gag”, in quanto loro leggevano le gag. A differenza di Totò, che era un genio, un grande parlatore, ma lui le gag non le leggeva. ( Lucio Fulci )

• Franchi era stato anche pasticciere. Aveva lavorato a Palermo, da Dagnino. Era bravissimo. E quando si girava, specialmente a Roma, era quasi una consuetudine che, poco prima della fine della lavorazione, mandasse Gregorio, il suo autista, a prendere un furgone di cannoli e di cassate da Dagnino, appunto, e li offrisse a tutta la troupe. ( Giovanni Fago, aiuto regista )

• Io ero molto amico di Ciccio. Andai a trovarlo alla De Paolis, dove giravano un film di Fulci, e lì mi fecero fare la prima posa cinematografica. Devo a loro più di tutti, la mia fortuna cinematografica degli anni a venire. ( Lino Banfi )

• C’era la scena in cui a teatro dovevamo fare il cosmo…Lo facemmo in un piccolo teatro di Cinecittà. Era composto da panni neri e alcune lampadinette buttate lì…Siccome il cosmo non ha dimensioni, con la macchina al ralenti io avrei fatto Franchi che vagava nel cosmo…lui faceva un salto, con un tappeto elastico, era abbastanza bravo in questo, e poi vagava…a un certo momento io stavo là…preparavamo la scena, con l’ingresso nel cosmo anche di Ciccio, quando improvvisamente, da una finestrella sopra i tendoni neri che avevamo messo, si affaccia un elettricista e dice: ” A’ dottò…il cosmo è pronto!”. Questa ha fatto il giro di tutto il cinema italiano. Il film in questione era “00-2 Operazione Luna”, uno dei miei migliori film insieme a Franco e Ciccio. ( Lucio Fulci )

Quello che preferisco è “I due evasi di Sing-Sing”, e un altro che mi piace molto, perché è molto pulito, molto lineare, molto carino, è “Come svaligiammo la Banca d’Italia”. Sono certo che Franchi e Ingrassia resteranno. Ancora qualche anno e succederà a loro quello che è successo a Totò. ( Lucio Fulci )

• “Come svaligiammo la Banca d’Italia” è un’altra franchingrassiata a colori. ( Leo Pestelli, “La stampa”, 3 marzo 1966 )

• Con tutto il rispetto per Totò, con Franchi e Ingrassia usavamo lo stesso sistema, solo che loro non erano eccezionali come Totò. Però avevano qualcosa che Totò non aveva: il gusto della gag visiva. Avevano molta inventiva, c’era la scuola dell’avanspettacolo. SI integravano con le loro qualità: uno più razionale e l’altro più istintivo. Con me erano abbastanza disciplinati, forse più con me che con altri, perché si fidavano, perché sapevano che avevo lavorato per Totò, per Sordi. Io poi, con gli attori, sono abbastanza duretto, sempre. Poi c’è stata l’inflazione dei loro film, e loro non avevano le spalle di un Totò. Totò si rinnovava, a modo suo, loro no, e, pur essendo degli ottimi comici, hanno forse esagerato, si sono ripetuti troppo. Sono convinto però che, tra i miei film, quelli che gli storici prima o poi riscopriranno sono quelli con Franchi e Ingrassia, perché erano due comici puri, dissacranti, di una purezza incredibile rispetto a una tradizione. Ho fatto più di venti film con loro! Per anni mi sono portato il marchio di Franchi e Ingrassia, ma io rispondo sempre di vantarmi di aver fatto questi film. Tra vent’anni [ intervista di metà anni ’90] molti di questi film saranno vivi, quando metà della commedia all’italiana sarà morta perché troppo datata. E’ questa la grandezza di Franco e Ciccio. ( Lucio Fulci )

• Franco e Ciccio hanno rappresentato per anni l’unico prodotto comico italiano a diffusione internazionale, e la prova l’ho avuta quando due funzionari iraniani vennero a Roma per propormi di dirigere l’Istituto di cinematografia del loro paese. La stima che nutrivano per me era dovuta al grande successo di pubblico e di critica che “I due evasi di SIng-Sing” e “00-2 agenti segretissimi”, da me diretti, avevano riscosso in Iran. ( Lucio Fulci )

• In fase di sceneggiatura noi collaboriamo, ci mettiamo con gli sceneggiatori, diciamo: “Qua si potrebbe dire o fare questo”. Poi, durante le riprese, ci affidiamo parecchio all’improvvisazione, perché scrivere è un discorso, ma quando si è in scena il discorso diventa diverso. Secondo me, per la comicità è importante che ci sia uno schema di quello che si vuole fare, e dopo, lì per lì, bisogna costruirci sopra il tutto. Ci sono cose comicissime che possono nascere sul momento, da un intuito, da un’improvvisazione.

• Noi amavamo Totò come lui amava noi. Ricordo che la prima volta che ci siamo visti eravamo a Barcellona, in Spagna, e in fretta simpatizzammo. Abbiamo sempre dato del “lei” a Totò, perché ci sembrava un mito, un essere inarrivabile e perciò avevamo una profonda devozione nei suoi confronti. Lui ci dette del coraggio perché noi ci lamentavamo, dicevamo che non ci comprendono, ci fanno fare sempre le stesse cose. Ci dette del coraggio, dicendoci che noi eravamo bravi. ( Ciccio Ingrassia )

• “Come rubammo la bomba atomica”. Franchi e Ingrassia non erano mai andati all’estero prima di quel film. Arrivarono ad Alessandria d’Egitto con la nave e poi si trasferirono al Cairo. Avevano una paura tremenda dell’aereo, ma non solo: si erano portati casse di pasta, carne in scatola, acqua. Si lavavano con l’acqua minerale, una cosa da pazzi! Il bello è che abitavano all’Hilton del Cairo! E tutto questo fu motivo di continua ilarità. ( Giovanni Fago, aiuto regista ).

• Sia Franco che Ciccio sono sempre stati generosissimi con gli amici. Hanno aiutato molta gente e hanno fatto lavorare tantissimi vecchi caratteristi e attori dell’avanspettacolo disoccupati. Con Franco ero amicissima. Che cara persona… Un giorno venne a trovarmi in studio dove dipingevo: all’epoca vendevo i miei quadri a 40.000 lire in studio e 70-80.000 in galleria. Scelse tre quadri e mi chiese il prezzo. Gli feci 25.000 lire a pezzo, perché era lui, e mi firmò un assegno di 500.000 lire. ( Francesca Romana Coluzzi , attrice )

• Lavorare con loro era sempre una festa, un cazzeggio continuo. ( Orchidea De Santis, attrice )

Quando Fellini fece il “Satyricon”, io pensai subito a una parodia da fare con Franchi e Ingrassia, che si intitolò “Satiricosissimo”. Era un filmetto che con Fellini aveva poco da spartire, come gli altri, però divertente, e la coppia era ormai collaudatissima. Poi dentro c’era anche una giovanissima Edwige Fenech, destinata a fare poi una gran carriera. ( Mariano Laurenti, regista )

• Di cretinate ne abbiamo fatte tante, e l’ho sempre detto. I nostri film sono stati sputacchiati e offesi dalla critica, ed effettivamente non li salverei tutti. Però bisogna anche vedere come nascevano: li facevamo in pochi giorni, senza un copione, senza niente. Usciva “Il giorno più lungo” e noi subito facevamo “Il giorno più corto”, usciva “Per un pugno di dollari” e noi pronti con “Per un pugno nell’occhio”. ( Ciccio Ingrassia )

• C’era un produttore, per esempio, che per risparmiare sul fonico girava il film muto. S’immagini la tragedia del doppiaggio. Cercavamo di leggere le battute dai movimenti delle labbra. Un caos. ( Ciccio Ingrassia )

• Vuole sentirne una? Bè, stavamo girando “Vino, whisky e acqua salata” di Mario Amendola, con Buazzelli e Vianello. C’è una pausa. Io e Franco siamo seduti a chiacchierare, ci provavamo delle battute per le nostre parti. A un certo punto sentiamo dire: “Buona. Buona così. Poi per il suono ci arrangiamo in doppiaggio”. Era il regista, Mario Amendola. Mentre parlavamo, l’operatore ci era venuto appresso con la macchina da presa e aveva girato. La scena è poi entrata addirittura nella versione originale del film, quella delle sale e quella poi commercializzata. ( Ciccio Ingrassia )

Era un periodo dfficile per la Titanus, messa in ginocchio dal disastro del “Gattopardo”. Il primo film che Goffredo Lombardo realizzò dopo quel flop si chiamò “I figli del Leopardo”, con Franchi e Ingrassia. Prendemmo uno con il cilindro che poteva assomigliare a Burt Lancaster e lo stesso donnone che nel film di Visconti faceva la mignottona. Franchi e Ingrassia interpretavano i figli del Gattopardo che si vendicavano del padre. Usammo gli esterni non utilizzati nell’originale. Dal disastro, Lombardo, risorse con una parodia del disastro. ( Gianni Grimaldi, sceneggiatore )

• Quando abbiamo cominciato noi, erano tutti in buona salute: Totò, Sordi, Tognazzi…E per vent’anni abbiamo avuto questo successo enorme. Non si dormiva, non si mangiava…Noi abbiamo inventato una lingua nuova, che la capiscono anche i Mao Mao…Noi usavamo il dialetto. Ci limitavamo a spostare i verbi e a usare inflessioni dialettali. Siamo gli emigranti che vanno in giro per il mondo…e viaggiatori del tempo, prima dell’invenzione della macchina del tempo, semmai si farà: siamo stati all’epoca dell’antica Roma, nel medioevo, all’epoca delle crociate, sanculotti, corsari, e soldati della prima e della seconda guerra mondiale…non ci è mancato proprio nulla, forse solo la preistoria. ( Franco Franchi )

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Fin dal loro primo film Franco e Ciccio hanno sempre fatto incassi altissimi (Addirittura più corposi di quelli di Totò). Qui sono con un mostro sacro del cinema mondiale, addirittura Buster Keaton, il grande comico americano del muto. La scena è tratta dal film “Due marines e un generale”, del 1964.

• Ogni casa di produzione ha una squadra di registi con tanto di titolari e riserve specializzate in un determinato genere: ad esempio, per la Flora Film il regista di Franchi e Ingrassia era Simonelli, per la Titanus era Gianni Grimaldi. Nel caso in cui il titolare del genere fosse già impegnato, era sostituito da un secondo, se anche questi non era disponibile, ce n’era un terzo, e così via, fino all’esaurimento degli assegnati ( unico caso in cui subentrava un esordiente ). In questo modo son nati Nando Cicero, Aldo Grimaldi, Giuseppe Orlandini, con i quali abbiamo fatto pochissimi film. Con questi ultimi si stabiliva subito un’intesa, perché paradossalmente, non conoscendoci a fondo, si affidavano completamente alla nostra creatività. Insomma, per fare un film veramente nuovo di Franchi e Ingrassia, avrebbero dovuto conoscere i sessanta, settanta precedenti. ( Franco Franchi )

• Franco e Ciccio hanno espresso la loro comicità nel cinema nel momento in cui andava di moda la commedia all’italiana, che era un prodotto sofisticato; sembrava popolare ma era sofisticato perché scritto da grandi scrittori e, naturalmente, c’era l’elaborazione dei linguaggi. I registi, in una certa maniera, si ritenevano culturalmente impegnati a fare un cinema che riflettesse la realtà, ma attraverso un loro modo di raccontare. Franchi e Ingrassia nel bene o nel male, sono riusciti ad entrare nel mondo della commedia all’italiana, nella fascia più popolare, quella ritenuta dalla critica di “serie b”, anche se erano comici di “serie A”, indubbiamente…erano naturali e genuini. ( Pipolo, sceneggiatore )

• In questi film, devo dire, non c’è mai stata una sceneggiatura completa. Ci portavano delle…chiamiamole così…cartelle scritte, e poi con la nostra fantasia e parlucchiando tra di noi, con il gruppo di autori si riusciva a mettere le cose a posto e si partiva. ( Franco Franchi )

• A dire il vero Mario Bava, indiscusso maestro dell’horror italiano, non si trovava a suo agio nelle vesti di regista comico ( per “Le spie vengono dal semifreddo” ), al massimo avrebbe potuto dirigere una parodia dell’horror. Il film gli fu affidato perché richiedeva l’impiego di molti trucchi ed effetti speciali, di cui era un grande tecnico: basti pensare che ben tre quarti della storia si svolgevano a bordo di una mongolfiera su cui, ovviamente, non abbiamo mai messo piede. C’era anche un’attrice allora nascente: Laura Antonelli. Vincent Price, che alcuni definivano un Ingrassia più grasso, lo conoscevamo solo attraverso film mitici come “La maschera di cera” e fu una sorpresa constatare che, a differenza dei personaggi da lui abitualmente interpretati, era un bambinone, dolcissimo e affettuoso. ( Ciccio Ingrassia )

Forse ne abbiamo fatti troppi di film; i critici ce lo rimproverano sempre, ma pubblico e produttori su questo punto non sono d’accordo. Io so soltanto che lo spettro della miseria che ci è stato alle spalle fino a pochi anni fa ora è sparito e che i miei figli non se lo sentiranno mai addosso. E questo mi basta. ( Franco Franchi )

• Nel ’63 e nel ’68, io e Ciccio abbiamo salvato la crisi del cinema italiano. Cinecittà stava in vita soltanto grazie a noi. Contemporaneamente lavoravamo in tre teatri e mandavamo avanti tre film al giorno. Senza di noi, maestranze, produttori e operai sarebbero finiti in mezzo a una strada. Io mi illudevo di avere tanti amici. Invece, improvvisamente, non mi rimase accanto neppure Ciccio. E sa come ci ha ripagato il cinema? Sa come sono stati riconoscenti quei fetenti dei produttori? Glielo dico io: una volta che s’è sfasciata l’unione tra noi due, non hanno fatto nulla, neppure sul piano umano, per riunirci. Bella roba! Poi, si, facemmo pace e riprendemmo a lavorare insieme, ma questa cosa me la sono legata al dito. ( Franco Franchi )

• Non sono filmacci, sono film come tanti altri. Li facciamo in due settimane, a getto continuo, è vero. Ma anche i giornalini per ragazzi escono tutte le settimane. D’altro canto, quando abbiamo girato il film impegnato “Principe coronato cercasi per ricca ereditiera”, è stato un fallimento. ( Franco Franchi )

• Mentre i critici non ci consideravano, i migliori autori del nostro cinema già ci offrivano lavoro negli anni ’60. Con Pasolini, girammo un episodio di “Capriccio all’italiana”, la tragedia di Otello recitata in un teatrino di pupi, una bella cosa. De Sica ci chiamò per “Il Giudizio universale”; Comencini per il suo “Pinocchio” disse che il Gatto e la Volpe potevamo essere solo noi due. Insomma, di essere bravi l’abbiamo sempre saputo. ( Franco Franchi )

A un certo momento Ciccio e io avevamo contratti a lunga scadenza, facevamo otto-dieci film l’anno, nel 1964 ne facemmo addirittura sedici! Erano film che si giravano in quindici-venti giorni e costavano appena sui centotrenta milioni. Alcuni non erano neanche male, ma certo è un peccato che il film comico, anche se porta a casa un pozzo di quattrini, non sia mai stato considerato, in Italia: se a un comico serve un somaro, gli danno una tartaruga e deve accontentarsi…I produttori non volevano spendere per i nostri film; se avessero potuto, ci avrebbero messo al muro piazzandoci davanti, invece di un plotone, una macchina da presa. Eravamo diventati macchine per fare soldi, e difatti a un certo punto ci sentimmo due robot, e proprio per questo perdemmo la calma. ( Franco Franchi )

• Devo dire che le persone che ci stavano e che ci stanno ancora a cuore, e una di queste è Lino Banfi, sono state con noi per parecchi anni. Erano un gruppetto di artisti che avevano avuto meno fortuna di noi. Noi facevamo di tutto per spingerli, poi toccava a loro conquistare il successo. Anche perché, secondo noi, avevano le carte in regola. Essendo noi i protagonisti, tutto quanto veniva fatto su di noi, ma noi lasciavamo a loro sempre qualche spazio buono, qualche possibilità di mettersi in mostra ( Franco Franchi )

• Buster Keaton? Che uomo meraviglioso, che attore. Degno di Chaplin, il gran mostro, e forse in certe cose maggiore di lui. Lei mi chiede se non rideva proprio mai, fuori scena? Macché, era allegrissimo, simpatico, gioviale, pieno di battute. Ma poi, come la macchina da presa lo inquadrava, tac, come se gli avessero calato una maschera. Diventava di marmo, quella sua faccia così scintillante di spirito… ( Franco Franchi )

• Che impressione vederlo ridere, naturalmente fuori dal set. E poi era di una gentilezza! Ogni giorno portava un pacchetto di noccioline a Franco. Incuriosito gli ho chiesto perché. “Ma perché è una scimmia” mi ha risposto serio serio. A modo suo, era un complimento. ( Ciccio Ingrassia )

“Due marines e un generale” accettai di farlo perché c’era una bella sceneggiatura di Castellano e Pipolo, che allora andavano per la maggiore, due sceneggiatori “alti” per intenderci. La storia era per la verità piuttosto vaga, mancava un pò l’elemento interno. Ma avevo Franchi e Ingrassia. Poi Fulvio Lucisano, il produttore, mi disse che aveva avuto dei contatti con l’America, e che mi avrebbe portato nientemeno che Buster Keaton, e lì sobbalzai, un uomo incredibile… Per me è stata una grande emozione: un comico, anzi, un autore incredibile. Sentivamo un pò tutti il fascino di questo personaggio, e non parliamo dei due comici, che rispetto agli altri film sono di una misura incredibile. ( Luigi Scattini, regista )

• Quel film è stata una commistione di generi voluta dal produttore, Lucisano. Ci chiamò dicendo che era riuscito a mettere sotto contratto Buster Keaton e che voleva metterlo con Franchi e Ingrassia. Noi ci siamo rimasti. Sono quelle strane cose che pensano i produttori. Come autori, gli abbiamo detto che erano due comicità diverse, Keaton proveniva dalla gag muta, mentre Franchi e Ingrassia, pur facendo anche quel tipo di gag, si esprimevano in modo diverso. Tuttavia, il fascino di poter utilizzare Keaton era enorme, e debbo dire che alla fine, tutto sommato riuscimmo ad amalgamare bene le due comicità. ( Pipolo )

• Franco e Ciccio avevano un certo timore nei confronti di Buster Keaton, mentre lui li lodava continuamente per la loro bravura, diceva che avevano i tempi giusti dei grandi comici. ( Luigi Scattini )

• Lavoravamo a catena di montaggio, interpretando due o tre film contemporaneamente, con due cineprese separate per riprendere prima Franco ( mentre io facevo scene diverse ) e quindi me ( per farne interpretare a lui le altre ), e poi si incollava tutto assieme. In quindici-venti giorni era tutto fatto, senza mai spendere più di centotrenta milioni. Ma dopo si incassava dieci volte tanto. ( Ciccio Ingrassia )

• In un film western abbiamo girato delle scene ambientate nell’ufficio dello sceriffo in un vagone ferroviario. Non avevamo tempo e, da Madrid, dovevamo tornare al più presto in Italia perché dovevamo girare altri film. Ebbene, per farci girare le scene mancanti, hanno addobbato da ufficio dello sceriffo uno scompartimento ferroviario. A un certo momento ballava tutto, perché il treno era in corsa. Io avevo anche trovato la battuta buona per l’occasione. Dicevo allo sceriffo: “Senta, dica a questi della cavalleria di andare piano perché qui trema tutto”.(  Franco Franchi )

• Avrei dovuto essere miliardario. E invece… Quante volte ho detto a Franco di ridiscutere il nostro cachet abituale di quindici-venti milioni a film? Ma lui temeva che non ci avrebbero chiamato più. ( Ciccio Ingrassia )

• A me piaceva Don Chisciotte, l’avevo voluto recitare come fosse veramente Cervantes, mentre Franco ci aveva messo dentro battute come: “Prendete la Mercedes?”, “No, grazie, fumo Nazionali”, rovinandone l’effetto. A lui piaceva “I due deputati”, una farsa senza pretese alla Peppone e Don Camillo, tra un capufficio democristiano e un usciere comunista. ( Ciccio Ingrassia )

• Per “Don Chisciotte e Sancho Panza” ( che io origine, mamma mia, avrebbe dovuto chiamarsi “Don Cicciotto e Franco Panza”) abbiamo impiegato 18 giorni, e c’è da dire che Ciccio aveva proprio la faccia di Don Chisciotte. 18 giorni, senza neanche i mulini. Cioè hanno costruito tre mulini piccoli, che poi, sistemati, in una certa maniera, nel montaggio, sembravano veri. Io pensavo che volessero fare la parodia, invece era proprio “Don Chisciotte e Sancho Panza…in 18 giorni! ( Franco Franchi )

• Non ci sono alternative, Franchi e Ingrassia sono veramente il Gatto e la Volpe. Chi sono in realtà il Gatto e la Volpe? Sono due malandrini di mezza tacca, simpatici, grotteschi, sfortunati, con quella cattiveria che fa tenerezza perché nasce da una profonda miseria e da un’angoscia senza fine. ( Luigi Comencini )

• Credo che Carlo Collodi pensasse a me e Franco, un secolo fa, quando scrisse il racconto…( Ciccio Ingrassia )

• Diressi Franco e Ciccio in quattro film, ricordo ancora con molto piacere l’esperienza con entrambi. Il film dei quattro che mi piace di più è “Due gattoni a nove code…e mezza ad Amsterdam”, una parodia molto divertente dei film di spionaggio. Ci recammo addirittura in Olanda, per girare il film. Non vi dico che combinarono Franchi e Ingrassia per il trasferimento ad Amsterdam. Tanto Ciccio quanto Franco non volevano partire in aereo. Così dovetti metterli in vagone letto e si dovettero sobbarcare un viaggio di circa venti ore. ( Osvaldo Civirani, regista )

• Il cinema italiano siamo noi. I nostri film arrivano dappertutto, quelli di Fellini, Visconti, Antonioni, insigni maestri, no! I nostri film sono ridotti anche a 16 millimetri  circolano ovunque, quelli di Fellini, Visconti e Antonioni, no! E poi più di 110 film in dodici anni non sono uno scherzo, anche se sono filmetti confezionati di corsa. ( Franco Franchi )

• Con noi non c’è mai stata crisi, disoccupazione; le maestranze hanno sempre lavorato tutti i giorni. ( Ciccio Ingrassia )

• Un giorno mio figlio Luca, mi ha detto: “Papà, se diventerai bravo pensi che ti faranno fare un film con Franchi e Ingrassia?”. ( Nino Manfredi )

• La coppia era veramente un tutto unico che esisteva in quanto tale. Ognuno, per conto suo, è un’altra cosa: comico di razza Franco Franchi; attore di razza, ma drammatico, Ciccio Ingrassia. ( Luigi Comencini )

• Erano due personaggi plautini. ( Mario Monicelli )

• Dovessi leggere cento libri, studiare filosofia e recitare con Antonioni, continuerei ad agire in film come “Due mafiosi contro Al Capone”. Forse non sono Charlie Chaplin, ma anche i tempi sono cambiati. Nei ’60 siamo riusciti a far ridere, nei ’70 continuiamo a cercare di far sorridere gli italiani. La nostra comicità non sarà una comicità universale, ma rimane pur sempre una forma di comicità. ( Ciccio Ingrassia )

franco e ciccio 5
Bounty killer del selvaggio west americano, nel film “Ciccio perdona…io no!”, del 1968.

4. I record e gli incassi

I film di Franchi e Ingrassia hanno avuto il pregio di riscuotere sempre un grande successo popolare. Sebbene i critici storcessero il naso la gente amava le peripezie di Franco e Ciccio, divenuti beniamini di grandi e piccini, ed aspettavano con impazienza un loro film al cinema. L’impegno profuso dai due comici nel cinema è stato grande, mediamente in un anno sfornavano 10-12 film, ritmi incredibili specie se paragonati ai tempi di oggi. Nonostante questa sovra-esposizione esagerata, gli incassi non ne risentirono anzi, si può dire che la coppia Franchi-Ingrassia, da sola, rappresentava il 10% degli incassi del cinema italiano nel decennio 60-70, in maniera particolare fra il 1964 e il 1968.

In questa classifica riporto i 30 maggiori incassi ottenuti dai film con Franco e Ciccio (i dati sono espressi nelle vecchie lire in rapporto al loro valore negli anni Sessanta/Settanta, tanto per avere un riferimento con gli anni Novanta, 10 mil. equivalevano a 100 dei ’90, 100 mil. ad un miliardo (o 500.000 euro), e così via, all’incirca…). Si considera che mediamente un loro film completo “costava” fra i 100 e i 150 milioni, e in questa classifica partiamo da oltre 650 milioni d’incasso. Fate voi stessi i conti…

1° Due mafiosi nel far-west L. 1.119.247.000
2° I due vigili L. 1.080.931.000
3° 002 agenti segretissimi L. 1.076.788.000
4° Ma chi t’ha dato la patente? L. 1.065.345.000
5° I due evasi di Sing Sing L. 1.043.842.000
6° I due toreri L. 1.031.147.000
7° Il sergente Rompiglioni (solo Franco Franchi) L. 1.026.210.000
8° Due mafiosi contro Goldginger L. 1.005.828.000
9° I due mafiosi L. 992.067.000
10° Ultimo tango a Zagarol (solo Franco Franchi) L. 947.777.000
11° I due maghi del pallone L. 930.692.000
12° Ku-fu? Dalla Sicilia con furore (solo Franco Franchi) L. 896.412.000
13° Sedotti e bidonati L. 884.480.000
14° Ciccio perdona…io no! L. 841.612.000
15° Il bello, il brutto, il cretino L. 830.852.000
16° Armiamoci e partite! L. 827.988.000
17° Per un pugno nell’occhio L. 826.143.000
18° I barbieri di Sicilia L. 820.252.000
19° I due sergenti del generale Custer L. 817.370.000
20° Farfallon L. 800.181.000
21° I due deputati L. 800.097.000
22° I due figli di Ringo L. 798.306.000
23° Storia di fifa e di coltello – er seguito der più L. 782.620.000
24° Due marines e un generale L. 764.037.000
25° I nipoti di Zorro L. 762.246.000
26° Due mafiosi contro Al Capone L. 727.109.000
27° I due pericoli pubblici L. 707.178.000
28° L’esorciccio (solo Ciccio Ingrassia) L. 692.986.715
29° Indovina chi viene a merenda? L. 679.431.000
30° Appuntamento a Ischia L. 671.725.000
*dati presi dalla rivista CINE ’70 (fonti ANICA e SIAE, relativi a circa 5 anni di sfruttamento nelle sale cinematografiche)

5. Le curiosità sulla coppia

• Franco e Ciccio hanno realizzato insieme la bellezza 114 film. Fra tutti questi ci sono:

64 film in cui sono stati protagonisti assoluti
19 film ad episodi, ed hanno partecipato almeno ad 1
14 film in cui avevano un ruolo da co-protagonisti
17 film in cui svolgevano una piccola parte

• A tutto ciò, dobbiamo poi aggiungere:

8 film antologici, costruiti con pezzi di vecchi loro film
11 film interpretati dal solo Franchi
16 film interpretati dal solo Ingrassia

• Quindi, in tutto, dal lontano 1960 ad oggi, sono usciti la bellezza di 149 film con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.

• Franco e Ciccio hanno stabilito un vero e proprio record produttivo nel 1964, quando uscirono ben 16 film con Franco e Ciccio come interpreti.

• Per i maniaci delle cifre, il film col titolo più lungo della filmografia della coppia ( ed anche uno fra i più lunghi nella storia della cinematografia italiana) è “Riuscirà l’avvocato Franco Benenato a sconfiggere il suo acerrimo nemico, il pretore Ciccio De Ingras?”(1971) con 87 lettere; il più corto invece è “Kaos”(1984) con soltanto 4 lettere.

franco e ciccio 6
La coppia d’oro del cinema italiano. 114 film interpretati insieme in 12 anni: cifre da record. Nella foto sono due ladri imbranati che cercano di svaligiare una villa deserta, nell’assolata Roma di metà agosto. Il film è “00-2 agenti segretissimi”, del 1964…e si ride di gusto!

Domenico Palattella

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