Un piccolo grande miracolo: Vittorio De Sica, Cesare Zavattini e “La porta del cielo”

Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, il loro fu un sodalizio artistico unico, tra i più importanti e proficui della cinematografia mondiale. Insieme ottennero innumerevoli riconoscimenti nazionali ed internazionali, tra cui 3 premi Oscar come miglior film straniero.
Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, il loro fu un sodalizio artistico unico, tra i più importanti e proficui della cinematografia mondiale. Insieme ottennero innumerevoli riconoscimenti nazionali ed internazionali, tra cui 3 premi Oscar come miglior film straniero.

“La porta del cielo” è un film del 1944 diretto da Vittorio De Sica e sceneggiato da Cesare Zavattini, e pur non essendo, da un punto di vista tecnico, tra i loro film più acclamati, è però quello che più di ogni altro assume grande rilevanza per capire “l’uomo De Sica” e “l’artista De Sica”. La genesi del film è particolarissima, perché se è facile raccontare i difetti di un uomo grande, grandissimo come Vittorio, è meno facile dare il senso della sua generosità, della sua fantasia e dell’affettuoso sortilegio in cui con il suo carisma era capace di avvolgere chiunque avesse vicino. De Sica e Zavattini con questo film, non solo avevano compiuto un vero e proprio atto eroico, ma erano riusciti, evidenziando nella regia un attenzione al particolare verista, a dare lo spunto per i loro successivi capolavori neorealisti, ma anche per quelli di Visconti e di Rossellini. De Sica, specialmente, era riuscito a fare quello che altri avevano tentato senza successo: cambiare il cinema per cambiare se stessi. De Sica riuscì attraverso questo piccolo film, commissionato dal Vaticano, a salvare dalla deportazione tantissimi ebrei, se ne contano più di 800: da brividi! Il risultato? uno straordinario, involontario miracolo operato dal cinema, che quando è buon cinema, sa essere più vero della realtà. Non è tutto, il film consolidò ancora di più il grande amore che sbocciò tra Vittorio De Sica e l’attrice di origine spagnola Maria Mercader, che gli darà due figli, Manuel nel 1948 e Christian nel 1951. Leggenda vuole che De Sica, tornasse però tutte le sere dalla moglie Giuditta Rissone, dalla quale aveva avuto la sua primogenita Emy, per non far soffrire la piccola della sua lontananza. Infatti la prima moglie accettò di mantenere in piedi un matrimonio di facciata pur di non togliere alla figlia la figura paterna. Ottenuto poi il divorzio da Giuditta Rissone nel 1954, De Sica andò stabilmente a vivere con la sua amata Maria. Convolarono a giuste nozze soltanto molti anni dopo nel 1968, quando entrambi ottennero la cittadinanza francese. I due si conobbero sul set del film, diretto dallo stesso De Sica, “I bambini ci guardano” del 1943, e da lì ebbe inizio la loro relazione.

Un'immagine di famiglia di fine anni '50, di Vittorio De Sica con l'amata Maria Mercader e i figli Manuel e Christian.
Un’immagine di famiglia di fine anni ’50, di Vittorio De Sica con l’amata Maria Mercader e i figli Manuel e Christian.

Le riprese del film “La porta del cielo” ebbero luogo nei sette mesi a cavallo della liberazione di Roma che avvenne il 4 giugno 1944. La storia di questa pellicola magica e dell’eroismo di Zavattini e di De Sica dovrebbe essere andata più o meno così. Nei primi giorni dell’occupazione, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 con le forze alleate, i tedeschi avevano ripulito tutti i depositi di pellicola e quella che avevano trovato l’avevano spedita in Germania. Solo il Vaticano fu risparmiato dal saccheggio e in qualche chiesa, magari dietro qualche capolavoro dell’arte italiana c’erano migliaia di metri di pellicola. Tutto il cinema italiano era fermo, o quasi. Il produttore Salvo D’Angelo fu finanziato dal “Centro cattolico cinematografico” per girare un vero e proprio film. Con attori importanti, Massimo Girotti, Roldano Lupi e Maria Mercader. Il regista scritturato si chiamava Esodo Pratelli, un fascista innocuo che assicurava al progetto l’indispensabile copertura politica verso il regime. Questa rischiosa impresa, nel momento più difficile della storia di Roma occupata dai nazisti, era seguita per il Vaticano da Monsignor Montini, il futuro papa Paolo VI. L’interprete principale del film sarebbe dovuta essere Maria Mercader, il grande amore di De Sica, che era già diventata una diva molto amata dal pubblico italiano. La Mercader accettò all’istante la proposta del produttore D’Angelo ma a patto che il regista fosse Vittorio De Sica. Un ottimo colpo per il Vaticano: De Sica, un regista ed un attore di grido, al posto dell’insignificante Pratelli. Il motivo che spinse Maria Mercader a fare il nome di De Sica, era più spinto dall’amore che da valutazioni tecniche, com’è facilmente plausibile. Infatti la Mercader non voleva che Vittorio fosse costretto a nascondersi o a sfollare con la moglie e la figlia. Quel film l’avrebbe costretto a restare a Roma. A lavorare. Con lei. Proprio in quei giorni, mentre i fascisti erano ritornati a Roma, al seguito dei nazisti, ai cineasti più importanti come Rossellini e De Sica veniva ordinato di andare a Venezia per occuparsi del cinema fascista, per partecipare alla rinascita cinematografica italiana e fascista, a Salò, e a De Sica gli venne un colpo. Aveva paura per sua figlia, per l’amata Maria, e in fondo anche per Giuditta. Venne anche convocato al ministero dal ministro Mezzasoma, un emissario di Goebbels, il ministro della propaganda del Terzo Reich, che aveva assunto la carica di ministro della Propaganda nella nascente Repubblica di Salò e a malincuore dovette ascoltarlo. Il ministro esordì: “C’è bisogno di tenere alto lo spirito e il morale della gente. Oggi più che mai…Quella gente che amava sentirla cantare e che amava i suoi film…Quei camerati che oggi a Salò combattono strenuamente per riscattare il disonore dell’armistizio…Ebbene, è per loro, De Sica, che le offriamo con il placet del Duce in persona, di curare la cinematografia della nostra risorta repubblica fascista del nord”. De Sica tacque, ma persona fortemente antifascista e italiano vero, avrebbe voluto volentieri sputargli in un occhio! Il ministro perentorio continuò: “Lei andrà a Venezia, con Rossellini ad organizzare la nostra Cinelandia. Anche Goebbels come sa ne è lusingato. Avrà una casa, uno stipendio, un’automobile con autista a sua disposizione”. “Eccellenza” disse De Sica, “questa proposta mi gratifica e mi lusinga…Quest’offerta è un premio per tutta la mia carriera di servitore della cultura e dell’arte…Pur riluttante, devo far presente che sono già impegnato su un fronte diverso, ma altrettanto di rilievo…”. Al che il ministro chiedendo lumi si sentì rispondere “Il Papa. Ho firmato per una produzione per il Vaticano, personalmente auspicata e voluta da Sua Santità. Per realizzare un film sul miracolo di Loreto. Il titolo? La porta del cielo”. “De Sica, siete uomo di mondo. Non vi chiedete chi vi darà i permessi per girare? Io” disse con durezza Mezzasoma. “Gireremo nei territori vaticani” lo sfidò con un sorriso Vittorio. “Se ne vada, commediante! Penserò io a spedirla in Germania quando avrà finito questo film del Papa”, ribattè infuriato il ministro. De Sica, osando sfidare le autorità fasciste, da buon giocatore qual’era, stava ovviamente bluffando. Non aveva ancora firmato nessun contratto. Di corsa si recò dalla Mercader e le disse: “Marì, famme scritturà assolutamente, famme trasferì o finisco in mano ai fascisti. M’ammazzano questi”. De Sica, venne scritturato il giorno dopo e il miracolo potette avere inizio.

Una scena del film
Una scena del film “La porta del cielo”, qui un fotogramma con Maria Mercader, che del film ne è l’interprete principale.

Le riprese del film iniziarono il primo giorno di marzo del 1944. Dentro la Basilica di San Paolo, fuori le mura. Vi sventola la bandiera bianca e gialla del Vaticano. Che non è in guerra con nessuno. Lì fu girata l’ambientazione della chiesa di Loreto. Lì fu costruito il set con il treno che trasporta i malati. Lì avvenne il “piccolo grande miracolo”. Il fulcro della trama è la storia di un gruppo di malati in viaggio verso Loreto per chiedere il miracolo della guarigione alla Madonna. De Sica impose la presenza del suo grande amico e sceneggiatore di sublime livello Cesare Zavattini, con il quale scriveva i suoi film e avrebbe scritto i capolavori futuri. La sceneggiatura della “Porta del cielo” fu redatta da Zavattini, Adolfo Franci e Diego Fabbri, imposto dalla produzione vaticana e ben introdotto nella Curia. Nonostante la presenza vigile del garante Fabbri, prevalse l’irruenza delle idee del grande Zavattini, sostenute ovviamente da De Sica. Nel copione il miracolo non c’era. I malati infatti si convincevano che il miracolo non dovevano aspettarselo dalla Madonna ma da loro stessi. Trovando dentro di loro la volontà e l’energia di vivere e guarire. Non fuori nelle forze soprannaturali. E di chi poteva essere questa idea, se non di quell’ateo e ingegnoso Zavattini? Ma il vero miracolo si compì e fu un altro. Poche sere prima dell’inizio delle riprese, nell’ultima decade di febbraio per la precisione, mentre De Sica e Zavattini mettevano a punto gli ultimi accorgimenti di sceneggiatura, assistettero ad una deportazione di ebrei romani. Due camion, uno con i bambini e le donne e l’altro con gli uomini. Tornati a Cinecittà, hanno cominciato a scritturare partigiani, ebrei, amici di intellettuali e si sono chiusi, dalla mattina dopo, nella splendida Basilica di San Paolo, sotto la protezione dell bandiera vaticana: alla fine erano più di 800 persone, che vivevano lì dentro. Tutti i componenti della troupe ebbero uno speciale permesso di circolazione. Un’assicurazione sulla vita firmata Città del Vaticano. Tra questi ovviamente anche De Sica e Zavattini. Ed anche la Mercader. Il clima di guerra, la persecuzione contro gli ebrei, l’attesa della liberazione ( le notizie che arrivavano per radio, davano le truppe alleate ad un passo da Roma, ed esortavano la popolazione a resistere che la liberazione era vicina), la finzione del film e l’extraterritorialità garantita da quella Basilica trasformavano quel luogo sacro in uno scenario da film di Bunuel, in cui le persone erano praticamente costrette, in maniera quasi claustrofobica, dalle persecuzioni che avvenivano all’esterno a rimanervi tappate dentro. C’erano un sacco di ebrei dentro, alcuni famosi come Piperno, Lattes e addirittura Carlo Levi, e poi Modena, e tanti tanti partigiani. Le autorità nazi-fasciste erano perfettamente a conoscenza di ciò che stava succedendo all’interno della Basilica, ma non potevano intervenire per l’extraterritorialità di quella Basilica, a tutti gli effetti territorio vaticano. De Sica era stato anche informato da Monsignor Montini, di prestare attenzione, perchè le autorità fasciste sapevano perfettamente cosa stava accadendo là dentro. Arrivò poi un alba, quella del 4 giugno 1944, e le riprese continuavano quella mattina, stranamente presto, molto presto. Roma era ferma e calma quella mattina. Ma nell’aria si avvertiva un’atmosfera diversa e mentre, come da un mesetto a questa parte De Sica continuava a girare senza pellicola e avrebbe continuato anche per mesi in attesa della liberazione, si udirono da fuori i rumori dei carri armati americani, delle grida della gente in festa: le truppe alleate avevano sfondato, era finita, gli americani erano entrati nella Capitale, Roma era stata liberata, almeno nella Capitale la guerra era finita. E la commozione ebbe il sopravvento, la grande paura era passata e gli 800 ebrei poterono dire grazie all’intuizione e all’eroismo di De Sica, di Zavattini e di tutta la troupe. Si compì il miracolo di un film nel film, il miracolo di una nazione che rifiorisce dalle miserie, partendo dalla descrizione realistica degli scempi causati dalla guerra: era nato il Neorealismo. Anche il grande scrittore Ennio Flaiano, rimase commosso ed estasiato dalla maniera in cui si svolse il film, e cosa accadde intorno al film stesso, rimase anch’egli estasiato dal miracolo che si compì, uno scritto dello stesso Flaiano, apparso il 6 maggio 1945 sul settimanale “Domenica” dice:

“La porta del cielo narra di miracoli. Il primo miracolo, mi sembra, è lo stesso film, portato a termine dopo sette mesi di lavorazione attraverso incredibili difficoltà. Non si legge il diario di produzione di questo film senza restare sbalorditi per la serie di incidenti drammatici che ne rallentarono il corso. Basterà ricordare che il 3 giugno scorso, mentre a pochi chilometri di distanza si decideva la battaglia per Roma, 800 persone tra comparse e tecnici vari erano agli ordini del regista nell’interno della Basilica di San Paolo, intenti a girare, mostrando un disprezzo per la guerra che soltanto Archimede avrebbe condiviso. De Sica raccontava che gli aveva chiusi praticamente a chiave, altrimenti qualcuno sarebbe anche, stoltamente, potuto scappare. E rideva come di uno scherzo riuscito. Il film è stato girato a Roma durante i mesi dell’occupazione tedesca. Probabilmente sarebbe rimasto incompiuto se non fosse stato di proposito una risposta a quell’occupazione, agli atti che la caratterizzarono, e addirittura alla filosofia che l’aveva fatalmente provocata come episodio di una guerra diretta più contro l’Uomo che contro determinate nazioni”.

Vittorio De Sica, Raf Vallone e Sophia Loren colti sul set del film
Vittorio De Sica, Raf Vallone e Sophia Loren colti sul set del film “La Ciociara” nel luglio del 1960.

• Zavattini e De Sica: un sodalizio vincente

Vittorio De Sica e Cesare Zavattini hanno dato vita ad uno dei sodalizi cinematografici tra i più importanti e prolifici della storia del cinema mondiale. L’amicizia profonda che legava De Sica e Zavattini è testimoniata anche da fatto che lo stesso Zavattini fu il padrino di battesimo di Christian, il terzogenito di De Sica. I due grandi artisti erano sempre intenti a scrivere i loro capolavori e il loro fu un sodalizio straordinario, unico: si conobbero nel 1939 e dopo di che iniziarono la loro collaborazione a partire dal film “Teresa Venerdì” del 1941. In seguito tra il 1943 e il 1945 ebbero modo di perfezionare la loro vena artistica con “I bambini ci guardano” “La porta del cielo”. Fondamentali per la realizzazione dei successivi quattro capolavori neorealisti, che sconvolsero il mondo: “Sciuscià”(1946), “Ladri di biciclette”(1948), “Miracolo a Milano”(1951) “Umberto D.”(1952). I primi due vinsero il premio Oscar come miglior film straniero, “Miracolo a Milano” invece si aggiudicò la Palma d’oro al festival di Cannes. Negli anni ’50 e ’60 il loro sodalizio artistico si arricchì di altre pellicole di valore assoluto quali “L’oro di Napoli”(1954), “Il Giudizio universale”(1961), “Ieri, oggi, domani” del 1963, che vinse l’Oscar come miglior film straniero nel 1964. Da ricordare anche “Matrimonio all’italiana”, come il precedente ancora con la coppia Loren-Mastroianni, e ispirato alla celebre commedia teatrale “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo. Anche l’ultimo film diretto da De Sica, porta la firma anche di Zavattini, quel “Viaggio” girato pochi mesi prima della morte del regista avvenuta il 24 novembre del 1974. Di seguito le parole di Cesare Zavattini raccolgono il senso di un’amicizia davvero fraterna e della stima infinita che entrambi nutrivano reciprocamente:

“Noi due siamo come il cappuccino, che non si sa il latte qual’è, e qual’è il caffè, ma c’è il cappuccino. Questo significa che c’è stata una specie di vocazione a unirci, ci siamo uniti su una base reale, umana; e quando dico umana voglio dire certi valori espressivi che ci hanno trovato d’accordo subito in partenza, e vorrei dire, la semplicità, la chiarezza”.

Cesare Zavattini e Vittorio De Sica negli anni '60, mentre discutono amabilmente, progettando un nuovo capolavoro.
Cesare Zavattini e Vittorio De Sica negli anni ’60, mentre discutono amabilmente, progettando un nuovo capolavoro.

Domenico Palattella

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...