E’ arrivato il cavaliere!”(1950), il capolavoro ritrovato del grande Tino Scotti, uno dei più grandi attori del cinema italiano

Il 1950 è l’anno in cui Steno e Monicelli in tandem, scrivono per il grande Tino Scotti, una commedia divertente e stralunata, tutta incentrata sulle sue assurde gestualità e sui strampalati giochi verbali: “E’ arrivato il cavaliere!”, che peraltro è ispirata alla piece “Ghe pensi mi” interpretata in teatro dallo stesso Scotti. E’ comunque un riuscito adattamento della stessa commedia teatrale di successo firmata da Marcello Marchesi con uno scoppiettante Tino Scotti, sempre magnificamente sovra-eccitato e iper-attivo. La trama, frammentata ed episodica, come l’originale teatrale, non sempre funziona, ma alcuni momento rimangono di grande effetto comico sopratutto le sene con il pestifero e viziatissimo figlio del “cummenda” (il piccolo ha cinque anni ma ciò non gli impedisce di giocare a poker, bere vino e fumare una sigaretta) e la strampalata città sotterranea dove vive il protagonista assieme ad altri sfollati della seconda guerra mondiale. Il film è anche pieno di battute e riferimenti a eventi di cronaca dell’epoca, non sempre di facile interpretazione oggi: un esempio su tutti le reiterate battute su “gli svedesi che sanno giocare a calcio” (riferimeto a Gunnar Nordahl celebre attaccante del Milan). La pellicola, facendo perno sulla frenetica comicità di Tino Scotti, trascrive in immagini la commedia leggera Ghe pensi mi (1949; soprannome dell’esagitato protagonista). Il pretesto è quello di una sorta di città dei barboni alla periferia di Milano la quale sta per essere smobilitata per esigenze “immobiliari” legate al solito riccone di turno. Il nostro “cavaliere” – una specie di vagabondo, ricalcato sullo Charlot di Tempi moderni (1936), che però parla continuamente – riesce a sventare il pericolo: a Ostia aiuta un ministro dall’aria democristiana in dolce compagnia a non farsi scoprire (la moglie è in agguato) e ottiene in cambio il terreno ove dimorano i suoi amici mendicanti. Lo spunto narrativo, che verrà poi sviluppato nel più noto Miracolo a Milano (De Sica, 1951), è la scusa per una serie di vignette più idonee al palcoscenico della rivista che alla verosimiglianza fotografica del grande schermo, ma il risultato risulterà talmente bizzarro da funzionare, così come l’interpretazione di Tino Scotti, elegante, divertente e quasi sempre, volutamente, sopra le righe. Il pubblico apprezzò, tanto che il film arriverà ad incassare più di 250 milioni di lire, viceversa alla critica piacque molto meno. “E’ arrivato il cavaliere!”(1950), diretto da due registi importanti come Steno e Mario Monicelli, è stato restaurato nel 2007 e presentato al festival di Venezia nell’edizione di quello stesso anno. Un piccolo gioiellino ritrovato, dopo anni di oblìo: un giusto tributo ad un grande artista, uomo e attore di indiscusso valore.

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