Il leggendario sketch del “Sarchiapone” (1958) con il grande Walter Chiari, entrato nell’immaginario comune popolare

Il celeberrimo sketch del “Sarchiapone” proposta da Walter Chiari, insieme a Carlo Campanini, nella sua trasmissione televisiva di successo “La via del successo con le donne” del 1958, è la miglior scenetta televisiva che sia mai stata realizzata. Tanto fu il successo e la fama che ne conseguì da questo piccolo capolavoro di 10 minuti, che il termine “sarchiapone” è entrato nell’immaginario comune e addirittura nel vocabolario della lingua italiana, come sinonimo di colui che parla con articolata saccenteria di cose che non conosce. Nata come scenetta veloce, da intermezzo (nella misura dell’avanspettacolo), dato il gradimento del pubblico nel corso del tempo era stata presa a canovaccio e ampliata, dilatata, sino a un minutaggio assai consistente. La scena televisiva, che diede fama definitiva al sarchiapone, era in realtà stata accuratamente sceneggiata ed era una riduzione, compatibile con i tempi veloci del mezzo, nella quale Chiari poteva estremizzare le chiamate comiche della sua macchietta. La scena si svolgeva in uno scompartimento ferroviario affollato di passeggeri. Uno di questi (interpretato da Carlo Campanini), in piedi, armeggiava con una gabbietta (o una scatola) coperta da un telo, sul portabagagli. Attirando l’attenzione su di sé (fingendo di esserne stato morso), il passeggero riferiva agli altri passeggeri di avere con sé un sarchiapone americano. Uno dei passeggeri (il personaggio di Chiari) fingendo di sapere di cosa si trattasse, allestiva una conversazione con il proprietario come se ne fosse competente e come se l’animale gli fosse consueto. A ogni intervento del Chiari, che tirando a casaccio sperava di indovinare finalmente, forse probabilisticamente, almeno una delle caratteristiche della sconosciuta entità, Campanini però negava o smentiva, ponendo in crescente difficoltà l’interlocutore. Nel corso della conversazione, nella quale Chiari ormai si era troppo sbilanciato per poterla lasciar cadere o per ammettere la sua ignoranza, il sarchiapone veniva, dettaglio dopo dettaglio, descritto come un animale di caratteristiche che via via si rivelavano sempre più spaventose, sino al punto da terrorizzare tutti i passeggeri e indurli a lasciare prudentemente, l’uno dopo l’altro, lo scompartimento. Chiari e Campanini restavano dunque da soli. Chiari, sottosopra per il nervosismo, chiedeva finalmente di vedere e Campanini rivelava che il Sarchiapone altro non era che un animale inventato, che egli usava per terrorizzare i passeggeri e poter viaggiare da solo nello scompartimento. Le molte chiavi sollecitate dalla scena nel personaggio interpretato da Chiari, parevano essere state scritte proprio per questo attore, riuscendo infatti l’artista a rendere con grande vivezza gli spunti psicologici di saccenteria, di desiderio di affermazione e il crescere della frustrazione e della alterazione nevrotica del suo “passeggero”. Da evidenziare la gran classe e le capacità interpretative non comune di Walter Chiari, capace di improvvisare a braccio le battute della scenetta, coadiuvato alla perfezione dal grande Carlo Campanini, che nel ruolo di spalla riusciva splendidamente a tener testa alle improvvisate dell’amico Walter.

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