I cortometraggi memorabili del cinema italiano: dagli anni ’50 agli anni ’80, gli anni d’oro

Dal taglio comico a quello d'autore, dalla leggerezza cabarettistica alla teatralità prepotente e irresistibile di grandi e sempreverdi leggende d’istrionismo, il cinema ad episodi ha rappresentato e continua a rappresentare una fetta importante dell'arte italica di fare cinema. Mai come nel nostro paese, il film a episodi ha ottenuto consensi nel corso del 900, e tutti i più grandi attori italiani vi si sono cimentati con risultati eccellenti nonché sorprendenti.
Dal taglio comico a quello d’autore, dalla leggerezza cabarettistica alla teatralità prepotente e irresistibile di grandi e sempreverdi leggende d’istrionismo, il cinema ad episodi ha rappresentato e continua a rappresentare una fetta importante dell’arte italica di fare cinema. Mai come nel nostro paese, il film a episodi ha ottenuto consensi nel corso del 900, e tutti i più grandi attori italiani vi si sono cimentati con risultati eccellenti nonché sorprendenti.

Dal taglio comico a quello d’autore, dalla leggerezza cabarettistica alla teatralità prepotente e irresistibile di grandi e sempreverdi leggende d’istrionismo, il cinema ad episodi ha rappresentato e continua a rappresentare una fetta importante dell’arte italica di fare cinema. Mai come nel nostro paese, il film a episodi ha ottenuto consensi nel corso del 900, e tutti i più grandi attori italiani vi si sono cimentati con risultati eccellenti nonché sorprendenti. Il cinema collettivo in Italia, si è mosso in tante direzioni e, dagli anni ’50 fino almeno agli anni ’80, non ha mai cessato di svelare eterogeneità complesse e ricche di implicazioni, oltreché di far sprizzare lacrime a profusione dalle risate. La caratteristica più curiosa e interessante di questo modo di concepire il cinema è lo specialissimo amalgama di sensazioni generate dal succedersi delle diverse storielle condensati, con le loro vicende bizzarre in non più di 60 minuti, vederli scorrere e doverli poi salutare, scossi a destra e a manca dal continuo alternarsi di tempi, scenari, volti, suoni. Un cinema che non aveva pensato alla malinconia di velluto che avrebbe portato con sé, che avrebbe lasciato di sé. Al di là del risaputo contesto natìo, della storicizzazione, della genesi, della forma, del solito messaggio sociale, chi scrive vorrebbe porre l’attenzione, su una ipotetica rassegna, su una ipotetica selezione dei migliori cortometraggi del cinema italiano, apparsi in numerosi e importanti film ad episodi. Se già in un saggio precedente è stata esaminata la lunga e fortunata stagione del film a sketch in Italia, qui l’occhio è focalizzato sui migliori cortometraggi di queste pellicole, come se fossero dei piccoli film a parte, come se fossero delle pellicole autonome, slegate dal contenitore, ovvero dal lungometraggio di appartenenza. Infatti, al di là dei derivati, il film a episodi puro non è altro che un insieme di cortometraggi, spesso legati da un filo conduttore, che sommati vanno a creare il lungometraggio pronto per essere messo in circolazione nelle sale. Il periodo in cui tale genere proliferò, è soprattutto quello degli anni ’60 e si inserì a pennello nel contesto della commedia all’italiana, sia quella d’autore che quella più popolare. Di questi episodi, di questi piccoli film, tra gli anni 50 e gli anni 80 se ne fecero più di 2000, da qui la selezione dei cortometraggi sociologicamente e qualitativamente più rilevanti del cinema italiano. Sessantasei cortometraggi che hanno contribuito a rendere immortale la commedia all’italiana, un’ottima commistione tra cinema d’autore, cinema popolare e cinema tratto dalla letteratura passata. I protagonisti e gli autori sono quanto di meglio il cinema italiano ha offerto nel corso della sua storia, ma quello che invece è maggiormente rilevante è la vastità dei cortometraggi che seguiranno e la loro variabile durata: dagli appena 2 minuti ai 60 minuti di alcuni episodi, in pratica dei veri e propri mediometraggi. Se il film a episodi, è stato un genere che ha attecchito ed ha avuto fortuna in Italia più che nel resto del mondo, lo si deve anche alla storia culturale del nostro paese. Infatti, la dimensione concisa della novella, basti ricordare su tutti Boccaccio o Pirandello, è sempre stata fiorente nella tradizione letteraria italiana, ben prima dell’invenzione del cinema, che poi nell’arte cinematografica avrebbe trovato la sua naturale prosecuzione. Questi episodi sono poi, dei piccoli film, spesso delle ottime idee di sceneggiatori e scrittori importanti che non erano riusciti a diventare dei film autonomi, o comunque dei lungometraggi: spunti validi, ma troppo brevi per il peso di un intero film lungo. Il successo arrise a questo genere di film, fin da subito, merito dei nomi di richiamo presenti nelle pellicole di certo, ma anche di una sostanziale freschezza del genere ad episodi, che permetteva di evitare eventuali momenti di stanca del film. A tal proposito il regista Dino Risi disse di tale genere:

“…gli attori erano contenti perchè lavoravano poco e guadagnavano bene, gli sceneggiatori mettevano in circolazione le idee che non erano riusciti a far diventare film autonomo, anche il pubblico era contento, e quindi c’erano produttori che ci marciavano volentieri, e poi la ‘misura breve’ è un genere molto tecnico, che un attore di talento deve saper affrontare con la giusta dose e sapienza interpretativa, un genere che affonda le sue radici nella storia della letteratura e del primo cinema degli anni ’20…e poi se in un film c’erano sketches noiosi, subito dopo ne arrivava uno buono, era un fatto statistico, quindi non si rischiava niente”.

Spesso infatti, i film a episodi non erano ugualmente validi in ogni loro componente, ma quasi tutti avevano almeno un episodio che li raccomandava, un episodio che si distinguesse dalla massa. A voi la carrellata di questi cortometraggi, estrapolati, resi indipendenti dal film lungo di appartenenza. Una rassegna, una maniera in più per riscoprire interpretazioni memorabili e piccoli gioiellini dell’arte cinematografica italiana. Interessante, in questa ideale rassegna dedicata ai migliori cortometraggi del cinema italiano, il discorso storiografico alla base di questa scelta, con l’idea che nel frammento e nel film breve si nascondano sia alcune perle della commedia all’italiana sia alcuni esperimenti narrativi e simbolici dalla libertà maggiore rispetto ai lungometraggi. Tante interpretazioni memorabili, dicevamo, dall’arringa fenomenale del principe del foro De Sica, nell’episodio “Il processo di Frine”; alla mano sudata di Manfredi che si insidia fra mille pieghe dell’abito funerario dell’altrettanto funerea neo-vedova Fulvia Franco, a bordo di un treno incandescente, sfrecciante nella calura estiva nel film “L’amore difficile”; o ancora l’integerrimo difensore della moralità pubblica di Peppino De Filippo, ne “Le tentazioni del dottor Antonio”; oppure il Tognazzi professore feticista, del film “Controsesso”, coccolato da chiassose nonnine sorde, che inserisce un bagno in aula per imprigionare le sue grottesche alunne, di cui assapora i bigliettini scordati sul banco nonché le tracce lasciate sulle sedie dai loro fondoschiena con una maniacalità inquietante ben camuffata dietro uno stoico atteggiamento di irreprensibilità (un Ferreri cinico e sghignazzante, in forma smagliante). E non mancano perle nel genere più prettamente comico: Sordi devastante nei panni di Guglielmo il dentone, dal film “I complessi”; oppure il Walter Chiari seduttore dei film a episodi anni ’60, o l’aplomb tutto all’inglese di Vianello, o ancora la dissacrante vivacità comica della coppia Franchi & Ingrassia. Il meglio del cinema italiano in 65 piccoli film, figli ( è il caso di dirlo ) delle comiche americane anni 20, che l’avvento del sonoro aveva estinto, ma che grazie alla fervida mente del maestro Alessandro Blasetti, aveva ritrovato nuova vita e nuova luce a Cinecittà nei primissimi anni ’50. Si pensi, in conclusione, che il genere ha anche ottenuto la sua massima consacrazione a livello mondiale, “Ieri, oggi, domani”, di De Sica, con Sophia Loren e Marcello Mastroianni, vinse infatti l’Oscar come miglior film straniero, nel 1964, proprio nel periodo di massimo splendore del genere: un Oscar anche un pò di Blasetti, e della sua rivoluzionaria idea destinata a fare epoca.

Una scena dello splendido episodio del “Processo di Frine” con un De Sica straordinario nei panni di un avvocato che deve difendere una procace e bella ragazza dall’accusa di omicidio. Sensazionale. Il film corale “Altri tempi”(1951) di cui fa parte l’episodio, fu campione di incassi della stagione 1952.
Una scena dello splendido episodio del “Processo di Frine” con un De Sica straordinario nei panni di un avvocato che deve difendere una procace e bella ragazza dall’accusa di omicidio. Sensazionale. Il film corale “Altri tempi”(1951) di cui fa parte l’episodio, fu campione di incassi della stagione 1952.

1. Il processo di Frine (21 min.1951 ) di Alessandro Blasetti, tratto da “Altri tempi”. Con Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida. Una popolana che ha ucciso la suocera viene assolta a furor di popolo dalla giuria, perchè bellissima. Tutto grazie ad un avvocato dall’arringa fenomenale. Strepitoso De Sica nei panni del principe del foro, un’ interpretazione talmente memorabile che andrebbe fatta vedere e rivedere nelle scuole di recitazione.

2. Don Gennarino ( 43 min.1952 ) di Eduardo De Filippo, tratto da “Marito e moglie”. Con Eduardo De Filippo, Titina De Filippo e Tina Pica. Don Gennarino vive con una moglie gelosa, una sorella rimasta zitella, un figlio scemo. L’unica boccata d’aria per la sua fantasia sono le chiacchierate con la bella dirimpettaia. Tratto dall’atto unico dello stesso Eduardo, “Gennariello”, l’episodio è un saggio sempre godibile dell’arte recitativa di Eduardo, che passa, memorabilmente, dal grottesco all’elegia malinconica.

3. Il gregario ( 22 min.1953 ) di Enzo Trapani, tratto da “Viva la rivista”. Con Tino Scotti, Piero Lulli e Rossana Podestà. Uno scatenato Tino Scotti favorisce la prima vittoria di un gregario ciclista e gli permette così di sposare la fidanzata. Spumeggiante cortometraggio, con Tino Scotti al meglio di sè, nell’interpretazione di uno stravagante e generoso cavaliere milanese, in uno dei più divertenti cortometraggi del cinema italiano. Da vedere!

3 bis. Canzoni e libri usati ( 14 min.1953) di Enzo Trapani, tratto da “Viva la rivista”. Con Carlo Dapporto e Giacomo Rondinella. Dapporto nei panni di Agostino, esegue un numero di rivista, davanti a una platea, in cui siede soltanto un ragazzo paralitico. Tratto da una storia vera, realmente accaduta proprio a Dapporto, che recitò pochi mesi prima uno sketch proprio per un suo sfortunato piccolo fan, a cui aveva regalato una piccola gioia, l’episodio testimonia la grande umanità di Dapporto, che faceva del bene, ma in maniera nascosta: un uomo di grande umiltà, ma anche di grande discrezione. 

4. Agenzia matrimoniale ( 16 min.1954 ) di Federico Fellini, tratto da “Amore in città”. Con Antonio Cifariello. Un giornalista finge di essere in cerca di una moglie ed entra nel mondo delle agenzie matrimoniali.  Un nuovo modo di intendere il neorealismo, più al passo con i tempi, l’episodio di Federico Fellini, è una piccola perla e lancia nel cinema che conta la giovane stella di Antonio Cifariello.

Il Don Gennarino del grande Eduardo De Filippo nel film
Il Don Gennarino del grande Eduardo De Filippo nel film “Marito e moglie”(1952), che si ritrova ogni notte in terrazza a parlare con la sua dirimpettaia.

5. Il guappo ( 27 min.1954 ) di Vittorio De Sica, tratto da “L’oro di Napoli”. Con Totò, Lianella Carell e Pasquale Gennaro. Il “pazzariello” don Saverio si ribella al guappo prepotente che da dieci anni si è installato a casa sua solo quando lo crede in fin di vita: falso allarme, ma il suo moto di rivoluzione otterrà comunque il risultato sperato. Splendido il personaggio di Totò entrato nella memoria collettiva.

6. Teresa ( 36 min,1954 ) di Vittorio De Sica, tratto da “L’oro di Napoli”. Con Silvana Mangano ed Erno Crisa. Un uomo sposa una prostituta, ma in privato la umilia provocandone la fuga: alla fine il buon senso trionferà. Una profonda Silvana Mangano, per un amaro bozzetto di vita partenopea.

7. I giocatori ( 17 min.1954 ) di Vittorio De Sica, tratto da “L’oro di Napoli”. Con Vittorio De Sica e Pierino Bilancioni. Un nobile maniaco del gioco si riduce a giocare a carte con il figlio del portinaio, e continua a perdere. Un autoironico e amabile De Sica, che era davvero un incallito giocatore.

8. O’ professore ( 14 min.1954 ) di Vittorio De Sica, tratto da “L’oro di Napoli”. Con Eduardo De Filippo, Tina Pica e Gianni Crosio. Un maestro nell’arte del “pernacchio” ( da distinguersi dalla volgare pernacchia ) sbeffeggia un nobile borioso che, con la sua automobile, crea ogni giorno scompiglio nei vicoli di Napoli. Superba caratterizzazione di Eduardo, nei panni del professore, maestro di vita e di saggezza, che è entrata nella memoria collettiva.

Totò, il pazzariello dell'episodio
Totò, il pazzariello dell’episodio “Il guappo”, del film “L’oro di Napoli”. Diretto dall’amico De Sica, Totò ha modo di sfoderare una delle più riuscite caratterizzazioni della sua carriera.

9. Il paraninfo ( 15 min.1954 ) di Gianni Franciolini, tratto da “Villa borghese”. Con Eduardo De Filippo e Margherita Autuori. I due futuri fidanzati scavalcano gli intrighi del mezzano, un sensale di matrimoni che deve maritare la coppia di sposi. Gradevole ritratto di un’epoca, con un Eduardo De Filippo sempre misurato, in una formula che in seguito avrà grande successo.

10. Incidente a Villa Borghese ( 13 min.1954 ) di Gianni Franciolini, tratto da “Villa borghese”. Con Vittorio De Sica, Giovanna Ralli e Maurizio Arena. Un avvocato che corteggia una sartina nello storico parco di Roma, rischia guai seri, perché vengono scoperti dal di lei fidanzato. Divertente episodio, con il solito De Sica seduttore incallito di mezz’età, ed una giovanissima ma già bella Giovanna Ralli.

11. Don Corradino ( 24 min.1954 ) di Alessandro Blasetti, tratto da “Tempi nostri”. Con Vittorio De Sica, Eduardo De Filippo e Maria Fiore. Un incorreggibile seduttore, guidatore di autobus e vessato dal suo superiore, riuscirà a trovare la donna che saprà legarlo a sé. Tra tutti gli episodi che compongono il film, “Don Corradino” è di certo il più riuscito, e in ogni caso è uno dei migliori cortometraggi del nostro cinema, come spessore storico, qualità degli interpreti e riuscita dell’opera nel suo complesso. Un vero e proprio capolavoro, nel quale spicca De Sica, meraviglioso seduttore di mezz’età, e un Eduardo De Filippo nei panni dello zelante superiore. Due interpreti memorabili, due scuole di cinema: chapeau!

12. Pendolin ( 21 min.1954 ) di Lionello De Felice, tratto da “Cento anni d’amore”. Con Carlo Campanini, Vittorio De Sica e Nadia Gray. L’attaccamento al dovere del portiere Pendolin rischia di smascherare la storia d’amore adulterina di due nobili della Roma umbertina. Tratto da una novella di Gabriele D’Annunzio, un gustoso ritratto di un portiere ligio al dovere interpretato da un ottimo Campanini, in grado di tener testa splendidamente ad un fuoriclasse come De Sica, come sempre al suo meglio nei panni del nobile infedele, nonché del seduttore incallito.

13. Un milanese a cena ( 18 min.1954, ma distribuito nel 1959 ) di Ferdinando Baldi, tratto da “Assi alla ribalta”. Con Nino Taranto, Anna Campori e Carlo Taranto. Una famiglia napoletana emigrata a Milano, invita a cena il capufficio del capofamiglia e si ingegna per celare le tracce della loro napoletanità, senza sapere che anch’egli è di origini partenopee. Uno sketch spumeggiante, tratto da una delle riviste di maggior successo del grande Nino Taranto. Ci si diverte con classe, e si ride con gusto. Da vedere!

“Don Corradino”, l’episodio girato a Napoli del film “Tempi nostri”(1954). Due scuole di cinema a confronto, Eduardo De Filippo e Vittorio De Sica danno vita ad uno strepitoso assolo a due, un memorabile capolavoro di quasi 25 minuti, da non perdere.

Dopo il 1954 il film a episodi cambia pelle, e diventa film a episodi intrecciato che si sviluppa all’interno di una trama unica. Bisognerà aspettare i primi anni ’60 perché il genere dei film a episodi puro riconquisti la sua posizione di preminenza all’interno del panorama cinematografico italiano. E con che risultati!

14. Le tentazioni del dottor Antonio ( 52 min.1962 ) di Federico Fellini, tratto da “Boccaccio ’70”. Con Peppino De Filippo e Anita Ekberg. Intransigente moralista, Antonio Mazzuolo dichiara una specie di guerra personale a un gigantesco manifesto che utilizza Anita Ekberg per pubblicizzare le qualità del latte; e i suoi incubi diventeranno realtà. Primo film a colori di Federico Fellini, con un sensazionale Peppino De Filippo, nel più importante ruolo della sua carriera, perfetto ritratto di un benpensante piccolo borghese ossessionato dall’immagine lussuriosa di Anita Ekberg diffusa dalla pubblicità, in cui Fellini diede certamente un contributo alla battaglia del cinema per la propria libertà di espressione, e reso in maniera memorabile dal grande Peppino De Filippo. Così memorabile, da entrare di diritto nell’immaginario comune popolare, così come il motivetto che imperversa in tutto il cortometraggio.

15. L’avventura di un soldato ( 24 min.1962 ) di Nino Manfredi, tratto da “L’amore difficile”. Con Nino Manfredi e Fulvia Franco. Ricavato da un racconto di Italo Calvino: incontro e breve relazione senza scambio di parole di un soldatino e di una vedova a bordo di un treno del sud. Memorabile e innovativo, rappresenta l’esordio, peraltro davvero ben riuscito, di Nino Manfredi dietro la macchina da presa. Gode infatti, di ottima fama critica l’episodio di Manfredi, virtuosistico esercizio di stile senza dialoghi, condotto impeccabilmente.

16. L’abito non fa il monaco ( 19 min.1962 ) di Marino Girolami, tratto da “Gli uomini e le donne”. Con Walter Chiari e Moira Orfei. Un attore di fotoromanzi, durante una pausa conosce una procacissima signora in procinto di divorziare. Per sfruttare al massimo la situazione si inventa un gemello avvocato e fa di tutto per conquistarla. Temi ricorrenti del cinema di Walter Chiari si assommano in questo piccolo, ma divertente film: il doppio, il prete, l’istinto seduttivo giocato come sfida, l’eloquenza brillante. Un film leggero e spigliato, che tuttavia fornisce l’occasione di una ottima prova d’attore ad un Walter Chiari in grande forma, non solo fisica.

17. La ricotta ( 27 min.1963 ) di Pier Paolo Pasolini, tratto da “Ro.Go.Pa.G.”. Con Mario Cipriani, Orson Welles e Laura Betti. Il sottoproletario Stracci fa il buon ladrone in un film sulla Passione, ma durante una pausa della lavorazione s’ingozza di cibo e muore sulla croce. Dei quattro episodi che compongono il film, spicca il gioiello di Pier Paolo Pasolini: la vitalità barocca della Ricotta, ambientata in un sottobosco cinematografico simile a una fiera di paese e attraversata dall’inconsapevole dramma di un proletario insieme vittima e martire.

18. Bagnino lover ( 20 min.1963 ) di Marino Girolami, tratto da “La donna degli altri è sempre più bella”. Con Walter Chiari, Grazia Maria Spina e Franco Fabrizi.  Un bagnino si finge gay per evitare le avance delle clienti più mature, ma proprio per questo è scelto come accompagnatore da una moglie tradita, che conquisterà, diventando così il suo amante fisso. Divertimento assicurato con il grande Walter Chiari, che in chiave Vizietto, cerca di resistere fin che può a un pressante corteggiamento. Uno dei più riusciti cortometraggi del nostro cinema in chiave comica, con Walter Chiari a suo agio sulla spiaggia di Ostia.Sulle spiagge italiane infatti, Chiari ha vissuto molto intensamente e costruito parte del suo mito, tra nuotate, set fotografici, cene con gli amici ( che pagava sempre lui)e conquiste femminili. 

19. La natura vergine ( 22 min.1963 ) di Marino Girolami, tratto da “La donna degli altri è sempre più bella”. Con Raimondo Vianello, Sandra Mondaini e Umberto D’Orsi. Raimondo Vianello e la moglie Sandra Mondaini, sono stati tra i grandi protagonisti del genere ad episodi nel decennio dei ’60. Il loro miglior sketch è quello tratto dal film “La donna degli altri è sempre più bella”(1963), dal titolo “La natura vergine”. Spassosisimo episodio in cui Vianello si ingegna per allontanare la moglie perchè ha scoperto un campo di nudiste vicino la loro roulotte.

Uno strordinario e spassosissimo Walter Chiari in una scena dell’episodio “Bagnino lover” del film balneare “La donna degli altri è sempre più bella”(1963).
Uno strordinario e spassosissimo Walter Chiari in una scena dell’episodio “Bagnino lover” del film balneare “La donna degli altri è sempre più bella”(1963).

Nel 1963 per la regia di Dino Risi, esce il film “I mostri”, quello che viene ritenuto da molti il miglior film ad episodi della storia del cinema italiano ed una delle migliori commedie all’italiana di tutti i tempi, una serie di gag strepitose che sbeffeggiano l’Italia del boom nello stile della commedia all’italiana, con il duo Tognazzi-Gassman che fa scintille. La coppia Gassman-Tognazzi, in maniera magistrale e dissacrante prende in giro con ironia le follie e crudeltà spicciole dell’italiano medio dei nostri giorni. Il film diviso in 20 piccoli episodi è divertentissimo, tanto che molti dei personaggi interpretati dalla coppia ,sono entrati nella memoria collettiva. Gli incassi superarono i tre miliardi di lire, una cifra mostruosa per l’epoca. In gara di trasformismo, i due fanno ridere e riflettere presentando, insieme o separatamente, una fitta serie di anomalie di quelle che di solito passano inosservate: il padre furbastro che esibendosi davanti al figlio lo alleva inconsapevole alla delinquenza; il demente tifoso del calcio; i poliziotti ignoranti e ingenuamente crudeli; i due latin lovers scambiati per gay in spiaggia; il vigile urbano in agguato; il maniaco della tv ecc.ecc. Il brano da tesaurizzare per entrambi gli attori è l’ultimo, su un pugile suonato (Tognazzi) che convince un cameriere tonto (Gassman) a farsi massacrare sul ring. “I mostri” è iI film che fa nascere, consapevolmente il mito della commedia all’italiana, che era esplosa quasi per caso, qualche anno prima con “I soliti ignoti” di Monicelli.

20. L’educazione sentimentale ( 6 min.1963 ) di Dino Risi, tratto da “I mostri”. Con Ugo Tognazzi e Ricky Tognazzi. Un padre che insegna al figlioletto a essere disonesto verrà ucciso da quest’ultimo dopo qualche anno. Il primo episodio del film ” I mostri” che viene ritenuto da molti il miglior film ad episodi della storia del cinema italiano ed una delle migliori commedie all’italiana di tutti i tempi.

21. Che vitaccia ( 3 min.1963 ) di Dino Risi, tratto da “I mostri”. Con Vittorio Gassman. Un baraccato romano preferisce andare allo stadio a vedere la Roma, piuttosto che lavorare. Settimo dei venti episodi che compongono il film, che con la coppia Gassman-Tognazzi fa faville.

22. Il mostro ( 1 min.1963 ) di Dino Risi, tratto da “I mostri”. Con Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi. Due carabinieri sorridono in modo ebete al fotografo che li immortala dopo aver catturato un criminale. Il terzo episodio de “I mostri”, è diventato il simbolo dei film a episodi all’italiana, nonostante la sua esigua durata. La dimostrazione lampante, che una efficace idea cinematografica può essere espressa a meraviglia anche in pochi minuti o addirittura secondi.

23. Latin lovers ( 2 min.1963 ) di Dino Risi, tratto da “I mostri”. Con Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi. Due vitelloni sulla spiaggia sono vittime di un equivoco e scambiati per omosessuali. Il nono episodio del film, anche in questo caso basta un’inquadratura per rendere memorabile l’episodio.

24. Come un padre ( 6 min.1963 ) di Dino Risi, tratto da “I mostri”. Con Ugo Tognazzi e Lando Buzzanca. Un marito cornuto si sfoga col suo migliore amico, senza sapere che è lui che lo cornifica. Quarto episodio del film, impeccabile nel mantenere la suspence, fino all’esilarante finale rivelatore.

25. La nobile arte ( 17 min.1963 ) di Dino Risi, tratto da “I mostri”. Con Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi. Un ex pugile suonato persuade un suo collega, conciato ancora peggio, a ritornare sul ring: il secondo finirà sulla sedia a rotelle. L’ultimo episodio del film, il più grande come durata, ma anche quello da tesaurizzare per entrambi gli attori.

Un’immagine di scena del film “I mostri”(1963), il miglior film ad episodi della storia del cinema italiano, una serie di gag strepitose che sbeffeggiano l’Italia del boom nello stile della commedia all’italiana. Il duo Tognazzi- Gassman fa scintille.
Un’immagine di scena del film “I mostri”(1963), e più precisamente dall’episodio “Il mostro”, il miglior film ad episodi della storia del cinema italiano, una serie di gag strepitose che sbeffeggiano l’Italia del boom nello stile della commedia all’italiana. Il duo Tognazzi- Gassman fa scintille.

E poi venne “Ieri, oggi, domani”(1964), il capolavoro firmato da Vittorio De Sica, con Sophia Loren e Marcello Mastroianni, che vinse l’Oscar come miglior film straniero. Il film nacque per volere del produttore Carlo Ponti, marito della Loren, per sfruttare la fama di glamour internazionale della coppia, e per cavalcare la scia del consenso che l’Italia ha sul mercato americano, dove viene vista come la terra dove la bellezza e l’arte si esprimono al massimo grado. Così vengono coinvolti scrittori e descritte ambientazioni e personaggi che il più possibile facciano risaltare il lato pittoresco del paese e diano modo di esaltare al massimo grado le doti recitative e di avvenenza, della strepitosa coppia di protagonisti. Il film è composto da tre episodi ambientati a Napoli, Milano e Roma: il primo e il terzo di valore assoluto. I due attori diventano il simbolo del cinema italiano in tutto il mondo e vincono premi ovunque, fino all’apoteosi dell’Oscar, vinto dal film sui più quotati avversari. Enorme successo di pubblico per questi tre segmenti che si basano soprattutto sulle grazie della Loren e sulle qualità comiche di Mastroianni ( irresistibile in “Mara”, nel ruolo del cliente bolognese vessato dal padre ).

26. Adelina ( 50 min.1964 ) di Vittorio De Sica, tratto da “Ieri, oggi, domani”. Con Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Aldo Giuffré e Agostino Salvietti. Scritto dal grande Eduardo De Filippo, questo primo episodio del film, narra di una contrabbandiera di sigarette di Forcella, che riesce ad evitare il carcere grazie a sempre nuove gravidanze, almeno fino a quando il marito non accusa un esaurimento. Alla fine otterrà la grazia dal presidente della Repubblica. Questo episodio nel complesso è il migliore dei tre, strepitoso nei personaggi di contorno, nell’ambientazione partenopea, folkloristica e luminosa, e anche la coppia Loren-Mastroianni si diverte convincendo. Il migliore dicevamo, anche se quello rimasto nella memoria collettiva è l’ultimo, quello intitolato “Mara.

27. Mara ( 43 min.1964 ) di Vittorio De Sica, tratto da “Ieri, oggi, domani”. Con Sophia Loren, Marcello Mastroianni e Tina Pica. Scritto da Cesare Zavattini, è la storia di una prostituta d’alto bordo che affascina un ragazzo prossimo a farsi prete e nel frattempo non riesce mai ad appartarsi con un simpatico ed esuberante cliente bolognese. I tre episodi, due dei quali di pregevole fattura, di “Ieri, oggi, domani” danno modo ai due attori di gigioneggiare e mostrare vari temi italiani, anche se la scena più immortale rimane lo spogliarello della Loren di fronte all’eccitatissimo Mastroianni che ride, ulula, fa le boccacce per poi rimanere con un palmo di naso.

La celeberrima scena dello spogliarello della Loren difronte allo sguardo appassionato e impacciato di Mastroianni. E’ una delle immagini più famose del cinema italiano. La scena è tratta dall’episodio “Mara” del film “Ieri, oggi, domani”(1964), di Vittorio De Sica.
La celeberrima scena dello spogliarello della Loren difronte allo sguardo appassionato e impacciato di Mastroianni. E’ una delle immagini più famose del cinema italiano. La scena è tratta dall’episodio “Mara” del film “Ieri, oggi, domani”(1964), di Vittorio De Sica.

28. Scandaloso ( 30 min.1964 ) di Franco Rossi, tratto da “Alta infedeltà”. Con Nino Manfredi, Fulvia Franco e John Philip Law. L’episodio è uno dei più fulgidi esempi di come la dimensione tascabile consenta di trattare argomenti che restano tabù nelle commedie non a episodi. Come quello dell’omosessualità, introdotto da Franco Rossi in questa variazione del triangolo balneare che vede al centro delle attenzioni del biondo e aitante straniero non la moglie della coppietta in villeggiatura ma il marito interpretato da Nino Manfredi. L’episodio si fa notare anche per una certa sfumatura nel tratteggio del maschio italiano grezzo e geloso, favorito dalla cifra delicata e malinconica dell’attore Manfredi e dal ricorso alla vocepensiero che, unito alla profondità di campo, permette di giocare con ironia con le dinamiche tra i personaggi. Un cortometraggio da vedere!

29. Gente moderna ( 30 min.1964 ) di Mario Monicelli, tratto da “Alta infedeltà”. Con Ugo Tognazzi, Michèle Mercier e Bernard Blier. Tognazzi formaggiaio di Parma perde al gioco la moglie e impazzisce dalla gelosia, preoccupandosi dei futuri pettegolezzi. Nato da un’idea di Cesare Zavattini è un episodio molto interessante, con una bellissima Mercier che si mostra ampiamente svestita, cosa un pò inusuale per la morale dell’epoca.

30. Cocaina di domenica ( 36 min.1964 ) di Franco Rossi, tratto da “Controsesso”. Con Nino Manfredi e Anna Maria Ferrero. Una coppia piccolo-borghese sniffa cocaina e ne combina di tutti i colori, in una calda e afosa domenica d’estate. Una notevole verve comica, per uno dei migliori episodi della commedia all’italiana. Nino Manfredi al suo meglio in coppia con la bella e brava Anna Maria Ferrero al suo ultimo film. Un piccolo capolavoro dei sogni e delle ossessioni della famiglia italiana del benessere economico.

31. Il professore ( 28 min.1964 ) di Marco Ferreri, tratto da “Controsesso”. Con Ugo Tognazzi ed Elvira Paoloni. Episodio memorabile, questo di Marco Ferreri è un  piccolo capolavoro di psicopatologia e di umorismo nero, interpretato da Tognazzi, che in maniera memorabile tratteggia un voyeur professore di scuola femminile che fa installare in classe un gabinetto per poter ascoltare i rumori prodotti dalle scolare che lo adoperano. “Controsesso” nel suo complesso è tra i più riusciti film dell’epoca. 

Il professore feticista, che installa in classe un gabinetto per poter ascoltare i rumori prodotti dalle sue scolarette, interpretato memorabilmente dal grande Ugo Tognazzi nell'episodio
Il professore feticista, che installa in classe un gabinetto per poter ascoltare i rumori prodotti dalle sue scolarette, interpretato memorabilmente dal grande Ugo Tognazzi nell’episodio “Il professore”, tratto da “Controsesso”(1964). Un dissacrante Marco Ferreri in regia.

32. Eritrea ( 39 min.1964 ) di Luigi Comencini, tratto da “La mia signora”. Con Silvana Mangano, Alberto Sordi e Claudio Gora. Per ottenere un appalto, un piccolo industriale ingaggia una prostituta da spacciare come propria moglie a un ministro donnaiolo. L’episodio, amarognola visione dei rapporti coniugali, è una spanna al di sopra degli sketch in voga in quegli anni, e Sordi e la Mangano sono al loro meglio.

33. L’intervista ( 2 min.1964 ) di Lucio Fulci, tratto da “I maniaci”. Con Raimondo Vianello. Un onorevole ricicla sempre la stessa dichiarazione, per i vari scandali che coinvolgono la politica italiana. Seppur evidentemente nell’ambito della farsa, questi due minuti dell’episodio, sono quasi profetici del degrado politico e degli scandali legati alla politica, che colpiranno l’Italia negli anni a venire. Raimondo Vianello esilarante nel recitare sempre la stessa frase, alle prese con i diversi mass-media.

34. La comica finale- il weekend ( 16 min.1964 ) di Lucio Fulci, tratto da “I maniaci”. Con Franco Franchi, Ciccio Ingrassia e Margaret Lee. Due ladri sperano di trovare un appartamento disabitato, ma devono fare i conti con due coppie di amanti clandestini. Un piccolo classico del genere, la comica finale del film è affidata alla verve comica della coppia d’oro Franchi & Ingrassia, mai così a proprio agio come nella misura breve del cortometraggio. La loro, infatti era una formula comica che ben si adattava alla misura breve del cortometraggio e che diede i suoi frutti in almeno un’ altra dozzina di film a episodi. 

35. Siciliani a Milano ( 27 min.1964 ) di Marino Girolami, tratto da “Queste pazze, pazze donne”. Con Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Grazia Maria Spina e Valeria Fabrizi. Due commercianti siculi di vino, emigrati nel nord, vorrebbero usare le mogli per facilitare gli approcci coi clienti, ma non hanno fatto i conti con la gelosia. Divertente satira del moralismo nazionale, con una scena memorabile, quella in cui Franco e Ciccio aspettano le proprie mogli davanti l’albergo, credendo di essere cornuti, e malmenati dalle loro rispettive mogli, per aver attentato alla loro moralità finiscono all’ospedale: una splendida apologia della gelosia. La premiata coppia Franchi & Ingrassia diverte spassosamente dal primo all’ultimo minuto.

36. Il rigattiere ( 13 min.1964 ) di Ettore Scola, tratto da “Se permettete parliamo di donne”. Con Vittorio Gassman ed Eleonora Rossi Drago. Una viziata riccona addesca uno straccivendolo, solo perché ha voglia impellente di soddisfare le sue voglie sessuali. Degli otto episodi che compongono il film, “Il rigattiere”, insieme a “Il carcerato” è il più riuscito ed anche il più divertente. Otto episodi che hanno come filo conduttore il camaleontico pluriprotagonista: “A tutto Gassman” diceva lo slogan di lancio. Grande successo di pubblico.

37. Il carcerato ( 17 min.1964 ) di Ettore Scola, tratto da “Se permettete parliamo di donne”. Con Vittorio Gassman, Jeanne Valérie e Mario Brega. La moglie di un carcerato riesce a far ottenere una licenza al marito per attribuirgli il figlio in arrivo. Di comicità irresistibile, l’episodio gioca tutto sull’istrionismo di Gassman e sull’esuberanza del suo personaggio. Memorabile la scena in cui si barrica con la moglie in camera da letto per recuperare il tempo perduto.

Una scena tratta dall'episodio
Una scena tratta dall’episodio “Il rigattiere”, con Vittorio Gassman ed Eleonora Rossi Drago. Il lungometraggio di riferimento è “Se permettete parliamo di donne”, grandioso one man show del grande Vittorio Gassman, in otto gustosi episodi.

38. Quaranta, ma non li dimostra ( 20 min.1964 ) di Marino Girolami, tratto da “Le tardone”. Con Walter Chiari e Gloria Paul. Una matura attrice di cinema ringiovanita dal trucco seduce un giovane pescatore sempliciotto sulla spiaggia di Fregene. La mattina dopo il pescatore, vedendola struccata, pensa sia la mamma della ragazza, ma ne rimane folgorato ugualmente. Insolito ritratto di donna non più giovanissima, ma ancora attraente, nel quale una diffusa malinconia contrasta col tono scanzonato cui aspira l’episodio. Walter Chiari sostiene comunque, un lungo e divertente monologo comico sulle diverse tipologie di richieste di aiuto, in seguito ad un ipotetico annegamento: l’arrogante, il timido, l’omosessuale. Geniale!

39. Un delitto quasi perfetto ( 25 min.1964 ) di Marino Girolami, tratto da “Le tardone”. Con Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Ave Ninchi e Grazia Maria Spina. Due sicari imbranatissimi, dopo altri tentativi andati a vuoto, uccidono il marito invece della ricca moglie, vittima designata. Un pizzico di noir alle avventure della dissacrante coppia comica. L’ibrido tra comico e noir funziona perfettamente, così come la comicità di Franco e Ciccio che divertono nei loro sfortunati tentativi di eliminare la ricca signora, una travolgente Ave Ninchi, come sempre bravissima.

40. L’armadio ( 20 min.1964 ) di Marino Girolami, tratto da “Le tardone”. Con Raimondo Vianello, Lina Volonghi, Umberto D’Orsi e Luigi Pavese. Un industriale, per divorziare dalla moglie, convince un suo dipendente a farsi passare per l’amante della consorte, ma il piano riserverà a tutti più di una sorpresa. Risate a volontà per uno degli episodi più spassosi della commedia all’italiana. Le scene dentro un bizzarro armadio abitabile, dove alla fine si ritroveranno in quattro, compreso Vianello, sono da antologia della risata. Il tutto condito dall’espressione quasi imperturbabile del grande Raimondo e dalla caratterizzazione di Umberto D’Orsi, che dichiara ad un allibito Vianello ” sono qui dentro l’armadio da 4 giorni, ma mi ci trovo bene”. Da vedere!

41. La signora ci marcia ( 18 min.1964 ) di Marino Girolami, tratto da “Le motorizzate”. Con Walter Chiari, Valeria Fabrizi e Sophie Desmarets. Chiari è un ingenuo podista che, in allenamento su stradine di campagna, incontra una signora d’alto bordo che lo distrae alla vigilia di una corsa importante. Nei panni della fidanzata gelosa c’è la procace Valeria Fabrizi, compagna di Walter su tanti set e anche nella vita legata a lui da un’amicizia praticamente fraterna. La signora motorizzata, tutta in bianco sulla sua auto bianca è un chiaro riferimento alla “dama bianca” che “traviò” Fausto Coppi. Chiari è comunque perfetto in una parte tutta giocata sulla gag fisica ad un livello quasi marionettistico e un pò alla Jerry Lewis.

42. L’uomo in bleu ( 29 min.1964 ) di Giorgio Bianchi, tratto da “I quattro tassisti”. Con Aldo Fabrizi, Gianrico Tedeschi e Carlo Delle Piane. Un assassino vuole uccidere il tassista che può testimoniare sulla sua colpevolezza. Quattro storie di tassisti, il più riuscito dei quali è proprio l’episodio con Aldo Fabrizi, che fa del segmento romano un raccontino graffiante e squisitamente parodistico, in due metri quadrati con volante e sedili. La parte del “Sor Gigi”, romanaccia che più romanaccia non si poteva, sarebbe stata presa a modello da Sordi, vent’anni dopo al momento di girare “Il tassinaro”.

Un'immagine di scena dall'episodio
Un’immagine di scena dall’episodio “Un delitto quasi perfetto”, del lungometraggio “Le tardone”. Lo stupore dei due pseudo-killer Franco e Ciccio quando scoprono che la loro vittima, Ave Ninchi, è ancora viva.

43. L’uomo dei 5 palloni ( 30 min.1965 ) di Marco Ferreri, tratto da “Oggi, domani, dopodomani”. Con Marcello Mastroianni, Catherine Spaak e Ugo Tognazzi. Nel 1965 Mastroianni gira un curioso, agro film con Marco Ferreri che non si può forse definire comico: un ritratto di industriale milanese con malinconia da boom e suicidio finale, ossessionato dalla voglia di sapere fino a che punto si possono gonfiare i palloncini, intitolato “L’uomo dei palloni”. Per la verità con questo titolo e nella veste integrale il film sarebbe uscito solo nel 1979; la prima apparizione la fece ridotto a troncone dalle forbiciate del produttore Carlo Ponti, che aveva ritenuto impresentabile il film girato da Marco Ferreri, e per questo lo ridusse a soli 25 minuti distribuito con altri due episodi girati frettolosamente, uno diretto da Eduardo De Filippo, l’altro diretto da Luciano Salce. Nonostante tutto nell’episodio ci sono ancora scintille di intelligenza e di paradosso, e Mastroianni è perfetto nella parte. Tognazzi invece appare nell’ultima scena, nei panni del proprietario della macchina sopra cui si suicida Mastroianni.

44. Guglielmo il dentone ( 37 min.1965 ) di Luigi Filippo D’Amico, tratto da “I complessi”. Con Alberto Sordi, Franco Fabrizi e Romolo Valli. Questo episodio fa parte del fortunato film “I complessi” e descrive l’irresistibile ascesa di un tipo estroverso e preparatissimo che malgrado l’handicap di una esilarante e mostruosa dentatura, riesce senza raccomandazioni a conquistarsi un posto di annunciatore televisivo, alla RAI, semplicemente perchè nessuno ha il coraggio di dirgli in faccia che il suo difetto lo rende inutilizzabile: superlativo. Nel suo genere “Guglielmo, il dentone” è un piccolo capolavoro di fantasia, grazia, classe e comicità: un cortometraggio di mezz’ora entrato di diritto nella storia del cinema, grazie anche all’incredibile pezzo di bravura del grande Albertone. Sordi interpreta alla perfezione questo aspirante presentatore televisivo perfetto in tutto eccetto nella dentatura cavallina che lo deturpa. Tra i 10 migliori cortometraggi in assoluto del cinema italiano.

45. Sadik (16 min.1965 ) di Gian Luigi Polidoro, tratto da “Thrilling”. Con Walter Chiari e Dorian Gray. Un ingegnere, su richiesta della moglie, si traveste da eroe dei fumetti neri ma si cala troppo nella parte. L’episodio diretto da Polidoro e interpretato da Walter Chiari, è un piccolo capolavoro che unisce l’umorismo macabro alla commedia all’italiana e al fumetto. Un ibrido particolare e bizzarro, ma che risulta molto efficace e permette a Walter Chiari travestito da supereroe, di esaltare quel lato grafico e fumettistico del suo personaggio. Un quarto d’ora di surreale divertimento.

46. La telefonata ( 20 min.1965 ) di Dino Risi, tratto da “Le bambole”. Con Nino Manfredi, Virna Lisi e Alicia Brandet. Un marito tradisce la moglie con la vicina , che anziché fare l’amore preferisce leggere “La cognizione del dolore” di Gadda e telefonare alla madre. Tra i migliori film a episodi dell’epoca, impietoso nel mettere a nudo vizi e voglie basse di tutte le classi sociali, tuttora divertente e girato con eleganza, l’episodio con Nino Manfredi e Virna Lisi, è una spanna sopra gli altri episodi dell’epoca, e tra i migliori cortometraggi del genere, degno de “I mostri” per l’abilità di cogliere tanti tic borghesi. Premiato da un grande successo di pubblico.

47. Un brav’uomo ( 25 min.1965 ) di Lina Wertmuller, tratto da “Questa volta parliamo di uomini”. Con Nino Manfredi e Patrizia De Clara. La regista Lina Wertmuller dà modo a Nino Manfredi di caratterizzare cinque tipi, in cinque diversi sketch di cui è protagonista assoluto, il più originale dei quali è l’abbruttito contadino ciociaro che durante i suoi sordidi amplessi pretende dalla moglie le reazioni appassionate che ha visto al cinema. Per questo film l’attore romano vinse il Nastro d’argento come miglior attore protagonista nel 1966.

48. La doccia ( 28 min.1965 ) di Massimo Franciosa, tratto da “Extraconiugale”. Con Gastone Moschin, Liana Orfei e Lando Buzzanca. Un maturo ingegnere, la cui fantasia erotica è stimolata da un nuovo tipo di doccia, ha una relazione con la fidanzata del cognato. Spaccato ironico del costume italiano, nel pieno del boom economico.

Una delle caratterizzazioni più divertenti del grande Alberto Sordi, nell’episodio “Guglielmo, il dentone”, del film “I complessi” (1965).
Una delle caratterizzazioni più divertenti del grande Alberto Sordi, nell’episodio “Guglielmo, il dentone”, del film “I complessi” (1965).

49. Igiene personale ( 20 min.1965 ) di Marco Ferreri, tratto da “Marcia nuziale”. Con Ugo Tognazzi e Alexandra Stewart. L’episodio è ambientato a New York. Frank partecipa con la moglie a una sorta di terapia di gruppo con altre coppie sposate, tra cui un sacerdote che ribadisce più volte la necessità di avere una vita sessuale fantasiosa per “salvare il matrimonio”. Dapprima imbarazzato, Frank finirà per consumare un adulterio con la padrona di casa. Efficace apologia sulla degradazione del matrimonio e sulle aberrazioni causate dall’uso rituale e strumentale di questo istituto, di cui non si sanno più perseguire i fini.

50. Famiglia felice ( 15 min.1965 ) di Marco Ferreri, tratto da “Marcia nuziale”. Con Ugo Tognazzi e Catherine Faillot. L’episodio è ambientato in un futuro prossimo (circa il 1990). L’istituzione matrimoniale è stata salvata grazie all’invenzione di bambole antropomorfe che sostituiscono mogli, mariti e figli. Il protagonista (Tognazzi) vive felice su un’isola (l’episodio è stato girato a Giannutri) con la sua moglie-manichino, finché l’arrivo di un uomo più giovane, ‘sposato’ con un modello più avanzato di manichino, non lo mette in crisi. Dopo aver pregato invano il giovane di prestargli la moglie, il protagonista si ritira sconfortato in una grotta, dove racconta la sua delusione alla moglie-automa, che si mette a piangere. Beffarda anticipazione avveniristica condita con un pizzico di surrealismo, “Famiglia Felice” è uno degli episodi più aberranti del cinema italiano, in puro stile Ferreri: crudele, amorale, disumano. Ma perciò una perla, un episodio che si fa vedere per la sua lucida critica all’istituto del matrimonio, ormai in decadenza. Tognazzi illuminante!

51. Un marito ideale ( 42 min.1965 ) di Gianni Puccini, tratto da “I cuori infranti”. Con Nino Manfredi, Norma Benguell e Gianni Bonagura. Il ménage familiare funzione perché mentre lei lavora sul marciapiede, lui pensa ai problemi domestici: se lei si ammala, lui la sostituisce. Insolito ritratto di una famiglia italiana, un quadretto satirico sul tema dell’amore: paradossale e surreale, in una cornice tipo pochade francese. La bravura di Manfredi è straordinaria, uno spasso vederlo impegnato nelle faccende domestiche o nel tentativo di tenere a bada il pestifero figlioletto. Il titolo “Un marito ideale”, è quello della riedizione del 1965, del 1963 è invece l’edizione originale del film “I cuori infranti” contenente l’episodio interpretato da Nino Manfredi, che si chiamava “…E vissero felici”.

52. Play boy ( 18 min.1966 ) di Steno, tratto da “Amore all’italiana-i superdiabolici”. Con Walter Chiari e Raimondo Vianello. “Amore all’italiana” è un graffiante film a episodi in perfetto stile Steno, tra i migliori prodotti della commedia all’italiana anni ’60. Diviso in tanti piccoli episodi, sulla falsariga de “I mostri”, l’episodio da tesaurizzare e da evidenziare è “Play boy”. Un gustoso duetto Chiari-Vianello, in una sfida ( apparentemente impari ) tra seduttori: un Vianello imbruttito, calvo e strabico al cospetto di un Chiari atletico e dinamico. Ma a questo punto si scopre chi è il più diabolico di tutti! A letto con una bella turista ci finirà Vianello. Da vedere, divertimento assicurato!

“Un marito ideale” episodio del film “I cuori infranti”. Nino Manfredi è sublime nel ruolo del marito che pensa alle faccende domestiche, mentre la moglie lavora facendo la prostituta. Il finale in cui lui la sostituisce, perché lei è malata, è di una surrealismo quasi epico. Un film da vedere.

Nel 1967 esce nella sale italiane il film “Le streghe”, prodotto da De Laurentiis, marito della Mangano, resta uno dei film a episodi più interessanti e riusciti dell’epoca, secondo monumento alla grande Silvana Mangano dopo “La mia signora”: è isterica ed elegante nel primo episodio, divertente nel secondo, bamboleggiante e stralunata nel terzo, trascurabile nel quarto e fellineggiante, nel senso di sognatrice, nel quinto e ultimo episodio. Un’attrice fantastica che riesce a ridurre al ruolo di spalle le illustri stelle che la accompagnano nei vari episodi: Massimo Girotti, Alberto Sordi, Totò e Clint Eastwood. I cinque episodi, inoltre, sono diretti da cinque registi differenti: Visconti, Bolognini, Pasolini , Rossi e De Sica. E per questo monumento alla sua bellezza e alla sua bravura, Silvana Mangano vinse il David di Donatello come miglior attrice protagonista della stagione.

53. La strega bruciata viva ( 35 min.1967 ) di Luchino Visconti, tratto da “Le streghe”. Con SIlvana Mangano, Annie Girardot e Massimo Girotti. Una star cerca un’improbabile pace a Cortina e scopre di essere incinta.  Isterica, elegante e diretta dal maestro Visconti, in questo episodio Silvana Mangano supera se stessa, un’attrice unica nel panorama cinematografico italiano. David di Donatello meritatissimo.

54. La terra vista dalla Luna ( 30 min.1967 ) di Pier Paolo Pasolini, tratto da “Le streghe”. Con SIlvana Mangano, Totò e Ninetto Davoli. Il vedovo Ciancicato Miao sposa Assurdina dai capelli verdi: per ottenere soldi lei inscena un suicidio dal Colosseo che però ha esito tragico; per fortuna Assurdina ricompare come fantasma. Lirismo e poesia allo stato puro, una favola miserabilista e surreale con tutti i pregi e i pochi difetti della poetica pasoliniana.

55. Il mostro della domenica ( 22 min.1968 ) di Steno, tratto da “Capriccio all’italiana”. Con Totò, Ugo D’Alessio e Dante Maggio. Totò interpreta un distinto signore che detesta i capelloni, al punto di organizzare contro di loro una serie di agguati ricorrendo ai più disparati travestimenti, armato di forbici e pronto a raparli: assolutamente geniale! Episodio farsesco, ma davvero una perla nella carriera di Totò, in una delle sue ultimissime apparizioni prima della prematura morte. Da antologia della risata la scena in cui Totò si traveste da crociato, con tanto di forbicioni in mano, per intraprendere la sua “personalissima” crociata contro i capelloni, moda giovanile che imperversava in quegli anni, e che il principe della risata mette alla berlina.

56. Che cosa sono le nuvole? ( 24 min.1968 ) di Pier Paolo Pasolini, tratto da “Capriccio all’italiana”. Con Totò, Ninetto Davoli, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Dopo “Il mostro della domenica”, Totò cambia costume e si cala nei panni di Jago per recitare nel quarto episodio, quello diretto da Pasolini: “Che cosa sono le nuvole?”. Ma questo Jago non è un personaggio in carne e ossa; è un burattino dalla faccia verde, che con altri burattini come lui mette in scena una sgangherata rappresentazione dell’Otello di Shakespeare. Sotto finale, tuttavia, accade l’impensato: il pubblico insorge, invade il palco, salva Desdemona ( Laura Betti), dalla mano assassina di Otello (Ninetto Davoli), uccide il Moro e il suo perfido consigliere e porta in trionfo Cassio (Franco Franchi) e Roderigo (Ciccio Ingrassia). Un giorno arriva uno spazzino ( Domenico Modugno), che mentre intona una canzone ispirata dal terzo atto della tragedia ( “…che io possa esser dannato, se non ti amo. E se così non fosse non capirei più niente. Tutto il mio folle amore lo soffia il cielo, lo soffia il cielo…così”) afferra i due burattini morti, li butta sul cassone del camion e va a scaraventarli in una discarica. Totò e Ninetto Davoli precipitano tra i rifiuti e finiscono a faccia in su; circondati da contenitori di plastica rotti, latte arrugginite, divani sfondati, fissano meravigliati il cielo tappezzato di nuvole. E’ qui che avviene l’improvviso squarcio di poesia dell’episodio di Pasolini, grazie alla bravura di Totò: gli ultimissimi minuti del più amato attore del cinema italiano, quasi il saluto, del grande attore napoletano, al suo vasto e affezionato pubblico e alla vita, struggente!

L’improvviso squarcio di poesia dell’episodio di Pasolini dal titolo “Che cosa sono le nuvole?”, tratto dal film “Capriccio all’italiana”(1968). L’ultimo, struggente e commovente saluto del grande Totò al suo pubblico. Qui Totò e Ninetto Davoli, marionette gettate nella discarica, ammirano la “straziante,meravigliosa bellezza del creato, quali sono le nuvole”.
L’improvviso squarcio di poesia dell’episodio di Pasolini dal titolo “Che cosa sono le nuvole?”, tratto dal film “Capriccio all’italiana”(1968). L’ultimo, struggente e commovente saluto del grande Totò al suo pubblico. Qui Totò e Ninetto Davoli, marionette gettate nella discarica, ammirano la “straziante,meravigliosa bellezza del creato, quali sono le nuvole”.

Nel 1969 per la regia di Dino Risi esce nella sale “Vedo Nudo”, diviso in sette episodi e tutti interpretati da Nino Manfredi, assoluto mattatore del film e vincitore del David di Donatello come miglior attore protagonista. Il film ottenne uno strepitoso successo di pubblico ( più di due miliardi di incassi) : un tentativo riuscito di innovare la commedia all’italiana, con un argomento per anni tabù in Italia, il sesso. Almeno due di questi sette episodi sono rimasti nella storia: “Ornella” e “Vedo nudo”, l’ultimo episodio che dà il titolo al film. Tra i più importanti film a episodi della cinematografia italiana.

57. Ornella ( 32 min.1969 ) di Dino Risi, tratto da “Vedo nudo”. Con Nino Manfredi ed Enrico Maria Salerno. Manfredi, postelegrafonico omosessuale corrisponde con un ignaro ragioniere di un’altra città firmandosi “Ornella”. Arriva il momento dell’incontro, e Manfredi tenta di giustificare l’assenza di “Ornella” presentandosi come il fratello di lei; ma alla fine la solitudine del ragioniere compie il miracolo e la scintilla tra i due scatta lo stesso. Stupendo ritratto di una coppia in chiave omosessuale, condotta con molto garbo senza cadere in facili volgarità, e con due attori di eccelsa bravura.

58. Vedo nudo ( 30 min.1969 ) di Dino Risi, tratto da “Vedo nudo”. Con Nino Manfredi, Umberto D’Orsi e Marcello Prando. Un pubblicitario vede senza veli tutte le donne che incontra, ma quando crede di essere guarito lo stesso fenomeno si manifesta con gli uomini. L’episodio che dà il titolo al film è quello più divertente e le espressioni facciali di Manfredi alle prese con le sue visioni “nude” sono da antologia della risata e da scuola di recitazione. Un episodio molto conosciuto anche all’estero, dato anche il grande successo commerciale del film, tanto che pare sia stato preso ad esempio, quando nel 2000 la regista Nancy Meyers ad Hollywood firmò la pellicola “What women want”, con Mel Gibson. Anche quella è la storia di un pubblicitario alle prese con l’altro sesso, ma stavolta invece di vederle nude, acquista il potere “magico” di ascoltare il loro pensiero.

Nino Manfredi nei panni di Ornella, memorabile episodio del film
Nino Manfredi nei panni di Ornella, memorabile episodio del film “Vedo nudo”.

Negli anni ’70, il miglior film del genere ad episodi è “I nuovi mostri”(1977), una specie di adattamento quindici anni dopo del celebre film di Dino Risi, qui affiancato anche da Ettore Scola e Mario Monicelli. Il film, che ottenne la nominations all’Oscar come miglior film straniero nel 1979, è diviso in quattordici brevi episodi sulle piccole e grandi meschinità dell’italiano medio. Mattatori del film stavolta, oltre a Tognazzi e Gassman, reduci del film precedente, anche Sordi e la bellissima Ornella Muti. i quattro protagonisti del film: Sordi, Gassman, Tognazzi e Muti rappresentano, in maniera molto efficace, vari personaggi tipici della società italiana in generale, tratteggiando gli aspetti negativi delle importanti istituzioni come la politica, la magistratura, la Chiesa cattolica e la nobiltà, al fine di irridere l’italiano contemporaneo con i suoi vizi, i suoi difetti e la sua mediocrità. Gli episodi epocali del film sono tre, dei quali forse “Hostaria”, con Gassman e Tognazzi è il più grande cortometraggio della storia del cinema italiano.

59. Tantum ergo ( 11 min.1977 ) di Dino Risi, tratto da “I nuovi mostri”. Con Vittorio Gassman e Luigi Diliberti. Un cardinale spegne gli ardori di un gruppo di parrocchiani del dissenso. Memorabile Gassman nei panni dell’esuberante cardinale, in una satira dei rapporti tra la Chiesa e il cittadino, che anticipa quasi profeticamente gli scandali che travolgeranno la stessa Chiesa negli anni a venire.

60. Hostaria ( 8 min.1977 ) di Ettore Scola, tratto da “I nuovi mostri”. Con Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi. Una delle massime vette comiche del cinema italiano, nonché il cortometraggio più riuscito della storia del cinema italiano, “Hostaria” racconta la storia di come un gruppo di clienti non si accorge, che i cibi loro serviti subiscono le devastanti conseguenze delle liti furiose che il cuoco e il cameriere, proprietari del ristorante, due omosessuali divorati dalla gelosia, fanno in cucina. I due esilaranti protagonisti della vicenda non sono altro che i grandissimi Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi. Il loro è un pezzo di bravura unico e strepitoso, l’esilarante rissa nella cucina dell’osteria è fantastica, con tanto di pace finale ,con bacio: chapeau! 

61. Elogio funebre ( 9 min.1977 ) di Ettore Scola, tratto da “I nuovi mostri”. Con Alberto Sordi. Malinconico e struggente, narra di un gruppo di comici di varietà che improvvisano uno sketch al cimitero davanti alla bara di un collega. Con uno strepitoso Sordi in una delle sue più riuscite caratterizzazioni malinconiche della sua carriera, l’episodio è di grande importanza poichè viene visto come una metafora della fine della commedia all’italiana: la fine di un’epoca, la fine di un’era.

62. Vacanze intelligenti ( 60 min.1978 ) di Alberto Sordi, tratto da “Dove vai in vacanza?”. Con Alberto Sordi, Anna Longhi, Evelina Nazzari e Filippo Cirò. Sordi comico dà il meglio di sè nei panni di un fruttivendolo romano, che insieme alla moglie è coinvolto dai figli, in vacanze snob, tra tombe, diete e Biennale. Uno dei migliori film di Alberto Sordi, soprattutto del Sordi regista, ed uno dei più riusciti cortometraggi del cinema italiano, anche se per la verità, l’episodio è in pratica un mediometraggio, con i suoi 60 minuti di durata.

Una scena del divertente episodio “Vacanze intelligenti”, tratto dal film “Dove vai in vacanza?”(1978). Sordi travolgente!
Una scena del divertente episodio “Vacanze intelligenti”, tratto dal film “Dove vai in vacanza?”(1978). Sordi travolgente!

63. L’ascensore ( 34 min.1978 ) di Luigi Comencini, tratto da “Quelle strane occasioni”. Con Alberto Sordi, Stefania Sandrelli e Beba Loncar. Un monsignore rimane chiuso per una giornata con una bella ragazza in un ascensore e approfitta della situazione con melliflua ipocrisia. Estrema bravura di Sordi coadiuvato da una Sandrelli al massimo della sua seduzione. Uno degli episodi più conosciuti della nostra cinematografia.

64. Il disgraziometro ( 5 min.1978 ) di Mario Monicelli, tratto da “Signore e signori, buonanotte”. Con Paolo Villaggio. Terribile gioco a premi televisivo in cui vince il più jellato, che muore folgorato in cabina. Paolo Villaggio come sempre paradossale nel ruolo del presentatore del surreale quiz a premi. Dissacrante parodia dei giochi a quiz televisivi, valida ancora oggi.

65. Il santo soglio ( 24 min.1978 ) di Luigi Magni, tratto da “Signore e signori, buonanotte”. Con Nino Manfredi, Mario Scaccia, Andréa Ferréol e Felice Andreasi. Il migliore episodio del film “Signore e signori, buonanotte”, con Nino Manfredi, strepitoso nei panni di un cardinale che si finge moribondo per essere eletto Papa. Graffiante, raffinato e divertente. Da vedere!

66. La giara (40 min.1984 ) di Paolo e Vittorio Taviani, tratto da “Kaos”. Con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Zì Dima, per aggiustare la grossa giara per le olive dell’avaro Don Lollò, vi rimane chiuso dentro. La pellicola, ispirata alle “Novelle per un anno” di Luigi Pirandello, si fa ammirare per una bella ricchezza plastica, ed un’eleganza di stile e di modi veramente impeccabile, in un’operazione che sa di colto e di primitivo, in un tempo in cui, nel cinema italiano di culturale vi era ben poco.L’episodio rimasto nella memoria collettiva è il terzo, quello con i grandi Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, qui al loro 126esimo e ultimo film in coppia. In questa pellicola Franco e Ciccio rasentano la perfezione. La ciliegina sulla torta ad una grande carriera, avviene con l’episodio intitolato “La giara”, tratta dalla più bella novella dello scrittore Luigi Pirandello. E’ in questi 40 minuti, del loro episodio, che per la lunghezza è un mediometraggio a tutti gli effetti, che Franco e Ciccio superano se stessi sfoderando un interpretazione da applausi, poetica, drammatica, composta, struggente, che commuove persino la critica. Sembrò quasi, che Pirandello nel stendere la novella, avesse pensato a Franco e Ciccio, per far vivere le gesta di Zi Dima e di Don Lollò: assolutamente perfetti.

"Sembrò quasi, che Pirandello nel stendere la novella, avesse pensato a Franco e Ciccio, per far vivere le gesta di Zi Dima e di Don Lollò", è ciò che disse la critica della grande interpretazione di Franco e Ciccio, sempre amati dal pubblico, ma finalmente ( e meritatamente ) riabilitati anche dalla critica. L'episodio "La giara" è uno dei più grandi capolavori del nostro cinema, mediometraggio più che cortometraggio, ma davvero sopraffino!
“Sembrò quasi, che Pirandello nel stendere la novella, avesse pensato a Franco e Ciccio, per far vivere le gesta di Zi Dima e di Don Lollò”, è ciò che disse la critica della grande interpretazione di Franco e Ciccio, sempre amati dal pubblico, ma finalmente ( e meritatamente ) riabilitati anche dalla critica. L’episodio “La giara” è uno dei più grandi capolavori del nostro cinema, mediometraggio più che cortometraggio, ma davvero sopraffino!

Domenico Palattella

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