Il grande cinema di Walter Chiari: tra commedie all’italiana e film brillanti

Walter Chiari in una simpatica foto della metà degli anni '60. Teatro, cinema, radio e tv: un artista completo a 360 gradi.
Walter Chiari in una simpatica foto della metà degli anni ’60. Teatro, cinema, radio e tv: un artista completo a 360 gradi.

Il testo a seguire è tratto in larga parte dall’opera”Walter Chiari, un animale da palcoscenico” (Mediane editore, 2011), di Michele Sancisi.

L’elenco delle realizzazioni del grande Walter Chiari è sterminato, tra spettacoli teatrali, film, programmi televisivi, radiofonici e dischi. Si può dire, ad una prima analisi, che, nonostante gli oltre 110 film al suo attivo, Chiari nel cinema sostanzialmente non abbia mai sfondato. Non nel senso in cui sfondarono compagni venuti come lui dal teatro di rivista del dopoguerra come Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman, per i quali il teatro rappresentò la “gavetta” e non la “vita”. Non ha mai avuto al cinema quella regolarità che ha contraddistinto i suoi altrettanto illustri colleghi, regolarità intesa come qualità dei film girati, non certo come quantità,poichè i 6/7 film all’anno girati da Walter Chiari tra gli anni ’50 e gli anni ’60, rappresentano un record raggiunto solo dal Totò del periodo d’oro e dalla coppia Franchi & Ingrassia. Vedremo quindi come questa prima analisi sia erronea e alquanto superficiale. La ragione della irregolarità della sua carriera cinematografica risiede nel fatto che il grande Walter non ha mai abbandonato il teatro e non si è mai dedicato solo ed esclusivamente al cinema, come gli altri suoi illustri colleghi, Tognazzi, Gassman, Manfredi o Sordi, che ad un certo punto fecero il salto definitivo nel cinema della “commedia all’italiana”. Walter tornava sempre alle sue tournée teatrali e al calore del pubblico della platea, accettando dal cinema quelle proposte che gli arrivavano quando aveva tempo e voglia di prendersi una pausa. Spesso interpretava i suoi film popolari, mentre era in vacanza, approfittando del fatto che quel determinato film veniva girato a Taormina, a Fregene o sulla riviera ligure: i cosiddetti “film balneari”, film semplici, dotati di folti e straordinari cast, che pubblicizzavano le più importanti mete turistiche dell’estate italiana, spesso costituiti da tanti piccoli episodi intrecciati l’uno nell’altro. Tutti i “grandi” si cimentarono con questi tipi di film popolari e di grande successo: da Alberto Sordi, a Marcello Mastroianni, a Peppino De Filippo o a Vittorio De Sica. Le presenze più numerose, sono però quelle di Mario Carotenuto, di Raimondo Vianello e soprattutto di Walter Chiari.

Uno strordinario e spassosissimo Walter Chiari in una scena dell'episodio
Uno strordinario e spassosissimo Walter Chiari in una scena dell’episodio “Bagnino lover” del film balneare “La donna degli altri è sempre più bella”(1962), sulla spiaggia di Fregene.

Sono, come già detto, oltre 110 i titoli della sua sfolgorante, ma incostante carriera cinematografica, alcuni dei quali trascurabili, altri leggeri ma molto divertenti, ed una cospicua parte veramente molto notevoli, vuoi per l’esito complessivo del film, vuoi per l’interpretazione di Chiari come elemento di forza della produzione. E’ una filmografia assai varia e disomogenea la sua, chiaramente non frutto di un “disegno” o di un percorso, ma più che altro di occasioni e di entusiasmi. A volte si sono aperte delle piccole “stagioni”, come quella dei cinque western comici che girò in 4 anni, e che incassarono, grazie soprattutto alla sua presenza cifre astronomiche. Ma più spesso si assiste ad un ondivago e onnivoro affastellarsi di titoli e registi. E’ questo che gli si imputa a Walter Chiari, rispetto a Sordi o Gassman, questo rapporto disimpegnato con la settima arte che gli precluse molte occasioni nel cinema cosiddetto di “serie a”. E’, però, in fondo quel che si dice sempre anche della carriera di Totò, gli si accusa di non essere stato valorizzato come avrebbe meritato dal cinema. Eppure la ragione è dalla loro, il pubblico ha dimostrato nel corso degli anni e dei decenni di preferire sia Totò che Walter Chiari nelle loro commedie brillanti, divertenti e leggeri, piuttosto che quando impiegati in film cosiddetti impegnati e diretti dai piu grandi registi dell’epoca. Perchè poi, non che non  abbiano avute occasioni in film importanti sia Totò che Chiari, ma gli incassi non erano paragonabili minimamente rispetto a quando erano impiegati nelle loro farse scatenate, in quel cinema comico leggero definito, ingiustamente, per parecchi anni di “serie b”. E allora a questo punto le distanze diminuiscono, la prima analisi lascia spazio alla seconda, alla stregua di quanto detto fino ad ora, possiamo tranquillamente dire che così come Totò, Walter Chiari sia stato anche un grande “animale da cinema” non solo da palcoscenico.

Walter Chiari nel film
Walter Chiari nel film “Il Giovedì” (1964), il suo miglior film, il capolavoro di Dino Risi, in pieno stile da “commedia all’italiana”.

E’ soltanto una carriera differente, ma non meno efficace di quella dei Sordi o dei Gassman, una carriera cinematografica, si disomogenea, ma al servizio del pubblico, che poi peraltro nel cinema popolare degli anni ’50 e degli anni ’60 lo hanno premiato con incassi favolosi, bastava la sua presenza per assicurare alla pellicola un sicuro successo di pubblico. E così il suo nome è sempre, o quasi sempre il più grande in locandina, sia quando è protagonista che quando è in partecipazione straordinaria. Eppure non mancano autentici capolavori, grandi interpretazioni e incursioni, anche riuscite nella “commedia all’italiana”  di serie a, quella cosiddetta impegnata. Quattro film su tutti nella metà degli anni ’60, sono tra il meglio della “commedia all’italiana”: il delizioso e commovente “Il Giovedì” (1964), forse il miglior film di Chiari; il nostalgico e delicato“La rimpatriata” (1963); l’irriverente e surreale “Io,io,io…e gli altri (1965); e il graffiante film a episodi “Amore all’italiana” (1966), tra i migliori prodotti nella tradizione della commedia all’italiana degli anni ’60. Quattro splendide prove d’attore di Walter Chiari, promosso a pieni voti, in quattro film d’autore diretti da veri e propri maestri del cinema italiano: Dino Risi, Damiano Damiani, Alessandro Blasetti e Steno. Soprattutto “Il giovedì” e “Io, io, io…e gli altri” sono da ricordare. Il primo è forse il più bel ruolo di tutta la sua carriera, Walter Chiari rende indimenticabile una figura paterna che gli somiglierà parecchio (anni dopo) nella sua vita reale e sfodera un’interpretazione da applausi. Un film quasi magico “Il giovedì”, crea uno di quei sorprendenti cortocircuiti tra vita e arte che si annidano a volte nella biografia dei grandi attori. Non a caso sul set nacque tra Walter e il piccolo attore del film, Roberto Ciccolini, un rapporto di grande affetto, tanto che il ragazzino non voleva più staccarsi da lui a fine riprese. Questo film del maestro Dino Risi è un dolce e commovente ritratto di famiglia anomalo degli anni ’60, con particolare affetto per il protagonista cui, non a caso, ha dato il proprio nome. Smessi i toni forti de “Il sorpasso” e il grottesco de “I mostri” Risi procede per piccole notazioni, sensibili e affettuose, sfiorando appena il sentimentalismo, puntando al sorriso malinconico. “Il giovedì” è un film struggente, che dopo più di 50 anni, risulta ancora fresco e attuale. La pellicola è forse tra le 10 commedie all’italiana più belle di tutti i tempi, come classe interpretativa di un Walter Chiari favoloso, e anche grazie ad una pulizia scenica e registica impeccabile, in grado di descrivere alla perfezione uno spaccato realisticamente meraviglioso dell’Italia degli anni ’60. Un film sublime! “Io, io, io e…gli altri” è invece una riflessione morale in prima persona di Walter Chiari assoluto protagonista della pellicola nei panni del relatore-presentatore-commentatore di un viaggio tra gli italiani degli anni ’60. Scritto da un gruppo di sceneggiatori di alta scuola e diretto da un maestro del cinema come Alessandro Blasetti, il film è volutamente diseguale e incostante, ma ricco di spunti interessanti, talvolta graffianti, come le scene in chiesa sull’ipocrisia del credo religioso. Blasetti offre a Chiari una delle migliori occasioni degli anni ’60, in una delle migliori commedie di quegli anni, con un film impaginato in una struttura vivacemente anarchica, in cui Chiari interpreta diversi personaggi immaginari. Nel suo ultimo film il regista sceglie Walter come proprio alter-ego sullo schermo, in maniera del tutto simile al Mastroianni/Fellini di “8 e mezzo”, per quello che è destinato a diventare il suo testamento artistico e spirituale. Per il regista, il volto di Walter Chiari rappresenta al meglio l’italiano del miracolo economico, egoista, cinico, ma in fondo buono. A far da spalla a Walter Chiari, vero unico mattatore del capolavoro della maturità artistica di Blasetti, un “all star cast” con attori come Vittorio De Sica, Silvana Mangano, Marcello Mastroianni, Gina Lollobrigida, Sylva Koscina, Nino Manfredi e altri ancora.

Walter Chiari, insieme al regista Alessandro Blasetti, Marcello Mastroianni e Umberto D'Orsi sul set del film
Walter Chiari, insieme al regista Alessandro Blasetti, Marcello Mastroianni e Umberto D’Orsi sul set del film “Io, io, io…e gli altri”(1965)
Walter Chiari e Gina Lollobrigida, i due protagonisti del capolavoro di Alessandro Blasetti,
Walter Chiari e Gina Lollobrigida, i due protagonisti del capolavoro di Alessandro Blasetti, “Io, io, io e…gli altri”(1965).

La sua filmografia può essere, inoltre, divisibile in tante aree tematiche o autoriali,, poichè non vi è omogeneità tra le pellicole interpretate dal Walterone nazionale:

il cinema veloce di Mario Mattoli, il quale lo dirige in nove deliziosi film, tra i quali spiccano “Un mandarino per Teo” (1960), tratto dall’omonimo grande successo teatrale; e “Vendetta sarda”(1951), film interpretato in tandem con Mario Riva e Riccardo Billi, che scherza con grazia sui luoghi comuni italiani.

il cinema sportivo, tra i titoli di questo genere, che sfruttano le innate doti atletiche di Walter, spiccano il divertente episodio del film “Le motorizzate” (1963) e  “Walter e i suoi cugini (1961), straordinario one man show di un ora e mezza, parodia di “Rocco e i suoi fratelli”, un piccolo grande capolavoro comico di Walter Chiari, qui scatenato mattatore della scena, in un triplo ruolo, che per una volta, conquista anche la critica dell’epoca.

i film balneari, girati sulle spiagge delle più importanti mete turistiche italiane, questi sono film che vedono impiegati il meglio dei grandi nomi del cinema italiano, e Walter Chiari ne è una delle presenze più importanti e numericamente rilevanti di tale genere: da “Caccia al marito”, “Ferragosto in bikini” o a “La donna degli altri è sempre più bella”.

la stagione del western comico all’italiana, cinque film che incassarono tantissimo e interpretati dapprima da Walter Chiari e Ugo Tognazzi, con il film “Un dollaro di fifa” (1960), e poi nel proseguio si aggiunse anche Raimondo Vianello con “I magnifici tre” del 1961, vennero poi “Gli eroi del West”“Due contro tutti” e “I gemelli del Texas” con il solo Vianello al fianco di Chiari.

le numerose partecipazioni internazionali, Walter Chiari è l’unico attore italiano della sua generazione a trovare posto con regolarità nei cast di grosse produzioni internazionali. Lo deve alla sua popolarità, al suo personaggio un pò guascone che riempie le pagine dei rotocalchi della “dolce vita” romana e lo deve soprattutto alla sua padronanza dell’inglese, che gli permette di recitare e dialogare senza problemi con il resto dei cast. Tra i film più importanti del genere, “Fallstaf” diretto da Orson Welles, “La capannina” 1957) e soprattutto “Quei temerari sulle loro pazze, scatenate, scalcinate carriole” (1969) di Ken Annakin, splendido road-movie con un cast di stelle internazionali, tra cui i nostri Chiari e Buzzanca, sequel del film “Quei temerari sulle macchine volanti”, sempre diretto da Ken Annakin, con a rappresentare l’Italia Alberto Sordi.

gli anni ’70 alla romagnola, sono tutti film in cui, tornato alla ribalta dopo l’arresto per droga, Walter recita curiosamente con un forte accento romagnolo, spesso nel ruolo, più o meno problematico, del marito e del padre di famiglia.

le commedie sentimentali degli anni ’50, tra i titoli spiccano “Le sorprese dell’amore” (1958) con Anna Maria Ferrero, il delizioso “L’amico del giaguaro” (1959) al fianco di Elke Sommer, e “La ragazza sotto il lenzuolo” (1961) con Chelo Alonso.

le commedie all’italiana ad episodi della prima metà degli anni ’60, spiccano le sue esilaranti interpretazioni nei film “I motorizzati” (1962), “Gli imbroglioni” (1963) e “I maniaci” (1964).

La locandina del divertente film
La locandina del divertente film “L’amico del giaguaro” (1959), campione di incassi della stagione, grazie alla innata simpatia del grande Walter Chiari.

Ciò detto, nel corso di una più approfondita e non superficiale analisi, ci si accorge come la carriera cinematografica di Walter Chiari, che in una prima analisi appare di più basso spessore, sia una carriera cinematografica importante, al servizio del pubblico e non meno incisiva di altri attori. Poi a tagliare la testa al toro, vi è da fare una considerazione, che è d’obbligo e ne testimonia la sua, forse anche “involontaria” grandezza cinematografica: se Walter Chiari non fosse stato tra i grandi del cinema come avrebbe potuto essere ingaggiato per più di 110 film in poco più di trent’anni, dai più svariati produttori cinematografici? Un attore che non ha appeal cinematografico, non viene ingaggiato, o al più viene ingaggiato per parti minori o in partecipazioni secondarie.

Lando Buzzanca e Walter Chiari nel kolossal internazionale di Ken Annakin,
Lando Buzzanca e Walter Chiari nel kolossal internazionale di Ken Annakin, “Quei temerari sulle loro pazze, scatenate, scalcinate carriole (1969).

Per cui, tratte le dovute conclusioni, non personali, ma appoggiate da una valente documentazione oggettiva, Walter Chiari è senza dubbio tra i grandi del cinema italiano, al pari dei più celebrati Sordi o Gassman, una maniera differente, ma non meno efficace di essere protagonista nel cinema, quella maniera che ha reso grandi attori come Totò, Nino Taranto e Renato Rascel.

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