La lunga esperienza cinematografica del grande Nino Taranto. La storia di un artista umile, di un uomo esemplare.

Nino Taranto è stato il
Nino Taranto (1907–1986) è stato il “re del palcoscenico” ed in particolare della macchietta. Ha avuto anche una scintillante carriera cinematografica, con più di 80 film interpretati, tra il 1938 e il 1971, ottenendo sempre un grande successo di pubblico.

1. Introduzione. Perché Nino Taranto?

Oggi più che mai- in un’epoca in cui predominano la massificazione dei già scarsi talenti, la corruzione e la modestissima preparazione di attori e cantanti frettolosamente partoriti dalla televisione e a tutto vantaggio degli aspetti meramente commerciali e di audience- è necessario tener viva l’attenzione su quei grandi artisti di un passato, forse non tanto remoto come spesso si vorrebbe far credere, che hanno accompagnato per mano parecchie generazioni di italiani, non soltanto quando erano in vita, ma anche dopo con la trasmissione e la divulgazione dei loro lavori cinematografici, televisivi, teatrali e musicali. Nino Taranto rappresenta a tal proposito un caso davvero unico nella storia dello spettacolo italiano, anzitutto per una straordinaria longevità professionale, con una carriera durata oltre sessant’anni, ma anche per un’inconsueta versatilità che senza tema di smentita lo rende superiore praticamente a tutti i suoi pur meritevoli colleghi, avendo egli stesso sperimentato tutti i generi e utilizzato ogni mezzo, dal teatro di rivista, di prosa, di varietà, comico e drammatico al cinema ( comico, impegnato, storico e musicale), dalla macchietta alla musica leggera e dalla radio alla televisione; mostrando ovunque, non solo insuperabili doti, ma soprattutto capacità di adattamento- non sempre analogamente presenti in altri artisti della sua epoca- a partner diversissimi da lui sia per formazione professionale che per distacco generazionale. Lo aiutava, indubbiamente, un’inconsueta carica umoristica, capace di far ridere e soprattutto sorridere, tant’è che anche quando il suo ruolo non era esplicitamente comico riusciva a renderlo comunque simpatico con quell’aria sempre familiare e bonaria, comune soltanto a pochi grandi del suo tempo e pure efficacemente atta a mettere a proprio agio chi gli è accanto, come i tanti caratteristi che hanno popolato il cinema italiano e con cui egli condivideva molti aspetti della sua formazione. Significativo, infatti, notare che molti di loro hanno ottenuto proprio grazie alla recitazione assieme al grande Nino Taranto un’insperata popolarità e specialmente l’occasione di emergere a quei sacrificati ruoli di secondo piano, poichè egli riusciva a mantenere in scena sempre un perfetto equilibrio, non solo senza mai sovrastare il partner di turno, ma anzi rendendolo necessario alla buona riuscita della scena. Il grande Nino Taranto, anche rispetto ad attori ugualmente importanti e immortali come lui, si è sempre dimostrato il più umile, mantenendo sempre un contatto diretto con il pubblico, con il popolo. Si concedeva molto tempo per passeggiare nella sua Napoli, quando gli impegni cinematografici o teatrali glielo permettevano. Amava farsi circondare dalla gente comune che gli chiedeva autografi, gli stringeva la mano o gli offriva un caffè, che immancabilmente accettava. A proposito del saldo rapporto amorevolmente coltivato con i concittadini, lui stesso scrive: “Tengo a chiarire che non intendevo assolutamente esibirmi, nè ero spinto da particolare vanagloria; tuttavia mi inorgogliva il fatto di essere sempre nelle simpatie del pubblico e non nascondo che mi terrorizzava il pensiero che mi potesse abbandonare: un attore vive per il pubblico!”. E Nino Taranto era proprio così come lo si vedeva in teatro o al cinema: allegro, sorridente, schietto, aperto, ambizioso, generoso e simpatico, e quando negli ultimi anni di vita, riceve nella sua casa di Parco Grifeo, la visita del giornalista Giulio Baffi e del fotografo Claudio Garofalo, accetta volentieri di posare per qualche fotografia con un pizzico di civetteria, mentre, indicando il panorama di Napoli, dice: “Solo qui mi sento davvero bene”. Personaggio dalla carriera poliedrica, ricca di stimoli e di successi, Nino Taranto deve probabilmente il suo successo alla fortissima caratterizzazione di uomo comune, sia fisica e sia caratteriale che, dismessi i panni dell’attore, lo portava a non assumere mai un atteggiamento da divo, ad essere assolutamente identico a come appariva sulla scena, e soprattutto ad amare il suo pubblico, da cui voleva essere considerato uno di loro, in una parola una persona qualunque, tant’è che sull’elenco degli abbonati al telefono di Napoli e provincia del 1962 si legge: “Taranto Nino, 30, Parco Grifeo, telefono 389082″. Specchio di questa innata modestia sono state anche la sua vita privata e quella professionale ove, ad un rapporto saldissimo con la moglie, i figli e i nipoti- nonchè con il fratello Carlo che aveva spesso voluto avere al suo fianco- alternava quello altrettanto duraturo e affettuoso con i colleghi, senza mai lasciarsi andare a un rimprovero o uno scatto d’ira, nè tantomeno alle pur diffuse gelosie e invidie, preferendo piuttosto coltivare amicizie lunghe e sincere che talvolta sconfinavano, sempre per semplicità e umiltà, in una forma di malcelata devozione, come nei confronti di Totò, a cui non era mai riuscito a dare del tu, o di Dolores Palumbo, che considerava come una di famiglia. E se tutto ciò non bastasse a testimoniare la grandezza di Nino Taranto, si posso citare i numeri della sua prodigiosa carriera che comprende 87 film, 88 lavori teatrali, 46 programmi televisivi, 25 trasmissioni radiofoniche e un numero difficilmente quantificabile di incisioni ed esecuzioni musicali o macchiettistiche. Per questi motivi oggi, a oltre cent’anni dalla nascita e a quasi trenta dalla sua morte, Nino Taranto, resta un personaggio tra i più grandi della sua amata Napoli e dell’Italia intera. Un personaggio che merita di essere ricordato da chi lo conobbe e di essere apprezzato dagli artisti e dal pubblico delle moderne e future generazioni. Qui si proverà a ricostruire la sua vita e la sua arte, attraverso un divertente percorso iconografico in 40 foto, dedicato alla sua carriera cinematografica e al suo essere uomo e artista esemplare, in maniera da riscoprire il profumo e la malinconia di un’epoca attraverso le gesta di uno dei più grandi attori italiani di sempre.

Una caratteristica espressione di Nino Taranto, in una foto dedica, con il suo autografo scritto in blu.
Una caratteristica espressione di Nino Taranto, in una foto dedica, con il suo autografo scritto in blu.

2. Il cinema

♦ L’esordio e il cinema di rivista

“…il mio debutto nel cinema? Avvenne nel 1922, avevo solo 15 anni. Avevo appena cominciato a frequentare la Galleria Umberto nella mia Napoli, quella specie di collocamento per gli artisti. Una mattina fui avvicinato da un signore che togliendomi il berretto e passandomi la mano nei capelli riccioluti disse ad un suo amico: ‘Andrebbe molto bene…farebbe proprio al caso nostro!’…Quindi, mettendomi una mano sulla spalla continuò: ‘Ti piacerebbe fare del cinema?’…Fra lo sbigottito e l’incredulo risposi affermativamente a quella proposta che in un primo momento mi sembrava uno scherzo. ‘Bene, trovati domattina negli studi della Lombardo per farti vedere dal regista. Chiedi del signor Pollio, sono io!’…Cominciai così a girare il ruolo del fratello della protagonista, la stella del muto Leda Gys, nel film ‘Vedi Napoli e poi muori'(1922) per la regia di Eugenio Perego”. Ma il vero debutto avvenne sedici anni dopo, nel 1938, quando il regista Mario Mattoli lo inserì nel cast di “Nonna Felicità”. In questo film il giovane attore ventottenne, nella parte di Nino Senesi, ha ancora una volta la possibilità di recitare accanto ad una star di primo piano come Dina Galli, nonchè di attori di fama come Armando Falconi e Angelo Gandolfi, che richiamano al botteghino un gran numero di spettatori ed assicurano al film un successo su larga scala nazionale. Sebbene nel cinema italiano d’anteguerra ancora in gran parte legato al filone drammatico sentimentale dei “telefoni bianchi” al brillante Taranto vengano offerti spazi ancora alquanto limitati, il suo nome si fa comunque strada velocemente ed arriva all’apice della popolarità allorquando alcuni registi, nell’inaugurare la fortunata trasposizione della rivista sul grande schermo, lo rendono acclamato e indiscusso protagonista di primo piano in questo filone cinematografico, che ebbe grande fortuna dall’immediato dopo guerra fino a metà degli anni ’50. Su tutti da segnalare due film concepiti apposta per lui, ossia “Dove sta Zazà”(1947) di Giorgio Simonelli e “Il barone Carlo Mazza”(1948) di Guido Brignone, entrambi ispirati agli omonimi suoi maggiori successi musicali su scala nazionale. Nella prima delle due pellicole Nino Taranto fa coppia con l’esordiente Isa Barzizza ed interpreta la duplice parte di un napoletano e di un americano che si scambiano i ruoli approfittando della loro somiglianza, mentre la soubrette Zazà crede di avere a che fare sempre con la stessa persona. Il film, pur essendo una semplice trasposizione rivistaiola della coeva canzone di successo, attirò al botteghino un pubblico enorme e, nella modesta economia del cinema italiano del dopoguerra, ebbe inoltre il pregio di avere costi bassissimi. L’anno successivo la versione cinematografica della notissima macchietta “Mazza, Pezza, e Pizzo” riadattata col titolo “Il barone Carlo Mazza”, vede nuovamente Taranto nel ruolo del protagonista e la giovanissima Silvana Pampanini nei panni di Rosa Pezza, mentre ancora una volta il consenso del pubblico è clamoroso e conferma l’attore napoletano tra i protagonisti assoluti nel settore cinematografico ispirato alla musica e al repertorio di teatro e rivista.

Nino Taranto in una immagine giovanile degli anni '30
Nino Taranto in una immagine giovanile degli anni ’30.
Nino Taranto a trentun'anni, con l'attore Armando Falconi nel film
Nino Taranto a trentun’anni, con l’attore Armando Falconi nel film “Nonna Felicità”(1938): il suo vero debutto cinematografico.
Nino Taranto insieme ad Isa Barzizza, sua partner nel film di successo
Nino Taranto insieme ad Isa Barzizza, sua partner nel film di successo “Dove sta Zazà”(1947).
La locandina d'epoca del film
La locandina d’epoca del film “Il barone Carlo Mazza”(1948), interpretato da Nino Taranto assieme ad una giovanissima Silvana Pampanini. Uno dei più grandi successi dell’epoca, ispirato ad un celebre suo successo canoro.

♦ La commedia brillante: la caratterizzazione dell’italiano medio

Parallelamente ai numerosi film incentrati sulla trasposizione cinematografica dell’avanspettacolo, sin dai primi anni dell’immediato dopoguerra non manca nella carriera cinematografica di Nino Taranto la partecipazione a svariate commedie che gli offrono maggiori possibilità di farsi conoscere come attore comico e brillante del grande schermo, ove talvolta offre anche interpretazioni più impegnate. Ottiene, quindi, ampi consensi con le commedie brillanti anni ’50, che gli consentiranno di cimentarsi in un’ampia varietà di ruoli, molti dei quali attinenti alle realtà sociali dell’epoca. Nel 1952 il poliedrico Nino, partecipa al film “E’ arrivato l’accordatore”, nel quale nel ruolo di protagonista ricopre il ruolo di Achille Scozzella, un poveraccio che, recatosi in una ricca dimora spacciandosi per l’atteso accordatore di pianoforti, viene frettolosamente invitato per scaramanzia ad un pranzo ove ci sono tredici commensali e dove si festeggia il fidanzamento della figlia di un avvocato, che lui riuscirà a sposare strappandola al promesso sposo dopo essersi finto ambasciatore. Nel cast del film, oltre ad uno spumeggiante Nino Taranto, ci sono anche il fratello Carlo, Alberto Sordi, Antonella Lualdi, Virgilio Riento, Carlo Delle Piane, Tamara Lees e Ave Ninchi, nonché una giovanissima Sophia Lazzaro, non ancora Loren. Al 1952 risale anche il film “Un ladro in paradiso” di Domenico Paolella, ove Nino Taranto interpreta il ruolo del protagonista Vincenzo De Pretore nella sceneggiatura che, firmata da Giuseppe Marotta e da Peppino Amato, è tratta dalla commedia teatrale “De Pretore Vincenzo” scritto nel 1948 da Eduardo De Filippo e rappresenta pertanto il suo primo e unico rapporto artistico, sia pure indiretto, con il grande commediografo e drammaturgo partenopeo, che pure lodò l’interpretazione raffinata del De Pretore Vincenzo da parte del suo conterraneo napoletano. Dopo aver partecipato a numerose commedie leggere e brillanti, Nino Taranto si cimenta per la prima volta in un ruolo drammatico nel 1953 e, per la splendida interpretazione del professor De Francesco nell’amara pellicola di denuncia di Luigi Zampa “Anni facili”, riceve significativi consensi e prestigiosi riconoscimenti di critica per aver egregiamente impersonato un siciliano antifascista che, pur di far fronte alle difficoltà economiche, accetta di diventare rappresentante di medicinali a Roma senza però riuscire a farsi strada perché troppo onesto, arrivando finanche ad essere licenziato e condannato senza colpa alla galera. Questo film è unanimemente ritenuto il suo miglior lavoro cinematografico e si colloca nell’ambito di una chiara denuncia da parte del cinema italiano contro il ritorno in scena degli uomini del fascismo, condotta dallo scrittore Vitaliano Brancati ( che firma la sceneggiatura) e molto sentita all’epoca in cui esso viene girato. In “Anni facili”, nel far dire al professor De Francesco che “il nostro paese ha bisogno di una generazione di onesti, dopo una generazione di furbi”, si intende infatti mostrare non solo l’assoluta necessità del senso dell’onestà, ma anche la forte capacità d’indignazione di una nazione nuova, non risparmiando quindi un’amara satira sull’Italia sia fascista che repubblicana. Presentata al Festival del cinema di Venezia, la pellicola viene promossa a pieni voti dalla critica, che gli assegna pure il prestigioso Nastro d’argento conferito ad Aldo Tonti per la fotografia, ai produttori Carlo Ponti e Dino De Laurentiis per la realizzazione e a Nino Taranto quale miglior attore protagonista della stagione 1953, per la sua memorabile interpretazione. Inoltre Nino Taranto fu anche meritevole di aver personalmente suggerito al regista Zampa di fare un provino alla giovane e bella Sophia Loren la quale, pur essendo ancora pressoché sconosciuta al grande pubblico, è a lui molto nota non solo per aver partecipato come comparsa al film “E’ arrivato l’accordatore”, ma anche perchè amica dei suoi figli, dei quali è coetanea. Nonostante il parere favorevole del regista, la produzione si oppone però ad inserire la bella attrice puteolana nel cast, ed in particolare, per ironia della sorte, le maggiori ostilità vennero proprio da Carlo Ponti che in seguito la prenderà in moglie. L’entusiasmo del pubblico e il grande successo di critica tributato ad “Anni facili” fruttano a Nino Taranto la proposta di un ingaggio da 140 milioni per cinque anni, una cifra per quei tempi sbalorditiva e pari a quaranta volte lo stipendio medio di un dipendente statale, ma che egli preferisce rifiutare poiché l’offerta non è accompagnata da ingaggi qualitativamente accettabili e anzi, come lui stesso racconterà, lo induce a strappare il contratto e ad allontanarsi in modo plateale “da esemplare attor giovane, con la morte nel cuore ma sicuro di aver agito in piena dignità”. A causa di questo atto di umiltà e di profondo rispetto verso il pubblico, ma mal interpretato come fosse uno sgarbo, tutti i maggiori produttori dell’epoca gli negano altre possibilità di lavoro nella cinematografia impegnata per cui, dopo questa straordinaria ed apprezzata parentesi, il popolare attore, amato dal pubblico soprattutto per le sue interpretazioni divertenti nella commedia, torna a dedicarsi a pieno ritmo alla rivista e al cinema da botteghino. In ambito cinematografico, dunque, l’esperienza di “Anni facili” pare tuttavia influenzare la sua recitazione spingendolo, d’ora in poi, a dare una maggiore caratterizzazione ai suoi personaggi, dando vita a numerose interpretazioni dell’italiano medio di questi anni che paiono sempre più convincenti, così come ad esempio in “Accadde al commissariato”(1954) di Giorgio Simonelli, ove veste i panni del commissario che fa da protagonista del film ed è il tipico funzionario statale burbero ma dal cuore d’oro. Nino Taranto è il vero mattatore del film, in un cast che comprende nomi di lusso come Alberto Sordi, Walter Chiari e Carlo Dapporto. Parimente ne “La moglie è uguale per tutti”(1955) ancora di Giorgio Simonelli, interpreta abilmente il ruolo del cinico e misogino avvocato Antonio De Papis, scapolo impenitente e specialista in cause di separazione matrimoniale, ma che cadrà inevitabilmente tra le braccia della bella segretaria, interpretata da Nadia Gray. Alla soglia dei cinquant’anni, Nino Taranto si conferma quindi come uno degli attori più adatti a rappresentare le varie tipologie dell’italiano medio, specializzandosi tuttavia in particolar modo nella caratterizzazione del padre di famiglia, dove mette egregiamente in luce i vari aspetti caratteriali e sociali come quello del rapporto tra coniugi, della gelosia, dell’infedeltà matrimoniale e dell’insanabile conflitto tra genitori e figli. In tal senso, le sue migliori interpretazioni per il grande schermo si ritrovano nell’efficace ritratto di Giuseppe, il più avaro dei cinque fratelli Pasti in “Arrivano i dollari!”(1957) di Mario Costa; nella parte di Giacinto, uno dei mariti fedifraghi di “Mariti in città”(1957) di Luigi Comencini ( al quale segue, dello stesso regista, “Mogli pericolose” nel 1958, sempre con Nino Taranto); nell’interpretazione del barone Vannutelli in “Avventura a Capri”(1958), film vacanziero di Giuseppe Lipartiti, e soprattutto nel personaggio di Mimì Esposito, un padre di famiglia napoletano che si scontra con l’omologo romano ( Aldo Fabrizi) ne “I prepotenti”(1958) di Mario Amendola, e che diventa un vero e proprio personaggio cinematografico, tant’è che la pellicola ottenendo uno straordinario successo di pubblico, avrà un seguito, con lo stesso cast, in “Prepotenti più di prima”(1959) diretto da Mario Mattoli. Il sodalizio instaurato da Nino Taranto e Aldo Fabrizi, grandissimi amici anche fuori dal set, fu talmente riuscito che la prima delle due pellicole si aggiudicò il premio come “miglior film” al Festival del cinema umoristico di Bordighera. Al fianco di grandi attori come i tre fratelli De Filippo, Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni, Aldo Fabrizi e Renato Rascel, Nino Taranto nel 1959 torna poi a cimentarsi nel genere di ispirazione storica in chiave umoristica, ricoprendo il ruolo di Tarantella nel film “Ferdinando I, re di Napoli” di Gianni Franciolini, che illustra la vita e le avventure del sovrano soprannominato dai napoletani “Re Lazzarone” ed è ambientato in un’immaginaria Napoli da operetta buffa, tra vicende boccaccesche e scenografie sontuose e colorate. Con l’inizio del nuovo decennio- quando la produzione cinematografica italiana dei primissimi anni ’60 si apre verso temi fino ad allora ritenuti scomodi se non addirittura vietati- i registi e gli autori trovano in lui un interprete ancora più poliedrico e versatile nei ruoli di diversa caratterizzazione dell’italiano medio, offrendogli la partecipazione a film leggeri ispirati alle mode e alle inclinazioni della società contemporanea: è infatti il professore ne “Le massaggiatrici”(1962), film di Lucio Fulci che ironizza sulla prostituzione; e figura anche nel cast di “Pesci d’oro e bikini d’argento”(1961) di Carlo Veo, una pellicola di moda all’epoca e ambientata tra le spiagge assolate e che fa il verso agli italiani in vacanza. Nino Taranto appare nell’episodio più divertente del film al fianco della sempre brava Marisa Merlini. I migliori risultati del periodo si avranno però con “I quattro monaci”(1962)“I quattro moschettieri”(1963). Entrambe le pellicole sono dirette da Carlo Ludovico Bragaglia e interpretate da un quartetto di attori di livello sopraffino, e che erano grandi amici nella vita: Nino Taranto, Aldo Fabrizi, Peppino De Filippo e Macario. Quattro stelle del cinema, che il “Morandini” ama definire così, “poker d’assi della risata che appartengono alla stessa generazione”. Partendo dal primo film, il regista imbastisce il racconto ritagliandolo su misura per il prestigioso cast, nella parte di finti frati che approfittano del loro abito religioso per compiere varie malefatte in un paesino del profondo sud, in un excursus di gag che determinano un considerevole ed enorme successo di pubblico nonché il successivo ingaggio nella seconda opera cinematografica del talentuoso quartetto. In verità uno dei quattro del secondo film non è più Peppino De Filippo, che pure appare nel film nei panni del cardinale Richelieux, ma bensì Carlo Croccolo. “I quattro moschettieri” è una rilettura in chiave comica dell’omonimo testo di Dumas, dove stavolta i malintenzionati prendono il posto dei moschettieri per rubare i gioielli della regina, ma commossi dalla disperazione della sovrana le restituiscono i preziosi ripiegando sul furto degli anelli del cardinale Richelieux e scappando poi travestiti da suore. Gli incassi sono ancora una volta altissimi, anche per merito dell’ all star cast. 

La locandina d'epoca del film
La locandina d’epoca del film “E’ arrivato l’accordatore”(1952).
Una scena dal film
Una scena dal film “Un ladro in paradiso”(1952), con Nino Taranto e Hélène Remy.
Un'immagine di scena di Nino Taranto nel ruolo del
Un’immagine di scena di Nino Taranto nel ruolo del “professore” di “Anni facili”(1953), il suo massimo capolavoro.
La locandina d'epoca del film
La locandina d’epoca del film “Anni facili”(1953), che ritrae in primo piano la figura di Nino Taranto. Per questo film il grande attore napoletano si aggiudicò il prestigioso “Nastro d’argento” come miglior attore protagonista della stagione 1953, e più precisamente nella cerimonia che si tenne a Roma il 15 luglio del 1954.
Nino Taranto nel ruolo del commissario nel film
Nino Taranto nel ruolo del commissario nel film “Accadde al commissariato”(1954).
Un altra scena tratta dal film
Un altra scena tratta dal film “Accadde al commissariato”(1954). Qui Nino Taranto è in scena con l’altrettanto grande Carlo Dapporto.
Nino Taranto con la bella Yvonne Sanson in una scena del film
Nino Taranto con la bella Yvonne Sanson in una scena del film “La moglie è uguale per tutti”(1955).
Nino Taranto nei panni dell'avaro Giuseppe, uno dei cinque fratelli Pasti del film
Nino Taranto nei panni dell’avaro Giuseppe, uno dei cinque fratelli Pasti del film “Arrivano i dollari!”(1957). Nel cast vi si riconoscono da sinistra verso destra: Turi Pandolfini, Sergio Raimondi, Isa Miranda, Mario Riva e Riccardo Billi.
Altra scena tratta dal film
Altra immagine tratta dal film “Arrivano i dollari”(1957). Nino Taranto è qui in scena con uno degli altri “fratelli” del film, il grande Alberto Sordi. I due daranno vita ad alcune scene esilaranti e molto divertenti. Il vecchio e il nuovo modo di interpretare l’italiano medio: quasi un passaggio di consegne tra due grandi del cinema italiano.
Una scena sulla spiaggia di Fregene, tratta dal film
Una scena sulla spiaggia di Fregene, tratta dal film “Mariti in città”(1957) di Luigi Comencini. Qui Nino Taranto è con la bella attrice francese Yvette Masson.
Nino Taranto nel film
Nino Taranto nel film “Mogli pericolose”(1958), quasi una continuazione del precedente “Mariti in città”(1957), che ottenne un grande successo di pubblico. Il regista, infatti è sempre Luigi Comencini. Qui è gelosissimo della bella moglie Sylva Koscina, mentre per pagare una scommessa persa con le amiche, si esibisce in una sensuale danza del ventre di fronte agli amici di lui. Vi si riconoscono, oltre ai due attori già citati: Dorian Gray, Franco Fabrizi e Mario Carotenuto.
Nino Taranto nella
Nino Taranto nella “sua” Capri, nei panni dell’elegante barone Vannutelli, nel film balneare “Avventura a Capri”(1958), uno dei grandi successi della stagione.
Il napoletano Nino Taranto e il romano Aldo Fabrizi sono Mimì e Cesare, eterni rivali nel fortunato film
Il napoletano Nino Taranto e il romano Aldo Fabrizi sono Mimì e Cesare, eterni rivali nel fortunato film “I prepotenti”(1958), cui l’anno dopo farà seguito “Prepotenti più di prima”(1959).
Un altra esilarante scena tratta dal film
Un altra esilarante scena tratta dal film “I prepotenti”(1958), quella del wagon-lite, dove Nino Taranto e Aldo Fabrizi, in eterno litigio si addormentano insieme: straordinari.
La locandina d'epoca del film
La locandina d’epoca del film “Prepotenti più di prima”(1959), sequel del fortunato film dell’anno precedente, del quale conserva incassi alti e cast invariato. Aldo Fabrizi e Nino Taranto continuano a divertire con gusto e classe.
Nino Taranto nei panni del ministro Tarantella in una scena del film storico
Nino Taranto nei panni del ministro Tarantella in una scena del film storico “Ferdinando I, re di Napoli”(1959). Al suo fianco altri due “pezzi da 90” come Peppino De Filippo e Vittorio De Sica.
La locandina d'epoca del film
La locandina d’epoca del film “Le massaggiatrici”(1962), che ironizza sul mondo della prostituzione. Tra i protagonisti Sylva Koscina ed Ernesto Calindri. Nino Taranto partecipa al film in regime di partecipazione straordinaria.
La locandina d'epoca del divertente film balneare
La locandina d’epoca del divertente film balneare “Pesci d’oro e bikini d’argento”(1961). Nino Taranto è tra i protagonisti del film, nell’episodio ambientato a Napoli ed interpretato insieme a Marisa Merlini. Nel cast anche Mario Carotenuto, Gianni Agus e Tiberio Murgia.
Poker d’assi della risata, Macario, Nino Taranto, Aldo Fabrizi e Peppino De Filippo nel film “I quattro monaci”(1962).
Poker d’assi della risata, Macario, Nino Taranto, Aldo Fabrizi e Peppino De Filippo nel film “I quattro monaci”(1962).
La locandina cinematografica del film
La locandina cinematografica del film “I quattro monaci”(1962): Peppino De Filippo, Aldo Fabrizi, Nino Taranto e Macario, un quartetto d’eccezione.
Una scena dal film
Una scena dal film “I quattro moschettieri”(1963), quasi un sequel del precedente film della serie. Qui Carlo Croccolo sostituisce Peppino De Filippo come quarto del gruppo, anche se Peppino De Filippo è comunque presente nel film in un altro ruolo ed in regime di partecipazione straordinaria. Confermati, altresì nel quartetto Aldo Fabrizi, Nino Taranto e Macario. Successo di pubblico confermato.

♦ Il grande comico al fianco di Totò

All’inizio degli anni ’60 si presenta per Nino Taranto l’occasione di lavorare al cinema con Totò e, ad eccezione della comune partecipazione al film-varietà “I pompieri di Viggiù” della fine degli anni ’40, è la prima volta che i due grandi attori si incontrano sul set, pur conoscendosi e stimandosi da tempo. Nell’arco di tre anni, dal 1961 al 1963, la coppia gira sei film e, considerando la trama ed i personaggi di ciascuno di essi, non è certo un caso che Nino Taranto venga scelto da produttori e registi come partner del “principe della risata”, poichè Totò finora è stato affiancato sul grande schermo da attori che, pur avendo straordinarie capacità, non hanno mostrato particolare versatilità nell’interpretazione dei propri personaggi, restando bensì ancorati alla caratterizzazione di un tipo ben definito. Per fare qualche esempio si può infatti citare l’impacciato, succube e a volte bisbetico Peppino De Filippo, il burbero e bonario Aldo Fabrizi o il raffinato Vittorio De Sica, e lo stesso vale anche per i comprimari e per quei caratteristi monocordi che lo hanno accompagnato in tutta la carriera, dal dispotico e autoritario Luigi Pavese, all’elegante ed affettato Mario Castellani, fino ai più schivi Agostino Salvietti ed Enzo Turco, i quali recitano accanto a lui quasi con malcelata devozione. Rispetto a tutti i pur grandi artisti che hanno finora lavorato al fianco di Totò, nonché a quelli che vi lavoreranno in seguito ( come lo stralunato e timido Macario), Nino Taranto nel recitare con Totò mostra una incredibile duttilità interpretativa e non è un caso che ne offra la prova più evidente già nel primo film della serie, “Totòtruffa ’62″(1961) di Camillo Mastrocinque, ove i due impersonano gli ex trasformisti Antonio e Camillo che, per mantenere in collegio la figlia del primo, ignara della loro losca attività, organizzano piccole, esilaranti truffe. “Totòtruffa ’62” non è altro che una catena di strepitosi sketch ove Nino Taranto, nel fare da spalla al suo illustre collega, veste di volta in volta i panni di uno scrupoloso operaio comunale intento a piazzare un vespasiano proprio dinanzi ad un ristorante; di Gerolamo Scamorza, finto manager toscano di una grossa società americana intenzionata a comprare la fontana di Trevi; del segretario di colore dell’ambasciatore del Catonga; del geloso marito siciliano di un esilarante Totò travestito da donna; dello scrupoloso assistente in un’agenzia di collocamento e, in abiti femminili, finanche quelli di un’improbabile e militaresca moglie di Fidel Castro. Una serie di sketch entrati di diritto nella storia del cinema italiano. A proposito di questo film e delle apparizioni en travesti dei due protagonisti, è lo stesso Nino Taranto a ricordare un simpatico aneddoto: “Totò voleva che gli dessi del tu, io non ci sono mai riuscito…Diceva: Ma perchè, non capisco, ti sono antipatico? E io gli rispondevo: No…anzi se fossi una donna mi sarei dato a voi con tutto il cuore senza pensarci su nemmeno una volta”. La profonda umiltà di un grande attore. Dopo il successo di questo film, il regista Fernando Cerchio ripropone la collaudata coppia nel film “Totò contro Maciste”(1962), una parodia del coevo e fortunatissimo genere storico-mitologico dove i due attori interpretano rispettivamente Totokamen, un truffatore che si spaccia per l’uomo più forte del mondo, e il suo manager Tarantenkamen, scritturati a Tebe dal boss di un locale notturno e coinvolti in sfide faraoniche, intrighi e battaglie contro il potente Maciste. E ancora una volta gli incassi arridono alla celebre coppia. A questa pellicola seguono nello stesso anno “Lo smemorato di Collegno”“I due colonnelli”, gli unici due film in cui il ruolo di Nino Taranto è secondario rispetto a quello di Totò. In questi due film, nel ruolo di co-protagonista Nino Taranto offre comunque divertenti e riuscite caratterizzazioni, come nel successivo “Totò contro i quattro”(1963), laddove i “quattro” sono appunto Nino Taranto, Peppino De Filippo, Aldo Fabrizi e Macario, reduci dal successo dei loro due precedenti film insieme ( “I quattro monaci” “I quattro moschettieri”). L’esperienza cinematografica del duo Taranto-Totò si conclude con “Il monaco di Monza”, l’ultimo film realizzato nel 1963 anche assieme a Macario ed ambientato nel XVII secolo per raccontare le traversie di Pasquale ( Totò), un povero ciabattino vedovo che per sopravvivere si traveste da monaco cercatore, assumendo il nome di Fra Pasquale da Casoria, e gira per le campagne assieme ai suoi dodici figli e ad un altro disgraziato, Mamozio (Macario), fin quando il gruppo trova ospitalità presso il castello del perfido marchese don Egidio De Lattantiis (Nino Taranto), il quale vuole costringere il monaco a celebrare le sue nozze con la riottosa cognata Fiorenza (Lisa Gastoni). in questa occasione Nino Taranto offre una delle caratterizzazioni più riuscite della sua carriera, ancora diverse dalle precedenti e per certi versi inedita poiché, nei panni del crudele e sadico marchese, sfodera nel contempo tutte le sue migliori virtù comiche in memorabili sketch con Totò e Macario. Anzi è da molti ritenuto, in questo film il migliore della talentuosa compagnia di attori. E dopo questa pellicola si conclude il suo ciclo di film con l’amico Totò, dedicando quasi interamente la sua attività cinematografica al nascente genere dei “film musicali” che dal 1964 in poi, terranno Nino Taranto super-impegnato cinematograficamente parlando.

Una delle scene più esilaranti del film
Una delle scene più esilaranti del film “Totòtruffa ’62″(1961), in cui Totò e Nino Taranto sono Fidel Castro e la moglie che escono da un albergo romano suscitando la curiosità dei passanti mentre una voce femminile esclama: “carina lei”.
La celeberrima scena della vendita della fontana di Trevi, in cui Nino Taranto interpreta il finto ragioniere Gerolamo Scamorza e Totò il finto proprietario della fontana, per estorcere denaro al turista americano impersonato da Ugo D'Alessio. Strepitosi!
La celeberrima scena della vendita della fontana di Trevi, in cui Nino Taranto interpreta il finto ragioniere Gerolamo Scamorza e Totò il finto proprietario della fontana, per estorcere denaro al turista americano impersonato da Ugo D’Alessio. Strepitosi!
Un fotogramma del film
Un fotogramma del film “Totò contro Maciste”(1962), con Totò e Nino Taranto negli esilaranti panni di Totòkamen e Tarantenkamen.
Nino Taranto, Macario e Totò nel film
Nino Taranto, Macario e Totò nel film “Il monaco di Monza”(1963), in cui Taranto è splendido nell’interpretazione del crudele marchese De Lattantiis.
Totò con Macario e Nino Taranto negli anni '40, insieme per una rappresentazione per le forze armate. Tra loro tre, uniti dalla passione per lo spettacolo, nascerà una profonda e sincera amicizia.
Totò con Macario e Nino Taranto negli anni ’40, insieme per una rappresentazione per le forze armate. Tra loro tre, uniti dalla passione per lo spettacolo, nascerà una profonda e sincera amicizia.

Il signore dei “film musicali”

A metà degli anni ’60, sui grandi della “prima generazione”, possiamo dire che il filone cinematografico della commedia leggera sentimental-popolare e di poche pretese va ormai esaurendosi, costringendo coloro che ne sono stati protagonisti per lo più a trovare il loro spazio, con l’inevitabile declino delle loro carriere cinematografiche, nella giovane televisione, proponendo con successo le proprie commedie teatrali o di rivista, o i propri sketch d’avanspettacolo. A tal proposito va ricordato che, mentre Totò, viene finalmente rivalutato dalla critica perchè diretto da grandi registi, alcuni altri pur grandi attori, come Aldo Fabrizi, Peppino De Filippo o Macario, abbandonano progressivamente il cinema, accettando la popolarità di nuovo genere proveniente dalla televisione. Pur, riutilizzandosi anch’egli in televisione, a tutto ciò fa eccezione il caso del grande Nino Taranto, che rappresenta un caso a parte di questi anni. Poichè negli ultimo decennio della sua carriera cinematografica, dal 1963 al 1971, diventa una presenza fissa nel cast di quei film del filone musicale, ossia i cosiddetti “musicarelli”, costruiti su trame effimere e con il solo scopo di portare sul grande schermo gli interpreti di musica leggera più noti del momento: Adriano Celentano , Gianni Morandi, Al Bano e Romina Power, Gianni Nazzaro, Little Tony e altri celebri nomi. Se questo sottogenere cinematografico ha da un lato scopi di mera promozione discografica, dall’altro presenta come pressochè unico contenuto l’espressione del modo di vivere modaiolo, moderno e ribelle della gioventù dell’epoca, spesso in polemica nei confronti degli adulti della vecchia generazione che vengono spregiativamente detti “matusa”. Questo filone cinematografico, però, registra un successo sempre crescente, in tutti gli anni ’60, seguendo di pari passo quello della canzone italiana, e con la sua connotazione nazional-popolare, si rivolge sia ai giovani, richiamati nelle sale dai cantanti del momento, e sia ad un pubblico adulto che in queste pellicole ritrova in veste di coprotagonisti alcuni attori famosi del cinema di qualche anno prima. Prodotte con costi ridottissimi di circa 80 milioni, queste pellicole arrivavano a superare sovente il miliardo di incassi: tra i meriti, senza dubbio, la costante presenza del grande Nino Taranto, non solo amatissimo dal pubblico “over”, ma ora amatissimo anche dalle generazioni più giovani che affollano le sale. Le sue caratterizzazioni di estrema classe interpretativa riescono ad innovare ed elevare il livello non certo eccelso di tali pellicole. Nino Taranto interpreterà oltre 25 film, ascrivibili a tale genere, dal 1963 al 1971, spesso diretto da uno dei pionieri del genere, Ettore Maria Fizzarotti, che ne fa una presenza fissa in quasi tutti quelli che dirige, assegnandoli generalmente appunto il ruolo dell’austero signore di mezz’età, burbero ma dal cuore d’oro, sia esso un genitore, un maresciallo dell’esercito o un severo ispettore, ma lasciandogli sempre ampie possibilità espressive e di caratterizzazione dei suoi personaggi, nonchè l’opportunità di cantare. L’interpretazione più riuscita e passata alla storia, è quella del maresciallo dell’esercito Antonio Todisco, severo ma dal cuore d’oro, protagonista dei tre film della serie degli “In ginocchio da te”, che lanciarono Gianni Morandi, giovane stella della musica italiana, tra le stelle del cinema. Incassi record. Per essere completi, ad onor del vero, bisogna annoverare, tra le altre presenze importanti del genere, ma di certo più saltuarie, anche quelle di grandi attori come Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Dolores Palumbo, Raimondo Vianello, Peppino De Filippo, Carlo Dapporto e altri ancora. Il primo cantante a inaugurare la serie musicale dei film di Ettore Maria Fizzarotti è Gianni Morandi, che sul grande schermo interpreta se stesso al fianco della sua vera fidanzata Laura Efrikian proponendo al pubblico anche alcune vicende reali private e professionali che lo riguardano, prima fra tutte la partenza per il servizio di leva, evento che il pubblico di allora vive come straordinario e inconsueto per un giovane di fama. “In ginocchio da te”(1964) è la prima delle fortunate pellicole della coppia Morandi-Efrikian ( nel ruolo di Gianni e Carla), con Nino Taranto nella parte del severo maresciallo Antonio Todisco, padre di lei e superiore di lui, nonché un cast di attori piuttosto noti come Enrico Viarisio, Raffaele Pisu, Gino Bramieri, Vittorio Congia, Ave Ninchi ed Enzo Tortora nella parte di se stesso. La notorietà nazional-popolare della coppia e degli altri interpreti e le musiche di Ennio Morricone fanno di questa pellicola uno dei più grandi successi della stagione 1965/66, tanto che il regista ne gira immediatamente il seguito in “Non son degno di te”(1965), e successivamente anche “Se non avessi più te”(1966), con gli stessi personaggi del primo film e con incassi, sorprendenti per l’epoca, di un miliardo e mezzo di lire. Da segnalare poi, nel 1966 l’esplosione della cantante Caterina Caselli, con la canzone di successo “Nessuno mi può giudicare”, che immediatamente diventerà anche un film con la stessa cantante, Laura Efrikian, ed ovviamente la presenza del grande Nino Taranto. Protagoniste della storia sono le due cugine Caterina e Laura ( Caselli e Efrikian) che lavorano in un grande magazzino sotto gli occhi attenti del severo, ma dal cuore d’oro, ispettore Antonio ( Nino Taranto), che controlla rigidamente il lavoro delle due impiegate intromettendosi anche nelle loro vicende private e sentimentali, e innamorato della segretaria Adelina ( Clelia Matania), che sposerà nel sequel del fortunato film. Infatti l’anno dopo, dato il grande successo di pubblico, la storia continua con il film “Perdono”(1967), ispirato ancora una volta ad una canzone di successo di Caterina Caselli, ed ancora con cast invariato. Se nei primi anni del decennio i “musicarelli” celebrano gli artisti nazionali, una significativa svolta si registra alla vigilia del ’68 quando, in un’Italia che va sempre più americanizzandosi, arriva Rocky Roberts, un cantante di colore che , con la canzone “Stasera mi butto”, diventa ben presto un personaggio di successo, amato dai giovani e pure alquanto gradito al pubblico più maturo. Il film di Ettore Maria Fizzarotti esce puntuale nelle sale, nel 1967, e si intitola appunto “Stasera mi butto”, e racconta la storia di Marisa (Marisa Sannia) e del suo gruppo di amici in vacanza al mare, tra varie storie d’amore e di gelosia per un cast ove, oltre Rocky Roberts, ci sono la ballerina Lola Falana, il duo Franchi & Ingrassia e ovviamente Nino Taranto, nel ruolo del padre di Marisa. Grazie al successo dei “film musicali” del decennio, in questi anni Nino Taranto diventa popolarissimo anche tra i giovani e la sua presenza viene pertanto richiesta anche in altri film del genere, prodotti per il lancio di altre “nuove leve” della canzone. Ad esempio, tra il 1967 e il 1970, Nino Taranto affianca costantemente sul grande schermo il giovane cantante emergente Al Bano (Albano Carrisi) che, con il brano “Nel sole” diventa in breve tempo notissimo al grande pubblico, sia per le doti canore che per la sua storia d’amore con Romina Power, figlia di Linda Christian e Tyrone Power, divenuta sua moglie il 26 luglio del 1970. Da qui si inaugurò una nuova serie cinematografico-musicale con quattro film girati nell’arco di due anni: “Nel sole”(1967), “L’Oro del mondo”(1968), “Il ragazzo che sorride”(1968) “Pensando a te”(1969). Pur avendo un unico filo conduttore musicale e la presenza fissa di Al Bano, Romina e Nino Taranto, le pellicole, tutte dirette da Aldo Grimaldi, presentano storie e personaggi diversi fino al 1969, quando la famiglia Carrisi inizia a lavorare sotto la direzione di Ettore M. Fizzarotti, che li rende protagonisti di un’unica storia raccontata in due film: “Il suo nome è Donna Rosa”(1969) “Mezzanotte d’amore”(1970). In questi ultimi due film la tradizionale storia d’amore tra il cantante di grido e la ragazza perde definitivamente il classico ruolo di primo piano, cedendo il passo nella narrazione alle pene sentimentali dell’anziano antiquario Antonio Belmonte( Nino Taranto), che vorrebbe sposare la matura vedova Rosa (Bice Valori). E’ qui giunto il momento di dire, che anche se il punto di vista delle commedie musicali inizia a cambiare, Nino Taranto ha sempre avuto davvero molto spazio e ampia libertà interpretativa nelle sue partecipazioni alle pellicole di tale genere. A dimostrare, comunque, questa inversione di tendenza è d’altronde lo stesso titolo del primo film a dimostrarlo ampiamente,titolo che non è quello di un successo di Al Bano, bensì deriva dall’orecchiabile motivetto scritto da Pippo Baudo per la trasmissione televisiva “Settevoci” e interpretato sul grande schermo dallo stesso Baudo e da Nino Taranto in onore di Bice Valori che è, appunto, Donna Rosa. L’ultimo film, in assoluto, del grande Nino Taranto è “Venga a fare il soldato da noi”(1971) con il cantante Gianni Nazzaro, Katia Christine, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia e Luigi De Filippo. Nonostante anche in questo caso vi sia la presenza di un cantante, la pellicola è più vicina alla commedia che al film musicale, e racconta la goliardica vita di caserma di un gruppo eterogeneo di soldati, sottoufficiali e ufficiali. Da Franco e Ciccio, rispettivamente sergente e maresciallo, a Nino Taranto capitano dell’esercito. Dal 1964 al 1971, nell’arco di otto anni, Nino Taranto è quindi l’incontrastato protagonista di ben 25 film musicali, circostanza che lo costrinse ad una frenetica attività lavorativa condotta a ritmi serrati, risultando quindi essere l’unico attore della “prima generazione”, a continuare una stabile e non saltuaria carriera cinematografica, pur senza abbandonare il teatro, la televisione e la canzone.

Nino Taranto, Gianni Morandi e Laura Efrikian (che diventerà sua moglie) nelle
Nino Taranto, Gianni Morandi e Laura Efrikian (che diventerà sua moglie) nelle “commedie musicali” in assoluto più importanti e redditizie degli anni ’60, nella serie di “In ginocchio da te”(1964), al quale seguì “Non son degno di te”(1965) e “Se non avessi più te”(1966). Il personaggio del maresciallo dell’esercito Antonio Todisco, severo ma dal cuore d’oro, così elegantemente interpretato da Nino Taranto, è rimasto nell’immaginario popolare.
La locandina d'epoca del film
La locandina d’epoca del film “Nessuno mi può giudicare”(1966), con Caterina Caselli, Laura Efrikian e Nino Taranto nei panni dell’ispettore Antonio. Grande successo di pubblico.
Una simpatica foto dietro le quinte del film
Una simpatica foto dietro le quinte del film “Stasera mi butto”(1967), con Nino Taranto che abbraccia il cantante americano, ma trapiantato in Italia, Rocky Roberts. Tra i due, nonostante la differenza di età, nacque una bella amicizia.
La celebre coppia composta da Albano Carrisi e Romina Power, che si può dire sia stata tenuta a
La celebre coppia composta da Albano Carrisi e Romina Power, che si può dire sia stata tenuta a “battezzo” cinematograficamente parlando da Nino Taranto. E anche il loro amore, che ha fatto sognare una nazione intera, nacque si può dire, anche grazie alla presenza e alla saggezza di Nino Taranto.
Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, assieme a Nino Taranto nel film
Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, assieme a Nino Taranto nel film “L’Oro del mondo”(1968). Nino Taranto ammirava molto la celebre coppia siciliana arrivata all’apice del successo. Anche perchè rimasta sempre molto umile, e perchè proprio come lui aveva affrontato anni difficili di gavetta, tra povertà e privazioni di ogni tipo.
Una scena tratta dal film
Una scena tratta dal film “Venga a fare il soldato da noi”(1971), l’ultimo film del grande Nino Taranto. Qui interpreta un austero capitano dell’esercito.

3. L’artista e l’uomo

♦ I premi e le onoreficenze

Per l’assiduo impegno di attore teatrale e cinematografico e per gli enormi consensi da parte del pubblico Nino Taranto riceve in varie occasioni numerosi premi tra cui la Maschera d’argento, e anzi è tra i primi ad ottenerla a Roma nel 1946, anno in cui viene istituito il prestigioso riconoscimento riservato ai grandi protagonisti dello spettacolo nazionale. La rivincerà anche nel 1948 e nel 1955, quando il suo nome sarà affiancato da quelli di altri grandi artisti quali Alberto Sordi, Renato Rascel e Anna Magnani. Nel 1961 la cerimonia di consegna delle Maschere d’argento vede tra i premiati anche l’attrice americana Liz Taylor per la sua partecipazione al film “Cleopatra”; e inoltre Ugo Tognazzi, Nino Manfredi, Adriano Celentano; e nella categoria dedicata al teatro di prosa Nino Taranto (alla sua quarta Maschera d’argento), Gino Cervi, Paolo Stoppa e Vittorio Gassman. I quattro vincitori della categoria “prosa” si presentano sul palcoscenico della cerimonia di premiazione, vestiti uguali, inducendo Renato Rascel, nel commentare le immagini della cerimonia per il cinegiornale “La Settimana Incom”, a domandarsi ironicamente: “Che ci sia una divisa per la prosa?”. Oltre le Maschere d’argento, il grande Nino Taranto riceve il 15 luglio del 1954, anche il prestigioso Nastro d’argento quale miglior attore della stagione per il film “Anni facili”, per il quale vengono premiati anche gli autori Vitaliano Brancati, Vincenzo Talarico e Sergio Amidei, oltre al regista Luigi Zampa. Ma le onorificenze cui Nino Taranto andava più orgoglioso erano indubbiamente quelle di Cavaliere, Commendatore e Grand’Ufficiale della Repubblica Italiana, che egli esibiva con tanto vanto al punto che una volta- si racconta- l’attore Aldo De Martino, sopraffatto dalla forza dell’abitudine, entrò in scena durante le repliche di “Caviale e lenticchie”(una delle più fortunate commedie teatrali interpretate da Nino Taranto nella sua sfolgorante carriera) chiamandolo “commendatò” anziché con il nome del suo personaggio.

Un Nino Taranto visibilmente emozionato alla cerimonia di premiazione dei prestigiosi
Un Nino Taranto visibilmente emozionato alla cerimonia di premiazione dei prestigiosi “Nastri d’argento” della stagione 1954. Siamo al 15 luglio di quello stesso anno, e proprio in quella serata il grande Nino vincerà il premio più prestigioso della serata, quello per il miglior attore protagonista, succedendo a Renato Rascel che lo aveva vinto l’anno prima per “Il cappotto”, e a Totò che lo aveva vinto due anni addietro.

♦ Nino Taranto, Napoli e la sua grande umiltà

Prescindendo dai giudizi della critica e dai pur gratificanti premi ottenuti, a dare le maggiori soddisfazioni a Nino Taranto nell’arco della lunghissima carriera, durata davvero un’intera vita, è soprattutto l’incondizionato affetto del pubblico che ne apprezza le doti umane, la simpatia, la modestia e specialmente lo sconfinato amore per la sua Napoli. “Io devo molto a Napoli e ai napoletani- dichiara in un’intervista del 1959- perchè Napoli mi ha dato il cuore e i napoletani mi hanno capito e mi hanno dato la forza di andare avanti. E sento che per me è un dovere portare avanti il nome di Napoli…Più passano gli anni e più mi convinco di essere veramente napoletano: mi piacciono i maccheroni, vorrei fare cose particolarissime ad ore inimmaginabili ma non me lo permettono, divento sempre più superstizioso e, grazie a Dio, mi ritengo fortunato”. Nonostante esigenze di lavoro ( cinematografico soprattutto) lo obblighino per un periodo ad avere anche un domicilio a Roma, Nino Taranto sceglie di risiedere per tutta la vita stabilmente nella sua Napoli, assieme alla moglie Concettina Ravasco ed ai tre figli: Raimondo, Maria e Melina. La sua casa storica è quella dell’elegante e grande appartamento del Parco Grifeo a Corso Vittorio Emanuele, dal quale si gode uno splendido panorama sul golfo. La piazzetta del Parco Grifeo dopo la morte di Nino Taranto, è stata intitolata all’attore napoletano, e a tutt’oggi a Napoli vi è in quella zona la “Piazzetta Nino Taranto”, piena di verde e lussureggianti giardini. Nonostante la fama raggiunta e l’esclusivo luogo di residenza, egli non dimenticò mai le sue origini nell’umile stradina del cuore del centro antico e qui ama tornare ogni tanto, festosamente accolto da un grido che annunciava il suo arrivo- “Scennite, scennite, è arrivato Ninuccio!”-  fin quando dai vicoli un fiume di gente, la gente tra la quale era cresciuto, “corre ad abbracciarlo, orgogliosa, fiera del suo idolo, il signore delle scene campione a vita di modestia”. A tutto ciò va aggiunto che Nino Taranto ricevette continue manifestazioni di stima e affetto da parte dei suoi colleghi, Totò primo fra tutti, ma addirittura di Charlie Chaplin che, dopo aver assistito alle sue macchiette al teatro Sistina di Roma, negli anni ’50, salì in palcoscenico per abbracciarlo e congratularsi con lui. Di questo suo successo egli certamente se ne compiacette, ma al tempo stesso un pò se ne stupì e, in gran parte, lo attribuì ancora una volta al suo essere napoletano: “Ho studiato fino alla quarta elementare- ricorda sempre nel 1959 quando è all’apice della sua carriera- e ho incominciato a recitare a cinque anni, perché, come tutti i buoni napoletani io il teatro lo portò nel sangue. Noi napoletani siamo così: abbiamo il senso della teatralità, della recitazione; ma sappiano essere anche umani e spontanei, con un cuore d’oro. Ecco perché quando un napoletano lavora con impegno in teatro, riesce sempre a far ridere o piangere. Ma una cosa è lavorare in teatro e un’altra cosa è raggiungere il successo. Per questo è necessario un sacrificio continuo, una dedizione completa all’attività prescelta, e nel caso specifico, uno sforzo costante per comprendere sé e gli altri…Il tratto dominante del mio temperamento è invece la modestia: sono cosciente di quel che ho conseguito, ma quando sento gli altri che me lo dicono, mi sento confuso e, non vi stupite, arrossisco”. La sua grande umiltà lo porta a fare, soventemente, numerose passeggiate in giro per la sua Napoli, ove amava farsi circondare dalla gente comune che gli chiedeva autografi, gli stringeva la mano o gli offriva un caffé, che immancabilmente accettava anche perché non ha mai perso il gusto di una sigaretta nonostante tanti danni alla salute causatigli dal fumo. A proposito del saldo rapporto amorevolmente coltivato con i concittadini, lui stesso scrive: “Tengo a chiarire che non intendevo assolutamente esibirmi, nè ero spinto da particolare vanagloria; tuttavia mi inorgogliva il fatto d’essere sempre nelle simpatie del pubblico e non nascondo che mi terrorizzava il pensiero che mi potesse abbandonare: un attore vive per il suo pubblico!”. Alla sua morte, avvenuta il 23 febbraio 1986, un fiume di persone, amici, colleghi, ammiratori, gente comune, si recò a rendergli omaggio nella sua bella casa affacciata sul golfo. Anche il Presidente della Repubblica di allora, Francesco Cossiga inviò un messaggio di cordoglio scrivendo che con lui “scompare uno degli interpreti più originali e popolari della grande tradizione scenica partenopea, che seppe esprimere la gioia, il dolore e l’ironia dell’anima napoletana con straordinario talento di artista”. Il giorno delle esequie, nella chiesa di San Ferdinando a Piazza Trieste e Trento ove si svolse la funzione accompagnata dall’orchestra e coro del San Carlo, il rettore monsignor Salvatore Vaccaro parlò dinanzi alla bara dove fu appoggiata l’inseparabile paglietta a tre punte e ricordò che Nino “non ha mai considerato il teatro una finzione scenica, ma il naturale proseguimento della vita”, mentre, rivolto alle circa 3.000 persone presenti disse: ” E’ commovente vedere tanta gente così silenziosa. Sentiamo tutti che oggi Napoli perde con Nino Taranto non soltanto uno dei suoi figli più illustri e un grande attore, ma anche un uomo molto buono e gentile. Ricordo con commozione l’ultima volta che l’ho visto. E’ stato qui, in questa chiesa, per i funerali di un’altra famosa attrice e sua amica fraterna: Dolores Palumbo. In quell’occasione, mentre si asciugava le lacrime, Nino Taranto disse che era scomparsa una perla di Napoli e del mondo del teatro e del cinema. Questa mattina potremmo dire di lui le stesse cose, ma anche qualcosa di più”.

Una caratteristica foto di Nino Taranto negli anni '60. La sua allegria, la sua simpatia, la sua umiltà: tre tratti del suo carattere, del suo essere semplice, che conquistarono il pubblico di tutte le generazioni. Artista e uomo esemplare.
Una caratteristica foto di Nino Taranto negli anni ’60. La sua allegria, la sua simpatia, la sua umiltà: tre tratti del suo carattere, del suo essere semplice, che conquistarono il pubblico di tutte le generazioni. Artista e uomo esemplare.

Bibliografia

-“Nino Taranto,vita straordinaria di un grande protagonista dello spettacolo italiano del Novecento”, di Andrea Jelardi, 2012.

– Altre documentazioni varie su Nino Taranto.

Domenico Palattella

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...