La scena simbolo del cinema italiano: il bagno nella fontana di Trevi di Anita Ekberg e Marcello Mastroianni dal film “La Dolce Vita”

Se esiste un film nella storia del cinema italiano che può essere paragonato ai grandi capolavori della letteratura, alle massime espressioni dell’arte moderna o alle più complesse partitura di musica classica, ebbene questo è “La dolce vita”. Non è un caso infatti, che così tanti critici nel corso degli anni abbiano fatto ricorso a paragoni illustri- Joice, Picasso, Mahler, Proust- per inquadrare la gigantesca operazione cinematografica felliniana. Sia la narrazione che lo stile presentano aspetti di formidabile originalità e hanno segnato un’intera epoca, per non parlare della loro influenza imperitura sul cinema a venire. L’alter ego di Fellini è uno straordinario Marcello Mastroianni, giornalista scandalistico che sembra disprezzare il mondo del jet set su cui è costretto a lucrare, salvo poi venirne sedotto e rapito. Intorno a lui si muovono personaggi di ogni tipo, dal fotoreporter Paparazzo ( Walter Santesso) alla bellissima amante Maddalena (Anouk Aiméè), dalla fidanzata tradita Emma ( Yvonne Furneaux), all’intellettuale suicida (Alain Cuny). Tragedia e commedia si intrecciano senza sosta, quasi a comporre una radiografia dell’identità nazionale. La scena simbolo del film, che è stata definita anche la scena simbolo del cinema italiano del XX secolo, e nella top ten di quello mondiale, è quella del bagno nella fontana di Trevi di Anita Ekberg e Marcello Mastroianni. La celeberrima e sensualissima scena, di un tre minuti circa è entrata di diritto nell’immaginario popolare italiano e nel nostro patrimonio culturale. Si narra che, durante le riprese della celebre scena nella fontana di Trevi, Anita Ekberg non ebbe problemi a restare in acqua per ore, mentre Mastroianni, d’accordo con Fellini, per sopportare il freddo dovette indossare una muta sotto i vestiti e bere una bottiglia di vodka prima di girare. In un suo articolo la BBC afferma che la scena fu girata una sera di marzo, anche se la Ekberg afferma in un’intervista negli extra della versione in DVD che la scena fu girata in gennaio. Il distributore affermò che il film non avrebbe incassato una lira perché troppo pesante per il pubblico, e invece La dolce vita riuscì solo nei primi quindici giorni di proiezione a coprire gli 800 milioni spesi dal produttore. Al successo commerciale della pellicola contribuì l’intensa campagna pubblicitaria e il clima incandescente delle critiche. Secondo Pier Marco De Santi il successo del film è però da attribuire anche al “risveglio del pubblico e della sua intelligenza critica”. Dopo quindici giorni di proiezione il film aveva già coperto le spese del produttore. Dopo tre o quattro settimane era in vista il miliardo di lire e dopo due mesi di programmazione gli incassi superarono il miliardo e mezzo. Alla fine della stagione cinematografica 1959-60 risultò il maggior incasso dell’annata in Italia.

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