Percorso iconografico sulla vita e sull’arte del grande Vittorio Gassman: cinema, teatro e vita privata.

Una profonda immagine del grande Vittorio Gassman (1922-2000) negli anni '70, uno dei più importanti e rappresentativi attori italiani di sempre. Mito e talento inarrivabile.
Una profonda immagine del grande Vittorio Gassman (1922-2000) negli anni ’70, uno dei più importanti e rappresentativi attori italiani di sempre. Mito e talento inarrivabile.

Soprannominato “Il mattatore” (dall’omonimo spettacolo televisivo del 1959), è considerato uno dei migliori e più rappresentativi attori italiani di sempre, ricordato per l’assoluta professionalità (al limite del maniacale), per la versatilità e il magnetismo. Artista con profonde radici nel mondo del teatro più “impegnato”, fu fondatore e direttore del Teatro d’Arte Italiano. La lunga carriera in Italia e all’estero comprende produzioni importanti, così come dozzine di divertissement che gli diedero una vasta popolarità. Con Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Marcello Mastroianni e Nino Manfredi è stato definito uno dei “mattatori”, o anche uno dei “mostri”della commedia all’italiana. Il grande Vittorio Gassman è anche uno degli artisti italiani ad aver avuto più riconoscimenti nazionali ed internazionali, tanto per il cinema, quanto per le sue fatiche teatrali:

Mostra del cinema di Venezia
-1996: Leone d’oro alla carriera
Festival di Cannes
-1975: miglior interpretazione maschile – Profumo di donna
Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián
-1971: miglior attore – Brancaleone alle crociate
David di Donatello
-1960: miglior attore protagonista – La grande guerra
-1963: miglior attore protagonista – Il sorpasso
-1965: miglior attore protagonista – La congiuntura
-1967: miglior attore protagonista – Il tigre
-1975: miglior attore protagonista – Profumo di donna
-1979: miglior attore protagonista – Caro papà
-1984: Targa Speciale
-1987: miglior attore protagonista – La famiglia
-1991: David speciale
-1996: David alla carriera (durante la 53ª mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia)
Nastri d’argento
-1959: miglior attore protagonista – I soliti ignoti
-1963: miglior attore protagonista – Il sorpasso
-1975: miglior attore protagonista – Profumo di donna
-1990: miglior attore protagonista – Lo zio indegno
-1999: miglior attore non protagonista (insieme con il resto del cast) – La cena
-2000: Nastro d’argento speciale
Premi teatrali
-David di Donatello 1958: Premio internazionale “Olimpo” per il teatro
Onorificenze
-Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana – Roma, 16 marzo 1994
-Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana – nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. «Di iniziativa del Presidente della Repubblica»- Roma, 27 aprile 1987

Ripercorreremo la vita e l’arte del leggendario Vittorio Gassman, attraverso un percorso iconografico in 30 foto e suddiviso in tre grandi aree tematiche: cinema, teatro e vita privata. Al fine di ripercorrere la storia di uno dei più popolari e amati attori del nostro paese, uno di quegli immortali personaggi che tutti conoscono fin da bambini, e che rimangono indelebili al trascorrere impetuoso del tempo.

♥ 1. Cinema

“Riso amaro”( Italia, 1949), di Giuseppe De Santis. Nel capolavoro neorealista di De Santis, un affascinante dramma ambientato fra le mondine del vercellese, un giovanissimo Gassman interpreta il delinquente Walter Granata, che insieme alla compagna Francesca si nasconde proprio fra le lavoranti stagionali del riso. E’ sicuramente il film che ha messo in luce le potenzialità del grande attore italiano. Nella foto i due protagonisti Vittorio Gassman e Silvana Mangano.
“La ragazza del Palio”( Italia,1957), di Luigi Zampa. Vittorio Gassman nel ruolo del principe Piero di Montalcino assieme all’attrice texana Diana Dors, con lo sfondo della piazza centrale della città di Siena, sede del medievale Palio omonimo. Un’altra delle tappe fondamentali della carriera di Gassman, in un film che rientra nel genere turistico in voga tra la metà e la fine degli anni ’50.
“I soliti ignoti”( Italia, 1958), di Mario Monicelli. Indimenticabile anche la prova d’attore in questo altro capolavoro del cinema italiano, qui Gassman è Giuseppe “Peppe er Pantera” Baiocchi, protagonista di più di una sequenza memorabile. Cast di lusso, come esemplificato dalla foto, tratta da una scena del film: da sinistra a destra, Totò, Tiberio Murgia, Carlo Pisacane, Renato Salvatori, Marcello Mastroianni e Vittorio Gassman, i protagonisti del capolavoro monicelliano. La pellicola è stata, a ragione, definita la “miglior commedia all’italiana di sempre”.
“La Grande guerra”( Italia, 1959), di Mario Monicelli. Questa volta in coppia con Sordi( suo grande amico), Gassman è protagonista di uno dei capolavori del cinema italiano, una commedia drammatica, ambientata durante la Grande Guerra che vira verso l’eroismo e la tragedia. Per l’interpretazione del soldato milanese Giovanni Busacca, Gassman vinse uno dei suoi 7 David di Donatello.
“Il mattatore”(Italia, 1960), di Dino Risi. Nei panni di un attore drammatico diventato truffatore, Gassman da il meglio di se e può sciorinare tutta la sua istrionica bravura. Uno dei film più divertenti di Gassman, qui davvero irresistibile. Il film che segna l’incontro di Gassman con Dino Risi è una carrellata di situazioni esilaranti in cui l’attore può mettere in mostra le proprie abilità mimetiche: ma è anche un ritratto cinico e spassoso della voglia di arricchirsi alle spalle dell’ingenuità nazionale, alle soglie del Boom. La moglie di Gassman nel film, è la splendida Anna Maria Ferrero, presente anche nella foto,: i due ebbero anche una relazione che durò dal 1954 al 1961, e per un certo periodo si parlò anche di matrimonio.
“Crimen”(Italia,1960), di Mario Camerini. Il film è una deliziosa commedia all’italiana gialla, sulla paura per la polizia e la febbre del gioco. Il capolavoro di Mario Camerini sbanca al botteghino, merito del trio fantastico di protagonisti: Gassman, Sordi e Manfredi, coadiuvati da altre tre grandi attrici come Franca Valeri, Silvana Mangano e Dorian Gray.
“Fantasmi a Roma”(Italia, 1960), di Antonio Pietrangeli. Il distacco e l’eleganza sono le caratteristiche peculiari di questa preziosa opera cinematografica, una favola surrealistica costruita su una sceneggiatura brillante e spiritosa co-firmata da uno dei più grandi autori satirici del teatro e della letteratura italiana: Ennio Flaiano. Il film è una commedia fantasy (un genere di scarso riscontro nel cinema italiano passato e recente) condita di trovate comiche eccellenti, di sentimenti semplici e di alcune grandi ma discrete interpretazioni, come quella di Eduardo De Filippo, di Tino Buazzelli, di Sandra Milo, di Vittorio Gassman, di Claudio Gora e di Marcello Mastroianni, che nell’occasione interpreta contemporaneamente tre ruoli diversi. Vittorio Gassman interpreta in maniera spiritosa un volubile ed eccentrico fantasma-pittore del Seicento, Giovan Battista Villari detto “il Caparra”, che, sul soffitto della enorme camera da letto dell’antica dimora, celato alla vista da una controsoffittatura in legno e tela dipinta, dipinge un grandioso affresco nel giro di una notte. Nella foto, in una scena del film si riconoscono Vittorio Gassman, Tino Buazzelli e Marcello Mastroianni.
“La marcia su Roma(Italia, 1962), di Dino Risi.Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi in camicia nera nel loro primo film insieme. Diretto deliziosamente dalla sapiente mano di Dino Risi, il film ripercorre esaustivamente uno degli avvenimenti che più hanno segnato la storia d’Italia dal primo dopoguerra ad oggi: la “marcia su Roma” del 1922. La storia di due poveracci che partecipano, illusi da facili promesse, alla marcia su Roma, fa da sfondo ad una riuscita attendibilità storica del film: le prime violenze, i primi scontri con i “rossi bolscevici” e soprattutto le responsabilità storiche di chi era chiamato a fermare ciò che poteva ancora essere fermato. I protagonisti del film sono Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi, grandissimi amici nella vita, ed esemplari interpreti di questa pellicola ambiziosa che ripercorre un pezzo importante di storia patria.
Uno dei massimi capolavori della cinematografia italiana, e più nello specifico della commedia all’italiana. Favoloso spaccato di grande precisione sociologica dell’Italia del boom di cui Gassman incarna con istrionismo tutti i difetti ( l’euforia artificiale, la presunzione, l’irresponsabilità, il vuoto di fondo) e i pochi pregi (la generosità, la disponibilità). La società di quel periodo è resa con un’euforia rara, un’ammirevole sapienza nel passare dall’agro al dolce, dal comico al grave. Al successo del film contribuì non poco l’interpretazione fantastica di un Vittorio Gassman al massimo della forma, strabordante nel rappresentare il suo cialtrone quasi quarantenne e nullafacente, contraltare del pacato e timido studente universitario interpretato da Jean Louis Trintignant. Si ride, si riflette, si sorride amaro e si piange. Capolavoro assoluto, allora poco capito dai critici, ma applauditissimo dal pubblico, oggi è invece un mito della critica cinematografica attuale.
“Il sorpasso”(Italia, 1962), di Dino Risi. Uno dei massimi capolavori della cinematografia italiana, e più nello specifico della commedia all’italiana. Favoloso spaccato di grande precisione sociologica dell’Italia del boom di cui Gassman incarna con istrionismo tutti i difetti ( l’euforia artificiale, la presunzione, l’irresponsabilità, il vuoto di fondo) e i pochi pregi (la generosità, la disponibilità). La società di quel periodo è resa con un’euforia rara, un’ammirevole sapienza nel passare dall’agro al dolce, dal comico al grave. Al successo del film contribuì non poco l’interpretazione fantastica di un Vittorio Gassman al massimo della forma, strabordante nel rappresentare il suo cialtrone quasi quarantenne e nullafacente, contraltare del pacato e timido studente universitario interpretato da Jean Louis Trintignant. Si ride, si riflette, si sorride amaro e si piange. Capolavoro assoluto, allora poco capito dai critici, ma applauditissimo dal pubblico, oggi è invece un mito della critica cinematografica attuale.
“I mostri”(Italia, 1963), di Dino Risi. Il miglior film ad episodi della storia del cinema italiano, una serie di gag strepitose che sbeffeggiano l’Italia del boom nello stile della commedia all’italiana. Il duo Tognazzi- Gassman fa scintille. Il film è diviso in 20 episodi di diversa durata. Uno dei film più divertenti, ed intelligenti, mai realizzati in Italia.
Un “divertissement” esilarante e spregiudicato, un pò satira di costume e un pò “road movie: anche se la “congiuntura” (la crisi economica del 1964) comunque c’entra poco e nulla. Vittorio Gassman (premiato con il David di Donatello) è in gran forma comica per tutto il film e supera se stesso nel delizioso finale a base di inseguimenti “slapstick”. Da vedere!
“La congiuntura”(Italia, 1964), di Ettore Scola.Un “divertissement” esilarante e spregiudicato, un pò satira di costume e un pò “road movie: anche se la “congiuntura” (la crisi economica del 1964) comunque c’entra poco e nulla. Vittorio Gassman (premiato con il David di Donatello) è in gran forma comica per tutto il film e supera se stesso nel delizioso finale a base di inseguimenti “slapstick”. Da vedere! Una scena del film di Gassman con la bella e brava Joan Collins.
“Frenesia dell’estate”(Italia, 1964), di Luigi Zampa. Vittorio Gassman delinea spassosamente il personaggio di un capitano dell’esercito terrorizzato dall’idea di essersi innamorato di Gigi (Michèle Mercier), un travestito da cabaret che si rivela invece una deliziosa fanciulla. Il film è una classica commedia vacanziero- balneare, di quelle che andavano di moda nei primi anni ’60: stavolta siamo sulle spiagge di Viareggio, in Toscana. Una commedia all’italiana ad episodi intrecciati, con un cast di primo livello: oltre a Gassman vi sono anche Amedeo Nazzari, Lea Padovani e Sandra Milo.
il gaucho
Sottovalutato all’epoca, anche da coloro che lo realizzarono, “Il gaucho”(1964) è uno dei migliori film di Dino Risi, sorretto da un Vittorio Gassman a dir poco memorabile in uno dei ruoli più efficaci e riusciti della sua carriera. E’ la storia di un bizzarro e squattrinato gruppo di italiani, capitanati dal p.r. Marco Ravicchio ( Gassman), che si reca a Buenos Aires, in rappresentanza dell’Italia e di una piccola casa di produzione, per partecipare ad un festival del cinema locale. Una commedia agile, veloce e divertente ma che al tempo stesso sa essere anche amara, cattiva, intelligente e sa mordere come poche, in pieno stile da commedia all’italiana. Oltre a Gassman, nel film c’è anche Amedeo Nazzari, strepitoso in un ruolo piuttosto ironico e diverso dalla galleria classica dei personaggi da lui abitualmente interpretati. E poi c’è Silvana Pampanini, sottovalutata, ma davvero grandissima, che fa ironicamente l’autoparodia di sé stessa. Nel cast anche Nino Manfredi che interpreta l’amico da anni emigrato in Argentina, che Gassman crede erroneamente ricco.
“L’Armata Brancaleone”(Italia. 1966), di Mario Monicelli. Uno dei massimi capolavori assoluti del cinema italiano e straordinario successo di pubblico, il film è una delle punte più alte del cinema popolare italiano, un autentico capolavoro di fantasia e di avventure farsesche. Intelligente e originale ricostruzione nazional-popolare di un pezzo di storia italiana, in chiara polemica con la visione hollywoodiana del Medioevo. Stupenda l’invenzione di una parlata mista di latino medievale e italiano prevolgare. La mano del maestro Monicelli si nota, nel gusto anarchico di una scampagnata becera e nei temi tipicamente monicelliani del gruppo dei piccoli perdenti e del senso della morte. Al successo del film, contribuì non poco l’interpretazione magnifica di Vittorio Gassman e del suo Brancaleone da Norcia, entrato nella storia e nella memoria collettiva del nostro paese. Tanto è stato il successo del film, che il suo titolo è passato in proverbio, come di un gruppo di persone che vogliono compiere una cosa più grande di loro. Chapeau! Nella foto da sinistra verso destra, Folco Lulli, Carlo Pisacane, Ugo Fangareggi e il giovane Gianluigi Crescenzi.
“Una su 13″(Italia, 1969), di Nicolas Gessner e Luciano Lucignani. Versione farsesca del romanzo “Il mistero delle dodici sedie” di Ilf e Petrov, qui rispolverato con un pizzico di erotismo: fra le braccia di Gassman c’è anche l’affascinante Sharon Tate, all’ultima interpretazione prima del suo barbaro assassinio. Comunque scatenato Gassman nei panni del barbiere italiano emigrato a New York, Mario Beretti, all’inseguimento in giro per il mondo di una sedia nella cui imbottitura vi è nascosta una fortuna. Si ride!
“Brancaleone alle crociate”(Italia, 1970), di Mario Monicelli. Ritornano le avventure del cavaliere medievale Brancaleone da Norcia, ancora una volta perfettamente ed ironicamente disegnato da un grande Vittorio Gassman. Il medesimo linguaggio e il medesimo mondo popolaresco e fanfarone riproposto in questo sequel funziona ancora molto bene. C’è chi lo preferisce addirittura al suo prequel, di cui non eguagliò il successo, registrando comunque incassi più che soddisfacenti.
“In nome del popolo italiano”(Italia, 1971), di DIno Risi.Renzo Santenocito (Gassman) è un palazzinaro imbroglione con le mani in paste ovunque che unge a destra e manca per ottenere ciò che vuole, ma si scontra con l’integerrimo giudice Mariano Bonifazi( Tognazzi). Già oltre 40 anni fa Risi indagava sugli italici vizi, dove il cortocircuito del malaffare tra imprenditoria, politica e magistratura era ben radicato. Strepitosi al solito Tognazzi e Gassman al loro ennesimo capolavoro in coppia. Uno dei migliori film di Dino Risi.
“C’eravamo tanto amati”(Italia, 1974), di Ettore Scola. Altro ruolo importante nella carriera di Vittorio Gassman è quello di Gianni Perego, nel bel affresco generazionale firmato da Ettore Scola, che racconta la vita di tre amici dai tempi della guerra, come partigiani, ai giorni in cui è stato girato, ovvero gli anni Settanta. Altro caposaldo della commedia all’italiana. Nella foto lo straordinario trio di protagonisti, Stefano Satta Flores, Vittorio Gassman e Nino Manfredi.
“Profumo di donna”(Italia, 1974), di Dino Risi. Sagace cocktail di sarcasmo e pietà, ironia e amarezza, in cui Gassman dà quella che è da molti ritenuta la miglior interpretazione del suo itinerario cinematografico. In questo dramma della solitudine, e al fianco della bella e brava Agostina Belli, Gassman incanta il mondo nel ruolo di un capitano dell’esercito rimasto cieco per lo scoppio di una bomba. Progetta il suo suicidio, ma l’amicizia con un soldatino e l’amore disinteressato di una ragazza gli faranno cambiare idea. Palma d’Oro al festival di Cannes, come miglior interpretazione maschile meritatissima per il sommo Gassman, che quì tocca le corde della poesia.
“Caro papà”(Italia, 1979), di Dino Risi. L’illustrazione di un drammatico conflitto generazionale, tra padre e figlio, durante un periodo caldo della recente storia italiana Vittorio Gassman dà un sagace colpo di istrionismo ad un soggetto evidentemente tragico.
“La famiglia”(Italia, 1986), di Ettore Scola. Nella foto Vittorio Gassman, invecchiato all’uopo, e il grande Carlo Dapporto, nello splendido film di Ettore Scola, che racconta una famiglia della media borghesia romana dal 1906 al 1986. Molti gli avvenimenti: l’avvicendarsi delle generazioni, battesimi, nozze, lutti, bisticci, conflitti, pranzi, compromessi. La pellicola appare come un fil sul tempo che passa e cambia le persone, levigando conflitti, sentimenti, passioni come i sassi del mare. Un film di attori ( su tutti Gassman e Carlo Dapporto), una bella prova di professionismo e maestria narrativa, di sintesi all’insegna dell’armonia. Presentato al festival di Cannes, il film è stato anche candidato all’Oscar come miglior film straniero.

♥ 2. Il teatro

Il leggendario
Il leggendario “Amleto” di Vittorio Gassman. L’Amleto con Vittorio Gassman, regia firmata dallo stesso attore con Luigi Squarzina aveva debuttato il 28 novembre 1952. L’autorevole critico Silvio D’Amico si entusiasma: “L’Amleto incarnato da Vittorio Gassman emana un fascino indicibile. Questo attore, cui Dio ha elargito tutti i doni – prestanza fisica e maschera espressiva, inquieta cultura e moderna sensibilità, voce sonora e intimo tormento –; questo attore che, oggi non ancora trentenne, ci è già apparso nei più svariati aspetti dell’arte classica, come di quella più spregiudicatamente contemporanea; questo attore di virtù così prepotenti, e la cui suprema ambizione è di farsi servo e messaggero della grande poesia; questo attore ci ha dato, della figura d’Amleto, l’interpretazione più aderente alla nostra immaginazione, e pertanto più nuova. Tutta mossa dall’intimo; agitata, dolorosa: straziata dalla delusione della malvagità circostante, e dalla propria incapacità di superarla: pregna di spirito religioso, e tuttavia orribilmente incrinata dal dubbio. Dalle sue labbra hanno spiccato il volo le profonde parole, le vaste immagini, come per un nativo, irresistibile impulso; s’è levato al Cielo il canto del suo rancore, della sua rabbia, dei suoi intenerimenti e delle sue riprese, con un impeto e un rapimento fino a oggi sconosciuto”. Tre anni dopo, il 28 ottobre 1955, l’Amleto di Gassman arriva in televisione, con tra gli altri, anche Anna Maria Ferrero.
L'Otello interpretato da Vittorio Gassman, l'altra sua sublime interpretazione teatrale, ancora una volta da un personaggio di William Shakespeare. Qui nella versione televisiva del 1957, interpretata insieme a Salvo Randone e Alessandra Panaro.
L’Otello interpretato da Vittorio Gassman, l’altra sua sublime interpretazione teatrale, ancora una volta da un personaggio di William Shakespeare. Qui nella versione televisiva del 1957, interpretata insieme a Salvo Randone e Alessandra Panaro.
“Il canto di Ulisse”, il canto 26 dell’Inferno di Dante, letto e interpretato in maniera fenomenale da Vittorio Gassman per la RAI nel 1993. Commosse e incantò l’Italia, il tono elevato e sofferto con cui Gassman declamò in canti della “Divina Commedia”. L’apoteosi è comunque il “Canto di Ulisse”, chicca strepitosa di un attore inarrivabile.
Gassman fu uomo di intense emozioni e di grande onestà intellettuale; la sua autoironia e il suo notevole senso dell'umorismo lo portarono negli anni novanta a prendere parte a un programma televisivo (Tunnel) nel quale, in maniera molto formale e seria, recitava documenti come la bolletta del gas, il menù del ristorante o gli annunci economici;
Gassman fu uomo di intense emozioni e di grande onestà intellettuale; la sua autoironia e il suo notevole senso dell’umorismo lo portarono negli anni novanta a prendere parte a un programma televisivo (Tunnel) nel quale, in maniera molto formale e seria, recitava documenti come la bolletta del gas, il menù del ristorante o gli annunci economici; “letture” che, con autoironia, venivano eseguite con la stessa abilità professionale e il tono elevato che lo rese famoso recitando la Divina Commedia di Dante.
Vittorio Gassman, in abiti di scena, abbraccia la madre Luisa Ambron alla prima dell'Adelchi al teatro Popolare Italiano. Vero perfezionista, aveva in odio la dizione imperfetta o le inflessioni dialettali, pur essendo in grado di rendere perfettamente, quando richiesto, la maggior parte dei dialetti italiani. In modo abbastanza coraggioso, accettò la sfida di dirigere l'Adelchi, una delle opere meno note e meno
Vittorio Gassman, in abiti di scena, abbraccia la madre Luisa Ambron alla prima dell’Adelchi al teatro Popolare Italiano. Vero perfezionista, aveva in odio la dizione imperfetta o le inflessioni dialettali, pur essendo in grado di rendere perfettamente, quando richiesto, la maggior parte dei dialetti italiani. In modo abbastanza coraggioso, accettò la sfida di dirigere l’Adelchi, una delle opere meno note e meno “facili” di Alessandro Manzoni. La tournée di questo spettacolo raccolse mezzo milione di spettatori, attraversando l’Italia con il suo Teatro Popolare Itinerante.

♥ 3. Vita Privata

Un giovanissimo Vittorio Gassman a metà degli anni '40, a poco più di vent'anni.
Un giovanissimo Vittorio Gassman a metà degli anni ’40, a poco più di vent’anni. In questi anni frequentò l’Accademia nazionale d’arte drammatica, nella quale studiavano anche altre importanti figure del cinema e del teatro italiano, come Paolo Stoppa, Rina Morelli, Adolfo Celi, Luigi Squarzina, Elio Pandolfi, Rossella Falk, Lea Padovani e, successivamente, Paolo Panelli, Nino Manfredi, Tino Buazzelli, Gianrico Tedeschi, Monica Vitti, Luca Ronconi.
Vittorio Gassman e Anna Maria Ferrero, la loro fu una storia d’amore che fece sognare una nazione intera. Il loro legame durò dal 1954 al 1961, sette anni di fila.
Vittorio Gassman e Anna Maria Ferrero, la loro fu una storia d’amore che fece sognare una nazione intera. Il loro legame durò dal 1954 al 1961, sette anni di fila.
Vittorio Gassman al mare con la prima moglie Nora Ricci, alla fine degli anni '40, dalla quale ebbe la prima figlia Paola Gassman nata nel 1945.
Vittorio Gassman al mare con la prima moglie Nora Ricci, alla fine degli anni ’40, dalla quale ebbe la prima figlia Paola Gassman nata nel 1945. Vittorio Gassman sposò soltanto attrici: Nora Ricci (figlia di Renzo Ricci e Margherita Bagni) dalla quale ebbe la prima figlia Paola, attrice ella stessa e moglie di Ugo Pagliai; Shelley Winters, dalla quale ebbe la seconda figlia Vittoria;Juliette Mayniel, che gli diede Alessandro, anch’egli attore e regista; Diletta D’Andrea, dalla quale nacque Jacopo, regista.
Vittorio Gassman insieme al figlio Alessandro Gassman, a metà degli anni '90. Oggi il figlio Alessandro è uno dei più importanti interpreti del moderno cinema italiano.
Vittorio Gassman insieme al figlio Alessandro Gassman, a metà degli anni ’90. Oggi il figlio Alessandro è uno dei più importanti interpreti del moderno cinema italiano.
Vittorio Gassman ormai anziano al festival del cinema di Venezia del 1996, per ricevere il prestigioso
Vittorio Gassman ormai anziano al festival del cinema di Venezia del 1996, per ricevere il prestigioso “Leone d’Oro” alla carriera.

Gassman venne talvolta criticato a causa della sua vita privata, specie per i suoi divorzi (che suscitarono scandalo negli anni cinquanta e sessanta) e per il suo iniziale ateismo, che in seguito lasciò il posto a una fede molto personale. Nel profondo era un’anima pensosa e tormentata, la razionalità di base opposta ai richiami dell’infinito. Resta significativo, e simpatico, un suo “dibattito” con Alberto Sordi sui temi dell’esistenza e della religione. A Gassman che onestamente esternava i dubbi del pensante, Sordi con romanesca concretezza replicò invece: “A Vitto’, io ce credo. Hai visto mai?” Gassman inoltre espresse spesso commenti schietti e poco convenzionali, in qualche caso con il chiaro intento di sferzare le posizioni moderate, guadagnandosi così vari nemici nel mondo dello spettacolo e della cultura. Raggiunti gli anni 2000, Vittorio Gassman morì il 29 giugno di quello stesso anno. Un personaggio carismatico, unico ed inimitabile, con una citazione rimasta nella memoria collettiva:

« Mi disturba la morte, è vero. Credo che sia un errore del Padreterno. Io non mi ritengo per niente indispensabile, ma immaginate il mondo senza di me… che farete da soli? »

Domenico Palattella

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