I film italiani campioni di incassi anno per anno ( dal 1946 al 1999 ) e i dieci film più visti della storia del cinema italiano.

I film italiani campioni di incassi, dal 1946 al 1999. Titoli di grande valore che hanno attratto nelle sale milioni e milioni di italiani. Personaggi familiari entrati nella memoria collettiva del nostro paese. Un viaggio di oltre mezzo secolo attraverso le pellicole che hanno incassato di più nella storia del cinema italiano.
I film italiani campioni di incassi, dal 1946 al 1999. Titoli di grande valore che hanno attratto nelle sale milioni e milioni di italiani. Personaggi familiari entrati nella memoria collettiva del nostro paese. Un viaggio di oltre mezzo secolo attraverso le pellicole che hanno incassato di più nella storia del cinema italiano. ( nella foto la scena cult di “Amici miei”, con Noiret, Tognazzi, Moschin, Del Prete e Celi )

Nella maggior parte dei casi è la critica cinematografica a stilare una lista delle migliori pellicole del cinema, siano esse riferite ad un genere, magari divisi per nazionalità, o ad un particolare filone cinematografico ecc ecc. Ma il cinema, è fatto soprattutto, dal pubblico del cinematografo che ha affollato le sale nel corso degli anni, e che ha decretato il successo di attori, registi e di pellicole entrate nell’immaginario popolare. Tutto ciò avvenne anche in Italia, e da dati ufficiali, vigenti dal 1946 in poi, possiamo desumere le pellicole campioni di incassi, anno per anno, quelle per intenderci che al giorno d’oggi avrebbero vinto il “biglietto d’oro”, per il maggior incasso dell’annata, che come ovvio va dal 1 Gennaio al 31 dicembre, partendo dal primo giorno di uscita nelle sale. In questo elenco di film, fatto dal pubblico, e non dalla critica, specializzata o meno, ci sono titoli famosi, che hanno oltrepassato le epoche, ma anche film curiosi, inusuali, alcune volte comici, alcuni drammatici. Gli attori più presenti in questa lista, sono un pò il top del cinema nostrano, segno che il pubblico, non è poi così sprovveduto o leggero, come per anni cotanta critica specializzata ci ha fatto, erroneamente, intendere. Mastroianni, De Sica e addirittura Celentano comandano questa curiosa classifica, seguiti a ruota da Manfredi, Troisi, Gassman, Tognazzi, la coppia Bud Spencer & Terence Hill, Sordi, la Mangano, Totò, Macario, Rascel, Cervi, Benigni, Moschin, Montagnani, Pieraccioni e la lista potrebbe ancora continuare.Detto ciò ricordiamo anche che diversi film incassarono ben più di quel “poco” che sarebbe bastato a rendere l’investimento remunerativo; incassarono, in altre parole, molto, anzi moltissimo in assoluto. Si pensi a tal proposito alla coppia Franchi & Ingrassia, che nei soli anni ’60, pur non avendo mai avuto nessun film campione di incassi, da soli rappresentarono il 10% degli incassi di Cinecittà del decennio; oppure a Totò, a Rascel o a Nino Taranto sempre costantemente ai primi posti come gradimento del pubblico. Ecco quindi, l’elenco dettagliato dei film campioni di incassi nelle sale, dal 1946 al 1999. Non è possibile desumere incassi precisi, prima del 1946, perchè fino ad allora in Italia mancava una vera e propria banca dati, un vero e proprio archivio che registrasse i dati pellicola per pellicola. N.b. in alcuni casi per annata sono segnalati due film, sia per l’esigua distanza di incassi l’uno con l’altro, sia perchè poteva capitare che un film non campione di incassi in Italia, con gli introiti del mercato internazionale poteva raggiungere o anche superare gli incassi del film primatista nelle sale nazionali. SI badi bene inoltre, che il valore degli incassi di anno in anno tende a salire, per via dell’inflazione e dell’aumento di valore della Lira, per cui non è possibile una comparazione veloce sugli incassi, se non tramite complessi calcoli matematici. Quel che interessa in questo saggio, è comunque annotare il film o i film campioni di incassi annata per annata,  pietre miliari assolute del nostro cinema.

1946: Aquila nera- di Riccardo Freda. Con Gino Cervi e Rossano Brazzi. Adattamento riuscito del racconto Dubrowskij di Aleksan Puskin. 195 milioni di lire di incasso bastarono per diventare il film più visto di quell’annata.

1947: Come persi la guerra- di Carlo Borghesio. Con Macario e Vera Carmi. Curioso ritratto antiretorico del soldato nazionale, coraggioso suo malgrado, a cui la comicità stralunata di Macario aggiunge un tocco di surreale pacifismo. Quasi 300 milioni di lire incassati in Italia, e se si somma il mercato estero gli incassi raggiungono l’incredibile somma di 808 milioni di lire incassati, risultati per l’epoca strepitosi.

1948: Fifa e arena- di Mario Mattoli. Con Totò e Isa Barzizza. Grande successo per il secondo film del sodalizio Mattoli-Totò. Numerosi momenti di puro delirio totesco con dialoghi genialmente surreali. Incassi di 391 milioni di lire a fronte di più di 4 milioni e mezzo di presenze in sala.

1949: Catene- di Raffaello Matarazzo. Con Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson. Inaspettato record d’incassi della stagione, con la mostruosa cifra di 735 milioni di lire di incasso, il film lanciò il nome di Matarazzo come quello di autentico maestro del melodramma all’italiana.

Napoli Milionaria- di Eduardo De Filippo. Con Eduardo De Filippo, Leda Gloria, Totò e Titina De Filippo. Tratto dalla omonima commedia teatrale, il capolavoro di Eduardo offre uno specchio che ha il potere di riflettere una realtà alterata dagli individui e dietro la quale si annida il vuoto più profondo. Rinvigorito anche dalla presenza di Totò, affianco all’amico e collega Eduardo, il film sul mercato nazionale incassa 446 milioni di lire ( il secondo incasso dell’annata), però nettamente al primo posto se si considera il mercato internazionale. Tutto ciò grazie al grande successo che la commedia aveva ottenuto al festival di Cannes. L’enorme consenso internazionale contribuì a far conoscere l’opera di Eduardo anche fuori d’Italia.

La locandina del film
La locandina del film “Fifa e arena”, con il grande Totò, campione di incassi della stagione 1948.

1950: L’imperatore di Capri- di Luigi Comencini. Con Totò e Mario Castellani. Pellicola di grande successo con Totò esilarante nei panni del dandy, alle prese con rocambolesche avventure sull’isola dell’amore. Oltre 400 milioni di lire di incassi.

1951: Io sono il Capataz- di Giorgio Simonelli. Con Renato Rascel e Luigi Pavese. 450 milioni di lire di incassi e la stella cinematografica di Rascel, da questo momento in poi, splenderà luminosa. Esilaranti le avventure di Rascel tra equivoci e peripezie varie, in un folkloristico sud America.

1952: Don Camillo– di Julien Duvivier. Con Fernandel e Gino Cervi. Successo di pubblico senza precedenti: 1 miliardo e mezzo di incassi, 12 milioni di biglietti venduti nelle sale. Fernandel nei panni di Don Camillo e Gino Cervi in quelli di Peppone entrano nella leggenda. Film e personaggi epocali, con quattro seguiti, nati dalla sagace penna di Giovannino Guareschi.

1953: Pane, amore e fantasia- di Luigi Comencini. Con Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida. 2 miliardi di incassi e quasi 14 milioni di biglietti venduti, per uno dei film più famosi e più visti della storia del cinema italiano. Indimenticabile Vittorio De Sica nei panni del maresciallo dei carabinieri; ed anche la Lollobrigida, consacrata da questo film a ruolo di star. Tre seguiti.

1954: Ulisse- di Mario Camerini. Con Kirk Douglas e Silvana Mangano. Dall’Odissea di Omero, il film italiano più costoso del dopoguerra, prodotto da Ponti-De Laurentiis. Kirk Douglas è Ulisse, SIlvana Mangano interpreta invece, sia Penelope che la Maga Circe. Gli incassi sfiorano i 2 miliardi di lire, in Italia è leggermente sotto al contemporaneo “Pane, amore e gelosia”, anche se con il mercato americano, lo stacca nettamente.

Pane, amore e gelosia– di Luigi Comencini. Con Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida. Il seguito delle avventure del maresciallo dei carabinieri e della bella “bersagliera”, ancora sostenuto dall’umanissimo umorismo di De Sica e dalla popolare avvenenza della Lollo. Talmente richiesto dal successo di pubblico del precedente film che inizia esattamente dove finiva l’altro. E gli incassi aumentano: 2 miliardi e 300 milioni incassati. Primo incasso della stagione sul mercato nazionale, superato con gli introiti del mercato internazionale dall’Ulisse di Ponti e De Laurentiis.

1955: Pane, amore e…- di Dino Risi. Con Vittorio De Sica, Sophia Loren e Antonio Cifariello. Terzo film della serie, la novità è la sostituzione della Lollobrigida con la Loren, sua mortale nemica nell’immaginario cinematografico nazionale. Sullo sfondo di una Sorrento mozzafiato, De Sica continua ad incantare, prendendo in giro l’irriducibile gallismo nazionale. 1 miliardo e mezzo di incassi, in calo rispetto ai primi due della serie, ma sufficienti per essere incoronato per il terzo anno di fila, campione di incassi del cinema italiano.

1956: Poveri ma belli- di Dino Risi. Con Renato Salvatori, Maurizio Arena, Marisa Allasio, Alessandra Panaro e Lorella De Luca. Un film che ormai fa parte della storia del nostro cinema: dialettale, giovanilmente scanzonato, divertente, che piacque molto al pubblico: un miliardo di incasso al botteghino, due seguiti. Uno dei capostipiti della commedia all’italiana. I cinque attori, poco conosciuti fino ad allora, passarono subito alla notorietà.

1957: Belle ma povere- di Dino Risi. Con Renato Salvatori, Maurizio Arena, Marisa Allasio, Alessandra Panaro e Lorella De Luca. Il successo di Poveri ma belli impone un seguito, che conferma lo spirito scanzonato del primo episodio e soprattutto l’indovinata fusione tra ambiente popolaresco e aspirazioni piccolo-borghesi. Inalterato il quintetto di attori, leggermente in calo gli incassi: 808 milioni di lire, comunque sufficienti per essere il film più visto dell’anno.

Arrivederci Roma– di Roy Rowland e Mario Russo. Con Renato Rascel, Mario Lanza e Marisa Allasio. Ispirato alla omonima canzone rasceliana e realizzata in co-produzione dalla Titanus con l’americana MGM, la pellicola incassa 798 milioni di lire solo in Italia, ad un soffio dalla pellicola Belle ma povere. E’ ovvio che, con gli incassi in territorio americano, il film in questione superi abbondantemente l’opera di Risi. Rimane comunque una grande interpretazione di Rascel, in un vero e proprio inno alla città eterna. Curiosità: in entrambi i film c’è Marisa Allasio, sex symbol italiano del periodo.

1958: I soliti ignoti- di Mario Monicelli. Con Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Renato Salvatori, Tiberio Murgia, Claudia Cardinale, Carlo Pisacane e Totò. La migliore commedia all’italiana di sempre. Un bel ritmo, piccole annotazioni gustose e una serie di personaggi sbozzati alla perfezione e che sono entrati a far parte della nostra memoria collettiva. Quasi un miliardo di lire di incassi e nomination all’Oscar come miglior film straniero. Con due seguiti.

1959: La Grande Guerra- di Mario Monicelli. Con Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Silvana Mangano e Romolo Valli. Confezione di gran classe, numerose figurine memorabili: la prostituta Costantina della Mangano; l’umano tenente Gallina di Romolo Valli. E a tener le redini di tutto, i due protagonisti, Gassman e Sordi, più esuberante il primo, più pacato il secondo. Kolossal sulla prima guerra mondiale, di grande efficacia: uno dei capolavori assoluti del nostro cinema. Leone d’oro al festival di Venezia, 1 miliardo e mezzo di incassi.

La locandina del film
La locandina del film “Don Camillo”, con Fernandel e Gino Cervi splendidi protagonisti. Campione di incassi della stagione 1952.

1960: La dolce vita- di Federico Fellini. Con Marcello Mastroianni e Anita Ekberg. Il film simbolo di un’epoca della storia del nostro paese. Un affresco, meravigliosamente realistico, dell’Italia degli anni ’60. Splendido Marcello Mastroianni come alter ego di Federico Fellini. Film epocale che incassò 1 miliardo e mezzo di lire, risultando il più visto della stagione 1960. Il bagno nella fontana di Trevi di Mastroianni e di Anita Ekberg è rimasto nella memoria collettiva e nella storia del cinema mondiale. Palma d’oro a Cannes.

1961: Divorzio all’italiana- di Pietro Germi. Con Marcello Mastroianni, Stefania Sandrelli e Daniela Rocca. Una delle migliori commedie all’italiana di sempre. Grande successo internazionale: premio per la miglior commedia a Cannes e tre nominations all’Oscar ( uno vinto per la miglior sceneggiatura). Memorabile prova di Mastroianni che inventò il tic del barone ispirandosi allo stesso Germi. Campione di incassi: 1 miliardo e 263 milioni di lire e quasi 8 milioni di biglietti venduti nella sola Italia.

1962: Il sorpasso– di Dino Risi. Con Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant. Uno spaccato di grande precisione sociologica dell’Italia del boom economico di cui Gassman incarna con istrionismo tutti i difetti e i pochi pregi. Generalmente considerato come il capolavoro del regista, costituisce uno degli affreschi cinematografici più rappresentativi dell’Italia del benessere e del miracolo economico di quegli anni. Campione di incassi dell’anno 1962: quasi 1 miliardo e 200 milioni di lire.

1963: Ieri, oggi, domani– di Vittorio De Sica. Con Sophia Loren e Marcello Mastroianni. Enorme successo di pubblico per questi tre segmenti che si basano soprattutto sulle grazie della Loren e sulle qualità comiche di Mastroianni. Oscar come miglior film straniero: il terzo per De Sica. Quasi 2 miliardi di lire incassati e più di 13 milioni di biglietti venduti.

1964: Matrimonio all’italiana– di Vittorio De Sica. Con Sophia Loren e Marcello Mastroianni. Ispirata alla commedia di Eduardo De Filippo, Filumena Marturano, De Sica confeziona uno dei suoi film più riusciti in formato esportazione. Ancora splendido l’affiatamento tra Mastroianni e la Loren. Nominations all’Oscar. Al fotofinish, Matrimonio all’italiana batte il kolossal di Luchino Visconti Il gattopardo, in termini di incassi: 2 miliardi e 378 milioni di lire contro 2 miliardi e 323 milioni di lire.

Il gattopardo– di Luchino Visconti. Con Burt Lancaster, Claudia Cardinale e Alain Delon. Fedele e sfarzosa illustrazione dell’omonimo romanzo di Tomasi di Lampedusa, dalla Sicilia dei Borboni a quella dei Sabaudi, in prossimità della fondazione dell’annessione della Sicilia nel neonato Regno d’Italia. Impeccabile la direzione degli attori, nel film più popolare del maestro Visconti. Palma d’oro a Cannes. Nonostante incassi da record, secondi di poco, solo a Matrimonio all’italiana, firmato De Sica, il film non riuscì a coprire le ingenti spese per la sua realizzazione, più di 4 miliardi di lire ci vollero per portare a compimento la pellicola.

1965: Per qualche dollaro in più– di Sergio Leone. Con Clint Eastwood e Gian Maria Volontè. Secondo epico western del maestro Sergio Leone, con le musiche splendide di Ennio Morricone, sullo sfondo dell’arido e desolato western all’italiana. Clint Eastwood memorabile eroe cinico e senza nome. Incassi impressionanti: quasi 3 miliardi e mezzo di lire.

1966: Il buono, il brutto, il cattivo– di Sergio Leone. Con Clint Eastwood, Lee Van Cleef e Eli Wallach. La pellicola completa la cosiddetta “trilogia del dollaro” leoniana. Uno dei più grandi western di tutti i tempi, con il “triello” finale che è una delle pietre miliari del nostro cinema. 3 miliardi e 200 milioni di incassi. Successo internazionale senza precedenti.

L’armata Brancaleone– di Mario Monicelli. Con Vittorio Gassman e Cathrine Spaak. Intelligente e originale ricostruzione nazionalpopolare del medioevo italiano. Un autentico capolavoro di fantasie a avventure picaresche, con un Gassman straordinario. Secondo incasso della stagione, dietro al kolossal di Sergio Leone: poco meno di 2 miliardi di lire.

1967: Dio perdona…io no!– di Giuseppe Colizzi. Con Terence Hill e Bud Spencer. L’esordiente Colizzi crea, per una serie di circostanze fortuite, una coppia che cambierà per sempre il western all’italiana e che ottiene un successo imprevedibile: due miliardi e 400 milioni di lire, primo incasso nazionale della stagione. Mancano ancora le deliziose aperture farsesche e sdrammatizzanti dei film successivi della coppia, però l’alchimia tra i due protagonisti c’è già innegabilmente.

1968: Serafino- di Pietro Germi. Con Adriano Celentano e Ottavia Piccolo. Elogio della vita agreste firmato Pietro Germi. Il film che lancia Celentano come vedette nazionale anche nel cinematografo, con un personaggio di finto tonto che è una delle migliori interpretazioni della sua carriera. Inaspettato, enorme successo di pubblico: 3 miliardi e 73 milioni di lire e campione di incassi della stagione.

Il medico della mutua– di Luigi Zampa. Con Alberto Sordi e Evelyn Stewart. Dissacrante, grottesco capolavoro dell’italica arte di arrangiarsi. Sordi sublime nel descrivere i vizi e i difetti dell’italiano medio degli anni ’60. Nei panni di un personaggio arrivista e leccapiedi, finisce col conquistare le simpatie del pubblico. Superato di una inezia dal Serafino di Celentano al botteghino: 3 miliardi e 32 milioni di lire.

1969: Nell’anno del Signore– di Luigi Magni. Con Nino Manfredi, Ugo Tognazzi e Claudia Cardinale. Commedia di costume e riflessione politica ai tempi della Roma papalina. Ispirato ad un fatto realmente accaduto il film si regge tutto sulle singole prove degli attori: Nino Manfredi nello storico ruolo di Pasquino; Ugo Tognazzi in quello del furbo cardinale. Radiosa la bellezza di Claudia Cardinale. Con i suoi 3 miliardi e 218 milioni di lire incassati e una presenza nella sale di 9 milioni e mezzo di spettatori, la pellicola di Magni risulterà essere la più vista dell’anno.

Sul set di
Sul set di “Matrimonio all’italiana”, campione di incassi del 1964, tre monumenti del nostro cinema: Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica e Sophia Loren.

1970: Lo chiamavano Trinità…– di Enzo Barboni. Con Terence Hill e Bud Spencer. Un “classico” del cinema italiano, sia per gli amanti del genere comico sia di quello western, anche se si tratta principalmente di una sobria e divertente parodia dei più cruenti spaghetti-western, in cui le consuete sparatorie vengono ben sostituite dalle scazzottate della coppia Bud Spencer e Terence Hill, vero e proprio “marchio di fabbrica”, che hanno reso famose nei loro svariati film. Inaspettato successo di pubblico: 3 miliardi e 100 milioni di lire incassati nelle sale. Con un seguito.

1971: Per grazia ricevuta– di Nino Manfredi. Con Nino Manfredi, Delia Boccardo e Lionel Stander. Primo lungometraggio da regista-attore per Nino Manfredi, un’impegnativa prova di attore e regista che seppe però realizzare perfettamente, ottenendo successo di critica e di pubblico, nonostante la complessità del tema trattato, a metà tra spiritualità e psicoanalisi, sulle conseguenze della cattiva educazione religiosa. Incassi impressionanti: 4 miliardi di lire al botteghino e 12 milioni di biglietti venduti. Palma d’oro per Manfredi al festival di Cannes.

1972: Continuavano a chiamarlo Trinità– di Enzo Barboni. Con Terence Hill e Bud Spencer. Il sequel di Lo chiamavano Trinità…, ne è quasi un remake: dai piatti di fagioli ai rutti e agli sganassoni, tutto viene riproposto all’unisono. Però perfetta è l’intesa della celebre coppia Hill-Spencer. Simpatia dilagante e successo davvero senza precedenti ne successivi: 6 miliardi di lire di incasso, 15 milioni di biglietti venduti e quasi due anni ininterrotti di proiezioni nelle sale cinematografiche. Il film italiano più visto di sempre, record assoluto nella storia del cinema italiano, ancora oggi ineguagliato.

1973: Altrimenti ci arrabbiamo- di Marcello Fondato. Con Terence Hill e Bud Spencer. La storia di due piloti di rally che sconfiggono i cattivi a suon di sberle e sganassoni, un classico dei film insieme della celebre coppia. Tra i registi che hanno diretto la coppia, Fondato è quello che più ne esalta l’essenza dei personaggi da cartoon, caratterizzati da una smania infantile del possesso e da una contagiosa gioia devastatrice. Incassi da non credere, confermati i 6 miliardi di lire dell’anno precedente, terzo film italiano più visto di tutti i tempi, 14 milioni e 700 mila biglietti venduti.

1974: Fantozzi– di Luciano Salce, Con Paolo Villaggio, Gigi Reder e Liù Bosisio. Primo, di una lunga serie di sequel, delle avventure del leggendario personaggio inventato da Villaggio. Fantozzi, costantemente umiliato da una quotidianità mediocre e schiacciato da una aberrante gerarchia aziendale, entra nell’immaginario collettivo fin dalla prima, paradigmatica apparizione sugli schermi. Gag paradossali e successo incredibile: 5 miliardi di lire di incassi. Personaggio della vita del grande Villaggio, ma anche il ragionier Filini di Gigi Reder e la signorina Silvani di Anna Mazzamauro saranno destinati a fare epoca. Nove seguiti!!!

1975: Amici miei– di Mario Monicelli e Pietro Germi. Con Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Philippe Noiret, Adolfo Celi e Duilio Del Prete. Ideato da Pietro Germi e concluso da Mario Monicelli, il film è una specie di conclusione testamentaria della commedia all’italiana, della quale mantiene l’amara aggressività e la forza cinica. Capolavoro acclamato del nostro cinema, è un film che resta nella storia del cinema. Ci sono momenti memorabili. Straordinari tutti: Moschin, Celi, Tognazzi, Noiret e anche Del Prete, successivamente sostituito da Renzo Montagnani nel resto della trilogia. Numerose scene rimaste nella storia, tra cui quella della stazione. Amaro, divertente, struggente, ironico, gli aggettivi si sprecano. Campione di incassi della stagione 1975, con 7 miliardi e mezzo di lire è il secondo film italiano più visto di tutti i tempi, con i suoi 14 milioni e 800 mila biglietti venduti, dietro solo a “Continuavano a chiamarlo Trinità”. Due seguiti.

1976: Novecento ( I e II atto )- di Bernardo Bertolucci. Con Robert De Niro, Gerard Depardieu e Donald Sutherland. Una saga contadina dall’annuncio della morte di Verdi, fino alla conclusione sanguinosa del ventennio. L’affresco di Bertolucci resta nella memoria del pubblico. Non è solo un’affermazione ideologica di certa sinistra, ma un fenomeno cinematografico di riconoscimento civile. Fantastici De Niro, Depardieu e Sutherland. Incasso: circa 4 miliardi di lire.

1977: I due superpiedi quasi piatti- di Enzo Barboni. Con Terence Hill e Bud Spencer. Ancora loro, ancora Bud Spencer e Terence Hill con una commedia spensierata in cui cazzotti e sberle non fanno male a nessuno. Gli italiani vogliono evadere da una realtà difficile, colpita dalla crisi economica, dall’enorme inflazione e dal terrorismo imperante. Campione di incassi della stagione: 3 miliardi e mezzo di lire.

1978: Il vizietto– di Eduard Molinaro. Con Ugo Tognazzi e Michel Serrault. Splendida accoppiata Serrault-Tognazzi nei panni di una coppia omosessuale, nella Francia di fine anni ’70. Esempio di come si potesse fare una commedia sul sesso e sui gusti sessuali senza scadere in volgari battutacce e nudi fini a se stessi. Enorme successo di pubblico: 3 miliardi e 700 milioni di lire incassati solo in Italia. Con due seguiti.

1979: Mani di velluto– di Castellano e Pipolo. Con Adriano Celentano ed Eleonora Giorgi. La storia d’amore tra una borseggiatrice e un imbranato e simpatico inventore. Secondo film di Celentano con Castellano e Pipolo, geniale, nella sua ingenuità, quando si fa abbindolare da donne interessate e si fa smontare la macchina sportiva sotto gli occhi dai ladri. Celentanissima, per le mosse e il look, la scena in cui va a fare footing con tuta attillata, canottiera aperta sul torace, cintura e coppola. 2 miliardi e 463 milioni di incassi: record a sorpresa della stagione.

Immagine tratta dal film
Immagine tratta dal film “Continuavano a chiamarlo Trinità”(1972), il film italiano più visto della storia. Bud Spencer e Terence Hill, la coppia dei record.

A partire dal 1980, il prezzo del biglietto nei cinema, per decreto ministeriale aumentò del 50%, in pratica si raddoppiò. Questo, probabilmente, per dare più respiro alle case di produzione e di distribuzione, in epoca in cui il cinema italiano è in netta crisi, e in epoca in cui l’inflazione sarà ai massimi storici. Ma tutto ciò non fece che andare a discapito delle sale cinematografiche, e soprattutto di quelle di provincia, che nel corso del decennio furono costrette a chiudere.

1980: Ricomincio da tre- di Massimo Troisi. Con Massimo Troisi, Lello Arena e Fiorenza Marchegiani. Opera prima di Troisi, campione di incassi in anni in cui il cinema italiano sonnecchiava. Pellicola spassosissima, rivelò le qualità dell’attore, degno esponente della tradizione teatrale napoletana. Il film incassò in tutta Italia, tra il 1980 e il 1984 l’astronomica somma di 12 miliardi e 700 milioni di lire, di cui 2 nel solo 1980, rimanendo in sala per quattro anni di fila: il miglior debutto di un attore nella storia del nostro cinema. Il film, peraltro detiene il record di maggiore permanenza nelle sale cinematografiche italiane, con più di 600 giorni di programmazione.

Il bisbetico domato– di Castellano e Pipolo. Con Adriano Celentano e Ornella Muti. Per la verità quell’anno, il film del tandem Celentano-Mori, guadagnò di più del film di Troisi: l’incasso accertato è di 2 miliardi e 100 milioni di lire, a fronte dei 2 del film concorrente, che però rimase nelle sale anche negli anni a venire. Scritto e diretta da Castellano e Pipolo, l’opera è un’allegra rivisitazione della commedia “La bisbetica domata” di William Shakespeare, interpretata da Celentano, insieme alla meravigliosa bellezza di Ornella Muti. Successo di pubblico ancora elevatissimo per Celentano, che gigioneggia, schiaccia l’uva ballando a piedi nudi e si atteggia a ruvido sex symbol.

1981: Innamorato pazzo– di Castellano e Pipolo. Con Adriano Celentano e Ornella Muti. Nel 1981 Celentano continua la collaborazione con Castellano e Pipolo girando “Innamorato pazzo”, nuovamente con la bella e brava Ornella Muti ( con la quale, si diceva, avrebbe avuto una breve relazione), dominando la classifica degli incassi per il terzo anno di fila. Il film è una favola a lieto fine, con un Celentano di contagiosa e irresistibile simpatia. 2 miliardi e 500 milioni di lire di incassi.

1982: Grand Hotel Excelsior– di Castellano e Pipolo. Con Adriano Celentano, Enrico Montesano, Carlo Verdone e Diego Abatantuomo. Il film, nacque quasi per caso, su idea di Vittorio Cecchi Gori, che convinse il padre Mario a uscire a Natale del 1982 con un film corale con 4 grandi attori (Celentano, Montesano, Verdone ed Abatantuono) che avevano in quel momento sotto contratto. E l’idea si rivelò altamente remunerativa, i quattro attori, in una struttura a storie parallele che si intersecano, divertono e convincono. Campione di incassi della stagione 1982: 4 miliardi e mezzo di incassi, un pelo sopra Amici miei atto II.

Amici miei atto II– di Mario Monicelli. Con Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Philippe Noiret, Renzo Montagnani e Adolfo Celi. Gli amici si ritrovano sulla tomba del Perozzi ( Noiret ) e rievocano alcuni suoi scherzi, che giustificano il ritorno sullo schermo dell’attore. Ricominciano le beffe e i momenti memorabili, sempre però con amarezza e malinconia di fondo. Il migliore Renzo Montagnani, che con il suo barista Necchi, è una spanna sopra Del Prete, che ha sostituito da questo secondo film della serie. 4 miliardi e 480 milioni di lire di incassi, grandissimo successo di pubblico, ma superato di un niente da Grand Hotel Excelsior.

1983: Segni particolari:bellissimo– di Castellano e Pipolo. Con Adriano Celentano e Federica Moro. L’ultimo grande film di Celentano, e l’ultimo grande successo della sua carriera cinematografica. Anche se la verve è in calo, forse per l’eccessiva ripetitività del suo personaggio, Celentano è ancora una volta campione di incassi, in un film tutto sommato simpatico, sbarazzino e ammiccante. Al fianco del molleggiato, la fresca Miss Italia Federica Moro. 1 miliardo e 900 milioni di lire incassati dal film, in calo, ma sufficienti per essere la pellicola più vista dell’anno.

1984: Non ci resta che piangere– di Massimo Troisi e Roberto Benigni. Con Massimo Troisi e Roberto Benigni. Scritto, diretto e interpretato da Troisi e Benigni, il film è l’unico realizzato in coppia dai due attori, ed ebbe un enorme successo al botteghino, ed ha realizzato il maggior incasso del 1984, con 15 miliardi di lire. Una coppia di amici e di artisti esemplari catapultati in bizzarre avventure, all’epoca della scoperta dell’America, nel 1492.

1985: Amici miei atto III– di Nanni Loy. Con Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Renzo Montagnani e Adolfo Celi. Ritornano le beffe degli amici ormai in età da ospizio. Dei tre, questo terzo film della serie, è di certo il meno riuscito, anche se non mancano momenti esilaranti, ed anche memorabili. Il quartetto di attori è comunque sempre eccezionale, tra i quali si distingue Renzo Montagnani, splendido attore, che al secondo film della serie ha sostituito Duilio Del Prete nel ruolo del Necchi. Quasi 4 miliardi di lire di incassi, campione della stagione 1985.

1986: Il nome della rosa– di Jean-Jacques Arnaud. Con Sean Connery, Christian Slater e Leopoldo Trieste. Co-produzione italo-francese-tedesca, tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Eco, il film riprende la struttura narrativa del giallo e ne sfrutta la suggestiva ambientazione medievale, sfruttando a dovere l’apparato filosofico e culturale dell’omonimo romanzo. Deliziosa e noir la fotografia di Tonino Delli Colli. Sean Connery anche sotto la tunica, è grandioso come sempre. Enorme successo di pubblico internazionale, anche in Italia, dove con 21 miliardi di lire incassati è il film più visto del 1986.

1987: L’ultimo imperatore– di Bernardo Bertolucci. Con John Lone, Joan Chen e Peter O’Toole. Film epico e biografico. Kolossal di successo mondiale, che issò definitivamente Bertolucci, tra i grandi maestri del cinema mondiale. 9 premi Oscar, tra quello del miglior film. 43 milioni di dollari solo negli Usa, più di 20 miliardi di lire solo in Italia. Campione di incassi nazionale e mondiale del 1987. Trionfo internazionale.

1988: Il piccolo diavolo- di Roberto Benigni. Con Roberto Benigni, Walter Matthau e Nicoletta Braschi. Campione di incassi della stagione 1988, con 36 miliardi di lire di incassi, è fra i lungometraggi più apprezzati del regista-attore toscano. Curiosa, bizzarra, ma riuscita l’accoppiata con Walter Matthau. Molte scene divertenti, come la messa celebrata come una sfilata di moda.

1989: Willy Signori e vengo da lontano– di Francesco Nuti. Con Francesco Nuti, Alessandro Haber e Isabella Ferrari L’ultima annata cinematografica degli anni ’80 conferma in pieno la profonda crisi della cinematografia italiana. Tant’è che il campioni di incasso nazionale è l’anemico film di Francesco Nuti, eppure gli spettatori all’epoca accorsero in massa. Oltre 20 miliardi di lire di incasso.

“Non ci resta che piangere”, capolavoro comico del duo Benigni-Troisi. Campione di incassi della stagione 1984.

1990: Vacanze di Natale 90– di Enrico Oldoini. Con Christian De Sica, Massimo Boldi e Diego Abatantuono. Il primo cine-panettone degli anni ’90 è una compiaciuta vetrina sulla volgarità del decennio di fine 900, con ritmi e gag da televisione commerciale, eppure fu il film più visto dell’anno: 30 miliardi di lire di incassi.

1991: Johnny Stecchino– di Roberto Benigni. Con Roberto Benigni, Paolo Bonacelli e Nicoletta Braschi. Commedia degli equivoci sceneggiata con una certa cura, con un Benigni ormai vero padrone del crescendo narrativo di un film. Dialoghi pungenti, molte gag indovinate ed enorme successo di pubblico: 42 miliardi di lire incassati.

1992: Puerto Escondido– di Gabriele Salvatores. Con Diego Abatantuono, Claudio Bisio e Valeria Golino. Il sesto lungometraggio diretto da Gabriele Salvatores nonché quarto ed ultimo capitolo della sua tetralogia della fuga. È tratto dal romanzo omonimo di Pino Cacucci del 1990, ambientato in gran parte in Messico, specialmente nell’omonima località. Il protagonista è Diego Abatantuono, che si aggiudicò meritatamente il Nastro d’argento come miglior attore protagonista; accanto a lui Claudio Bisio, Valeria Golino. Oltre 40 miliardi di lire di incassi. Il film più visto dell’anno in Italia, il settimo nel resto del mondo.

1993: Anni 90, parte II– di Enrico Oldoini. Con Christian De Sica e Massimo Boldi. Cine-panettone ad episodi, seguito di Anni 90, tutto basato sulla coppia composta da Boldi e De Sica, strutturato come I mostri della coppia Gassman-Tognazzi di trent’anni prima. Ma la classe non è quella di Gassman e Tognazzi, ne del film, ne tantomeno degli interpreti. Campione di incassi, con 18 miliardi di lire, di una stagione tristemente piatta e scialba del cinema italiano.

1994: Il postino– di Michael Radford e Massimo Troisi. Con Massimo Troisi, Philippe Noiret e Maria Grazia Cucinotta. Il capolavoro di Massimo Troisi, morto 12 ore dopo la fine delle riprese. Poetico, struggente, incantevole, tratto dal Postino di Neruda dello scrittore cileno Antonio Skàrmeta. Uno dei film italiani più importanti della storia del cinema. Enorme successo in Italia, 33 miliardi di lire, ma soprattutto nel mondo: negli Usa incassò l’incredibile somma di 80 milioni di dollari,  fissando il nuovo record del maggiore incasso di sempre, in tutto il mondo, per un film italiano. Il film fu un successo di pubblico e di critica, persino attori del calibro di Sean Connery e Roberto Benigni hanno giudicato il film come uno dei migliori del genere, sia italiani che europei. 5 nominations all’Oscar, tra cui quello postumo a Massimo Troisi. Vinti uno solo, quello per le musiche di Luis Bacalov.

1995: Viaggi di nozze– di Carlo Verdone. Con Carlo Verdone, Veronica Pivetti e Claudia Gerini. Esilarante film a episodi di e con Carlo Verdone: le sue qualità di attore-fregoli sono indiscutibili e si circonda anche di attrici di grande valore, come Veronica Pivetti e soprattutto Claudia Gerini. Strepitoso l’episodio con quest’ultima, il ritratto di due coatti romani, rockettari e ignoranti, con il tormentone di “o famo strano”, entrato nella storia del cinema. Campione di incassi della stagione: oltre 30 miliardi di lire.

1996: Il ciclone– di Leonardo Pieraccioni. Con Leonardo Pieraccioni, Lorena Forteza, Massimo Ceccherini e Alessandro Haber. Il film che lancia Pieraccioni tra i grandi del nostro cinema. Il primo film italiano che ha incassato più di 70 miliardi al botteghino, quarto film italiano più visto di sempre (14 milioni e 300 mila presenze al botteghino ) diventato un fenomeno di costume. In realtà il suo successo si spiega con una comicità mai volgare, con il fascino accattivante del protagonista e la bellezza non aggressiva della Forteza, oltre che con il più scontato e gratificante dei lieto fine: il vero trionfo del “carino. Ovviamente campione di incasso della stagione.

1997: La vita è bella– di Roberto Benigni. Con Roberto Benigni, Giorgio Cantarini e Nicoletta Braschi. Il capolavoro della carriera di Benigni. Quinto film più visto di sempre in Italia e oltre 60 miliardi incassati. All’estero, con 228 milioni di dollari incassati, è il film italiano più visto della storia. 3 premi Oscar per il film ( miglior pellicola, attore protagonista, colonna sonora ) che commosse il mondo. Il racconto della negazione della vita umana nei campi di concentramento, con l’invenzione di uno strano gioco collettivo, per nascondere al figlio le atrocità dei lager nazisti. Film da brividi, elogiato da pubblico e critica, lo stesso Benigni disse del film: «Questo film, che si chiama La vita è bella, mi è venuto fuori, ma con emozione, tanto che mi ha fatto tremare tutte le costole del costato, ma anche a girarlo, ma bello, bello, è un film che non fa dormire la notte».

1998: Tre uomini e una gamba– di Aldo, Giovanni e Giacomo, Massimo Venier. Con Aldo, Giovanni e Giacomo, Marina Massironi e Carlo Croccolo. L’esordio cinematografico del trio ha il coraggio di battere strade diverse da quelle televisive: la trama è un canovaccio per una serie di gag in stile slapstick che sfruttano più le risorse fisiche che quelle verbali. Un road movie esilarante, a cui i tre “intermezzi” comici aggiungono un pò di demenziale nonsense, in una costruzione bizzarra ma efficace della pellicola. Apprezzato dal pubblico oltre ogni più rosea previsione: 40 miliardi di incassi al botteghino.

1999: Il pesce innamorato– di Leonardo Pieraccioni. Una favola buonista romantica più che divertente, e in cui Pieraccioni mette a disposizione del film tutte le sue qualità cinematografiche: fascino accattivante, simpatia “toscanaccia” e solito lieto fine. Pubblico accorso ancora una volta in massa: 20 miliardi di lire incassati, in calo si, ma sufficienti a laurearsi campione di incassi dell’ultimo anno del secolo scorso.

Il più grande successo cinematografico degli anni '90, quarto film italiano più visto di sempre:
Il più grande successo cinematografico italiano degli anni ’90, quarto film italiano più visto di sempre: “Il ciclone”, che lancia alta, la stella di Leonardo Pieraccioni.

♦ I dieci film più visti della storia del cinema italiano

  1. Continuavano a chiamarlo Trinità(1972)- di Enzo Barboni. Con Terence Hill e Bud Spencer. Presenze in sala: 14.989.000
  2. Amici miei(1975)– di Mario Monicelli e Pietro Germi. Con Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Philippe Noiret, Adolfo Celi, Duilio Del Prete. Presenze in sala: 14.800.000
  3. Altrimenti ci arrabbiamo(1973)- di Marcello Fondato. Con Terence Hill e Bud Spencer. Presenze in sala: 14.700.000
  4. Il ciclone(1996)– di Leonardo Pieraccioni. Con Leonardo Pieraccioni, Lorena Forteza, Massimo Ceccherini e Alessandro Haber. Presenze in sala: 14.300.000
  5. La vita è bella(1997)– di Roberto Benigni. Con Roberto Benigni, Giorgio Cantarini e Nicoletta Braschi. Presenze in sala: 14.200.000
  6. Per qualche dollaro in più(1965)– di Sergio Leone. Con Clint Eastwood e Gian Maria Volontè. Presenze in sala: 14.150.000
  7. Pane, amore e gelosia(1954)– di Luigi Comencini. Con Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida. Presenze in sala: 14.000.000
  8. Pane, amore e fantasia(1953)- di Luigi Comencini. Con Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida. Presenze in sala: 13.900.000
  9. Matrimonio all’italiana(1964)– di Vittorio De Sica. Con Sophia Loren e Marcello Mastroianni. Presenze in sala: 13.750.000
  10. Il gattopardo(1964)– di Luchino Visconti. Con Burt Lancaster, Claudia Cardinale e Alain Delon. Presenze in sala: 13.700.000

Domenico Palattella

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