Il genere della “parodia” nella cinematografia italiana: quarant’anni di successi

La coppia d'oro del cinema italiano: Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, i grandi specialisti del genere
La coppia d’oro del cinema italiano: Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, i grandi specialisti del genere “parodistico”, il quale fu uno dei generi cinematografici più amati dal pubblico italiano.

Il genere della “parodia”, uno dei più prolifici in assoluto della nostra cinematografia, ebbe così tanto successo, soprattutto per il fatto di essere profondamente radicato in un paese come l’Italia, già tanto succube di dominatori stranieri. Ridere della cultura del conquistatore era un modo per riaffermare, sia pur in maniera burlesca, la propria identità. La “parodia” si insedia principalmente, e quasi prettamente, nel genere comico-brillante e si dimostrerà una fucina di talenti e di pellicole di travolgente divertimento. Tutto ebbe inizio con il film “I due orfanelli”(1947), interpretato da Totò e da Carlo Campanini. Il grosso successo di pubblico di questo film, ispirato al celeberrimo romanzo “Le due orfanelle”, convinse produttori e sceneggiatori di avere tra le mani una vera miniera d’oro da poter sfruttare negli anni a venire. A tal proposito lo sceneggiatore Age, nel corso di un’intervista anni dopo, rilevava l’importanza della parodia nella cinematografia italiana, e più nello specifico per Totò; oltre al film sopra citato, a seguire vennero valanghe di film-parodia di successo interpretati dall’attore napoletano ( “Fifa e arena”, “Totò le Mokò”, “Totò sceicco”, “TotoTarzan”, “Figaro qua…Figaro là”, “Totò terzo uomo”). Tutti questi film si rifacevano a situazioni, ma soprattutto a film di successo, per sfruttarli in chiave comica. Negli anni post-1945 la parodia dei successi, di solito cinematografici e prevalentemente stranieri, non sarà una prerogativa del solo Totò, che pure in questi anni ne è il caso più rilevante, ma costituisce, se non un genere vero e proprio, perlomeno una costante sempre presente in misura notevole, specie negli anni ’50 e ’60, per toccare, poi il suo culmine, con l’irriverente satira della coppia composta da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, che ne diventeranno i veri specialisti.

Una delle prime grandi parodie del cinema italiano: Totò in
Una delle prime grandi parodie del cinema italiano: Totò in “Totò le Mokò”(1949), parodia del film “Pepè le Mokò”.

Queste pellicole erano nella maggior parte dei casi operazioni estremamente affrettate ( e quindi non stupisca come, i maggiori esponenti del genere siano stati Totò e la coppia Franchi & Ingrassia, che del lavoro frenetico e realizzato in poco tempo ne furono i massimi esempi), partecipando quindi di quella natura di cinema “caldo” che si getta a capofitto sulla cronaca e sugli avvenimenti sociali più rilevanti e curiosi dell’Italia di allora. Di rado li si potrebbe accusare di troppa raffinatezza: la confezione era in genere approssimativa, il destinatario, il pubblico di bocca più buona; eppure il genere piaceva a tutti ( e anche molto). Per ridere, non necessariamente bisognava aver visto il film da cui veniva lo spunto, e non necessariamente la parodia del titolo era parodia del film di successo dal quale era tratto: a volte, infatti la parodia cominciava e finiva con la trovatina di un titolo deformato, che nulla poi centrava con la trama che componeva il film. Ci sono, a tal proposito, casi di film nati come conseguenza di un titolo stravagante, che uniti al cast importante cui spesso avevano tali pellicole, assicuravano ai produttori sicuri guadagni. Ora è arrivato il momento di passare in rassegna i migliori film italiani del genere, o meglio, poco più del nudo elenco dei titoli, spesso eloquenti da soli a capire il successo e lo sviluppo di questo singolare genere cinematografico. Si è dunque detto di Totò, che monopolizza tale tipo di operazione negli anni 1945/50, ma anche il poker di film di enorme successo del grande Macario, ne sono un fulgido esempio.“Come persi la guerra”(1947), “L’eroe della strada”(1948) “Come scopersi l’America”(1949) si rifanno nei titoli ad altrettanti film di successo di Hollywood, invece lo splendido “Il monello della strada”(1950), il vero capolavoro di Macario, si rifà al “Monello” di Charlie Chaplin, datato 1921.

La locandina cinematografica del film
La locandina cinematografica del film “Il monello della strada”(1950), il vero, grande capolavoro di Macario, ispirato al “Monello” di Charlie Chaplin. Il film è considerato un capolavoro che parla al cuore, soprattutto per lo splendido squarcio di poesia del quarto d’ora finale, quello in cui il personaggio di Macario gira per Torino, in una città in cui il tempo, come per magia sembra essersi fermato. Una favola ben interpretata da Macario, e che ebbe un grande successo di pubblico.

In questi anni, ad esser pignoli si potrebbero segnalare anche “Biancaneve e i sette ladri”(1949) di Giacomo Gentilomo, con Peppino De Filippo e SIlvana Pampanini; e “Il vedovo allegro”(1949) di Mario Mattoli, con un grande Carlo Dapporto. Nel ’52 abbiamo “Papà diventa mamma” di e con Aldo Fabrizi ( che solo nel titolo allude al film americano “Papà diventa nonno”), e “Il sogno di Zorro” di Mario Soldati, con Walter Chiari e Vittorio Gassman ( dal “Segno di Zorro” con Tyrone Power). Nel ’53 Mario Mattoli con “Il più comico spettacolo del mondo” (Totò) si aggancia al colosso di Cecile DeMille “Il più grande spettacolo del mondo”, ambientato come il suo film nel mondo del circo. Due titoli del ’56: “Da quì all’eredità di Riccardo Freda, con Beniamino Maggio, Antonio Sorrentino e la partecipazione di Alberto Sordi ( “Da quì all’eternità” di Fred Zinnemann era uscito nel ’54), e “I pinguini ci guardano” (solo il titolo allude a “I bambini ci guardano” di Vittorio De Sica; è una piccola stravaganza di Guido Leoni, con Carlo Croccolo, Tino Scotti e Renato Rascel). Nel 1957 ci sono “Rascel Fifì”( da “Le Rififi”)“Rascel marine”, entrambe di Guido Leoni. La prima pellicola è una gustosa satira dei film di gangster, la seconda dei film di guerra, comunque tra i migliori risultati cinematografici dell’attore romano. 1958: “Totò e Marcellino” di Antonio Musu, non proprio una parodia ma un tentativo di sfruttamento del bambino spagnolo Pablito Calvo, interprete di “Marcellino, pane e vino”; così “Perfide…ma belle” di G. SImonelli si rifà nel titolo a “Poveri ma belli” di Dino Risi, con Renato Salvatori, Maurizio Arena e Marisa Allasio. Poi ci sono “Via col para…vento” di Mario Costa con Maurizio Arena, e “Gagliardi e pupe”( recente il successo americano di “Bulli e pupe”) di Roberto Bianchi Montero. Nel 1959, due titoli meravigliosi, il primo è “La Pica sul Pacifico” di Roberto Bianchi Montero. Di questo film, tra i più surreali di tutti, val la pena fornire qualche dato extra. “La diga sul Pacifico”, diretto da René Clément, era una superproduzione di De Laurentiis con attori internazionali tratta da un romanzo di Marguerite Duras, che malgrado le premesse non incassò all’altezza delle speranze. Al contrario la sua parodia, spopolò nelle sale italiane, anche grazie alla vervè comica eccezionale della sua protagonista: la grande Tina Pica. L’anziana attrice napoletana, era una caratterista di gran classe e dalla voce tonante, cui i “Pane e amore” e le esperienze cinematografiche con Eduardo De Filippo, avevano regalato un’imprevedibile popolarità in età avanzata, e la promozione sul campo a “prima attrice”. Dopo il successo de “La nonna Sabella”(1957), venne sfruttata in un numero poderoso di film tipo “Mia nonna poliziotto”( Steno, 1958), “La sceriffa”( Roberto Bianchi Montero, 1959) e “Arriva la zia d’America”(1959). Ne “La Pica sul Pacifico” il soggetto di Montero e la sceneggiatura di Scarnicci e Tarabusi le fanno ereditare un’isola polinesiana, dove la vecchietta si reca volentieri perchè, scienziata, vuole impiantarvi il laboratorio per i suoi esperimenti. Sull’isola convergono anche Ugo Tognazzi, folle navigatore solitario ( che spinge la barca anzichè remare) e il lestofante naufrago Memmo Carotenuto. Capo dei selvaggi è il comico d’avanspettacolo Fanfulla. Per ragioni contingenti, gli indigeni non fanno l’amore e mangiano solo cavolo ( “Il famoso rito del cavolo?” chiede qualcuno).

Memmo Carotenuto e Tina Pica in una scena del film
Memmo Carotenuto e Tina Pica in una scena del film “La Pica sul Pacifico”(1958), deliziosa parodia de “La diga sul Pacifico”. L’arzilla Tina Pica al suo meglio, in una pellicola fresca, bizzarra e divertente.

Poi venne la stagione dei “film balneari”, che non sono delle parodie vere e proprie nel titolo, ma fanno il verso agli italiani in vacanza: una parodia dell’italiano alle prese con le vacanze, con gli svaghi e con le belle donne in bikini. Da ciò vennero una valanga di film, tra i più noti: “Vacanze a Ischia”(1957), con Vittorio De SIca, Peppino De Filippo e Antonio Cifariello; “Avventura a Capri”(1958), con Nino Taranto, Alessandra Panaro e Maurizio Arena; “Bellezze sulla spiaggia”(1961), con Walter Chiari, Raimondo Vianello e Mario Carotenuto; “Scandali al mare”(1961), con Carlo Dapporto e Raimondo Vianello; “Pesci d’oro e…bikini d’argento”(1961), con Nino Taranto, Carlo Croccolo e Mario Carotenuto; “Frenesia dell’estate”(1964), con Vittorio Gassman e Amedeo Nazzari.

Vittorio Gassman nel film
Vittorio Gassman nel film “Frenesia dell’estate”(1964), uno dei film-balneari più famosi, che parodizzano l’italiano in vacanza, alle prese con ombrelloni, mare e belle ragazze in bikini.

Andando avanti senza soste, al 1959, cui eravamo rimasti, risale “A qualcuno piace calvo”, di Mario Amendola, con Antonio Cifariello, ispirato al famoso film di Billy Wilder, “A qualcuno piace caldo”, con l’icona sexy di Marilyn Monroe. Il film ricevette anche un secondo omaggio, l’anno dopo con “A noi piace freddo!” di Steno, con Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello e Peppino De Filippo. Sempre del 1960 sono “Un dollaro di fifa” ( da “Un dollaro d’onore” di Howard Hawks) di Giorgio SImonelli con Tognazzi e Chiari, parodia molto ben riuscita del genere western, ancora monopolio degli americani; e, sempre con Tognazzi, “Il mio amico Jekyll” di Marino Girolami. Nel 1961 il western di John Sturges “I magnifici sette” ispirò “Le magnifiche sette” ( M.Girolami, con Carlo Dapporto e Sandra Mondaini) e “I magnifici tre” ( Simonelli, con Tognazzi, Chiari e Vianello), considerata una delle più divertenti parodie italiane di sempre; e “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti causò “Rocco e le sorelle” (ancora di Simonelli, con Tiberio Murgia) nonché l’esilarante “Walter e i suoi cugini”( Girolami, con uno scatenato Walter Chiari). Ci sono poi, “Totò, Peppino e la dolce vita” di Sergio Corbucci; “Pugni, pupe e marinai” di Daniele D’Anza, con Tognazzi, Vianello e Arena, che si rifà nel titolo a “Pugni, pupe e pepite” di H.Hathaway ( ma che in realtà si colloca nella scia dei film sui marò inaugurata da “Marinai, donne e guai” di Giorgio SImonelli, 1958, quasi un film omonimo come trama e cast identico); e “Psycosissimo” di Steno, da “Psycho” di Alfred Hitchcock: ancora con Tognazzi e Vianello. Nel 1962 c’è “I due colonnelli” di Steno, con Totò, Walter Pidgeon e Nino Taranto, derivato da “I due nemici” di Guy Hamilton, con Alberto Sordi e David Niven, origine anche dei “Tre nemici”, con Gino Bramieri; inoltre, “Arrivano i titani” di Duccio Tessari è una variazione comica, ma non proprio una parodia, sul genere mitologico lanciato da Pietro Francisci, Vittorio Cottafavi e altri. Parodia del medesimo è invece il contemporaneo “Maciste contro Ercole nella valle dei guai” di Mario Mattoli, con protagonisti Mario Carotenuto e Raimondo Vianello, nei panni di Mario e Raimondo, dirigenti di una piccola compagnia teatrale, che tentano di far fortuna usando una macchina del tempo, sbagliando però data e finendo così 7.000 anni addietro, trovandosi invischiati nelle lotte eteree, tra Maciste, Ercole e financo la maga Circe ( una splendida Bice Valori). E la critica, strano ma vero, ebbe pareri favorevoli per il film: “Marchesi e Metz scrivono per Mattoli una parodia dei “peplum” di Cinecittà utilizzando l’espediente del viaggio nel tempo e confidando sulla simpatia e sul talento del duo di protagonisti, Carotenuto-Vianello”.

“Maciste contro Ercole nella valle dei guai”(1962) è una delle più divertenti parodie del genere peplum. I protagonisti sono Raimondo Vianello e Mario Carotenuto, quì in una scena del film.

Anche “Totò contro Maciste” di Fernando Cerchio, con Totò e Nino Taranto è una parodia di tale genere peplum. Nel 1963, sulla scia di “Divorzio all’italiana”, del “Giorno più lungo” e di “Cleopatra” con Liz Taylor, nascono rispettivamente “Divorzio alla siciliana” (Enzo Di Gianni, con Moira Orfei), “Il giorno più corto”( Sergio Corbucci, con “88 attori di fama internazionale”, tra cui la coppia Franchi & Ingrassia, che ne fanno i protagonisti della vicenda) e “Totò e Cleopatra”(F. Cerchio), cui possiamo aggiungere “Il monaco di Monza”( Sergio Corbucci), sempre con Totò, ma anche con Nino Taranto e Macario. Totò e Macario poi figurano anche in “Totò di notte n.1” e “Totò sexy”, i quali si inseriscono nel filone inaugurato da “Mondo sexy di notte”, di Alessandro Blasetti. Il titolo del film di Germi (“Divorzio all’italiana”) ispirò anche, nel 1964, quello di “Matrimonio all’italiana”, eccellente prodotto di Vittorio De Sica con la coppia Mastroianni-Loren, tratto da “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo. Il successivo “Sedotta e abbandonata” di Pietro Germi, e con Stefania Sandrelli, è responsabile di “Sedotti e bidonati”( Giorgio Bianchi, 1964) con Franchi & Ingrassia. Da questo momento i due attori diventano i grandi specialisti del genere parodistico all’italiana; sempre loro sono, lo stesso anno, i “00-2 Agenti Segretissimi” di Lucio Fulci ( ovviamente, dalla saga dell’agente 007); e l’anno prima hanno interpretato il film “I due mafiosi”, ispirato a “Mafioso”, con Alberto Sordi.

Franco Franchi e Ciccio Ingrassia nel film
Franco Franchi e Ciccio Ingrassia nel film “Sedotti e bidonati”(1964), parodia di “Sedotta e abbandonata”, di Pietro Germi.

Frattanto dal film di Stanley Kramer “Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo” viene il titolo di “Queste pazze, pazze donne” di Marino Girolami ( a episodi, con Raimondo Vianello, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia); e “Che fine ha fatto Baby Jane?” di R.Aldrich occasiona “Che fine ha fatto Totò Baby?” di Paolo Heusch, uno dei migliori film dell’ultima fase di Totò, quello in cui fuoriesce meglio la componente sadica della sua maschera. Nel ’65 Franchi e Ingrassia girano tra l’altro “Due mafiosi contro Goldginger” di G.Simonelli ( Goldfinger era un recente avversario di James Bond, l’agente 007), “I figli del leopardo”( S.Corbucci)- “Il gattopardo” di Luchino Visconti era stato campione d’incasso-  00-2 Operazione Luna”(Lucio Fulci), e “Per un pugno nell’occhio”(M.Lupo), prima parodia del western all’italiana, trionfalmente inaugurato l’anno precedente da “Per un pugno di dollari” di Sergio Leone; a dir la verità come parodia western, l’anno prima c’era stato “Due mafiosi nel Far West”, il film della coppia Franchi & Ingrassia che in assoluto ha incassato di più. Non è una parodia di un titolo famoso, ma più che altro di un genere, come lo erano tra l’altro “Due contro tutti”(1964) e “Gli eroi del West”(1963), entrambi con la coppia Chiari-Vianello. Intanto Lando Buzzanca è “James Tont, operazione U.N.O.” (Bruno Corbucci). “Oggi, domani, dopodomani” è un film a sketch con Marcello Mastroianni ( regie di Marco Ferreri, Eduardo De Filippo e Luciano Salce) che sfrutta il titolo di “Ieri, oggi, domani” di Vittorio De Sica, con lo stesso attore e la Loren. Poi abbiamo “Ménage all’italiana” di Franco Indovina, con Tognazzi, e “Totò d’Arabia” di Antonio De La Loma. Anche il celeberrimo “I soliti ignoti” del 1958, è in qualche modo, ispiratore, di una serie di film del genere sul tema ladresco-poliziesco, su tutti: “Colpo gobbo all’italiana”(1962), con Mario Carotenuto e Andrea Checchi; “Colpo grosso alla napoletana”(1967), con Vittorio De Sica; “Come svaligiammo la Banca d’Italia”(1966), con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia; “I soliti rapinatori a Milano”(1961), con Franco Fabrizi e Maurizio Arena; “Operazione San Gennaro”(1966), con Nino Manfredi e una mirabile partecipazione di Totò, a sua volta parodiato dal film “Operazione San Pietro”, dell’anno successivo e con Lando Buzzanca. “Colpo gobbo all’italiana”, in particolare, è anche l’unico esempio di doppia parodia: quella del titolo, che ricorda quello del film di Germi, “Divorzio all’italiana”; e la parodia della trama “ladresca” dal film “I soliti ignoti”. Mario Carotenuto è splendido nel ruolo di un ex scassinatore che deve aiutare un ingenuo metronotte amico suo (Andrea Checchi) a ritrovare la refurtiva di una rapina alla Banca d’Italia, il tutto entro 24 ore. SI ride con classe. Nel 1965 un film di Marco Vicario ebbe grande successo nelle sale, “Sette uomini d’oro”, e subito pronto l’anno dopo Marino Girolami, tirò fuori “Sette monaci d’oro”, con Raimondo Vianello, Magda Konopka e Aldo Fabrizi. Nel 1966 Franchi & Ingrassia interpretarono “I due figli di Ringo”( Simonelli: Ringo era un nome di pistolero ricorrente nei titoli degli “spaghetti western”) e “Le spie vengono dal semifreddo”( Mario Bava: “La spia che venne dal freddo” di Martin Ritt, era di un anno prima); invece Raimondo Vianello è “Il vostro super agente Flit”(M. Laurenti, con Raffaella Carrà- Flint si chiamava un agente segreto interpretato da James Coburn). Buzzanca e Vianello sono “Ringo e Gringo contro tutti” di Bruno Corbucci. L’annata registra anche “Gli altri, gli altri…e noi” di Maurizio Arena (“Io, io, io…e gli altri” era l’ultimo film di Alessandro Blasetti, con un “all star cast” capitanato da Walter Chiari); e “Adulterio all’italiana” di Pasquale Festa Campanile, con Nino Manfredi. Dal 1967 la preminenza della coppia composta da Franco & Ciccio in questo genere diventa quasi un monopolio. Nell’anno, i due si producono nei “Barbieri di Sicilia”(M. Ciorciolini), nel “Bello, il brutto, il cretino”(G. Grimaldi: “Il buono, il brutto, il cattivo” era l’ultimo capolavoro di Sergio Leone), in “Due Rrringos nel Texas”(M. Girolami) e ne “Il lungo, il corto, il gatto”(Lucio Fulci). Nel 1968 abbiamo “Brutti di notte”( G. Grimaldi, da “Bella di giorno” di Luis Bunuel), e “Ciccio perdona…io no!”( M. Ciorciolini: il western all’italiana di Giorgio Colizzi era “Dio perdona…io no!”, primo film insieme della coppia composta da Terence Hill e Bud Spencer). Nel 1969 la coppia vanta un altro titolo memorabile, “Indovina chi viene a merenda?”(M. Ciorciolini); malgrado l’allusione al film di Stanley Kramer “Indovina chi viene a cena?”, non si parla però di integrazione razziale, ma di due pastori siciliani sballottati tra i nazisti e gli alleati, al tempo della guerra. Nel film figura peraltro un capitano nero.

Tra le innumerevoli parodie della coppia Franchi & Ingrassia, anche quella del celebre film di Sergio Leone,
Tra le innumerevoli parodie della coppia Franchi & Ingrassia, anche quella del celebre film di Sergio Leone, “Il buono, il brutto, il cattivo”, con “Il bello, il brutto, il cretino”.

“Gli infermieri della mutua”(G. Orlandini), con Pino Caruso, si innesta invece sul filone di polemica contro i mali dell’assistenza sanitaria, inaugurato da “Il medico della mutua”, di Luigi Zampa, con un magistrale Alberto Sordi. Anni dopo ci sarà anche “Il ginecologo della mutua”(1977), con Renzo Montagnani ed ispirato, almeno nel titolo, al film con Sordi. Ed eccoci agli anni ’70, sempre con Franchi & Ingrassia in prima linea. “Un maggiolino tutto matto” di Walt Disney è l’occasione di “I due maggiolini più matti del mondo”( G. Orlandini); il “Satyricon” di Fellini, di “Satiricosissimo”(M. Laurenti); “Nel giorno del Signore” di Bruno Corbucci, con Buzzanca, Dapporto e Franchi & Ingrassia, guarda a “Nell’anno del Signore” di Luigi Magni. Molti titoli nel 1971. Con Franchi & Ingrassia sono “Il clan dei due borsalini”( Orlandini, da “Borsalino” di Jacques Deray), “I due della formula 1 alla corsa più pazza, pazza del mondo”(O. Civirani), che fonde “La grande corsa” di Blake Edwards col “Pazzo, pazzo mondo”, e “Riuscirà l’avvocato Franco Benenato a sconfiggere il suo acerrimo nemico il pretore Ciccio De Ingras?”(Mino Guerrini): da “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?” di Scola, e con Alberto Sordi e Nino Manfredi, che aveva messo di moda i titoli extralunghi, influenzando nell’operazione anche “Riuscirà il nostro eroe a ritrovare il più grande diamante del mondo?” di G. Malatesta. Senza i due siciliani, “Bella di giorno, moglie di notte” di N. Rossati, con Eva Czemerys, che nasce dal già ricordato film di Bunuel, e “Quando gli uomini armarono la clava e…con le donne fecero din-don” di Bruno Corbucci, da “Quando le donne avevano la coda” di P. Festa Campanile, e “Grazie zio ci provo anch’io” di N. Nostro, da “Grazie zia” di Salvatore Samperi, 1972. Con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia: “Continuavano a chiamarli…er più er meno”( Orlandini) e “Continuavano a chiamarli i due piloti più matti del mondo” ( c’era stato uno “spaghetti western” di E.B. Clucher, destinato ad essere il film italiano più visto di tutti i tempi, “Continuavano a chiamarlo Trinità”, con Terence Hill e Bud Spencer). Poi ci fu anche un film in romanesco con Adriano Celentano di Sergio Corbucci intitolato “Er più- Storia d’amore e di coltello”, al quale segurono “Storia di fifa e di coltello”(M. Amendola) e “Storia de fratelli e de cortelli”, con Maurizio Arena e Vittorio De Sica. in quello stesso anno ci fu anche “I due figli di Trinità”(O. Civirani; Trinità era un altro nome frequente nei western all’italiana). Senza i due c’è “Colpo grosso..grossissimo…anzi probabile”(T. Ricci, con Terry Thomas), allusione al titolo di “Certo, certissimo, anzi probabile” di M. Fondato. Nel 1973 la celebre coppia comica formata da Franco e Ciccio si divise, eppure non mancarono titoli parodistici memorabili. Franco da solo con “Ku-fu? Dalla Sicilia con furore”( Nando Cicero: “Dalla Russia con amore” era un recente ma mai dimenticato film di James Bond); e in “Ultimo tango a Zagarol” di Nando Cicero, parodia de “Ultimo tango a Parigi” di Bernardo Bertolucci. Ciccio Ingrassia con il celeberrimo “L’esorciccio”, oggi divenuto il film simbolo dei “cult movie all’italiana”, da “The exorcist”, che spopolò negli USA. Dal canto suo, ancora il solo Franco Franchi comparve in “Piedino, il questurino” di Lo Cascio ( Piedone lo Sbirro era una incarnazione di Bud Spencer in una serie di film di successo diretti da Steno); e “Il giustiziere di mezzogiorno”, parodia del “Giustiziere della notte”, con Charles Bronson, peraltro Franco Franchi è strepitoso nell’incredibile somiglianza con Bronson, aiutato soltanto da un paio di baffetti finti.

Ugo Tognazzi e Michel Serrault, i due mitici protagonisti del film
Ugo Tognazzi e Michel Serrault, i due mitici protagonisti del film “Il vizietto”(1978), un successo mondiale. Innumerevoli le parodie al celebre film e alla celebre coppia di attori, tra cui quella tutta italiana del film “Dove vai se il vizietto non ce l’hai?”.

A metà degli anni ’70, la moda dei film-parodia, perde un pò di strada, anche se non mancano gli ultimi grandi fuochi, su tutti “Dove vai se il vizietto non ce l’hai?”(1979), con Renzo Montagnani e Alvaro Vitali divertenti e imbranati detective, che si fingono, il primo gay e il secondo donna, per indagare su un possibile adulterio di un ricco commerciante. Non è altro che la parodia, peraltro riuscitissima, del “Vizietto”(1978), con Ugo Tognazzi e Michel Serrault. Dalla seconda metà degli anni ’70 in poi, lo specialista del genere parodistico diventa soprattutto Paolo Villaggio, con la serie di incredibile successo dei “Fantozzi”( dieci film dal 1975 al 1999), e in tono minore con l’altra sua caratteristica maschera, quella di Fracchia, protagonista di due pellicole a cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80. Specialmente la maschera di Fantozzi, è una divertente parodia dell’italiano medio alle prese con cose più grandi di lui, nello sport, sul lavoro, nelle pratiche familiari, il tutto condito con un’abbondante spruzzata di paradossale e surreale comicità: il pubblico vi si riconobbe e ne decretò il trionfo.

La parodia dell'italiano medio, frustrato sul lavoro, oppresso in famiglia: Fantozzi, la maschera del paradosso.
La parodia dell’italiano medio, frustrato sul lavoro, oppresso in famiglia: Fantozzi, la maschera del paradosso.

Altro film parodia è “Bonny e Clyde all’italiana” del 1982, con Ornella Muti e ancora Paolo Villaggio. Memorabile, a concludere questa enorme carrellata di parodie, le tre pellicole interpretate tra il 1991 e il 1994, da Paolo Villaggio insieme a Renato Pozzetto: “Le comiche”(1991), “Le comiche 2″(1992) “Le nuove comiche”(1994). Evidentissime parodie/omaggio alle grandi comiche del cinema muto americano, una sorta di malcelato omaggio soprattutto alla prima coppia comica della storia, quella di Stan Laurel e Oliver Hardy, alias Stanlio & Ollio.

Domenico Palattella

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