Percorso iconografico sull’arte di Totò, l’attore più amato di sempre, un mito senza tempo. La “Hit Parade” ( la Top 20) dei suoi film.

Il Principe Antonio De Curtis, in arte Totò. L'attore italiano più amato di sempre.
Il Principe Antonio De Curtis, in arte Totò. L’attore italiano più amato di sempre.

“Io so a memoria la miseria, e la miseria è il copione della vera comicità. Non si può far ridere se non si conoscono bene il dolore, la fame, il freddo, l’amore senza speranza…e la vergogna dei pantaloni sfondati, il desiderio di un caffellatte, la prepotenza esosa degli impresari…insomma non si può essere un vero attore comico senza aver fatto la guerra con la vita”.

“L’essenza della comicità”, Antonio De Curtis.

Il grande Totò, in vita non è stato tenuto nella considerazione dovuta dalla critica e dalla cultura del suo tempo. La critica, se si intende per critica, quella militante dei quotidiani, probabilmente sì. Ai suoi film mandavano quasi sempre il Vice. ” Ma chi è questo Vice che scrive su tutti i giornali e che ce l’ha con me ? “ diceva Totò. Ma i grandi critici come Flaiano, come Sandro De Feo o come Nicola Chiaromonte la pensano in maniera diversa. Come pure i grandi intellettuali che si mostrano addirittura entusiasti di Totò. Il primo ad accorgersi di questo fenomeno fu Achille Campanile, il quale arrivò a dichiarare che Totò era più grande di Chaplin. Poi venne Cesare Zavattini che fu si può dire uno dei suoi scopritori. Ma ce ne sono molti altri, come Ennio Flaiano, come Aldo Palazzeschi, come Mario Soldati, come Pier Paolo Pasolini. Dopo la morte di Totò ci furono alcuni anni di oblio, ma poi l’esercito dei totoisti rialzò la testa. Il revival di Totò, oggi ha raggiunto dimensioni universali. Totò unico, inimitabile e anche indistruttibile. A lui è successo ciò che non è successo neppure a Charlie Chaplin né alla coppia Stan Laurel e Oliver Hardy, un tale amore di popolo davvero insuperabile: un mito senza tempo. Quello di Totò è un personaggio amatissimo, che appartiene alla cultura, alla tradizione e alla storia del nostro paese. E poi c’è la storia personale del principe De Curtis, un uomo austero, all’antica, ma dal cuore d’oro e umanissimo; un uomo che aiutava tanta gente a campare:

« Era veramente un gran signore, generoso, anzi, generosissimo. Arrivava al punto di uscire di casa con un bel po’ di soldi in tasca per darli a chi ne aveva bisogno e comunque, a chi glieli chiedeva. » (Vittorio De Sica su Totò)

Totò insieme all'attrice e compagna Franca Faldini. Il loro è stato un amore sincero, lontano dalla vita mondana e riservato. Conosciuta nel 1952, i due si innamorarono in quello stesso anno e rimasero insieme per 15 anni, fino alla morte del grande Totò, nel 1967.
Totò insieme all’attrice e compagna Franca Faldini. Il loro è stato un amore sincero, autentico, riservato, lontano dalla vita mondana. Conosciuta nel 1952, i due si innamorarono in quello stesso anno e rimasero insieme per 15 anni, fino alla morte del grande Totò, avvenuta nel 1967.

In 31 anni di attività (dal 1937 al 1968) Totò prese parte, come protagonista assoluto o in episodi, a ben 97 film che hanno richiamato 270 milioni di spettatori e, secondo il risultato di uno studio, Totò con i suoi film del dopoguerra fece incassare una cifra che riportata al valore attuale dell’euro e al costo attuale del biglietto è vicina al miliardo e mezzo di euro (più di 2500 miliardi di lire). Possiamo quindi arguire che molti capolavori immortali (come “Ladri di biciclette” o “Umberto D”) che non incassarono al botteghino, furono prodotti con i guadagni procurati da Totò. Una cifra astronomica che dimostra quanto Totò sia stato seguito e amato in vita.

“Non mi faccio capace che la gente, per vedere un mio film, esca di casa, lasci le comode pantofole, calzi un paio di scarpe, magari pure strette e paghi il biglietto. Ci penso spesso e mi commuovo. Umilmente ringrazio il mio pubblico, con la promessa che cercherò di fare sempre meglio”.

( Totò, nel 1965, in riferimento al grande apprezzamento che ha ricevuto dal pubblico nel corso della sua carriera cinematografica)

La televisione, proiettando e riproiettando i suoi film, ha operato il miracolo di far amare Totò anche da coloro che, nati dopo la sua morte avvenuta nel 1967, non avevano avuto la possibilità di conoscerlo e seguirlo nelle sale cinematografiche dove vengono proiettate soltanto le ultime uscite. E poi vennero, saggi, libri, collezioni, insomma sul principe De Curtis, per farla breve è stato già scritto l’impossibile, ma quì lo stesso proverò a modo mio a ripercorrere la sua storia, attraverso un percorso iconografico sulla “Hit parade” dei 20 film di maggior incasso di Totò, così da consentire di conoscere quali sono stati, nella sua lunga carriera, i film più graditi dal pubblico.

La Hit Parade( la Top 20) dei film di Totò

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La locandina d’epoca del film “Totò a colori”(1952)
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La celeberrima scena nel wagon-lit con l’onorevole Trombetta, interpretato dalla sua spalla fissa, Mario Castellani, un autentico fuoriclasse.

1. Totò a colori(1952): 6.387.539 spettatori paganti. Tra i primissimi film italiani a colori, girata con sistema Ferraniacolor, è antologia dei più bei brani del Totò teatrale e dei suoi sketch migliori, nonchè il film di Totò più visto in assoluto. Accanto alla famosa scena dell’aggressione all’onorevole nel wagon lit ( “Chi non conosce quel trombone di suo padre” che si conclude con il celeberrimo “ma mi faccia il piacere” e dove ci sono battute entrate nel mito come “Io sono un uomo di mondo, ho fatto tre anni di militare a Cuneo” oppure “ogni limite ha una pazienza”), alla scena degli esistenzialisti a Capri ( con la gag dello sputo nell’occhio) ci sono due delle prestazioni marionettistiche più alte: il Pinocchio disarticolato che s’affloscia infine, lasciate le corde, in un mucchio angosciante di legni senz’anima, capolavoro di un Totò robot folle e metafisico, e il gran finale del direttore d’orchestra fuochi d’artificio, furia pluriorgiastica di esplosioni a girandola, a schizzo e a von-braun, e di continue interne metamorfosi. Assolutamente geniale. L’uso della pellicola a colori per quei tempi necessitava l’impiego di luci molto forti, a scapito della vista, e Totò soffriva già di problemi di vista all’occhio sinistro.

Totò, un ladro molto perbene, scongiura Aldo Fabrizi, la guardia, di non arrestarlo, nel celeberrimo film di Steno e Monicelli,
Totò, un ladro molto perbene, scongiura Aldo Fabrizi, la guardia, di non arrestarlo, nel celeberrimo film di Steno e Monicelli, “Guardie e ladri”(1951). Tra i due attori esiste una profonda e sincera amicizia fraterna. “L’umorismo napoletano e quello romano si integrano perfettamente”, osserva Totò.
Totò e Aldo Fabrizi sempre in
Totò e Aldo Fabrizi sempre in “Guardie e ladri”(1951), in un’immagine che fa parte della storia del cinema e contiene un messaggio: il ladro e la guardia sono diventati amici perchè dell’individuo conta la qualità umana, al di là di qualche possibile sbaglio.

2. Guardie e ladri(1951): 5.820.262 spettatori paganti. Diretti da Steno e Monicelli, la coppia Totò-Fabrizi dipinge un amabile spaccato di un’Italia ancora da ricostruire e che si arrangia come può: il pubblico vi si identificò e il successo fu enorme. “Guardie e ladri” fu uno dei primi film ad essere prodotto dalla casa di produzione “Ponti-De Laurentiis”, fondata dai due produttori dopo aver abbandonato la Lux; sembra che fu proprio Carlo Ponti ad avere l’idea di far lavorare insieme due attori di grosso calibro come Totò e Aldo Fabrizi, che in quel periodo godevano di grande popolarità, e che oltretutto erano notoriamente amici affezionati, tanto che Fabrizi era l’unico attore che Totò frequentava fuori dalle scene. Fabrizi dimostrò subito grande interesse per il progetto, mentre da parte di Totò restava qualche esitazione, perché il ruolo offertogli era decisamente diverso rispetto ai personaggi che aveva interpretato in precedenza (“personaggi sopra le righe”, come li definì Monicelli), e lui stesso non conosceva i suoi limiti ed era insicuro delle sue capacità, c’erano quindi dei dubbi ad entrare in un film totalmente nuovo e apparentemente concepito solo per Fabrizi. Infatti quando Steno e Monicelli gli fecero leggere la sceneggiatura del film l’attore affermò: «È bellissima, ma io cosa c’entro, io non posso farlo, questo è un film per Fabrizi.» L’attore romano aveva già dimostrato qualità nel raffigurare personaggi a sfondo drammatico, per Totò invece il film fu una vera e propria scommessa, anche perché era la prima volta che si misurava con un interprete di pari fama e abilità. Una scommessa che risulterà poi, vincente: nel suo primo film come attore a tutto tondo, Totò si aggiudicherà, tra scroscianti applausi la Palma d’oro al Festival del cinema di Cannes, oltre che il Nastro d’argento; mentre il suo illustre collega, Aldo Fabrizi, assieme a Steno, Monicelli, Flaiano e Brancati, si aggiudicherà il Premio miglior sceneggiatura alla stessa kermesse internazionale.

La locandina d'epoca del film
La locandina d’epoca del film “Totò cerca casa”(1949).
Una scena del film
Una scena del film “Totò cerca casa”(1949), uno dei più importanti e riusciti film della carriera del grande attore napoletano.

3. Totò cerca casa(1949): 5.634.584 spettatori paganti. Tratto dalla commedia “Il custode” di Alfredo Moscariello, sceneggiato da Metz, Marchesi, Continenza e dai registi Steno e Monicelli, il film è una delle più belle parodie del neorealismo, di cui utilizza gli stilemi nella prima parte, per contaminarli sempre più con elementi comici surreali e concludersi come una comica del muto. Grandi assolo di Totò, stratosferico quando imita la gallina per convincere il bidello della scuola che l’uovo non l’ha rubato ma l’ha fatto proprio lui. Grande successo di pubblico e secondo incasso della stagione 1949/50, dopo “Catene” di Raffaello Matarazzo. Carlo Ponti, produttore esecutivo della Lux, contattò Totò per girare in sette settimane il film “L’imperatore di Capri” e siccome le riprese terminarono in anticipo, Ponti convinse allora il comico napoletano a interpretare un altro film non con la Lux ma per conto suo; così, nacque l’idea di questo film “Totò cerca casa” nacque quindi per caso, non ci furono grandi preparazioni. Totò era libero per quattro settimane e Carlo Ponti, avendo già il contratto con l’attore, andò da Steno e Monicelli per qualche idea: «Ho bisogno di un’idea per Totò, fatevi venire in mente qualche cosa, scrivetela alla svelta. Intanto io cerco un regista e vedo di mettere in piedi il film». Così i due registi scrissero la sceneggiatura insieme ad Agenore Incrocci e Furio Scarpelli. Finita la sceneggiatura mancava il regista, Ponti decise quindi di affidare il film direttamente e Monicelli e Steno. Per la realizzazione si ispirarono anche alla storia a fumetti La famiglia Sfollatini, disegnata da Attalo, un disegnatore umoristico a cui si è ispirato anche Fellini. I due registi volevano mirare a rappresentare un argomento diffuso: quale il problema dell’alloggio, intendevano dare il ritratto di un’epoca e di una società in ebollizione.

“'O pazzariello”, figura resa celebre da Totò nel film
“’O pazzariello”, figura resa celebre da Totò nel film “L”Oro di Napoli”(1954).

4. L’oro di Napoli(1954): 5.241.115 spettatori paganti. Totò, sapientemente diretto dall’amico e altrettanto grande Vittorio De Sica, è protagonista del primo episodio della pellicola, quello intitolato “Il guappo”. Qui interpreta il “pazzariello” don Saverio, che dopo dieci anni di angherìe, si ribella insieme alla sua famiglia al guappo del Rione Sanità, che si era installato a casa sua. Il personaggio interpretato da Totò è entrato nella memoria collettiva. Il film, tra cui anche l’episodio con Totò, è tratto dalla raccolta omonima di racconti di Giuseppe Marotta e adattati per il cinema da Cesare Zavattini. Ogni episodio ha come interprete principale un nome di primissimo piano, oltre a Totò ne “Il guappo”, vi sono: Eduardo De Filippo ne “Il professore”, Sophia Loren in “Pizze a credito”, Vittorio De Sica ne “I giocatori” e Silvana Mangano in “Teresa”. Dei sei episodi previsti, uno, “Il funeralino”, fu escluso dal montaggio. Il film fu campione di incassi della stagione 1954, e fu presentato in concorso al Festival del cinema di Cannes.

La locandina d'epoca del film
La locandina d’epoca del film “Siamo uomini o caporali”(1955), il testamento filosofico del grande Totò. Il film al quale l’attore napoletano rimarrà più affezionato, peraltro nato da una sua idea.
Totò in scena insieme a Paolo Stoppa che interpreta tutte le varie personificazioni del
Totò in scena insieme a Paolo Stoppa, nel film “Siamo uomini o caporali?”(1955) che interpreta tutte le varie personificazioni del “caporale”, visto nei vari periodi storici della storia recente d’Italia.

5. Siamo uomini o caporali?(1955): 5.000.918 spettatori paganti. Fondamentale per ogni totologo, è il film che Totò ha sempre considerato il proprio testamento filosofico: aggiornamento esistenziale di un doppiosenso da caserma ( i caporali non sono mai di ramazza, cioè non scopano, ergo non sono uomini) con personali tentazioni qualunquistiche. Centratissima l’idea di far interpretare le varie personificazioni del caporale all’odiosissimo Paolo Stoppa. Il titolo del film nasce da una espressione usata cinque anni prima in “Totò le Mokò”. Venne sottovalutato dalla critica dell’epoca che non ne riconobbe il talento, vedendo solo la figura comica, senza riuscire a comprendere come la comicità potesse, anche, essere un espediente, come lo era già stato nell’avanspettacolo. È uno dei primi film italiani, visto l’anno della sua uscita, il 1955, a trattare, seppur nel breve spezzone e con sarcasmo, la tragica realtà del lager. Basti pensare che il termine “Kapò” è stato coniato nel 1959. Nelle parole che seguono, tratte dal dialogo fra Totò e il medico che lo esamina, è racchiuso il senso del film: « L’umanità, io l’ho divisa in due categorie di persone: Uomini e caporali. La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali, per fortuna, è la minoranza. Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare per tutta la vita, come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza mai la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama. I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza averne l’autorità, l’abilità o l’intelligenza ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque. Dunque dottore ha capito? Caporale si nasce, non si diventa! A qualunque ceto essi appartengano, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso, hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi. Pensano tutti alla stessa maniera! ».

La locandina d'epoca del film
La locandina d’epoca del film “Totò sceicco”(1950), una dei massimi film dell’attore napoletano.
Totò nel film
Totò nel film “Totò sceicco”(1950), con la bella e sensuale Tamara Lees che interpreta la regina Antinea e si innamora del maggiordomo Antonio Sapore, interpretato da Totò.

6. Totò sceicco(1950): 4.659.616 spettatori paganti. E’ uno degli 8 film interpretati da Totò nel 1950, e uno dei più pimpanti e ricchi di trovate comiche della sua carriera, sostenuto da un insolito impegno produttivo. Uno tra i pochi a non subire vicissitudini censorie, contiene gag famosissime e in gran parte improvvisate sul set, in un’esplosione di giochi di parole e gag, tutti da antologia: la scena della taverna con l’ordinazione di birra e salsicce confusa con la parola d’ordine, la scelta tra una quarantina di mogli e il passaggio delle truppe dei soldati ribelli, la seduzione della principessa Fatma con la frase “Guarda Omar quant’è bello”… e quella della regina Antinea, le scene nel sottosuolo di Atlantide con il matto che guarda l’orologio in continuazione – Arnoldo Foà – e quelle col gelosissimo marchesino Gastone – Aroldo Tieri – sono state messe in un’ideale antologia dei pezzi di bravura del comico napoletano. I film messi in parodia sono: “Il figlio dello sceicco” con Rodolfo Valentino e “Atlantide”. Girato tra il settembre e ottobre del 1950, poco dopo la lavorazione di “Tototarzan”, “Totò sceicco” è probabilmente il punto più alto della collaborazione tra Totò e il regista Mario Mattoli e chiude l’annata cinematografica più laboriosa per l’attore napoletano, tant’è vero che il film ottenne un grandissimo successo di pubblico. E per l’ennesima volta un film del grande Totò si piazza tra i maggiori incassi della stagione.

Il grande Toto' ammagliato dalle bellezze dell' isola di Capri, tanto da girarci nel 1950 il famoso film “L'imperatore di Capri” con la regia di Luigi Comencini.
Il grande Toto’ ammagliato dalle bellezze dell’ isola di Capri, tanto da girarci nel 1950 il famoso film “L’imperatore di Capri” con la regia di Luigi Comencini.
Totò esilarante e in formissima nel l film
Totò esilarante e in formissima nel l film “L’imperatore di Capri”(1950). Qui con l’attrice Yvonne Sanson. Per lui la Sanson, in genere eroina di drammi strappalacrime, diventa attrice brillante.

7. L’imperatore di Capri(1950): 4.564,875 spettatori paganti. Girato nel 1949, ma distribuito nelle sale cinematografiche, nel 1950, la pellicola è uno dei più grandi successi di Totò, esilarante nei panni di un importante principe arabo, quale è scambiato da tutti. Un film molto ricco e curato, e lui, Totò è grande. Non è mai logico e non è mai un personaggio: rimane sempre se stesso. Imponderabile, inverosimile, anche a contatto con il fascino di Capri. Carlo Ponti, produttore esecutivo della Lux, contattò Totò per girare “L’imperatore di Capri” in sette settimane; in realtà, per la realizzazione della pellicola furono sufficienti solo tre settimane: essendo quindi libero per un mese, il comico napoletano fu convinto dallo stesso Ponti a girare un altro film (“Totò cerca casa”). Molte gag già sperimentate sul palcoscenico: equivoci e amenità, e un personalissimo invito all’adulterio. Nel cast anche Marisa Merlini, Aldo Giuffrè e la storica spalla di Totò, Mario Castellani.

Totò con Isa Barzizza nel film
Totò con Isa Barzizza nel film “Fifa e arena”(1948), sua partner anche in svariati altri film di successo, tra i quali “Totò al giro d’Italia”(1948) e “Le sei mogli di Barbablù”(1950). Il comico ammira l’attrice, figlia del famoso direttore di musica leggera Pippo Barzizza, anche per le sue abitudini da ragazza di buona famiglia. Sul set Isa è guardata a vista da una dama di compagnia impegnata a difenderla dai corteggiatori troppo invadenti.
Isa Barzizza, bella e brava
Isa Barzizza, bella e brava “guagliona” piace veramente a Totò, e tra i due si instaura un bel rapporto, come di un padre con la propria figlia.

8. Fifa e arena(1948): 4.564.558 spettatori paganti. Grande successo per il secondo film del sodalizio Mattoli-Totò su un soggetto di Steno cosceneggiato con Marcello Marchesi, dove le situazioni comiche si innestano su spunti che strizzano l’occhio all’attualità ( il pesce “democristiano” perchè censura a Totò la vista della Barzizza nuda, il club di tauromachia femminile “Montecitoros” dove tutte le discussioni finiscono in rissa). Non mancano, inevitabilmente, momenti di puro delirio totoesco ( la sua fame disperata che lo spinge a farsi un panino con una spugna farcita di sapone, dentifricio e una spruzzatina di borotalco) o dialoghi genialmente surreali e ironici (Barzizza: “sei fatalista, pessimista o esistenzialista?”. E Totò: “veramente, io sono farmacista”). Il titolo è una parodia di “Sangue e arena”, kolossal del cinema americano. il produttore censurò un finale in cui Totò torero doveva tenere un discorso pacifista in difesa dei tori.

I grandi Totò e Peppino De Filippo sul calesse, insieme a Teddy Reno in una scena del capolavoro
I grandi Totò e Peppino De Filippo sul calesse, insieme a Teddy Reno in una scena del capolavoro “Totò, Peppino e la malafemmina”(1956). Teddy Reno, in mezzo a due “mostri sacri” del palcoscenico, interpreta il loro nipote Gianni e canta diverse canzoni, tra cui “Malafemmina”, dello stesso Totò e che peraltro dà il titolo al film.
Una foto che non ha bisogno di descrizione. E' forse la scena più vista del cinema italiano. La celeberrima scena della dettatura della lettera, tratta dal film
Una foto che non ha bisogno di descrizione. E’ forse la scena più vista del cinema italiano. La celeberrima scena della dettatura della lettera, tratta dal film “Totò, Peppino e la malafemmina”(1956). Una scena in cui Totò e Peppino De Filippo si superano, regalando al pubblico, un gioiello entrato di diritto nel panorama culturale del nostro paese. Immortali!

9. Totò, Peppino e la…malafemmina(1956): 4.543.883 spettatori paganti. Ispirato alla canzone “Malafemmina” scritta da Totò dopo l’infelice amore per Silvana Pampanini e qui cantata da Teddy Reno, è il primo film dove i nomi di Totò e Peppino De Filippo sono associati nel titolo ed è il loro capolavoro, un gioiello di comicità surreale con l’esilarante scena della dettatura della lettera entrata di diritto nel patrimonio culturale del nostro paese. Indimenticabile anche il loro arrivo a milano, intabarrati come cosacchi, con le provviste per la sopravvivenza e una lanterna a olio per orientarsi nella nebbia, perchè “a Milano quando c’è la nebbia non si vede”. La coppia funziona benissimo. E’ affiatata, in sintonia perfetta, esilarante, e poi Totò e Peppino erano amici da così tanti anni, da quei duri anni della gavetta che entrambi avevano fatto. La trama del film ha un intreccio molto semplice poggiato esclusivamente sulla forza e i lazzi dei due protagonisti, con moltissime scene entrate negli annali del cinema. Totò e Peppino / i fratelli Capone, portano al capolavoro la maschera del campagnolo sprovveduto ( Caponi di nome, cafoni di fatto). A giugno del 1956 si filmano le scene, e in settembre il film è già in sala. Qui il pubblico decretò subito un clamoroso successo di pubblico: solo a Milano il film fece tutto esaurito per quattro mesi di fila, a Napoli, ovviamente, il doppio. Nessun film con Totò e Peppino De Filippo protagonisti avrebbe più fatto altrettanto: l’incasso complessivo fu di 668 milioni e 538 mila lire, cifre che allora significavano un successo eccezionale. Il merito del successo del film è senza dubbio da attribuire alla verve comica e al talento immenso di questi due fuoriclasse dello spettacolo italiano, che hanno saputo estrapolare dal cilindro, il loro massimo capolavoro: chapeau!

Totò nei panni del personaggio scarpettiano Felice Sciosciammocca, nel film
Totò nei panni del personaggio scarpettiano Felice Sciosciammocca, nel film “Un turco napoletano”(1953). Evaso dal carcere e creduto eunuco, è perciò circondato da tante belle donne. Vi si riconoscono Isa Barzizza e soprattutto Franca Faldini, la compagna di Totò dal 1952, fino alla sua morte del 1967.
Il grande Mario Castellani, la spalla di Totò per eccellenza, torna ad interpretare il ruolo di un onorevole nel film
Il grande Mario Castellani, la spalla di Totò per eccellenza, torna ad interpretare il ruolo di un onorevole nel film “Un turco napoletano”(1953), vessato dalla verve e dall’esuberanza del grande Totò. Qui interpreta l’onorevole Cocchetelli, che sembra proprio parente di quell’onorevole Trombetta, così ironicamente interpretato nel precedente “Totò a colori”(1952).

10. Un turco napoletano(1953): 4.525.242 spettatori paganti. Diretto da Mario Mattoli, il film è un adattamento al grande schermo della farsa “Nu turco napulitano” (1888) di Eduardo Scarpetta, è interpretato da Totò, primo film del trittico scarpettiano, completato da “Miseria e nobiltà” e “Il medico dei pazzi“, entrambi del 1954, sempre con Mario Mattoli dietro la cinepresa e con Totò nei panni di Felice Sciosciammocca. Il regista riesce perfettamente a inserire le divagazioni linguistico-surreali di Totò, (“La donna è mobile. E io mi sento mobiliere”) impagabili chicche di comicità sensuale e popolaresca. Totò è come sempre impareggiabile, ma anche il cast di attori, di cui si circonda è di ottimo livello sia teatrale che cinematografico: Carlo Campanini, Isa Barzizza, Enzo Turco, Franca Faldini. Tra le scene memorabili, da ricordare quella in carcere dove, condannato a morte senza saperlo, Totò scambia il becchino per un sarto. Anche nel 1953, il sommo Totò è ai vertici del nostro cinema in termini di incassi, e con questa pellicola non si smentisce: grande successo di pubblico in uno sfavillante “ferraniacolor” di Karl Struss, reduce dal successo chapliniano di “Luci della ribalta”. Curiosità: Il film ambientato a Sorrento è, in realtà, girato a San Felice Circeo, in provincia di Latina.

La Locandina del film
La Locandina del film “Totò le Mokò”(1949), secondo alcune scuole di pensiero, la migliore “totoata” in assoluto, di certo una delle migliori e delle più prolifiche in termini di incassi.
Totò nei panni di Antonio Lumaconi, nel film
Totò nei panni di Antonio Lumaconi, nel film “Totò le Mokò”(1949), uno dei suoi personaggi più riusciti, mentre per i vicoli di Napoli, suona e canta “La mazurka di Totò”, che è una delle canzoni più allegre, gioiose e sognanti del suo intero repertorio, una sorta di inno all’amore e alla gioventù.

11. Totò le Mokò(1949): 4.416.667 spettatori paganti. Una delle migliori “totoate” in assoluto, grazie anche ad un copione di spedita semplicità che fila via come un treno rapido senza una fumata, seguendo i binari del celebre film di Julien Duvivier “Il bandito della Casbah (Pépé le Moko)” del 1937, di cui è, non è, una parodia. Tutto funziona perfettamente, sia il cast di comprimari davvero d’oro, Carlo Ninchi, Mario Castellani, Luigi Pavese; sia le poppute e prosperose presenze femminili, Carla Calò, Gianna Maria Canale e Franca Marzi. C’è un Totò in forma smagliante, e il film è un fuoco di fila di gag, equivoci, battute e giochi di parole, ed ebbe un grande successo di pubblico nelle sale. Almeno due scene entrate nella storia: il numero della danza; e quello in cui Totò canta una delle sue famose canzoni, “La mazurka di Totò”, una delle più allegre, gioiose e sognanti del suo intero repertorio, una sorta di inno all’amore e alla gioventù. La deliziosa scena di Totò che suonando gira con la grancassa dietro la schiena rischiando di colpire gli spettatori che si scansano si rivedrà in “Mary Poppins”, interpretata da Dick Van Dyke. La trama è molto semplice, ma efficacissima: dopo la morte di Pepè le Mokò ( Ninchi), la gang del re della casbah è affidata la cugino Antonio Lumaconi, musicista ambulante che lascia Napoli per Algeri convinto di poter finalmente dirigere una banda: grazie a una miracolosa pomata per capelli si crederà invincibile e conquisterà il cuore di una bella straniera ( Canale), ma dovrà affrontare a duello il redivivo Pepè. Ma, comunque, sconfiggerà tutto, riuscendo a sgominare l’intera banda e a riscuotere i soldi della taglia.

La celeberrima scena del duetto processuale dei falsi testimoni Totò e Peppino De Filippo, è un miracolo di comicità. Un doppio pezzo di bravura in cui Peppino ripropone il suo repertorio di pause e frasi smozzicate, e Totò la sua incredibile capacità di appigliarsi a qualsiasi cosa per sovvertire l'ordine costituito. Uno dei pezzi più belli della coppia e di tutto il cinema italiano. Monumentali!
La celeberrima scena del duetto processuale dei falsi testimoni Totò e Peppino De Filippo,  tratto dal film “La cambiale”(1959),è un miracolo di comicità. Un doppio pezzo di bravura in cui Peppino ripropone il suo repertorio di pause e frasi smozzicate, e Totò la sua incredibile capacità di appigliarsi a qualsiasi cosa per sovvertire l’ordine costituito. Uno dei pezzi più belli della coppia e di tutto il cinema italiano. Monumentali!
Quì invece Totò, e con Aroldo Tieri e Macario, sempre nel film
Quì invece Totò, e con Aroldo Tieri e Macario, sempre nel film “La cambiale”(1959). E’ il primo film in coppia con il grande Macario, tutto subito, nel primo quarto d’ora di film.

12. La cambiale(1959): 4.353.922 spettatori paganti. Diretto dal regista Camillo Mastrocinque, il film è sostanzialmente, una sequenza di episodi interdipendenti che hanno come filo conduttore il passaggio di mano di una cambiale. Nono degli undici film di Totò diretti da Mastrocinque, “La cambiale” è una commedia dai tratti farseschi, che ebbe un grandioso successo di pubblico, grazie soprattutto alla presenza nel cast di numerosi attori di notevole caratura come Totò, Vittorio Gassman, Macario, Peppino De Filippo, Sylva Koscina, Paolo Ferrari, Aroldo Tieri, Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi. Totò è dapprima in scena, in coppia con l’altrettanto grande Macario, al primo film in coppia. Ma dopo il secondo giorno di riprese la malattia agli occhi, di cui soffriva Totò, si aggravò improvvisamente, forse a causa della virulenza delle luci sul set. L’attore, praticamente cieco, fu costretto a sospendere la riprese a tempo indeterminato. E siamo al giugno del 1959. Il regista Camillo Mastrocinque, durante l’estate ultimò tutti gli altri episodi, in attesa che Totò si riprendesse. Totò riuscì di nuovo a rimettersi in piedi alla fine dell’ottobre di quello stesso anno, e riuscì a tornare nei teatri di posa della Titanus per girare tutta la sua parte in una settimana: il disturbo agli occhi gli impediva ancora di riconoscere le persone, ma almeno, dai lati, gli permetteva di distinguerne le sagome. Erano passati cinque mesi dallo stop, ma la disponibilità di Totò, caldeggiata se non imposta dalla produzione, mise tutti nelle condizioni di completare e migliorare il film. Il regista cercò di impegnarlo in sequenze brevi, in modo da dargli la possibilità di sottrarsi alla malefica luce dei riflettori. Assente Macario, per nuovi impegni di lavoro, il plot del film venne ancora modificato e le nuove scene scritte sia per la parte iniziale del film sia per quella finale, Rimaneva, dunque il problema del partner da afiancare al principe De Curtis: ci voleva qualcuno che conoscesse Totò alla perfezione, che con lui sul set sapesse intendersi alla grande e fosse disponibile ad aiutare l’amico in difficoltà. Così il grande Peppino De Filippo entrò in extremis nel cast del film, per interpretare con Totò la coppia di cugini Posalaquaglia, due scalcagnati avvocati che campano di imbrogliucci e false testimonianze. Nacque, dunque, in tutte queste difficoltà la celeberrima scena del duetto processuale dei falsi testimoni Totò e Peppino De Filippo: un miracolo di comicità. Un doppio pezzo di bravura in cui Peppino ripropone il suo repertorio di pause e frasi smozzicate, e Totò la sua incredibile capacità di appigliarsi a qualsiasi cosa per sovvertire l’ordine costituito. Uno dei pezzi più belli della coppia e di tutto il cinema italiano. Ironia della sorte, una delle massime scene della coppia rimaste nella storia, era nata per caso, in condizioni fisiche ( la cecità di Totò) e artistiche ( la fretta di ultimare il film) proibitive. Questi spezzoni della “Cambiale” sono la dimostrazione che tante volte, i capolavori si creano in poco tempo, così per caso, con quell’approssimazione e quella fretta che entrambi, nelle loro interviste, esecrarono con veemenza.

Totò in una scena del film
Totò in una scena del film “47 morto che parla”(1950), insieme alla bella Silvana Pampanini, della quale ne rimase folgorato, arrivando persino a chiederla in sposa. Ma il matrimonio non si farà, la ragazza lo respinse senza però dimostrarsi rude. “E’ una donna vera, di dentro e di fuori”, disse Totò di Silvana.
Totò nei panni dell'avarissimo barone Peletti nel film
Totò nei panni dell’avarissimo barone Peletti nel film “47 morto che parla”(1950), mentre istruisce il suo cameriere Carlo Croccolo, splendida spalla di Totò e di altri grandi dell’epoca. Croccolo è qui al suo primo film con Totò.

13. 47 morto che parla(1950): 4.314.423 spettatori paganti. Sceneggiato da due coppie di umoristi ( Age e Scarpelli, Metz e Marchesi) che trassero ispirazione da una commedia di Ettore Petrolini e D’Arborio, senza perdere di vista “L’avaro” di Molière. Non furono pochi i critici, allora, a salutare un film di Totò finalmente “ben costruito” dalla A alla Z con un personaggio che non è soltanto un fantoccio, ma un carattere, insomma un Totò bravo attore, non soltanto marionetta. Inevitabilmente, però visto oggi il film ne risente, con una sceneggiatura che costringe Totò dentro i limiti di un carattere ( qui l’avaro) rendendolo monocorde, succube dell’intreccio e vietandogli così i suoi sbalzi creativi e le sue libertà. Quella libertà creativa e di improvvisazione che è alla base dei suoi più grandi successi. Comunque, uno dei più grandi successi del principe De Curtis al botteghino, ancora una volta sopra le 4 milioni di presenze.

Totò con Franca Marzi nel film
Totò con Franca Marzi nel film “Figaro qua…Figaro là”(1950) di Carlo Ludovico Bragaglia. Franca è la tipica maggiorata fisica, con fianchi e seni prosperosi. A Totò le donne piacciono così, perchè, spiega: “I peccati della carne si fanno con la carne e non con le ossa”.
Totò con Renato Rascel in una scena del film
Totò con Renato Rascel in una scena del film “Figaro qua…Figaro là”(1950), nell’unico film interpretato insieme dai due grandi attori. In verità nel contratto di ingaggio di Rascel, vi era scritto che di un fantomatico secondo film, mai svolto.

14. Figaro qua…Figaro là(1950): 4.184.615 spettatori paganti. Il film è una gustosa parodia de “Il barbiere di Siviglia”  di Giacomo Puccini, ambientato nella Spagna del 1759, con tanto di versi dell’opera recitati dagli attori. Curioso il finale, dove il lieto fine passa attraverso il recupero dei meccanismi della commedia dell’arte: per sposare Rosina ( Isa Barzizza), il conte di Almaviva ( Gianni Agus) e Totò ( travestito da Pulcinella) recitano davanti al governatore una farsa sullo scambio di persona che si concluderà con un salto dalla finzione alla realtà. C’è anche Renato Rascel, che interpreta don Alonzo, il capo delle guardie, imbranato e maldestro. Totò è sempre grande, e nell’esilarante scena in cui simula una sonata al pianoforte, dà il meglio di sè. Ancora una volta, incassi straordinari!

La locandina d'epoca del film
La locandina d’epoca del film “Totò e le donne”(1952), uno dei più interessanti e particolari film del grande attore napoletano.
Una delle più esilaranti scene del film
Una delle più esilaranti scene del film “Totò e le donne”(1952). Quella in cui Totò è costretto dalla figlia (Giovanna Pala) a fingersi malato per frequentare un medico (Peppino De Filippo) di cui si è invaghita. A destra vi si riconosce anche la grandissima Ave Ninchi, nella parte della moglie di Totò.

15. Totò e le donne(1952): 4.125.114 spettatori paganti. Una delle più vispe “totoate”, ed anche il primo di 16 film girati insieme a Peppino De Filippo, che però in questo film ha una parte nettamente di secondo piano rispetto a Totò. La pellicola è molto interessante e inusuale per l’epoca per le sue insistenze filosofiche che lasciano il segno. Celebre il monologo di quando Totò consiglia lo spettatore di sesso maschile a cercare anch’egli uno spazio proprio in soffitta dove rifugiarsi dalle angherie coniugali: conia, a tale proposito, il neologismo “soffittizzatevi”, che si rifà allo slogan di stampo comunista allora in voga “sovietizzatevi”: “Uomini di tutto il mondo, contro il logorio della donna moderna, soffittizzatevi!”. Geniale! Innovativa, anche, l’idea di far parlare Totò direttamente verso il pubblico e le scene imitate dalle comiche ( l’inizio) o parodiate dai melodrammi di Nazzari e Sanson. La farsa è, particolarmente convincente e spigliata, con un Totò, ancora una volta in smagliante forma. Stavolta interpreta il cavalier Filippo Scaparro, che, per sfuggire all’invadenza della moglie e della figlia, ha l’abitudine di nascondersi in soffitta e di passare la notte in compagnia di un libro giallo. Qui immagina i mille modi per disfarsi della consorte e, rivolgendosi al pubblico, narra numerosi episodi atti a dimostrare che la principale fonte di guai per l’uomo siano le donne. Ma che l’uomo, non può neanche fare a meno delle donne, è un dato di fatto, e quindi gli intenti quasi “maschilisti” del protagonista naufragheranno mestamente. Primo film di Franca Faldini con Totò, poi diventato suo compagno di vita. Nel cast anche Clelia Matania e la “moglie” per eccellenza del cinema italiano Ave Ninchi: bravissime!

La locandina d'epoca del film
La locandina d’epoca del film “Miseria e nobiltà”(1954), uno dei massimi capolavori del grande Totò. Questa è la locandina che ritrae sullo sfondo la celeberrima scena della mangiata di spaghetti.
Felice Sciosciammocca (Totò) e il fotografo Pasquale ( Enzo Turco), in una scena del film
Felice Sciosciammocca (Totò) e il fotografo Pasquale ( Enzo Turco), in una scena del film “Miseria e nobiltà”(1954), quando fingono di essere degli aristocratici per favorire un matrimonio.
La foto, forse più famosa del cinema italiano: Totò mentre assapora gli spaghetti nel celeberrimo film di Mario Mattoli,
La foto, forse più famosa del cinema italiano: Totò mentre assapora gli spaghetti nel celeberrimo film di Mario Mattoli, “Miseria e nobiltà”(1954).

16. Miseria e nobiltà(1954): 4.021.122 spettatori paganti. Tratto da una farsa del grande commediografo Eduardo Scarpetta, è uno dei migliori film di Totò, e probabilmente il più conosciuto. Nel film vi sono diverse sequenze memorabili: il cafone analfabeta che detta la lettera a Totò; l’ingresso dei finti nobili in casa del cuoco; Totò che si sostituisce al suo amico Pasquale ( Enzo Turco) come fotografo. Ma la più celebre ed anche quella rimasta nella memoria collettiva, è senza dubbio quella della mangiata di spaghetti, uno strepitoso inno alla pasta con Totò e compagnia che ballano sul tavolo mangiando spaghetti e ficcandoseli in tasca, perchè nessuno li porti loro via: geniale! Una testimonianza della grande verve comica di questa scena, creata sul momento dall’immortale Totò, è data dall’attrice Valeria Moriconi, che nel film ha parecchie scene insieme al Principe De Curtis: “Mentre si stava girando, vidi con la coda dell’occhio il tecnico del suono che si tappava la bocca. Poi mi giro ancora meglio, vedo gente cianotica perchè non poteva ridere, alzo lo sguardo e vedo che Totò si era alzato, era salito sopra il tavolo e s’era inventato di mettersi gli spaghetti nelle tasche. Chissà la scena quanto sarebbe andata avanti, e invece il regista Mario Mattoli fu costretto a dare lo stop perchè mentre infilava questi spaghetti dentro le tasche, Totò aveva preso anche uno zampirone messo dentro la pasta per fare del fumo, e questo zampirone gli stava bruciando la tasca. Girammo un unico ciak, quello inserito nel film”. Se Totò è sublime, il resto del cast non gli è da meno, contribuendo tutti alla perfetta riuscita della versione cinematografica del capolavoro scarpettiano: assi del calibro di Enzo Turco, Dolores Palumbo, Valeria Moriconi, Carlo Croccolo e Sophia Loren. La trama è poi, un meccanismo perfetto che gioca in chiave comica su temi tragici come la fame e la miseria, e tutti gli interpreti sono superbi nel delineare la storia di un gruppo di poveri disgraziati che pur di riempirsi lo stomaco si fingono nobili e aiutano un marchesino a impalmare una ballerina, unione, questa, malvista e osteggiata dal marchese padre. Il film si piazza tra i maggiori incassi della stagione, sfiorando i 600 milioni di lire e registrando una presenza al botteghino di oltre 4 milioni di spettatori. Totò è grande, ed inebria la pellicola dal primo all’ultimo secondo: chapeau!

la locandina d'epoca del film
la locandina d’epoca del film “I pompieri di Viggiù”(1949), con uno all star cast composto da Totò, Nino Taranto, Carlo Dapporto, Carlo Campanini e altri ancora.
Totò in scena insieme a Isa Barzizza e Mario Castellani nel celebre sketch del manichino.
Totò in scena insieme a Isa Barzizza e Mario Castellani nel celebre sketch del manichino, tratto dal film “I pompieri di Viggiù”(1949).

17. I pompieri di Viggiù(1949): 3.817.308 spettatori paganti. Uno straordinario “documentario” sul mondo della rivista, girato come fosse un musical hollywoodiano e montato con un bel ritmo, tra abbondanza di belle ragazze molto poco vestite e frequenti gag sui temi di attualità. Il regista Mario Mattoli orchestra alla perfezione un film corale con la partecipazione di tutti i nomi del varietà e della comicità dell’epoca e con una serie di numeri dalle riviste più celebri della fine degli anni ’40: Nino Taranto e la Pampanini nello sketch del topo d’albergo e in quello del poliziotto che deve reprimere l’oltraggio al pudore; Totò con Isa Barzizza e Mario Castellani nel numero del manichino e il gran finale con il direttore d’orchestra “fuochi d’artificio”, sketch che verrà peraltro ripreso anche nel finale di “Totò a colori”, qualche anno più tardi; Wanda Osiris che canta “Canto campestre” “Sentimental”; e ancora Carlo Dapporto nelle scenette di Petronio e monsieur Verdoux. Il film, pur rimanendo sotto i 4 milioni di spettatori in sala, è uno dei più grandi successi della fine degli anni ’40, risultando essere il terzo incasso della stagione 1949/50. Venne anche molto apprezzato dalla critica, e in particolare dallo scrittore Ennio Flaiano, che arrivò a dire del film: “l’errore dei critici è quello di volerlo considerare un film, mentre (in realtà) è un documentario che anticipa in Italia le gioie della TV”. Così inteso è un capolavoro involontario di reportage, una preziosa antologia dell’avanspettacolo nell’Italia del dopoguerra.

Una
Una “totoata” moltiplicata per tre: “Totò terzo uomo”(1951), ennesima fatica del principe De Curtis.
Totò con la bella Franca Marzi nel film
Totò con la bella Franca Marzi nel film “Totò terzo uomo”(1951), farsa scatenata con un grande Totò in un triplice ruolo. SI ride!

18. Totò terzo uomo(1951): 3.795.781 spettatori paganti. Una farsa scatenata, sceneggiata da due coppie di umoristi di alto livello ( Age e Scarpelli, Metz e Marchesi), per un Totò scatenato, quì delizioso, istrionico, frenetico, nel triplice ruolo di tre gemelli. Ed è stupendo vederlo passare da un ruolo all’altro in maniera così naturale ed efficace, cambiando carattere ed espressione aiutato solo da un neo sulla guancia. Fantastico! Non una delle “totoate” più famose, ma di certo tra le più redditizie al botteghino: vicino ai 4 milioni di spettatori. La trama narra di due gemelli che vivono in un piccolo paese del centro Italia: il primo è l’austero sindaco del paese, il secondo è invece superficiale ed allegro. Ma a complicare la loro vita, arriva un terzo fratello, scovato dal sarto del paese (Aroldo Tieri), che usa per preparare una truffa ai danni dei primi due. SI ride di gusto. Irresistibile Totò nei panni del secondo fratello, il farfallone donnaiuolo che corteggia tutte le belle donne che gli capitano a tiro.

Totò e Agostino Salvietti nei panni di due imbranati investigatori privati nel film
Totò e Agostino Salvietti nei panni di due imbranati investigatori privati nel film “Totò, Vittorio e la dottoressa”(1957).

19. Totò, Vittorio e la dottoressa(1957): 3.760.362 spettatori paganti. Totò, negli esilaranti panni dell’imbranato investigatore privato Mike Spillone, salva un film piuttosto squinternato con la sua verve e le sue gag sempre efficaci ( equivoca, ad esempio, tra siedano e sedano). Al suo fianco per tutto il film il bravo caratterista napoletano Agostino Salvietti, nei panni dell’altro investigatore, che tiene la scena degnamente e porge le battute perfettamente al sommo Totò. Il Vittorio del titolo è il grande Vittorio De Sica, nei panni di un impenitente marchese donnaiuolo; la dottoressa è, invece l’affascinante Abbe Lane. Di fatto Totò e Vittorio De Sica si trovano insieme soltanto nel titolo in quanto non vi è alcuna scena in cui i due attori recitano insieme. E che spreco, averli nello stesso film e non utilizzarli insieme: quasi un’occasione persa. Eppure gli incassi sono molto alti, il più alto tra le “totoate” di fine anni ’50.

Totò negli esilaranti panni del nobile Antonio Della Buffas, cresciuto nella giungla fin da bambino nel divertente film
Totò negli esilaranti panni del nobile Antonio Della Buffas, cresciuto nella giungla fin da bambino nel divertente film “Totòtarzan”(1950). Qui nella celeberrima scena in cui è nella camera d’albergo con la sua fida scimmia Cheeta, e pur avendo sempre dormito sui rami, sceglie il comodo letto per riposare, esclamando “Uomo di foresta si, fesso no”.
Ancora un'altra scena tratta da
Ancora un’altra scena tratta da “Totòtarzan”(1950): Totò è unico, e lo dimostra film dopo film.

20. Totòtarzan(1950): 3.710.577 spettatori paganti. Abbandonato nella giungla da bambino, il nobile Antonio Della Buffas (Totò) è cresciuto da selvaggio, tanto da guadagnarsi l’appellativo di “scimmia bianca”: una spedizione va alla sua ricerca per riportarlo alla civiltà e soprattutto appropriarsi dell’eredità, ma le cose non andranno secondo i piani degli avidi esploratori. Totò dimostra ancora una volta perchè è il personaggio più grande, più amato e più ammirato della storia del cinema italiano. Monumentale, nei panni di questo selvaggio riportato nella civiltà, nel mettere a nudo, con il suo sguardo infantile, le convenzioni e le storture della società civile. La sceneggiatura riesce poi, in maniera efficace, ad amplificare gli effetti comici, donando al film un insolito ritmo frenetico e indiavolato, come quando nella stanza d’albergo di Totò vengono posti dei rami per farlo dormire a suo agio e lui alla vista di un letto vero sceglie quello affermando: “Uomo di foresta si, fesso no”. E finalmente anche qualcuno della critica con la splendida interpretazione di questo film, si accorse di lui: ” è apparso all’orizzonte del cinema come arcobaleno dopo il temporale”. Chi si accorse fin da subito, del suo grande talento, invece, e non se ne è mai scordato, ancora oggi, è il pubblico che lo ha amato e lo ama sempre di più. Gli incassi del film, furono, e non è più una novità, ancora una volta molto alti.

Domenico Palattella

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