Il genere dei film a episodi, un’invenzione tutta italiana: dagli anni ’50 agli anni ’80, trent’anni di successi

Un'immagine di scena del film
Un’immagine di scena del film “I mostri”(1963), il miglior film ad episodi della storia del cinema italiano, una serie di gag strepitose che sbeffeggiano l’Italia del boom nello stile della commedia all’italiana. Il duo Tognazzi- Gassman fa scintille.

-La nascita del film a episodi: riferimenti storici “alti” L’avvento dell’anno 1950 ispirò il film-bilancio basato su materiale di repertorio “Cavalcata di mezzo secolo”, il cui buon esito diede probabilmente al regista Alessandro Blasetti l’idea, provvisoriamente intitolata “Zibaldone”, da cui sarebbe nato “Altri tempi”(1952): quella di una piccola galleria di momenti della storia d’italia ricavata per l’occasione dalla letteratura. Aldo Fabrizi fornì un trait d’union nel ruolo di un venditore ambulante che offre ai passanti vecchi libri, con i quali sfilano sullo schermo, sceneggiati da vari autori, sketch tratti da racconti di C.Boito, De Amicis, Fucini, Nobili, Pirandello, oltre che canzoni d’epoca e a una versione ridotta del Ballo Excelsior di fine ‘800. Il film aprì la strada a un genere che sarebbe continuato soprattutto nella chiave comica o brillante, anche se la maggior parte degli episodi di “Altri tempi” non erano proprio da ridere. Memorabile, comunque, l’ultimo episodio, quello intitolato “Il processo di Frine”, in cui un meraviglioso Vittorio De Sica fa assolvere la statuaria popolana Gina Lollobrigida esortando la giuria del tribunale a prendere in considerazione la bellezza dell’imputata, facendola poi assolvere, con una strepitosa arringa finale tra le ovazioni del pubblico. Come antologia di brani brevi, “Altri tempi” era stato preceduto nel nostro cinema da “Paisà”(1946) e anche da “Francesco, giullare di Dio”(1950), entrambi di Roberto Rossellini; e ricordando pure di passaggio che il maestro Rossellini amò teorizzare la dimensione dello sketch:

“…la misura breve si adagia perfettamente all’elemento cinema; si può raccontare qualcosa, se necessario, anche in cinque o dieci minuti, evitando così quelle parti morte, che inevitabilmente sono presenti in ogni film”.

Fu comunque “Altri tempi” a dare origine a un genere tra i più duraturi del nostro cinema, e anche tra i più caratteristici e premiato dai favori del pubblico; a questo proposito è utile ricordare come la tradizione letteraria italiana, carente nel romanzo sia invece sempre stata fiorentissima nella dimensione concisa della novella, dai tempi del Boccaccio in poi. Basti pensare agli antenati illustri che questo genere ha avuto, dalla letteratura delle novelle di Boccaccio o di Pirandello, ai cortometraggi delle comiche del muto di Chaplin, Keaton o Stanlio&Ollio, poi scomparse con l’avvento del sonoro. Inserita in questo contesto storico, l’idea di Blasetti è rivoluzionaria e nello stesso tempo si basa su “alti” riferimenti del passato, quindi ottenendo il favore di pubblico e critica, spesso in disaccordo. L’intuizione di Blasetti si basa sul raggruppare svariati episodi, magari ognuno con il proprio titolo, legati da un filo comune, che nel caso di “Altri tempi” è il venditore ambulante interpretato da Aldo Fabrizi, e su questi costruire il film come un collage di episodi; il che permetteva anche di avere nel cast un certo numero di attori, comprimari e stelle del cinema, ognuno protagonista del suo sketch.

Una scena dello splendido episodio del
Una scena dello splendido episodio del “Processo di Frine” con un De Sica straordinario nei panni di un avvocato che deve difendere una procace e bella ragazza dall’accusa di omicidio. Sensazionale. Il film corale “Altri tempi”(1951) di cui fa parte l’episodio, fu campione di incassi della stagione 1952.

-I protagonisti del genere dei film a episodi L’idea di Blasetti fu abbondantemente sfruttata nel corso degli anni da, praticamente, tutto il cinema italiano al completo: attori, registi, sceneggiatori, produttori, non ci fu un attore che non prese parte a questo genere tutto italiano di fare cinema. Nel corso degli anni ’50 e ’60 era fatale, per tutti i massimi attori e registi dell’epoca, essere arruolati, spesso e volentieri, nei cast delle moltissime commedie ad episodi che, dai primi anni ’50 fino alla fine degli anni ’70, ebbero una grandissima fioritura nel cinema italiano. Debitore di quel teatro leggero che furoreggiò nell’immediato dopoguerra, fatto di brevi numeri, lazzi, barzellette sceneggiate e bellezze femminili, il cinema a episodi non fu tuttavia “minore” per definizione. Anzi, come già anticipato, vi si cimentarono, con maggiore libertà e freschezza creativa, il fior fiore dei registi e degli sceneggiatori italiani. Il tono prevalente è quello della commedia di costume, con tendenza al comico (a volte barzellettistico). Ma il ritmo imposto dalla brevità dona spesso una incisività più graffiante. Poi vi è da dire, che il genere dei film a episodi, si inserirà all’interno della commedia all’italiana, la quale monopolizzerà l’Italia cinematografica degli anni ’50 e ’60. Sia inserito nella cosiddetta “commedia all’italiana alta”, che in quella più “popolare”, questo genere trova ampio spazio e numerosi estimatori, resistendo nel nugolo di generi e mode più o meno passeggere che segnarono entrambi i decenni. Una mera elencazione degli attori che si cimentarono in tale genere aiuterà a capire, come questo sia stato un genere universale ed universalmente apprezzato da tutti gli addetti ai lavori: Totò, Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, Aldo Fabrizi, Nino Taranto, Renato Rascel, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica, Walter Chiari, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Erminio Macario, Raimondo Vianello, Gino Cervi, Fernandel, Carlo Campanini, Renato Salvatori, Maurizio Arena, Antonio Cifariello, Mario e Memmo Carotenuto, Tina Pica, Mario Riva, Riccardo Billi, Lando Buzzanca, Tino Scotti, Sylva Koscina, Anna Magnani, Domenico Modugno, Luigi Pavese, Sandra Mondaini, Aroldo Tieri, Carlo Dapporto, Claudia Cardinale, Sophia Loren, Gina Lollobigida, Virna Lisi, Silvana Mangano, Virgilio Riento, Ave Ninchi, Paolo Villaggio, Marisa Allasio, Franco Fabrizi, e l’elenco potrebbe continuare ancora. Anche i registi e gli sceneggiatori che lavorano a tale genere sono tra il meglio del cinema italiano di allora: da Federico Fellini, a Vittorio De Sica, a Pier Paolo Pasolini, ad Age e Scarpelli, e a Marino Girolami, Steno e così via…

Un'immagine di scena del film
Un’immagine di scena del film “Cinque poveri in automobile”(1952), una delle primissime pellicole ad episodi intrecciati. Il cast è di grandissimo valore, vi si riconoscono e ne sono i protagonisti: Titina De Filippo, Eduardo De Filippo, Aldo Fabrizi e Walter Chiari.

– I film a episodi negli anni ’50: variazioni e tematiche Fatto sta che prima ancora del seguito di “Altri tempi”, ossia “Tempi nostri”(1954), dedicato alla narrativa italiana contemporanea, l’intuizione di Blasetti fu sfruttata in un gruppo di film notevolmente eterogeneo, a partire da “Marito e moglie”(1952) di e con Eduardo De Filippo e tratto da due suoi atti unici; e poi venne “Canzoni di mezzo secolo”(1952) di Domenico Paolella, con tra gli altri Rascel, Dapporto e la Pampanini, che registrò magnifici incassi (ogni episodio è tratto da una canzone di successo). Dello stesso anno è anche “Cinque poveri in automobile”, in cui, attorno ad un’automobile di lusso vinta alla lotteria da quattro amici, si svolgono gli episodi di Titina De Filippo, Eduardo De Filippo, Aldo Fabrizi e Walter Chiari. Seguirono l’anno dopo, “Canzoni, canzoni, canzoni” dello stesso Paolella ( con Sordi protagonista di un esilarante episodio mentre canta “Io cerco la Titina” e dopo aver fatto lo sceicco e il torero, la trova nella scolaretta Delia Scala); e sotto vesti eterogenee, uno degli esperimenti migliori del periodo si ebbe con il film “Villa Borghese”(1953) di Gianni Franciolini, da racconti di Flaiano, Bassani e Patti, tipica pellicola a episodi in grado di riunire tanti grandi attori molto popolari; c’è Anna Maria Ferrero, Maurizio Arena, Vittorio De Sica ed Eduardo De Filippo. Il filo conduttore del film, è ovviamente il parco per eccellenza della città eterna: Villa Borghese. In quello stesso anno per la regia di Enzo Trapani, escono nelle sale i film “Viva il cinema” e soprattutto “Viva la rivista”, che ottennero un grande successo di pubblico grazie alla carrellata di nomi celebri: Walter Chiari, Tino Scotti, Carlo Dapporto. Soprattutto il secondo film è molto ben riuscito, Dapporto commuove in un episodio tratto da una fatto realmente accaduto durante una delle sue leggendarie riviste; mentre Tino Scotti è assolutamente scatenato e devastante nel suo episodio, nei panni di un cavaliere milanese che favorisce la prima vittoria di un gregario ciclista, inventando mille esilaranti stratagemmi, per permettergli così, con i soldi della vincita, di poter sposare la sua fidanzata : due grandi attori del cinema italiano, che meriterebbero un’attenta rivalutazione.

La locandina del film a episodi di successo
La locandina del film a episodi di successo “Viva la rivista”(1953), con in primo piano l’immagine del grande Tino Scotti, tratta dall’episodio cui è protagonista, intitolato “Il gregario”. E’ uno dei più scoppiettanti e divertenti episodi del cinema italiano: qui Tino Scotti è scatenato nell’interpretazione di uno stravagante e generoso cavaliere milanese che fa in modo che, nell’ultima gara, un gregario conquisti l’agognata vittoria, pegno di futura felicità, per poter così sposare la sua amata. Un cortometraggio forse poco conosciuto, ma favoloso!

Poi vennero gli esperimenti ambiziosi, non in chiave brillante e tutti con Zavattini dietro le quinte, di “Stazione Termini” di De Sica, “Siamo donne” di Franciolini, Rossellini, Zampa e Visconti (quattro episodi “veri” nella vita di altrettante dive che interpretano se stesse: Alida Valli, Ingrid Bergman, Isa Miranda e Anna Magnani), e “Amore in città”, sei brani di cronaca in parte quasi precorrenti il cinèma vèrité dei giovani Antonioni, Fellini, Lattuada, Lizzani, Maselli, Risi, con la perla di Fellini “Agenzia matrimoniale”, che lancia la stella del giovane Antonio Cifariello. Quanto a “Tempi nostri”(1954), Blasetti vi utilizzò racconti di Moretti, Moravia, Pratolini, Campanile, Patti, D’Arzo, Anton, Germano Rossi e Marotta. Il film si regge sul virtuosismo dei suoi grandi interpreti, tra cui spicca De Sica, protagonista di due episodi tra loro assai differenti; Eduardo De Filippo che è anche uno degli sceneggiatori della pellicola; e Totò, protagonista dell’episodio intitolato “La macchina fotografica”, alle prese con una ribelle Sophia Loren. Nel cast del film anche Alberto Sordi e Marcello Mastroianni, ognuno nel suo episodio. L’anno prima c’è stato un film di grande successo, “Un giorno in pretura”, che ha aperto la moda dei film ad episodi intrecciati, e sarà una delle prime fortunate variazioni del genere ad episodi puro. In verità qualcosa del genere si era già visto in “Parigi è sempre Parigi” del 1951, con Aldo Fabrizi e Ave Ninchi protagonisti, in cui un gruppo di romani di scena a Parigi, per seguire una partita della nazionale di calcio, ne combinano di tutti i colori. In “Un giorno in pretura” il protagonista e il filo conduttore tra un episodio e l’altro, è lo splendido Peppino De Filippo; intorno a lui, tra gli altri si svolgono i casi, ed in flash-back gli episodi di Walter Chiari con Sophia Loren, di Silvana Pampanini e di Alberto Sordi. Dato il successo del film, nel 1954 alla stessa maniera si svolge il film “Accadde al commissariato”, con il ruolo del commissario che sostituisce quello del pretore, e con Nino Taranto che sostituisce nel ruolo di protagonista o primo attore, Peppino De Filippo. Nel film, molto fresco e che ebbe un grande successo di pubblico, Nino Taranto è il vero mattatore e dà vita ad un commissario all’apparenza poco solerte al lavoro, ma umano e dal cuore d’oro. Una di quelle interpretazioni dell’Italiano medio in cui eccelleva il grande attore napoletano, ben prima che in ciò si specializzasse Sordi. Nel film divertenti sono le caratterizzazioni e gli episodi di Dapporto, Sordi, Chiari e la coppia Billi & Riva. Lo stesso cast, ma con Aldo Fabrizi a sostituire Nino Taranto nel ruolo della guardia giurata, è presente nel film “Accadde al penitenziario”(1955), che non aggiunge nulla di nuovo alla trama. In fondo anche simile, dello stesso anno, è il film “La moglie è uguale per tutti”, in cui il protagonista ritorna ad essere il grande Nino Taranto, nella  parte di un cinico avvocato matrimonialista specializzato in cause di divorzio, e netto oppositore del matrimonio, ma che alla fine abdicherà sposando la sua segretaria (la bella Nadia Gray). Davanti a lui, e in flash-back si svolgono le vicende dei co-protagonisti, tra cui Dapporto e la coppia Tognazzi-Vianello, in uno dei loro primi film.

“Accadde al commissariato”(1954), con protagonista Nino Taranto, è una delle più popolari commedie all’italiana degli anni ’50. Il film è strutturato in tanti piccoli episodi intrecciati. Nell’immagine di scena al fianco di Nino Taranto vi si riconosce un altro grande del nostro cinema, Carlo Dapporto.

Ritornando indietro all’anno di “Tempi nostri”, il 1954 vide un vero piccolo boom del film a sketch, con o senza un tema obbligato. C’è da segnalare “Carosello Napoletano”, ammiratissima versione cinematografica di Ettore Giannini del proprio successo teatrale, contenente un pò di tutto, dalla Loren a Lèonide Massine, a Paolo Stoppa. C’è anche “Gran varietà” di Paolella, cavalcata storica con numeri di rivista ambientati in varie epoche storiche, ed interpretati dal meglio del cinema italiano della metà degli anni ’50: De Sica-Sordi-Rascel. Che infatti torneranno insieme, e stavolta in un film a episodi intrecciati nella pellicola “Il matrimonio”, dello stesso anno e imperniata sui racconti di un solo scrittore, il russo Cechov, e adattati cinematograficamente in un film unitario. Stavolta al trio delle meraviglie De Sica-Sordi-Rascel, viene affiancato anche la classe interpretativa di Valentina Cortese e la bellezza giunonica di Silvana Pampanini. Lo slogan del film, infatti annunciava “un full d’assi con le regine…”, e gli incassi volarono. C’è ancora “Cento anni d’amore” di L. De Felice, con Aldo Fabrizi, Vittorio De Sica, Eduardo e Titina De Filippo; “Questa è la vita” (da Pirandello, e con le regie di Pastina, Zampa, Soldati, Fabrizi) con Aldo Fabrizi e Totò; e soprattutto “L’oro di Napoli” diretto da De Sica, il quale è uno dei migliori risultati in assoluto del genere ad episodi, ed anche uno dei più popolari e dei più amati. De Sica regista, nel film, conciliò per la prima volta la qualità con il favore del grande pubblico- la Napoli dei racconti di Marotta e sceneggiata da Zavattini, risulta essere efficacissima e concreta- e oltre a comparire come uno splendido aristocratico maniaco del gioco, ridotto a sfidare il figlioletto del portinaio, diresse superbamente grandi interpreti come Totò ( un “pazzariello” oppresso da un guappo prepotente cui alla fine trova il coraggio di ribellarsi) e Eduardo ( un vecchio saggio che dà consigli a pagamento e maestro nell’arte del “pernacchio”); oltre ad ottenere risultati eccellenti anche da belle donne prima non propriamente ammirate per l’arte della recitazione. SIlvana Mangano ebbe il Nastro d’argento per la miglior attrice protagonista, ma la vera rivelazione fu la giovane Sophia Loren, irresistibile pizzaiola. Tutti gli italiani sono grandi attori, basta riportarli al loro dialetto.

La leggenda Eduardo De Filippo nell'episodio
La leggenda Eduardo De Filippo nell’episodio “Il professore” del film “L’oro di Napoli”(1954). Il suo personaggio del professore, maestro di vita e di saggezza, è entrato nella memoria collettiva. Superba e spiritosa la sua interpretazione.

– Trasformazioni e mutamenti del genere dei film a episodi tra la metà e la fine degli anni ’50: si sviluppa il genere degli episodi intrecciati e del film turistico-balneare I molti film a episodi del 1954 inflazionarono un poco il genere, che si contrasse negli anni seguenti e cambiò pelle, subendo dei mutamenti che andremo ora ad analizzare. Ricordando però che il film a sketch puro, andò quasi del tutto scomparendo nel quinquennio 1955/59, per riprendersi con molto vigore, qualità e quantità negli anni ’60. Si sviluppa dal 54-55 in poi, il genere degli episodi intrecciati, ossia l’utilizzo nella stessa trama e ovviamente nello stesso film, di un numero cospicuo di attori, e spesso di grandi attori, con la storia che ruota attorno ad un luogo comune, che poteva essere una caserma dei vigili (vedi “Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo”) o un condominio ( vedi “I pappagalli”). Questo genere a sua volta, dal 1957 di “Souvenir d’Italie” in poi, andrà arricchendosi di una nuova dimensione, quella turistico-balneare che sarà molto in voga negli ultimi tre anni degli anni ’50 e in tutti gli anni ’60. Ma procediamo con ordine. Dopo l’ultimo film a episodi puro del periodo, che è “Ridere, ridere, ridere”(1955) con Dapporto, Tino Scotti, Tognazzi, Billi e Riva, in cui si tentò di passare dallo sketch breve all’addirittura fulminea barzelletta illustrata, la moda del genere degli episodi intrecciati, prende il sopravvento con due film, che di questo sottogenere sono i precursori, o almeno tra i primissimi film: “Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo”(1956) di Bolognini, con Alberto Sordi, Peppino De Filippo, Aldo Fabrizi e Gino Cervi splendidi protagonisti; e “I pappagalli”(1956), ancora con Alberto Sordi, Peppino De Filippo e Aldo Fabrizi. Poi nel 1956 vi saranno “Tempo di villeggiatura” con Vittorio De Sica, Marisa Merlini e la giovanissima stella emergente di Nino Manfredi; “Arrivano i dollari!” con Nino Taranto, Alberto Sordi, Sergio Raimondi, Riccardo Billi e Mario Riva, nei panni di cinque fratelli che devono intascare un’eredità.

La locandina d'epoca del film
La locandina d’epoca del film “Vacanze a Ischia”(1957), una delle primissime commedie all’italiana turistico-balneari ed anche più in generale tra le più importanti dell’epoca. Il film, infatti, ebbe un grande successo di pubblico, grazie anche al cast d’eccezione: Vittorio De Sica, Peppino De Filippo, Nadia Gray, Maurizio Arena, Antonio Cifariello…

L’anno dopo,poi ecco una ulteriore trasformazione epocale, quella della dimensione turistica che acquista il film a episodi intrecciato: una vera e propria moda che nel giro di pochi anni arriva a produrre una moltitudine di pellicole del genere. Si trattava di ambientare il film a episodi intrecciati, nelle più importanti località turistiche italiane, e spesso località balneari, con il luogo di consueto già pre-annunciato dal titolo. Un piccolo escamotage di produttori e sceneggiatori destinato a fare epoca, e come ovvia conseguenza il film veniva girato in piena estate, facendo aumentare ancora di più il mito dell’Italia della “Dolce Vita”. Solo negli anni ’50 si contano: “Souvenir d’Italie”(1957) di Pietrangeli, che ne apre il genere, sulle avventure di tre giovani escursioniste straniere ( June Laverick, Inge Schoener, Isabelle Corey; tra gli uomini Alberto Sordi, Gabriele Ferzetti e Antonio Cifariello, quest’ultimo presenza fissa di quasi tutti i film del genere); “Vacanze a Ischia”(1957) di Mario Camerini, tra i migliori del genere e finanziato dal commendator Angelo Rizzoli anche per fare un pò di propaganda ai suoi investimenti sull’isola di Ischia. Il film ebbe un grande successo di pubblico, anche grazie alla presenza di stelle del cinema, come Vittorio De Sica, Peppino De Filippo, Nadia Gray, Paolo Stoppa e i giovani Maurizio Arena, Antonio Cifariello e Enio Girolami; “Arrivederci Roma”(1957), ispirata all’omonima canzone del grande Renato Rascel, vede lo stesso Rascel protagonista insieme al tenore italo-americano Mario Lanza e alla bella Marisa Allasio, in una pellicola che mette in mostra le bellezze della città eterna, con tanto di riprese dall’alto, e che sbancò al botteghino con incassi record. La voga del film balneare venne subito confermata l’anno seguente da “Avventura a Capri”, in qualche modo simile al precedente film ambientato sulla vicina isola, e interpretato ancora una volta dal fior fiore del cinema italiano, troviamo quì Leopoldo Trieste, Alessandra Panaro, Maurizio Arena e a tener le redini di tutto anche il grande Nino Taranto nei panni del barone Vannutelli, (ancora una volta convincente nel dipingere l’Italiano medio di mezz’età, umano e comprensivo). Ottimi ancora una volta gli incassi. Dello stesso 1958 è anche “Carmela è una bambola” una delle migliori commedie dell’epoca, non è propriamente un film a episodi, ma l’ambientazione nella splendida Amalfi, lo inserisce di diritto nel filone turistico. E’ una divertente commedia turistico-balneare in cui la coppia composta da Nino Manfredi e Marisa Allasio diverte romanticamente nell’incanto della costiera amalfitana.

Nino Manfredi e Marisa Allasio in un'immagine di scena del divertente film turistico
Nino Manfredi e Marisa Allasio in un’immagine di scena del divertente film turistico “Carmela è una bambola”(1958), una delle più popolari commedie di quegli anni.

Nello stesso anno vi è anche il film “Racconti d’estate” scritto da Amidei, Flaiano, Sonego, Sordi e Anton e diretto da Franciolini, ormai specialista del genere (come lo sarà negli anni ’60 Marino Girolami), con Ferzetti industriale che potrebbe far fare carriera al marito della Koscina, con Dorian Gray cortigiana indipendente e sfortunata, e soprattutto con la splendida abiezione di Sordi acompagnatore-mantenuto di una cantante grassissima. Molto riuscito anche l’episodio con Mastroianni, questurino incaricato di accompagnare alla frontiera una bella prigioniera francese (Michèlè Morgan). Non è il debutto di Mastroianni nel genere ad episodi, infatti, l’attore ciociaro era già stato ammirato nel celebre film a episodi intrecciati “Padri e figli”(1958) di Monicelli, piccola galleria di famigliole romane incontrate nei suoi giri quotidiani da un’infermiera a domicilio (Marisa Merlini). Nel cast, tra gli altri anche Memmo Carotenuto e Vittorio De Sica. Il filone vacanziero continua, con successo, nel 1959: “Brevi amori a Palma de Majorca”, “Costa Azzurra”, “Vacanze d’inverno”, “Tipi da spiaggia”, “Tempi duri per i vampiri”. Nel primo, diretto da Giorgio Bianchi, Sordi è memorabile nel ritrattino di un inguaribile ottimista che a forze di insistenze, benchè vistosamente sciancato in un mondo di giovani allegri ed abbronzati, riesce a portarsi a letto la bellissima Belinda Lee ( Sordi racconta che Rizzoli non aveva voluto lo sketch nel film girato a Ischia due anni prima: niente storpi nelle terme miracolose, e allora l’episodio venne inserito in questo film).

Alberto Sordi incanta nel film balneare
Alberto Sordi incanta nel film balneare “Brevi amori a Palma de Majorca”(1959). Qui in un’immagine di scena affianco alla bella attrice britannica Belinda Lee.

Sordi continua ad essere il migliore, e ad incantare, anche in “Costa Azzurra” di Vittorio Sala. Nel cast, come nel primo film, figura anche uno dei massimi specialisti del genere vacanziero, Antonio Cifariello, come sempre bravo e spiritoso. Invece un pò sotto la media risulta essere “Vacanze d’inverno” sempre dello stesso anno, con Vittorio De Sica, Alberto Sordi e Renato Salvatori: forse non piacque l’ambientazione invernale del film, in un nugolo di pellicole ambientate in estate e nelle più belle località turistiche italiane ed internazionali. Col senno di poi, il film può essere visto come il vero antenato delle “Vacanze di Natale” ideate dai fratelli Vanzina trent’anni dopo: i cosiddetti “cinepanettoni” di De Sica figlio, e di Massimo Boldi. Meglio vanno “Amore e guai”, tre sketch intrecciati con Richard Basehart, ex detenuto in cerca di lavoro, Maurizio Arena, meccanico romanesco che trascura la promessa sposa per avventure che non conclude, e Marcello Mastroianni ferroviere che non riesce mai a incontrarsi con la propria fidanzata; e soprattutto “Tipi da spiaggia” ottima commedia turistica che reclamizza, stavolta le bellezze di Taormina, in Sicilia, e interpretata da Ugo Tognazzi, Johhny Dorelli e Lauretta Masiero. In particolare Tognazzi diverte con la sua verve comica e con una serie di esilaranti travestimenti.

Ugo Tognazzi in uno dei suoi esilaranti travestimenti nel film
Ugo Tognazzi in uno dei suoi esilaranti travestimenti nel film “Tipi da spiaggia”(1959), divertente commedia balneare girata sulle spiagge di Taormina.

“Tempi duri per i vampiri” è invece una divertente commedia ambientata nella Liguria di Levante, con la bizzarra coppia formata da Renato Rascel e Christopher Lee, talmente squinternata da funzionare, e gli incassi volano. Ottimamente andò quell’anno anche “La cambiale” di Camillo Mastrocinque, in cui i vari passaggi di una cambiale da una mano all’altra sono il pretesto per una serie di episodi intrecciati, con i più grandi attori dell’epoca: la cambiale passa nell’ordine dalle mani di Aroldo Tieri, Macario, Totò e Peppino De Filippo, Luigi Pavese, Vittorio Gassman, Sylva Koscina e la coppia Tognazzi- Vianello. Da antologia della risata, lo sketch in tribunale con i grandi Totò e Peppino De Filippo, che dovrebbero testimoniare in favore del loro padrone di casa e si impappinano con le parole. Grandi incassi e grande successo di pubblico.

La leggendaria coppia formata da Totò e Peppino De Filippo sono tra i protagonisti del film
La leggendaria coppia formata da Totò e Peppino De Filippo sono tra i protagonisti del film “La cambiale”(1959). Da antologia la loro scena al tribunale, quando dovrebbero testimoniare in favore del loro padrone di casa, ma si confondono con le parole.

-Arrivano gli anni ’60: il periodo di massimo splendore del genere a episodi, i successi e i trionfi del genere Arrivano gli anni ’60, il decennio d’oro del cinema italiano, e di questo sottogenere della commedia all’italiana. Per quantità di film prodotti, vivacità creativa, reciproche influenze creative, il film a episodi giocò un ruolo di peso nel panorama cinematografico italiano. Nel cinema del decennio, più schematicamente diviso in commedia all’italiana d’autore e commedia all’italiana più popolare, il genere dei film a episodi fu sfruttato equamente e con successo, sia dai grandi autori del cinema italiano, sia da quelli più popolari. Fu, infatti occasione d’autore per mettere a contatto voci diverse e diversamente influenti, come il “Ro.Go.Pa.G.”(1963) di Rossellini-Godard-Pasolini-Gregoretti, con Rosanna Schiaffino, Orson Welles, Ugo Tognazzi e Jean Marc Bory; ma, il film a episodi fu soprattutto un fenomeno popolare. Si partiva da un tema accessibile e ammiccante (spesso l’amore, le donne, il sesso in una accezione da oratorio) e si chiamavano a raccolta i nomi più popolari e più disparati del nostro cinema, da artigiani del mestiere come Girolami a grandi autori come Pasolini, Fellini, Visconti, De Sica, Ferreri. Agli inizi degli anni ’60 si affaccia al genere dei film a episodi vacanziero, un pezzo da novanta del cinema italiano come Walter Chiari, una delle presenze fisse di questo genere sia ai suoi livelli più elevati che a quelli più popolari. Il grande Walter amava molto il mare e accettava molti copioni balneari solo perchè erano girati in spiaggia, durante le vacanze:

…a un film d’autore bellissimo, girato a Berlino, con un grande regista, io preferivo un filmetto di quelli popolari girato sul lungomare di Ostia in agosto, anche se inutile o poco più, ma premiato da grandi incassi.”

Sulle spiagge italiane Chiari ha quindi vissuto molto intensamente e costruito parte del suo mito, tra nuotate, set fotografici, cene con gli amici ( che pagava sempre lui)e conquiste femminili. Tutto ciò in piena “Italia della Dolce Vita”. In quegli anni vennero film come “Intrigo a taormina”(1960) di Giorgio Bianchi, con Walter Chiari, Ugo Tognazzi e Gino Cervi; “Bellezze sulla spiaggia”(1961), con Walter Chiari, Raimondo Vianello, Tino Scotti e Mario Carotenuto; “Ferragosto in bikini”(1960), sempre con Walter Chiari, Raimondo Vianello e Mario Carotenuto; e “Caccia al marito”(1960), ancora con Walter Chiari, Raimondo Vianello e Mario Carotenuto.

Uno strordinario e spassosissimo Walter Chiari in una scena dell'episodio “Bagnino lover” del film balneare “La donna degli altri è sempre più bella”(1963).
Uno strordinario e spassosissimo Walter Chiari in una scena dell’episodio “Bagnino lover” del film balneare “La donna degli altri è sempre più bella”(1963).

Questi sono tutti film balneari, girati uno dietro l’altro con lo stesso cast, e diretti tutti da Marino Girolami, il regista che più di tutto si specializzò nel genere dei film a episodi di stampo popolare, nel decennio dei ’60. Nel 1961 lo stesso Girolami dirige anche “Scandali al mare”“Le magnifiche sette”, riuscendo addirittura ad ingaggiare una stella del cinema e dello spettacolo come Carlo Dapporto, che ovviamente ha il primo nome in locandina. Il successo arride a tutti questi film, merito dei nomi di richiamo presenti nelle pellicole di certo, ma anche di una sostanziale freschezza del genere ad episodi, che permetteva di evitare eventuali momenti di stanca del film. A tal proposito il regista Dino Risi disse di tale genere:

“…gli attori erano contenti perchè lavoravano poco e guadagnavano bene, gli sceneggiatori mettevano in circolazione le idee che non erano riusciti a far diventare film autonomo, anche il pubblico era contento, e quindi c’erano produttori che ci marciavano volentieri, e poi la ‘misura breve’ è un genere molto tecnico, che un attore di talento deve saper affrontare con la giusta dose e sapienza interpretativa, un genere che affonda le sue radici nella storia della letteratura e del primo cinema degli anni ’20…e poi se in un film c’erano sketches noiosi, subito dopo ne arrivava uno buono, era un fatto statistico, quindi non si rischiava niente”.

Nel genere ad episodi, prettamente popolare, da segnalare ancora film come “Gli italiani e le donne”(1962), con Aldo Fabrizi, Walter Chiari e Raimondo Vianello; “Pesci d’oro e bikini d’argento”(1962), con Nino Taranto e Marisa Merlini; “Le tardone”(1964),con Walter Chiari, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia e Raimondo Vianello; “La donna degli altri è sempre più bella”(1963) ancora con Walter Chiari, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Mario Carotenuto, Raimondo Vianello e persino Ugo Tognazzi. Il primo dei cinque episodi, quello con Walter Chiari, bagnino super richiesto da avvenenti signore, è il più divertente ed il più riuscito. Da questo momento in poi, ritorna a brillare il genere dei film a episodi puri, che affianca quello a episodi intrecciati, infatti arrivano poi film come “Le motorizzate” con Walter Chiari, Raimondo Vianello e addirittura il grande Totò; e “I motorizzati”, film simile al precedente, ma ad episodi intrecciati, con ancora lo specialista del genere Walter Chiari, ed anche la presenza di Nino Manfredi, Ugo Tognazzi e Aroldo Tieri.

Simpatica scena dal film balneare
Mario Carotenuto e Valeria Fabrizi in una scena del film balneare “Caccia al marito”(1961). L’attore romano sarà uno dei grandi specialisti del genere, per la sua duttilità e la sua grande bravura.

– Il cinema ad episodi d’autore: i massimi capolavori del genere negli anni ’60

Accanto al cinema più popolare, anche il cinema d’autore si accorge del potenziale enorme che il genere ad episodi, ha nelle sue corde, e in non pochi casi il cinema “episodico” ha prodotti dei grandi capolavori. Ricordiamo “Boccaccio ’70″(1962) con “La riffa” di Vittorio De Sica (protagonista una Sophia Loren rosso fuoco), e soprattutto con “Le tentazioni del Dottor Antonio”, primo film a colori di Federico Fellini, con un sensazionale Peppino De Filippo, nel più importante ruolo della sua carriera, perfetto ritratto di un benpensante piccolo borghese ossessionato dall’immagine lussuriosa di Anita Ekberg diffusa dalla pubblicità, in cui Fellini diede certamente un contributo alla battaglia del cinema per la propria libertà di espressione, e reso in maniera memorabile dal grande Peppino De Filippo. Così memorabile, da entrare di diritto nell’immaginario comune popolare, così come il motivetto che imperversa in tutto il cortometraggio (per la verità è un mediometraggio con i suoi 45 minuti di durata): chi non ricorda

“…bevete più latte, il latte fa bene, il latte conviene a tutte le età? Bevete più la, bevete più la, bevete più latte!”.

Il film è una sontuosa parata di autori, oltre ai citati De Sica e Fellini, gli altri due episodi sono diretti da maestri come Monicelli e Visconti. E la pellicola come prevedibile, ottenne un grande successo di pubblico. Dello stesso anno è anche il più dimesso “Amore difficile”, che oggi si ricorda principalmente per l’ammiratissimo esordio di Manfredi regista di se stesso nello sketch “L’avventura di un soldato”, ricavato da un racconto di Italo Calvino: incontro e breve relazione senza scambio di parole di un soldatino e di una vedova a bordo di un treno del sud. Memorabile e innovativo!

Peppino De Filippo e Anita Ekberg nel capolavoro di Federico Fellini,
Peppino De Filippo e Anita Ekberg nel capolavoro di Federico Fellini, “Le tentazioni del Dottor Antonio”, episodio del fim “Boccaccio ’70″(1962). Splendide interpretazioni del grande Peppino De Filippo di Anita Ekberg, che ritrovano Fellini, rispettivamente dopo 12 anni (“Luci del varietà) e dopo 2 anni (“La Dolce Vita”).
Ancora Anita Ekberg e Peppino De Filippo sul set del film
Ancora Anita Ekberg e Peppino De Filippo sul set del film “Boccaccio ’70″(1962), mentre scherzando sul set durante una pausa.

Nel 1963 per la regia di Dino Risi, esce il film “I mostri”, quello che viene ritenuto da molti il miglior film ad episodi della storia del cinema italiano ed una delle migliori commedie all’italiana di tutti i tempi, una serie di gag strepitose che sbeffeggiano l’Italia del boom nello stile della commedia all’italiana, con il duo Tognazzi-Gassman che fa scintille. La coppia Gassman-Tognazzi, in maniera magistrale e dissacrante prende in giro con ironia le follie e crudeltà spicciole dell’italiano medio dei nostri giorni. Il film diviso in 20 piccoli episodi è divertentissimo, tanto che molti dei personaggi interpretati dalla coppia ,sono entrati nella memoria collettiva. Gli incassi superarono i tre miliardi di lire, una cifra mostruosa per l’epoca. In gara di trasformismo, i due fanno ridere e riflettere presentando, insieme o separatamente, una fitta serie di anomalie di quelle che di solito passano inosservate: il padre furbastro che esibendosi davanti al figlio lo alleva inconsapevole alla delinquenza; il demente tifoso del calcio; i poliziotti ignoranti e ingenuamente crudeli; i due latin lovers scambiati per gay in spiaggia; il vigile urbano in agguato; il maniaco della tv ecc.ecc. Il brano da tesaurizzare per entrambi gli attori è l’ultimo, su un pugile suonato (Tognazzi) che convince un cameriere tonto (Gassman) a farsi massacrare sul ring. “I mostri” è iI film che fa nascere, consapevolmente il mito della commedia all’italiana, che era esplosa quasi per caso, qualche anno prima con “I soliti ignoti” di Monicelli.

Una locandina d'epoca del film
Una locandina d’epoca del film “I mostri”(1963). Il capolavoro di Dino Risi, è uno dei più bei film italiani di sempre ed anche il miglior esempio di film ad episodi. La coppia di protagonisti, Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman è semplicemente magnifica: affiatamento, amicizia, talento, classe interpretativa. 20 stupendi episodi, con il gioiello finale dal titolo “La nobile arte”.

Da questo momento in poi, il genere dei film a episodi, diventa quasi esclusivamente monopolio assoluto dei 6/7 grandi attori della commedia all’italiana: Sordi, Gassman, Tognazzi, Manfredi, Mastroianni, Chiari e la coppia Franchi  & Ingrassia, con alcune eccellenti eccezioni ad opera del grande Totò o di Raimondo Vianello, molto attivo nel genere in questi anni. C’è da ricordare come anche alcuni capolavori della nostra cinematografia, non rientranti nella categoria dei film a episodi, siano influenzati da tale genere nella loro struttura: è il caso de “Il mattatore”(1959) con Gassman; o “Crimen” dello stesso anno, con Gassman, Sordi e Manfredi; o “La Dolce Vita” e “Otto e mezzo” entrambi di Fellini e con un perfetto Marcello Mastroianni; per finire con il dissacrante “Io, io, io e gli…altri”(1965) di Blasetti e interpretato da Walter Chiari.

Vittorio Gassman e Anna Maria Ferrero nel film
Vittorio Gassman e Anna Maria Ferrero nel film “Il mattatore”(1959). Il capolavoro di Dino Risi, pur non essendo un film a episodi nel vero senso della parola, è comunque strutturato in una sequela di scenette brillanti e perfettamente concatenate dalla sceneggiatura. Uno dei primi grandi film di Vittorio Gassman

Il triennio 1963/65 è quello d’oro del genere ad episodi. Il mercato nazionale pullula di film del genere: 13 nel 63, 14 nel 64 e 11 nel 65. Di questi anni, i risultati migliori si hanno con i film che seguono. “Ieri, oggi, domani”(1964) di Vittorio De Sica,  con Sophia Loren e Marcello Mastroianni. Il trio De Sica-Loren-Mastroianni firma un altro capolavoro assoluto del nostro cinema, dopo “Matrimonio all’italiana” e conquista il mondo. Enorme successo di pubblico per questi tre episodi che si basano soprattutto sulle grazie della Loren e sulle qualità comiche di Mastroianni ( irresistibile nell’episodio intitolato “Mara”, nel ruolo del cliente bolognese vessato dal padre). Il négligè con cui la Loren si mostra nell’ultimo episodio ha lasciato il segno nell’immaginario popolare, nella celebre scena dello spogliarello che lei e Mastroianni hanno rifatto con molta ironia in “Prèt-à-porter”, trent’anni dopo. E’ il film che regala all’intuizione avuta da Blasetti, dieci anni prima, il massimo riconoscimento internazionale: il premio Oscar come miglior film straniero. Nel 1965 Mastroianni gira anche un curioso, agro film con Marco Ferreri che non si può forse definire comico: un ritratto di industriale milanese con malinconia da boom e suicidio finale, intitolato “L’uomo dei palloni”. Per la verità con questo titolo e nella veste integrale il film sarebbe uscito solo nel 1979; la prima apparizione la fece ridotto a troncone dalle forbiciate del produttore Carlo Ponti, che aveva ritenuto impresentabile il film girato da Marco Ferreri, e per questo lo ridusse a soli 25 minuti distribuito con altri due episodi girati frettolosamente, uno diretto da Eduardo De Filippo, l’altro diretto da Luciano Salce. Nonostante tutto, nel primo episodio ci sono ancora scintille di intelligenza e paradosso, negli altri due soltanto qualche simpatica risata.

Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica e Sophia Loren sul set del film
Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica e Sophia Loren sul set del film “Ieri, oggi, domani”(1964). Il capolavoro del maestro De Sica, vinse il premio Oscar come miglior film straniero.
La celeberrima scena dello spogliarello della Loren difronte allo sguardo appassionato e impacciato di Mastroianni. E' una delle immagini più famose del cinema italiano. La scena è tratta dall'episodio
La celeberrima scena dello spogliarello della Loren difronte allo sguardo appassionato e impacciato di Mastroianni. E’ una delle immagini più famose del cinema italiano. La scena è tratta dall’episodio “Mara” del film “Ieri, oggi, domani”(1964), di Vittorio De Sica.

Nella dilagante domanda per la commedia e per i suoi sei esponenti D.O.C. ( Sordi, Gassman, Tognazzi, Manfredi più Mastroianni, il quale faceva la spola tra il cinema internazionale e quello nazionale della commedia all’italiana, e Walter Chiari, diviso tra commedie all’italiana d’autore e quelle più di bassa leva), e non essendo sempre a portata, idee come quelle seminali, diciamo, di “Divorzio all’italiana” o della “Grande Guerra”, i produttori ricorsero ora spessissimo ai film a sketch ( di uno o più registi, e di solito con un tema comune), grande specialità italiana che oltre a sfruttare spregiudicatamente spunti validi ma troppo brevi per il peso di un intero film, consentiva di cumulare i nomi di presa sicura. Continuiamo la carrellata dei migliori film a episodi del triennio in questione. “Se permettete parliamo di donne”(1964) è una galleria di episodi boccacceschi, ciascuno con una diversa protagonista femminile, ma tutti con il “proteiforme Adamo” Gassman, che è il delizioso protagonista di tutti gli episodi del film. Piuttosto audace per l’epoca, segnò l’esordio alla regia di Ettore Scola. “Alta infedeltà”(1964) aveva quattro sketch, diretti da Petri, Salce, Franco Rossi e Monicelli. In quello di Rossi, Manfredi in vacanza scopre che il biondo straniero che in apparenza gli corteggia la moglie, punta in realtà su di lui; nell’episodio di Monicelli, “Gente moderna”, Tognazzi formaggiaio di Parma perde al gioco la moglie e impazzisce di gelosia. Il tema di “Controsesso”(1964) è anch’esso erotico: due ottimi episodi con Manfredi, perfetto nel doppio ruolo affidatogli (per le regie di Franco Rossi e Renato Castellani), soprattutto nel primo dei suoi due episodi, quando insieme alla bella e brava Anna Maria Ferrero (al suo ultimo film) interpretano una coppia piccolo-borghese che sniffando cocaina ne combina di tutti i colori: una notevole verve comica. L’episodio migliore è però, quello di Marco Ferreri, un piccolo capolavoro di psicopatologia e di umorismo nero, interpretato da Tognazzi, che in maniera memorabile tratteggia un voyeur professore di scuola femminile che fa installare in classe un gabinetto per poter ascoltare i rumori prodotti dalle scolare che lo adoperano. Tra i più riusciti film dell’epoca.

La locandina d'epoca del film
La locandina d’epoca del film “Controsesso”(1964). Diviso in tre episodi, ha come protagonisti, nel primo e nel terzo episodio Nino Manfredi; e nel secondo episodio Ugo Tognazzi. Tra i più riusciti film dell’epoca.

Ci sono, ancora, nel 1964, cinque sketch di Sordi in “La mia signora” con Silvana Mangano, per tre registi (Tinto Brass, Luigi Comencini e Mauro Bolognini), amarognola visione dei rapporti coniugali attraverso varie situazioni, la più efficace delle quali è anche la meno nuova, quella dell’uomo che ingaggia una prostituta e la spaccia per sua moglie incaricandola di sedurre un potente dal quale vuole un favore. L’episodio “Eritrea”, diretto da Luigi Comencini è una spanna al di sopra degli sketch in voga in quegli anni, e Sordi e la Mangano sono al loro meglio. E’ praticamente un film a sketch anche il contemporaneo “Disco volante” di Tinto Brass, dove Sordi fa quattro personaggi, un brigadiere, un prete, un impiegato postale, un aristocratico, collegati allo sbarco di un marziano in un paesino del Veneto. Sordi campeggia anche nel miglior sketch del 1965, “Il dentone” (diretto da Luigi D’Amico e scritto da Sordi e Sonego). Questo episodio fa parte del fortunato film “I complessi” e descrive l’irresistibile ascesa di un tipo estroverso e preparatissimo che malgrado l’handicap di una esilarante e mostruosa dentatura, riesce senza raccomandazioni a conquistarsi un posto di annunciatore televisivo, alla RAI, semplicemente perchè nessuno ha il coraggio di dirgli in faccia che il suo difetto lo rende inutilizzabile: superlativo. Dopo i primi due episodi del film, piuttosto sciapiti per la verità, ed interpretati rispettivamente da Manfredi e Tognazzi, ecco l’ultima scintillante mezzora, con l’episodio di Alberto Sordi. Nel suo genere “Guglielmo, il dentone” è un piccolo capolavoro di fantasia, grazia, classe e comicità: un cortometraggio di mezz’ora entrato di diritto nella storia del cinema, grazie anche all’incredibile pezzo di bravura del grande Albertone. Sordi interpreta alla perfezione questo aspirante presentatore televisivo perfetto in tutto eccetto nella dentatura cavallina che lo deturpa. Tra i 10/20 migliori cortometraggi in assoluto del cinema italiano.

Una delle caratterizzazioni più divertenti del grande Alberto Sordi, nell'episodio
Una delle caratterizzazioni più divertenti del grande Alberto Sordi, nell’episodio “Guglielmo, il dentone”, del film “I complessi” (1965).

Sordi è straordinario anche in “Thrilling”(1965) con un ritratto di un aggressivo bulletto di autostrada, che si trova coinvolto, suo malgrado, in una locanda dove i gestori assassinano gli ospiti, che la bella Koscina attira. Un risvolto noir, che caratterizza per altro anche gli altri due cortometraggi del film, quello con Manfredi e quello con Chiari, che questa volta è il migliore della compagnia. Infatti, l’episodio diretto da Polidoro e interpretato da Walter Chiari, è un piccolo capolavoro che unisce l’umorismo macabro alla commedia all’italiana e al fumetto. Un ibrido particolare e bizzarro, ma che risulta molto efficace e permette a Walter Chiari travestito da supereroe, di esaltare quel lato grafico e fumettistico del suo personaggio. Un quarto d’ora di surreale divertimento.

Walter Chiari travestito da supereroe nel piccolo capolavoro di Gian Luigi Polidoro,
Walter Chiari travestito da supereroe nel piccolo capolavoro di Gian Luigi Polidoro, “Sadik”, secondo episodio del film “Thrilling”(1965). Un ibrido curioso e strampalato tra humor nero, commedia all’italiana e fumetto.
Raimondo Vianello e Walter Chiari nel film a episodi
Raimondo Vianello e Walter Chiari nel film a episodi “Amore all’italiana”(1966) di Steno. Realizzato sulla falsariga de “I mostri” di qualche anno prima, e con Vianello e Chiari al posto di Tognazzi e Gassman, il film è uno dei più graffianti e riusciti film ad episodi dell’epoca.

Ancora Walter Chiari è splendido protagonista, insieme al bravissimo Raimondo Vianello e a Paolo Panelli, del film “Amore all’italiana, i superdiabolici”(1965), a ragione ritenuto un graffiante film a episodi, tra i migliori prodotti in assoluto nella tradizione della commedia all’italiana degli anni ’60, sulla falsariga del successo de “I mostri” di due anni prima, con Chiari e Vianello al posto di Tognazzi e Gassman. Ottimi incassi e molti episodi divertenti per un film divertente, graffiante e spigliato.

Nino Manfredi e Virna Lisi nello splendido episodio
Nino Manfredi e Virna Lisi nello splendido episodio “La telefonata”, tratto dal film “Le bambole”(1965).

Dello stesso anno è il film “Le bambole”, uno dei migliori film a episodi dell’epoca, impietoso nel mettere a nudo vizi e voglie basse di tutte le classi sociali, tuttora divertente e girato con eleganza. Strutturato in quattro episodi diretti da Dino Risi, Luigi Comencini, Franco Rossi e Mauro Bolognini, il primo episodio, quello con Nino Manfredi e Virna Lisi, è una spanna sopra gli altri, e tra i migliori cortometraggi del genere, degno de “I mostri” per l’abilità di cogliere tanti tic borghesi. Ai tempi, Manfredi in mutande e la Lollo seminuda furono all’origine di guai con la censura. Premiato da un gran successo di pubblico, il film fu un tentativo di innovare lo schema ripetitivo del film a episodi puntando più che sui nomi fatidici, sulle star femminili ( la Lollobrigida, la Lisi, la Sommer, la Vitti), anche se poi in verità il migliore rimane Nino Manfredi.

La grande Anna Magnani si prepara a girare una scena del film a episodi
La grande Anna Magnani si prepara a girare una scena del film a episodi “Made in Italy”(1965). Il migliore degli undici episodi che compongono la pellicola.

Altri tentativi di rinnovare un pò l’aspetto del film composito furono, nello stesso anno 1965, “Made in Italy” di Nanni Loy e “Questa volta parliamo di uomini” di Lina Wertmuller. Il primo è un kolossal, che si divide in una miriade di episodi: cinque sezioni ( Usi e costumi, Il lavoro, La donna, Cittadini Stato e Chiesa, La famiglia) e in undici episodi, talvolta molto brevi, componenti una rassegna di difetti degli italiani piena di attori famosi e stelle del cinema ( Sordi, Manfredi, Fabrizi, Peppino De Filippo, Chiari, Magnani…) e in alcuni casi veramente incisiva; sopravvive nella memoria l’episodio e lo sguardo di Anna Magnani, madre di famiglia che non riesce ad attraversare una strada congestionata dalle automobili; e quello di Nino Manfredi, che si reca all’anagrafe per ritirare un certificato di residenza, e osessionato e schiacciato da una burocrazia dilagante, ne esce nato nel 1806 e facente di nome Lucia: sketch esilarante e attualissimo, ma che fa riflettere. Grande Manfredi. Grande anche nello spiritoso e a tratti corrosivo film di Lina Wertmuller, che dà modo allo stesso attore romano di caratterizzare cinque tipi, in cinque diversi sketch di cui è protagonista assoluto, il più originale dei quali è l’abbruttito contadino ciociaro che durante i suoi sordidi amplessi pretende dalla moglie le reazioni appassionate che ha visto al cinema. Per questo film Nino Manfredi vinse il Nastro d’argento come miglior attore protagonista nel 1966. Nel 1965 esce poi un film curioso, soprattutto nel rapporto tra la società e il sesso che inizia a modificarsi, ancora niente di trascendentale, ma curioso in questo è “Extraconiugale”(1965), soprattutto nell’episodio interpretato da Gastone Moschin e Lando Buzzanca, dove il primo maturo ingegnere, ha una relazione con la fidanzata del cognato ( Buzzanca ) che viene accentuata da un particolare modello di doccia che ne acuisce la fantasia e la carica sessuale con l’amante.

Ugo Tognazzi in una scena del film
Ugo Tognazzi in una scena del film “Marcia nuziale”(1965), diretto dall’amico Marco Ferreri e diviso in 4 episodi, tutti dedicati all’istituto del matrimonio. L’attore cremonese inebria con la sua verve e il suo talento tutto il film. Qui è con Gaia Germani nel primo episodio dal titolo “Le prime nozze”.

Tutto sommato, dunque, in questo momento di inflazione della commedia all’italiana i quattro grandi specialisti, più Chiari, diedero il meglio di sè nei film a episodi. Sordi, Manfredi e Chiari non comparvero che in film di questo tipo in questo periodo, e a dir la verità anche Tognazzi, mentre Gassman si dedicava maggiormente con risultati incostanti ai film di lungo gettito. Tognazzi lo troviamo ad esempio, nel film a episodi di Marco Ferreri, “Marcia nuziale”(1965) 4 apologhi sulla degradazione del matrimonio e sulle aberrazioni causate dall’uso rituale e strumentale di questo istituto, di cui non si sanno più perseguire i fini. Attualissimo ancora oggi, per la precisione e la ferocia con il quale è trattato il tema, il film è un’ottima e amara commedia all’italiana. Ebbe alcuni problemi in sede di censura. Tognazzi è però illuminante, e inebria tutta la pellicola. Gassman, invece, lo troviamo nel film “Frenesia dell’estate (1963), uno degli ultimi scampoli di quella stagione del film-turistico ad episodi, che ebbe tanto successo tra la fine degli anni ’50 e gli inizi dei ’60. Anche se ad onor del vero, l’ultimissimo film ascrivibile a tale genere è del 1966, ed ebbe anche un buon successo di pubblico,  “Ischia, operazione amore” ,classico film di ambientazione turistico-balneare infarcito di attori famosi e di sketch molto divertenti. Stavolta a far da sfondo alla trama è, come si evince dal titolo, ancora la stupenda isola di Ischia. Il solito intreccio pretestuoso, ma divertente, per inanelare una serie di gag dallo spirito vernacolare e disincantato. Il film, comunque, diverte con gusto, merito di un cast ben assortito: da un abbronzatissimo Walter Chiari, il quale ha varie scene a letto con la bellissima Hèléne Chanel e con la risoluta Didi Perego; all’esordio cinematografico di Ric e Gian; e soprattutto alla presenza del grande Peppino De Filippo, che grazie alla sua enorme esperienza, tiene le fila del tutto, e rende l’operazione-film molto riuscita e di ottimo gusto.

Walter Chiari e la bellissima Hèlène Chanel in una scena del film balneare
Walter Chiari e la bellissima Hèlène Chanel in una scena del film balneare “Ischia, operazione amore”(1966). Inusuali e azzardate per l’epoca, le numerose scene a letto di Chiari con la Chanel. I due peraltro ebbero anche una breve relazione in quel periodo.

Nel 1966 il genere dei film a episodi continua con la premiata coppia Tognazzi-Gassman ancora insieme, nel film “Le piacevoli notti”. Tre episodi rinascimentali: il punto di partenza è Boccaccio che passa attraverso Steno, come sceneggiatore, Gassman, Tognazzi e la Lollo, come attori:sembra un’operazione tra amici, e in effetti lo è. Pellicola divertente, spigliata e spiritosa, da vedere!

Vittorio Gassman in una scena del film ad episodi
Vittorio Gassman in una scena del film ad episodi “Le piacevoli notti”(1966), qui con l’attrice Maria Grazia Buccella.

E in tutto questo il grande Totò, che fa? Anche lui prende parte al genere dei film a episodi degli anni ’60. Dopo i trascurabili esperimenti de “Le motorizzate”, di “Gli amanti latini”“Le belle famiglie”, il principe della risata grazie al sodalizio con il maestro Pasolini, torna ai fasti di un tempo, proprio negli ultimissimi mesi di vita. Con Pasolini, il grande Totò girò un film lungo (“Uccellacci e ucceliini”) e due episodi. Due episodi però leggendari: “La terra vista dalla luna” nel film “Le streghe”(1967), “Che cosa sono le nuvole?” in “Capriccio all’italiana”(1968) uscito postumo. E nello stesso film, a dire la verità, Totò è protagonista anche dell’episodio “Il mostro della domenica” diretto da Steno. Ed è proprio sugli episodi del secondo film, che bisogna focalizzare l’attenzione. Nell’episodio “Il mostro della domenica”, Totò interpreta un signore anziano che detesta i capelloni, al punto di organizzare contro di loro una serie di agguati ricorrendo ai più disparati travestimenti, armato di forbici e pronto a raparli: assolutamente geniale! Poi l’attore cambia costume e si cala nei panni di Jago per recitare nel quarto episodio, quello diretto da Pasolini: “Che cosa sono le nuvole?”. Ma questo Jago non è un personaggio in carne e ossa; è un burattino dalla faccia verde, che con altri burattini come lui mette in scena una sgangherata rappresentazione dell’Otello di Shakespeare. Sotto finale, tuttavia, accade l’impensato: il pubblico insorge, invade il palco, salva Desdemona ( Laura Betti), dalla mano assassina di Otello (Ninetto Davoli), uccide il Moro e il suo perfido consigliere e porta in trionfo Cassio (Franco Franchi) e Roderigo (Ciccio Ingrassia). Un giorno arriva uno spazzino ( Domenico Modugno), che mentre intona una canzone ispirata dal terzo atto della tragedia ( “…che io possa esser dannato, se non ti amo. E se così non fosse non capirei più niente. Tutto il mio folle amore lo soffia il cielo, lo soffia il cielo…così”) afferra i due burattini morti, li butta sul cassone del camion e va a scaraventarli in una discarica. Totò e Ninetto Davoli precipitano tra i rifiuti e finiscono a faccia in su; circondati da contenitori di plastica rotti, latte arrugginite, divani sfondati, fissano meravigliati il cielo tappezzato di nuvole. E’ qui che avviene l’improvviso squarcio di poesia dell’episodio di Pasolini, grazie alla bravura di Totò: gli ultimissimi minuti del più amato attore del cinema italiano, quasi il saluto, del grande attore napoletano, al suo vasto e affezionato pubblico e alla vita, struggente! Ecco l’ultima sequenza cinematografica del leggendario Totò, e che lo lega per sempre all’Olimpo dell’arte e dei poeti:

Otello: (guardando stupefatto il cielo) Iiih…e che sò quelle?/ Jago: Quelle sono…sono le nuvole…/ Otello: E che sò ste nuvole?/ Jago: Mah…/ Otello: Quanto so belle…quanto so belle…quanto so belle…/ Jago: Ah, straziante, meravigliosa bellezza del creato…

Nel cast del film ci sono anche Silvana Mangano, in due episodi diretti rispettivamente da Mario Monicelli e Franco Rossi; e Walter Chiari nell’episodio diretto da Mauro Bolognini.

Il grande Totò nell'episodio
Il grande Totò nell’episodio “Il mostro della domenica”, tratto dal film “Capriccio all’italiana”(1968). Qui è interpreta un signore anziano che detesta i capelloni, al punto di organizzare contro di loro una serie di agguati ricorrendo ai più disparati travestimenti, armato di forbici e pronto a raparli: assolutamente geniale!
L'improvviso squarcio di poesia dell'episodio di Pasolini dal titolo
L’improvviso squarcio di poesia dell’episodio di Pasolini dal titolo “Che cosa sono le nuvole?”, tratto dal film “Capriccio all’italiana”(1968). L’ultimo, struggente e commovente saluto del grande Totò al suo pubblico. Qui Totò e Ninetto Davoli, marionette gettate nella discarica, ammirano la “straziante,meravigliosa bellezza del creato, quali sono le nuvole”.

Eppure c’è anche qualcos’altro da dire su “Le streghe”, soprattutto riferito al talento purissimo della grande Silvana Mangano. Secondo monumento alle doti interpretative della grande Silvana Mangano dopo “La mia signora” di due anni prima. Uno dei film a episodi più interessanti dell’epoca, stavolta a dirigere la strepitosa attrice romana, vi sono ognuno a turno, cinque maestri indiscussi del cinema italiano: Visconti, Bolognini, Pasolini, F.Rossi e De Sica. E non solo, a far da spalla, a turno vi sono attori di fama nazionale ed internazionale come Alberto Sordi, Clint Eastwood e il grande Totò. Strepitosa, davvero strepitosa la Mangano: isterica ed elegante nel primo episodio, divertente nel secondo, bamboleggiante e stralunata nel terzo, bellissima nel quarto e fellineggiante nel quinto. Un riassunto di tutte le doti di una vera “diva”: immensa. E meritatamente, si aggiudicò il David di Donatello come miglior interprete femminile della stagione 1967. Anche la premiata e popolare coppia formata da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia venne impiegata stabilmente nel genere dei film a episodi, di moda negli anni ’60: la loro presenza permetteva al film un sicuro successo al botteghino. Una carrellata di titoli, farà capire la valenza e l’importanza che ha rivestito la celebre coppia nel portare alla ribalta tale genere, considerato anche che il 10% degli incassi del cinema italiano nel decennio degli anni ’60 era roba loro. “Le massaggiatrici”(1962), con tra gli altri Nino Taranto e Marisa Merlini; “Avventura al motel”(1963), con Macario e Gino Cervi; “Obiettivo ragazze” “Gli imbroglioni” entrambi del 1963, ed entrambi anche con Walter Chiari; “Queste pazze, pazze donne”“Letti sbagliati”, “I maniaci” e “Veneri al sole”, tutti del 1964; e poi “Veneri in collegio”(1965), “Gli amanti latini”(1965) “Gli zanzaroni”(1967). La loro era una formula comica che ben si adattava alla misura breve del cortometraggio e che diede i suoi frutti in almeno un’ altra dozzina di film a episodi, che grazie a nomi di richiamo come quelli di Franco e Ciccio, mantenevano alti gli incassi per la felicità di produttori ed attori.

La celebre coppia composta da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia è stata tra i grandi protagonisti del cinema italiano, ed anche del genere ad episodi. In tale genere hanno interpretato più di 20 film e sono stati premiati, come sempre accadeva loro, da un grande successo di pubblico. Qui sono in un'immagine di scena tratta dal film
La celebre coppia composta da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia è stata tra i grandi protagonisti del cinema italiano, ed anche del genere ad episodi. In tale genere hanno interpretato più di 20 film e sono stati premiati, come sempre accadeva loro, da un grande successo di pubblico. Qui sono in un’immagine di scena tratta dal film “Veneri al sole”(1964), e più precisamente dall’episodio “Una domenica a Fregene”.

In tutto ciò, da segnalare tra gli specialisti del genere, anche Raimondo Vianello e la moglie Sandra Mondaini, protagonisti di oltre una dozzina di film del genere in tutto il decennio degli anni ’60: i già citati “Letti sbagliati”, “La donna degli altri è sempre più bella”, “Le motorizzate”, “Veneri al sole” e altri ancora…Il loro miglior sketch è quello tratto dal film “La donna degli altri è sempre più bella”(1963), dal titolo “La natura vergine”. Spassosisimo episodio in cui Vianello si ingegna per allontanare la moglie perchè ha scoperto un campo di nudiste vicino la loro roulotte. La loro, in coppia, fu una formula vincente, soprattutto nella misura breve, nella descrizione di sarcastici e divertenti episodi di vita coniugale: basti ricordare negli anni ’70 e negli anni ’80, i divertentissimi sketch televisivi, durante i loro programmi, che incollavano davanti allo schermo milioni e milioni di italiani. Ed in fondo anche la serie televisiva di successo “Casa Vianello” degli anni ’90, e trasmessa sulle reti mediaset, non erano altro che episodi di vita coniugale, diviso in puntate da 45 minuti l’una.

Raimondo Vianello e la moglie Sandra Mondaini, sono stati tra i grandi protagonisti del genere ad episodi nel decennio dei '60. Il loro miglior sktch è quello tratto dal film
Raimondo Vianello e la moglie Sandra Mondaini, sono stati tra i grandi protagonisti del genere ad episodi nel decennio dei ’60. Il loro miglior sketch è quello tratto dal film “La donna degli altri è sempre più bella”(1963), dal titolo “La natura vergine”. Spassosisimo episodio in cui Vianello si ingegna per allontanare la moglie perchè ha scoperto un campo di nudiste vicino la loro roulotte.

Nella parte finale degli anni ’60, c’è ancora qualche film da ricordare, appartenente a tale genere: almeno 4 sono di alto livello. “Vedo nudo” del 1969, ottenne uno strepitoso successo di pubblico ( più di due miliardi di incassi) e mette in risalto Nino Manfredi mattatore, protagonista assoluto del film, diviso in sette episodi e tutti diretti dal maestro Dino Risi: un tentativo riuscito di innovare la commedia all’italiana, con un argomento per anni tabù in Italia, il sesso. “Signore e signori”(1966), il capolavoro di Pietro Germi, è invece un impietoso ritratto della provincia veneta, raccontato con la crudeltà del moralista che non ha tenerezze per nessuno. Un ritratto spietato ma sostanzialmente veritiero delle ipocrisie morali e del perbenismo veneto, e più in generale del settentrione tutto. Il cast regge il confronto con l’apparato messo su dagli sceneggiatori: Alberto Lionello, Gastone Moschin e Virna Lisi, che non sono propriamente dei primi attori, rendono e convincono. Palma d’oro al Festival di Cannes.

Nino Manfredi nel campione di incassi della stagione 1969,
Nino Manfredi nel campione di incassi della stagione 1969, “Vedo nudo”, film a episodi diretti da Dino Risi e interpretati con grande bravura tutti quanti dal grande ciociaro.

Di questo periodo, sono anche due kolossal internazionali (dai titoli chilometrici), prodotti dalla “DIsney” e recitati da un nugolo di star internazionali, per la regia di Ken Annakin: “Quei temerari sulle macchine volanti”(1965)“Quei temerari sulle loro pazze, scatenate, scalcinate carriole”(1969). Il primo dei due film narra di una gara aerea, divertente e stravagante, degli inizi del ‘900, da tenersi volando da una parte all’altra della Manica.  Il cast internazionale è zeppo di nomi di lusso: Alberto Sordi, Stuart Withman, Sarah Miles, James Fox, Gert Frobe e Terry-Thomas. Diretto da Ken Annakin. Grosso successo internazionale, come prevedibile. Alberto Sordi interpreta l’aviatore italiano Emilio Ponticelli, in una divertente e riuscita caratterizzazione. Stessa cosa accadde sostanzialmente, per il secondo film della serie, sempre con lo stesso regista e strutturato alla stessa maniera, ma con qualche differenza sostanziale nella composizione del cast. Stavolta si narra di una bizzarra corsa automobilistica, di un fantomatico rally di Montecarlo negli anni ’20. Straordinario all star cast internazionale: Walter Chiari, Lando Buzzanca, Bourvil, Tony Curtis, Susan Hampshire, Terry-Thomas, Gert Frobe.Appassionante, divertente e stravagante. Walter Chiari e Lando Buzzanca, nella loro divertente e riuscita caratterizzazione, interpretano due vigili urbani di Roma, che partecipano al rally in questione. Tra le tante vicende intrecciate, c’è anche un furto di gioielli e gli italiani, per una volta, daranno un’immagine di efficienza scoprendo i colpevoli, e vinceranno anche il fantomatico rally. Travolgente successo di pubblico.

Alberto Sordi, stupendo, nei panni del conte Emilio Ponticelli, aviatore italiano di inizio '900, nel kolossal internazionale
Alberto Sordi, stupendo, nei panni del conte Emilio Ponticelli, aviatore italiano di inizio ‘900, nel kolossal internazionale “Quei temerari sulle loro macchine volanti”(1965)
Lando Buzzanca e Walter Chiari nel kolossal internazionale di Ken Annakin,
Lando Buzzanca e Walter Chiari nel kolossal internazionale di Ken Annakin, “Quei temerari sulle loro pazze, scatenate, scalcinate carriole (1969)

-Gli anni ’70: calo di quantità e qualità del genere, ma non mancano i capolavori La deriva verso il genere comico-erotico, e l’esplosione di esso, fu la conseguenza di un vistoso allentamento dei freni censori avvenuto agli inizi degli anni ’70, alle cui origini ci fu una notevole evoluzione del cosiddetto comune senso del pudore, avvertibile non solo in Italia, ma anche negli altri paesi del “grande cinema”, dagli Stati Uniti al Regno Unito. Sotto questa influenza ebbero a svilupparsi nel corso degli anni due ondate di film comico-erotici, quello più “alto” di Lando Buzzanca, o del “Decameron” di Pasolini, che è anche un film a episodi; e quello più “basso” e scollacciato in cui primeggeranno attori del calibro di Lino Banfi, Alvaro Vitali e Renzo Montagnani. Con l’aggiunta di attrici e soubrette, in atteggiamenti ammiccanti e spesso denudate, tra i quali spiccano in bellezza e bravura, Gloria Guida, Edwige Fenech e Barbara Bouchet. In questo contesto storico, c’è anche un certo tipo di cinema ancorato al passato, che resiste, e in qualche modo si rinnova, e produce degli autentici capolavori: quel cinema dei Gassman, dei Tognazzi e dei Manfredi per citarne alcuni. In questo periodo due massimi capolavori del nostro cinema, come “Amici miei”(in tutti e tre i film della serie)“Fantozzi”( in tutti e dieci i film della serie), pur essendo delle commedie e quindi dei film lunghi a tutti gli effetti, sono influenzati dalla struttura del film a episodi nella “volontaria” frammentarietà della trama e degli episodi che li compongono.

“Hostaria”, tratto dal film “I nuovi mostri”(1977), è una delle massime vette comiche del cinema italiano ed è interpretato da Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi. Il loro è un pezzo di bravura unico e strepitoso, l’esilarante rissa nella cucina dell’osteria è fantastica, con tanto di pace finale ,con bacio: chapeau!

In questi anni le migliori e più riuscite esperienze, anche da un punto di vista qualitativo, sono da ricercarsi nei seguenti film: “I nuovi mostri”(1977), una specie di adattamento quindici anni dopo del celebre film di Dino Risi, qui affiancato anche da Ettore Scola e Mario Monicelli. Il film, che ottenne la nominations all’Oscar come miglior film straniero nel 1979, è diviso in quattordici brevi episodi sulle piccole e grandi meschinità dell’italiano medio. Mattatori del film stavolta, oltre a Tognazzi e Gassman, reduci del film precedente, anche Sordi e la bellissima Ornella Muti.  i quattro protagonisti del film: Sordi, Gassman, Tognazzi e Muti rappresentano, in maniera molto efficace, vari personaggi tipici della società italiana in generale, tratteggiando gli aspetti negativi delle importanti istituzioni come la politica, la magistratura, la Chiesa cattolica e la nobiltà, al fine di irridere l’italiano contemporaneo con i suoi vizi, i suoi difetti e la sua mediocrità. Gli episodi migliori, i capolavori del film sono due. Il primo è “Hostaria” con Tognazzi e Gassman, della durata di quasi otto minuti, è una delle massime vette comiche del cinema italiano.L’episodio racconta la storia di come un gruppo di clienti non si accorge, che i cibi loro serviti subiscono le devastanti conseguenze delle liti furiose che il cuoco e il cameriere, proprietari del ristorante, due omosessuali divorati dalla gelosia, fanno in cucina. I due esilaranti protagonisti della vicenda non sono altro che i grandissimi Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi. Il loro è un pezzo di bravura unico e strepitoso, l’esilarante rissa nella cucina dell’osteria è fantastica, con tanto di pace finale ,con bacio: chapeau! L’altro episodio da cineteca è quello con Alberto Sordi, intitolato “Elogio funebre”, malinconico e struggente, narra di un gruppo di comici di varietà che improvvisano uno sketch al cimitero davanti alla bara di un collega. Con uno strepitoso Sordi in una delle sue più riuscite caratterizzazioni malinconiche della sua carriera, l’episodio è di grande importanza poichè viene visto come una metafora della fine della commedia all’italiana: la fine di un’epoca, la fine di un’era.

Una immagine del film
Una immagine del film “C’eravamo tanto amati”(1974), il capolavoro nostalgico e amaro di Ettore Scola, ed interpretato da Nino Manfredi, Vittorio Gassman e Stefano Satta Flores

Uno dei massimi capolavori del decennio poi, è  “C’eravamo tanto amati”(1974) di Ettore Scola. Il trio di protagonisti è composto da Nino Manfredi, Vittorio Gassman e Stefano Satta Flores. Tre grandi interpretazioni per un capolavoro senza tempo che è un omaggio nostalgico, amaro e sincero al cinema italiano e più in generale ad un pezzo di storia e al tempo che passa inesorabile. La pellicola è strutturata ad episodi intrecciata, ebbe un grande successo di pubblico e fu dedicata al grande Vittorio De Sica, scomparso proprio in quello stesso anno.

Una scena del divertente episodio
Una scena del divertente episodio “Vacanze intelligenti”, tratto dal film “Dove vai in vacanza?”(1978). Sordi travolgente!

Tra gli altri migliori film a episodi del decennio, abbiamo poi: “A mezzanotte va la ronda del piacere”(1975), con Vittorio Gassman e Claudia Cardinale; “Il comune senso del pudore”(1976), di e con Alberto Sordi; e “Dove vai in vacanza?”(1978), diviso in tre episodi, con protagonisti rispettivamente Ugo Tognazzi, Paolo Villaggio e Alberto Sordi. Il migliore dei quali è l’ultimo episodio, quello interpretato da Alberto Sordi e Anna Longhi dal titolo “Vacanze intelligenti”, in cui il Sordi comico dà il meglio di sè nei panni di un fruttivendolo romano, che insieme alla moglie è coinvolto dai figli, in vacanze snob, tra tombe, diete e Biennale. Uno dei migliori film di Alberto Sordi, soprattutto del Sordi regista, ed uno dei più riusciti cortometraggi del cinema italiano, anche se per la verità, l’episodio è in pratica un mediometraggio, con i suoi 60 minuti di durata.

Nino Manfredi nell'episodio dal titolo
Nino Manfredi nell’episodio dal titolo “Il santo soglio”, tratto dal film “Signore e signori…buonanotte!(1978)

Lo specialista del decennio, di questo fortunato genere, è però il grande Nino Manfredi, il quale è protagonista degli episodi più incisivi ed efficaci: è splendido protagonista di due episodi su tre del film “Basta che non si sappia in giro(1976), in “Macchina d’amore” “L’equivoco”; è il migliore in “Quelle strane occasioni”(1976) dove è protagonista del secondo di tre episodi (gli altri due episodi sono con Paolo Villaggio e Alberto Sordi): e soprattutto è assolutamente monumentale nel corale capolavoro “Signore e signori, buonanotte” (1978). Un film a episodi, parodia di una giornata televisiva. Il cast è quanto di meglio offre il cinema italiano, e quanta roba: Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Paolo Villaggio, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman. Su tutti però, dicevamo, spicca l’episodio di Nino Manfredi dal titolo “Il santo soglio”, dove rasenta la perfezione nei panni di un cardinale che si finge moribondo per essere eletto Papa. -Gli ultimi fuochi del film a episodi negli anni ’80 A partire dagli anni ’80, il genere in questione sarà principalmente usato nei cosiddetti “cinepanettoni” e nei film vacanzieri dei fratelli Vanzina, a partire da “Sapore di mare”(1983)“Vacanze di Natale”(1983),con tra gli altri Christian De Sica e Jerry Calà. Eppure gli ultimi fuochi di un certo livello si ebbero ancora, soprattutto nella prima parte del decennio. Da nominare in tal senso, sono: “L’ingorgo”(1980)“La terrazza”(1980) “Kaos”(1984). I primi due sono due film a episodi intrecciati, l’ultimo è ad episodi puro. “L’ingorgo”, diretto da Luigi Comencini, racconta di un maxi ingorgo che si crea in autostrada sul grande raccordo anulare alle porte di Roma, ed è il pretesto per una serie di episodi intrecciati, grotteschi e graffianti, ed interpretati dal fior fiore del cinema italiano: da Alberto Sordi a Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Stefania Sandrelli e Ciccio Ingrassia. Un esempio lampante delle ambizioni “alte” che il cinema italiano si poteva ancora permettere prima del crollo negli anni ’80. Poi viene “La terrazza”, che è uno dei migliori film del regista Ettore Scola, ed è dotato di un cast di all star incredibile: Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Jean Louis Trintignant, Marcello Mastroianni, Stefania Sandrelli, Stefano Satta Flores, Carla Gravina. Qui, le vicende individuali dei protagonisti maschili s’iscrivono nel bilancio della generazione cui appartengono tutti i protagonisti del film, ed esso appare come una “sorta di post scriptum alla storia della commedia all’italiana”, dove satira, patetismo e lucidità impotente si intrecciano con efficacia. Percorso da una vena sottile di misantropia e da espliciti sentimenti misogini, rimane ancora oggi un fondamentale punto di riferimento del cinema italiano alla vigilia degli anni ’80: uno degli ultimi grandi fuochi, se non l’ultimo.Infine, l’ultimo grande film a episodi della storia del cinema italiano, viene ritenuto “Kaos”(1984), dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani. La pellicola, ispirata alle “Novelle per un anno” di Luigi Pirandello, si fa ammirare per una bella ricchezza plastica, ed un’eleganza di stile e di modi veramente impeccabile, in un’operazione che sa di colto e di primitivo, in un tempo in cui, nel cinema italiano di culturale vi era ben poco. Così il film, appare stralunato e quasi “senza tempo”, ma forse anche per questo, ottenne un gran successo di pubblico e di critica, venendo ritenuto da quest’ultima uno degli ultimi grandi capolavori della ormai estinta commedia all’italiana. L’episodio rimasto nella memoria collettiva è il terzo, quello con i grandi Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, qui al loro 126esimo e ultimo film in coppia. In questa pellicola Franco e Ciccio rasentano la perfezione. La ciliegina sulla torta ad una grande carriera, avviene con l’episodio intitolato “La giara”, tratta dalla più bella novella dello scrittore Luigi Pirandello. E’ in questi 40 minuti, del loro episodio, che per la lunghezza è un mediometraggio a tutti gli effetti, che Franco e Ciccio superano se stessi sfoderando un interpretazione da applausi, poetica, drammatica, composta, struggente, che commuove persino la critica. Sembrò quasi, che Pirandello nel stendere la novella, avesse pensato a Franco e Ciccio, per far vivere le gesta di Zi Dima e di Don Lollò: assolutamente perfetti. Un interpretazione favolosa che valse alla coppia applausi scroscianti al Festival del cinema di Venezia e la mancata vittoria del Leone d’oro, come migliori attori protagonisti ex-aequo, solo perchè la critica, consegnando il premio a Franchi e Ingrassia, avrebbe visto crollare giù la sua,già di per sè criticabile, credibilità. Nonostante ciò essa stessa ne rimase davvero impressionata: “mai si vide, nelle pur frequenti messinscene della famosa novella pirandelliana, coppia più effervescente e perfetta”. E per gli stessi Franco e Ciccio fu un momento, di rivincita e di grande orgoglio: “al meglio non c’è mai fine, mi affascina, mi commuove aver interpretato Pirandello, e in coppia con Franco, un emozione unica” ( Ciccio Ingrassia); “non avrei mai creduto di essere invitato un giorno, qui al Festival di Venezia, e di ricevere applausi scroscianti, e non avrei mai immaginato di interpretare un giorno Pirandello” ( Franco Franchi).

Immagine di scena tratta dal film a episodi
Immagine di scena tratta dal film a episodi “Kaos”(1984) dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani. L’episodio rimasto nella memoria collettiva è il terzo, quello con i grandi Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, qui al loro 126esimo e ultimo film in coppia. In questa pellicola Franco e Ciccio rasentano la perfezione. La ciliegina sulla torta ad una grande carriera, avviene con l’episodio intitolato “La giara”, tratta dalla più bella novella dello scrittore Luigi Pirandello. E’ in questi 40 minuti, del loro episodio, che per la lunghezza è un mediometraggio a tutti gli effetti, che Franco e Ciccio superano se stessi sfoderando un interpretazione da applausi, poetica, drammatica, composta, struggente, che commuove persino la critica. Sembrò quasi, che Pirandello nel stendere la novella, avesse pensato a Franco e Ciccio, per far vivere le gesta di Zi Dima e di Don Lollò: assolutamente perfetti.

Il resto, che comunque esula dagli anni cui è dedicato il saggio, è assolutamente trascurabile e di poco conto, e non val la pena soffermarci, anche come segno di rispetto verso il glorioso passato del cinema italiano e degli artisti che lo hanno reso immortale. Il saggio vuole essere un rievocazione storica, su un genere fortunato, che ha fatto la storia del cinema italiano, quindi se anche qualche titolo importante è stato saltando, o ahimè, dimenticato, me ne scuso a priori; avendo comunque cercato, quanto più possibile di rendere in poco spazio un grosso e importante pezzo di storia del cinema italiano.

Domenico Palattella

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