Walter Chiari, un animale da palcoscenico, il divo di un’epoca. Il grande cinema di Walter Chiari: tra commedie all’italiana e film brillanti.

Walter Chiari (1924-1991)
Walter Chiari (1924-1991)

Il testo a seguire è tratto in larga parte dall’opera”Walter Chiari, un animale da palcoscenico” (Mediane editore, 2011), di Michele Sancisi.

“Solare ed espansivo come i pugliesi, matto ed esagerato come i veneti, entusiasta e generoso come i milanesi”: questa la definizione “geografica” spesso usata per introdurre Walter Chiari, il primo comico “globale” dell’Italia moderna, il primo ad abbandonare completamente il retaggio dialettale e localistico, innovando profondamente il modo di far ridere. La definizione segue passo per passo la biografia familiare degli Annicchiarico, questo il vero nome poi abbreviato in Chiari perchè troppo lungo sulle locandine. Da Andria i genitori emigrarono a nord facendo tappa a Verona, dove l’8 marzo 1924 ebbe i natali il secondogenito Walter ( preceduto da Osvaldo e seguito poi da Benito). Quando gli Annicchiarico approdarono definitivamente a Milano il vivace ragazzino non aveva che 7 o 8 anni. Fu un giro d’Italia forzato che lasciò certo una traccia nel Dna del futuro devastante attore di teatro e di cinema. Superare la dimensione vernacolare non significò infatti, per l’istrionico Walter Chiari, non conoscere e non usare il dialetto, ma anzi dominare perfettamente i dialetti, a partire dai suoi (il pugliese, il veneto, il meneghino) per allargarsi poi all’idioma dell’amata Romagna e via via a tutti gli altri dello stivale, tanto da arrivare a sostenere lunghi monologhi comici in torinese o siciliano senza la minima difficoltà. La definizione “geografica” apre quindi ad una più significativa definizione “linguistica”, perchè la vera chiave dell’arte di Walter Chiari è il dominio assoluto del linguaggio, dunque della parola e quindi della cultura teatrale. Il padre Carmelo Annicchiarico era un funzionario di Pubblica Sicurezza originario di Grottaglie in provincia di Taranto, la madre Enza, cui Walter da buon italiano sarà sempre legatissimo, era invece di Andria, ed era maestra elementare. L’ascendente familiare crea in Chiari un felicissimo connubio tra cultura “bassa” e “alta”, un legame che lui riuscirà per sempre a mantenere armonioso tra “popolare” e “nobile”.

Walter Chiari in compagnia dell'attrice americana Ava Gardner nel 1956. Il loro fu un amore intenso, seguito in maniera incessante dai giornali di gossip
Walter Chiari in compagnia dell’attrice americana Ava Gardner nel 1956. Il loro fu un amore intenso, seguito in maniera incessante dai giornali di gossip.

Uomo colto nel senso di onnivoro e curioso di tutto, Chiari poteva buttare lì, nello stesso contesto la barzelletta a doppio senso e una citazione shakespeariana, magari in lingua originale. Tra i grandi attori italiani del dopoguerra è stato quello con la più significativa esperienza internazionale e la sua lunga carriera è stata spesso all’insegna del paradosso. Non bello quanto Marcello Mastroianni, divenne però un leggendario seduttore: tra le sue partner la diva americana Ava Gardner, la bellissima Lucia Bosè e la principessa Maria Gabriella di Savoia. Non regolare sul grande schermo quanto Alberto Sordi, interpretò tuttavia la straordinaria cifra di oltre 110 film, anche fuori dai confini nazionali ( circostanza più unica che rara negli anni ’60), come “Falstaff” diretto da Orson Welles, “La capannina” di Mark Robson e “Sono strana gente” di Michael Powell in Australia ( terra che Chiari amò molto e che considerava la sua seconda patria). Il grande, vero amore di Walter Chiari è stato, però, il teatro: per molti anni campione di incassi con i suoi spettacoli brillanti, Chiari era, dal vivo, un autentico mattatore, capace di stregare il pubblico e di riconquistare il successo anche quando clamorosi casi di cronaca lo portarono ad essere imprigionato per problemi di droga nel 1970. Dotato di autentico sapere letterario e di una prodigiosa memoria Chiari poteva recitare anche in inglese, tanto che fu l’unico attore italiano a debuttare a Broadway dove per alcuni mesi fu in scena con “The Gay Life” diretto da Herbert Ross.

Walter Chiari, il primo grande mattatore del sabato sera italiano: il Re del varietà televisivo degli anni '60, con il suo
Walter Chiari, il primo grande mattatore del sabato sera italiano: il Re del varietà televisivo degli anni ’60, con il suo “Studio Uno”, al fianco di Mina.

Nell’Italia del “boom” Chiari è stato oltre che un familiare volto cinematografico, anche un popolare volto televisivo, entrato nella memoria collettiva dei bambini di allora alla stregua di “Carosello” e dei suoi personaggi: fu il primo show-man a “matare” le serate di varietà della Rai negli anni ’50 e ’60. Con l’apparato televisivo Chiari ha sempre avuto però un rapporto difficile e ondivago, da non riconciliato, incapace di rimanere stabilmente dentro le regole del gioco, di adattarsi del tutto alla realtà fittizia e parallela del piccolo schermo. La sua è stata una vita vissuta a tutta velocità, con prodigiose ascese e rovinose cadute, incassando cifre favolose e dissipando tutto con “patologica” generosità. Una vita da forzato dell’entertainment, perchè ovunque andasse tutti si aspettavano che inventasse qualcosa per far ridere l’uditorio: ci riuscì anche in punto di morte, lasciando sulla sua tomba il proprio folgorante epitaffio: “non piangete amici, è tutto sonno arretrato!”. Sono passati più di vent’anni dalla morte di Walter Chiari, avvenuta il 20 dicembre del 1991, in solitudine e in povertà in un defilato residence della periferia milanese divenuto la sua ultima, mesta dimora. Oggi le sue spoglie riposano al Monumentale di Milano, tra i “cittadini illustri” ( come recita la lapide all’ingresso) che hanno dato vanto alla capitale morale, ma prima di andarsene prematuramente a 67 anni consumato dagli stravizi ma anche dal dispiacere, Chiari era stato per molto tempo un “appestato” dal punto di vista professionale, segnato nelle liste nere delle produzioni per i suoi cronici ritardi, per le sue svagatezze e inattendibilità genetiche.

Walter Chiari e Mina sulla spiaggia di Fregene nel 1960: le estati della
Walter Chiari e Mina sulla spiaggia di Fregene nel 1960: le estati della “Dolce Vita”.

-Il grande cinema di Walter Chiari: tra commedie all’italiana e film brillanti

L’elenco delle sue realizzazioni è sterminato, tra spettacoli teatrali, film, programmi televisivi, radiofonici e dischi. Si può dire, ad una prima analisi, che, nonostante gli oltre 110 film al suo attivo, Chiari nel cinema sostanzialmente non abbia mai sfondato. Non nel senso in cui sfondarono compagni venuti come lui dal teatro di rivista del dopoguerra come Alberto Sordi, Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman, per i quali il teatro rappresentò la “gavetta” e non la “vita”. Non ha mai avuto al cinema quella regolarità che ha contraddistinto i suoi altrettanto illustri colleghi, regolarità intesa come qualità dei film girati, non certo come quantità,poichè i 6/7 film all’anno girati da Walter Chiari tra gli anni ’50 e gli anni ’60, rappresentano un record raggiunto solo dal Totò del periodo d’oro e dalla coppia Franchi & Ingrassia. Vedremo quindi come questa prima analisi sia erronea e alquanto superficiale. La ragione della irregolarità della sua carriera cinematografica risiede nel fatto che il grande Walter non ha mai abbandonato il teatro e non si è mai dedicato solo ed esclusivamente al cinema, come gli altri suoi illustri colleghi, Tognazzi, Gassman, Manfredi o Sordi, che ad un certo punto fecero il salto definitivo nel cinema della “commedia all’italiana”. Walter tornava sempre alle sue tournée teatrali e al calore del pubblico della platea, accettando dal cinema quelle proposte che gli arrivavano quando aveva tempo e voglia di prendersi una pausa. Spesso interpretava i suoi film popolari, mentre era in vacanza, approfittando del fatto che quel determinato film veniva girato a Taormina, a Fregene o sulla riviera ligure: i cosiddetti “film balneari”, film semplici, dotati di folti e straordinari cast, che pubblicizzavano le più importanti mete turistiche dell’estate italiana, spesso costituiti da tanti piccoli episodi intrecciati l’uno nell’altro. Tutti i “grandi” si cimentarono con questi tipi di film popolari e di grande successo: da Alberto Sordi, a Marcello Mastroianni, a Peppino De Filippo o a Vittorio De Sica. Le presenze più numerose, sono però quelle di Mario Carotenuto, di Raimondo Vianello e soprattutto di Walter Chiari.

Uno strordinario e spassosissimo Walter Chiari in una scena dell'episodio
Uno strordinario e spassosissimo Walter Chiari in una scena dell’episodio “Bagnino lover” del film balneare “La donna degli altri è sempre più bella”(1962), sulla spiaggia di Fregene.

Sono, come già detto, oltre 110 i titoli della sua sfolgorante, ma incostante carriera cinematografica, alcuni dei quali trascurabili, altri leggeri ma molto divertenti, ed una cospicua parte veramente molto notevoli, vuoi per l’esito complessivo del film, vuoi per l’interpretazione di Chiari come elemento di forza della produzione. E’ una filmografia assai varia e disomogenea la sua, chiaramente non frutto di un “disegno” o di un percorso, ma più che altro di occasioni e di entusiasmi. A volte si sono aperte delle piccole “stagioni”, come quella dei cinque western comici che girò in 4 anni, e che incassarono, grazie soprattutto alla sua presenza cifre astronomiche. Ma più spesso si assiste ad un ondivago e onnivoro affastellarsi di titoli e registi. E’ questo che gli si imputa a Walter Chiari, rispetto a Sordi o Gassman, questo rapporto disimpegnato con la settima arte che gli precluse molte occasioni nel cinema cosiddetto di “serie a”. E’, però, in fondo quel che si dice sempre anche della carriera di Totò, gli si accusa di non essere stato valorizzato come avrebbe meritato dal cinema. Eppure la ragione è dalla loro, il pubblico ha dimostrato nel corso degli anni e dei decenni di preferire sia Totò che Walter Chiari nelle loro commedie brillanti, divertenti e leggeri, piuttosto che quando impiegati in film cosiddetti impegnati e diretti dai piu grandi registi dell’epoca. Perchè poi, non che non  abbiano avute occasioni in film importanti sia Totò che Chiari, ma gli incassi non erano paragonabili minimamente rispetto a quando erano impiegati nelle loro farse scatenate, in quel cinema comico leggero definito, ingiustamente, per parecchi anni di “serie b”. E allora a questo punto le distanze diminuiscono, la prima analisi lascia spazio alla seconda, alla stregua di quanto detto fino ad ora, possiamo tranquillamente dire che così come Totò, Walter Chiari sia stato anche un grande “animale da cinema” non solo da palcoscenico.

Walter Chiari nel film
Walter Chiari nel film “Il Giovedì” (1964), il suo miglior film, il capolavoro di Dino Risi, in pieno stile da “commedia all’italiana”.

E’ soltanto una carriera differente, ma non meno efficace di quella dei Sordi o dei Gassman, una carriera cinematografica, si disomogenea, ma al servizio del pubblico, che poi peraltro nel cinema popolare degli anni ’50 e degli anni ’60 lo hanno premiato con incassi favolosi, bastava la sua presenza per assicurare alla pellicola un sicuro successo di pubblico. E così il suo nome è sempre, o quasi sempre il più grande in locandina, sia quando è protagonista,o quando è in partecipazione straordinaria. Eppure non mancano autentici capolavori, grandi interpretazioni e incursioni, anche riuscite nella “commedia all’italiana”  di serie a, quella cosiddetta impegnata. Quattro film su tutti nella metà degli anni ’60, sono tra il meglio della “commedia all’italiana”degli anni ’60: il delizioso e commovente “Il Giovedì” (1964), forse il miglior film di Chiari; il nostalgico e delicato“La rimpatriata” (1963); l’irriverente e surreale “Io,io,io…e gli altri (1965); e il graffiante film a episodi “Amore all’italiana” (1966), tra i migliori prodotti nella tradizione della commedia all’italiana degli anni ’60. Quattro splendide prove d’attore di Walter Chiari, promosso a pieni voti, in quattro film d’autore diretti da veri e propri maestri del cinema italiano: Dino Risi, Damiano Damiani, Alessandro Blasetti e Steno. Soprattutto “Il giovedì” e “Io, io, io…e gli altri” sono da ricordare. Il primo è forse il più bel ruolo di tutta la sua carriera, Walter Chiari rende indimenticabile una figura paterna che gli somiglierà parecchio (anni dopo) nella sua vita reale e sfodera un’interpretazione da applausi. Un film quasi magico “Il giovedì”, crea uno di quei sorprendenti cortocircuiti tra vita e arte che si annidano a volte nella biografia dei grandi attori. Non a caso sul set nacque tra Walter e il piccolo attore del film, Roberto Ciccolini, un rapporto di grande affetto, tanto che il ragazzino non voleva più staccarsi da lui a fine riprese. Questo film del maestro Dino Risi è un dolce e commovente ritratto di famiglia anomalo degli anni ’60, con particolare affetto per il protagonista cui, non a caso, ha dato il proprio nome. Smessi i toni forti de “Il sorpasso” e il grottesco de “I mostri” Risi procede per piccole notazioni, sensibili e affettuose, sfiorando appena il sentimentalismo, puntando al sorriso malinconico. “Il giovedì” è un film struggente, che dopo più di 50 anni, risulta ancora fresco e attuale. La pellicola è forse tra le 10 commedie all’italiana più belle di tutti i tempi, come classe interpretativa di un Walter Chiari favoloso, e anche grazie ad una pulizia scenica e registica impeccabile, in grado di descrivere alla perfezione uno spaccato realisticamente meraviglioso dell’Italia degli anni ’60. Un film sublime! “Io, io, io e…gli altri” è invece una riflessione morale in prima persona di Walter Chiari assoluto protagonista della pellicola nei panni del relatore-presentatore-commentatore di un viaggio tra gli italiani degli anni ’60. Scritto da un gruppo di sceneggiatori di alta scuola e diretto da un maestro del cinema come Alessandro Blasetti, il film è volutamente diseguale e incostante, ma ricco di spunti interessanti, talvolta graffianti, come le scene in chiesa sull’ipocrisia del credo religioso. Blasetti offre a Chiari una delle migliori occasioni degli anni ’60, in una delle migliori commedie di quegli anni, con un film impaginato in una struttura vivacemente anarchica, in cui Chiari interpreta diversi personaggi immaginari. Nel suo ultimo film il regista sceglie Walter come proprio alter-ego sullo schermo, in maniera del tutto simile al Mastroianni/Fellini di “8 e mezzo”, per quello che è destinato a diventare il suo testamento artistico e spirituale. Per il regista, il volto di Walter Chiari rappresenta al meglio l’italiano del miracolo economico, egoista, cinico, ma in fondo buono. A far da spalla a Walter Chiari, vero unico mattatore del capolavoro della maturità artistica di Blasetti, un “all star cast” con attori come Vittorio De Sica, Silvana Mangano, Marcello Mastroianni, Gina Lollobrigida, Sylva Koscina, Nino Manfredi e altri ancora.

Walter Chiari, insieme al regista Alessandro Blasetti, Marcello Mastroianni e Umberto D'Orsi sul set del film
Walter Chiari, insieme al regista Alessandro Blasetti, Marcello Mastroianni e Umberto D’Orsi sul set del film “Io, io, io…e gli altri”(1965).
Walter Chiari e Gina Lollobrigida, i due protagonisti del capolavoro di Alessandro Blasetti,
Walter Chiari e Gina Lollobrigida, i due protagonisti del capolavoro di Alessandro Blasetti, “Io, io, io e…gli altri”(1965).

La sua filmografia può essere divisibile in tante aree tematiche o autoriali,, poichè non vi è omogeneità tra le pellicole interpretate dal Walterone nazionale:

-il cinema veloce di Mario Mattoli, il quale lo dirige in nove deliziosi film, tra i quali spiccano “Un mandarino per Teo” (1960), tratto dall’omonimo grande successo teatrale; e “Vendetta sarda”(1951), film interpretato in tandem con Mario Riva e Riccardo Billi, che scherza con grazia sui luoghi comuni italiani.

-il cinema sportivo, tra i titoli di questo genere, che sfruttano le innate doti atletiche di Walter, spiccano il divertente episodio del film “Le motorizzate” (1963) e  “Walter e i suoi cugini (1961), straordinario one man show di un ora e mezza, parodia di “Rocco e i suoi fratelli”, un piccolo grande capolavoro comico di Walter Chiari, qui scatenato mattatore della scena, in un triplo ruolo, che per una volta, conquista anche la critica dell’epoca.

-i film balneari, girati sulle spiagge delle più importanti mete turistiche italiane, questi sono film che vedono impiegati il meglio dei grandi nomi del cinema italiano, e Walter Chiari ne è una delle presenze più importanti e numericamente rilevanti di tale genere: da “Caccia al marito”, “Ferragosto in bikini” o a “La donna degli altri è sempre più bella”.

-la stagione del western comico all’italiana, cinque film che incassarono tantissimo e interpretati dapprima da Walter Chiari e Ugo Tognazzi, con il film “Un dollaro di fifa” (1960), e poi nel proseguio si aggiunse anche Raimondo Vianello con “I magnifici tre” del 1961, vennero poi “Gli eroi del West”“Due contro tutti” e “I gemelli del Texas” con il solo Vianello al fianco di Chiari.

-le numerose partecipazioni internazionali, Walter Chiari è l’unico attore italiano della sua generazione a trovare posto con regolarità nei cast di grosse produzioni internazionali. Lo deve alla sua popolarità, al suo personaggio un pò guascone che riempie le pagine dei rotocalchi della “dolce vita” romana e lo deve soprattutto alla sua padronanza dell’inglese, che gli permette di recitare e dialogare senza problemi con il resto dei cast. Tra i film più importanti del genere, “Fallstaf” diretto da Orson Welles, “La capannina” 1957) e soprattutto “Quei temerari sulle loro pazze, scatenate, scalcinate carriole” (1969) di Ken Annakin, splendido road-movie con un cast di stelle internazionali, tra cui i nostri Chiari e Buzzanca, sequel del film “Quei temerari sulle macchine volanti”, sempre diretto da Ken Annakin, con a rappresentare l’Italia Alberto Sordi.

– gli anni ’70 alla romagnola, sono tutti film in cui, tornato alla ribalta dopo l’arresto per droga, Walter recita curiosamente con un forte accento romagnolo, spesso nel ruolo, più o meno problematico, del marito e del padre di famiglia.

-le commedie sentimentali degli anni ’50, tra i titoli spiccano “Le sorprese dell’amore” (1958) con Anna Maria Ferrero, il delizioso “L’amico del giaguaro” (1959) al fianco di Elke Sommer, e “La ragazza sotto il lenzuolo” (1961) con Chelo Alonso.

– le commedie all’italiana ad episodi della prima metà degli anni ’60, spiccano le sue esilaranti interpretazioni nei film “I motorizzati” (1962), “Gli imbroglioni” (1963) e “I maniaci” (1964).

La locandina del divertente film
La locandina del divertente film “L’amico del giaguaro” (1959), campione di incassi della stagione, grazie alla innata simpatia del grande Walter Chiari.

Ciò detto, nel corso di una più approfondita e non superficiale analisi, ci si accorge come la carriera cinematografica di Walter Chiari, che in una prima analisi appare di più basso spessore, sia una carriera cinematografica importante, al servizio del pubblico e non meno incisiva di altri attori. Poi a tagliare la testa al toro, vi è da fare una considerazione, che è d’obbligo e ne testimonia la sua, forse anche “involontaria” grandezza cinematografica: se Walter Chiari non fosse stato tra i grandi del cinema come avrebbe potuto essere ingaggiato per più di 110 film in poco più di trent’anni, dai più svariati produttori cinematografici? Un attore che non ha appeal cinematografico, non viene ingaggiato, o al più viene ingaggiato per parti minori o in partecipazioni secondarie.

Lando Buzzanca e Walter Chiari nel kolossal internazionale di Ken Annakin,
Lando Buzzanca e Walter Chiari nel kolossal internazionale di Ken Annakin, “Quei temerari sulle loro pazze, scatenate, scalcinate carriole (1969).

Per cui, tratte le dovute conclusioni, non personali, ma appoggiate da una valente documentazione oggettiva, Walter Chiari è senza dubbio tra i grandi del cinema italiano, al pari dei più celebrati Sordi o Gassman, una maniera differente, ma non meno efficace di essere protagonista nel cinema, quella maniera che ha reso grandi attori come Totò, Nino Taranto e Renato Rascel.

 

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Un pensiero su “Walter Chiari, un animale da palcoscenico, il divo di un’epoca. Il grande cinema di Walter Chiari: tra commedie all’italiana e film brillanti.

  1. 70 ANNI DI “POLVERE DI STELLE” ED ESORDIO WALTER CHIARI (1946 – 2016)

    http://www.albertospadolini.it/articoli/70%20ANNI%20DI%20POLVERE%20DI%20STELLE%20PDF.pdf

    Requisito dai Nazisti e poi dagli Alleati, il Teatro “Excelsior” di Milano riapre al pubblico il 20 novembre 1946 con la Compagnia di Marisa Maresca. Lo spettacolo “Polvere di Stelle”, ideato dallo scrittore e sceneggiatore Marcello Marchesi, è vivace, elegante, composto di numeri vari collegati da ameni discorsetti d’un presentatore garbato e spiritoso di nome Mario Riva, che diventerà conduttore televisivo della trasmissione “Il Musichiere”. Vestito d’uno smoking, che il riflettore faceva sembrare azzurro, è applaudito per il suo monologo introduttivo durante il quale si è domandato “come mai l’Italia, dopo essere stata alleata prima degli uni e poi degli altri, insomma di tutti i belligeranti, abbia potuto perdere la guerra.”

    A salire sul palcoscenico è Walter Chiari, ex pugile dalla straordinaria comicità nella grottesca imitazione di Adolf Hitler e in quella del balbuziente che entra in un bar per ordinare una granita. La sua ascesa sarà irresistibile nel cinema e nella nascente televisione italiana, e conquisterà il cuore delle più belle donne dell’epoca come Lucia Bosé, Mina, Ava Gardner …

    Solo Orio Vergani, scrittore e serioso giornalista del Corriere della Sera, in un articolo dal titolo “Come si fa a diventar vecchi milanesi!”, ha qualcosa da ridire sui testi: “Sarebbe stato meglio si fossero risparmiati un monologhetto politico di Walter Chiari, unica nota di gusto molto dubbio!”

    Il danzatore anconetano Alberto Spadolini, reduce dagli spettacoli di danza al Palais de Chaillot di Parigi, e dalle mostre di pittura a Stoccolma, si esibisce in un balletto in cui recita il ruolo di capostazione e poi in un’ambientazione messicana. Gli è accanto Marisa Maresca, a cui sta insegnando danza classica.

    Nell’ultima scena la soubrette manda il pubblico in visibilio quando, diabolica e voluttuosa, compie passi frenetici e balzanti, in una perfetta imitazione di Joséphine Baker, con tanto di gonnellino di banane. Al termine abbraccia il suo insegnante. E scoppia la tragedia: dalle quinte sbuca Walter Chiari, gli occhi fuori dalla testa, che folle di gelosia affronta Alberto Spadolini: “Metti giù le mani da Marisa!”

    Mario Riva interviene per separare i due contendenti. Ma il danzatore, con un sorriso ironico, indica al giovane comico una bionda e attraente signora in un angolo della sala: “La mia fidanzata Yvette de Marguerie non mi lascia mai solo! Marisa Maresca è solo una mia allieva!”

    I due artisti divennero poi grandi amici, e nel dicembre 1946 si ritrovano nella nuova Compagnia “Maresca – Chiari” che debutta al Teatro Mediolanum di Milano con lo spettacolo “Se vi bacia Lola”, operetta in due atti e 20 quadri, musiche originali del maestro Giovanni D’Anzi. Un successo che andrà in tournée in tutta Italia.

    Marco Travaglini – Riccione

    cell. 347 – 8481443

    http://www.albertospadolini.it

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